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BOCL N.8 (A VOIO FARE EL SCRITORE)

11 maggio 2012

giovedì, ottobre 27, 2005 

LA NONNA DI GIAMBOJET E IL MESTIERE DI SCRIVERE

Rubo da http://giambojet.splinder.com  [Sito non più esistente, n.d.r.]:

                                           Me nona (mia nonna)

– Elora, gheto deciso queo che te voi fare de lavoro?

– E ciò! A voio fare el scritore.

– El scritore, ma sito mona? No sarà mina un lavoro fare el scritore?

– Certo che xe un lavoro… varda che xe fadiga scrivare!

– Fadiga? Scrivare? Va a contargheo a un muradore.

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giovedì, dicembre 29, 2005

  

(Andersen ritoccato per Carmillaonline)    

FERRO E ACCIAIO: L’ARTISTA SOFFRE, ECCOME!!! 

(checché ne dicano a Bologna) (1)  

Il mal di denti fu un supplizio che accompagnò Hans Christian Andersen per tutto il corso della sua vita. Per lui, anzi, il mal di denti diventò addirittura simbolico di ciò che soffriva come artista.

Nella fiaba  “Zia Maldidenti i due dolori vengono esplicitamente associati: 

“La zia Mille è stata ed è l’amica che ha mostrato più comprensione verso i miei spasimi poetici, e quelli del mal di denti: soffro infatti di tutti e due”, dichiara nel secondo paragrafo del racconto il giovane protagonista, uno studente con il vizietto della scrittura. “ ‘Butta giù sulla carta i tuoi pensieri, – mi diceva – e riponili nel cassetto della scrivania; così faceva Jean-Paul, e lui è diventato un gran poeta, che a me veramente non piace molto, perché non appassiona. Tu devi appassionare, ci riuscirai!’” 

Altri consigli di zia Mille:  

“Basta che tu butti giù sulla carta quello che dici, e non sarai da meno di Dickens. A me sembra, anzi, che tu sia molto più interessante! Tu dipingi quando parli! A sentirti descrivere la tua casa, par di vederla! C’è da rabbrividire! Ma continua la tua opera! Poni in quel che hai descritto qualche essere vivente, delle creature adorabili, meglio di tutto se infelici!”  

Qualche riga più giù, lo studente racconta:  

La notte seguente mi svegliai tra il desiderio e il pianto; dovevo e volevo diventare il grande poeta che la zia presentiva e vedeva in me; ebbi una vera crisi di spasimi poetici. Vi sono però spasimi peggiori, quelli del mal di denti, e io ne ero oppresso e prostrato: mi contorcevo come un verme, col sacchetto delle erbe aromatiche e l’impiastro sulla guancia.”  

In una notte di tempesta, infine, il MAL DI DENTI si materializza in Sua Terribilità Satania infernalis, che dice allo sbigottito studente:

“Ebbene, tu dunque sei poeta. Ci penserò io a farti salire per tutta la gamma poetica del dolore! Ti metterò in corpo FERRO E ACCIAIO, non lascerò stare un solo nervo!” 

E anche

“Ti insegnerò io a far versi! A gran poeta, gran mal di denti, a piccolo poeta, piccolo mal di denti!

Lo studente supplica la creatura di andarsene e di non tornare mai più. Ma Sua Terribilità lo ammonisce: 

Se rinuncerai a essere poeta, a metter versi su carta, su lavagna o su qualsiasi altro materiale adatto a scriverci su: allora ti lascerò in pace, ma se ti metterai a far poesie ritornerò!” 

Lo studente capisce l’antifona:

Te lo giuro! Basta che non ti veda e che non ti senta mai più!”

Invano, perché la creatura incalza:

Mi vedrai sì, ma più in carne, sotto l’aspetto di una persona che ti è più cara di me. Mi vedrai sotto forma della zia Mille, e allora ti dirò: ‘Mio caro ragazzo! Tu sei un gran poeta, forse il più grande che abbiamo!’. Ma credi a me, se comincerai a scriver poesie ci penserò io a metterle in musica, a suonartele sulla chiostra dei denti! Caro ragazzo, ricordati di me quando vedrai la zia Mille!”

Il mattino dopo, infatti, la zia Mille compare puntualmente per tentarlo: 

“Scommetto che non hai scritto nulla ieri sera, dopo che ci siamo dati la buona notte! Magari lo avessi fatto! Tu sei il mio poeta, lo diventerai!” 

Lo studente crede di vederla sorridere sardonicamente e non sa più se si tratti della zia Mille vera, quella che gli vuole tanto bene, o della terribile creatura che l’ha tormentato nottetempo…

N.B. I passi citati sono tratti da “Fiabe”, di Hans Christian Andersen, trad. di Alda Manghi e Marcella Rinaldi, Einaudi, Torino 1992.

