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BOCL N. 17 (SERGIO GARUFI: “IOOOOO E BORGES”)

23 maggio 2012

(Jorge Luis Borges )

martedì, luglio 18, 2006

Iooooo e Borges (1) 

Il 15 luglio ultimo scorso in “Nazione Indiana” il borgesologo Sergio Garufi ha pubblicato l’articolo “Il ventennale della morte di Borges“, già uscito su STILOS di giugno. Gli appassionati di filologia comparata potranno confrontare quel testo con il seguente contributo giovanile, pubblicato in it.cultura.libri il 22 gennaio 2003:

“La prima volta che incontrai Jorge Luis Borges fu nel marzo dell’84. Lo leggevo in modo monomaniacale già da tre anni, ed ero talmente fanatico da credere che rappresentasse il momento centrale della storia della letteratura universale: tutto ciò che lo aveva preceduto preparava il suo avvento, tutto ciò che sarebbe seguito non avrebbe potuto prescinderne. A quel tempo avevo vent’anni, sognavo di diventare uno scrittore e i miei timidi esercizi letterari non erano altro che dei maldestri tentativi di imitare il suo stile. Un mattino seppi che il giorno seguente si sarebbe trovato a Vicenza per una conferenza all’Accademia Olimpica. Presi il treno e ci andai, ma della conferenza capii poco o nulla, perché purtroppo parlava in francese (sentendosi indegno di usare l’italiano). Un giornalista mi rivelò che l’indomani sarebbe stato a Venezia, per un convegno della Fondazione Cini all’isola di San Giorgio. Sapendo che alloggiava nell’Hotel Londra Palace sulla Riva degli Schiavoni, presi un appuntamento telefonico tramite la sua segretaria, Maria Kodama, spacciandomi per uno studente di lingue che stava scrivendo la tesi di laurea su di lui. La mattina dopo mi presentai alla reception e la Kodama mi concesse un colloquio di un’ora, mentre faceva colazione. Fui accompagnato in camera da un inserviente e, quando si aprì la porta, l’emozione era tale che esitai qualche secondo a entrare. Borges, accortosi della mia esitazione, mi accolse ironicamente con i versi dell’Inferno di Dante (“Lasciate ogni speranza o voi che entrate”). Mentre lo aiutavo a bere il cappuccino (dato che era cieco), discutemmo soprattutto di poesia, e mi disse quelli che per lui erano i versi migliori di diverse lingue (Virgilio per il latino, Dante per l’italiano, Hugo per il francese, Jafez per l’arabo, Shakespeare per l’inglese, Silesius per il tedesco, Quevedoper lo spagnolo). Aveva una voce flebile e un modo di conversare garbato, discreto e generoso, attribuendomi idee che non mi sarei mai sognato di avere. Ebbi l’impressione di essergli risultato simpatico, e, al termine del colloquio, mi feci firmare una copia di ‘Finzioni‘. In seguito lo incontrai altre volte: alla Fondazione Verdiglione di Senago, all’Università Statale di Milano per una movimentata conferenza della Aging Foundation, a Volterra per la consegna del Premio Etruria, e soprattutto a Roma, dove rimanemmo insieme per 4 giorni (laurea honoris causa alla Sapienza, conferenza all’Accademia dei Lincei, mostra all’Istituto Italo-LatinoAmericano etc.). Di quei giorni a Roma conservo molti ricordi e qualche fotografia. Passeggiavamo insieme e si teneva al mio braccio, mi chiamava per nome, riconosceva la mia voce e si rivolgeva a me con un tono quasi paterno, lamentando che leggessi solo lui a discapito di tanti altri autori ben più importanti. Poco dopo morì a Ginevra, e io cercai di seguire il suo consiglio, dedicando le mie attenzioni ad altri scrittori. Un po’ per indolenza e un po’ per scarsa fiducia nel mio talento, negli anni successivi molto saggiamente abbandonai, non senza qualche rimpianto, il progetto di diventare uno scrittore, ma continuai a coltivare nel tempo libero la mia passione per l’arte e la letteratura. A un certo punto della mia vita Piero della Francesca rappresentò, per diverso tempo, quello che fu Borges anni addietro. Letture forsennate, viaggi e visite ai musei che esponevano le sue opere, ricerche in biblioteche e archivi. Un giorno trovai, su una monografia ben documentata, l’accenno a Piero in una cronichetta locale del 1556. Si trattava di un modesto contributo, reso noto più che altro perché confermava la tesi del Vasari secondo cui l’artista di SanSepolcro, verso la fine della sua vita, diventò cieco. In questo libriccino, in cui tale Berto degli Alberti intervista degli anonimi cittadini di SanSepolcro chiedendogli della loro vita, vi è un colloquio interessante fra l’autore e Marco di Longaro, un anziano fabbricante di lanterne che rammentava quando, da bambino, accompagnava per le vie anguste e buie del suo borgo ‘il pittore eccellentissimo che era accecato’. Al di là del modesto contenuto di quei discorsi, le parole di Marco di Longaro mi commossero perché, per molti versi, mi ci immedesimai. Non so se quel fabbricante di lanterne di cinque secoli fa ebbe qualche aspirazione che non si realizzò, o a cui dovette rinunciare. Però, pur non conoscendo i suoi sogni, sentii che quelle parole esprimevano un tono che era un misto di rimpianti e di serena accettazione. Forse i rimpianti riguardavano, molto semplicemente, gli anni perduti, il tempo che scorre inesorabilmente, l’impossibilità di tornare indietro; o forse, in quel preciso istante in cui parlava con Berto degli Alberti, Marco di Longaro aveva tracciato una sorta di bilancio della sua vita, come se si fosse improvvisamente reso conto che, a più di settant’anni di età e nonostante la moglie e i figli adorati, la discreta salute e un dignitoso benessere, la sua anonima esistenza sarebbe passata alla Storia solo per quei fugaci e inconsapevoli momenti della sua giovinezza in cui porse il braccio al grande artista cieco. Anch’io insomma, nonostante a tratti il mio ‘daimon’ (come Hillman chiama la vocazione segreta – presente in ognuno di noi – che spinge per realizzarsi) si agiti e provi a riemergere, e nonostante cerchi con fatica di seguire il saggio monito de ‘L’Imitazione di Cristo’ (‘ama nesciri’, cioè compiaciti di essere ignorato), a volte temo che non mi capiterà molto altro di importante nella vita. Ma è la tristezza di un attimo, perché subito dopo penso che, come dice il testo di una bella canzone di Niccolò Fabi, ‘non è la vittoria / l’applauso del mondo / di ciò che succede / il senso profondo’.”

Garufi aveva nel mittente …@spazipalladiani.it e l’aggettivo “palladiano” ricorse in vari miei sfottò successivi. In quel periodo mi firmavo ESIU LAICHIT e risposi:

> Lo leggevo in modo monomaniacale già da tre anni, ed ero  talmente fanatico da credere che rappresentasse il momento centrale della storia della letteratura universale… A un certo punto della mia vita Piero della Francesca rappresentò, per diverso tempo, quello che fu Borges anni addietro… a volte temo che non mi capiterà molto altro di importante nella vita.

Molto carino il tuo racconto sull’uccisione di ben due padri. Vedrai che, un po’ per volta, risolverai l’Edipo anche tu.”

Un giorno tale Elisabetta – sempre in it.cultura.libri – chiese:

“E chi è Sergio Garufi?”

Risposi, celiando:

“Un venditore di divani finto-antichi. Da studente riuscì a farsi ricevere da Borges con uno stratagemma e da allora non fa che ripetere ‘Ricordo che un giorno iooooo e Borges…‘:-)”

Qualche mese dopo iniziai – appunto – la miniserie “Iooooo e Borges“, di cui recupero oggi la puntata

                          “UN NATALE SENZA REGALI“.

«Ricordo che un giorno decisi di fare a Borges una sorpresa.
“Un Natale senza regali non è un Natale!”, gorgogliai entrando.
(“Questa l’hai presa da ‘Piccole donne’!”, osservò subito il mio dottissimo amico.)
“Ti ho portato qualcosa di mooolto speciale”, proseguii ignorandolo.
“Un divanetto Luigi Ventitreesimo, suppongo”, azzardò il maestro.
“Ma no, ma no. Ecco, guarda, queste sono per te”, trillai.
Così dicendo, gli svolsi sotto il naso un magnifico paio di pantofole palladiane che gli avevo ricamate io stesso nel corso di molte sere d’inverno.
Lui le tastò alla cieca (era cieco) ed esclamò:
“Ah, ho capito. Sono dei paraorecchie. Li desideravo fin dai tempi dell’Aleph. Grazie, Sergio, sei stato davvero carino.”
La voce gli tremava, era visibilmente scosso dal mio gesto. Si avvicinò le pantafole palladiane alle orecchie e sussurrò:
“Sei un bravo ragazzo, Sgarufone. Sento che andrai lontano e diventerai una grande firma di Icl.”
Scoppiai in un sobrio pianto.» (continua)

(da “Iooooo e Borges“, di Sergio Garufi, Edizioni Palladiane)

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(Sergio Garufi)

mercoledì, luglio 19, 2006

IOOOOO E BORGES (2)

Scriveva il borgesologo Sergio Garufi il 13.7.06 nello spazio-commenti di Lipperatura (post “LA BATTAGLIA DEI CAMPI CATALAUNICI“): 

“Sono stato tratto in inganno dal titolo. nella vana speranza di leggere qualcosa sul mitico scontro fra ezio & teodorico contro ‘le orde sciamanti di sfrenata ferocia’ della ‘paurosa gente nomine unni’, mi son sucato tutto il delirante pezzo del baricco. comunque leggerlo è sempre istruttivo. mi rammenta quella massima latina, che (più o meno) dice che ‘ex absurdo sequitur quodlibet’. parte da delle premesse campate in aria, e sopra ci edifica un sistema di pensiero. un po’ come in quella mirabile centuria del manga, quella con lo scapolo che crede di aver ucciso sua moglie, poi si ricorda che è scapolo, allora si chiede perché non ha una moglie. l’hanno tutti. chi è lui, un cane rognoso? perché sua moglie è riuscita a non farsi sposare? o è lui che non l’ha sposata? il giorno prima delle nozze è fuggita con un prete eretico. ma non è lui quel prete? quella donna è fuggita con lui? o con un altro? chi è fuggito? “che puttana”, dice, e cerca la chiave in tasca, lacrimando, con una smorfia di disprezzo… (Scritto da: sergio garufi | 13/07/06 a 23:56 )

La centuria mi è parsa mirabile davvero, tanto che non mi sono peritato di osservare:

“Splendido intervento di Garufi, giovane promettentissimo:- )
P.S. Sergio, perché non ti proponi come autore a giuliomozzi per vibrisselibri?” (Scritto da: Lucio Angelini | 14/07/06 a 08:19 )

E Garufi:

“lucio, se non la finisci di pigliarmi per il culo ti rifilo una capocciata sullo sterno e poi mia madre chiederà i tuoi testicoli su un piatto d’argento 🙂 ” (Scritto da: sergio garufi | 14/07/06 a 09:55 )

Allora a me è tornata in mente un’altra puntata di “Iooooo e Borges” quella del 5 agosto 2003:

                           LE PRIME CAREZZE

«Ricordo che un giorno iooooo e Borges avevamo una gran voglia di parlare di ermeneutica dell’antifrasi e tutto d’un tratto lui mi domandò: “Ma tu, Sgarufone, dimmi la verità, non trovi che la paretimologia e la metatesi siano gli ingredienti base di ogni malapropismo?”
“Sicuro!”, lo rassicurai io. E aggiunsi: “Naturalmente non mi riferisco solo ai gradini più bassi della diastratia.”
Borges non pareva del tutto convinto.
“Maestro”, gli dissi allora con un sospiro. “L’epistassi dell’ocufene difficilmente potrà sussumere il verricello.”
Lui mi guardò con ammirazione, malgrado fosse cieco, e prese ad accarezzarmi il cervello.» (continua)

(Da Sergio Garufi, “Iooooo e Borges“, Edizioni Palladiane) 🙂 

Tale SEB – forse alludendo al mio “Quel bruttocattivo di papà Cacciari!” – si intromise:

“Senti un po’… qualche giorno fa ho avuto a cena, a casa mia, Cacciari e mentre si parlava di massimi (nel senso di Massimo) sistemi (anche lui sta tentando la sorte col superenalotto) non so come non so perché, gli ho chiesto: “E Angelini?”
“Du’ palle”, fa… fa perché non ha detto nulla, ma si toccava le sue.

E io a Seb:

“La risposta del vero Cacciari (non quello inventato da te) sarebbe stata:
‘Angelini? Semplicemente NECESSARIO.’ Poi, forse, avrebbe aggiunto:

‘Lui è l’Angelo della realtà,
intravisto un istante sulla soglia.
Non ha ala di cenere, né di oro stinto,
né tepore d’aureola lo riscalda.
Non lo seguono stelle in corteo,
in sé racchiude l’essere e il conoscere.
E’ uno come voi, e ciò che è e sa
per lui come per voi è la stessa cosa.

(Cfr. Stevens, ‘L’Angelini Necessario’, in Cacciari, ‘L’Angelini necessario’, Adelphi)

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giovedì, luglio 20, 2006

Iooooo e Borges (3) 

Vabbè, diciamola tutta. Adesso tra me e Garufi pare sia iniziata una sorta di disgelo, ma al tempo di it.cultura.libri ci stavamo innegabilmente sulle palle a vicenda. Io lo trovavo certamente bravo, ma spocchioso: il classico intellettualino con la puzza sotto il naso. Lui negava ogni mio merito e quando, nel 2001, un gruppo di miei denigratori si rivolse in massa all’abuseman di Infostrada affinché mi segasse l’account e mi blacklistasse, impedendomi di frequentare ulteriormente il niusgruppo, ebbe parole abbastanza malevole nei miei confronti.

Raffaele Mangano era appena apparso nel ng, e, leggendo vari commenti sull’Angelini, un giorno domandò:

“Rispondete a me che  ignoro: Angelini chi era costui?”

Il 9 novembre 2001 Mattia Signorini gli rispose:

See full size image

“Una persona che usava l’ironia per dire cose che altri non hanno saputo dire. Dalla sottigliezza che hanno confuso con arroganza. Ode all’Angelini,  che era venuto per salutarmi alla Fiera del Libro di Torino, lo scorso anno, e ho saputo che era lui solo quando sono tornato a casa. Nelle poche mail che gli ho mandato privatamente è sempre stato una bella persona. Non ha ostentato i suoi lavori con i grandi editori, e provocava chi sapeva avrebbe risposto senza capire il senso del gioco. Ode all’Angelini, chissà che ad una conferenza o l’altra ci incontreremo, perchè sono sicuro che stai leggendo, e verrai a dirmi sono l’Angelini, ed io ti stringerò la mano, e andremo a berci un caffè o una birra con la schiuma sul tavolo. Mattia.”

SGARUFONE (così chiamavo scherzosamente Garufi per farlo incazzare un po’) obiettò:  

“Al di là dello spam e degli ot in quantità industriale, al di là dei mille nick cambiati di continuo che lo rendevano infiltrabile, al di là del quoting sporco e dell’usare nomi e indirizzi e-mail altrui (che gli valsero la famosa prima segnalazione di bianchi), al di là delle patologiche manie di persecuzione e delle personalità multiple che dialogavano fra loro, al di là del fatto che parlava di sé in terza persona, al di là del fatto che anche quando si è trasferito in un ng più consono, per discutere dei cazzi suoi con infostrada dandoci giusto qualche ora di respiro, non ha trovato un cane che gli abbia dato ragione; al di là di tutto questo, dicevo, che molti di noi hanno sopportato con buddistica rassegnazione, la cosa che m’infastidiva di più e che nessuno – che io ricordi – gli ha mai fatto notare, era che quando litigava con qualcuno usava l’arma più volgare e becera che esista: gli storpiava il nome al femminile. Peltio diventava così Peltia, Ron Ronalda etc. Sai, Mattia, chi è l’unico che ancora fa di ‘ste cose, cioè che ancora usa la storpiatura del nome come un modo per denigrare l’avversario? Emilio Fede. Già, proprio lui. Come quando Casarin lo chiama Casareccio, con tutte le varianti denigratorie possibili e immaginabili di quel nome. Eppure perfino lui, il principe del trash involontario, adopera con parsimonia la storpiatura al femminile, che implica la subdola volontà di dare dell’omosessuale all’interlocutore, facendo anche capire, in questo modo, quale considerazione si abbia dell’universo femminile. Vengo ora a sapere da Bonardi che su it.cultura.linguistica.inglese, che io non frequento, Angelini era solito dare della puttana alle donne con cui litigava e dell’omosessuale agli uomini. E questa c’è ancora qualcuno che la chiama sottile ironia. Mattia, tu sei un bravo ragazzo. Io e Nicole, che ti abbiamo incontrato a Torino, abbiamo avuto la stessa impressione positiva. Ma di persone e di libri, mi spiace, non capisci proprio niente.”

Contestai:

> usare nomi e indirizzi e-mail altrui (che gli valsero la famosa prima segnalazione di bianchi)

Falso. Falsissimo. Fui semmai io a protestare perché qualcuno inviò un
messaggio a mio nome. Nel mio pseudo-morphing (= di tipo parodistico) avevo sempre cura di deformare in qualche maniera il nick del parodiato (Es: Kiko Ciatto in Kiko Sciatto)  e di rendere evidente che si trattava di un mio scherzo.

> in un ng più consono, per discutere dei cazzi suoi con infostrada dandoci giusto qualche ora di respiro, non ha trovato un cane che gli abbia dato ragione

Anche qui non hai capito una mazza: mi sono cacciato di proposito nella
bocca del leone (= il ng frequentato dai collaboratori dei provider, che NON potrebbero in NESSUN CASO darmi ragione, – visto che nessuno sputa nel piatto in cui mangia), per ragioni ben diverse. E ho ottenuto anche degli imprevisti risultati, che non anticiperò certo a te

> nessuno – che io ricordi – gli ha mai fatto notare, che quando litigava con qualcuno usava l’arma più volgare e becera che esista: gli storpiava il nome al femminile

Ne ho spiegato io stesso, più volte, la ragione. Pongo al femminile i nomi di coloro che si atteggiano a PRIMADONNA, per gioco e non certo per sprezzo dell’altra metà del cielo. Come fai a essere così perennemente in malafede?

> Eppure perfino lui, il principe del trash involontario, adopera con  parsimonia la storpiatura al femminile, che implica la subdola volontà di dare dell’omosessuale all’interlocutore

Se è questo quello che hai capito (un paio dei miei migliori amici sono omosessuali dichiarati) non mi resta che scuotere la testa. Ahimè, Sgarufone, che livello!

> Vengo ora a sapere da Bonardi che su it.cultura.linguistica.inglese, che io non frequento, Angelini era solito dare della puttana alle donne con cui litigava e dell’omosessuale agli uomini

L’importante, per te,  è prendere per oro colato qualunque cosa venga affermata dai miei denigratori.

> Mattia, tu sei un bravo ragazzo. Ma di persone e di libri, mi spiace, non capisci proprio niente. 

Al tuo confronto ne capisce fin troppo. (Eccetera).

Insomma tra me e Garufi non correva certo buon sangue. Da un lato, è vero, il più delle volte io andavo in it.cultura.libri solo per sgranchirmi le gambe tra una traduzione e l’altra e CAZZEGGIARE un po’ (mica come qui su “CAZZEGGI LETTERARI”!):-), dall’altro Garufi era in preda a un livore antiangelinesco davvero esagerato. Vabbè, acqua passata… Veniamo, piuttosto, alla nuova puntata di “Ioooo e Borges”…

                          IL PRIMO LITIGIO (PROVERBI)

«Quel giorno avevo messo a dura prova la pazienza di Orghe Borghes, sottoponendolo a un’interminabile serie di questionari a risposta multipla suggerita: se preferisse la carne o il pesce, il dolce o il salato, l’antico o il nuovo testamento, la birra chiara o la birra scura, eccetera… e nel caso di quanto (di gran lunga, di molto, di poco)… Ero intenzionato a cogliere ogni sfaccettatura della sua affascinante personalità, comprese le meno risapute.
Lui fu dolce con me e fece del suo meglio per nascondere gli sbadigli e i colpi di sonno che questo tipo di indagine a tappeto inevitabilmente comporta.
Solo verso mezzanotte – esausto – protestò che forse era il caso di aggiornarci all’indomani.
“Potrei… potrei chiedere ospitalità per la notte?”, azzardai arrossendo.
“Mi spiace, non saprei dove sistemarti. Non ho brande di scorta…”
“Nessun problema”, lo rassicurai. “Ho qui in cartella un divanetto palladiano gonfiabile e telescopico. Sarà pronto in un attimo.”
La prima notte fu bellissima: ricordo che ero così emozionato che non riuscii a chiudere occhio. Coglievo nel buio i suoi sospiri, le mezze parole ciancicate nel sonno, i peti a volte terribilmente stentorei che fuoriuscivano dalle sue coltri… ma amavo tutto di lui.
Il terzo giorno, a metà mattina, Orghe Borghes si lasciò sfuggire un distratto: “L’ospite è come il pesce/dopo tre dì rincresce…”
“Non mi piacciono i proverbi”, chiarii subito. “Vengono spacciati per perle di saggezza popolare, mentre il più delle volte sono solo banalità sentenziose che girano intorno a temi ricorrenti: la misoginia feroce, il qualunquismo più becero, la rassegnazione e il fatalismo. Poi, a ben vedere, il contenuto spesso è irrilevante, perché contemplano ogni tipo di contraddizione, facendosi guidare ***più dalla rima che dalla lingua*** [esempio: pesce/rincresce].”
“Altrettanto spesso, tuttavia”, obiettò Orghe Borghes, “contengono un fondo di verità.”
Non ricordo bene come accadde, ma di lì a poco io e il mio divanetto palladiano ruzzolavamo sgangheratamente giù per le scale.
Mi vennero in mente certi post di Maria Strofa sulla terribilità del genio visto da vicino, ma – adesso che grazie ai miei astuti quiz avevo colto pressoché ogni sfaccettatura della sua proteiforme personalità – sapevo bene che cosa fare per continuare a gustare i frutti (in ogni senso, anche metaforico) del mio ben architettato approccio all’Argentino: “Dare tempo al tempo”, perché “Solo con il tempo e con la paglia maturano le nespole” (tempo e nespole, peraltro, non facevano nemmeno rima)…  » (continua)

[da Sergio Garufi, “Iooooo e Borges“, Edizioni Palladiane.]

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venerdì, luglio 21, 2006

Iooooo e Borges (4)

“Nazione Indiana è il blog che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato a scrivere. Qui ho appreso la passione per la letteratura… “: inizia così un recente intervento – deliziosamente parodistico – di Sergio Garufi nello spazio-commenti del post “Statistiche primaverili” (Nazione Indiana, 18 luglio 2006). Questa la conclusione: “La storia di NI è a una svolta. Da critico e da lettore che scende in campo, senza nessuna timidezza ma con la determinazione e la serenità che la vita mi ha insegnato, vi dico che è possibile farla finita con una cultura di chiacchiere incomprensibili e di stupide baruffe. Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di una NI più giusta, più prospera, più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo. Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo indiano.”

La Lipperini ha osservato:

“Sergio, mi aspetto adesso un contratto con gli e-lettori in pochi e concisi punti, da firmare in diretta.”

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Alla misteriosa “Spettatrice”, che spesso firma acuti commenti anti-autoriali in Lipperatura, ho chiesto:

“Spettatrice, stai seguendo la miniserie ‘Iooooo e Borges’ sul mio blog? Barbieri ne è estasiato:- )”  (Scritto da: Lucio Angelini | 20/07/06 a 10:06 )

E lei:

“Lucio… sì, sto seguendo i tuoi divertimenti su cazzeggiletterari. Sei sulla strada di… Munari, ma ancora con un pizzico di individualismo. Quanto sano non so, magari è il caso di chiederlo a quell’altro individualista di Garufi. Però, confermo, queste continue contaminazioni su web ci stanno rendendo un po’ meno individualisti e più empatici a dispetto dell’età, visto che neanche il buon Munari si illudeva che noi adulti fossimo in grado di uscire dal bieco individualismo acquisito. Per i bambini invece c’è speranza, soprattutto se non leggono certe diatribe moooolto individualiste sui blog 🙂 Chiaro che sto scherzando (ultimamente un sacco di gente mi prende troppo sul serio, voi no, per fortuna) e che il mio è un momento di bassa ironia, se stiamo qui a parlarci da limitati individualisti è vero che esponiamo i limiti, ma anche l’umano bisogno di comunicare e di essere, appunto, in qualche modo (e a dispetto di tante ambiguità o incazzature), collettività. Peccato che questo fatto di non essere bambini, pronti a prendere la piega collettiva, ci guasti la festa 🙂 besos”  (Scritto da: spettatrice | 20/07/06 a 20:28 )

Le ho risposto:

“Spettatrice. Garufi ha scritto un pezzo IRRESISTIBILE nei commenti al post ‘Statistiche primaverili’ in Nazione Indiana. L’ha scritto lui come INDIVIDUO. L’ha messo a nostra disposizione gratuitamente. Poi, magari, a livello personale se la tira un po’ perché in gioventù ha avuto un contatto ravvicinato del Terzo Tipo con l’Autore (Jorge Borges), ma a noi che ‘cce frega? L’importante è che il suo pezzo ci diverta e ci intrattenga, no?” (Scritto da: Lucio Angelini | 20/07/06 a 21:01 )

Ma veniamo alla nuova puntata di “Iooooo e Borges”:

               NESPOLE O SORBOLE?

«Col tempo e con la paglia maturano le nespole” continuai a ripetermi per giorni e giorni (Orghe Borghes mi aveva convinto dell’affidabilità di certi proverbi, autentiche perle di saggezza popolare.)
Riordinando gli appunti presi fino a quel momento, tuttavia, mi accorsi con raccapriccio di aver tralasciato la spinosa domanda se preferisse le nespole o le sorbole. Non c’era tempo da perdere, dovevo tornare alla carica. Telefonai alla sua segretaria Maria Kodama per chiedere un nuovo appuntamento e non osando confessare di essere ancora  Sergio Garufi, mi spacciai per il duo Mozzi & Caliceti di Stile Libero.
“Guarda, Sergio, che il maestro ti ha già perdonato!”, mi assicurò lei, mangiando la foglia.
Dalla commozione dovetti distendermi per un intero quarto d’ora sul primo divano palladiano che mi si parò a tiro.
Orghe Borghes mi ricevette in pigiama. Aveva i capelli arruffati e la  voce flebile.
“Che cosa pensi di Pinochet?”, gli domandai a bruciapelo, prima di passare al quesito che più mi stava a cuore.
“Una grande creazione di Collodi, indubbiamente”, ammise senza riserve.
“E di Dolores Ibarruri?”
“Dolores chi, scusa?”
“Ibarruri, la pasionaria.”
“Mai sentita nominare, francamente. Chi sarebbe, una nuova scrittrice? Non posso conoscere tutti, benché da più parti mi si soglia paragonare a uno specchio del mondo.”
Mi feci subito firmare una nuova copia di ‘Finzioni‘.
Poco dopo mi chiese di accompagnarlo a fare due passi. Girammo intorno al tavolo per una buona mezz’ora. Orghe Borghes si teneva al mio braccio, mi chiamava per nome, riconosceva la mia voce e si rivolgeva a me con un tono quasi paterno, lamentando che leggessi solo lui a discapito di tanti altri autori ben più importanti.
Gli confessai che sognavo di diventare io stesso uno scrittore, ma che fin allora i miei timidi esercizi letterari non erano stati altro che dei maldestri tentativi di imitare il suo stile.
“Se vuoi un consiglio”, sbadigliò Orghe Borghes, “è meglio che tu ti occupi di Piero della Francesca. Anche lui diventò cieco, verso la fine della sua vita. Dovrebbe piacerti.”
“Sì, certo, ma che ne faccio del mio ‘daimon’, come Hillman chiama la vocazione segreta – presente in ognuno di noi – che spinge per realizzarsi?”
“Ignoralo. Mettiti a vendere divani. Segui piuttosto il saggio monito de ‘L’Imitazione di Cristo’: ‘ama nesciri’, cioè compiaciti di essere ignorato.”
“E’ una parola! Ma almeno qualche sboronata su it.cultura.libri posso postarla?”
“Fa’ un po’ te.”
“C’è una cosa, Orghe, che l’altro giorno mi sono dimenticato di chiederti.”
“Quale, esattamente?”
“Se tu dovessi essere messo proprio alle strette e scegliere fra nespole e sorbole…”
“Alludi per caso alle insinuazioni di Rodriguez Monegal?”
“Quali insiuazioni?”
“Che io sia impotente.”
“Che c’entra questo?”
“Monegal sostiene che il trauma risalirebbe al mio soggiorno ginevrino, quando ero diciottenne. Mio padre, vedendomi poco socievole e sempre chino sui libri, decise di portarmi con lui in un postribolo della città, dove mi spinse ad avere un rapporto con la medesima prostituta che si era poco prima congiunta con lui. Di qui il terribile complesso edipico, di qui le frustrazioni che, a detta di Monegal, mi avrebbero portato a cercar rifugio nel piacere della lettura, misero surrogato di una felicità che la vita mi aveva negato.”
“Ma no, che dici. Io volevo semplicemente sapere se preferisci le sorbole o le nespole.”
“Lascia che – per tutta risposta – ti citi il testo di una bella canzone di Niccolò Fabi,” mi interruppe ilmaestro. ” ‘Non è la vittoria / l’applauso del mondo / di ciò che succede /il senso profondo’.  La fama, dai retta a me, è solo una forma di incomprensione. Ma ti spiace se riprendiamo il discorso in un’altra occasione? Mi è venuta una botta di tedio.”
Si era fermato davanti allo specchio, enigmatico e terrifico. Era come se perdesse la sua identità, invece di acquistarla; introiettava l’universo e lo rifletteva perché impossibile da contenere, come l’Aleph.
“Credo di sapere già tutto”, sparai un attimo prima di congedarmi. “Los espejos y la paternidad son abominables porque lo multiplican y lo divulgan”.
Borghes prese a girarsi lentamente da ogni lato per fare  il sole e gli astri celesti, la terra e poi se stesso e gli altri esseri viventi, i mobili, le piante e tutti gli altri oggetti che ciascuno può immaginare… » (continua)

[Da Sergio Garufi, “Iooooo e Borges“, Edizioni Palladiane]

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sabato, luglio 22, 2006

Iooooo e Borges (5) 

COLAZIONE DA BORGES

«C’erano giorni in cui Jorge Luis Borges pareva stranamente assente.
“Ciao, Orghelluigi!”, lo salutai una mattina.
Non mi rispose.
“Mi piaci quando taci/perché sei come assente”, incalzai.
Silenzio.
“E mi ascolti da lungi/e la mia voce non ti tocca…”
“Sarai mica quel rompi ‘oglioni di Garufi”, sbottò all’improvviso. “Oh, no!”, gemette.
“Sei di cattivo umore, Orghelluigi?”
“No, ma Neruda di primo mattino mi va per traverso. Che sei venuto a fare?”
“Sono qui per quell’intervista… sai bene che sto scrivendo una tesi su di te.”
“Un’altra ancora? Ma se sono tre mesi che mi devasti le palle con codesta scusa. Davvero ho esaurito gli argomenti. Non ho altro da dirti, credimi. Lasciami in pace. Sparisci.”
“Vorrei almeno aiutarti a fare colazione…”
“Non serve. Mi aiuto da me.”
Capii che aveva bisogno di riflettere e mi ritirai con discrezione.

“Se solo mi avesse dato un’altra chance”, sgarufai tra me e me, “avrei potuto citargli in spagnolo – chessò io? – Los Marcellos Ferial… “

Ridiscesi mestamente le scale, borbottando: “Cuando calienta el sol aquí en la playa, siento tu cuerpo vibrar, cerca de mí» (continua)

(da “Iooooo e Borges“, di Sergio Garufi, Edizioni Palladiane)

“Il narratore non è comunque autore?” [chiesero un giorno a Wu Ming 1]

“Certamente sì, [rispose] ma il punto è che non è (non dovrebbe concepirsi in quanto) Autore. In quella maiuscola reverenziale (che c’è e pesa anche se non la si scrive e non la si può pronunciare) risiede il problema. E’ la stessa maiuscola che stabilisce d’arbitrio la differenza tra le arti e l’Arte, tra l’artista e l’artigiano. Sostanzialmente, gli autori dovrebbero tirarsela di meno, e capire che non sono affatto esseri fuori del comune, anzi, sono ‘dentro il comune’, nel regno di ciò che è condiviso da una società. Come ha scritto Stewart Home: ‘Si comincia con l’Autore, e si finisce con l’Autorità’. Noi pensiamo che partendo dagli autori (al plurale e senza la maiuscola) si arrivi tutt’al più all’autorevolezza, quel punto in cui esiste sì un ‘valore aggiunto’ (quello di un lavoro fatto bene) ma non c’è alcun tipo di imposizione né di coercizione.”

(DA http://win.girodivite.it/antenati/xxisec/wuming/wuming_intervista.htm )

E un altro giorno:

“Di ‘biopic’ sui Grandi e Grandissimi Artisti, la loro Ispirazione, la loro Superiore Sensibilità, il Titanismo, l’Ego che si espande fino a invadere ogni spazio, il loro essere maudits /incompresi/ribelli/irregolari/martiri della creazione, vissi d’arte vissi d’amore, live fast die young ecc. ce ne sono già fin troppi. Si potrebbe scrivere un romanzo in cui la Musa , stanca di essere tirata per la giacchetta di questo mondo, manda l’eroico Autore a fare in culo.” 

——–

lunedì, luglio 24, 2006

Iooooo e Borges (6) 

Il 16 gennaio 2002 Sergio Garufi scrisse su it.cultura.libri:

Borges, a chi pretendeva da lui giudizi politici assennati (o a chi gli rimproverava scelte politiche sbagliate), replicava divertito che nessuno (o quasi) si aspetterebbe che un politico esprimesse autorevoli valutazioni critiche su un romanzo…”

e più giù nel thread:

“Il caso che citavo di Borges in questo è molto simile. Le sue opinioni politiche, espresse in modo naif, da dilettante, e solo dietro specifica richiesta di qualche giornalista, gli hanno nuociuto non poco (la mancata assegnazione del Nobel, per esempio, dipese in gran parte da questo). Borges ha detto un sacco di fesserie parlando di politica. Non che si ritenesse un esperto di politica, tutt’altro. Era solo un grande scrittore, che, come molti di noi, diceva come la pensava, dichiarava per chi aveva votato. Come scrittore godeva di tutta la mia stima, come politico non l’ho mai considerato un punto di riferimento. L’unica obiezione sensata che mi sento di condividere, a questo proposito, è il fatto che Mennea e Borges, in quanto personaggi pubblici, avrebbero dovuto usare una maggiore cautela nelle loro esternazioni, perché queste hanno un’eco e una capacità di influenzare e condizionare la gente comune maggiori di quelle di una persona qualunque. Comunque, l’errore madornale di attribuire, a chi possiede particolari attitudini (sportive, caratteriali o intellettuali), una speciale competenza in ambiti diversi dal proprio, è, purtroppo, molto più diffuso di quel che si pensi, e la colpa, in ogni caso, ricade maggiormente su chi prende per oro colato le opinioni politiche di un poeta e di un corridore, su chi li eleva a guru, non su chi le esprime. Di solito io preferisco i paradossi alle tautologie, ma in certi casi queste ultime si rendono necessarie, sono meno affascinanti ma ci riportano coi piedi per terra. Uno che corre veloce è uno che corre veloce, un grande poeta è un grande poeta, uno simpatico è uno simpatico; niente di più e niente di meno. Cosa passi per la loro testa è difficile dirlo, forse il vuoto siderale o forse un ingorgo di sinapsi; di certo c’è solo il fatto che quelle specifiche attitudini non garantiscono, di per sé, né l’uno né l’altro… In conclusione, la logica ci insegna che un bravo politico non è necessariamente un critico letterario fidato, un cuoco sopraffino può pure essere un figlio di puttana, un grande scrittore sovente non capisce una mazza di politica, e un simpaticone che parla di letteratura spesso e volentieri spara solo cazzate.”

A lui Alfio Squillaci

(della webzine “La Frusta”: http://www.homestead.com/lafrusta/)

> Borges ha detto un sacco di fesserie parlando di politica.
> Non che si ritenesse un esperto di politica, tutt’altro…

“Ma caro Sergio non occorre mica essere esperti di politica. Non è una scienza, la politica, non è la meccanica quantistica, bensì l’eplicitazione di una visione del mondo attraverso delle opinioni. Si tratta di rispondere a queste domande: Vuoi dare la terra ai contadini? Vuoi far votare le donne? Come debbono essere i tributi, progressivi rispetto al reddito oppure no? Occorre imporre delle tasse alle importazioni? La giustizia deve essere uguale per tutti? Tolleri la raccomandazione e chi la tollera? ecc ecc A tutte queste domande si risponde in genere con un voto, almeno  in quei paesi in cui ciò è possibile, in altri si esprimono solo delle opinioni. A me interessa sempre sapere quali sono le opinioni politiche di uno scrittore, rispetto alla sua epoca, beninteso. Ne traggo preziose informazioni sulle sue tensioni morali e intellettuali. Ad esempio credi proprio che il cattolicesimo liberale di Manzoni nulla abbia a che fare con la sua estetica democratica e le sue opzioni linguistiche?”

Il 20 marzo 2004 Sergio Garufi tornò sull’argomento:

“eh, ricordo un thread in cui affermavo che le opinioni politiche degli scrittori vanno prese con le pinze (lo sosteneva borges), né più né meno di quelle letterarie pronunciate dai politici; anche per evitare di considerarli dei guru; e homais [= Alfio Squillaci] mi rispose che la politica la possono fare tutti, basta rispondere a quesiti tipo “volete dare il voto alle donne?”, o “siete d’accordo nel concedere le terre ai contadini?” 🙂

E Alfio:

“caro Sergio, non ricordo esattamente il contesto, ma se posso interpretarmi, ribadisco che la politica non è misteriosofia. Puoi fare lo screening di chiunque a seconda delle risposte che ti dà sulla proprietà, sulle guerre, sulle paci e sulla necessità o meno della tassa sui cani… Altre cose sono le ideologie, ossia quelle rappresentazioni mentali, anche dei più sofisticati intellettuali che li portano a vedere fischi per fiaschi… L’ideologia di buona parte del proletariato italiano, attualmente, è quella di un miliardario…”  

Ma veniamo alla nuova puntata di “Iooooo e Borges”

            UNO SCHERZO MAL RIUSCITO

«Ricordo che un giorno decisi di fare a Borghes uno scherzo. Lo raggiunsi da dietro in punta di piedi e gli coprii gli occhi con le mani.
“Cucù, chi sono?”
“Togli quelle manacce, ché tanto sono cieco”, sbuffò Orghe infastidito.
“Ooops, perdona la gaffe. Ma indovina chi sono?”
“Sei Garufi.”
“Acqua.”
“Ma sì che sei Garufi.”
“Invece no. Sono Adolfo.”
“Adolfo chi?”
“Adolfo Bioy Casares.”
“Ma fammi un piacere. Sei quella piattola di Garufi.”
Insistetti ancora un po’, ma non ci fu verso di inculcargli il sospetto che potessi essere davvero Adolfo Bioy Casares.
E pensare che, per risultare il più convincente possibile, avevo mandato a memoria tutti i titoli delle opere che i due avevano scritto insieme (“Sei problemi per don Isidro” e tutti gli altri).
Quando vidi che il mio scherzo l’aveva solo – imprevedibilmente – intristito, per fargli tornare il sorriso sulle labbra presi a canticchiargli in un orecchio ‘Don’t cry for me, Argentino’.
Ma Orghe si arrabbiò ancora di più. Corse a chiudersi in bagno e per diverse ore non volle più saperne di uscire… » (continua)

(da Sergio Garufi, “Iooooo e Borges“, Edizioni Palladiane)

martedì, luglio 25, 2006

Iooooo e Borges (ultima puntata) 

(“Garufi, sei tu?”)

Al tempo in cui la miniserie “Iooooo e Borges” apparve per la prima volta in it.cultura.libri, la compagine critica del newsgroup si scompaginò in due sottogroup: detrattori (rare dozzine), estimatori (un buon paio)…

Lo strizzacervelli Severino, per esempio, (forse ferito dalla mia frase: “la tua cultura si riduce tutta a una semplice infarinata degli uberti🙂 “, decise di  scomodare addirittura HUME, per umiliare il mio talento autoriale:

it is worthy of observation concerning that envy, which arises from a superiority in others, that it is not the great disproportion betwixt ourself and another, which produces it; but on the contrary, our proximity. a common soldier bears no such envy to his general as to his sergeant or corporal; nor does an eminent writer meet with so great jealousy in common hackney scriblers, as in authors, that more nearly approach him. it may, indeed, be thought, that the greater the disproportion is, the greater must be the uneasiness from the comparison. but we may consider on the other hand, that the great disproportion cuts off the relation, and either keeps us from comparing ourselves with what is remote from us, or diminishes the effects of the comparison. resemblance and proximity always produce a relation of ideas; and where you destroy these ties, however other accidents may bring two ideas together; as they have no bond or connecting quality to join them in the imagination; it is impossible they can remain long united, or have any considerable influence on each other”.

così david hume (treatise VIII, 56), dimostra che davvero il soldataccio semplice angelini *non può* essere invidioso dell’ufficiale garufi. sembra assurdo, ma è così.”

Gli risposi:

“Ricordo che al tempo in cui frequentavo il corso ufficiali alla Scuola di Guerra di Firenze (alle ‘Cascine’, per la precisione), un giorno si presentò all’ingresso il venditore di divani Garufi e chiese di potermi intervistare, adducendo di stare scrivendo una tesi su di me. In seguito avrebbe ripetuto il giochino con Borges e altri minori…:-) ”

Poiché Severino insistette con altre cattiverie, aggiunsi:

“A’ Severino, famme un piascère: go hume!”

A dar man forte a Severino scese allora in campo il dottissimo Linnio Accorroni (nickname ‘Gonzpir’), altro mio denigratore storico:

> così david hume (treatise VIII, 56), dimostra che davvero il soldataccio semplice angelini *non può* essere invidioso dell’ufficiale garufi. sembra assurdo, ma è così. 

“In sovrammercato, ci sarebbe la storiella di quel poveraccio, che sta ai crocicchi, brutto, vecchio, nano e orrendo, senza soldi, senza auto e senza donne e grida giulivo ‘A frocio!’ –  perché convinto che il vero disgraziato sia l’altro – al sopraggiungere della macchina del frocio di successo, bello, giovane, pieno di soldi, con l’auto di lusso piena di uomini. linnio.”

Obiettai:

“Cioè quest’ultimo sarebbe Sgarufone e io il nano orrendo? Gonzpir, questa sì che è una pirlata da gonzi. Torna sul tuo cipresso, va’, ché fai più bella figura.” [Riferimento al post “Cipressi” del 30 luglio 2003, n.d.r., ancora in google/groups e che copio-incollo qui sotto: 

“Da quel Tesoretto che è ‘ Storie e leggende degli alberi’ di Jacques Brosse apprendo che il cipresso è associato all’idea della morte perché il suo legno, odorifero e incorruttibile, serviva per i feretri delle persone illustri. Tutte le lingue europee hanno conservato la matrice etimologica del cretese cuparissos : in francia cyprès, ciprés in spagnolo, cypress in inglese (una delle più belle canzoni di Van The Man: cypress avenue in “Astral Week”), zypress in tedesco, parola che designa, in senso figurato, il lutto e la morte ( c’est vrai, jurgen ?). Un altro dei motivi per cui questa pianta è associata al lutto e al dolore sta nel mito che Ovidio narra nel X libro de “Le metamorfosi“: Ciparisso era un giovane bellissimo , amato da Apollo, che, involontariamente, uccise un cervo addomesticato, che amava sopra ogni altra cosa. Inconsolabile per questa morte, decise di lasciarsi morire di inedia e chiese, come supremo dono agli dei, quello di piangere per sempre: ‘ hoc petit a superis, ut tempore lugeat omni”. Apollo, impietositosi, lo trasforma nell’albero eponimo con le parole : “da me sarai pianto;  tu altri piangerai e starai accanto a chi sente dolore“. Che morte e cazzo siano più  vicini di quanto si pensa (cfr. l’orgasmo come petit mort) è tautologia che i Romani comprendevano perfettamente, tanto che il cipresso, stante la sua forma , era considerato albero fallico per eccellenza: ecco allora la freccia di Eros e lo scettro di Zeus che erano fatti di legno di cipresso, ecco i Priapi che venivano confezionati con il suo legno e che badavano alle vigne, ai campi, ai giardini… “

—————————

In realtà non c’era nessuna malizia nei miei cazzeggi. Semplicemente mi divertivo a impersonare il Mercutio della situazione (sì, Shakespeare, Romeo & Juliet, mica cotiche!: “Give me a case to put my visage in: a visor for a visor. What care I what curious eye doth quote deformities?”). Poi, magari, di tanto in tanto arrivava qualche tracotante Tibaldo e mi trapassava con lo spadino telematico (la rete pullula di moderatori autoeletti, sergenti di ferro e immarcescibili tutori del sacro ordine webbico)

L’8 agosto 2003 un misterioso Jorgeborghese:- ) postò il sg appello:

“Gli intollerabili estratti da ‘Iooooo e Borges’  mi spingono a palesare pubblicamente tutta la mia solidarietà a Sergio Garufi, di cui it.cultura.libri può andare solo fiera. Mi è giunta voce che il nostro Sg nazionale stia covando seri propositi di suicidio: Sergio, dammi retta, lascia perdere. Non ne vale davvero la pena. Angelini è solo una nullità. Solidarietà anche alle spoglie di Jorge Luis Borges, così crudelmente dileggiato nella figura di Orghe Borghes. Propongo l’espulsione immediata di Angelini dal newsgroup. C’è un moderatore da qualche parte?” 

Il 31 luglio 2003 la neofita Elisabetta chiese:

> scusate, chi è questo Sgarufone di cui tanto si parla qui?  

Risposi:

“Un mio personaggio liberamente ispirato a sg (Sergio Garufi), che si è poi inconsciamente fuso con il personaggio stesso°-* ”

Alla fine, l’8 agosto 2003, rispondendo a tale Nadia che aveva accennato a una mia traduzione, Sergio Garufi ipse perse ogni appiombo e dette libero sfogo alle cateratte del suo livore anti-angelinesco: 

> E poi ne aveva già parlato [di Tobias Wolff]

ti sbagli. non ne ha mai parlato, se non per nominarlo fra le sue traduzioni. basta guardare su googlegroups per notare che, oltre a non aver mai parlato di questo libro, i suoi pochissimi interventi in topic si sono limitati a citare brani o a pubblicizzare le proprie opere, tradotte e non. non credo che lo faccia apposta, semplicemente non è capace di parlare di libri, per cui si limita a raccontare le sue ferrate e a sfottere coloro che parlano di libri. lo fece per mesi con beneforti, poi con maria strofa, ora con me, e più o meno tutti lo ignorarono. se il fatto di scrivere costantemente spam e offtopic non bastasse, sappi che è noto per essere uno dei troll più perniciosi di usenet [la definizione, in realtà, era di Peltio, ma Garufi non si peritò di plagiarla pedissequamente, N.d.R.], qui e su altri ng (it.cultura.linguistica.inglese, per es.,dove è considerato alla stregua di un demente dissociato), campione di morphing con decine e decine di  nickname diversi, che gli valsero diverse segnalazioni all’abuse, il blacklistaggio del numero di telefono e la segatura dell’account (chi è qui da qualche anno lo ricorda)…[cut]… icl è una risorsa, la possibilità di confrontarsi e scontrarsi sulla medesima passione. dico anche ‘scontrarsi’ perché non trovo disdicevole che ogni tanto si duelli sui propri autori di riferimento. e non sono neppure un fanatico dell’ot, tant’è che i miei interventi in questo senso, nell’arco di 4 anni, si contano sulle dita di una mano. sta di fatto che, in casi eclatanti come il suo, e in assenza di qualcuno che lo faccia presente, trovo sia doveroso intervenire. e non lo faccio solo ora perché sono un suo bersaglio. il mio giudizio negativo sulla sua persona fu espresso subito, cioè in tempi non sospetti…”

Risposi:

“Ma chissenefrega dei tromboni della rete (se non come obiettivi primari della mia satira). Vedi, Garufi, io trovo che tu sia bravo, tutto sommato. Quello che ti rovina è il trombonismo, perfettamente confermato da questo tuo ennesimo, patetico sfogo. La serie ‘Iooooo e Borges’ sta divertendo alcuni, annoia altri. Tutto qui. Ma tu vorresti un ng perfettamente ALLINEATO alle tue aspettative. Ti auguro di imparare a prenderti sempre meno sul serio. Buone vacanze. Un bacino.”

E il buon Bart Di Monaco a Garufi:

“Sei ingeneroso con Angelini. E’ vero che la serie di puntate che ti riguarda ‘Iooooo e Borges’ dovrebbe interromperla, visto che, rivolgendosi a te soltanto, non è stata e non è da te gradita. Per il resto, che usi altri nick (sai che m’intendo poco di queste cose) è fatto che qui è di casa e che io ho sempre vituperato. Tu sei uno dei pochi (se non sbaglio) che ha usato il proprio nome per intero o le iniziali sg, riferibilissime. Il fatto che sia solito divertirsi con qualcuno (Dario, Dario de Judicibus, Giu-Pa, Augusto Benemeglio, tutte persone da rispettare, a mio avviso), quando lo fa garbatamente (qualche volta esagera, è vero) non mi pare che sia di disturbo. Ci sono stati (e stanno riducendosi, ormai, se Dio vuole) tanti interventi in passato assai volgari, e dai più tollerati come tocchi d’arte e divini. Io vedo una gran differenza tra gli interventi di Angelini – che è rimasto sempre uguale a se stesso, con rara coerenza qua dentro – e quei tristi interventi, ai quali nessuno si contrapponeva.Trovo divertente (ma ciò è certamente legato al mio modo di vedere le cose) che quando leggo certi post, indovini che il post successivo di risposta è quello di Lucio, in quanto le caratteristiche del primo post lo invitavano a nozze. Quel suo *zucconcello* è ormai proverbiale. Considero Lucio, nel bene e nel male, come maria strofa del resto, una delle voci rappresentative di questo ng, assieme ad altri, naturalmente, di cui non voglio fare il nome in questo momento, ma tra i quali pongo anche te, nonostante la tua pervicace malinconia e l’insondabile pessimismo:-) ”

Io a Bart:

“Caro Bart, la cosa preoccupante in quelli che dicono – a livello di semplice ng – ‘in assenza di qualcuno che lo faccia presente, trovo sia doveroso intervenire [= impedirgli l’accesso?]’ è che se poi nella vita riescono a procurarsi davvero qualche sorta di potere, non ci mettono molto a spegnere il dissenso. Brutta bestia il nazismo. Speriamo che gli Sgarufoni e i Peltio non diventino mai minimamente POTENTI:-/ Non si capisce, peraltro, perché Sgarufone, con Beneforti e alcuni altri, non fondino un ng moderato tutto per loro, dove nessuno possa disturbarli mentre si parlano addosso…”

Insomma ce ne dicevamo QUATTRO, ci strappavamo le camicie e ci tiravamo per i capelli, ma eravamo ragazzi, capite? Ragazzi… 🙂

Ok. Si è fatto tardi. Veniamo, adesso, all’ULTIMA PUNTATA di “Iooooo e Borges”

               PAZZA IDEA

«Ricordo che un giorno Orghe Borghes era oppresso dal caldo e sonnecchiava su una sedia, mentre io gli passavo delle pezzuole umide sulla fronte per procurargli un po’ di sollievo.
D’un tratto… pensiero stupendo… nacque un poco strisciando… Timido com’ero, lì per lì non osai dirgli nulla, ma qualche giorno dopo gli telefonai dalla ditta di divani presso cui lavoravo. Ammorbidendo la voce il più possibile, presi a sussurrargli:
“Se immagino che tu/sei qui con me/sto male, lo sai!”
“Garufi, sei tu?”, si spaventò lui.
“Tu starai forse a ridere di me/della mia gelosia/che non passa piu’/ormai non passa piu’.”
“Garufi, ti ha dato di volta il cervello?”
“Pazza idea di far l’amore con te! Folle folle folle idea di averti qui, mentre chiudo gli occhi e vedo te.”
“Garufi, per l’amor di Dio!”
“… se io chiudo gli occhi vedo te.”
“Garufi, stai fermo lì. Non muoverti. Dimmi solo dove sei che vedo di mandarti un’ambulanza.”
“… pensiero stupendo, è nato un poco strisciando, si potrebbe trattare di bisogno d’amore, meglio non dire…”
Orghe Borghes, esasperato, sbatté giù la cornetta.
Ci rimasi male.
“Vecchio panzone”, imprecai mentalmente. “Ma chi si crede di essere, lo specchio del mondo?”
Gli avevo offerto il mio amore e l’aveva disprezzato. Solo perché lui era potente e famoso e io non contavo ancora nulla… ma gliel’avrei fatta vedere io!
Purtroppo, qualche mese dopo, morì a Ginevra… »

[da Sergio Garufi, “Iooooo e Borges“, Edizioni Palladiane]

P.S. Naturalmente, adesso che siamo diventati più grandi, iooooo e Sergio abbiamo fatto pace e non ci stuzzichiamo più. Sono ormai lontani i tempi della miniserie “Iooooo e Borges” e di tutti quegli inutili, biliosissimi qui quo qua:- )

————————

venerdì, novembre 24, 2006

ALLO SBANDO

 

(Angelini in doppiopetto)

1) “… I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.” (Da Armando Diaz, “Bollettino della Vittoria”del 4 Novembre 1918, ore 12)

2) [I resti di quello che fu uno dei più gloriosi niusgruppi di usenet (it.cultura.libri)…] “… Basta osservare il comportamento di uno e si capisce subito cosa legge. parlo con cognizione di causa, e di gente che conosco. il beneforti, per dire, non pronuncia la ‘o’. sono maligno? è solo una scelta lessicale? sì, ma poi l’ho sentito presentarsi al vocativo: “piacere, paule”, e allora dico che canna proprio la ‘o’, sistematicamente (no, non la ‘e’. se canni la ‘e’ non puoi scassare la uallera con la netiquette. c’è del metodo nella follia). ma prendiamo bart [Bartolomeo Di Monaco, n.d.r.]. a voi sembra una persona normale, ma bart (che è sempre ciucco da far paura) ha già tentato più volte di vendere sua moglie a marinai di passaggio. lo so perché ci ha provato anche con me. damiano [Zerneri, n.d.r.] lo si vede girare per navigli stirato dentro un barchino e come morto, la coperta tirata fino al naso. e il platania [Federico Platania, n.d.r.]? dice che era *scioccamente* al lavoro [in www.letturalenta.net, n.d.r.]. ma quale lavoro! ormai non esce più di casa. se ne sta al buio in un cantuccio, nudo come un verme, tutto annodato stile bondage alla sua sedia a dondolo. sì, lavoro… luca tassinari, non so se si può dire, ecco… la moglie l’ha messo alla porta. capirai, tutto il giorno al bar a giocare a sbaraglino. la notte, poi, che ti ciabatta per la casa in panni curiali, apostrofando questo e quello, amici suoi… ma dai, ma come si fa? non dico altro, ma almeno dormire! e lucio angelini, che si crede una sirenetta? impazza su e giù per la laguna, s’infila sotto le chiglie spaventando i gondolieri. oppure se ne sta appollaiato su una bitta, che sembra di sasso. e sergio garufi, che si è fatto fare un tuttocittà in scala 1:1? pesa due tonnellate. ormai esce solo col rimorchio. e che dire di alfiuccio [Alfio Squillaci, n.d.r.]? ha messo su una farmacia, d’accordo, ma questo è niente. si mormora piuttosto di imbarazzanti commerci con un suo pappagallo amatissimo che si è fatto impagliare e se lo tiene in casa more uxorio. hai capito, il farmacista? quanto a mariù [Maria Strofa, n.d.r.].. non vorrei che la cosa avesse conseguenze penali, ma insomma… se siete delle vecchie carampane, piccolette, un po’ taccagne… ecco, girate al largo!” (Da un commento di EROSTRATOS – aka Dandy Roll – al post “Cervantite” in www.mariastrofa.splinder.com, il 22 novembre 2006)

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20 commenti
  1. Mamma mia, Lucio, vuoi farmi morire di nostalgia: non so se reggerò a tutti questi colpi.
    Per te e per Garufi ho sempre avuto un debole — che voi, probabilmente, non avete per me. E questo, purtroppo è un triste destino.

  2. Come sai, ci siamo poi visti di persona qui a Venezia in occasione della presentazione del suo bellissimo “Il nome giusto”. In quel romanzo Sgarufone ha riciclato molti pezzi storici, esercizietti di stile elaborati proprio in i.c.l. e nel suo blog ‘La vie en beige’:
    http://lavienbeige.wordpress.com/

  3. diait permalink

    dopo un primo scan veloce del thread (che devo ancora leggere con attenzione):
    chi è erostratos (supremo)?
    spassosa la garufeide di lucio, avevo già letto il post su borges a suo tempo (tipo Minà quando dice eravamo io, Catthius Clay, Fidel e Sandro Giacobbe).
    difficile da seguire tutto quanto, però, se non si è addentro e se chi scrive non usa strumenti tipografici adeguati per segnalare chi cosa come dove, e i rimandi in giallo fosforescente linkati a spiega. Mi volete fare impazzire.
    Mattia vince il mio Oscar personale. (mi dev’essere sfuggito, nello scannare, chi è e se ha un suo sito o blog, poi rileggo quando ho tempo)
    paolo, perché ti schermisci? e lucio perché tu non rassicuri lo schermente?

  4. Lucio mantiene un piccolo tasso di crudeltà, che completa la sua irresistibile figura…;-)

  5. diait permalink

    paolo, perché non lo prendi un po’ in giro. Lucio could use some ridimensionation, ogni tanto.
    Un piccolo tasso di crudeltà, dici? Si è abboffato di castrato d’agnello dopo averne lasciato la madre malata e tremebonda a morire tra i ghiacci. How ‘bout THAT?

  6. Forse riuscirò anch’io, un giorno, ad incontrarlo di persona e ad accompagnarlo sottobraccio per le calli di Venezia, come fece Garufi con Borges…

  7. diait permalink

    e poi però ne scriverai sbeffeggiandolo, spero.
    Ma perché non viene lui da te? Stai di strada per andare a Fano.

  8. diait permalink

    se gli prometti un paradiso con 72 pecore vergini, viene, t’o’o dico io.

  9. A Forlì fino al 17 giugno c’è questa mostra ai Musei San Domenico: se avesse voglia di fermarsi, sarebbe bello (e certamente ne scriverei);-)

  10. diait permalink

    lucio, il 18 devi essere a Fano. Quindi parti il 17, ti fermi dai Ferrucci così andate ai Musei (poi commentate qui con foto, o di là), e il 18 mattina sei a Fano. E’ perfetto.

    • Quoto in TUTTO, TUTTI gli interventi di diait…
      E mi ritiro a leggere tutta la garufeide…
      post sempre più kilometrici…

  11. Veramente vado a Fano il 30 maggio, pronto a rientrare appena mio figlio mi comunica la data di laurea (tra l’11 e il 26 giugno). Speremo ben.

  12. @paolo. appena vista una mostra assolutamente IMPERDIBILE, con foto anche esilaranti: la personale di Elliott Erwitt alla Casa dei Tre Oci della Giudecca (location di per sé fascinosissima).
    Potremmo fare degli scambi culturali:-) (Al Correr c’è tutto KLIMT, al momento).

  13. diait permalink

    ah, mi ricordavo il 18. Altri due commenti senza rinforzo positivo per ferrucci. Io segno, eh.

  14. @diait. tranquilla, ferrucci sa che l’ho adottato a distanza:-)

  15. bye permalink

    Lucio gli impulsi dell’animo li elargisce con il contagocce 🙂 Sta a noi saperli cogliere..

  16. You do not wish to spend countless dollars on the diapering system
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    Other parents need to keep their child’s sex a surprise till the morning of birth.

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