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BOCL N.27 (L’AVVENTURA VIBRISSELIBRI 1.)

7 giugno 2012

(Giulio Mozzi impartisce la tradizionale benedizione urbi et orbi alle scuole di scrittura creativa)
 
11 luglio 2006

IO DECONE

Dopo le webzine Vibrisse e Vibrissebollettino.net, l’infaticabile Giulio Mozzi ne ha pensata un’altra: fondare la casa editrice on line Vibrisselibri. Il progetto non ha ancora contorni ben definiti, ma per esso è già stato reclutato un discreto numero di collaboratori volontari, che si sono proposti chi per un ruolo, chi per un altro. Anch’io mi ero dichiarato genericamente interessato al progetto e a un certo punto ho chiesto a Giulio:

“A proposito, Giulio, in che ruolo mi vedresti? Seminatore di zizzania?:- )”
 
 
E Giulio:
 
“No, quello è un ruolo che non serve. Ti vedrei, Lucio, a fare il decone  del Comitato di Lettura.”
 
 e subito dopo:
 
“…… volevo dire il decano. Mannaggia. g.”

Gualtiero ha osservato:
 
“Decona/decone” è già diventata la parola feticcio del progetto. La proporrei come password per la mail dove far arrivare gli scritti; oppure come parte del saluto segreto fra i membri; o ancora come nome (o parte del nome) dell’associazione da fondare. O per una decona di altre cose che di sicuro mi verranno in mente in seguito.”

Il 6 luglio Giulio ha fatto girare il seguente comunicato:
 
Allora: chi vuole, è disponibile a, stare nel “Comitato di lettura”, confermi la sua disponibilità e la sua intenzione rispondendo semplicemente: “Sì” a questa email. 
 
 
Ho risposto:
 
“Seguo il tuo consiglio e mi candido a fare il ***decone*** del Comitato di lettura. (Lucio)”
 
Giulio ha poi chiesto:
 
“… Oppure si preferisce riservare a me – magari temporaneamente – un potere particolare? (tipo: potere di imporre un testo, potere di veto verso un testo).”
  
Mia risposta:
 
“Solo se affiancato da un decone:-/”
 
E GP:
 
“Ma quanti anni hai? Il decano è il più vecchio di solito (il decone non lo so:-))”
 
 
Il 7 luglio Giulio ha cominciato a tirare qualche somma:  
 
“Allora, al momento il comitato di lettura è composto da: Lucio Angelini, decone… (+ vari altri nomi che non so se posso ancora divulgare) 
 
 
(Il decone Lucio Angelini)
 
e proposto:
 
“Un modo di procedere potrebbe essere:
 
– appena ho la disponibilità, giro il testo a Lucio.
– Lucio ci dà un’occhiata e decide se la proposta ha senso (cioè: non se il testo sia da pubblicare, ma se abbia effettivamente senso discuterne),
– Lucio dirama una breve descrizione del testo e lo “mette in palio”,
– i primi tre che si prenotano ricevono il testo da Lucio (o si rivolgono a me per averlo in carta),
– questi tre si leggono il testo per benino e diramano delle “schede di lettura” (fatte come gli pare il caso di fare: la corrispondenza su Veronica Q mi pare già un buon risultato),
– si decide se è il caso di leggere tutti, o almeno in parecchi, il testo,
– si decide di pubblicare. Va bene? E’ troppo poco macchinoso? E’ troppo macchinoso? Lucio è disponibile a interpretare in questo modo il suo ruolo di decone?”
 

Giuseppe:  

“Non è macchinoso, mi pare una procedura ragionevole e sufficientemente snella, in grado pure di coinvolgere tutti nella giusta misura. E Lucio sarà un ottimo decone.”
 
Federico:
 
“Sì, mi sembra buona anche a me. Il ruolo del decone è centrale e fondamentale. E’ utile articolare la catena di montaggio su più livelli.”
 
Io:
 
> (Giulio) Lucio è disponibile a interpretare in questo modo il suo ruolo di decone?
 
Disponibilissimo. Voglio solo aggiungere che, malgrado gli anni (over 50/under 60), ho un aspetto ancora giovanile e faccio ferrate quasi ogni domenica, mica come P.B. che magari ha qualche anno meno di me, ma sembra già vecchio e cadente:-)
 
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27 luglio 2006

CHE COSA PUBBLICHERA’ VIBRISSELIBRI? 

 
Come sapete, Giulio Mozzi & His Boys (anche qualche decorativa Girl, a dire il vero, in omaggio alle quote rosa) stanno lavorando al progetto VIBRISSELIBRI s.p.a. (società pensiero & azione), che dovrebbe pubblicare on line (ma con tanto di ufficio stampa, redazione, comitato di lettura, presentazioni al caffè Pedrocchi, convegni alla Fondazione Cini eccetera, come se fosse una vera casa editrice) opere DEGNE in sé e/o persino degne di passare al cartaceo, caso mai qualche editore volesse in seguito farsi avanti, magneticamente attratto dalla risonanza dell’operazione (“magnetic resonance“).
 
E’ stato chiesto a Giulio Mozzi se la linea editoriale di Vibrisselibri possa riassumersi in:
 
a) pubblicare solo ciò che la maggioranza dei lettori iscritti all’iniziativa deciderà sia bello
 
o non piuttosto in:
 
b) pubblicare solo ciò che Giulio Mozzi dirà che è bello, avendo egli dato il via a Vibrisselibri.
 
Giulio Mozzi, il cui grande cuore – si sa – è sepolto a Sironi Knee, ha risposto aprendo uno stupefacente ventaglio di possibilità, che ho deciso di anticiparvi in tutta segretezza, cioè, mi raccomando… sssttt… acqua in bocca… muti come pesci… : trattasi di materia ancora rigorosamente riservata (“strictly confidential“). Copio-incollo dal documento di Giulio:
 
“Soluzione totalitaria:
In vibrisselibri si pubblica quello che voglio io, e voi siete d’accordo. 
 
Soluzione comunista:
In vibrisselibri si pubblica quello che voglio io, e voi non capite ma vi
adeguate.

Soluzione fiduciosa:
In vibrisselibri si pubblica quello che voglio io, e voi vi fidate.

Soluzione democratica:
In vibrisselibri si pubblica quello che vuole la maggioranza.

Soluzione democratico-liberale:
In vibrisselibri si pubblica quello che vogliono quelli che sono d’accordo con me su che cosa pubblicare.

Soluzione settaria:
In vibrisselibri si pubblica quello che vuole la maggioranza, e io me ne vado da vibrisselibri.

Soluzione burocratica:
In vibrisselibri si pubblica quello che dopo averne discusso così a lungo pare impossibile non pubblicarlo, se non altro per dare senso al tempo speso.

Soluzione volémose bèn:
In vibrisselibri si pubblica quello che non solo piace ai più, ma anche a quelli ai quali dispiace non è che gli dispiaccia poi tanto.

Soluzione democristiana:
Improvvisamente in vibrisselibri si pubblicano dei libri, senza che nessuno ne sapesse niente (io sono in vacanza a Pechino).

Soluzione Sant’Uffizio:
In vibrisselibri si pubblicano dei libri senza che nessuno ci badi troppo, dieci anni dopo coloro che li hanno proposti e sostenuti vengono espulsi da vibrisselibri senza che si capisca bene perché.

Soluzione marketing-oriented:
In vibrisselibri si pubblicano senza ricavarci niente libri che pensiamo possano essere pubblicati con profitto da altri.

Soluzione autogol:
In vibrisselibri si pubblicano dei libri così poveri di qualità da non risultare sgraditi a nessuno. 

Soluzione Lucio Angelini:

In vibrisselibri si pubblicano i libri di Lucio Angelini.

Soluzione sette per cento:

In vibrisselibri si pubblicano sette libri scelti a caso ogni cento arrivati o proposti.

Soluzione finale:
In vibrisselibri si discute sette anni e poi non si pubblica niente. 

Soluzione I Quindici:

In vibrisselibri si pubblicano libri comunisti di grande successo commerciale. 

Soluzione Il primo amore:

In vibrisselibri si pubblicano libri di opposizione netta e dura che riscuotono l’approvazione di tutti. 

Soluzione realistica:

Pubblichiamo qualcosa, poi si vedrà. 

Soluzione volterriana:

Pubblicate, pubblicate, qualcosa resterà. 

Soluzione ottimistica:

Non faremo in tempo a pubblicare niente che già si presenterà Antonio Franchini con la valigetta dei soldi. 

Soluzione pessimistica:

In vibrisselibri si pubblicheranno libri meravigliosi che nessuno leggerà. 

Soluzione pessimistica-ottimistica:

In vibrisselibri si pubblicheranno libri meravigliosi che nessuno leggerà finché noi saremo in vita, ma dopo… 

Soluzione perla di saggezza:

Non potremo nemmeno parlare di vibrisselibri come di un peccato di gioventù, perché ormai non siamo più giovani. 

Soluzione giovanilistica:

Quello della soluzione precedente parli per sé. 

g.* “
[*g. = Giulio Mozzi, N.d.R.)

Per quanto mi riguarda, ho trovato particolarmente stuzzicante la soluzione: “in vibrisselibri si pubblicano i libri di Lucio Angelini”. Comincerei, se mi fosse consentito, con il giovanile “Lucio in the sky with diamonds“, per poi passare alla filosofica “Sono tanto triste e faccio la solita cacca marrone” (qualche estratto qui: http://www.filastrocche.it/contempo/angelini/poesie_it.asp) e giù giù fino alle creazioni più recenti. In un elegante web-cofanetto finale si potrebbe poi raccogliere l’Opera Omnia… ma ahimè!, starà a Giulio Mozzi stesso, una volta consultati gli iscritti, decidere quale delle sopraindicate soluzioni adottare nel concreto. Io – come già annunciato qualche giorno fa – di Vibrisselibri non sono che l’ umilissimo decone…
 
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13 novembre 2006
 
 
 

“Immaginiamo che comincino a essere concepiti in grandi quantità umani molto deformi. Con la testa al posto del culo, ad esempio. Immaginiamo che questi umani siano dotati anche di un’altra deformità, per quanto meno visibile: un sistema immunitario di eccezionale potenza. Ora, è probabile che molti di questi umani deformi non vengano nemmeno fatti nascere, a causa della deformità evidente. Quelli che nascessero, difficilmente riuscirebbero a riprodursi (voi ci fareste del sesso, con uno o una così?). I fratelli e le sorelle dei deformi – basta che qualcuno si alzi in piedi a dire: «Forse queste deformità hanno un’origine genetica», e ci sarà qualcuno che si alzerà in piedi a dirlo – saranno molto, molto cauti nel riprodursi: nel dubbio si asterranno, adotteranno, si cloneranno, compreranno semi e ovuli, prenderanno in affito uteri.