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(1) WM 1: “La vera fatica è quella del minatore, di chi spalma il catrame sulle strade, raccoglie i pomodori, lega gli innesti alle piante, tira il risciò, scarica i camion, passa le giornate sulle impalcature, ha i piedi gonfi per aver passato undici ore al semaforo proponendosi per lavare i parabrezza. Non bisogna credere a chi esalta troppo i Tormenti del Creare, il Peso dell’Arte ecc… Raccontare una storia, limare un verso, far suonare la lingua e le parole è senz’altro più divertente che spalare la neve all’alba a metà gennaio per conto del Comune… Di ‘biopic’ sui Grandi e Grandissimi Artisti, la loro Ispirazione, la loro Superiore Sensibilità, il Titanismo, l’Ego che si espande fino a invadere ogni spazio, il loro essere maudits /incompresi/ribelli/irregolari/martiri della creazione, vissi d’arte vissi d’amore, live fast die young ecc. ce ne sono già fin troppi. Si potrebbe scrivere un romanzo in cui la Musa , stanca di essere tirata per la giacchetta di questo mondo, manda l’eroico Autore a fare in culo.” (Da http://kinglear.ilcannocchiale.it/print/528121.html )

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11 aprile 2007

QUANDO WU MING 1 DECISE DI FARE “AL SCRITOR”

 
(Roberto Bui dei Wu Ming)

Ero lì che chiacchieravo con Iannozzi nei commenti al mio stesso post “Donne, du du du, in cerca di guai” e gli stavo spiegando che non si trattava di una lunga citazione da Manituana, come aveva capito lui, ma solo di un affettuoso collage sul ruolo della donna nel romanzo.  “Potevi dirlo!”, fa Iannozzi. E io: “Scusa, Iannox, se davvero i Wu Ming scrivessero testi inconsequenziali come questo, ci sarebbe da preoccuparsi. Per fortuna come artigiani conoscono perfettamente il loro mestiere, anche se a volte scelgono argomenti per me – ripeto, solo per me! – un po’ tediosi… “”Ma tu il romanzo l’hai letto per intero o ti sei solo divertito a fare il collage?””L’ho letto per intero, ovviamente”, rispondo con una punta di fastidio.

Poi mi lascio scappare di bocca la confidenza:

“Ma aspetto sempre il giorno in cui i Wu Ming, anziché fingere di parlare dell’America per parlare, in realtà, di Bologna, invertiranno la rotta e si metteranno a parlare di Bologna per parlare, in realtà, dell’America.”  

È a quel punto che un grumo di elettroni di passaggio nell’aere si materializza in Roberto Bui, uno dei cinque Senzanome, e mi fa:

“Sappi che con Bologna abbiamo azzerato i rapporti da diversi anni. Non credo proprio che in ‘Manituana‘ ci sia qualcosa che abbia a che fare anche solo remotamente con quella città.”

“Maddai”, reagisco. “Che fai? Te metti a iannozzà pure tu? Bologna sta per il Vicino. L’America per il Lontano. Ovvio che non alludevo a Bologna in sé e per sé.”

E il grumo di elettroni:

“Ma è questo il punto: Bologna, ormai, a me sta per il lontano… ”

“Vabbè, allora facciamo Ostellato e non se ne parli più.”

“Per la precisione Dogato. Una frazione”.

“Okay. Sai da sempre che a me i grandi affreschi epico-storici interessano relativamente. Non credo che abbiate me come target. Sono felicissimo del successo del libro, che è costruito con grande abilità. Per i miei gusti, però, ‘bello senz’anima’. Sono sicuro che quando scriverai di Dogato, tu DA SOLO, riuscirai a commuovermi e a farmi traboccare di gratitudine come mi è successo qualche giorno fa per Patrick Berhault (vedi mio post del 2 aprile).”

Roberto Bui ci pensa un attimo e butta là con nonchalance:

“Qualcosa c’è già qui:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/wm1_su_battiato.htm “, poi si dissolve. 

Vado a controllare e leggo:

“Una domenica dell’81. Ho undici anni. Pomeriggio sfibrato, in tivù un tizio magro. Un tizio magro col naso adunco. Si chiama Battiato, mai visto prima. La trasmissione è Discoring, in onda all’interno di Domenica in. Il pezzo s’intitola Bandiera bianca, Battiato canta: ‘Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare / quei programmi demenziali con tribune elettorali’. Canta il ritornello in un megafono: ‘Sul ponte sventola bandiera bianca’. Riconosco la citazione, il morbo infuria, il pan ci manca. Stava in un libro di scuola di mio padre, di quelli accatastati nel garage. È brutto, Battiato, ed è quasi uno shock. Mai vista una pop star davvero brutta, che se ne frega d’esser brutta, nessun compromesso, nessun tentativo di limitare il danno. Battiato è il primo concerto rock della mia vita. Non il primo show dal vivo di un personaggio famoso: due o tre anni prima ho visto i Gatti di Vicolo Miracoli alla Festa de l’Unità di Denore. Facevano ridere, ma meno che in televisione. L’anno dopo il Pci di Denore ha chiamato una grossa orchestra di liscio e il padre del mio amico Benny ha commentato: – Stavolta a ghè d’la zént seria, mina di can e di gat! Certo, ho visto suonare le orchestre, sempre alle feste del Partito. Le feste de l’Unità sono parte della mia bildung: dieci giorni ogni estate a quella di Dogato, il mio paesello. Mio padre gestisce lo stand della ‘pesca’. È un gioco a premi con in palio ninnoli, piccoli elettrodomestici, gadget elettronici che diventeranno modernariato. Battiato arriva a Ferrara che è all’apice della scalata, anzi, forse ha iniziato a perdere momentum, mi sovviene che sono incazzato, io e Marco Massari siamo incazzati, Bella ‘mbriana di Pino Daniele ha scalzato Battiato dal primo posto. Sì, la settimana è quella. Pino Daniele non ci piace per niente…[cut]… Festa de l’Unità provinciale. La location è il parco del ‘Montagnone’. In realtà è una collinetta di quattordici metri. Sono qui coi miei ma non c’è mio fratello, non ricordo come mai. Con noi ci sono i Massari, amici di famiglia: Mauro, Marinella e il figlio Marco, che ha la mia età. Trentamila persone, mai viste tante schiene, e teste, e paia di gambe. A mia madre il concerto non interessa, vuole sedersi a ‘veder passare la gente’. Le piace guardare la gente che passa, le è sempre piaciuto, figurarsi stasera. A Dogato, poco più di mille abitanti, se ti metti alla finestra vedi passare sempre le stesse facce. Qui c’è il mondo. Noialtri vogliamo proseguire verso il palco, ma è tutto intasato. Non sono abituato, cerco di andare avanti e dico: – Con permesso… permesso… permesso… – Permesso un cazzo! – mi risponde un tale, di schiena… Nell’82 esce L’arca di Noè. Di nuovo sette canzoni. I giornali parlano di un tale Tommaso Tramonti che ha spedito a Battiato due testi. Due testi per posta. A Battiato sono piaciuti, ne ha tratto due canzoni dell’album, L’esodo e Clamori. Non mi paiono granché, come lyrics. ‘Ciuffi di isotopi in mano / passeggio tra le particelle dei miei atomi’ e altra roba del genere, tipo: ‘Incrostati di particelle / piene di minuscoli computer / mangiando farfalle giapponesi…’ Però questo Tramonti diventa la pietra di paragone: se ci è riuscito lui, posso riuscirci pure io. Il suo esempio mi fa venir voglia di scrivere. Da quel momento, quando mi chiederanno: – Ti sa vot far finì la scòla? – risponderò sempre: – Al scritor.”

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60 commenti
  1. In merito alla terza sezione, sarei curioso di leggere un commento, non dico dell’interessato, ma del collega wasoming4 : chissà che scriverebbe — a giudicare dai suoi insulti a Piergiorgio Odifreddi

  2. diait permalink

    non ho avuto ancora tempo di leggere il bocl 8, scusami, lucio.

    ma mi hanno incuriosito gli insulti a Odifreddi, di cui vado ghiotta. Per una volta, c’è da dargli ragione, a wm, su PO : spocchia, ottusità, mancanza di fantasia/creatività (che ne avrebbero fatto un pessimo scienziato), dogmatismo. E’ una corda tesa che non risuona – né emotivamente, né intellettualmente. Io stessa a volte non posso esimermi dall’entrare nel suo blog di Repubblica e dirgliene quattro (rendendomi ridicola, e invisa a tutti i suoi seguaci).
    Poi, però, ho letto l’articolo di PO incriminato, e c’è da dargli un po’ ragione anche a lui, sullo strapotere della cultura umanistica che ammorba l’istruzione pubblica, cacciata a martellate in testa ai ragazzini, che appena usciti dall’ultimo ciclo di scuola dell’obbligo la sbattono nel Cestino della loro RAM neuronale (cit. wm), e cliccano su Svuota. I Promessi Sposi e la Divina Commedia e leggi e commenta la poesia, a dodicenni spallati che non sanno veramente che farsene, in quel momento, di quella roba. O la versione dal greco a quattordicenni dei quali solo l’1 per cento finirà per fare il filologo, il linguista o il grecista, gli altri saranno medici, elettricisti, impiegati e/o partite iva allo sbando.

    Quanto alla faccenda laramanni, con cui concludi, paolo:
    Non ha assolutamente lo stile di lipperini, mi sembra. Ma se fosse lipperini, chapeau a lei, per le sue doti di trasformista. Propendo più per l’ipotesi di un’autrice gravitante nella sua orbita e in quella dei wm, quindi parte del “collettivo” – o società di mutuo soccorso. (Ri-Vedi Caterina va in città, il mitico Iacovoni e la definizione di “conventicola”).

    • Nella vita, secondo me, è sempre meglio chiarirle le cose, anziché lasciare che dichiarazioni lesive della propria onestà intellettuale producano germogli e (male)piante nel proprio terreno di coltura, quello stesso cioè dove si vive.
      Se io lasciassi crescere le erbacce e gli infestanti fusti di robinia intorno a casa, senza curarmene, alla fine faticherei a uscirne. Quindi devo tagliare la vegetazione e pulire il terreno, quando è necessario. Non solo: se si aspetta troppo, il fusto delle erbacce s’indurisce e diventa duro da tagliare.

      • diait permalink

        Hai ragione. Assolutamente.

