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BOCL N. 20 (LETTERATURA E VITA, MERDA E LUCE)

28 maggio 2012

Martedì, settembre 27, 2005

LETTERATURA È VITA? 

Ricordo che anni fa, al tempo in cui ero ancora perverso e polimorfo e di conseguenza praticavo spudoratamente il morphing in rete (con gran “dispitto” del leggendario Peltio, che tentava invano di educarmi alla netichetta), un giorno, presso una certa comunità telematica, mi spacciai per tale Prezzemolina2000. Volevo tastare il polso alla comunità stessa sul tema: “Letteratura è vita?”. 

Riproduco il testo: 

«Da bambina mi colpì da morire la fiaba “Prezzemolina” e in particolare la frase con cui la protagonista (Prezzemolina, per l’appunto) rispondeva sdegnosa a Memè, il cugino delle fate, ogni volta che questi le chiedeva un bacio:

“Preferisco dalle Fate esser mangiata/
Piuttosto che da un uomo esser baciata.”

Purtroppo, quando – divenuta più grandicella – il mio primo ragazzo mi chiese un bacio, quasi senza volerlo pensai: “Preferisco dalle fate esser mangiata/piuttosto che da un uomo esser baciata.” E lo allontanai da me. Da allora questa mia piccola tragedia personale si è ripetuta puntualmente a ogni analoga richiesta successiva. Per farla breve, benché non sia più giovanissima, ho continuato e continuo a respingere ogni sorta di aspiranti alla mia mano e soprattutto alla mia… bocca, condizionata da quello che è diventato nella mia mente una sorta di slogan ossessivo: “Preferisco dalle Fate ecc.”. Posso, quindi, dire a ragion veduta che se la letteratura, da un lato, rispecchia la vita, può anche succedere che la vita, dall’altro, rifletta fortemente la letteratura. A voi è mai successo di comportarvi come i personaggi di qualche opera letteraria?»

 Tale Mario Giagnori rispose:

«A me succede una cosa strana, vedo che qualche personaggio di opere letterarie si comporta come me. Sarà che la mia vita è un romanzo? :-D»

E una non meglio identificata Pikkiatella

«Come Pinocchio ogni tanto. Mia madre me lo dice spesso, che ho la testa di legno.» 

 Bartleby:

«ci avrei l’istinto di barbablù,
ma mia moglie è di altro avviso, ‘azz.»

Andrea Laforgia:

«Me ne vergogno un po’ ma devo ammettere di sì. Ricordo di aver letto, una volta, una storia ambientata in un circo.  Il nano gay Perspinacio, uno degli artisti del circo, si era follemente innamorato di un domatore molto bello. Costui aveva un aspetto statuario, un corpo muscoloso e possente e menava la frusta come un dio. Un giorno Perspinacio, nel vedere che il suo innamorato si piegava per allacciarsi una scarpa (le tipiche scarpe da domatore), gli corse da dietro, preso dalla voglia sfrenata di sfogare la sua furia sessuale.  L’uomo, che aveva intuito tutto, si girò di scatto e gli disse: “No ! preferisco dal leone esser mangiato! che dal nano impalato!”. Da quel giorno – nessuno ci crede, – quella frase mi è rimasta talmente impressa che io rispondo così a tutti quelli che vogliono sottopormi a un rapporto anale.».  Eccetera. 

Di recente, per la precisione il 22 settembre scorso, tale MoS (giuro che NON sono io!) ha scritto in it.cultura.libri: 

«Salve a tutti,
sono un ragazzo  di quasi 27 anni che si accorge di non avere affermato del tutto una propria spiccata personalità e che spesso si riconosce e si vede comportare nella vita come in “quella situazione” farebbe un’altra persona che in quel momento è per me un esempio di comportamento (uno simpatico, uno che ci sa fare con le donne, uno sicuro di sé o in quello che crede dovrebbe essere l’atteggiamento migliore per “quel caso”…). E questo può accadere in un approccio con una ragazza, nel modo di ridere in alcune situazioni, di esprimersi, di rapportarsi agli altri o altro e non necessariamente in situazioni “importanti”, ma anche banali. Immagino che trovi in alcune  persone dei modelli da seguire (si tratta di amici o comunque persone con cui sono spesso a contatto perlopiù), ma credo anche di avere molte doti (al tempo stesso sono assolutamente convinto della AUTENTICITÀ dei rapporti che stabilisco con le persone che sono DAVVERO a me vicine) e che non mi manchi nulla per poter essere me stesso in quelle situazioni e non appoggiarmi a qualcun altro e questo provoca in me un dissenso interiore. Mi piacerebbe aiutarmi in questo percorso attraverso delle letture anche perché l’argomento mi incuriosisce molto e credo mi sarebbe molto utile. Avete qualche consiglio da darmi? Grazie comunque a tutti.»

Voi che cosa gli avreste risposto? 

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martedì, aprile 08, 2008

CANTAMI, O DIVA…

 

(Carlo Carrà, La Musa metafisica)

C’è chi pensa che l’ispirazione non esista, che la scrittura sia solo tecnica e artigianato. E allora leggete questa lettera pubblicata sull’inserto Salute di “laRepubblica” il 20 marzo scorso:

“Ho 94 ani e riesco ad essere autosufficiente, però alcuni mesi fa mi è venuta una piccola ischemia e il neurologo mi ha prescritto Zyprexa 2,5 mg e Cardirene da 75 mg, ma tuttora non ho avuto miglioramenti. Mi capita che se non ricordo il nome di una persona che conosco sto male e ci penso per delle ore. Se mio figlio porta a casa un avviso di un supermercato, devo comprare qualcosa anche se non ho nulla da acquistare. Inoltre ogni tanto DEVO SCRIVERE DEI NOMI O DELLE COSE CHE NON HANNO NESSUN SIGNIFICATO E CHE A ME NON INTERESSANO, EPPURE DENTRO DI ME C’È QUALCOSA CHE MI DICE DI FAR COSÌ. Vorrei sapere che cosa mi succede e se c’è qualche altro farmaco che possa aiutarmi a stare meglio.” (Amelia Rossi, Reggio Emilia)

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[Mi permetto, a questo punto, di ricordare l’epigrafe storica di CAZZEGGI LETTERARI:

Chi scrive libri – ammonisce Karl Kraus – lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo“, N.d.R.]