Immaginiamo che uno scienziato pazzo e i suoi altrettanto pazzi collaboratori, in un laboratorio costruito in gran segreto da qualche parte nella foresta amazzonica, allevino, allo scopo di studiarli, un certo numero di umani deformi, fornendo loro una similvita con discreti agi e piacevoli piaceri (loro, naturalmente, nulla sanno del mondo vero: il loro mondo è il laboratorio, la tenuta annessa, lo scienziato pazzo e i suoi collaboratori altrettanto pazzi). E immaginiamo, finalmente, che questo scienziato pazzo e i suoi collaboratori altrettanto pazzi scoprano l’eccezionale potenza del sistema immunitario di questi umani, e decidano di fare il possibile perché ne venga del «bene» a tutta la specie umana.

Ecco: io sono lo scienziato pazzo, i vibrisselibrai sono i collaboratori altrettanto pazzi, vibrisselibri è il laboratorio perduto nella foresta amazzonica, i testi che pubblichiamo sono gli umani deformi, la pubblicazione in formato elettronico è la similvita con discreti agi e piacevoli piaceri.

Qual è la deformità palese dei testi che pubblichiamo? È la deformità più vergognosa che si possa immaginare, ancora peggio che avere i genitali in faccia e la bocca al posto del buco del culo: sono testi ritenuti privi di potenzialità commerciale. E qual è la deformità nascosta? Sono letteratura.

L’unica differenza è questa: i nostri testi sanno perfettamente che là fuori c’è il mondo vero. E ci vogliono andare.” (da un discorso di Giulio Mozzi ai vibrisselibrai)

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14 NOVEMBRE 2006

A CACCIA DI LIBRI MOSTRUOSI

(Giulio Mozzi, l’apparentemente mite ideatore di
 
[“Uscito dalla folla cittadina
un uomo, un picciol punto
s’avvia per la collina.
Chi sarà? chi sarà?
E come sarà giunto?
che dirà? che dirà?”]
 
(Puccini, Madama Butterfly)
 
IL DISCORSO DELLA COLLINA  
 
“Il mondo editoriale italiano è una realtà stranissima, dove più un’azienda è grande, meno risorse ha a disposizione per Ricerca & Sviluppo. Perché i Grandi Editori Italiani non fanno (o fanno fare ad altri ecc.) quello che intendiamo fare noi? Perché, semplicemente, non hanno le risorse (i soldi) per farlo.
Nessun Grande Editore Italiano sarebbe in grado di:
– assumere uno scrittore democristiano [come ha il vezzo di autodefinirsi Giulio Mozzi: un po’ per celia (secondo alcuni), un po’ per far morire al primo incontro (secondo altri), n.d.r.],
costruire attorno allo scrittore democristiano un progetto di comunicazione pluriennale che preveda la pubblicazione di suoi libri con l’indirizzo di casa, la creazione di una quantità di corsi e laboratori di scrittura, l’avvio di un bollettino da spedire via posta elettronica, la trasformazione dello stesso in un sito dinamico,
– costruire, attraverso tutte queste attività, una comunità di persone che “si ritengono implicate – da varie angolazioni – in un discorso sulla letteratura in Italia”;
– istituire (e pagare) un gruppo operativo di circa 60 persone, tutte appartenenti a tale comunità, unicamente destinato alla ricerca di nuovi talenti nella letteratura italiana,
– decidere, attraverso questo gruppo, di tentare un’azione di valorizzazione di alcune opere letterarie apparentemente prive di valore commerciale ma nelle quali un valore commerciale può essere implementato attraverso una serie di azioni inventive, eccetera.
 
L’unica cosa che saprebbe fare, un Grande Editore Italiano, di tutto questo che ho scritto qui sopra, è usare il verbo “implementare”.
Non sto scherzando. Noi non siamo “fuori” dal mondo editoriale. Siamo “dentro”. Ci sono gli editori industriali, o Grandi Editori, che fanno quel che fanno: campano di classici e di puttanate (pensateci un mmento: il Più Grande Editore, cioè Mondadori, campa di Classici – gli Oscar – e di Puttanate). Ci sono gli editori di ricerca, che fanno il lavoro di portare alla luce qualcosa che gli editori industriali (troppo impegnati a mungere le due vacche dei classici e delle puttanate) non possono vedere, ma che una volta che sia loro mostrato, possa apparire ai loro occhi come Potenziale Classico o Potenziale Puttanata: quindi qualcosa da investirci su. Questo sistema binario, cioè questo tran-tran, ha funzionato qualche anno fa. Adesso non funziona più. Perché? Perché il mercato, a forza di rimpinzarlo di Classici e Puttanate, Potenziali Classici e Potenziali Puttanate, è diventato un luogo nel quale se non vendi quattromila copie di tutto sei morto. (Prevengo la domanda: Sironi non vende quattromila copie di tutto, ma Sironi ha una storia – anche aziendale – del tutto anomala). Inoltre, l’editore industriale ha cambiato prodotto. Non vende più Libri Classici e Libri Puttanate, ma Autori Classici e Autori Puttanate. Quindi l’editore industriale chiede all’editore di ricerca non più di trovargli un libro che sia un Potenziale Classico o una Potenzial Puttanata, ma di trovargli un autore che sia un Potenziale Autore Classico o Autore Puttanata. E (visto che le risorse sono sempre di meno, in quanto si chiede che il profitto sia sempre di più) gli chiede non solo di trovarlo, l’Autore C. o P., ma anche di testarlo. Di fargli vedere, se è davvero così Potenziale Classico o Potenziale Puttanata come sembra. Se, quindi, un tot (non tanti) di anni fa l’editore industriale teneva d’occhio quegli editori di ricerca che facevano buoni libri, oggi l’editore industriale tiene d’occhio quegli editori di ricerca che riescono a fare notizia. Pensate alla traiettoria. Dieci anni fa: Castelvecchi mette a soqquadro la letteratura italiana pubblicando Aldo Nove. Oggi: Castelvecchi ha un sacco di articoli nei giornali pubblicando Pulsatilla. Per fare notizia ci vuole tutta un’altra professionalità, che quella dell’editore capace di trovare Libri o Autori Potenziali Classici. Mentre se uno sa scovare Libri o Autori Potenziali Puttanate, in genere a fare notizia se la cava: perché oggi, nei mezzi di comunicazione di massa, la Puttanata si porta molto.
A questo punto arriviamo noi. Che siamo ben lieti, se ci si riesce, di fare profitti (da reinvestire) e di remunerare equamente la nostra fatica: ma non abbiamo lo stesso bisogno di profitto – immenso – che ha un editore industriale, e neanche la stessa difficoltà di sopravvivenza – enorme – che ha un editore di ricerca. C’è un campo libero. Quello dei Libri Potenziali Classici. Quello è il nostro campo, per quello lo facciamo: perché, se non lo si fa noi, non lo fa nessuno. Un Libro Classico è quel libro che ha dettato legge così bene, che oggi a rileggerlo ci pare un libro dotato di straordinaria normalità. Molti Libri Classici, quando apparvero, sembrarono mostruosi. La via maestra per trovare Libri Potenziali Classici è, quindi, andare a caccia di Libri Mostruosi. Senza esagerazione: cercare Libri Classici non significa cercare Libri Normali; ma piuttosto cercare Libri Innovativi. Questo volevo dire.”
 
(Da un’arringa – ovviamente top-secret – di Giulio Mozzi a noi fedeli vibrisselibrai,«Piccini, mogliettini, olezzi di verbena», i nomi che ci dava al suo venire.)
 
ALTRE NOTIZIE QUI:

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15 NOVEMBRE 2006

DOMANI TUTTI A ROMA!

Il 16 novembre 2006, alle ore 11.30, a Roma presso il Caffè Fandango (Piazza di Pietra 32/33), si svolgerà la conferenza stampa di presentazione di

vibrisselibri.
 
Partecipano: Lucio Angelini, responsabile del Comitato di lettura; Gaja Cenciarelli, responsabile della redazione; Giulio Mozzi, ideatore di vibrisselibri; Demetrio Paolin, autore del saggio ‘Una tragedia negata’, pubblicato da vibrisselibri; Filippo La Porta, critico letterario; Loredana Lipperini, giornalista.
  • utente anonimo Dice:
    15 novembre 2006 alle 14:36   Ho deciso all’ultimo momento e ci sarò anch’io, insieme con mio fratello Mario. Sono curioso di apprendere se sei un buon oratore:-)    Bart
  • Lioa Dice:
    15 novembre 2006 alle 15:01  Sono un PESSIMO oratore. Detesto parlare in pubblico. Lo faccio solo per Demedio e Pasa (è su tali due autori che dovrò “effondermi”). Sono vecchio, grasso e spelacchiato. Piangerete dallo sconforto:- )
  •   utente anonimo  Dice:
    15 novembre 2006 alle 17:12    Lucio, io non ci sarò: come preannunciato a Giulio quindici giorni fa. A quell’ora sarò nelle grinfie di un ortopedico…
    La Lipperini
  • Lioa Dice:
    15 novembre 2006 alle 18:08     Loredana, mi spiace davvero molto, ma la tua salute è più importante. Visto che sei ormai nota come “Santa Lippa protettrice dei blogger” (vedi Scrittomisto.it) almeno… ora pro nobis:- )

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17 NOVEMBRE 2006

THE DAY AFTER. I RINGRAZIAMENTI 

Ieri, alla AFFOLLATISSIMA conferenza stampa di presentazione di VIBRISSELIBRI al caffè Fandango di Roma, ho esordito così:

“Vibrisselibri è figlia del sogno di una notte di mezza estate di Giulio Mozzi…

E avrei voluto aggiungere, continuando a scespireggiare:

“… almeno a quanto ne so io, perché magari nella sua testa Vibrisselibri è stata concepita in pieno inverno, forse addirittura LA DODICESIMA NOTTE, che è come dire la notte dell’Epifania. Ebbene, noi di Vibrisselibri ci sentiamo un po’ come se Giulio sia stato la nostra BEFANA e ci abbia portato un magnifico dono. Ne approfitto, quindi, per esprimere un pubblico ringraziamento a nome di tutti.”