        (p.s. i fusti di robinia sono quei tronconi lattiginosi verde chiaro con foglione verde chiaro che spuntano da soli in giardino diventando dei baobab? Li ho anch’io. Non riesco a sradicarli dalla terra, li taglio alla base del fusto ma ogni volta tornano più grossi e alla velocità della luce…)

      • diait permalink

        (ho verificato ora su google immagini: le mie non sono robinie. La robinia è molto bella, con dei bei fiori anche…)

      • No, no, le robinie nascono come fuscelli spinosi (hanno delle spine grosse e acuminate), con foglioline ovoidali raccolte in corona intorno a lunghi peduncoli. Nascono come fuscelli e diventano alberi alti anche dieci metri. Vengono dall’America, prendono il nome da un certo signor Robin, e hanno un apparato radicale “a piovra” che si estende indefinitamente sotto terra formando dei grandi reticoli: per questo venivano usate per consolidare le massicciate.

  3. diait permalink

    mi correggo: “mancanza di… che ne AVREBBE fatto un pessimo scienziato”
    (fabio, un altro refuso…)

  4. @paolo. concordo con wm4: “è vero che la poesia e la letteratura, e l’arte in generale, non cambiano niente, ma allo stesso tempo ci raccontano cose indispensabili su noi stessi, e lo fanno da sempre. Per altro le prime conoscenze che gli esseri umani hanno elaborato del mondo circostante, tramandandole ai posteri, sono state assimilate nel linguaggio poetico, letterario, artistico, nonché magico, prima che esso venisse disgiunto da quello scientifico.”

    • E io sono d’accordo con te e con lui.
      Infatti, se avessi trascritto solo gli “insulti e invettive” decontestualizzandoli, avrei fatto un’operazione disonesta.

      • Io invece credo che il discorso di odifreddi che condivido, si debba innanzitutto inserire nel botta e risposta tra eco e scalfari che riguardava la credulità dei lettori spesso incapaci di distinguere tra verità e finzione letteraria…
        come sempre odifreddi è provocatorio ironico sopra le righe e delizioso ma ha sostanzialmente ragione sul fatto che le sue materie, materie in cui è sia una indiscussa autorità un abile dovulgatore, nella loro infinita bellezza complessità fascino e mistero non vengano insegnate a scuola con la dovuta fantasia.

  5. Diait, dimostri una assoluta miopia a non accorgerti che la lippa e lamannara scrivono alli stesso modo! Stesso identico stile, stesso modo di impostarevil discorso, stesso tipo di punteggiatura ad cazzum e arbitraria, stessi accenti sbagliati. Credo invece che la lippa abbia confidato nello scarso spirito critico dei lettori per NON far NULLA per nascondere il suo -già. pessimo- modo di scrivere!
    Per quanto riguarda wm4… la capacità dei wming di essere antipatici anche quando in teoria dovrei pensarla come loro! E credo soprattutto che i toni e gli epiteti che una persona che si ritiene ehm *famosa* debba usare nei confronri di un collega non debbano essere quelli di federico guglielmi verso odifreddi.
    stranamente nel suo intervento odifreddo va a colpure proprio quella parte di pubblico sempliciotto e influenzabile che sia la manni/lipoa che i wm vogliono influenzare con le loro narrazioni… toh guarda!

    • diait permalink

      sì, probabilmente non sono granché a riconoscere stili. Ma continuo a propendere per l’ipotesi conventicola.
      wm4 scrive cose di assoluto buonsenso nel suo intervento, e non dimentichiamoci he chi di toni e epiteti ferisce (Odifreddi, in questo caso) deve accettare anche di perirne.

      • Certo, ma non decontestualizzare: nel pezzo “incriminato” non mi sembra che odifreddi insulti nessuno. Wm4 si sarà sentito punto sul vivo perché il matematico cita harry potter e tolkien, suoi cavalli di battaglia. Ma a mio avviso usa questi esempi perché di più. facile presa invasivi e riconoscibili da qualsiasi lettore di passaggio. Ti invito a leggere i quattro pezzi del botta e risposta e noterai che quanto dice odifreddi fa pendant al pezzo di Eco… ma cozza inevitabilmente con l’idea di influenzare anche tramite le antologie scolastiche l’immaginario dei lettori-adolescenti-target di lara manni e wuming portavoce di tolkien…

      • diait permalink

        Capisco.
        Avendo letto tutti gli articoli in questione, ne sai più di me. E magari conoscendo meglio i trascorsi di wm4 e soci (vedi anche riferimenti al Signore degli anelli e Harry Potter), quando interpreti il “tono” della reazione di wm4 sei più accurata . Rileggendo ora il suo intervento capto un po’ di coda di paglia, effettivamente.
        D’altra parte, il senso dell’intervento di wm4 mi sembra ragionevole, al di là dei criteri con cui sono messe insieme le antologie di italiano per la scuola dell’obbligo. Mentre l’intervento di odifreddi sulla fabbrica delle illusioni è un po’ eccessivo. C’è bisogno di più scienza, è vero. Ma non credo che esista un rapporto tra credulità e lettura di fiction. Anche qui Odi forza la mano, equiparando fantasy e catechismo (che è la sua vera fissa).
        p.s. Odifreddi non è sposato e non ha figli. Ma soprattutto non deve avere avuto frequentazioni con bambini in generale. Gli avrebbero aperto un po’ la mente, sennò.

