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BOCL N.10 (VIVA LA MAMMA!)

13 maggio 2012

13 maggio 2006

Per la festa della mamma

di Tiziano Scarpa

Eccomi, mamma. Chi l’avrebbe detto
che un giorno anch’io te l’avrei domandato
se sei contenta di quello che hai fatto
quarant’anni fa, quando hai spalancato

la fica (me la vedo: una scintilla
terrea) al cazzo di papà. Sei pentita?
A me puoi dirlo. Senza ansia.Tranquilla.
Ho quarant’anni, so com’è la vita.

Sono più adulto di quando voi due
mi avete concepito, non mi fa
impressione, anzi più ci penso e più
mi commuove proprio la vostra età

di allora. Sono più saggio di quanto
lo fossi tu quel giorno. Perciò fidati,
a me puoi dirlo. Ti è piaciuto? Tanto?
(Vuoi che mentre ti parlo ti sorrida?) Ti

ha un po’ stranito rimanere incinta?
“Figlio” ti ha fatto pensare a una mancia
o a una tassa? Ti ha sùbito convinta
l’alieno che cresceva nella pancia?

E i sacrifici, restare in pensiero,
eccetera. Vent’anni di ansietà
più altri venti di delusione, vero?
Ma chi te l’ha fatto fare? (Papà?

Tu? Io?) Per che cosa? Guardami bene.
Ho quarant’anni, non sono sposato,
scopo molto, e di riprodurmi me ne
fotto. Come la mettiamo? Hai sbagliato

tu o sbaglio io? Sei contenta lo stesso
anche se hai un figlio che tende a spassarsela?
Le donne vogliono amore. Io do sesso.
Le spiritosaggini sono scarse, le

carezze abbondano nell’universo
femmina. Mamma, puoi stare sicura,
non sarò io a renderti nonna. Hai perso.
Ti ho tirato una bella fregatura.

Come ci si sente quando alla sera
pensi alla morte? Ogni giorno a quell’ora
io bevo un aperitivo. Non era
meglio restare sterile, signora?

No, non dico di essere un delinquente,
ma mi pare sprecato tutto questo
soffrire (e anche gioire un po’ demente)
per un vizioso banale. Contesto

che io ne valga la pena, tutto qui.
Detto questo, ti ringrazio di tutto.
Sei stata brava. (Ti saluto, ho qui
una). Se muori mi metterò in lutto.

Ciao mamma (c’è una gnocca che mi aspetta).

(Pubblicato da Tiziano Scarpa – 11.05.03 10:51 su NazioneIndiana.)

 
Quando riportai il componimento su it.cultura.libri, tale Laura commentò

> Per la festa della mamma
> di Tiziano Scarpa

Allora facciamo che sono la mamma di tiziano scarpa (mio figlio ha otto anni. Mettiamo che fra una trentina d’anni, mi scriva questa poesia. Mi farei una bella ghignata e poi risponderei così):

> Eccomi, mamma.

Ciao figliolo,

> Chi l’avrebbe detto che un giorno anch’io te l’avrei domandato

nessun altro me l’ha mai chiesto, sai.

> se sei contenta di quello che hai fatto quarant’anni fa, quando hai spalancato la fica (me la vedo: una scintilla  terrea) al cazzo di papà.

Terrea? Ma perché non usi metafore poetiche, chessò, conchiglia, iris, come in quei libri erotici così carini. Ah già, vuoi dire che la mamma è natura, è terra. No, vero? troppo ovvio. Che cosa, allora? Che io tra le gambe ho una cosa umida e marroncina? Mah, non ci avevo mai pensato. Che poeta che sei.

> Sei pentita?

No, tiziano, per niente. Mi hai dato delle belle soddisfazioni. Mi piacciono i tuoi libri.

> A me puoi dirlo. Senza ansia. Tranquilla.

Ah, più tranquilla di così. E’ che non mi ricordo. Non l’ho fatto neanche a posta.

> Ho quarant’anni, so com’è la vita.
> Sono più adulto di quando voi due
> mi avete concepito, non mi fa
> impressione, anzi più ci penso e più
> mi commuove proprio la vostra età
> di allora. Sono più saggio di quanto
> lo fossi tu quel giorno.