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Martedì, luglio 31, 2007

UNA SHORT STORY INVOLONTARIA DI PAMELA CANALI

Estraggo (o estrapolo?) dai commenti al mio post di ieri un mini-racconto involontario di Pamela Canali, uscitole di getto di tastiera dopo la sollecitazione di Gaja Cenciarelli: “Lucio, hai letto i libri di Castaneda? Adòroti!:*”

Eccolo:

«Molti anni fa conobbi un uomo che aveva letto Castaneda. Disse che voleva andare in Sudamerica a conoscere gli stregoni. Cominciò a risparmiare. Se qualcuno in pizzeria ordinava una birra media anziché piccola o un supplì di troppo sbiancava, visto che nel gruppo di amici era in uso dividere il conto. Imparò lo spagnolo. Lasciò il lavoro. Lasciò la casa. Partì.
Lo incontrai per caso, un anno dopo. Era un altro uomo. Aveva fatto crescere la barba, era diventato più alto e magro, gli occhi erano magnetici.
“Hai incontrato gli stregoni?” chiesi.
“Si, è stata dura, ho dovuto attraversare mezzo continente, inerpicarmi su montagne impervie, sotto un sole implacabile, soffrendo sete e fame.”
“Cosa ti hanno detto?”
“Niente, non parlavano spagnolo, ma un dialetto locale per me incomprensibile.”».

Agli immediati complimenti miei e di Gaja, Pamela ha chiarito:

“Sono contenta che vi sia piaciuto, ma il merito è del protagonista a me ben noto. Non ho inventato niente, ho solo omesso dei particolari, per non renderlo troppo riconoscibile.”.

Che dire? Non c’è fiction come la realtà! :- ) 

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Venerdì, settembre 09, 2005

 

(Andrea Barbieri)

(Loredana Lipperini)

                                                          INTERNET E FOLLIA 

                                   di Lucio Angelini  

“La prima e ultima volta che incontrai la Lipperini, signor giudice, fu qui a Venezia, alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, dove era in corso un convegno su TV e giovanissimi. Ricordo che arrivai in sala in ritardo e casualmente mi sedetti proprio dietro lei. La riconobbi quasi subito dal caschetto, è vero, ma solo perché lo indossa anche nella piccola foto riportata nel suo blog. Le bussai su una spalla e lei si girò. “Sono Angelini”, bisbigliai. “Davvero? Non ci posso credere!”, fu tutto il suo commento, e si rimise ad ascoltare compunta l’intervento in atto. Dopo un po’, signor giudice, si girò di nuovo e mi domandò sottovoce: “Scusa, ma io che ci faccio qui?”. “Credo tu debba parlare”, le ricordai. “È vero, che sciocca!”, si rimproverò Loredana. Quindi si alzò, raggiunse il tavolo degli oratori e sciorinò il serrato e polivalente intervento sul multimediale che tiene sempre pronto per le varie tavole rotonde a cui è invitata. Ci ritrovammo al buffet un po’ più tardi. Le dissi che ero in partenza per lo Yorkshire. Mi chiese di mandarle una cartolina con un ritratto di Charlotte Brontë in omaggio a sua figlia Carlotta. Mi disse anche di aver letto – dapprima con angoscia, poi con crescente divertimento – il mio librino Quella bruttacattiva della mamma!. Dopo altre chiacchiere e qualche bonaria maldicenza (su Angela Scarparo, per esempio) mi congedai da lei. Qualche giorno dopo partii effettivamente per lo Yorkshire e le inviai la cartolina promessa. Al ritorno, signor giudice, ripresi a frequentare con assoluta pacatezza lo spazio-commenti del suo blog. Tutto pareva procedere nel più normale dei modi finché un mattino, infastidito per le continue sparizioni di miei messaggi dal suo blog (dovute a disfunzioni di cui sicuramente Loredana non aveva colpa) decisi di aprirne uno per conto mio: “Cazzeggi letterari”. Loredana non disse nulla, naturalmente, e non credo affatto che si sentì minimamente tradita per così poco. Non sono il tipo da immaginare che col suo silenzio abbia cercato di dirmi: ‘Ehi, tu, ma chi ti credi di essere?’, e nemmeno “Non penserai mica che mi affretterò a linkare  il tuo stupido blog, vero, stronzetto?”. Glielo giuro, signor giudice, non ho mai pensato che Loredana potesse tramare di far scendere la notte su di me e intorno a me,  la famosa notte dei blogger, per intenderci. In ogni caso non accadde altro. Non ci siamo più visti, a nessun convegno. Certo, lo so anch’io che la Lipperini adora i gialli e i noir, che è impazzita per Scirocco, e che quando parla di Gianni Biondillo le si illuminano gli occhi e a volte persino il caschetto, ma la letteratura di genere non è il mio genere, glielo assicuro, signor giudice. Lo so, lo so che Evangelisti è poco meno che  Shakespeare, per lei. Però, signor giudice, io non c’entro nulla con quello che è successo. Sì, è vero, Fano, il mio paese natale, si trova nelle Marche, e sicuramente nelle Marche Loredana ha soggiornato a lungo nell’agosto scorso, come ci ha rivelato lei stessa in un paio di fugaci apparizioni estive in ‘Lipperatura’, ma se è venuta nella mia regione l’avrà sicuramente fatto per motivi tutti suoi…  No, no, che dice, giudice? Figuriamoci se ho mai pensato di poterla re-incontrare! Signor giudice, io ho moglie e figli, e anche Loredana. Per lei, tra l’altro, un Roquentin qualsiasi è un commentatore mille volte più interessante di me, glielo giuro sul mio onore, signor giudice, deve credermi. Non c’è assolutamente nessun nesso tra quello che è successo e i nostri sporadici contatti in rete. Quel vecchio, informalissimo incontro veneziano non ha mai avuto alcun peso, mi dia retta, non ha fatto scattare alcun meccanismo, non ha lasciato dietro di sé il benché minimo strascico. Come può sospettare, dunque, signor giudice, che sia stato io a suggerire alla Lipperini di fare totò sul culetto a quel brutto piscialletto di Andrea Barbieri, solo perché da qualche settimana l’onnipresente bamboccino di Forlì non fa che spargere veleni e calunnie sul mio conto in tutti i blog che conosce?”