      • Luca, il post sul blog di paolo non è incentrato su una polemica dello scorso anno né ha interesse a dare *ragione* a tizio o a caio. Si inserisce invece in una serie di riflessioni sul comportamento e sul modo di agire della premiata ditta wuming lippamanni che predicanp benissimo fintanto che le cose convengono ai liro fini ma razzolano. male nei comportamenti ambigui e scorretti (lara manni è la lipperini, la tanto corretta lipperini che nel suo salottino bacchetta e censura chi ulula e alza i toni.

      • Riporto un commento appena apparso su Eliaspallanzani:

        Croak scrive:
        12 maggio 2012 alle 2:29 pm

        Fermo restando che la situazione mi ha stancato molti, molti post fa (e che come molti, molti post fa, sono ancora convinta che le “prove” che siano una sola persona sono delle supposizioni così labili da essere indegne perfino di un servizio di Voyager: “non ho prova che siano due persone diverse, quindi sono la stessa persona”. UAU): sì, lei/voi e Ferrucci siete delle brutte persone. E non per i motivi che pensate voi.
        Poiché io non ho mai autorizzato che il mio commento fosse riportato su altri blog, non capisco perché debba essere riportato il mio. Che il signor Ferrucci metta un link, suppongo che almeno delle mie parole possano fare quello che vogliono soltanto la sottoscritta e il proprietario del blog (che però non può certo autorizzare il riporto).

      • diait permalink

        ilferrucci: ci credi che non ho capito una sola parola di quello che scrive Croak? Sarà un mio gap cognitivo…

  6. Su Robero Bui, il pezzo citato da Lucio, fa sinistro pendant con il monito di K.Kraus che campeggia altisonante su Cazzeggi…
    Dunque dunque, si scopre che Lui, il wuming ONE non ardeva nel sacro fuoco della scrittura, non scriveva perché non avrebbe trovato la forza di non farlo, ma… straLOL!, con la modestia che lo contradistingue e la scarsa stima di sé che lo connotano… se c’è riuscito lui posso riuscirci pure io … @.@

  7. Nel caso di specie ha sicuramente ragione wm4. (vedi qui).

    • A mio avviso NON è questione di chi ha o non ha ragione in un dibattito di mezza estate, ma i toni e i modi con cui ci si prende la medesima [corsivo perché. sto facendo il verso a LippaManni]: non un confronto a tu per tu, ma una serie di cadute di stile verbali (addirittura l’attacco alla figura di Odifreddi come padre!), spostata dall’oggetto della disputa-argomento confutabilissimo com mille controargomentazioni- al sogetto che ha espresso un parere, definito macchietta, cattivo padre etc.
      Per poi affermare candidamente ecsenza pudore che di Odifreddi … NON S’È MAI LETTO NULLA… mah
      .. e andadsr a quel paese la ragione di Federico Guglielmi!

      • Puntare l’attenzioe sui toni e sui modi, anziché sulle questioni in campo, non mi sembra una buona idea (in usenet aggiungerei IMVHO, giusto per evitare flame e circhi vari).

        La questione agostana, volendo ridurla all’osso, è questa: “chi legge Dante diventerà inevitabilmente un integralista cattolico e chi legge Omero un integralista pagano”. Odifreddi sosteneva esattamente questo, cosa che, a mio modestissimo parere, è una solenne stronzata. Denunciare le stronzate nei modi e nei toni più consoni alla propria natura, cultura, educazione, ecc., mi sembra doveroso. WM4, stando agli stralci indicati dal Ferrucci, in quell’occasione lo fece, e per me fece bene.

        Prosit.

      • Luca, chiamandomi “il Ferrucci” sembri voler mantenere le distanze, e non vorrei.
        Siamo anche stati in un ritrovo conviviale, tempo fa…

      • Commemorativo, per la precisione:-)

    • maria pia permalink

      @Luca Tassinari, diait e lucio,
      intervengo chiedendo venia per l’insistnza sull’argomento di poco interesse e OT con qualche osservazione.
      A mio avviso, lasciando da parte torto o ragione delle argomentazioni di Odifreddi, credo che gli insoliti toni sopra le righe di w ming 4 (che è pacato, ma è sempre un wu ming!)nel rivolgersi a un altrettanto famoso (i wu ming e la lippamanni ci tengono MOLTO alla distinzione tra commentatori non famosi che “osano” criticare i famosi e loro, cioè scrittori famosi e conosciuti) e l’indignazione massima di Lippamanni siano stati pungolati -inconsapevolmente- dal fatto che Odifreddi ha scritto nero su bianco il loro modo di operare.
      Copio i punti salienti del post di Odifreddi che hanno bruciato la coda di paglia dei soggetti, IMHO, ovviamente:
      […] mi sembra che sia Eco che Scalfari, da umanisti, tendano a sottovalutare l’effetto deleterio che dosi massicce di finzioni finiscono per avere sul principio di realtà.
      […]
      Parallelamente all’indottrinamento scolastico, il trinitario mercato letterario, cinematografico e televisivo sommerge il pubblico di storie irreali o magiche, dalle saghe del Signore degli Anelli e di Harry Potter a quelle delle Guerre Stellari o del Robert Langdon di Dan Brown. Per non parlare delle fiction televisive, sacre e profane, che intasano il piccolo schermo.