Io, mai stata saggia. Ottusa, tutt’al più.

> Perciò fidati,
> a me puoi dirlo. Ti è piaciuto? Tanto?

Direi proprio di sì. Eravamo giovani, sai com’è.

> (Vuoi che mentre ti parlo ti sorrida?)

Sì. Mi piace quando mi sorridi.

> Ti
> ha un po’ stranito rimanere incinta?
> “Figlio” ti ha fatto pensare a una mancia
> o a una tassa?

Ma che ti viene in mente? Né all’una né all’altra, ovviamente. Mi ha fatto pensare a un pingpong impazzito. All’ecografia non si vedeva niente, troppo piccolo. Ma il battito del cuore, sì, si sentiva, rapidissimo. Come
faceva a battere il tuo cuore dentro di me se quasi non c’eri, poche cellule agglomerate e indecise se star là?

> Ti ha sùbito convinta
> l’alieno che cresceva nella pancia?

No.

> E i sacrifici,

Quali sacrifici?

> restare in pensiero,
> eccetera. Vent’anni di ansietà

evvabbene, cosa vuoi che sia.

> più altri venti di delusione, vero?

Non ti buttar giù. E’ stato bellissimo.

> Ma chi te l’ha fatto fare? (Papà?
> Tu? Io?)

Io io io

> Per che cosa?

Per il piacere

> Guardami bene.

Sì caro.

> Ho quarant’anni, non sono sposato,
> scopo molto,

Da madre, mi compiaccio.

> e di riprodurmi me ne
> fotto.

Fatti tuoi, direi.

> Come la mettiamo? Hai sbagliato
> tu o sbaglio io? Sei contenta lo stesso
> anche se hai un figlio che tende a spassarsela?

Ma se scrivi dalla mattina alla sera cose stupende?

> Le donne vogliono amore.

> Io do sesso.

Bene

> Le spiritosaggini sono scarse,

Be’, ma che donne frequenti?

> le
> carezze abbondano nell’universo
> femmina.

Di questo, non mi pare il caso di lamentarsi, no?

> Mamma, puoi stare sicura,
> non sarò io a renderti nonna.

Ottimo. Sai che voglia di spupazzare, alla mia età.

> Hai perso.

Ma tu sei pazzo. Come se l’unica vittoria per una donna fosse far la nonna. Capirai.

> Ti ho tirato una bella fregatura.

No, caro, minimamente. Anzi, io sono fiera di te. Lo dico a tutte le mie amiche, quando ci vediamo per il tè. E loro mi invidiano, sai.

> Come ci si sente quando alla sera
> pensi alla morte?

E tu, come ti senti?

> Ogni giorno a quell’ora
> io bevo un aperitivo.

Mi raccomando, non esagerare con l’alcol. Io, alla morte, non ci penso, sennò non sarei diventata vecchia.

> Non era
> meglio restare sterile, signora?

Ma quante volte te lo devo dire? E’ una bella soddisfazione aver un figlio che riesce nella vita.

> No, non dico di essere un delinquente,

Ci mancherebbe.

> ma mi pare sprecato tutto questo
> soffrire (e anche gioire un po’ demente)

Sì, su questo, ti do ragione. Quell’amore demente sfugge alla patologia solo perché si stringe nel corpo a corpo. Non conosce limiti. Quando ti soffiavo il naso con due dita perché non avevo i fazzoletti, poi
assaggiavo il tuo moccio. La tua cacca m’interessava e la scrutavo, uno spettacolo che spesso mi metteva di buon umore. Assaporavo l’odore dei tuoi piedi quando ti scalzavo e del tuo alito al risveglio. Sempre avevi un buon profumo di nuovo. E’ una passione bizzarra, amare un figlio.

> per un vizioso banale.

Ehi, di nuovo.

> Contesto
> che io ne valga la pena, tutto qui.

A me basta che tu sia in vita.

> Detto questo, ti ringrazio di tutto.

Prego

> Sei stata brava.

Lo riconosco

> (Ti saluto, ho qui
> una).

Salùtamela

> Se muori mi metterò in lutto.