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lunedì, settembre 19, 2005

  

(Andrea Barbieri in una recente istantanea) 

APPELLO AD ANDREA BARBIERI AFFINCHÉ  APRA UN BLOG TUTTO SUO

Più volte, benché supplicato da più parti, Tato Barbieri (diverso da Gato Barbieri) da Forlì si è schermito dicendo che non ha tempo. In realtà passa le giornate bighellonando per tutta la blogosfera (i più maligni dicono “soprattutto nelle ore d’ufficio”). In più sta insegnando a tutti quanti come si fa a ricevere visite ( “Basta fare come Angelini!”, squittisce ai quattro venti). Be’, secondo me è più che pronto per aprire un blog tutto suo e farci vedere che razza di contenuti saprebbe proporre lui. Altro che “Cazzeggi Letterari”! Insomma: il tempo ce l’ha, i ferri del mestiere anche, che cosa aspetta ad aprire l’attesissimo:

 www.titonco.splinder.com  ?

Personalmente, mi impegno a visitare il suo blog due volte al giorno, dopo i pasti principali. Giuro.

venerdì, novembre 25, 2005

 

(Andrea Barbieri dal suo rocking horse castigat lacrimando mores)

“Ogni cosa è illuminata da Andrea Barbieri”, sostiene il critico GIOVANNI CHOUKADARIAN. E il sapientino di Forlì: “SILENZIO! STANNO LAVORANDO PER ME!”

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Tempo fa consigliai ad Andrea Barbieri di mettersi in proprio e crearsi un blog suo attraverso il quale dimostrare alla blogosfera tutta “come si sta in rete”. Purtroppo non mi dette retta e continuò imperterrito a bighellonare nello spazio-commenti dei blog altrui accusando ora questo, ora quel blogger delle più svariate inadeguatezze. Appena ieri, per esempio, chiedeva alla Lipperini dalla bacheca di Nazione Indiana:

Quando ti salterà in testa che è inutile portare le scemenze che vengono scritte ogni giorno sulle pagine culturali, in rete, con le stesse modalità da scriccata d’occhio, patinatura, velocità e, inevitabilmente, superficialità?”.  

Risposta di Loredana:  

Beh. Non ha molto senso continuare a discutere con qualcuno che non intende affatto interloquire ma solo, e a più riprese in questa sede, darti dell’imbecille.”

Un altro vezzo di Barbieri è accusare i blogger di non capire una mazza di fumetti (a differenza di lui). Così annunciava ieri dalla stessa bacheca, dopo anni di indagini e analisi a tappeto: 

“L’ambiente dei disegnatori per qualità e civiltà è un gradino sopra al popolo dei lit-blog.”

Segnalava, infine, un’intervista a uno dei suoi idoli assoluti, Matteo Galiazzo, di cui riprendo le tre dichiarazioni più pregnanti:  

(http://www.e-dezani.com/e-blog/2005/11/intervista-matteo-galiazzo.html

1) “In sostanza penso che se uno è contento non ci pensa minimamente a mettersi a scrivere, perché la letteratura è fondamentalmente lagnarsi di qualcosa attraverso delle alterazioni simulate del paesaggio esterno.”

 2)  “La letteratura mi è servita a bekkare delle tipe? Mah, mi sarebbe servita se io fossi uno predisposto a beccare delle tipe, allora uno sfrutta la cosa, ma se fossi stato uno predisposto avrei beccato le tipe anche senza letteratura. Ma se uno è predisposto di solito non si mette a scrivere, perché tra i vari motivi che spingono uno a cominciare a scrivere il più tipico è che le ragazze non ti si filano manco di sbieco.

3) “Se uno pensa di essere felice scrivendo benvenuto. È meglio che sappia in anticipo però che la cosa non gli darà mai da vivere. Se pensa di vivere di quello che scrive è meglio che si dedichi al superenalotto, perché ci sono molte più probabilità di sistemarsi.”

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Galiazzo a parte, ho recuperato uno spassionato giudizio del critico Giovanni Choukadarian sulle “esternazioni” di Andrea Barbieri, e precisamente qui:  

http://www.vibrissebollettino.net/archives/2005/07/percha_no.html

“In un tempo in cui si riscoprono le ubbie moderniste sulla perdita di senso e di coerenza logica del mondo, non che della sua irrappresentabilità, è bello scoprire ogni giorno che qualcosa invece resta, ferma e incrollabile siccome la roccia. È Andrea Barbieri, luce per noi scettici e dubbiosi permanenti. Grazie di esistere, davvero.” (Posted by: giovanni at 21.07.05 14:51  )

“Quando Giovanni ingrana il suo lessico finto ricercato mi fa impazzire. Lui non lo immagina ma quando trovo un suo post gongolo. È la stessa felicità che provo incontrando i personaggi di Matteo Galiazzo, che lui modellava sulla realtà. Insomma, con Giovanni sono arrivato alla fonte.” (Posted by: andrea barbieri at 21.07.05 15:37  )

“Barbieri, je vous adore. E leggi Galiazzo, Parente, Moresco: essi lavorano per te.” (Posted by: giovanni at 21.07.05 15:51   )

“Bravo Giovanni, volevi sfottermi ma hai detto una grande verità: “lavorano per me”, per fare bene alla mia vita, è esattamente il motivo della mia gratitudine per chi si fa il mazzo a scrivere libri belli. Lavorano per me Voltolini, Mozzi, Moresco, Scarpa e tanti altri. Non ci fa il mondo migliore – per esempio – la voce attenta, intelligentissima, garbata di Dario Voltolini? Parente no, non credo che leggerò “La macinatrice“, ne ho avuto abbastanza in libreria. E poi, Giovanni, quando inserisci parole francesi sei straordinario, se ti sentisse Gomez Addams… Ma ogni tanto intercala anche con qualche “hélas” che non lo usi mai.” (Posted by: andrea barbieri at 21.07.05 17:26  )

“Barbieri, sai che diventi presto noioso? A me, si capisce – per gli altri che citi, e il mondo intero, no, e questo mi rende felice. Buona notte, gute nacht and fare thee well.”  (Posted by: giovanni at 21.07.05 20:45 ) 

Ma vediamo una breve scheda su Andrea Barbieri presa da Internet: 

http://www.jaysonsutcliffe.com/athlete_12_andreabarbieri.htm  

Andrea Barbieri needs no introduction. He burst on to the world scene in 2001 in spectacular fashion and went straight to the top. Again in 2002 with his partner Matteo Galiazzo for pairs skating, he won another Gold along with the silver medal in the Junior Mens Freestyle event. Barbieri this year broke all the rules and went straight in to the No.2 ranking in the Senior Men’s event performing a triple axel jump and no less than 7 seven jumps in his long program. Off skates, he looks like he has just come off the catwalks of Forlì’s top fashion houses and on rocking horse his costuming was outstanding in 2003 with some really unique and individual designs worn. What does the future hold for this bright star… well – you are about to find out but I think there plenty more in store and its not the last you’ll be hearing of this guy…  Andrea Barbieri is our ‘Athlete of the Month’.. Salute!!   