      Questo mercato è sostenuto da un battage di recensioni, interventi, dibattiti e interviste che satura le terze pagine della carta stampata e della televisione. Questo martellante tam tam viene gabellato come informazione culturale, ma costituisce in realtà un parallelo mercato pubblicitario, che vive del precedente e lo aiuta a diffondersi capillarmente.

      Il primo risultato di questa manovra a tenaglia è una società che non vive della e nella realtà, appunto, ma è immersa nella finzione generalizzata. C’è forse da stupirsi se, ormai assuefatta alle storie dei cantastorie, quella società finisca poi col diventare facile preda dei contastorie, politici o religiosi che siano? I quali, in fondo, perseguono i propri fini con gli stessi mezzi, spesso raccontando addirittura le stesse storie.

      Il secondo risultato è una società che non conosce la realtà e se ne disinteressa. Oggi qualunque scrittore o attore da quattro soldi, per non parlare di uno da milioni, riceve più attenzione ed esposizione di qualunque premio Nobel. E le contingenti e superficiali invenzioni del primo sommergono le necessarie e profonde scoperte del secondo.

      Bisognerebbe fruire dei romanzi, dei film e della tv cum grano salis.
      […]

      Queste parole di Odifreddi, sinistramente fanno contrappunto sia al contributo di Giovanna Cosenza nella promozione della LippaManni e dei Wu Ming http://giovannacosenza.wordpress.com/tag/antologia-per-il-biennio-della-scuola-superiore/ in una scheda per l’antologia del biennio della scuola superiore I sentieri delle parole,
      sia a una recente dichiarazione della Lipperini ceh se pur decontestualizzata (parla di bullismo) può, a mio avviso, esere intesa come dichiarazione programmatica e di metodo tout court (perché sono concetti che spesso ribadisce):
      Continuo a essere convinta che le due strade (immaginario e azione sociale e politica) si intreccino, e che la seconda non possa essere efficace senza la prima.
      Ma agire sull’immaginario significa rivolgersi in primo luogo ai ragazzi.
      […]
      Significa non solo lavorare sulla loro cultura, a partire dall’infanzia, ma trovare, davvero, le parole per dirlo e persone disposte a dirlo. Persone di cui hanno stima.
      […]
      Significa anche, però, che di narrazione si deve discutere, e non di interventi didascalici o politicamente corretti (e dunque destinati a essere poco efficaci). Significa che bisogna trovare il linguaggio, e provare a liberarlo da toni colpevolizzanti o, viceversa, vittimistici.

      Ecco, io credo che il discorso vada letto anche in questi termini…

      • Maria Pia, non conosco e di conseguenza non posso esprimere pareri sulle motivazioni, intenzioni, fini (primi e/o secondi) di wm4 o altri. E anche se wm4 fosse intervenuto esclusivamente pro domo sua, per difendere sai quali orticelli, fortilizi o feudi in cui signoreggia, resterebbe la sostanza delle affermazioni di Odifreddi che, nella mia stramodestissima opinione, sono deliranti. A meno di non essere convinti che davvero, nella vita reale, chi legge romanzi cavallereschi finisce infallibilmente a voler fare il cavaliere errante.

        Credo che sia doveroso opporre a simili scemenze un sano muro di pernacchie. E se i toni di wm4 sono irrispettosi, che dire di quelli di Odifreddi medesimo, che nel suo articolo tratta i lettori tutti come minorati mentali, facili prede di callidi cantastorie?

        E che direbbe Odifreddi dell’Andersen che apre il post di Lucio? Anche lui un pericolosissimo criminale obnubilatore di menti, al pari di Omero, Dante, Hegel, Tolkien e la Rowling? Suvvia.

      • Luca, sono maria pia,
        invece io penso, senza falsa modestia, che quanto dice Odifreddi che ho grassettato nel messaggio di prima, che evidentemente NON hai letto 😦 sia stramaledettamente vero.
        Detto questo preciso che sono una fedele lettrice di Stephen King, che ho amato svisceratamente Tolkien e che non vedo l’ora di farlo conoscere alle mie bambine, unitamente alla deliziosa eptalogia di Harry Potter.
        Credo però allo stesso tempo che la maggior parte dei lettori di fantasy sia odifreddianamente deprecabile e facile preda di marketing e combriccole letterarie. Credo, insomma che non tutti abbiano gli strumenti critici per distinguere e valutare lo stato drll’arte, come anche il tuo ragionamento do parte conferma, perché mi sembra INDISCUTIBILE,addirittura banale, l’importanza delle “narrazioni” dei miti, delle leggende, della poesia etc. per lo spirito dell’uomo… ma NON era questo il discorso portato avanti da Ferrucci, e di conseguenza non capisco i vostri interventi in merito 🙂
        Peace and love 😉

      • diait permalink

        ciao maria pia.
        Se ho capito bene:
        le cose che odifreddi ha scritto sono sbagliate, ma non è questo che ci interessa ora.
        Ci interessa che, suo malgrado, abbia colto un aspetto tipico del modus operandi dei soggetti in questione, cosa che spiegherebbe la loro reazione scomposta.
        Probabilmente, in questo senso hai ragione.

