Skip to content

BOCL N.6 (OMAGGIO A P. BIANCHI)

9 maggio 2012

Venerdì, ottobre 06, 2006

UN CIMITERO NEL CASSETTO

Premessa. Come sapete, non c’è italiano che non abbia non dico un lungo romanzo, ma almeno uno straccio di poesia nel cassetto. Da quando esiste la rete, poi, la tentazione di tirarla fuori e di esibirla in un niusgruppo, in un blog…  nella speranza di suscitare un gridolino di ammirazione, per molti si è fatta irresistibile. Non è raro, tuttavia, che – come al programma televisivo “La corrida” – le reazioni del pubblico telematico non siano esattamente quelle sperate… La poesia che “riesumo” oggi non ha un titolo allegro: “Cimitero“. Molto più allegra, in compenso, è l’analisi semiotica che ne operò il tremendissimo p. bianchi (quello di it.cultura.libri, non il digiunatore della Salani), che non si peritò di prendere bonariamente per i fondelli il povero autore, per sua fortuna trincerato dietro il nick “Giardino Putrido“. 

Ecco il componimento: 

CIMITERO

“Calpesto l’eternità nella sua più diffamante illusione.
Mi muovo su un percorso alienante

all’interno di un microcosmo che pare
volermi chiamare a se.
Forse vuole solo che io ascolti;

che io rimanga per qualche attimo

in contemplazione delle grandi verità

ignote all’uomo che,

come un sentiero buio e percorso,

si apre davanti al mio sguardo.
Immerso nella tenebra che mi avvolge,

circondato da tenui lucori,

occhi che mi osservano,

attendo che sensazioni straniere

penetrino il manto coscente
che ricopre lo spirito.
Il silenzio dipana i rumori,

la notte investe violentemente una luce

che pareva oziare, albergata dalla vita

mentre la Parola attende il momento
favorevole a farsi udire.
Fermo, circondato dalla profondità della morte,

attendo che quei corpi
consumati da anni di dimenticanza

possano rivivere.
Sento crescere, lentamente, la consapevolezza.
Odo finalmente la voce amara di languore della non-Vita

a vanificare ideologie, a distruggere imperi

a dissolvere ogni cosa incontri.
Non rimane più nulla dentro di me;

solo Oggi, solo Domani.
Il Tempo.
Il Tutto.”

Ed ecco l’analisi che ne fece p. bianchi: 

> Calpesto l’eternità nella sua più diffamante illusione.

Dal subject apprendiamo che il poeta passeggia in un cimitero, dove si sta dopo morti, dopo morti si è morti per sempre (eternità), il cimitero cristiano illude (illusione) che un giorno si risorga, questo è falso (diffamante).

> Mi muovo su un percorso alienante all’interno di un microcosmo che pare volermi chiamare a se.

I vialetti del cimitero sono a zig-zag, si diventa matti a trovare la strada (alienante), si rischia di inciampare e cadere su una tomba (il microcosmo cimiteriale ti chiama). 

 > Forse vuole solo che io ascolti; che io rimanga per qualche attimo in contemplazione delle grandi verità ignote all’uomo che, come un sentiero buio e percorso, si apre davanti al mio sguardo.

Sarà capitato anche a voi, entrando in un cimitero,  di produrvi vostro malgrado in qualche riflessione metafisica. 

 > Immerso nella tenebra che mi avvolge, circondato da tenui lucori, occhi che mi osservano, attendo che sensazioni straniere penetrino il manto coscente che ricopre lo spirito.

Il guardiano non ha ancora acceso i lampioni, le foto smaltate dei defunti guardano rigorosamente in macchina, la sensibilità e l’ortografia sono due doni di natura, chi tropp e chi minga.  

> Il silenzio dipana i rumori, la notte investe violentemente una luce che pareva oziare, albergata dalla vita mentre la Parola attende il momento favorevole a farsi udire.

