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BOCL N.2 (APPENDICE AL BOCL N.1)

4 maggio 2012
Fake di Angelini:-)
 
[Ritratto dell’artista da giovane:-)]

This entry was posted on 2 maggio 2007 at 07:52 

http://lucioangelini.wordpress.com/2007/05/02/pavor-nocturnus/

 

PAVOR NOCTURNUS 

di Lucio Angelini

C’era una volta un bambino che di notte, tutto all’improvviso, si agitava nel sonno, gridava, balzava a sedere sul letto con gli occhi sbarrati, faceva dei gesti come di difesa e non riconosceva più i propri familiari. In genere erano episodi di breve durata, seguiti da un sonno tranquillo. Al suo risveglio, il mattino dopo, il bambino non ricordava più nulla. Poiché quelle manifestazioni si ripetevano con una certa frequenza, i genitori decisero di rivolgersi a un pediatra.

«Ebbene, che cos’ha il nostro giovanotto?», domandò l’esperto con affabilità.

«Be’, vede», esordì il padre del bambino, «nostro figlio, a volte, di notte, si sveglia tutto all’improvviso, si agita, grida, balza a sedere sul letto con gli occhi sbarrati, fa dei gesti come di difesa e non ci riconosce più. Certo, sono episodi di breve durata, seguiti da un sonno tranquillo. La cosa curiosa è che il mattino dopo, al suo risveglio, non ne serba alcun ricordo.»

«Ho capito», sentenziò il pediatra dopo aver riflettuto per qualche secondo. «Vostro figlio è sicuramente affetto da Pavor Nocturnus. “Pavor” è solo un termine latino che allude al tremare per la paura o l’ansia o una forte emozione. “Nocturnus”, ovviamente, significa “notturno”. Questo “Pavor Nocturnus” si manifesta con episodi di spavento improvvisi. Il bambino, che sta dormendo, si agita, grida, balza a sedere sul letto con gli occhi sbarrati, presenta gesti di difesa e non riconosce più i propri familiari. Sono manifestazioni, in genere, di breve durata, seguite da un sonno tranquillo. Al risveglio, il mattino dopo, il bambino non ne serba alcun ricordo. Ma non c’è da preoccuparsi: sono crisi che tendono a scomparire con la pubertà.»

«Come ha detto che si chiama, scusi, il disturbo?»

«Pavor nocturnus», scandì di nuovo il pediatra. «Da un termine latino che significa spavento, agitazione, tremore… »

«Ah, benissimo», esclamò il marito, lanciando un’occhiata d’intesa alla moglie. «Finalmente sappiamo di che cosa soffre nostro figlio. È consolante poter chiamare le cose con i nomi appropriati!»

Poi, volgendosi di nuovo al dottore:

«Capirà che non era piacevole, per noi, vedere nostro figlio svegliarsi nel cuore della notte, balzare a sedere sul letto con gli occhi sbarrati, fare gesti di difesa e non riconoscere più i propri familiari.»

«Per fortuna», si intromise sua moglie, «sono episodi di breve durata, in genere seguiti da un sonno tranquillo. Al suo risveglio, il mattino dopo, il bambino non ricorda più nulla.»

«Ad averlo saputo prima, dottore, ci saremmo risparmiati un bel po’ di preoccupazione. Pensi che mia moglie, per l’angoscia, da qualche tempo tende a svegliarsi di notte. Tutto all’improvviso balza a sedere sul letto con gli occhi sbarrati e non mi riconosce nemmeno più.»

«Strano», osservò sua moglie, irrigidendosi. «Pensavo che certi episodi a insorgenza notturna capitassero solo a te e a nostro figlio. Meno male che al mattino, poi, non ne serbate più alcun ricordo.»

Dopo aver ringraziato il pediatra e saldato il conto della visita, i due genitori uscirono dallo studio perfettamente tranquillizzati.

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6 commenti
  1. Meno male: in effetti, quando si riesce a dare alle cose il proprio nome — compito precipuo dello scrittore — ci si sente meglio.

  2. Ehm, dare alle cose il “loro” nome, per la precisione.

  3. Garufi direbbe “Il nome giusto”:-)

  4. diait permalink

    Questa parabola spiega anche la differenza tra il “dare un nome” a una cosa e “capirla”: nessuno dei tre – medico, padre, madre – aggiunge niente a quello che già si sapeva prima di darle un nome!
    Divertente la circolarità.

  5. La circolarità è un mio vecchio vezzo, presente anche nel primo pezzo su The Grass Harp:-)

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