        D’altra parte, Odifreddi scrive:
        Questo mercato è sostenuto da un battage di recensioni, interventi, dibattiti e interviste che satura le terze pagine della carta stampata e della televisione. Questo martellante tam tam viene gabellato come informazione culturale, ma costituisce in realtà un parallelo mercato pubblicitario, che vive del precedente e lo aiuta a diffondersi capillarmente. Il primo risultato di questa manovra a tenaglia è una società che non vive della e nella realtà, appunto, ma è immersa nella finzione generalizzata. C’è forse da stupirsi se, ormai assuefatta alle storie dei cantastorie, quella società finisca poi col diventare facile preda dei contastorie, politici o religiosi che siano? I quali, in fondo, perseguono i propri fini con gli stessi mezzi, spesso raccontando addirittura le stesse storie.

        Be’, possiamo riferirlo paro paro anche a lui e al suo modus operandi, ai suoi libri, ai suoi interventi, interviste, dibattiti che – come quelli di tutti gli altri esponenti della conventicola degli intellettuali di giro – saturano le terze pagine della carta stampata e la televisione, la radio e compagnia bella. Una manovra a tenaglia che dovrebbe far credere agli italiani che le persone interessanti e che hanno cose da dire e innovative siano loro. See, addio. Come dice Luca, non siamo mica callidi.

        E poi:
        Oggi qualunque scrittore o attore da quattro soldi, per non parlare di uno da milioni, riceve più attenzione ed esposizione di qualunque premio Nobel. E le contingenti e superficiali invenzioni del primo sommergono le necessarie e profonde scoperte del secondo.

        A parte che negli show di scrittori e attori da quattro soldi è stato ed è ospite fisso e strapagato. Ma: nel caso del premio nobel Dario Fo quali sono le superficiali intenzioni e quali le profonde scoperte?

        Insomma, tutto il pezzo lo definirei un caso di umorismo involontario (l’unico di cui odifreddi sia capace, credo)

        Quanto al passaggio di lipperini che citi, mi pare che lo avesse già citato paolof, oppure lucio:
        (…) Ma agire sull’immaginario significa rivolgersi in primo luogo ai ragazzi.[…] Significa non solo lavorare sulla loro cultura, a partire dall’infanzia, ma trovare, davvero, le parole per dirlo e persone disposte a dirlo…

        Un mondo di adulti che “lavorano” sull’immaginario dei ragazzi fin dall’infanzia mi fa decisamente impressione. Non so cosa intendesse lipperini esattamente, e certamente sarà stato qualcosa di benevolo e illuminato, ma la formulazione tradisce (forse) una filosofia e una pratica molto lontana dalla mia.

  8. @Pirulix. Trovo molto carino il racconto di WM1 su Dogato, ma a quei tempi forse Bui era ancora in buona fede. Poi, a furia di cantarla contro l’Autorialità, ha cominciato a sentirsi sempre più Autore (con la maiuscola) lui stesso e a guastarsi il nome, anzi il non-nome (wuming = senzanome), a furia di sboronate, per tacere del deludente livello delle opere poi prodotte nel concreto, a dispetto di tante teorizzazioni critiche.

    • Lucio, appunto… hai detto “carino”… carino non è bello o eccellente: è una cosinacosì, senza infamia né lode, una cosina che non tocca nessuna corda del mio sentire, un pezzullo paragonabile a molti temi liberi svolti in classe… una cosina così, carina ma senza una “morale” edificante… boh… forse i wuming sono più bravi come critici. A mio avviso manca loro il cuore… parere mio e di parte.

      • diait permalink

        di partissima, il tuo parere, pirulix, come il mio su odifreddi…
        Lotta fra bias.

  9. diait, sì, sono di parte e non mi nascondo dietro niente… a differenza di chi dei proclami delle buone maniere e del lathe biosas ha fatto il.suo credo.
    Penso che si debba essere di parte… quasi sempre 😉

    • diait permalink

      In generale, comunque, è difficile dare ragione a chi ti sta sulle palle. Ma onestà vuole che lo si faccia, magari mordendo una cinghia di cuoio.

      • diait, non riesco a dare ragione a chi la pretende schizzando piscio sulla professionalità altrui. E scusate il francesismo :-p

      • diait permalink

        cosa che però aveva appena fatto anche Odifreddi, che lo fa abitualmente. Non so, a me mi partirebbe sempre la manata, se ce lo avessi vicino.

  10. Paolo, ma proprio per niente. “Il Ferrucci” stava solo a sottolineare la fonte citata, con sottile (e pure un po’ stantia, lo ammetto) parodia dei citazionismi accademici. Il ritrovo convivial-commemorativo non lo dimenticherò mai. E comunque su Odifreddi aveva ragione wm4 🙂

    • Così mi piace, in effetti: esser definito “il Ferrucci” nella citazione di un testo dà un’autorevolezza, per così dire autoriale (tema molto dibattuto anche in questi lidi…) 🙂

      • Io adoro Odifreddi.
        Ma l’Odifreddi SERIO, il matematico, il divulgatore, non quello delle polemichette estive per mentecatti 😉

  11. diait permalink

    L’Odifreddi che faceva “Alle otto della sera” alla radio, lo salvo anch’io.
    Anche se ha sempre quel tono di sufficienza che fa pendant col contenuto di quello che dice: “I Am One of the Brights” (Io so’ io, e voi nun siete un c****).