Poi ho pensato che la frase, in quel contesto, sarebbe sembrata ruffiana… e inoltre, suvvia, dare a Giulio pubblicamente della befana… magari si sarebbe pure incazzato:- )

E così sono venuto direttamente al dunque, cioè a parlare di “Nenio” di Eugenio De Medio e dei racconti in versi di Alessio Paša (cognome di origine dalmata, da pronunciarsi “Pascia”), visto che di Andrea Comotti e di Demetrio Paolin si erano già occupati Filippo La Porta, Giulio Mozzi e Paolin medesimo.

Adesso, però, che la musica è finita, che tutti quei simpatici amici e giornalisti se ne sono andati, almeno qui nell’intimità del mio blog posso dire grazie a Giulio per averci fatti entrare nel suo sogno, grazie a Stefania Nardini e a tutto l’ufficio stampa per lo splendido lavoro svolto, grazie a Mauro Mongarli e a tutto l’ufficio grafica, grazie a Gaja Cenciarelli e a tutta la redazione, grazie a Fabio Fracas e a tutto l’ufficio web, grazie a Francesca Dello Strologo e a tutto l’ufficio commerciale & legale, grazie al tesoriere Bartolomeo Di Monaco, solerte custode del nostro… ehm, [ancora per poco] miserabile budget, grazie ai bravissimi membri del Comitato di Lettura che inviano a me e a Luca Tassinari, “profeta italiano del lentismo” (così La Stampa del 9 novembre), le loro preziosissime schede di lettura. Grazie a tutti, insomma, di cuore. GRAZIE PER TUTTO IL PESCE, come direbbe Douglas Adams. E dopo quest’ultima dotta citazione (il riferimento è alla “Guida galattica per gli autostoppisti“, naturalmente), la smetto di sfoggiare la mia bignamesca cultura e chiudo con l’augurio: “Che la forza sia con noi e con Vibrisselibri!”

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18 NOVEMBRE 2006

IL SOLE COSSIGAVA CALMO E PLACIDO AL PASSAGGIO

Aiuto! Dopo il successo della conferenza stampa di presentazione di Vibrisselibri (l’ufficio stampa capitanato da Stefania Nardini ce l’ha messa davvero tutta!), e l’eco che se ne sta diffondendo nei media, stanno già arrivando le prime valanghe di testi. Il rischio è di restarne travolti:- )

Pare ieri che il mago Giulio estraeva dal cappello “L’organigramma” di Andrea Comotti e diceva al nucleo iniziale: “Ecco un primo libro da valutare” (quello oggi scaricabile gratuitamente dal sito www.vibrisselibri.net ). Chi andasse a pag. 18 non potrebbe non restare colpito dalla frase “Il sole cossigava a picco e anche la sete di Nicotrain picconava apicalmente” (a significare che Nicotrain aveva caldo e sete:-) ). Ci fu, anzi, una nostra scherzosa mail interna che aveva per oggetto “Il sole cossigava calmo e placido al passaggio… “. Ma Comotti è così, o lo si accetta, o lo si rifiuta. La sua è una barocca giocosità, o, se preferite, una giocosa barocchità…

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  • utente anonimo Dice:
    18 novembre 2006 alle 12:25  Il mio computer mi ha ingoiato un mio commento su di te di qualche ora fa. Sono stato da Maria Strofa a parlare di Luca (Tassinari) e allora ho capito che dovevo ritornare qui e ricominciare il commento da capo.A Roma, ad un certo punto, stavo a chiacchierare con Luca, in un momento di pausa, dopo saluti, abbracci, baci con tanti: le donne tutte meravigliose, quando Luca con fare tranquillo e sornione (l’avete presente il gatto di Alice?) mi fa: Ecco Lucio.
    Mi volto e vedo una persona che non è quella che immaginavo. Se leggete gli scritti di Lucio, non potete pensarlo se non come un eterno giovane, allegro, spiritoso, guai ad avere a che fare con lui, mordace e intraprendente. Invece ho davanti un signore molto calmo, lento nei gesti e nelle parole, che emanano la musicale cantilena dell’uomo veneziano. Si tiene distante dalla confusione, proprio come Luca, parla solo con chi lo avvicina e lo interroga. Risponde quieto, affabile, e tutto di lui denuncia una signorilità d’animo, un’assenza di malignità e di frivolezza. Sono stupito, ma anche compiaciuto. Paragono la mia invadenza (miscela esplosiva di toscanità e meridionalità) alla sua riservatezza e ne esco sconfitto. Quando poi, al tavolo della conferenza, tocca a lui di parlare, il mio stupore si moltiplica. Oratore eccellente e misurato. Non gesticola, il tono è basso, flemmatico. Sono le parole a creare melodia e movimento. Il pubblico è in silenzio. Io sono catturato dalla curiosità, lo seguo come seguo un autore quando leggo il suo romanzo. Pur essendo il suo discorso a braccio, la scelta delle parole è fluente e sempre appropriata, il periodare si arricchisce ogni tanto di giocosità che rallegra e diverte il pubblico. Ma egli non fa alcun movimento che lo solletichi. Sono le parole e quella sua tonalità composta, flemmatica, lenta, a insinuarsi e a produrre il prodigio. Lo ascolto estasiato. Lucio Angelini! esclamo tra me, per l’emozione di essere lì ad ascoltarlo. Quando ha finito non posso trattenermi e dico: Bravo! Bravo Lucio! Me ne accorgo soltanto dopo che non sono riuscito a trattenermi. Ma ho fatto bene. E’ bello avere un amico così.Bart
  • Lioa Dice:
    18 novembre 2006 alle 18:54 Bart, davvero mi fai arrossire. Comunque grazie per le squisite parole. Della tua finezza e bontà d’animo, io so da sempre:- )—————————–

19 NOVEMBRE 2006

SILENZIO. PARLA MOZZI…

Foto ricordo della conferenza stampa del 16 novembre al caffè Fandango di Roma. Da sinistra a destra: Gaja Cenciarelli, Lucio Angelini, Giulio Mozzi, Demetrio Paolin.

La foto è stata scattata da Ezio Tarantino. 

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20 NOVEMBRE 2006

FLO SANDON’S E IL NEGRO ZUMBON

 

Scriveva nel 2004 Moni Ovadia su L’UNITÀ del 4 settembre: 

“Francamente mi pare che non valga lo sforzo leggere le alte parole di certi autorevoli opinionisti per capire dove vogliano andare a parare sempre e comunque, basta ricordarsi una vecchia canzonetta di quando eravamo bambini che se non ricordo male ci diceva che di ogni sbaglio o abbaglio, ha colpa il ballo del bajon [in Veneto si continua tuttora a dire “Tuta colpa del bajon“, n.d.r.]. A me piace la parte del bajon, molto meglio del leccato minuetto di corte. Per questo ho scelto di fare l’imbrattacarte ‘radicale’ di questo giornale che me lo ha chiesto. Di sostenere con il mio modestissimo contributo le sue idee pervertitrici, sono sempre più fiero ogni giorno che passa.” 

Al bajon ho ripensato l’altro giorno leggendo:  

Roma, 17 nov . – (Adnkronos) – La cantante Flo Sandon’s, nome d’arte di Mammola Sandon, è morta a Roma all’età di 82 anni. Vinse il festival di Sanremo con ”Viale d’Autunno” nel 1953.  

Nella mia testa, tuttavia, la sua voce restava collegata a qualcosa che aveva a che fare col bajon e con i “negri”, benché di sapore fortunatamente non razzista. 

Una rapida ricerca in rete mi ha segnalato: 

I singoli più venduti del 1953  
  1. Eternamente (Arlecchinata) (Limelight) – Nilla Pizzi [1953/54]
  2. El Negro Zumbon (Anna) – Flo Sandon’s [1952/53] 

Ah, ecco!!! Tra i grandi misteri della mia infanzia c’era, appunto, quello della figura de “il negro Zumbon”, vagamente demenziale, certo, ma che attenuava la mia paura dell’ uomo nero, collegata a minacce del tipo: “Attento, ché se fai i capricci poi viene l’uomo nero e ti porta via!”. Il negro Zumbòn, poveretto, arrivava anche lui, sì, ma solo per ballare allegramente il bajon, senza rapire nessun bambino.  

“ARRIVA IL NEGRO ZUMBON 
CHE BALLA ALLEGRO IL BAJON 
LA NUOVA DANZA 
CHE FA FURORE 
NEL BRASIL” 

Ricordo che un giorno, più grandicello, mi chiesi se i bambini neri non provassero paure opposte, derivate da minacce del tipo: “Attento, ché se fai i capricci poi viene l’uomo bianco e ti porta via!”, in quel caso ancestralmente più fondate, data la portata storica di orrori quali la tratta degli schiavi …  

Comunque sia, ecco il testo originale di “El negro Zumbon”. Va proprio a Mammola Sandon il merito di averlo reso familiare in Italia. 

Ya viene el negro zumbon
Bailando alegre el baion
Repica la zambomba
Y llama a la mujer

Tengo gana de bailar el nuevo compás
Dicen todos cuando me ven pasar
“¿Chica, dónde vas?”
“¡Me voy a bailar, el baión!”

Tengo gana de bailar el nuevo compás
Dicen todos cuando me ven pasar
“¿Chica, dónde vas?”
“¡Me voy a bailar, el baión!”

Ya viene el negro zumbon
Bailando alegre el baion
Repica la zambomba
Y llama a la mujer

Ya viene el negro zumbon
Bailando alegre el baion
Repica la zambomba
Y llama a la mujer

Tengo gana de bailar el nuevo compás
Dicen todos cuando me ven pasar
“¿Chica, dónde vas?”
“¡Me voy a bailar, el baión!”

Tengo gana de bailar el nuevo compás
Dicen todos cuando me ven pasar
“¿Chica, dónde vas?”
“¡Me voy a bailar, el baión!”

P.S. Le ricerche in internet sul baion hanno fatto affiorare un altro testo non meno demenziale del precedente: quello di “Romanina del bajon”, un successo di Claudio Villa.
 