Cessando il brusio di fondo diurno (-20-30 dB = silenzio) ogni rumore ne risulta amplificato (dipanato) della corrispondente quantità di decibel. La luce che di giorno non serviva a un c. (oziava) di notte serve a non fare incidenti agli incroci (investire violentemente), da cui possiamo dire che la luce è vita, se ci fosse un incidente risuonerebbe di molto turpiloquio (“la Parola”). Anche la sintassi BTW ha i suoi limiti. 

> Fermo, circondato dalla profondità della morte, attendo che quei corpi consumati da anni di dimenticanza possano rivivere.

Il poeta, che è rimasto abusivamente nel cimitero oltre l’orario di chiusura, è ora al centro del medesimo, e sulla scorta di quanto evidentemente appreso dalle pagine di “Mezzanotte con zio Tibia” (Uncle Creepy) (oscar Mondadori, fuori commercio) (peccato), attende pazientemente che i morti si facciano vivi. 

> Sento crescere, lentamente, la consapevolezza.

Passando il tempo e aumentando l’umidità, il poeta inizia a sospettare di aver preso un’inculata.  

> Odo finalmente la voce amara di languore della non-Vita a vanificare ideologie, a distruggere imperi a dissolvere ogni cosa incontri.

La moglie del poeta, che non si chiama Vita bensì Carmela (non-Vita), e sa di aver sposato un ciula, da un po’ lo sta chiamando incazzatissima a gran voce (voce amara), lui se ne accorge solo adesso (finalmente), si sa che le donne sono terra terra (dissolvere ideologie, distruggere imperi ecc.), praticamente il poeta si riscuote  

> Non rimane più nulla dentro di me;

Il poeta soddisfa un bisogno fisiologico  

> solo Oggi, solo Domani.

ma che ora è, è già passata mezzanotte?  

> Il Tempo.

Miii, è tardissimo! 

 > Il Tutto.

e torna a casa (si ipotizza un errore nel manoscritto, la lettura corretta sarebbe tetto, tetto=casa). Questo bozzetto, così naivemente ossianico, illustra poeticamente l’antico adagio: chi muore giace e chi vive si dà pace. Purtroppo la sede di pubblicazione, molto squalificata, lo espone a ogni sorta di pernacchia e deprezzamento. Da cui il consiglio: per favore non venite su internet, semmai pubblicate a vostre spese. B.

— 

Il poeta, ovviamente, protestò:

Mah! Io forse ho sbagliato NG. Ma tua mamma tempo fa ha commesso un errore ben più grave del mio! Sei solo un saccente ed arrogante qualunquista e la tua “critica” è indegna e senza rispetto.

E p. bianchi:

Scusa, ma non avevo capito che facessi sul serio. Un pezzo cimiteriale firmato “putrido” mi sembrava una gag di goliardia horror-trash. Il tuo pezzullo era velleitario, confuso, turgido di sensazioni ma scarso di senso. Queste cose si scrivono a 17 anni per vedere di fissare sulla carta il casino che c’è in testa, ma poi si ha il buon gusto di tenerle nel cassetto per intenerirsi (o incazzarsi) quando si rileggeranno sei o sette anni dopo. Tieni presente che nei tuoi cassetti nessuno metterà becco, mentre su Internet ti esponi fatalmente ai fischi di ogni merlo di passaggio… [cut]…  ti lascio la piacevole sensazione di considerarti moralmente superiore. Ciao »

12 maggio 2008

UN GIORNO SULL’ALTOPIANO

 

(Lucio Angelini sull’altopiano di Asiago, alle falde del Monte Fior).cittadiroccia

Domenica scorsa la sezione veneziana di Trekking Italia , per la serie “Itinerari letterari”, aveva in programma un’escursione  sull’Altopiano dei Sette Comuni.

«Si ripercorrono alcuni luoghi citati in “Un anno sull’Altopiano” di Emilio Lussu: dalla Val Miela ai pascoli di Malga Slapeur e alla cima di Monte Castelgomberto (m. 1771), segnato da numerose testimonianze della Prima Guerra Mondiale. Successiva salita al Monte Fior (m. 1824), quindi ritorno attraverso la suggestiva “città di roccia”.»

