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BOCL N. 5 (UNO SCHERZO DI IGINO DOMANIN)

8 maggio 2012

 

giovedì, aprile 13, 2006

UNO SCHERZO DI IGINO DOMANIN:- ) 

Ricordo che nel lontano 2003, in un accesso di flippancy (la stessa che – nel tempo – ha provocato la mia caduta in disgrazia presso l’establishment editoriale), feci uno scherzo a Bartolomeo Di Monaco. Lo scherzo non aveva nessuna malizia, ma fu comunque recepito come perfido. In che cosa consistette? 

Udite: 

a quel tempo frequentavamo entrambi il newsgroup letterario it.cultura.libri . Ebbene, il 27 ottobre postai una finta recensione a “La rivolta dei leprotti“, recente parto di Bart, nei seguenti termini: 

“Straordinario melange di realtà e finzione, La rivolta dei leprotti  è l’unione di più storie, alcune inventate alcune vere, che nel loro intrecciarsi cercano di dare conto del processo creativo. Così, la scelta di un dittatore fittizio di assumere un sosia s’interseca con i diversi ruoli che lo scrittore assume mentre crea una storia. E un personaggio inventato può lentamente fluire verso una persona reale, o viceversa, che regalerà dei tratti al personaggio; e il personaggio, a propria volta, si modificherà ancora in questo continuo, inevitabile incrocio tra realtà e fantasia. Solo la sensibilità letteraria di Bartolomeo Di Monaco, l’arte di narrare e la capacità di comprendere e compatire l’umano potevano dare un frutto così compiuto e insieme radicalmente innovativo. La rivolta dei leprotti è un romanzo composito per i temi e la struttura, aperto per la molteciplità di punti di vista che si snodano in una narrazione insieme sinuosa ed avvincente dove finzione e autobiografismo, invenzione e vissuto si legano e si intrecciano in uno scambio continuo. Dal tema del sosia a quello della comunicazione usenettiana, è una riflessione sui ruoli, sulla vita come beffardo gioco di maschere, come vano inseguimento di una identità. Ma è anche un raffinatissimo metaromanzo, riflessione del romanzo su se stesso, sugli imponderabili fattori che contribuiscono alla nascita dei personaggi e delle storie.” 

In realtà avevo solo copia-incollato e adattato la quarta di copertina di “Ecco la storia” di Daniel Pennac, Feltrinelli editore. 

Bart non mangiò la foglia e rispose:

“Che posso dirti? Che sei un grande, come ho sempre pensato. Hai saputo leggere il libro nei suoi intrecci e nei suoi vari significati. Grazie di averlo saputo fare così bene. Un anno fa maria strofa scriveva su “Celeste” (la storia vera di una rondine, che ha vinto un  premio speciale come  opera di alto contenuto umano e sociale. Il 16 novembre mi consegneranno il premio). Oggi tu che mi dài la soddisfazione di una lettura attenta della mia Rivolta. Devo dirti che ammiro anche il tuo coraggio di scriverne qui così apertamente, viste le nascoste ostilità. Ciao, Lucio. Con ammirazione e rinnovata stima. Bart”

Il giorno dopo, però, il crudele Luca Tassinari postò il link alla scheda Feltrinelli del libro di Pennac, con tanto di quarta di copertina in evidenza, seguito da un laconico “Ciao. Luca”

Dissi a Luca:

“Brutto asino guastafeste:-)… E va bene, ECCO LA STORIA:

ieri sera ero indeciso se andare ad ascoltare Daniel Pennac all’Ateneo Veneto (in conversazione con Irene Bignardi e con presente in sala Claudio Bisio, amico di Pennac) o se leggere i Leprotti di Bart, appena arrivatimi. Alla fine – dopo lungo travaglio – ho optato per Pennac (sala stracolma, serata deliziosa), ma per prendere tempo (e per giocare un po’) ho applicato la scheda di “Ecco la Storia“, che peraltro calzava come un guanto:-) al volumetto di Ba.Di.Mona. Per farmi perdonare, prometto che nel giro di pochi giorni leggerò veramente il libro di Bart e mi esprimerò in merito. (1) A proposito, Bart, ho inviato la seconda copia dei Leprotti a Maria Strofa come promesso. Sono certo che ti ricorderà nella sue preghiere. Tu, intanto, ricordami nelle tue. Un abbraccio. E mi raccomando, stai al gioco:-) ”