Lo dedico a Gaja Cenciarelli, appena conosciuta a Roma al caffè Fandango:- )
 
 
 
“Come sei bella Nina
Trasteverina
tu che sei nata all’ombra
del Cupolon
sembri una muchacita
dell’Argentina
quando con tutta la passion
balli l’ultimo
bajon
col fuoco nelle vene
e la febbre in cuore
danzi pur coi rintocchi
del Campanon
sei nata per ballare
e per far l’amore
Romanina del bajon
Romanina del bajon
Lasciatela passar
fisarmoniche e chitarre
innamorate
lasciatela passar
è la bella Romanina del Bajon”
 
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21 NOVEMBRE 2006

LA PAURA DEL PLAGIO

(La redazione di Vibrisselibri)

Era un venerdì 17. L’ultimo scorso, per la precisione. Maria Strofa, appena riemersa dalle nebbie telematiche in cui sileva (latinismo da ‘silēre‘) occultata da diverso tempo (adora apparire e sparire, è una patita del gioco del cucù :-) ) intitolava il terzo post del suo blog nuovo di zecca:

“INVETTIVA CONTRO GLI ASPIRANTI SCRITTORI MANOSCRITTARI“,

corredandolo di una suggestiva immagine astrale, a sua volta intitolata “Nuova via lattea formata dalle bave manoscrittare”.

Cito i passi salienti:

“Tra le cose più grottesche della psicologia giovanile letteraria (italiana di certo, europea o mondiale non so) c’è proprio questa preoccupazione dell’aspirante scrittore.

Che va da un notaio a registrare il manoscritto.

O chiede lumi per iscriversi alla SIAE.

Alla SIAE!

Oppure, come ha sentito raccomandare da certi filosofi arguti, il manoscrittaro spedisce il manoscritto a casa sua, a sé stesso, con raccomandata A.R.
E non deve più aprire la busta, mi raccomando. Deve lasciarla chiusa a vita!

Ma è una roba…

Per dimostrare che cosa? A chi? Quando? Dove? Come?

Nella storia letteraria hanno plagiato duro solo Cervantes, che si sappia, ma Cervantes aveva già pubblicato!

Ammesso che un manoscritto sia prima letto e infine preso in considerazione, l’editore sarà ben contento di pubblicarlo e di investire sull’aspirante geniale scrittore: che, se ne ha scritto uno, ne scriverà di certo un secondo.

Ma supponiamo pure che un editore, in improbabile fregola di plagio, pubblichi il manoscritto trovando un prestanome… [cut]… che cosa c’è di più desiderabile, per un aspirante scrittore, che fare causa all’incauto plagiante, dimostrando che il vero autore è stato defraudato?

Evviva. Arrivano i nostri!

Fatta la denuncia, non resterà che incatenarsi davanti alla casa editrice con tanto di cartello, amorosamente circondato da amici e famigliari che portano la merenda, le bevande, e agitano il manoscritto in segno di solidarietà.

Studio Aperto vorrà subito fare un’intervista.

E se si è fortunati arriverà perfino il Gabibbo.

Un colpo da Iperenalotto! Che sogno…

Ma è ora di svegliarsi: nessuno ruberà né plagerà alcun manoscritto.

Mai.

Ma proprio mai!

Aspiranti scrittori, manoscrittari forsennati: spedite, intasate, allegate, create un’altra via lattea con le vostre bave manoscrittare: ma evitate il notaio, l’idea di iscrivervi alla SIAE, di spedire a voi stessi, con atto di supremo onanismo, il vostro manoscritto.”

A un commentatore Maria Strofa chiarì:

“Cioran sosteneva che il destino delle società opulente e declinanti (parlava della Francia di anni fa, figurati ora in Italia) lo si registra quando tutti i cittadini vogliono diventare scrittori. Io credevo fosse una mia scelta, poi ho capito (troppo tardi) che è una malattia sociale. Quello che dici tu è vero: se tutti gli scrittori leggessero almeno un libro, non ci sarebbe crisi dell’editoria.”

Sempre nei commenti, Alfio Squillaci de “La Frusta” incalzò:

“… Quanto alla tua ironia sulla paura dei plagi è come al solito succulenta. I miei manoscritti viaggiavano nel marasma delle Poste senza dispositivi di sicurezza. Sellerio mi rimandò un volumetto di racconti dopo 4 anni. Non lo riconobbi più: stupito, mi chiesi chi fosse questo autore sconosciuto. E mi misi a… rileggermi. Unico lettore di me stesso. Poi abbandonai tutto alla critica roditrice dei topi… e non ci pensai più… “

Ebbene, dopo l’annuncio della nascita del collettivo editoriale

www.vibrisselibri.net

sono subito cominciate a piovere all’indirizzo della redazione decine e decine di proposte in allegato file, tanto che Giulio Mozzi in www.vibrissebollettino.net si è sentito in dovere di dedicare al fenomeno il post “Alla cieca”.

Per quanto mi riguarda, a un timoroso che precisava:

“Prima di procedere all’invio di un mio romanzo avrei da porre il seguente quesito: ‘In caso della non selezione dell’opera inviata, in quale modo codesta Redazione intende garantire lo scrittore sui diritti di autore sull’opera inviata?’ ” non ho resistito alla tentazione di rispondere:
 
“Ti consiglio di consultare il post di venerdì 17 novembre in
 
 
Davvero poco professionale, da parte mia, lo so. E infatti l’uomo si è offeso da morire. Se potessi tornare indietro, non lo rifarei, ma ahimè, ormai è successo. Come rimediare? Prometto di sforzarmi di diventare – da oggi in poi – il più diplomatico e asettico possibile dei vibrisselibrai in forza alla VIBRISSELIBRI.
 
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24 NOVEMBRE 2006

ALLO SBANDO

(Angelini in doppiopetto)

(Dai commenti al post “VibrisseLibri: la carta non è tutto, ma aiuta”, in Nazione Indiana del 20 novembre 2006:

http://www.nazioneindiana.com/2006/11/20/vibrisselibri-la-carta-non-e-tutto-ma-aiuta/ )

–  “Mi piace questo Angelini in doppiopetto che viene a darci lezioni dopo che per un anno e passa ha sparso merda sulla colonna dei commenti di Nazione Indiana 1.0…. Angelini, tu sei uno dei tanti esempi di come scassare la minchia al prossimo, in questo paese, paghi. Tu hai scassato la minchia a tutti e ora ti sei fatto il tuo tornaconto… Personalmente non mi sono fatto una buona idea di Vibrisselibri, e questo esula, ovviamente, dal suo possibile successo. E adesso tante belle cose, puoi anche andare.” (Franz Krauspenhaar su Nazione Indiana, nei commenti al post “VibrisseLibri: la carta non è tutto, ma aiuta”, del 20 novembre).

– Addio Alle Arti Says:
November 21st, 2006 at 16:05

“Il Mozzi doveva andarsene prima da NI: quando per NI ha iniziato a non far più un beato nulla (ossia al momento della prima scissione e della nascita di NI 2.0, mi pare), non quando ha avviato il “suo” VL. Si va via quando non si ha più nulla da dare. Quando non ci si riconosce più in quel che si fa o con chi lo si fa (che porta a re/stare non facendo, come nel caso di Mozzi), non quando (con tempismo perfetto) si ha certezza di dare/avere/iniziare da un’altra parte…”

Il magnifico (e)rettore Says:
November 22nd, 2006 at 18:03

“… Ho tante cose che mi danno sui nevvi, anzi, alcune mi stanno pvopvio sui coglioni, vappvesentano quanto di più pvofondamente abovvo. Le faccio un solo esempio, spevando che incvontvi anche la sua di vepulsione: alludo a qvella selva di scudievi e valvassovi che sempve civconda un ‘pvincipe’, a qualunqve livello il di costui poteve si manifesti; a qvel nugolo di mezze seghe e qvacqvavaccà sempve pvonto a covveve in aiuto del ‘signove’, anche quando nessuno lo minaccia; a qvella miviade di leccaculo senza vitegno sempve pvonta a gvidave al pvofumo di violetta non appena il ‘nobile’ evompe in una piccola scoveggia. Ecco, come vede, il peso che incombe sulla nostva fvagilità ha tante e ben divevse cause.”

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  • kinglear Dice:
    24 novembre 2006 alle 09:33   Sei diventato noioso. Infili in ogni post vibrisselibri. Frank te l’ha suonate? Mah. Che sia solo scena?
    Tutto è possibile.g.
  • Lioa Dice:
    24 novembre 2006 alle 09:42   Franz “se l’è” suonate, imho. Punti di vista. Astieniti dal leggermi per un po’, concediti una vacanza.
  • kinglear Dice:
    24 novembre 2006 alle 10:27  Sei un Signore, in doppiopetto però. Già già.
    Quando sei tu a suggerirlo, non posso che accompagnare il suggerimento alla pratica.
  • MariaStrofa Dice:
    24 novembre 2006 alle 10:3   Be’, ma… la tua foto in doppio petto… appena ho aperto stamattina e ti ho visto, e corredandola con il paratesto di NI, ma dài (ti allego l’mp3 con le risate che ancora sto facendo)?E poi erostratos: vedi quando dico che tu sei quello che se la tira meno di tutti? Tu duca, tu segnore e tu Maestro. Perché pur avendo avuto il desiderio di pubblicare, cioè traghettare il commento in prima pagina, mica sapevo come fare per dargli il giusto rilievo (che è questo tuo), senza farlo apparire come un pezzo pensoso – che pensoso (ma pensato, sì e molto) non è. O come il timore di sciupare tanto genio (erostratos) di cui avevo suonato trombe innumeri e forte, cioè che lui si risentisse se qualche inesistente veniva a dire qualcosa contro (e poi erostratos, magari se la prendeva con me e non mi commentava più). Giusto così, più che giusto, visto che il primo grido (c’è erostratos) fu tuo e solo tuo) e erostratos è un Grandissimo: qui posso dirlo ancora più forte. E nella celebrazione di tanto talento io vengo a traino, e debbo e me lo merito pure.In doppiopetto, però, sei ancora più figo (sappilo) che nella foto vibrissa.

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25 NOVEMBRE 2006

UNA PRECISAZIONE DI MONICA MAZZITELLI

«Non sarei mai stato capace di immaginarmi Vibrisselibri – spiega Mozzi – senza l’esperienza dei Wu Ming (e del conseguente I Quindici), senza tutto ciò che è avvenuto nel mondo della musica ecc. Il suo brodo di cultura è Internet, luogo che grazie a blog, siti letterari, forum ha portato alla luce un’esigenza nuova di scrittura e di fruizione letteraria. Questa “anfibia” nasce dall’esigenza di trovare un nuovo spazio nel mondo dei libri, collocandosi in un’area intermedia tra l’editoria “industriale” e gli editori medio-piccoli; di dar voce a testi di valore continuando a credere che, comunque, i libri veri restino cartacei…». Ergo: AAA, Mondadori o Manni, Feltrinelli o Marcos y Marcos, se ci siete battete un colpo.

(Fonte: Tuttolibri-La Stampa, in edicola sabato 25 novembre 2006)

“Una precisazione: molte persone in questi giorni mi scrivono supponendo che questo progetto [quello di Vibrisselibri, n.d.r.] mi ‘dispiaccia’ e che sia una sorta di ‘concorrenza sleale’ nei confronti de iQuindici, una scopiazzatura e altro ancora… Mi sembra utile usare questa colonna per rispondere un po’ anche a chi mi scriverà in futuro che questo progetto editoriale NON è simile affatto a quello de iQuindici perché il nostro non è decisamente un progetto editoriale ma un progetto di accoglienza di manoscritti inediti basato sull’etica del dono. Le attività che facciamo di promozione e pubblicazione di un testo sono solo la punta estrema di un iceberg di tutt’altra natura. Detto ciò, come molti di voi sanno, nonostante leggiamo moltissimo siamo anni luce indietro con le letture, con circa 500 romanzi e altrettanti racconti ancora da smaltire (ci vorranno almeno due anni..), quindi se ci fosse un altro progetto come il nostro saremmo ben contenti! Del resto la bontà di una cosa è sempre certificata dai suoi tentativi di imitazione, come la Settimana Enigmistica:-). In effetti, la differenza tra noi e un qualsiasi altro progetto editoriale o agenziale è che noi cerchiamo sempre di leggere TUTTO un manoscritto, per quanto malscritto, palloso o con contenuti lontanissimi dalla nostra etica. Se così non fosse, non avremmo tutto questo arretrato. In genere infatti se un manoscritto è da “scartare” -editorialmente parlando – si capisce dalle prime dieci pagine, mentre noi cerchiamo di leggerle tutte e spiegare all’autore cosa non funziona e perché. Oltre a ciò, difficile non rallegrarsi anche che un personaggio importante come Giulio Mozzi si sia convinto della validità del copyleft, della diffusione in rete e della promozione ‘dal basso’. Non dico certo che sia tutto merito di Wu Ming de iQuindici, ma sicuramente il nostro lavoro è stato importante. Quindi noi siamo contanti così!

(Monica Mazzitelli – de “iQuindici” – qui:

http://www.iquindici.org/forum_viewtopic.php?12.37087 )

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29 NOVEMBRE 2006

REGALONE DAI WU MING

Il viandante webbico che si dirigesse verso

http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap5_VIIIa.htm#vibrisselibri

troverebbe il seguente articolo:

EDITORIA E COPYLEFT: EPPUR SI MUOVONO

Buoni ultimi, ma solo per questioni tecniche, salutiamo il nuovo progetto di editoria anfibia Vibrisselibri. Perché “anfibia”? Perché vive in due ambienti, sopra e sotto il pelo dell’acqua. Saggi e romanzi vengono letti da un comitato di redazione – di cui fanno parte persone che stimiamo, primi inter pares il poeta Rossano Astremo e lo scrittore per ragazzi Lucio Angelini (right on, brother!) – e selezionati per la pubblicazione on line (in copyleft).
La scommessa a breve-medio termine è che editori lungimiranti e non codardi si facciano avanti per pubblicarli anche su carta. La sfida a lungo termine è dimostrare – in un modo diverso da come lo abbiamo dimostrato noi – che download gratuito e acquisto in libreria possono frequentare, da buoni amici, lo stesso circolo virtuoso.
Finora gli editori italiani si sono mostrati riluttanti a pubblicare testi già apparsi in rete, a meno che non si trattasse di antologie ragionate (come la nostra Giap! del 2003) o di blog che diventavano libri (e in quest’ultimo caso, si è trattato quasi sempre di progetti editoriali nati ad hoc, non di case editrici già operanti e affermate).
Basti dire che il nostro amico Lello Voce non è riuscito a far ripubblicare il suo romanzo d’esordio Eroina perché il file era già scaricabile dal suo sito [oggi Eroina è parte del romanzo Il cristo elettrico, una trilogia in un unico volume].
In attesa che
Vibrisselibri apra nuovi sentieri, resta valido quanto affermavamo nell’intervista collettiva inclusa nel libro di Antonella Beccaria Permesso d’autore:
“La stragrande maggioranza degli editori continua a ritenere [il download dei libri] una bizzarria. Capita addirittura che editori, parlando di noi, liquidino sbrigativamente il copyleft definendolo ‘marketing’ o ‘una furbata’. Ma certo che è anche marketing, che discorsi. Noi con le royalties ci campiamo. La contraddizione, infatti, non è questa, bensì il fatto che un editore, il quale in teoria sarebbe un imprenditore, di fronte a un esempio di marketing che non soltanto ha successo ma crea comunità, lo disprezzi con toni ‘puristici’ (!) anziché prendere esempio. Quanto all’essere furbi: ma perché, è meglio essere stupidi? Boh.”

kinglear Dice:
29 novembre 2006 alle 17:05

Il copyleft è una cagata pazzesca.
Non sto scherzando affatto e neanche provocando. E’ proprio tutto quello che penso a riguardo del copyleft. Una cagata pazzesca. Ciao

Lioa Dice:
29 novembre 2006 alle 17:19   Se vuoi disturbarti a dirci anche perché, bene, altrimenti tira lo sciacquone e morta là.

kinglear Dice:
29 novembre 2006 alle 18:53  Nessuno si legge 400 pagine a video.
Se lo fa scemo lui.E’ una vita che lo ripeto.Che credi? i pdf li scarico pure, leggo un dieci pagine al massimo, spulciando, e morta lì.Stamparlo costa più che se comprassi il libro – se fosse stampato.I pdf vanno bene per “promozione”, per marketing: felicissimo di avere in linea il primo capitolo o due o tre di un romanzo. Così posso farmi un’idea se m’interessa o meno.Me ne frega un cazzo del pdf intero: non me ne faccio niente, non lo leggo, non 400 e nemmeno 200 e nemmeno 100 pagine.Ora tiro lo sciacquone, perché lo dico io.

Lioa Dice:
29 novembre 2006 alle 20:12  Lo scopo del copy-left è esattamente quello che dici tu: consentire assaggi concreti e, in caso di interesse, invogliare all’acquisto. Nessuna schifezza vende di più solo perché offerta in copy-left. Nel caso di Vibrisselibri, ai nostri interlocutori (editori cartacei) può interessare avere il libro già pronto per la stampa, con grafica, edting, revisione già a posto.
E ora spennellati pure con lo spazzolone del cesso:- )

utente anonimo Dice:
29 novembre 2006 alle 20:37   Il download libero è una clausola preventiva anti-fregature, perché permette di acquistare il libro non a scatola chiusa, e già per questo motivo è una leggerezza non da poco definirlo “una cagata”: ciò che tutela i diritti del lettore non è mai una cagata.Ma il download libero ha anche un’altra funzione, se possibile più importante: rende un’opera consultabile nel modo che si preferisce, esplorabile, leggibile in modo non lineare, stralciabile, citabile, manipolabile, riutilizzabile, insomma *viva* e potenzialmente *sconfinata*, tendente a un’evoluzione trans-mediale. A maggior ragione, non lo si può definire “una cagata”, perché consente un accesso all’opera più completo e partecipativo. Grazie al download gratuito, la rete abbonda di citazioni dai nostri romanzi, se qualcuno legge il libro e rimane colpito da un passaggio, e vuole proporlo all’attenzione di altri, stimolare una discussione partendo dalle nostre parole etc., non ha che da scaricare il file, e sa che può farlo tranquillamente, mentre se un fan di Celentano riproduce sul suo blog il testo di una sua canzone, gli avvocati glielo fanno chiudere.
Una ragione in più per cui non si può definire il copyleft “una cagata”, poiché espande la sfera dei diritti, o al peggio non la contrae, cosa che oggi è senz’altro in controtendenza.Va poi detto che:- non tutti i testi sono lunghi 400 pagine o più.- c’è chi carta e toner li scrocca, e in ogni caso per la carta si può utilizzare il retro di fogli già stampati, e scegliere per la stampante la modalità “risparmio toner”, che stampa soltanto i contorni delle lettere e non il loro interno (l’occhio umano se ne accorge a malapena).- non è necessario stampare *tutto* il libro, la lettura oggi avviene su diversi supporti a seconda di momenti e contesti, posso iniziare su schermo poi portarmi al cesso la stampata di due capitoli, poi tornare allo schermo, poi caricare qualche altro capitolo sull’iPod video, e il resto farlo leggere ad alta voce da un programma di screen reading etc.- gli schermi di oggi stancano la vista meno di quelli del passato, la qualità migliora sempre, e si stanno sperimentando videolettori che riproducono le caratteristiche visive della parola stampata su carta.Non so per quale motivo, ma da sempre questa tematica scatena sempre le stesse reazioni sotto-ragionate (“poorly thought out”, si direbbe in inglese), le obiezioni sono sempre le stesse e la cosa più negativa e sconfortante è proprio che le si “ripete da una vita”, senza una stilla di dubbio sulla loro fondatezza.WM1

kinglear Dice:
30 novembre 2006 alle 07:28    E’ una cagata pazzesca.
L’editore si fa il suo di editing e la sua di grafica casomai gli dovesse interessare. E i files non gli piacciono. Richiedono sempre copia cartacea, che poi non restituiscono al mittente.Li scrocca: sempre la solita Italia ladrona che va avanti a scrocco, e poi affoga nella merda. Che diavolo di modo è di ragionare? WM1, posso scroccare da te? C’havrei 5 o 10 o 20 pdf da stampare, sai com’è: a scrocco è meglio.I libri me li sfoglio in libreria.
Se ci sono dei capitoli on line, li guardo. Appunto, li guardo. Finita lì. Non che li legga.WM1 parli di una realtà che non esiste: io faccio la raccolta dei pdf, per collezione, ma non mi sogno di leggerli. Quelli che m’interessano ce li ho in formato stampato.E come me: sapessi quanti e quanti fanno collezione di pdf, mai letti né sfogliati o anche solo aperti.Dico e lo ripeto: una cagata pazzesca.Tiro di nuovo lo sciacquone. Oggi devo aver mangiato proprio pesante. :-) Non vuol andare via la mia cacchina. :-)Ciao     g.

utente anonimo Dice:
30 novembre 2006 alle 13:58  “io faccio la raccolta dei pdf, per collezione, ma non mi sogno di leggerli.” Ok, continua così. Però poi non recensirli.WM1

kinglear Dice:
30 novembre 2006 alle 14:29  No. Non sia mai.Sappi che se non ho IL LIBRO IN CARNE E OSSA – neanche di pagine stampate – DA ME NON PASSA NEMMENO PER UNA MISERISSIMA SEGNALAZIONE DI DIRE “GUARDATE CHE C’E’ UN PDF NUOVO DI UNO CHE POI HA ANCHE TROVATO EDITORE”.I miei pdf son come le farfalle: servono per esser raccolti e mostrati alle donzelle. Non servono ad altro.Tu non sei decisamente una donzella, no no, quindi non te la mostro la mia collezione.Roberto, insomma, ‘sti pdf aspettano: me li fai stampare sì o no?No. Ci avrei messo su non una mano sul fuoco ma tutt’e due.Dimostrato che il COPYLEFT E’ UNA CAGATA ASSURDA.Ciaooo (con l’ecooo…)g.

utente anonimo Dice:
30 novembre 2006 alle 16:36  Contento te, contenti tutti.WM1

kinglear Dice:
30 novembre 2006 alle 16:57   Roberto, senza peli sulla lingua, e poi chiudo anche perché mi son stufato di regalare accessi ad Angelini. :-)C’è lo smile ma è solo per diplomazia.Allora: la tua insinuazione è ingenerosa, cattiva, perché sai bene che leggo qualsiasi cosa prima di dire anche solo un ma. Non importa. Pensa pure quello che diavolo vuoi.Sei un integralista delle idee: la tua parola è Il Verbo. Se uno ti dice che non è d’accordo con te, anche se ti motiva la cosa, tu niente: di coccio. Tu hai ragione, tutti gli altri hanno torto marcio perché hanno opinioni differenti. Vuoi il monopolio delle idee. E se uno ti dice la sua, tu gli salti alla gola come un rottweiler.Contento tu.Tiro lo sciacquone per l’ennesima volta, e per essere sicuro smonto il cesso e lo faccio rottamare: magari c’è qualche clausola nella Finanziaria che…

g.

utente anonimo Dice:
30 novembre 2006 alle 17:22  Iannozzi, cosa ti devo dire? Ti ho spiegato in modo dettagliato e in punti numerati i motivi per cui ritengo importante il download libero dei libri. Non hai controbattuto a nessuno di quei punti, anzi li hai ignorati, a mio avviso in modo rozzo e volgare. Ti sei appigliato al verbo “scroccare” e hai svicolato da tutto il resto.Non hai saputo dire niente sul fatto che avere il libro in file permette di fruirlo in modo diverso, di fare la ricerca interna, di stralciarlo, manipolarlo, riutilizzarlo, come quotidianamente avviene in rete coi nostri libri (ed è un dato di fatto davvero non smentibile).Non hai saputo dire niente sul fatto che il download è una forma di tutela preventiva del lettore, che può verificare la qualità o il gradimento di un’opera prima di comprarla.Non hai saputo dire niente sul fatto che il download di fatto estende l’accesso del lettore a una data opera (se non ci fosse liberliber.it, molti testi fuori catalogo sarebbero irreperibili).Non hai saputo dire niente sul fatto che la carta si può riutilizzare e che le stampanti hanno la modalità “risparmio toner”.

Non hai saputo dire niente sul fatto che un libro, una volta che lo si ha in formato digitale, può essere fruito in una combinazione di modi e su diversi supporti, quindi non è necessario stamparselo tutto. C’è gente che scarica i nostri libri e almeno in parte se li legge sull’iPod (ad esempio sugli aerei, dove puoi usare il portatile).

Hai soltanto ripetuto il tuo presunto assioma della “cagata pazzesca”, senza argomentarlo, circondandolo di battutine e continuando a parlare di pdf, pdf, pdf, quando i nostri testi sono disponibili anche in rtf, txt, odt, tutti formati che permettono l’interazione col testo.

Vedi, non è questione di mia buona volontà (o assenza della medesima) o di arroganza etc. Non è un problema soggettivo. E’ un problema oggettivo: da una parte si discute e si portano argomenti, dall’altra no. La discussione è finita prima ancora di cominciare, e se faccio questa puntualizzazione non è certo per rispetto di un simile interlocutore, ché in questa circostanza è ben lungi dal meritarlo, ma per rispetto di chi legge questo scambio, che ha diritto a una chiusura un minimo dignitosa.

WM1

kinglear Dice:
30 novembre 2006 alle 18:53  TI HO DETTO CHE STAMPARLO HA UN COSTO ESORBITANTETI HO DETTO CHE FRUIRLO CON UN IPOD O ALTRO MEZZO E’ UN ALTRO COSTO PAZZESCOTI HO DETTO UN SACCO DI COSE…SEI SORDO O CI FAISTAMME BENE

utente anonimo Dice:
30 novembre 2006 alle 20:17  1. Ti ho spiegato che non era quello il punto: ho parlato di maggiore interazione col testo, di maggiore accesso all’opera, di possibilità di stralciare e modificare, di evitare che il lettore compri a scatola chiusa. A tutto questo non hai saputo replicare, non ti sei scostato di un passo dalla strategia dell’insulto, ripetendo in modo ossessivo che uno dei fulcri del nostro lavoro (di WM, di Vibrisselibri e di chiunque altro si impegni sulle tematiche del copyleft) è una cagata pazzesca, e anche adesso continui a svicolare. Non mi hai risposto né mi attendevo che tu lo facessi.2. No, veramente questo non l’hai detto da nessuna parte, e comunque è un’asserzione falsa e anche demenziale, iPod e simili consumano pochissimo e quindi era meglio se quest’ultima cazzata non la dicevi, vedere link. Se poi il problema è di prezzo, sul mercato trovi lettori portatili che costano meno della metà di un iPod.3. E’ inutile che ti sforzi così tanto di convincermi che non hai argomenti, l’ho già appurato. Il livello è bassissimo.WM1

kinglear Dice:
30 novembre 2006 alle 22: 05 Ti ho detto:1. mi bastano uno, due, tre capitoli: e mi faccio un’idea, non compro a scatola chiusa.2. chi è il cretino che si legge 400 pagine a video? Secondo te per leggermi un pdf: portatile, pdf, quel cosetto apple, e cos’altro?
Ma una edizione economica: 5 euro, sai. Con 5 euro un libro con la copertina cartonata lo fai.
No: tu, portatile, ipod, desktop (perché se sono a casa, e che diavolo, uso il pc di casa); ma se vado al cesso, mica mi posso portare il pc al cesso, allora devo avere o l’iPod o il notebook; ma in che mondo vivi, Roberto? Un tascabile te lo ficchi dove vuoi, e costa poco. Manca la volontà. Una sana e genuina volontà.Il pdf può essere utile ma di supporto al libro cartaceo, ovvero quando stampato: stampi il libro, ci alleghi un cacchio di floppino con il pdf in copyleft, così chi avrà modo e voglia se lo compulsa a video magari per estrapolare due o tre frasette; che con un minimo di buona volontà avrebbe potuto annotarsi durante la lettura…Su liberliber c’era il D’Annunzio: gliel’hanno fatto togliere. In compenso adesso ci sono un po’ di cosettine di sf. Bel passo in avanti!
Ma non è questo il problema.

Una risma di carta, io che sono una persona normale la compro al supermercato: sai quanto costa una risma di carta? Una volta stampata è stampata. Poi la metto nel cassonetto.

Hai dimenticato che le stampanti casalinghe hanno toner che costano l’ira di dio. E anche rigenerate, non è proprio il caso di stampare 200 pagine e far fuori 20 euro per un libretto che non avrà manco la rilegatura, che quella ti costa altri 4 euro.

Ma tu inviti a scroccare.
Italia degli scrocconi.

Sull’aereo mi vedo il film che danno o le gambe delle hostess. Al limite mi faccio una sega. O mi leggo Grishman per farmi una sega dopo, che tanto quello ci mette sempre segretarie mozzafiato nei suoi librettini: fortuna che tutti in economica. Pure il Broker.

Allora, io ‘sti diavoli di punti te li ho evidenziati prima, te li ho evidenziati di nuovo, li ho detti in giro da tanto di quel tempo… ma da tanto di quel tempo… Forse sei un pochetto a corto di memoria.

Ecco: per tutti questi motivi ritengo che il copyleft è una cagata pazzesca e di più.

Può essere utile come supporto al libro cartaceo: non lo nego. La manualistica soprattutto ti dà il libro e il cd con su il libro in formato elettronico, pdf, html, immagini suppletive aggiunte e quant’altro.

Si vuole fare un discorso del genere anche per la narrativa? Bene. Lo si faccia. Un dischetto costa niente. E il pdf te lo devi comunque fare se hai intenzione di mandare in stampa un libro. Quindi non è un costo per l’editoria, se non quello del supporto, del dischetto: e per una casa editrice è praticamente irrisorio.

Ma se mi vieni a dire che il Copyleft è Logos, allora ti dico che è una cagata pazzesca.

Io avrò un livello basso, ma tu… lasciamo perdere: sono di buon umore e non vedo perché dovrei rovinarmelo per te o per chiunque altro che fa finta di ignorare che i problemi ci sono e che non sono assolutamente da sottovalutare.

Buona fortuna

g.

utente anonimo Dice:
30 novembre 2006 alle 23:48   1. A te bastano due-tre capitoli. Forse a qualcun altro fa piacere leggerne sette, o dieci, o quindici. Mettendo scaricabile l’intero file, ciascuno può regolarsi come meglio crede. Dare possibilità di scelta alle persone non è una “cagata pazzesca”.2. Se qualcuno vuole leggersi 400 pagine a video, è una sua libera scelta e non vi è alcun fondamento oggettivo per definirlo un cretino.3. Continui a non avere niente da dire sul fatto che lo sganciamento del testo da un supporto fisico amplia le possibilità di utilizzarlo anche creativamente, e che il copyleft consente di farlo senza grane legali.4. I nuovi computer non hanno più l’ingresso per i “floppini”, come li chiami tu. E’ un supporto ormai quasi completamente uscito di produzione, scalzato da penne USB e drive portatili. La domanda “In che mondo vivi?” non va rivolta a me.5. Solo il cd-rom di liberliber contiene mille libri. Sul sito sono anche di più. La rimozione di D’Annunzio è l’eccezione, non la regola.

6. I fogli A4 hanno un recto e un verso, entrambi stampabili.

7. La mia HP Laserjet 1020 b/n, non certo una stampante di ultima generazione, con una sola cartuccia la modalità “risparmio toner” stampa oltre diecimila fogli. Un foglio A4 fitto corrisponde a due pagine di libro Einaudi Stile Libero. Ventimila potenziali pagine di ESL con una cartuccia da 50 euro. E’ come stampare 33 volte Q. I costi vengono ulteriormente ammortizzati se si compra un kit per la ricarica della cartuccia.

8. Quello che fai tu a bordo degli aerei non necessariamente corrisponde a quel che fa il resto del genere umano.

9. I punti non li avevi “evidenziati” prima (anche rileggendo i tuoi commenti precedenti, non si rinviene traccia di risposte nel merito), e li hai ri-svicolati adesso con affermazioni poco pertinenti e sostanzialmente infondate.

WM1

utente anonimo Dice:
3 dicembre 2006 alle 22:30   Ho chiuso il gas, ho fatto testamento, si, lascio tutto in ordine, anche il gatto avrà una nuova famiglia in caso di…Adesso non resta che cercare di rilassarsi, in attesa che quest’ansia terribile, questo terrore, quest’inferno cessi. Oddio, ci stiamo alzando, l’aereo decolla, quasi quasi mi aggrappo a questo signore qui vicino. Lui però non si è neanche acoorto di me, non fa che guardare il film, guardare le gambe delle hostess e leggere Grisham. Eppure le mie gambe sono più belle di quelle delle hostess e anche tutte le curve sono notevoli. Si, ero una bella ragazza prima di salire su questa forse bara. No, proprio non mi nota. Allora, la carta di riserva, mi leggo Comotti, così dimentico di essere su questo oggetto volante, di essere in estremo pericolo e seduta accanto a uno che neanche si accorge di sedere molto vicino all’ultima miss Universo. Dev’essere uno che mette limiti alla provvidenza.

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11 DICEMBRE 2006

VL SBARCA A MILANO

Il grande amico Meaulnes-Giuseppe Genna segnala – nel suo blog

www.giugenna.com – quanto segue:

Vibrisselibri sbarca a Milano

vibrisselibri_002.jpg
Milano, martedì 12 dicembre 2006
anniversario della strage di Piazza Fontana

presso la Libreria Feltrinelli di via Manzoni, ore 18

Presentazione dei libri:
“L’organigramma”, romanzo di Andrea Comotti
“Una tragedia negata”, saggio di Demetrio Paolin
editi da

vibrisselibri
informazioni: www.vibrisselibri.net
giulio mozzi, 348 386 39 37

Martedì 12 dicembre, alle ore 18, a Milano presso la Libreria Feltrinelli di via Manzoni, saranno presentati al pubblico i primi due titoli pubblicati da vibrisselibri, la casa editrice in rete (www.vibrisselibri.net) ideata dallo scrittore Giulio Mozzi.

Si tratta del romanzo “L’organigramma”, del milanese Andrea Comotti, e del saggio “Una tragedia negata. Il racconto degli anni di piombo nella narrativa italiana” del torinese Demetrio Paolin.

Parteciperanno all’incontro: i due autori Andrea Comotti e Demetrio Paolin; Giulio Mozzi; Margherita Trotta della redazione di

vibrisselibri.

“L’organigramma”, di Andrea Comotti (collana sans papier) è un romanzo fantastico su Piazza Fontana. Nicotrain, un giallista milanese che ha fatto fortuna con romanzi nei quali trova soluzioni di casi polizieschi e giudiziari non ancora risolti, si compera una casetta sul lago. Nel corso dei lavori di sistemazione scopre, nascosta dietro un tramezzo, una scatola di fotografie scattate in Piazza Fontana nelle ore immediatamente successive alla strage. Da queste fotografie nasce un’inchiesta che porterà Nicotrain a scoprire la forza, l’astuzia e la violenza del Potere Deviato.

“Una tragedia negata. Il racconto degli anni di piombo nella narrativa italiana”, di Demetrio Paolin (con prefazione di Filippo La Porta; collana anfibi) è un saggio che analizza la narrativa italiana sugli Anni di Piombo: una narrativa reticente, mitologica, addirittura apologetica, quasi sempre incapace di affrontare il dato nudo e crudo: che quegli anni furono una tragedia, per tutti.

Vibrisselibri è un’iniziativa innovativa nel panorama editoriale italiano, essendo contemporaneamente una casa editrice in rete e un’agenzia letteraria. Dopo aver pubblicati i libri in rete (dove sono scaricabili gratuitamente con la formula copyleft) vibrisselibri si attiva al fine di trovare degli editori convenzionali disponibili a pubblicarli in carta. Vibrisselibri si avvale di una cinquantina di collaboratori di alto profilo professionale: la redazione è guidata da Gaja Cenciarelli; il comitato di lettura da Lucio Angelini e Luca Tassinari; l’ufficio stampa da Stefania Nardini e Manuela Perrone; grafica e comunicazione sono state curate da Mauro Mongarli e Leonello Borean; il sito da Fabio Fracas. Altre informazioni in www.vibrisselibri.net.

Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 11 Dicembre 2006
 
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A NOI IL PROFITTO CI FA UN BAFFO

15 dicembre 2006

Parafrasando il titolo di uno degli articoli che sono stati dedicati a Vibrisselibri (“A noi la carta ci fa un baffo“:

http://www.girami.it/scheda_notizia.php?ID=424 ),

riprendo in 7 punti la bella intervista rilasciata da Giulio Mozzi a “Il giornale”:

 
1. Io sono l’esatto contrario di un imprenditore: mi piace avere una buona idea e trovare qualcuno che ci stia. Non guardo al profitto, il profitto è un limite».
 
2. [Perché non fare una casa editrice vera e propria?] «Per uscire dalla logica del piccolo editore, costretto a rifugiarsi nella nicchia per non soccombere alla logica della grande industria editoriale.
 
3. Io voglio fare azioni esemplari e minimizzare i costi significa avere la libertà dal profitto. Al mio progetto lavorano gratis cinquanta persone che hanno aderito con entusiasmo.
 
4. [Scusi Mozzi, lei è un editore o il capo di un girotondo per la liberazione della letteratura, un no global del libro?] «Macché, un vecchio democristiano come me [IL SOLITO VEZZO DI GIULIO PER BASIRE L’INTERLOCUTORE, n.d.r.] al massimo può fare un’iniziativa di sinistra riformista».
 
5. A me non interessa assecondare il gusto, mi interessa l’innovazione. Io penso che ogni libro possa avere più vite. La prima gliela diamo noi su vibrisselibri, sperando che poi ne trovino un’altra di carta. Il mio scopo è che questi libri vengano poi stampati». 
 
6. [Che libri intende pubblicare?] «Libri mostruosi… [cut]… Voglio fare libri che siano mutazioni genetiche [si veda il mio post di ieri, n.d.r.]. Il problema vero dell’industrializzazione dell’editoria è la riduzione della varietà genetica. Sono contro l’eugentica del libro: deve essere fatto in certo modo per andare bene. Questo danneggia la specie». 
 
7. Se io fossi capace di fare soldi come Baricco, farei come lui. Avrei fatto la scuola di scrittura Holden, avrei creato la casa editrice Fandango. Ho molta stima di lui come operatore culturale, c’è molta sufficienza in chi ignora questo fatto. Ma io non ho questo talento. Talenti diversi dal mio, con le mie idee potrebbero farci molti soldi.
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Sempre da Nazione Indiana del 20 NOVEMBRE 2006
 

DA UN PERCORSO UN’IDEA: LA STORIA DI VIBRISSELIBRI RACCONTATA DA GIULIO MOZZI 

“Io non volevo fare lo scrittore. Io volevo fare il sociologo. Però un giorno – nel 1991, quando avevo ormai trent’anni – mi scappò di scrivere un racconto. Siccome non mi pareva alla fin fine un brutto racconto, decisi di farlo vedere in giro. Con la mia amica Laura Pugno, che allora scriveva solo poesie, ci inventammo una rivista a nostro uso e consumo. La chiamammo L’aimée. C’erano dentro delle poesie sue e questo mio racconto. Facemmo quarantatre copie del primo numero: quattro per noi, quattro da spedire in Italia, trentacinque da spedire a riviste francese, spagnole, tedesche, britanniche e statunitensi che avessero un qualche interesse per la letteratura italiana. (Non che le conoscessimo, quelle riviste. Laura, che è sempre stata molto più giramonda di me, aveva dei meravigliosi repertori internazionali di riviste, festival letterari e case editrici). Una ventina di riviste straniere risposero scrivendoci o abbonandoci automaticamente. Qualcuna ci chiese dei testi. Dei quattro destinatari italiani, tre risposero. Il quarto era il povero Pier Vittorio Tondelli. Ero uscito di casa di buon mattino, avevo portate le buste alla posta, avevo passata un’ora a calcolare tariffe e a incollare francobolli; tornando a casa comperai il giornale e lessi della sua morte.
Dei tre italiani che risposero, uno era Marco Lodoli. Marco mi telefonò, mi fece un sacco di domande e mi disse: «C’è questa rivista di racconti, Panta, stiamo preparando un numero di racconti con crimini, nel tuo racconto in fin dei conti è un ladro che parla, posso proporlo?». Qualche mese dopo, grazie all’interessamento di Lodoli, avevo davanti due diverse proposte editoriali. Mi presi il lusso di scegliere.
Da questa avventura imparai che se metti il tuo indirizzo e il tuo telefono, magari c’è qualcuno che ti chiama. Io ho sempre scritte molte lettere. Quel mio primo racconto era in forma di lettera. L’aimée era stata spedita per posta, quindi era una lettera. Che cos’è un libro, se non una lunga lettera spedita a una quantità di destinatari sconosciuti?
Quando, nell’aprile del 1993, uscì il libro, sulla bandella di destra, dove di solito si mette qualche informazione sull’autore, feci scrivere: «Giulio Mozzi è nato nel 1960. Abita a Padova in via Michele Sanmicheli 5 bis» (adesso abito in via Giuseppe Comino 16/b, sempre a Padova). L’editore era perplesso, ma io ero molto convinto. Che senso ha scrivere una lettera, se non si dà modo di rispondere?
Ricevetti molte lettere. Le ho conservate più o meno tutte, raccolte in scatole da scarpe. Quando mi pareva il caso rispondevo, quando non mi pareva non rispondevo. Alla mia risposta rispondeva, di solito, un biglietto di ringraziamento: e la cosa finiva lì. Però da quelle lettere sono nate alcune amicizie importanti, che tuttora durano.