Mentre escursionavo, mi è tornato in mente un vecchio post del mitico P. Bianchi intitolato, appunto, “Lussu, un anno sull’altopiano”. Apparve in it.cultura.libri, mia prima palestra di cazzeggio & confronto letterario in rete, l’ 8 gennaio 2001. Grazie a Google Groups l’ho recuperato facilmente.

Di P. Bianchi (che a quei tempi, prefigurando Carlo Lucarelli, chiamavo Pamela dell’Amba Alagi) forse parlerò anche domani, ma intanto eccovi il suo post lussiano:  

«Grande libro, che storie, che uomini. 200 pagine in un’ora e mezza, neve e cognac. Emilio Lussu, sardo, liberlasocialista, universitario, interventista, volontario a 24 anni, quattro anni di fanteria nella brigata Sassari, sempre in prima linea, sul Carso, sull’altipiano d’Asiago, sulla Bainsizza. Combattente, reduce, fondatore del PSd’A, deputato, aventiniano, antifascista, confinato, evaso, esule, Giellista, resistente, senatore, scrittore, morto 25 anni fa.  Giù il cappello. E non lo voleva scrivere, l’ha scritto nel 36 per passare il tempo in sanatorio, praticamente obbligato da Salvemini. “il lettore non troverà in questo libro né il romanzo né la storia… non alla fantasia ho fatto appello, ma alla memoria. Io mi sono spogliato anche della mia esperienza successiva e ho rievocato la guerra… con le idee e i sentimenti di allora”.

Si sorride e si freme, si ha paura e ci si indigna, generali imbecilli e capitani eroici. Oggi vivi, domani morti. Il tenente colonnello ubriacone che fa l’analisi all’altipiano, “indicava le posizioni con la bottiglia. Frequentemente avvicinava la bottiglia al  bicchierino, come volesse riempirla, ma ogni volta arrestava a tempo la bottiglia, e il bicchierino restava sempre vuoto. – Sul monte Fior, posizione chiave, per non perderlo i comandi hanno ammassato una ventina di battaglioni, mentre qui, che è la porta, tutti compresi siamo quattro gatti. L’idea è sbagliata di sana pianta. Ma è scritto nei testi che chi tiene la vetta impedisce al nemico di passare per la vallata sottostante. E dunque, tutti in cima. Senza un cannone. Ma dalla cima a qua, che è lo sbocco della valle verso la pianura, ci sono 4 o 5 km in linea d’aria. Se gli austriaci forzano lo sbocco, “la porta”, vi possono infilare tutta un’armata, senza avere un ferito, mentre “la chiave” resta  appesa al muro. Lei non beve, eh? lei non beve!”.  

Nell’ottobre del 1917 i tedeschi sfonderanno a Caporetto dilagando per i fondovalli. Ma intanto: “A me pare che se abbiamo venti battaglioni, gli austriaci di qui non possono passare”. “E come lo impediscono i nostri venti battaglioni da lassù? Non hanno un solo cannone e non potranno averlo perché mancano le carrozzabili. Con le mitragliatrici e i fucili? Armi inutili a quella distanza. E allora? E allora niente, perché se noi siamo degli imbecilli, non è detto che di fronte a noi vi siano comandi più intelligenti. L’arte della guerra è la stessa per tutti. Vedrà che gli austriaci attaccheranno monte Fior con 40 battaglioni, e inutilmente. E siamo pari. Questa è l’arte militare”.