Non _se_, bensì _quando_ morirò. Ti metterai in lutto? Non m’importa. Che convenzionale, però.

> Ciao mamma (c’è una gnocca che mi aspetta).

Be’, se non altro, è paziente, poverina.

L.

***

Forwardai il tutto a Tiziano, che rispose:

“Accidenti! E’ meravigliosa. Sono felice di avere dato occasione (insieme a te) a una risposta così intelligente, spiritosa e saggia (tranne quando mi fa tutti quei complimenti, sebbene per interposta mamma).

Ah: naturalmente, l’”io” di quella poesia è un mio personaggio.
[cut]
+
E grazie di cuore, ma davvero, di avere dato origine a una così bella sorpresa: non mi era mai capitato di ricevere una “risposta” letteraria, neanche da (cosiddetti) scrittori di professione ecc.”

E Laura:

Be’ grazie di nulla prego dovere.

> Ah: naturalmente, l’”io” di quella poesia è un mio personaggio.

e nemmeno io sono la sua mamma :) 

LINNIO ACCORRONI aggiunse:

Molto bella davvero. L’incipit della boutade, sotto forma di poesia, del buon Scarpa mi ricorda un matrimonio di un mio amico  qualche anno fa . Le abbondanti libagioni, unite ad una atmosfera che sembrava a metà quella di un film di kusturica e , per l’altro verso, la rilettura, in chiave postmoderna, di antiche cerimonie bacchiche, ci indussero a considerare neppure troppo scandaloso l’invito gridato dal nostro caro simposiarca verso la propria mamma, affinchè mostrasse a tutti i presenti il luogo da cui era partito il suo ondivago e tortuoso percorso esistenziale : forse la perifrasi era meno roboante e più diretta, ma il senso era quello. La mamma, che fra l’ altro era anche una gran bella signora, non cedette, con gran scorno dei  presenti e ‘ di chi crede che la realtà sia quel che si vede’. Scarpa , comunque, è un epigono di certa antica , sana tradizione teppista e ribaldesca della nostra letteratura, anche se questa poesiucola poteva far la sua porca figura in un cd di Elio e c. linnio. –

(Immagine di Scarpa da http://www.uni-stuttgart.de/uni-kurier/uk80/img/foto58.gif )

 

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42 commenti
  1. diait permalink

    Fantastica, Laura. Gli dà una pista, a Scarpa!
    linnio, kusturica non lo reggo assolutamente.

  2. La boutade di Scarpa prende vita grazie all”ironico contraltare di Laura…

  3. diait permalink

    .. e annàmo, su. Parolacce e paroloni (me ne fotto e scintilla terrea), e affettazione manierata callida.

    (*scintilla terrea, in che senso?)

  4. diait permalink

    le mie, ovvietà….

    • … mi torna sempre in mente quando la mia primogenita mi chiama proprio mammina cara (e io rabbrrrrividisco 😉 )
      Per alleggerire i toni, una serie tv che ho amato molto

      • diait permalink

        l’ho seguita tutta con le mie nipoti… Fantastica.Ma poi, lei, si è rimessa col gestore del diner? Lo sai che non me lo ricordo?

    • diait permalink

      per la mia personale carrellata di bad mothers, con Wandina e Mammina cara

      • diait permalink

        scusate, l’ultima, promesso. E’ che una cattiva madre tira l’altra…

  5. Potrei aggiungere la copertina di “Quella bruttacattiva della mamma!”… (terrificante la clip da ‘Mammina cara’)

  6. diait permalink

    Tra le mommie dearest nostrane, e per fare esempi meno “estremi”, citerei la signora Wanda Sicardi Venditti, buonanima, come la racconta suo figlio, Antonello, in un libro che – nelle parti che la riguardano – ho trovato sorprendente: “L’importante è che tu sia infelice” (la frase che amava ripetere al figlio, quando voleva fare di testa sua).

    Nel suo piccolo, mettendo i fatti nero su bianco senza drammatizzarli (l’amore materno? dipende), e senza neanche abbandonarsi a vittimismi o a demonizzazioni, Venditti ha infranto un tabù, qui da noi. Ricordo la Bignardi che alle Invasioni barbariche lo rimproverava bonariamente…. Ma dài, in fondo lei lo faceva perché ti voleva bene… Sì, come no.

  7. diait permalink

    aggiungi la copertina, lucio. Per una volta che potevi autopomparti risparmiandomi tempo!

  8. @pirulix e diait. la copertina di “Qbcdm” in coda al testo. Illustratore: Federico Maggioni (mica cotiche!).

  9. diait, questo film lo ricordi?

    • diait permalink

      Come no, un altro nostro cavallo di battaglia (come Amiche Nemiche), nel ramo film su madri e figlie. Fantastico, e con una strepitosa Winona Ryder.

      Diciamo che la madre di Sirene e quella di Una mamma per amica appartengono al tipo delle madri-bambine, che generalmente crescono bambine-madri. Nei film c’è spesso un lieto fine, che nella vita c’è meno spesso…

  10. quasi d’obbligo

    • diait permalink

      assolutamente! La jewish mother è un classico. E Woody Allen (quando era ancora lui) pure.

      • diait permalink

        Ma per una kinghiana come te, non si prescinde da questo esempio di amore materno:

      • Hmmm… la signora white…
        Da kinghiana io non prescindo da Dolores Claiborne, da un bel racconto di Stagioni Diverse, Il metodo di respirazione e soprattutto da Nellie Ruth Pillsbury King, la grande mamma del RE…
        Consiglio a tutti Dolores Claiborne nell’ impeccabile, come sempre, dobnerizzazione italiana 😉

  11. diait permalink

    ho visto il film, “L’ultima eclissse”, e nonostante il tormentato rapporto madre-figlia, direi che Dolores è una moglie (giustamente) assassina, più che una cattiva madre.

  12. diait permalink

    se ho capito bene, leggendo la biografia di King, papà Edwin un bel giorno dice “vado a comprare le sigarette” e non si fa più vedere. Magari Ruth, l’ha fatto fuori come Dolores (per i suoi buoni motivi, anche lei), e madre e figlio si porteranno questo segreto nella tomba….

    • Ossignore diait che idea stereotipata che hai di King 😀
      Il padre del Re in realtà si fece un’altra famiglia… banalmente, come spesso capita 😦

  13. diait permalink

    come stereotipata? Ho solo pensato che magari King un pensierino ce l’aveva fatto, a un finale meno banale della storia…

    • Boh, stando a facili psicologosmi da rotocalco femminile si può senza ombra di dubbio dire che King abbia elaborato l’abbandono paterno attraverso le sue storie (miiiiii’ che ovvietà!)… e penso a tutti i genitori protagonisti delle storie kinghiane, veri o “putativi”…
      Il papà più noto ai non kinghiani Jack Torrance, che nel romanzo è ben diverso dal suo corrispettivo cinematografico kubrickiano

      • diait permalink

        ma il mio non era psicologismo: immaginavo un retroscena kinghiano per una vicenda che lo riguarda. Stephen scrive Dolores Claiborne, storia di una donna che uccide il marito ubriacone e violento quando scopre che molesta la figlia. E dedica il libro a sua madre. Ho fatto un 2+2 e mi sembrava che il 4 potesse anche starci…

      • Ma è questo tipo di stereotipo che non si addice a King, imho

      • diait permalink

        Giusto.

      • Nel senso di non attribuire all’autore le caratteristiche comportamentali dei suoi personaggi… hai presente quanto ha scritto Eco nella Bustina di questa estate o quello che ha ribadito lo stesso Scarpa nel post di Lucio (l’io della poesia è un personaggio, non l’autore)

  14. una mamma “epica”

  15. E un!altra faccia della maternità …

    • diait permalink

      Sì, la madre dolente che, nella sua versione aggiornata, fa a cazzotti per fare entrare la figlia-bambina nei casting per la pubblicità o per le sfilate di moda baby, e la figlia-adolescente nel casting per Striscia o Grande Fratello. E con chi se la prendono, Cosenza e Lipperini? Con i pubblicitari, col grande capitale, con Antonio Ricci, con Berlusconi, con l’immaginario maschile pervertito e la congiura demo-pluto-giudaico-maschilista che vuole la donna in catene… Seee, addio.

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