Bart finse di perdonarmi, in realtà non c’è mai riuscito del tutto. Rinnovo oggi la supplica: 

“Bart, ti prego! Perdonami! Giuro che non lo farò mai più:- ) ”

Ma perché, vi chiederete voi, rivangare adesso tutto questo? Semplice. Ho ripensato – appunto – a tutto questo leggendo ieri su Carmillaonline  la recensione di Igino Domanin al volume di WuMing5 

FREE KARMA FOOD”,

in particolare il seguente passo:

“… La struttura di Free Karma Food sembra restituire il piacere delle storie e del loro interminabile gioco a incastro. Gli episodi si succedono come nello snodo di misterioso gomitolo, nella cornice di una cronologia delirante di date e di segnali fosforescenti di un futuro prossimo e invasivo; ma si offrono, pure, come schegge d’immaginario esploso e frattale che il lettore dovrà attivamente ricomporre nel mosaico del grande racconto. Se in Viaggio allucinante Raquel Welch si miniaturizzava e circolava come un virus nell’esplorazione delle profondità del corpo, lo scrittore contemporaneo deve calarsi all’interno dei tracciati neuronali per appuntare la cartografia psichica del grande ammasso di merci immateriali che appare nell’orizzonte della società dello spettacolo. Wu Ming 5 ha riportato alla luce un pezzo di questa mappa.”

P.S. Maddai, sto scherzando, non voglio farmi odiare anche da lui!

:- )

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Domenica, aprile 09, 2006 

COLLAGE DA  “FREE KARMA FOOD”, di Lucio Angelini

“Lo sbirro scosse il capo. Il Vecchio non sembrava arrabbiato. Wang sudò freddo. Joonz se la legò al dito. Sonny si era beccato sei anni. Brewner fece l’appello. Il Vecchio imprecò tra i denti. Ananda, alla guida, mosse appena la testa. Il bastardo si dirigeva verso la macchina. Joonz crollò come un manichino. Sonny X vibrò un colpo di sfollagente. Wang sferrò un calcio a uno dei bastardi. Sandeep Pandit agitò la mano per scacciare un insetto. Wang guardò i cadaveri, nasi e orecchie mozzati, seminudi. Il grasso Ananda guardò fuori del vetro sporco. Sandeep Pandit ruttò.  Blanca scoppiò in una risata isterica. John Smith Jones passò le dita sul collo della donna. Il corpo del samoano cadde con un tonfo.  L’attendente chiuse il cassetto con un calcio ben assestato. Il tenente Shin Dawei guardò il cestino della carta straccia. Gli occhi dell’uomo erano quelli di un uccello da preda. Shin calò l’asso. Il magnate guardò lontano. Justin Bomboko girò sui tacchi.  Felipe Maxìm detestava l’odore dei corpi ammassati in un luogo chiuso. Loomis si alzò dalla poltrona in pseudovacchetta.  Malik Thomas trasudava competenza. Shvartz fece spallucce. Wilfredo Gomez aveva lo sguardo del maschio alfa. Il negro Bomboko grattò il capo rasato. Henry W. Brewer pensava all’acqua di rado. Matleena Meyer entrò nella rimessa. McBee deglutì. Lucius Cobb estrasse il corpo dal metallo e dalla resina. Il volto di Blight si contorse in un ghigno sarcastico. Bonnemain aveva cambiato canale. Harry era avvolto in un montone afgano. Justin fu percorso da un lampo di consapevolezza. Eldridge W. Holmes guardò la fuga delle nuvole. L’Eroe Marziale girò il capo. Harry the Mod fermò lo scooter. John Smith Jones deglutì. Gli scagnozzi infilarono nell’auto il corpo smisurato dell’Ultima Speranza. Lo sbirro aveva l’aria delusa. Il signor Jnana cambiò canale. Mc Fadden decise. De Chiesa passò la mano tra i capelli artificiali. Kupper sorrise. Loomis aprì le braccia. Bomboko imprecò. Matleena mormorò un’imprecazione. Wang teneva il negro sotto tiro. Il signor Jnana cambiò canale. Il signor Jnana premette sul telecomando. Il signor Jnana cambiò canale. Il signor Jnana spense il televisore. Bert Dasgupta scese dallo scooter. Sonny X rise.  L’ammazzacarne esitò. Il bastardo nella rimessa aveva centrato la testa di Harry the Mod. John Smith Jones non levò il capo dalla caffettiera.  Augustus Miller, a dispetto del nome da negro, era bianco.  Justin sentì i peli sulla schiena drizzarsi. Augustus Miller si grattò la testa. Ananda sudava come un porco. Sandeep Pandit entrò nella rimessa. JSJ rantolò. Alti sull’orizzonte, immensi cumulonembi preannunciavano pioggia… ”