Monte Fior attaccato dagli austriaci. Monte Fior difeso. Monte Fior evacuato per paura. Il generale comandante rimosso per viltà. Il nuovo generale Leone. Il generale Leone che si sporge dalla trincea. Il generale Leone incolume. Soldato sapresti imitare il tuo generale. Il soldato sparato in gola. E lei tenente non è mai stato ferito. Strano, molto strano. Sarebbe ella un timido? Il generale Leone che cade dal mulo e strapiomba. Il soldato che lo salva. Il soldato picchiato a sangue dai commilitoni. Le corazze Farina, 14 corazze, 14 morti. I reticolati, le pinze  che non tagliano. Il tenente richiesto di offrirsi volontario che dice signornò. Il tenente ordinato di uscire che dice signorsì. Il tenente che si slaccia dal cinturone un pugnale viennese dal corno di cervo, trofeo di guerra e dice tienilo per mio ricordo. Il tenente pallido che estrae la pistola, scavalca  la trincea, avanza 50 metri. Il tenente che viene ammazzato. La feritoria 14. Il cecchino della feritoria 14. Il cecchino che colpisce una moneta attraverso la feritoia 14. Il capitano di cavalleria che guarda dalla feritoria. Il capitano che viene ammazzato. Il generale Leone che guarda dalla feritoria. Il cecchino che non spara. Il generale Leone promosso. Il nuovo generale teorico della scuola di guerra che non dà ordini ma tiene lezioni e chiede definizioni. I nostri cannoni che sparano sulle nostre truppe. Le truppe che scappano dal rifugio. Il maggiore che ordina le decimazioni. Il plotone che spara alto. Il maggiore che allora estrae la pistola e ne ammazza due. Il plotone che ammazza il maggiore. I pazzi, gli impazziti, gli ubriachi. I migliori che se ne vanno. Un anno sull’altipiano, un anno di cognac, fango, cognac, neve, follie, cognac, mine, cognac, contromine, cognac. Vita, morte, alcol per non pensare, un libro per ricordare.

Lo fanno leggere a scuola, che errore, che errore, a scuola è troppo presto. Ciao P. Bianchi»

martedì, maggio 13, 2008

 

PAMELA DELL’AMBA ALAGI VERSUS CARLO LUCARELLI 

Dicevo ieri che mossi i primi passi in rete nel niusgruppo it.cultura.libri, mia prima palestra di cazzeggio e confronto letterario. Tra i frequentatori di icl, uno dei più caustici nei miei confronti (e nei confronti della comunità in generale) era, appunto, il già citato P. Bianchi. Dopo essermi a lungo scervellato su quella P con il punto, alla fine un po’ per scherzo, un po’ per evidenziare la componente primadonnesca del tizio decisi che la P. dovesse stare per “Pamela” . Di lì a costruirci sopra un abbozzo di personaggio il passo fu breve. Uno dei miei primi post su di lui, infatti, recitava:

«AMBA ALAGI: monte (3439 m) dell’Etiopia settentrionale, nella regione del Tigrè; si innalza sull’orlo dell’acrocoro che sovrasta la fossa dancala, a breve distanza dal passo omonimo o passo Toselli (3020 m). Domina le comunicazioni tra il Tigrè e l’Uolló. Il 7 dicembre 1895, durante la guerra italo-abissina, presso il passo Alagi, un presidio italiano comandato dal maggiore P. Toselli dopo disperata resistenza fu sopraffatto dalle preponderanti forze di ras Maconnen. Quest’ultimo fece prigioniera, portò con sé (e si affrettò a restituire alla madrepatria) la soubrette italiana Pamela Bianchi, che era stata inviata nella zona per espresso desiderio di Francesco Crispi e con il preciso compito di tenere alto il morale delle truppe.»

Ovviamente era già sorta la leggenda webbica che fossi un troll o un lamer o un flamer o comunque un grosso rompicoglioni della rete, malgrado la mia conclamata serietà. Mi inserivo nelle conversazioni altrui con osservazioni del tipo:

«Abbi pazienza con Pamela. La nostalgia per i suoi gloriosi can can sull’Amba Alagi in età coloniale a volte le obnubila la mente.»

o anche:

«Ebbene sì, lo confesso: Dora Squarcialenzuola è fondamentalmente ispirato alla figura di pbianchi e ai suoi giovanili trascorsi sull’Amba Alagi, quando, sotto il nome d’arte di *PAMELA*, blandiva gli ascari… »

o anche:

«Scioccherello, non vuoi proprio appoggiare il tuo capino stanco sul seno ormai vizzo di Pamela, un tempo gagliardo rifugio di aspidi?»