Nel 1993 cominciai anche a condurre dei corsi e laboratori di scrittura e narrazione. Dal 1998 ne feci quasi un mestiere. In questi laboratori incontravo moltissime persone. Le conoscevo, si stava insieme per un po’, e poi ci si perdeva di vista. La cosa mi dispiaceva. Così nell’agosto del 2000 mi inventai di fare una lettera circolare, un «bollettino» distribuito via posta elettronica. Alle persone che incontravo dicevo: «Se volete, faccio questa cosa». Il bollettino era, in sostanza, una microrivista. Gli articoli erano raccolti in alcuni documenti; l’email conteneva, per così dire, l’indice della rivista, mentre i documenti con gli articoli viaggiavano in allegato. Vidi che la cosa piaceva. Cominciai a ricevere articoli o proposte di articoli. Li leggevo e se mi sembravano buoni li pubblicavo. Il bollettino usciva pressoché tutte le settimane, la domenica o il lunedì. Mauro Mongarli gli trovò un nome che mi sembrò bellissimo: vibrisse. Nel giro di tre anni mi ritrovai con duemilacinquecento abbonati. Parteciparono a vibrisse con articoli, recensioni, saggi, racconti, fotografie e altro 214 persone in tutto. A un certo punto non riuscii più a gestire la faccenda: troppo tempo, troppa fatica. Fermai tutto. Però mi dispiaceva. Così, dopo un anno di pausa, riavviai vibrisse: non più come e-zine inviata per posta elettronica, bensì come sito: http://www.vibrissebollettino.net. Pian piano il nuovo vibrisse cominciò ad allargarsi, ospitando i blog di Marco Candida, Davide Bregola e Giuseppe Braga, il sito Sotto i cieli d’Italia, e soprattutto il blog collettivo Bottega di lettura (www.vibrissebollettino.net/bottegadilettura/), che riprendeva l’esperienza, non molto riuscita, dell’Arte di leggere (un blog interno al sito della manifestazione Pordenonelegge, oggi chiuso).
In queste iniziative facevo l’esperienza dell’intelligenza, della passione e della disponibilità di molte persone che amano la letteratura, che investono nella letteratura come cosa buona e utile all’umanità. Persone che di mestiere fanno il rappresentante di prodotti per l’edilizia o l’infermiere ospedaliero, il bibliotecario o l’insegnante, il traduttore letterario o il precario assoluto: ma alla letteratura, alla lettura e alla scrittura, affidano tutte una parte importante della loro vita.

Nel contempo, iniziavo a lavorare per un editore: Sironi, di Milano. Con le ragazze e i ragazzi di Sironi abbiamo fatto cose secondo me molto belle. Di nuovo: intelligenza, passione, disponibilità. Letteratura come parte della vita.

Si dice che lo scrivere e il leggere siano attività solitarie. Credo di avere sperimentato l’esatto contrario.

Io sono figlio di biologi, e questo è un particolare non trascurabile. Ho una immaginazione biologica del mondo e della società. Quindi anche della letteratura e del mondo editoriale.
Vedo che è in atto una lotta per la sopravvivenza. Vedo che ci sono dei soggetti che sono diventati capaci di selezionare quei libri, quei testi che meglio rispondono al proprio interesse. Così come gli allevatori industriali selezionano le vacche che danno più latte o più carne, gli editori selezionano i libri che danno più profitto.
Anche lavorando presso Sironi – dove sono nella posizione del «consigliere del principe» – mi sono dovuto scontrare con la logica del profitto.
Il mondo è in allarme per la diminuzione della varietà genetiche. L’uomo seleziona i viventi secondo il proprio interesse, ma così facendo riduce la variabilità. Le nostre vacche grasse e lattifere hanno Dna molto simili tra loro. La riduzione della varietà genetica diminuisce, e non di poco, le chances di sopravvivenza di una specie.
Lo stesso succede nel magico mondo dei libri. Gli editori industriali selezionano i libri secondo il principio del profitto. Il risultato è: libri tutti uguali, tutti ugualmente profittevoli. Ma in questo modo si mette, e non poco, a rischio la sopravvivenza della letteratura.
Questo processo si è molto accelerato negli ultimi anni. Gli editori industriali perseguono profitti sempre più alti. Gli editori piccoli, «di ricerca», devono ridursi in spazi di mercato e di promozione sempre più piccoli: la loro stessa esistenza è messa a rischio (metà della mia generazione di scrittori è nata con case editrici oggi scomparse).

Allora, mi sono detto, bisogna inventarsi un Giardino di Eden. Un luogo dove i libri possano esistere, riprodursi e moltiplicarsi, a prescindere dalla loro capacità di generare profitto.

Mentre io facevo, molto lentamente, tutti questi ragionamenti, il mondo cambiava a velocità vorticosa. Non sarei mai stato capace di immaginarmi una cosa come vibrisselibri, ad esempio, senza l’esperienza e i ragionamenti dei Wu Ming (e del conseguente I Quindici), senza tutto ciò che è avvenuto nel mondo della musica, ecc.
Non credo che vibrisselibri sia una novità strepitosa. Credo che sia un ulteriore passo, sperimentale, verso una destinazione tuttora piuttosto ignota”.

Giulio Mozzi

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[CONTINUA NEL BOCL  N. 28]

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15 commenti
  1. Quel martedì 12 dicembre 2006 io venni a Milano (tu non c’eri, Lucio): conobbi (e iniziò il sodalizio con) Maria Strofa; ovviamente conobbi Giulio Mozzi, Bartolomeo Di MOnaco, Gianni Biondillo e Sergio Garufi.

    Siccome si era reduci dalla querelle di “Angelini in doppiopetto” lanciata dal forsennato Krauspenhaar (che sicuramente ricorderai), quando andai a stringer la mano a Mozzi, aprii il cappotto e gli dissi: “Come vedi, mi sono messo il doppio petto!”: l’avevo fatto proprio in senso provocatorio. Ma lui non parve capire la battuta: mi guardò strano e mi disse “Ah bravo”, creando imbarazzo a entrambi. Sembrava semplicemente che gli avessi voluto far vedere che ero vestito bene per l’occasione, così mi avrà preso per scemo. Da lì cominciai a sospettare che il suo senso dell’umorismo rasenti lo zero.

    • correggo: quel “sicuramente ricorderai” è fuori luogo, visto che l’episodio del doppiopetto è dettagliatamente rievocato in questo post.

  2. @paolo. non potevi pretendere che giulio fosse al corrente di uno scazzo avvenuto nella sezione commenti di un post di nazione indiana… ti avrà scambiato per il classico esibizionista che si apre l’impermeabile per mostrare il pisello:-)

    • Infatti, mi sa che ha pensato questo.
      Però, lui legge e si tiene al corrente un po’ su tutto, e la questione del “doppiopetto” l’affrontasti anche tu in un post dedicato: strano che non ne sapesse nulla.

  3. @paolo. in quei giorni giulio aveva una mole impressionante di mail interne da leggere, di rapporti da tenere, di operazioni da coordinare… avrà sicuramente letto il post di nazione indiana, ma non necessariamente tutti i commenti…

  4. Luan permalink

    vacca se spacchi il cazzo con l’autopromozione! Ma se sei così bravo perché non ti pubblicano niente?
    Vedere siti così è davvero rincuorante: c’è speranza per tutti. O se no c’è il web.

  5. C’è gente che ha spaccato il cazzo con l’autopromozione per anni, facendolo in maniera disonesta, anche ordendo complotti, e ottenendo così le pubblicazioni; ma, non contenta, ha continuato più forte di prima, e se non le si stendevano i tappeti rossi s’incazzava pure.
    Un assaggio?

    — Il 15 novembre 2011, la sedicente Lara Manni segnala una discussione in Rete che investe anche l’arcinoto blog di Kataweb:

    Della vicenda del Wunderkind 3, che uscirà, per decisione di Mondadori, soltanto in eBook, sta parlando molta gente in rete. Ovvero:
    […]
    Forse ho dimenticato qualcuno: nel caso, segnalatemelo. Anche io dirò la mia, probabilmente nel post di domani con Giovanni Arduino. Per ora segnalo che proprio su Lipperatura c’è uno scambio di commenti fra Loredana Lipperini e Sandrone Dazieri, editor di Mondadori, che mi sembra importante, con commento di Wu Ming 4 che si sofferma sul ruolo degli autori: “una parte del problema, e vorrei dire anche della soluzione al medesimo, stia nell’atteggiamento degli autori. Se non siamo noi altri a muovere il culo, (bla bla bla…).

  6. diait permalink

    uh, io pensavo che Luan fosse Lucio che si autospompava! Ne sarebbe capace, comunque.

    • Potrebbe essere un passante qualunque; oppure potrebbe essere il waso ming che manda in avanscoperta qualche suo straccione per impostare azioni di “guerriglia”.
      Sta di fatto che la guerra vera qualcuno la sta facendo a Gianpapolo Serino, per fargli pagare le recenti mazzate: ogni tanto, come oggi, se si prova a entrare nella sua rubrica I furbetti dell’inchiostrino si viene aggrediti da un virus ( trojan, per la precisione).
      La censura cerca di colpire in tutti i modi, leciti e illeciti.

  7. NOTA BENE: IL LUAN DEL COMMENTO POCO SOPRA E’ UN FAKE, NATURALMENTE.

  8. diait permalink

    Serino? Ho visitato il suo sito e la sua bacheca. Che personaggio… Not exactly my cup of tea.

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