[Aiuto! Ma chi è tutta ‘sta gente? In chi dovrei identificarmi?:- )]

[P. 210 > Il pneumatico anteriore…  (meglio: Lo pneumatico!)]

P.S. Wu Ming 5 è nato ad Ankara nel secolo scorso. Vive a Bologna dove si occupa di arti marziali e lotta per la sopravvivenza. Questo è il suo terzo romanzo.

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Riporto un paio di commenti:

1) Luca Tassinari

letturalentaFu un gran bello scherzo, e sono sicuro che Bart non ti porta rancore. La frase “Straordinario melange di realtà e finzione” mi resterà in testa finché campo 🙂
13/04/2006 13:19
 
2) Bartolomeo Di Monacoutente anonimo
 
Infatti è così, Luca. In realtà mi ero fatto di Lucio un’idea un po’ diversa. Mi sembrava che tra noi non potessero giocarsi scherzi di quel tipo (che io non farei mai, s’intende). Quindi, credetti che le parole di Lucio fossero sincere. Fa parte del mio carattere. Oggi, sto un po’ più attento con Lucio, pur nutrendo per lui un sentimento di amicizia.
Ciao, Lucio. La voglia di scherzare l’hai nel sangue, come i ragazzi. Ecco perché ti ci vedo proprio nel ruolo di autore di fiabe:-)Bart
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Nota: Prima della defezione di WM3, i WU MING erano cinque: Roberto Bui (Wu Ming 1), Giovanni Cattabriga (Wu Ming 2), Luca Di Meo (Wu Ming 3 ), Federico Guglielmi (Wu Ming 4), Riccardo Pedrini (Wu Ming 5)

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(1) Questa fu la recensione “vera”, che postai in it.cultura.libri (con titolo acronimizzato “Lrdl”) tra il 28 novembre e il 1 dicembre 2003 in sei brevi puntate:

1. Prologo. Gosto accusa Io Narrante di essere una bestia perché non vuole vendergli un certo pezzo di terra. Io Narrante, infastidito, si ritira nel suo gazebo e legge un libro del 1996 (???) “La rivolta dei leprotti“, caldeggiatogli dal suo libraio di fiducia con la frase “Tu sei il massimo a cui un autore può aspirare di rivolgere la sua opera”. (Ogni autoreferenzialità è puramente casuale). Io Narrante si rivolge ai lettori del libro “La rivolta dei leprotti” (Prospettiva editrice) e dice: “Devo leggerla anche a voi, questa storia, parteciparvi di questo mio sentimento di incontenibile felicità.” E dopo questo irresistibile cappello finalmente la storia prende a dipanarsi.

2. Tale Caterina decanta a Ivan Oblomic le bellezze d’Italia, il suo clima e la possibilità di avervi “tutto il tempo che si voleva per stare in ozio” (ah, italiani lazzaroni!). Ivan non ci pensa due volte e dai dintorni di Mosca si trasferisce in un paesino della Toscana, dove non tarda a diventare il saggio del posto. Un giorno bussa alla sua porta un gruppo di persone nate nel villaggio e fortemente irritate contro un tale ivi capitato da poco tempo e che “ha subito portato lo scompiglio in quella vita così tranquilla e ordinata”. [Un’allusione all’ingresso in Icl di Bartolomeo Di Monaco?]. Il gruppo è composto da: Agatino Topetto, descritto poi come topesco, la sensuale Carolina Olghetta Teladò, la sorridentissima Mariuccia Meladai (sorride “sia quando era lei a parlare, sia quando erano gli altri”, precisa Io Narrante), tale Bernardino Maclavello, dalla natiche magre (sic), la funerea Eustachia Tombolini, sempre vestita di nero e dalla fama di jettatrice, Gustave Pelouche, detto Alfetta, che circa ogni minuto batte un piede sul pavimento, e infine Stecchino Prugneforti, alto (???), naso porcino (!!!), gambe da cavallerizzo. “Questi erano i personaggi che bussarono alla porta di Ivan Oblomic”, conclude Io Narrante. E subito dopo dà la parola a Mariuccia Meladai. Costei non esita a denunciare all’esecrazione di Oblomic certo Selvaggio che, a suo dire, “parla troppo, scrive troppo, ci supera in vanità e orgoglio.” Oblomic si schermisce: “Non mi sembrano colpe da richiedere il mio intervento.” Mariuccia Meladai incalza: “Non sappiamo ancora dove voglia arrivare. Ecco perché siamo venuti qui”. Oblomic si rassegna: “Raccontate”, dice. E dopo questo secondo irresistibile cappello finalmente la storia comincia a dipanarsi…