Se qualcuno proponeva – chessò io? – il gioco di indicare i tre migliori “libri d’amore” non esitavo a rispondere: 

1) “Pamela Bianchi sull’Amba Alagi”
2) “Pamela Bianchi sulle Tette del Mondo”
3) “Pamela Bianchi transennata nell’Oltrepò”

Un giorno un certo Filippo chiese:

«Ma che diavolo è successo ad Amba Alagi?»

E P. Bianchi:

«È un simpatico tormentone di Angelini per dire che sono una vecchia troia. All’Amba Alagi c’è stata una battaglia delle guerre coloniali, dove i nostri tanto per cambiare si sono coperti di merda anziché di gloria, e le battone mandate in Africa al seguito delle truppe coloniali erano i più peggio avanzi di bagascia che qui non le voleva più nessuno. Non è carino? 🙂 

L’8 gennaio 2001  P.Bianchi postò la seguente recensione de “L’isola dell’angelo caduto” di Carlo Lucarelli:.

«Chi è l’angelo caduto? lucifero, il diavolo. Che isola è? una piccola, con dentro un carcere, èra fascista, tipo il confino su Ponza. Cosa c’entra? a un certo punto ci sono dei riti satanici sull’isola. È quello il clou della storia? ma no, e poi un clou vale l’altro. Ci ho messo un mese ma l’ho finito, volontà alfieriana. 219 pagine, 7900 lire, edito nel 99 da einaudi e ripreso nel 2000 da Mondadori che l’ha messo subito nei “Miti”, a me sembra un po’ prematuro, ma se lo dicono loro…

Trama: commissario perbene arresta squadristi per omicidio e viene l’indomani trasferito su isoletta sperdutissima. Moglie piomba in depressione, poliziotto simpatizza con medicolegale ebreo confinato (implausibile, ebrei ante 38 simpatizzavano regime). Iniziano i morti, 1) miliziano gigolò 2) spia  3) telegrafista Regie Poste. Spiegazione interinale: si danno riti satanici da parte di inglesi eccentrici (1 scopata + 2 morti accidentali). Spiegazione finale: perché bisogna sapere che questo capomanipolo della Milizia che comandava la colonia penale, nato e cresciuto nei boschi dell’appennino toscoemiliano, forse pistoiese, vera ed assoluta bestia bovina, fisico taurino, capa feroce, ex ardito assassino, squadrista omicida, animale rivestito, analfabeta sudoroso e puzzolente (ecc.), questo personaggio non aveva mai visto il mare. E quando lo trasferiscono sull’isola vede il mare e si “perde” dentro questa immensità e capisce che il mare è per lui e lui è per il mare  e sta così bene ma così bene che quando arriva il telegramma  “colonia chiude, tutti in continente” fa mandare un telegramma di risposta “traghetto affondato, tutti morti” e da due anni vive pirandellianamente essendo creduto morto e ammazzando bestialmente tutti quelli che potrebbero tornare indietro e potrebbero parlare, come per es. il federale e la di lui porca signora (altri due morti, e fanno sette).  

Perplessi? Anch’io. Dopo l’asserito naufragio chi paga gli stipendi? Chi paga la luce? chi paga la sussistenza? possibile no inchiesta, possibile venuto nessuno a mettere il lucchetto a casa circondariale? Pensioni, assicurazioni, il bollo del traghetto… ? No telefono? Vabbe’, sono artisti, sospendiamo l’incredulità.

La bestia sta per far fuori anche il commissario con un falso telegramma che lo richiama in terraferma ma solo per sgozzarlo comodamente sulla lancia di trasbordo, ma il comm. di notte fa una triplice autopsia estemporanea a mani nude con l’anatomopatologo israelita, mangia la foglia, e non voglio rivelarvi il finale per non privarvi, come suol dirsi,  del piacere della lettura.

Ora voi direte che la storia è ‘nu pocoriello sgangherata e quindi sarà stata trattata con la dovuta leggerezza guascona e irriverente.

Macchè! Questo è il bello.

Il tono è lirico e ispirato, l’aggettivazione abbondante, il trucchetto cinematografico di prenderla alla lontana, fare inquadrature estetizzanti ed elaborate e dopo un’ora di violini ecc. consistere infine sui piedi del cadavere di turno, perseguita  con convinzione. Al punto che quando attacca con quel tipo di descrizioni, uno si gratta e chiede, miii chi sarà morto adesso?