  12. E’ vero: quando c’era quel bellissimo programma su radio2 “Alle otto della sera”, in cui ogni settimana c’era un relatore di un certo argomento, Odifreddi mi colpì per il suo piglio sicuro e veloce: mi piacque. Un altro che mi piacque molto fu Marco Meschini, sulle battaglie e gli assedi medievali. E poi anche altri, come Demetrio Volcic che raccontò la primavera di Praga.

    • diait permalink

      Che fantastico programma che era. Uno si preparava la cena sentendone di ogni. Mi deluse Elio, sul De bello gallico mi pare, ma ricordo gli assedi medievali… E poi le storie di cinema di Moscati, e Franco Cardini e il suo “chanàtho” di Gengis Khan.
      E che hanno fatto? L’hanno tolto. Aridàtecelo.

    • Mi associo al comitato: Aridàtecelo! Anche i gatti sono d’accordo: con la panza piena, si assopivano al suono di qualcosa d’interessante.

      • diait permalink

        Potrei salire sul colosseo, con un megafono, mind you all.

  13. diait permalink

    (Cardini lo ha stracciato, Odifreddi, durante il pellegrinaggio per radio3 a Santiago di Compostela. Polverizzato.)

  14. diait permalink

    Molto bella la fiaba di Andersen. L’Italia dev’essere piena di Zie Millie, con cui peraltro mi identifico totalmente.
    E quando wm1 scrive l’Ego che si espande fino a invadere ogni spazio fa dell’auoironia, giusto?
    E: “perdere momentum”. Ma che, davéro?
    E nella stessa riga: “sovviene” e “incazzato”. Contaminazioni frattali dell’universo neuronale autopompato?

  15. @diait. anche a me colpì moltissimo, quando la lessi per la prima volta. poi affrontai l’autobiografia di Andersen (“La fiaba della mia vita”) e capii…

    • diait permalink

      Davvero bella e moderna.
      Ho fatto qualche ricerca in rete e “scoperto” una nuova infanzia di bambino strano (Andersen).
      .
      La madre, pur essendo analfabeta, intrattiene spessissimo il figlio con racconti popolari e narrazioni di leggende tradizionali. Forse ancor più del padre, crede nelle possibilità del figlio, ritenendolo segnato dal destino: probabilmente, soprattutto in ragione della profezia di una vecchia strega del paese che le ha predetto: “Un giorno Odense si illuminerà a festa per ricevere tuo figlio”. Andersen è a conoscenza di questa fausta predizione.” La zia Millie!

      Commovente l’amicizia con Dickens, che lo saluta dalla banchina, in kilt, finché la nave non è lontana. E la dedica che Andersen gli fa su uno dei suoi libri: “è grazie a te, mio caro, nobile Dickens, che coi tuoi libri mi sei stato amico prima di conoscerti”. Eppure Dickens, nella vita – soprattutto in famiglia – non era regalato. Forse nell’autobiografia si capisce meglio la natura del loro rapporto.

  16. diait permalink

    non ho ancora letto tutto – interessantissimo.
    L’Odense Tugthus… dove è nato e cresciuto anche il piccolo Hans, allora. Prima o poi il nostro altro bambino danese strano e terribile Lars Von Trier ci farà un film. Sicuro.
    C’è un libro di Alice Miller che non ho letto perché in italia non si trova, “The Untouched Key”, che parla proprio di Andersen e della sua prigione. Magari trovo qualcosa in inglese in rete.

    Allora, ricapitolando le cose che devo leggere (e comprare):
    L’arpa d’erba.
    La fiaba della mia vita.
    The Untouched Key.
    Ho idea che siano tutte collegate, in qualche modo. Al solito.

  17. “La fiaba della mia vita” è fuori catalogo da decenni. Forse lo trovi in qualche biblioteca. Ma è reperibile in inglese e ovviamente in danese.

    • Ma, caccolicchio, Lu’!
      È mai possibile che in Italia tutte le cose interessanti siano fuori catalogo?
      Cos’ è? Un complotto per propinarci altro?

    • Ricordo questo post…
      Fazi, dunque, non pubblica solo bufale! 😉

    • diait permalink

      Allora, la biblioteca è il posto deputato per cercare tutti questi libri.
      Un altro libro che avrei voluto tanto trovare, anche usato, è “Il dovere del genio”, la biografia di Wittgenstein di Ray Monk. A Roma ce l’ha una biblioteca che, da qui, è in capo al mondo.

  18. @piruliux. l’avvicendamento dei titoli è diventato frenetico. le novità resistono in libreria un paio di mesi e se non fanno il botto vengono rispedite al mittente (le famose “rese”). All’editore non resta che mandarle al macero per recuperare almeno un po’ di carta. Ovviamente sbattendole fuori catalogo.

  19. diait permalink

    Sì, ma nell’edizione dopo il tuo viaggio a Casablanca.

  20. maria pia permalink

    Lu’, dunque bisogna essere fortunati a beccare il capolavoro/testo che ci interessa nel momento della sua pubblicazione… mah…

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