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martedì, febbraio 27, 2007

SCOOP!!! TITONCO HA UN BLOG…

Scrivevo lunedì 19 settembre 2005 nel post  “Appello ad Andrea Barbieri affinché apra un blog tutto suo“: 

“… che cosa aspetta [Andrea Barbieri, detto Titonco] ad aprire l’attesissimo

www.titonco.splinder.com  ? Personalmente, mi impegno a visitarlo due volte al giorno, dopo i pasti principali. Giuro.”-

Ebbene, proprio ieri ho scoperto che il capricciosissimo Titonco (le ultime bizze in vibrissebollettino.net, commenti al post sul libro di Scarpa del 23.02), il blog l’ha aperto davvero, e già da un po’ di tempo. Si chiama:

http://hourloupe.blogspot.com/   (1)

“Solo che”, – come ha osservato tale Titronco (nick chiaramente parodistico), nei commenti – “il blog è un po’ trascurato perché, anziché produrre materiali in proprio, Andrea Barbieri preferisce trascorrere tutto il suo tempo inveendo contro quelli altrui” (Pubblicato da: Titronco – 26.02.07 15:08).

(1) Chi digitasse tale indirizzo oggi, vedrebbe apparire la scritta:  “Spiacenti, il blog all’indirizzo hourloupe.blogspot.com è stato rimosso”, N.d.R]

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venerdì, gennaio 04, 2008

LA PORTA DI ORIONE E UNA FIGURACCIA

 

[La Costellazione di Orione]

“Cinque porte permettevano di entrare nel castello: la porta di Orione, della Scrima, di San Rocco, dei Codardi e della Valle”.

Tanto ho ricavato da una ricerca webbica effettuata ieri dopo una terribile figuraccia, solo paragonabile a quella dell’impiegato che, nella novella “Lo starnuto” di Cechov, una sera a teatro spruzza involontariamente di moccio il capo del suo capo:- ).

La citazione con la “porta di Orione” è tratta dal sito www.ciociariaturismo.it  (“Benvenuti in Ciociaria“) e  precipuamente dall’articolo “Il castello dei conti d’Aquino, Monte San Giovanni Campano”:

http://www.ciociariaturismo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=405&Itemid=364

Ma facciamo un passo indietro, come nei romanzi d’antan.

Ieri mattina leggo in Lipperatura

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/01/03/manhattan

che il critico Filippo La Porta, mentre mangiava insalata di manzo in un locale di Manhattan con  Liesl Schillinger (critica militante della New York Times Book Review ) le aveva dichiarato:

«Gli autori italiani sono squisiti stilisti o furbi intrattenitori, per cui “la moralità è un optional”.»

Mi torna in mente la recensione al recente volume di Valerio Evangelisti e con un folgorante copia-incolla mi insedio nel commento n. 1:

«Sempre La Porta ha esclamato, recensendo La porta di Orione:

“Benedetti scrittori italiani, proprio non riuscite a evitare di parlare di mamme, nonne, nipoti, tinelli famigliari, o di figli unici con io dolorante e verboso? Va bene, questa è la prosaica realtà che vive ciascuno di noi. Ma non viene mai la voglia di evadere? Nel nostro paese letteratura fantastica e romanzo d’avventura hanno vita grama. Sarà per quella dispotica centralità della famiglia. Così quando capita di leggere un capitolo della saga di Valerio Evangelisti ci sembra di prendere una boccata d’aria. Evangelisti cattura il lettore – naturalmente anche con effettacci, trovate da fumetto, illusionismi, falsa e vera erudizione (1) – ma il lettore non si sente peggiore come gli accade invece con il 99 per cento della narrativa di genere. Perché qui troviamo sempre un filo di interrogazione morale che trascende la serialità del genere.

(1) Di norma tutti i riferimenti storici e letterari di Evangelisti sono autentici. (N.d.r.) »

Dopo la dotta citazione trillo:

«Visto che un filo d’interrogazione MORALE c’è? :- )»

Non ancora contento aggiungo in un fatale Post Scriptum:

“La Porta che recensisce La Porta (di Orione)… ih ih ih”.

Più avanti nella giornata, purtroppo, mi viene fatto notare:

“Troppo ansioso di fare la battuta non si è accorto che il titolo è  “La LUCE di Orione” non “La PORTA di Orione“…

Vorrei sprofondare. Sono costretto a tornare in Lipperatura per un terzo commento:

“Che figura! Mi sotterro. Ah, l’Alzheimer… ”

Intanto nella mia testa mulina senza sosta la frase “Eppure esiste! Eppure esiste! [la porta di Orione, n.d.r.]” , un inconscio calco sul galileiano “E pur si muove“, probabilmente.

Digito “La porta di Orione” in Google e ne ho subito la conferma: la Porta di Orione esiste e si trova in Ciociaria!

Non mi resta, a quel punto, che ripetere col Parini:

«Quando Orion dal cielo

declinando imperversa

e pioggia e nevi e gelo

sopra la terra ottenebrata versa,

me spinto ne la iniqua

stagione, infermo il piede,

tra il fango e tra l’obliqua

furia de’ carri la città gir vede;

e per avverso sasso

mal fra gli altri sorgente

o per lubrìco passo

lungo il cammino stramazzar sovente.»