“Un luogo fuori dal tempo, un enigma senza soluzione” dice uno strillino in copertina, facendo il verso ai mitici “prossimamente” del cinema dell’oratorio. Il nostro retroterra è questo, cinema da oratorio, gli americani avevano l’hard boiled, noi abbiamo la stracotted, del resto già il caposcuola Scerbanenco  (niente da dire) per campare scriveva roba strappalacrime sui rotocalchi femminili, e l’imprinting si paga.

il bello scrivere, che brutto limite. ciao P. Bianchi »

Gli rispose – oh prodigi della rete! – Carlo Lucarelli in persona, anzi in elettroni. A quei tempi, infatti, non disdegnava di affacciarsi di quando in quando in icl nemmeno lui:

«Caro Bianchi, accetto le tue critiche, ma sei sicuro che sia il caso di raccontare minuziosamente la trama di un libro, che per di più pretende di essere un giallo? CL»

Mi misi di mezzo io:

«Non prendertela, Carlo. Pamela è sempre stata un po’ birichina. È una vecchia soubrette con nostalgie coloniali (Amba Alagi) e mussoliniane (pare che il Duce stesso l’abbia utlizzata per un paio di pecorine). Con me ha addirittura tentato la radiazione dal Newsgroup scrivendo ad abuse@iol.it, ma poi abbiamo fatto pace e mi ha inviato una foto con dedica, in cambio di un semplice mazzo di rose. Mandagliene un mazzo anche tu.»

P. Bianchi a Lucarelli:

«To yeah! Siamo in guerra. Volete colpirci allo stomaco con le vostre autopsie al coltellaccio? con le vostre letali sodomie infantili? Coi cazzi mozzi piscianti sangue alla Houellebecq? E noi risponderemo con le nostre recensioni cannibali! con l’iperrealismo critico! con l’autopsia della vs. prosa dannunziana! Ve magnamo! Crick crock (cazzo lo ioide)! Sangue, carne, sputter, splatter, plotter! Non è educato ma oggi funziona così. E non abbiamo cominciato noi. Evidentemente svelare la trama di un testo, la cui tipologia ha nella sorpresa uno dei punti di forza, equivale a un giudizio di valore sulla medesima. Dell’ Autore me ne frego – è una entità metafisica, un logo in cima alla copertina. I miei giudizi sono i suoi rischi di intrapresa. Non esiste che si materializza, tossicchia, e mi fa: ehi tu, lettore, sentiammè.»

E più giù:

«Con l’urbanissimo utente Lucarelli non ho difficoltà ad ammettere che lo spoiler, nella libera comunità telematica, è una convenzione di cortesia verso il prossimo, e infrangerla può risultare irritante. Magari non ci fa caso nessuno, magari si incazzano – vai a prevedere. Ma se dò un giudizio mi sento di doverlo motivare e per motivarlo può essere necessario entrare nei dettagli. I recensori dei giornali hanno altri vincoli e  interessi che gli fanno premio, io no. Omettere lo spoiler è una forma di arroganza? Eh! questo è il *mio* rischio di intrapresa. Ciao!»

Io:

> Non esiste che si materializza, tossicchia, e mi fa: ehi tu, lettore, sentiammè.

«Oddio, Pamela ha di nuovo le sue cose… pardon, il ricordo delle sue cose.»

Lucarelli a P. Bianchi:

«Appunto… fregatene pure dell’autore, che quando entra in un nsg è uno come gli altri e non si permette di farti “ehi sentiammè” come dici… ma non fregartene del lettore. Lo spoiler è una cortesia soprattutto verso di lui. Mi piacerebbe conoscere il parere di altri su questo punto… »

Io:

«Devo tranquillizzarti, Carlo. A me non sarebbe mai venuto in mente di leggere il tuo libro perché odio i gialli e la loro noiosissima struttura (un delitto inizialmente inspiegabile che va facendosi sempre meno tale) ma dopo la divertentissima recensione di Bianchi (a cui voglio virtualmente bene, malgrado tutto) forse un’occhiata la darò.»