3. No, non era vero. La storia non comincia ancora a dipanarsi. Si intromette di nuovo Io Narrante – ovviamente distinto dall’Autore – per informare i lettori de “La rivolta dei leprotti” (quella edita da Prospettiva nel 2003, non quella del 1996 citata nel primo preambolo) che un temporale lo costringe a ripararsi in un angolo del gazebo (dove peraltro era già) e che non può fare a meno di “sbirciare nella stanza dove Ivan sta ascoltando i suoi illustri ospiti”. Dimenticandosi di avere un Punto di Vista Onnisciente, si domanda: “Chissà che cosa si diranno?”. Dopo questo terzo irresistibile cappello, si spera che la storia cominci finalmente a dipanarsi…

4. Mariuccia Meladai (scusa, Bart, non sarebbe stato più calzante “Melodai”?) accusa il foresto Selvaggio di scrivere troppo, autopubblicarsi e addirittura regalare i suoi libri (un po’ debole, come invenzione giustificatrice di tanto provinciale scompiglio). Lo stesso Ivan scuote la testa “come per liberarsi da un acufene” (che BadiMona sia lui??? Bah, Mah, Chi può dirlo?). Nel corso del dibattito, Maria Strofa, pardon, Mariuccia Melodai, chiede a Pelouche se mangi. “Le ciliegie di Lucangel!” risponde Gustave, comprendendo di averla fatta grossa (?). E qui un prezioso rimando (nota 1) raccomanda ai più volonterosi il thread “Del potere depurativo e dimagrante delle ciliegie”, inviato da Lucangel a Icl il 26 giugno 2002. Google ne sia testimone. [O mio Dio, Bart, come hai ragione. Ero passato alla storia, anzi alla Storia con la maiuscola, e non me ne ero nemmeno accorto! Che sciocco.] Ivan intuisce che Selvaggio non è capitato per caso nel borgo: che sia l’Uomo della Provvidenza? [Se  Alessandra Mussolini avesse potuto cogliere in tempo la “sferzante sferzata” bartolomiana, avrebbe probabilmente abbandonato AN molto prima di ieri, secondo me]. Ma ecco una svolta importante: Mariuccia caccia Prugneforti e Pelouche dalla casa di Ivan. Subito dopo, in un rocambolesco susseguirsi di eventi, si affaccia la bella Caterina, sposa di Ivan, con un inequivocabile samovar tra le braccia. “È l’ora del te”, scandisce suo marito, facendo indirettamente capire al lettore che sono più o meno le cinque del pomeriggio. [Sarà un indizio importante? Bah! Mah! Chi può dirlo? Chi sopravviverà vedrà.] E qui la storia, appena cominciata, si interrompe di nuovo, ma la pretesa dell’autore è che  il lettore sia ormai fortemente smanioso di conoscere il seguito.

5. Seguono altri sviluppi del tipo: Pugneforti e Peluche cadono per le scale; un certo Petigno molla uno scorreggione; viene indetto un ballo in maschera per raccogliere fondi con cui pagare un mago cretino;  il consiglio comunale dedica un’infuocata riunione ai leprotti; questi ultimi vengono condannati a quindici giorni di reclusione ciascuno in casa propria (oh, che ridere)…  A poche pagine dalla fine Mariuccia-Maria Strofa esclama: “Beh, Icl è proprio un gran bel villaggio”, e  – ultimo fuoco di artificio – Io Narrante si domanda: “Che non sia Selvaggio (= Bart Di Monaco) l’autore di questo libro? Che porta la data del 1996, ma ha il fascino di una saggezza antica.”