                                 [Dall’ode “LA CADUTA (di Angelini)”]

[Immagine da http://www.caicarpi.it/cms/media/photo/cost_orione.gif ]

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mercoledì, febbraio 06, 2008

MERDA E LUCE A VENEZIA PER IL MERCOLEDÌ DELLE CENERI

Ricevo dall’associazione culturale “VORTICE” il sg comunicato, che giro ai fan(1) di Moresco

[(1) fan = 1. device for moving air: a device to circulate currents of air, especially one with rotating blades; 2. personal cooling device: a flat disk on a handle or a folding semicircular device for waving back and forth in order to cool the face… – ma sì, ventaglio, con figurata allusione agli sventolatori ufficiali di Moresco, (da http://encarta.msn.com/dictionary_/fan.html ) N.d.R.]:

«Mercoledì 6 e giovedì 7 febbraio alle 21, uno degli attori più interessanti della scena italiana, Maurizio Lupinelli [di cui ricordiamo la fondamentale esperienza con il Teatro delle Albe] porta in scena “Fuoco nero”, testo dell’originale scrittore Antonio Moresco, autore la cui visionarietà è per il teatro di oggi fonte di continue sfide. In stretto collegamento con lo spettacolo, nel programma di Esperienze al Teatro Fondamenta Nuove promosso da Giovani a Teatro, mercoledì 6 febbraio alle 17.30, presso lo spazio Eventi della Libreria Mondadori,           

                             ANTONIO MORESCO

presenta il nuovo libro “Merda e luce”, raccolta di cinque testi teatrali scritti negli ultimi anni. Intervengono all’incontro lo scrittore Tiziano Scarpa e Maurizio Lupinelli. L’ingresso è libero, con priorità d’entrata e disponibilità del 30% posti per i tesserati Giovani a Teatro.»

Merda e luce, viscere e firmamento, in un “pentateuco” del cosmo, dove sono protagoniste le soglie varcate (e spesso brutalmente violate o esplose), le barriere sfondate, le porte spalancate dal pensiero e dai gesti, nei continui attraversamenti e nei dialoghi: tra la carne e il grido, tra il corpo e il sogno, tra l’inconcepibile e il quotidiano. Il volume raccoglie cinque testi dominati dall’elemento materno e cosmico. Ne “Il firmamento” ci sono un uomo e una donna nudi in una notte d’estate, il cielo stellato e uno spaccaossa; in “Duetto” domina la scena Maria Callas, che dialoga con la sua tenia; in “Merda e luce” compaiono un siparista, un sipario, un motociclista e un pene; in “Magnificat” una partoriente dialoga con il proprio feto e con la sua voce a venire. Chiude “Fuoco nero” dove sotto il sole, la luna e una meteora si fanno avanti un cielo nero e Kleist, Adolf Hitler e la materia oscura, Primo Levi e Alessandro Magno. Dentro il flusso della vita, Antonio Moresco trova il punto dove la parola teatrale riacquista il suo peso e la sua radicalità, la fragilità, la poesia e la violenza.” (Da www.hoepli.it )

MERDA, TENIA, PENE… cosa chiedere di più per affrontare con la dovuta compunzione/contrizione il mercoledì delle ceneri?

venerdì, febbraio 08, 2008

MORESCO: E LE STELLE STANNO A GUARDARE

(Antonio Moresco a Venezia)

” ‘Firmamentoè il mio primo scritto teatrale in assoluto” , ha raccontato Antonio Moresco alla Mondadori di Venezia nel tardo pomeriggio di mercoledì scorso. Questa l’occasione ispiratrice: una sera lo scrittore camminava per strada, quando incrociò una coppia proprio nel momento in cui la donna stava dicendo all’uomo: “Sarei disposta a farmi tagliare un braccio perché non fosse successo“. La frase gli si impresse con forza nella mente e continuò a produrre associazioni di pensieri, tra cui quello di farne il perno di un testo in cui fosse portata alle estreme conseguenze. Il risultato fu, appunto, “Firmamento“, che apre la raccolta “Merda e luce“, edito da Effigie. Protagonisti un uomo e una donna nudi, al buio, in una notte d’estate davanti a una portafinestra.

Prima indicazione di regia:

Il firmamento in primo piano, come una grande macchina scenica: enorme, pulsante e vivo… nei momenti di silenzio, quando lui e lei smettono di parlare, il firmamento si percepisce acusticamente in tutta la sua inconcepibile estensione, come un enorme organismo che respira. Quando appaiono le stelle cadenti, i corpi nudi dei due sbalzano per qualche istante più forte, come rischiarati da un’insegna pubblicitaria intermittente“.

A un certo punto l’uomo propone alla donna di tagliarle un braccio con uno spaccaossa da costate, ma lei è perplessa:

LEI: E poi come farò ad abbracciarti?

LUI: Mi abbraccerai con l’altro.

LEI: Non ci sono abituata!

LUI: Ti ci abituerai.

LEI: E come farò a prendertelo in mano?

LUI: Me lo prenderai in mano con l’altra.

Più avanti una nuova indicazione di regia:

Si sentono, all’improvviso, tre violentissimi colpi dello spaccaossa, in successione, e il rumore dell’osso del braccio che si spezza. Ancora due colpi dello spaccaossa sopra il tagliere, poi, un po’ staccato, un altro colpo per tagliare gli ultimi lembi di carne e di pelle. Silenzio. Rumore di spazio. Un urlo improvviso. Lui butta via il braccio, con orrore, sul pavimento.”

Nel finale:

LUI: Basta, basta! Sono stanco di questo orrore!

LEI: Mi hai tagliata!

Didascalia scenica conclusiva:

Lei è immobile in un lago di sangue. Si continua a vedere e a sentire ancora per un po’ nel cielo ora leggermente più chiaro che precede l’alba la dilagante macchina acustica del firmamento.”

[Moresco, insomma, fa abbastanza rima con Ionesco, ma il vero antecedente illustre è, ovviamente, “Ciaula scopre la luna” di Pirandello:

“Egli veniva su, su, su dal ventre della montagna, senza piacere, anzi pauroso della prossima liberazione, del buio della notte a cui tra poco si sarebbe affacciato. Non vedeva ancora la buca d’ingresso, che lassú si apriva come un occhio d’una deliziosa chiarità d’argento… Restò, appena sbucato all’aperto, sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprí le mani nere in quella chiarità d’argento. Grande, placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna. Sí, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna? Ora, ora soltanto, cosí sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva. Estatico, cadde a sedere sul suo carico, innanzi alla buca. Eccola, eccola là, eccola la Luna… C’erala Luna! la Luna! E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, del gran conforto, della grande dolcezza che sentiva nell’averla scoperta, mentr’ella saliva pel cielo, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva piú paura, né si sentiva piú stanco, nella notte ora piena del suo stupore.”]

Sempre a proposito di “Firmamento“, Moresco ha aggiunto il seguente sfizioso aneddoto. Per la prima messa in scena del testo il regista aveva scelto una coppia di attori che erano anche compagni nella vita. Lui non aveva problemi a recitare completamente nudo, lei, invece, parecchi, anzi non ne voleva affatto sapere. Solo quando il regista decise di sostituirla con un’altra attrice, lei disse al compagno: “Eh, no! Tu con quella lì non reciti tutto nudo!”. Per tagliare la testa (e non il braccio) al toro, il regista decise a quel punto di far recitare la coppia non già nuda, ma rivestita di peluche nelle forme di due enormi panda.

A quel punto è intervenuto Tiziano Scarpa, che ha osservato: “Capirei se si fosse trattato dell’ennesima messa in scena dell’Otello, con la variante di tutti gli attori neri e la novità di un Otello questa volta unico bianco, tanto la gente sa perfettamente come stanno le cose nell’originale, ma trattandosi della prima messa in scena di un testo di cui non si sapeva nulla, ci vedo una notevole forzatura da parte del regista. Nell’idea dei panda lo spettatore potrebbe cogliere un’intenzionalità del tutto assente nell’originale di Moresco”. (“Ha ragione da vendere”, mi sono detto tra me. “I panda, peraltro, fanno pensare al WWF, alla difesa dell’ambiente…”).

Ulteriore aneddoto riferito da Moresco. Quando, a spettacolo finito, la coppia fece ritorno a Roma con i due testoni di panda sistemati nei sedili posteriori dell’auto, alcuni amici mattacchioni li chiamarono al cell spacciandosi per agenti della polizia: “Ci risulta che state trasportando due panda, ma si tratta di una specie protetta, state commettendo un reato…”

Ed ecco il contenuto degli altri quattro pezzi della raccolta.

In “Duetto”  Maria Callas dialoga con la propria tenia (“Lo spunto”, ha riferito Moresco, “venne dalla leggenda metropolitana secondo la quale la soprano si era messa in corpo una tenia per dimagrire”.  Nel testo anche la spiegazione medica: “Se la carne coi cisticerchi viene ingerita dall’uomo, lo scolice si libera, si fissa nella mucosa dell’intestino tenue, dove si forma un solo esemplare. Per questo viene comunemente  chiamato ‘verme solitario’)”.

A quel punto la parola è passata all’attore-regista Maurizio Lupinelli, che ha abbandonato il Teatro delle Albe proprio per dedicarsi alla messa in scena delle opere di Moresco. Gli è stato chiesto di effondersi sulla voce dell’attore. “Ogni attore ha tante voci dentro”, ha asserito Lupinelli, “tra le quali deve sforzarsi di individuare quella più adatta a restituire i varchi e le altezze di un testo. Paradossalmente, un attore può anche tradire un autore, se questo serve a meglio evidenziare la propria affinità con lui… ”

In “Merda e luce” un siparista muove un sipario stellato, lo fa palpitare eccetera, finché “si ficca una mano profondamente in gola, ne tira fuori un’enorme resca di pesce, intera, con la testa e la coda ancora attaccate, di gomma, bagnata, la scaglia verso il pubblico prima di chiudere fulmineamente e definitivamente il sipario grande“. Ma a quel punto, dietro il sipario, irrompe una fragorosissima motocicletta. Tra i personaggi anche un cazzo.

In Magnificat una donna sta a gambe spalancate nella posizione del parto. Dalla sua enorme vagina aperta filtra un lancinante taglio di luce. La voce del feto con cui la donna si mette a dialogare è quella di un uomo adulto. A un certo punto rumore di colpi, grida disarticolate del feto, clangori metallici e il feto che domanda: “Mamma, sei morta?… Io non voglio nascere, se tu sei morta!” Il canto cosmico dell’Amen che chiude il Magnificat di Monteverdi chiude anche la scena, ormai “tutta di sangue”.

Quinto e ultimo pezzo della raccolta: “Fuoco nero“, che in serata è poi stato effettivamente rappresentato al teatro delle Fondamente Nove (si badi bene: Fondamente, NON fondamenta! Fondamenta è una parola veneziana che designa una strada lungo un rio o canale, e non ha nulla a che vedere con le fondamenta dell’italiano).

Il monologo era recitato dallo stesso Lupinelli, che dava voce a tutti i personaggi del testo: la supernova, la galassia densa, la meteora, la luna, il sole, la materia oscura… in una parola, il firmamento:- ), ma con l’aggiunta di Lady Diana, Eva Braun, Dodi Al Fayed, Adolf Hitler, il Millestronzi eccetera.

Ah, dimenticavo. Quando Scarpa mi ha presentato Moresco, al termine dell’incontro pomeridiano, ho chiesto all’autore dei Canti del caos di autografarmi una copia di Merda e luce.

E sapete che cosa mi ha scritto nella dedica quel gran burlone che in fondo è Antonio?

Mi ha scritto:

“A LUCIO, VISTO DAVANTI, DURANTE LA NOSTRA VITA.”

Divertente presa per i fondelli, no? 

————-

Mercoledì, marzo 21, 2007 

SE QUELLA LUCE SI FOSSE SPENTA…

 

La tana – ci ricorda il Devoto-Oli – è “il covo o il nascondiglio sotterraneo di animali selvatici (per lo più mammiferi predatori), angusto e di difficile accesso…. Nei giochi infantili, il luogo in cui si corre a salvarsi quando si è rincorsi: fare, toccare tana; tana!”. 

Nascondersi, dunque. Correre a salvarsi quando si è ancora un po’ selvatici… 

“Io sono un brutto anatroccolo, la mia goffaggine esteriore, i miei vestiti riciclati e fuori moda, i mocassini impolverati, il grembiule sporchiccio e senza fiocco, i capelli a zazzera, mi contagiano dentro facendomi sentire goffa anche nelle movenze”, scrive Monica rievocando la sua infanzia. Ma, parlando della figura della nonna, aggiunge: “La sua dépendance (stanza, bagno e ripostiglio) era un piccolo efficiente spicchio di mondo immune dal caos di casa. Era il mio rifugio.”  

Nel terzo capitolo, “Danza classica, piedi palmati”, il racconto delle due uniche fallimentari lezioni si conclude così: “Dopo questo tentativo fallito le amiche chignon sono ormai irraggiungibili, e con loro tutta quella categoria di donne che incontro anche adesso, firmatissime, portamento elegante, colpi di sole, Mercedes Classe A, villa al Circeo, sempre gradevolmente abbronzate. Non sono così, sono arruffata, un’impostora nel loro pulito mondo di capelli lisci e chignon. Io sono quella che una volta giocavamo a nascondino a una festa di comunione e un bambino che non conoscevo mi ha vista, è corso all’albero e ha gridato “tana per la bambina con i capelli a ombrellone”. (p. 16)  

E l’ombrellone, naturalmente, ripreso nel titolo insolito e bellissimo, ci ricorda il mare. Magari un mare viola come quello da cui, nella copertina curata da Alessandro Simonato, erompono i Genesis, Guccini, il bassista dei Duran Duran, Jr della serie televisiva Dallas, gli Chic, Massimo Ranieri, Aldo Moro, De André, Piperita Patty, l’orologio della stazione di Bologna il giorno della strage… una piramide in cima alla quale svetta lei, la bambina con gli stivaloni delle sette leghe, che la porteranno oltre il dolore, oltre i soprusi, pronta ad alzare il giacchino nel vento come una vela, appunto, nel “mare dell’ansia di abbandono”.  

“La mamma è morta, finalmente. Dopo anni vissuti nella paura che sarebbe improvvisamente sparita senza ritorno, schiacciata sotto un camion, schiantata contro un muro, consumata da una malattia fulminante, caduta in un precipizio, alla fine una malattia di merda se l’è portata via. È finita, non ho più bisogno di spaventarmi formulando ipotesi angosciose, la realtà ha fatto diventare calmo il mare della mia ansia di abbandono e sono entrata in un porto triste ma protetto, sotto controllo. Meglio orfana che in attesa di diventarlo” (p. 98) 

Quando, come membro e coordinatore del comitato di lettura di Vibrisselibri, ebbi completata la lettura del racconto di Monica, anziché una scheda in recensese preferii compilare una sorta di collage di lacerti pizzicati qua e là. Questa: 

“Eravamo troppi. Otto figli, madre padre e suocera più animali domestici. La mamma ci voleva bene di sicuro. Papà ci odiava. I fratelli più grandi mi vogliono remissiva. Durante il riposo pomeridiano della mamma mi portano dal lato opposto della casa e si fanno masturbare, un po’ l’uno e un po’ l’altro. Una volta Pietro, il ringhioso coglione, mi obbliga a ciucciarglielo. Matteo, quello viscido con la testa a pera, quasi tutte le notti entra piano nella mia stanza e inizia ad accarezzarmi la schiena… La Nonnasi rompe il femore e col suo osso si frantuma il mondo. A un certo punto le BR rapiscono Moro. La Ciaha lavorato bene in quegli anni, ha alzato la soglia della paranoia collettiva fino al livello dei ragazzini. Per un periodo inizio a pensare che forse mi riconosco più nel socialismo che nel comunismo… che ci sono libertà che il comunismo non tutela. Non sono pensieri veri e propri, sono sensazioni di pensiero, qualcosa che respiro, nel 1978, interza media. Poi si ammala anche la mamma. Cancro al seno. Con Alice vado per la prima volta al Piper. Frequentiamo un giro pariolino. La strage della stazione di Bologna: ci sento ancora tutte le grida, i lamenti, il sangue, il fumo e le macerie, immaginati e visti. Un pomeriggio mi chiama Alice da una cabina, in lacrime. Mi grida: “hanno sparato a Luca”. Glielo faccio ripetere quattro volte per cercare di negarlo. L’esecuzione porta la firma dei NAR. Anni di morte sottocasa. Giusva Fioravanti. Francesca Mambro. Walter Tobagi. I pariolini mi hanno davvero rotto, al contrario dei miei compagni di classe, coi quali condivido ideali politici e linguaggio sentimentale. La mamma è in un coma tranquillo adesso. Ha tutti i suoi tubi, ma non trema più. Filo chiede di fare lui la notte, da solo con lei. Ci chiama alle sei di mattina, per dire che è morta. Prima che finisca un mese dalla morte di mia madre, mio padre esce con un’altra. La nonna è poco più che una cartaccia di dolore appallottolata. Nessuno mi chiede conto di quello che faccio e di dove vado. Organizziamo la gita scolastica a Venezia. Papà Inizia a passare fuoricasa sei sere su sette, per fortuna. Il mio nuovo senso della vita: beccare il passaggio dei Duran su Video Music. Quindi passo la maturità e poi vado a stare a Londra qualche mese. Discutiamo argomentando se è più bella “There is a light that never goes out” o “The boy with the thorn in his side”. Io per me non ho dubbi in proposito: se quella luce si fosse spenta, col cazzo che ce la facevo”.

Il privato e il politico. Il privato è il politico? Cosa resterà di quegli anni ’70/’80? Asciutto. Denso. Crudele. Tostissimo. Da pubblicare così com’è, finale compreso.”  

Scrissi “finale compreso” perché qualcuno del comitato di lettura l’aveva trovato frettoloso. Monica stessa, sulle prime, era parsa convincersene: “Lo so, don’t worry! Il finale è da riscrivere…” 

Invece, in una mail privata che riproduco, la consolai: 

“A me il finale piace moltissimo così com’è, con l’amletico dubbio su luce o spina

«“Discutiamo argomentando se è più bella “There is a light that never goes out” o “The boy with the thorn in his side“.» 

Luce o spina, mica cotiche! 

“Bellissimo explicit”, ribadii: “Io per me non ho dubbi in proposito: se quella luce si fosse spenta, col cazzo che ce la facevo”. 

E azzardai: 

“Quasi quasi aggiungerei il testo integrale del pezzo degli Smith o almeno una strofa + finalino ad libitum, tipo: 

Take me out tonight
Where theres music and theres people
And theyre young and alive
Driving in your car
I never never want to go home
Because I havent got one
Anymore

Oh, there is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out ” 

Poi, per sua fortuna, le fu affiancato un editor meno balengo di me e non se ne fece niente:- )

[Il testo è scaricabile gratuitamente da www.vibrisselibri.net ; il sito di Monica è www.monicaviola.it ]

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30 commenti
  1. Toh, non sapevo che Andrea Barbieri fosse di Forlì. M’era sfuggito.

  2. La vita non è un supporto per l’arte. È il contrario.
    SK/td, On Writing

  3. diait permalink

    com’è l’inglese? non sono sicura di aver colto il senso.

  4. diait permalink

    ‘Life isn’t a support system for art. It’s the other way around.’
    credo sia questo, giusto?

  5. diait permalink

    Cioè la vita non è fatta per servire l’arte, ma il contrario…? Giusto.

    • GIUSTO, io credo…
      Comunque l’intero periodo, in italiano, di cui la frase citata è conclusione:
      Comincia così: sistemate la vostra scrivania nell’angolo e tutte le volte che vi sedete lì a scrivere r ricordate a voi stessi perché non è al centro della stanza. La vita non è un supporto all’arte. È il contrario.

  6. diait permalink

    o forse meglio: non va vissuta in funzione dell’arte (ma il contrario)

  7. diait permalink

    perfetto. Ottima visualizzazione del concetto.

  8. E ancora, da On Writing:
    Writing isn’t about making money, getting famous, getting dates, getting laid, or making friends. In the end, it’s about enriching the lives of those who will read your work, and enriching your own life, as well. It’s about getting up, getting well, and getting over. Getting happy, okay? Getting happy.
    Some of this book—perhaps too much—has been about how I learned to do it. Much of it has been about how you can do it better. The rest of it—and perhaps the best of it—is a permission slip: you can, you should, and if you’re brave enough to start, you will. Writing is magic, as much the water of life as any other creative art. The water is free. So drink. Drink and be filled up.

  9. diait permalink

    molto bello.

    • A me piace, un po’ retorico e ruffiano… ma noi Constant Readers, si sa, siamo lettori dall’animo semplice con poche pretese “letterarie” :-p

  10. @pirulix: 1) “La vita non è un supporto per l’arte. È il contrario.”

    Secondo me si supportano a vicenda:-)

    2) “Writing it’s about enriching the lives of those who will read your work, and enriching your own life, as well”.

    Cfr. Albert Einstein: “One should guard against preaching to the young man success in the customary sense as the aim of life. For successful man is he who receives a great deal from his fellowmen, usually incomparably more than corresponds to his service to them. The value of a man, however, should be seen in what he gives and not in what he is able to receive.”

    (Più o meno: “Bisogna guardarsi dal raccomandare ai giovani il successo – nell’accezione ordinaria del termine – come scopo della vita. Perché l’uomo di successo, [secondo tale accezione] è quello che riesce a farsi dare moltissimo dai propri simili, in genere incomparabilmente più di quanto corrisponda al servizio reso loro. Il valore di un uomo, in ogni caso, andrebbe visto in quello che egli dà, non in quello che riesce a FARSI DARE DAGLI ALTRI.” )

    • Assolutamente d’accordo Lu’. Anche perché questi discorsi non possono essere sintetizzati in una sola frase -decontestualizzata.
      King mi ha dato molto: consapevolmente attraverso le sue storie (e io ricambio acquistando i suoi prodotti), ma soprattutto inconsapevolmente attraverso le Amicizie che ho stretto grazie a lui.

  11. diait permalink

    cercavo notizie su andrea barbieri, ma immagino che non sia lui che ha vinto il campionato di pattinaggio su ghiaccio.
    che figuraccia con orione, lucio. Ma complimenti per come l’hai presa sportivamente facendo anche pubblica ammenda. Chi di lucio ferisce, eccetera.

    • Peccato non funzionino i link su/di Monica Viola: mi aveva incuriosita!

      La Lippa decisamente flirtarola e ben pennellata (o come si direbbe nel nostro dialetto, pittata nel racconto del primo e unico incontro con Angelini: comportamento studiatissimo il suo…
      La sua conoscenza dello scrivere in accettabile italuano, immutata negli anni: che caccolicchio mi rappresenta “Beh.” …. idiosincrasia verso la virgola?

  12. @diait. barbieri lo becchi su facebook. approfondisci lì:-)

    @pirulix. Il libro di Monica fu poi ceduto addirittura alla Rizzoli (Vibrisselibri era al contempo anche agenzia letteraria), che lo pubblicò con altra copertina. Fu un momento di grande euforia per i volontari vibrisselibrai che l’avevano selezionato e fatto nascere…

  13. @tutti. avete visto il servizio di REPORT (= Gabanelli) su Venezia ieri sera? Qui il link e il commento di Silvio Testa:

    http://salviamovenezia.wordpress.com/2012/05/28/silvio-testa-commenta-la-puntata-di-report-su-venezia/

  14. diait permalink

    non l’ho vista ma ho letto che grandi navi fanno l’inchino a Venezia. Incredibile. Scusa, non ho tempo per documentarmi, e lo so che tu ne hai parlato spesso nel tuo blog. Ma che dice (e/o che fa) Cacciari?

  15. Per fortuna ne ha parlato Report: è ora che si porti il problema al grande pubblico e lo si prenda a cuore!

  16. @diait. Tommaso Cacciari (nipote di Massimo) è molto attivo. Lo zio decisamente meno. L’ex sindaco Paolo Costa, già insignito del premio Attila, è addirittura presidente del Porto e fiero sostenitore della trasformazione della laguna in porto per navi da crociera sempre più grandi. Il nuovo sindaco Orsoni, a suo tempo sostenuto da Massimo Cacciari, è… come non averlo:-(

  17. diait permalink

    Incredibile… Ah, di Tommaso ne hai parlato di recente a un tipo che è intervenuto di là.
    Credibile, invece, che stavo per googlare “premio Attila”, per dire quanto sono posso essere letterale a volte. E per una specie di automatismo, quando vengo qui, perché ogni tre parole devo googlare qualcosa.

  18. diait permalink

    ho letto. Allora facevo bene a googlare…
    Ma come si fa a contrastare il turismo mordi e fuggi? ciioè di chi può permettersi solo un salto in loco con panino al sacco (visti i prezzi)? E va contrastato? (Domanda ingenua, senza polemica)
    I miei parenti in gita a venezia l’anno scorso mi hanno detto che se non ti porti pure l’acqua da casa, ti pelano.

    Tra i commenti al post di là, si citano ancora i wm. Ieri sera, guardando il film Delicatessen, e in particolare la scena dei Trogloditi – vegetarianisti d’assalto clandestini in un mondo di “cannibali”- mi sono tornati in mente. Perché tra loro si chiamano Troglo1, Troglo2, Troglo-pack, eccetera….. Buffissimi.

  19. diait permalink

    paolo, hai sentito il terremoto?

    • No, per nulla. Ma ho ricevuto telefonate di persone che sulla direttrice padana l’han sentito:-/

  20. diait permalink

    Ah. Che disastro però, anche in Calabria scosse…

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