P. Bianchi a Lucarelli:

«Per il lettore normale un libro è una macchina narrativa, l’autore è un marchio… Lo spoiler, per analogia con lo spoiler aerodinamico, è un artificio grafico (scritta “spoiler”, righe di a capo, ROT13 ecc.) che interrompe il flusso della lettura e ostacola la visione del pezzo che segue, pezzo dove si rivelano aspetti critici della trama. Lo SPOILER è una buona cosa in quanto (caso raro di un termine che significa il suo opposto) IMPEDISCE DI ROVINARE la sorpresa. Io vengo accusato di NON averlo messo, rivelando il dettaglio cruciale della trama. Nel mio messaggio non c’era alcun artificio grafico, dunque, lo spoiler NON c’era. C’era, sì, quella clausola, citata dalla Zani, che “non rivelavo il finale per rispetto, come suol dirsi, del lettore”. Non era proprio una balla, nel senso che da lì in poi nel libro si davano positivamente altri morti; ma erano morti senza mistero, e la mia clausola era solo un pegno pagato all’ipocrisia con ostentata riluttanza. Si capiva che volevo proprio discutere la “trovata” del libro.

La trovata del libro,

[SPOILER: salta il paragrafo se non la vuoi leggere,]

non era che il capomanipolo bestia fosse un pluriomicida. La trovata era che la bestia fosse in realtà a modo suo un cripto poeta, uno che aveva architettato la propria sparizione dal mondo, e relativa soppressione dei testimoni, per non abbandonare la “sua” isola. Trovata che io IMHO reputo debole sia per motivi di bassa plausibilità organizzativa, sia perché non adeguatamente preparata  sul piano della maturazione psicologica del personaggio.

[Fine Spoiler.]

Lo spoiler, come testimonia la S. Seveso, e forse ora potrai confermare tu stesso, non ha mai veramente impedito e temo neanche scoraggiato nessuno dal proseguire la lettura, ed è ormai una pura convenzione cerimoniale. Come tutte le convenzioni cerimoniali, vestirsi bene, dare del lei, cedere il passo, concedere qualcosa all’interlocutore ecc., è un semplice lubrificante sociale, un’attestazione di rispetto che l’individuo offre al prossimo, per calcolo o per innata gentilezza non stiamo a dire. Io ho calcolato che qui la mia, diciamo schiettezza, sarebbe stata mediamente accettata dalla platea con cui prevedevo di relazionarmi. È vero che non si può mai sapere (gg. fa mi hanno perfino rimproverato la mancata spoileratura di Baudolino, che non è un giallo e un finale propriamente non ce l’ha), ma mai più  prevedevo la materializzazione dell’autore. Il quale non volendo per le convenzioni di cui sopra dirmi in faccia “brutto stronzo che cazzo fai”, ha preso le parti del cliente medio e ha rimarcato la mancanza dello spoiler. Certamente non parlava per sé, visto che almeno lui la trama la deve conoscere. Diciamo che parlava come l’ingegnere che rimprovera il collaudatore, perché gli brutalizza il prototipo (se non lo brutalizzi non saprai mai quanto vale). Allora io dico che il libro, se voleva essere un giallo incentrato sul whodunnit, insisteva troppo con la prosa ricamata, facendo pensare che la trama fosse ritenuta una cornice per parlare d’altro, e quindi un elemento sacrificabile. Così ho opinato, così ho fatto.»  