Caro Bart, ce l’ho messa tutta a cercare di farmi piacere questa «boiata pazzesca» (altro che saggezza antica!), difficilmente comprensibile persino per i pochissimi (venti persone in tutto?) ancora in grado di identificare o ricordare i post e i postatori di quel periodo, figuriamoci per gli altri. Ma non ci sono riuscito. Se non sono schiattato di ***noia*** questa volta, credo che non ci riuscirò più. Tu sei sempre stato gentile e carino nei miei confronti e avrei tanto voluto approfittare dell’occasione per  complimentarmi con te, ma credo sinceramente che l’aver dilatato l’esile spunto (degno, al massimo, di un paio di post) a un romanzetto di ben 127 pagine non sia stata una buona idea. Escludo nel modo più assoluto che “La rivolta dei leprotti” possa ***divertire*** chicchessia, a parte l’autore, ma questa è solo la mia personale opinione, che chiunque potrà contraddire. Sarò ben lieto, anzi, di leggere giudizi di segno contrario, compreso quello di Romeres. Sicuramente avrei fatto meglio a dedicare la giornata all’altra tua opera recente, “La scampanata”, che mi par di intuire ben più meritoria di questa. Ciao. Non volermene.

6. [Dopo vari scazzi e reazioni irritate alle mie 5 puntate precedenti]. 

 Ci ho ripensato: Dopo “La rondine” , Bartolomeo Di Monaco torna in libreria con un titolo altrettanto suggestivo (“La rivolta dei leprotti”) e dagli stessi ingredienti narrativi: ritmo indiavolato, ironia dispensata a piene mani, realismo feroce, ambiguo e paradossale. Con questo romanzo, ancora più compatto e teso del primo, Di Monaco mette in scena un presente che non coincide esattamente con il nostro presente, ma potrebbe diventarlo da un momento all’altro: un ritratto dei nostri tempi insieme amaro e divertente, scanzonato e malinconico, incredibile e credibilissimo. Lucangel [= mio nick di allora]

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48 commenti
  1. Per la miseria, Lucio: il pezzo che ho riportato nei commenti al post precedente era tratto proprio da quella schifezza di libro Free karma food!
    Ma che sono, telepatico?

    • Sei scorpione oppure più realisticamente conosci Lucio… oppure ancora sincronicità… o romanticamente Fato

  2. Quando i WuMing americaneggiano, puzzano di fake lontano un miglio*-°

    • A me sembra indicativo che sia io che diait abbiamo pensato a una *brutta traduzione*, asterischi a profusione obbligatori, (s)parlando di wm… 😉

  3. Questo post è pane per i denti del tuo amico sardo.
    A mio avviso il tuo scherzo a Bartolomeo Di Monaco dimostra che si può parlare e scrivere di un testo senza averlo letto e come esistono delle recensioni “standatd” fatte di “luoghi comuni” e belle parole plasmabili su ogni storia. L’importante che siano “importanti” e messe al posto giusto.
    Mi resta incomprensibile, Lucio, che questa tua trovata sia stata presa per uno scherzo perfido e malizioso e che a tuo avviso sancì l’inizio della tua caduta dall’establishment letterario… permalosetto privo di humor, debbo dire

  4. @pirulix. a sancire l’inizio della mia caduta non fu QUESTO scherzo, bensì la mia ingenua (a metà degli anni Novanta) flippancy nei confronti dei miei datori di lavoro di allora… in particolare la mitica Orietta Fatucci di Einaudi Ragazzi/El/Emme, come più volte raccontato*-° (epperò, come disse la mucca appena munta, inutile piangere sul latte versato).

  5. PP. Bianchi permalink

    Hai piu’ volte raccontato che hai “fatto qualcosa” di innominabile alla Fatucci, dopodiche’ la strega te l’ha giurata per la vita, ma non ricordo di aver letto cosa diavolo le hai fatto esattamente.

    Non puoi portarti questa reticenza nella tomba, racconta. Il racconto e’ catartico. Ti sei fotografato il pisello con la di lei macchina fotografica, temporaneamente incustodita? la hai sputtanata su un house organ patinato? hai fatto ironie inopportune in un convegno psicopedagogico? ti rifiutato di concupirla? Si e’ rifiutata di essere concupita? parlando con Federico Maggioni, gli hai detto che Alvaro degli Aristocratici era piu’ aggraziato di lei? Oppure, orrore, lei ti ha rinfacciato le vedite e tu le hai detto che comunque tu scrivevi molto meglio di lei?

    Immaginate la scena di un ometto malmesso, con la barba lunga e il bavero della giacca alzato, che entra nel bar e se gli paghi un bicchiere di quello buono ti racconta una storia, del tipo incredibile ma vero.

    La beffa a Ba.Di.Mona. era un innocuo sfotto’ ironico, purtroppo, come tutti gli scrittori a proprie spese, Bart era praticamente inerme, privo di anticorpi. Come il morbillo per gli indigeni: ha abbozzato, ma poi ha mollato il gruppo, e non e’ piu’ tornato indietro.

  6. @ppbianchi. gli è che l’Orietta mi aveva impartito un preciso ordine rispetto a una certa iniziativa che osai portare a compimento con un altro editore (Panini Ragazzi). disobbedendo, venni buttato fuori a calci. tutto è raccontato in un post archiviato l’11 novembre 2005, ma non andate a cercarlo. non suona convincente, anche se le cose andarono proprio così. la situazione peggiorò quando aggiunsi l’ormai introvabile libretto “L’incredibile storia della Fata Fatuccia e della Strega Forestana” (Margherita Forestan era la boss di Mondadori Ragazzi).

  7. ‘Sti Gemelli son così: quando si ficcano in testa ‘na cosa, hai voglia a impartirgli ordini…

  8. Crudele io? Ma se sono più buono di un panino alla nutella!
    Aggiungo un saluto al sempre in forma PP. Bianchi.

  9. diait permalink

    lucio, è la terza volta che provo a postare, magari ti arriveranno tutti commenti simili insieme.
    E’ TREMENDO QUELLO CHE HAI FATTO.
    E qui chiudo, altro che storie.

    p.s. il recensore che scrive “schegge d’immaginario esplose e frattali” è del vostro giro?

  10. @diait. quello che ho fatto a Bart o all’Orietta?

    • diait permalink

      C’E’ BISOGNO DI CHIEDERLO?
      A Bart. Con cui mi identifico totalmente, in questa storia, perché la foglia non l’avrei di certo mangiata neanch’io.
      E ppbianchi (tre minuscole) lo definisce innocuo sfottò.
      E Tassinari è buono come la Nutella – sì, che però avvelena, come ha sentenziato qualche giorno fa un tribunale americano, facendo vincere a una casalinga una causa miliardaria contro la Ferrero.

  11. @diait. in quel periodo Bart si era davvero convinto di aver scritto un capolavoro di ironia sui frequentatori di Icl, anziché un’autentica baggianata. Insisteva per avere il nostro divertito plauso. Voleva a tutti i costi sapere che cosa ne pensassi io. Alla fine glielo scrissi. Fu una mini-rece in sei puntate, che ho ritrovato ieri sera e aggiunto in coda al post. Detto ciò, non ho problemi ad ammettere che considero Bart un uomo squisito e un eccellente critico. Le sue cose migliori sono infatti le recensioni che gli pubblicò l’editore Marco Valerio. Ma i Leprotti no. Quelli proprio non mi piacquero e non mi divertirono neanche un po’.

    • diait permalink

      364 avemarie e 8 ascensioni – senza ferrata, furbino, e senza ossigeno.

  12. 8 ottomila dei 14 esistenti al mondo o bastano 8 colli euganei?

    • diait permalink

      Ah.
      Ho letto ora la recensione vera, e mi sono fatta un’idea dell’opera di Bart in questione.
      Siete tutti delle simpatiche teppe, quindi. Pure Bart, a questo punto, e chi di spada ferisce eccetera.
      Bene per i Colli Euganei, allora, paradiso dell’italiano anziano intrepido, come i Catskills negli States.
      Quando li hai scalati tutti e 8, titola il blogracconto: “Poppa on the hills”.

  13. @diait. ma del titolo “Uno scherzo di Igino Domanin” che ne pensi?

    • diait permalink

      Oddio mio. Il titolo del post (Uno scherzo di Igino…), il contenuto della recensione, il tuo p.s. finale in grassetto, e il fatto che il nome fosse con tutta probabilità un anagramma di un nome vero, avrebbero dovuto dirmi qualcosa, giusto?
      Invece non ho mangiato la foglia, e folle di indignazione per lo scherzo tirato a Bart non ho registrato niente di tutto questo. (Visione a tunnel, si chiama)
      Capisco ora che Igino Domanin eri tu.
      Abbattetemi (se è così). Se no: chi cavolo era?

      La recensione di Domanin l’ho data per buona perché poteva tranquillamente essere stata scritta da uno qualsiasi degli altri WM. Lo stile è impeccabilmente quello. wuming-babble.

    • Il libro, infatti, è praticamente immangiabile: nemmeno gratuito si riuscirebbe a digerire. Ma la recensione di “Igino Domanin” resta molto credibile.

  14. @diait. sei completamente fuori strada. Igino non sono io, esiste veramente e lotta insieme a loro:
    http://www.zam.it/biografia_Igino_Domanin

    • diait permalink

      Perché il titolo “Lo scherzo di Igino…”, allora?
      Basta, non voglio saperlo. La circolarità mi ammazza. Rinuncio.

  15. Intendevo porre l’equazione “La rece Feltrinelli sta ai Leprotti come la rece di Domanin a Free Karma Food”. Evidentemente non sono riuscito a farla captare:- (

  16. Io l’ho captata: infatti ho scritto: “la recensione di Igino Domanin resta molto credibile”, pur essendo il libro una schifezza assoluta.

    • diait permalink

      ma poteva essere interpretato come un “sembra quasi vera”.
      Comunque va bene, io non l’ho captata.

      • In un certo senso era come dire “sembra quasi vera”: poiché Domanin è un carmilliano di ferro, come il waso ming (comunque sia numerato) è un carmilliano di ferro, non poteva che lasciar intravedere faville in un testo che in realtà è solo cartaccia. Ma vaglielo a dire, a questi: non l’ammetterebbero mai:-)

  17. p. bianchi permalink

    Dialit:

    I leprotti era la cronaca camuffata e pedestre di una serie di schermaglie fra frequentatori del gruppo it.cultura.libri. Figuriamoci.

    Primo errore: la fonte della storia era irrilevante, un gruppuscolo autoreferenziale. Secondo errore: il cronista, vanitoso di suo, scrivendone come di una materia rilevante, pretendeva di nobilitare la vanita’ autoreferenziale del gruppo. Terzo: prendere dei tizi, che bene o male cercavano di fare dei ragionamenti adulti, e mettergli addosso il costume di tenerone, come Gianfranco D’Angelo vestito da scemo al Drive-in, indicava o una suprema innocenza, o una raffinata presa per il culo.

    Nonostante il dibattito interno abbia a suo tempo concluso per l’inconsapevolezza dell’autore, Angelini (ow! ouch!) in controtendenza ha optato per la presa per il culo.

    • diait permalink

      ppb
      dialit è un o un o un refuso?
      Ma devo ancora googlare house organ, Federico Faggioni, Alvaro degli Aristocratici e vedite, per cercare di venire a capo del tuo commento di ieri. Se ne riparla.

  18. diait permalink

    correzione:
    volevo scrivere: “dialit è un innocuo sfottò o un refuso”?

  19. P. Bianchi permalink

    Dialit = refuso (was: diait, mi ha fregato lo iato) (per cosa sta “Diait”?).
    Faggioni = refuso (was: Maggioni)
    vedite = refuso (was: vendite)

    Se ne trovate altri, segnalate pure.

  20. Faccio presente che uno dei riferimenti fanta-storici di quella ciofeca di romanzo (FreeKarmaFood) è la “Grande Morìa” delle vacche, che avrebbe causato una rivoluzione nell’alimentazione planetaria.

    Questo non può non ricordare la famosa scena di Totò, Peppino e la Malafemmina”, in cui il primo detta al secondo la celeberrima lettera che inizia ricordando: “C’e stata la morìa delle vacche!”

  21. http://lucioangelini.wordpress.com/2006/03/27/210/

    (+ “Una modesta proposta”, di Jonathan Swift)

  22. diait permalink

    caspita, lucio! Come si fa a starti dietro, ormai? Troppa offerta e piena di rimandi interessanti e infinite ricerche da fare, tipo “attante”, poi vado a vedere. La domanda, però, nella mia fattispecie, ha giornate di 24 ore e un tot risicato di risorse. Che fare?
    Resto affezionata al vecchio format con post di media lunghezza su quotidianità e varie di lettere e cinema. Qua è un’esplosione frattale di contenuti, e su ognuno avrei ovviamente da dire la mia, benché ignara di ciò di cui si parla. Potrò seguire solo a sprazzi.

    Mi sembrano comunque ed effettivamente cose più adatte al cartaceo (se impaginate in modo chiaro – con font e colori o altro che segnalano quale attante dice cosa e quando, e dividendo i “capitoli” con cura), una roba da tenere sul comodino e la sera prima di dormire leggerne a casaccio un po’, per qualche mese.

    p.s. ppbianchi: il refuso vedite l’avevo riconosciuto, per quello era in corsivo.

  23. @diait. hai ragione, detesto anch’io i post troppo lunghi. il fatto è che questi BOCL antologizzano di volta in volta vecchi pezzi legati tra loro da un tema comune. magari ne aggiungo solo un paio alla settimana, così c’è più tempo per smaltirli… a me servono soprattutto per costringermi a costruire la famosa operina “Best of Cazzeggi Letterari”, incentrata sul mio personale teatrino. Sarà il mio lascito all’umanità sofferente:-)

    • diait permalink

      Fai benissimo. Spero di leggerti presto un po’ a casaccio la sera prima di andare a dormire, allora. Ma preferirei che mi sottoponessi la veste tipografica/impaginazione prima di dare alle stampe lo zibaldone. Io sono il classico crash-test dummy, perfetto per la bisogna. Se capto io, captano tutti.

      • diait permalink

        p.s. io non destesto i post lunghi, anzi. Solo che non ho le risorse per seguirli quotidianamente, e mi lasciano con un senso di impotenza e inadeguatezza. Bel mix, eh?

  24. Io proporrei anche l’erezione di un busto nella sala dei Fanesi Illustri, che sicuramente esiste nella casa comunale del paese natìo (non troppo lontano da Recanati, fra l’altro):-)

  25. @paolo. sempre a prendermi per il Fondo Angelini, tu*-°. Ma non dimenticare quest’altro lascito:

    http://lucioangelini.wordpress.com/2008/09/10/un-testamento-biologico/

    P.S. Quanto alla statua, la preferirei equestre, grazie.

  26. fabio painnet blade permalink

    Lucio è’ proprio necessario questo lascito all’umanità sofferente?
    Che stai pianificando l’estinzione della specie?

    E per il cartaceo non mancare di rivolgerti a giulio mozzi, mi raccomando.

    • diait permalink

      Evvai, fabio! Un innocuo sfottò! Rentri alla grande.
      Anche perché lucio ha gli anticorpi per reggere botta e stare al gioco.

  27. fabio painnet blade permalink

    No dopo che ho letto (anche e inaspettatamente) il tuo pianto di supplica mi sono commosso e gli ho allungato questo consiglio da amico. ora non ci resta che confidare in mozzi.

    • diait permalink

      vedrai che Mozzi non resterà sordo al mio pianto. Lui crede, è pieno zeppo di valori cristiani e occidentali.
      (p.s. quale, mio pianto, però? Quello di pubblicare il cartaceo o di riaprire il vecchio blog?)

  28. fabio painnet blade permalink

    Diait, oggi mi sento particolarmente generoso. un consiglio anche per te: ogni tanto rileggi bene i commenti, meditaci un po’ su e poi, dopo qualche tempo, rispondi. Non è per i refusi eh. Quelli è sicuro che non li fai, però fossi in te, una regolatina alla convergenza, di tanto in tanto, me la farei dare.

    Si scherza eh?

    • diait permalink

      Hai ragione anchce tu, fabio. Sono una lettrice distratta.

  29. diait permalink

    Ma pure tu: avevo appena scritto “Rentri alla grande”.
    Il refuso c’era.

  30. @fabio. il mio lascito all’umanità sofferente è indispensabile quanto quello delle mie ceneri – una volta cremato – ai poveri della città*-°.

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