[Il dibattito tra P. Bianchi e C. Lucarelli è qui:

http://groups.google.it/group/it.cultura.libri/browse_thread/thread/57082bf8677a3ca0/4838b2104616396b?hl=it&lnk=gst&q=lucio+angelini+pamela#4838b2104616396b ]

————–

IMITAZIONE DI P. BIANCHI

Ricordando l’analisi di p.bianchi della poesia “Cimitero”, qualche anno dopo mi esercitai a mia volta a sberleffare una poesia: “Labirinto”, di Viola Amarelli  🙂

giovedì, marzo 19, 2009

INTORNO A UNA POESIA DI VIOLA AMARELLI

 

Leggo QUI  : (labirinto) di Viola Amarelli

«La forma delle dita, dei tuoi piedi
si accartoccia e che verrà dopo
è un bel imbroglio o, più esatto, il garbuglio
lo stesso per cui ridiamo insieme ora
bevendo l’aria, attenti alla suonata venisse
alcuno – non viene mai nessuno
per fortuna,
la forma temporanea che è il mondo
questo qui ora, lacrime e sangue
non tante storie, asciuga entrambi
con la sabbia e poi versaci l’acqua
dissalando il tuono delle
armi, fragore ogni secondo
in fuga ora tu baci
un bacio senza forma, s’è rotto il filo
inutile Arianna.»

Interpreto:

«Due innamorati passeggiano a piedi nudi sulla sabbia (nominata nel sestultimo verso), probabilmente gli occhi negli occhi e qindi senza far caso al resto. Sembra loro quasi di “bere” l’aria così ricca di iodio. D’improviso gli occhi dell’uomo si abbassano sui piedi di lei e ne colgono la deludente forma a cartoccio. Lì per lì scappa da ridere a entrambi, poi, all’improvviso, l’uomo, colto da raptus, tira fuori una tonante arma (un kalashnikov?) e glieli centra con una pallottola. La ragazza, alla vista del sangue, piange (”lacrime e sangue”), poi si versa dell’acqua di mare (opportunamente dissalandola) sulle ferite. Ormai l’incanto è rotto e la ragazza si dà alla fuga.»

[Pubblicato 14 Marzo 2009 alle 12:41 ]

 

(Impianto di dissalazione a Gidda, sul Mar Rosso)

Dai commenti:

Marco Palasciano:

«Che sintassi! che palpito dedalico!
tutt’altro che pedestre ovver podalico!
ogni partenza viòlea è un parto tale
di virtù, ch’esce il frutto senza male;
né tu vorresti s’arrivasse mai,
ma i versi ognor facessero viavai.»

[Pubblicato 15 Marzo 2009 alle 05:50 ]

Soldato blu:

voglio tentarla anch’io la parafrasi:

il tuo piede s’inconchiglia al mio
come l’aria fa dei nostri respiri
un unico sorso

mentre giochiamo al timore

dimentichi
usiamo il non.ricordo
per ridimenticare

ora
resti in bilico

ma deciso
ti adagi tra i due corni

inutile distrarsi

[Pubblicato 14 Marzo 2009 alle 22:02 ]

E Liviobo:

«io tendo a sostenere che le scritture non siano “aperte”, ma abbiano un senso almeno dominante, o una linea di pendenza obbligata. qui ipotizzo che si tratti semplicemente del racconto, nella gradazione di viola di un qualche tramonto, di una “perdita di contatto” fra 2 amanti, lo sfumare di un momento di coincidenza emotiva in una bacio senza forma… con ciò senza delegittimare la metalettura di angelini… »

[liviobo Pubblicato 17 Marzo 2009 alle 06:58 ]

 

(Immagine in alto da http://farm2.static.flickr.com/1306/1075326696_f48f85b635.jpg?v=0 )

Annunci

From → Uncategorized

5 commenti
  1. Tempi epici, quelli.
    Attendo di rileggere anche l’epico scontro Simona Vinci+Lucarelli(+ Baldini) contro Tutti…;-)

  2. @paolo. queste unità avrebbero la pretesa di costituire capitoli separati e monotematici di una eventuale raccoltina cartacea (destinata al classico GROSSO EDITORE:-) ) Insomma una sorta di pubblico “work in progress”. Se avrete la squisitezza di segnalarmi soprattutto i BOCL meno riusciti… ve ne sarò grato.

  3. *.* deliziata dai commenti, dalla dialettica e dallo humor di P. Bianchi…

  4. In icl erano tutte pazze di lui, che però è rimasto signorino:-)

Trackbacks & Pingbacks

  1. CERCO EDITORE IN LINEA CON LE MIE COLLANE (DI PERLE WEBBICHE) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: