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BOCL N.28 (L’ AVVENTURA VIBRISSELIBRI 2.)

8 giugno 2012

Tragedia negata

6 GENNAIO 2007

Grande soddisfazione, ieri, tra i vibrisselibrai, per un articolo di Luca TELESE apparso su “IL GIORNALE”.

Lo copio-incollo:

<<ANNI DI PIOMBO Quando il romanzo è più della cronaca>>

di Luca Telese

“Prescriptum: la prima cosa da dire del libro di cui stiamo per parlarvi è che è un libro che nessuno può comprare ma che chiunque può avere a patto che possieda un computer. Di più, forse è il primo di una nuova generazione di libri scritti, editati e confezionati e messi in rete via Internet a disposizione di chiunque. E dunque la prima cosa che dovete sapere è che quest’idea un po’ pazza che finora non era riuscita a nessuno, quella di trasformare i libri in un patrimonio digitale e internautico, è stata messa in atto da Giulio Mozzi e il suo sito vibrisselibri.net. Il primo di questi libri un po’ strani, un po’ transgenici si intitola Una tragedia negata e lo ha scritto Demetrio Paolin. È un saggio in attesa di lettori, ma anche di editori.
Finite le dovute precisazioni, si può parlare di questo libro che poi è un saggio letterario tutto particolare sugli Anni di piombo visti dall’unica prospettiva da cui ancora non erano stati osservati: quella della critica letteraria sulla narrativa. Il libro di Paolin, insomma, è una sorta di ipertesto, un’ispezione ai raggi X che prova a raccontare la lotta armata e la violenza degli anni Settanta sbirciando dal buco della serratura di chi ha già scritto scandagliando romanzi, saggi, reportage, inchieste, autobiografie e testimonianze come un motore di ricerca. Una tragedia negata è insomma allo stesso tempo la forma di scrittura più antica e più moderna per indagare una delle pagine più controverse della nostra storia: da un lato ha il passo lento e metodico della filologia, dall’altro il principio base della rete, quella che l’interconnessione dei reperti produce conoscenza. Scrive Paolin nel sottotitolo: «Il racconto degli Anni di piombo nella narrativa italiana». E poi aggiunge in ex ergo una frasetta del Dialogo di Tristano e di un amico di Giacomo Leopardi: «Perché in sostanza il genere umano crede sempre, non il vero, ma quello che è, o pare che sia, più a proposito suo».
E dunque, in questa confezione così raffinata,
così paleomoderna, con i crediti degli editors subito dopo i titoli, Paolin infila una tesi netta, forte che qualcuno potrà anche contestare, ma che sicuramente è ben documentata e non meno interessante. Secondo il giovane critico, infatti, i libri e i romanzi ci dicono più della cronaca, raccontano più delle sentenze, spiegano più delle verità provvisorie e fragili che ci sono state consegnate dal nostro passato prossimo. E ci dicono ad esempio che le scritture degli ultimi due decenni – tutte – non hanno fatto altro che edulcorare, sdrammatizzare, rimuovere. Edulcorare la violenza, sdrammatizzare la realtà, rimuovere la memoria.
Certo, qualcuno dirà che il campione non è completo (molti libri sono usciti dopo la scrittura del saggio), qualcun altro aggiungerà che non è omogeneo, che somma cose diverse, pere e mele, che mette sullo stesso piano autori contemporanei e giovanissimi, che unisce le biografie e le scritture fantastiche in un unico oggetto di indagine. È vero. Però, l’idea forza del libro è potente e anche la capacità di cogliere il dettaglio. Ad esempio la notazione che in un libro forte come L’Italia nichilista di Corrado Stajano (Einaudi) il dramma del terrorismo è trasfigurato in un «dramma borghese». Ed aggiunge infatti Paolin: «I fondali non sono la piazza, l’università occupata, la sede dei gruppi extraparlamentari, il covo di qualche cellula terroristica, ma le carte da parati costose, il parquet di legno pregiato, i mobili, i tappeti». E aggiunge: «Gli attori che vi partecipano non hanno passamontagna calati sul viso, non alzano la mano mimando il simbolo della P38, ma indossano vestaglie di lusso, sono in pantofole e parlano all’amico del figlio».
Per chi non lo ricordasse, il libro di Stajano racconta la storia di Marco Donat Cattin, terrorista di Prima Linea, ex militante di Lotta Continua, ma soprattutto figlio di uno dei più importanti leader democristiani. E ha ragione Paolin, il leader in vestaglia è davvero il simbolo di un minimalismo che allontana sempre il peso della tragedia dalla narrazione degli Anni di piombo.
La vestaglia di Donat Cattin è il simbolo della grande rimozione, di ciò che non si vuol dire, così come lo sono nel film di Bellocchio Buongiorno notte i canarini accuditi amorevolmente da Prospero Gallinari nel covo delle Brigate Rosse o i panni stesi e le faccende domestiche di Anna Laura Brachetti. E si potrebbe continuare con Il passato davanti a noi di Bruno Arpaia (Guanda) in cui i due protagonisti, quando parlano della lotta armata, affollano la loro conversazione di eufemismi in cui la scelta della clandestinità viene sostituita dal giro di parole «pochi, pochissimi, hanno deciso di fare come Angelo». Ed ancora: «Ma di che cosa parla?». E la risposta: «Di quando papà e mamma erano giovani».
Uno, due, tre, dieci esempi citati da Paolin funzionano come la raccolta degli indizi sulla scena del crimine. Le pagine dei nostri narratori e soprattutto le testimonianze degli ex protagonisti (in particolar modo gli ex terroristi) appaiono all’esame del critico letterario come una scena del delitto «ripulita» dalle prove all’ispettore di polizia. Paolin insegue i dettagli e ovviamente rimane colpito da Terroristi brava gente di Sergio Lambiase, che quando parla di un covo sembra che descriva il calore di una camera da letto: «Cercò anche da qualche parte le sue ciabatte e non trovandole, quella sua sensazione piacevole e tattile, che conosceva bene delle mattonelle calpestate a piedi nudi, come in una casa estiva, seguendo la danza del sole sul pavimento».
È davvero curioso che un critico letterario debba scoprire ciò che il nostro Paese ancora non riesce a capire. E cioè che quei dettagli scomparsi dalla scena del delitto sono esattamente la sostanza della nostra rimozione collettiva. Mancano le pistole, manca la polvere da sparo, manca il sangue, le morti sono sempre velate, le vittime trasfigurate, i cadaveri cancellati dalle dissolvenze e gli spari, le coltellate, l’armamentario dell’assassinio e dell’omicidio, eclissati nelle paroline di scorta.
Alla cruda verità, si preferisce la scrittura delle emozioni. Ed ecco perché allora, appena finito di leggere questo articolo, potete fare una cosa molto semplice. Andare sul sito di Mozzi, scaricare il libro di Paolin, entrare in rete e magari scoprire una piccola grande verità. Certo, di questi tempi non è poco.”

[da http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=146653 ]

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19 FEBBRAIO 2007

IL BAMBINO HANNIBAL E IL BAMBINO NENIO 

Come si fa a non andare a vedere un film che promette di svelare «le origini del male»? (Il titolo inglese, a dire il vero, è più semplicemente «Hannibal rising»). Come è ormai noto, il quarto Hannibal Lecter non è un sequel, ma un prequel, nel senso che dà l’antefatto di tanta adulta malvagità. Da piccolo, infatti, Hannibal vive esperienze talmente devastanti (per dirne una: gli mangiano la sorellina) che quando, da grande, lo vediamo dare la caccia ai cattivi della sua infanzia e masticarne goduriosamente le guance (in un caso in forma di spiedino con funghi, in altri casi strappate a morsi e divorate nature) quasi quasi ci fa simpatia. In un mondo dove l’ingiustizia trionfa quasi regolarmente, a chi non è capitato di sospirare: «Ah, non sarebbe male se il male tornasse davvero a boomerang contro chi l’ha scatenato», oppure: «Ah, come sarebbe bello se davvero chi di spada ferisce di spada perisse!». Invece niente. Il grosso dei delitti rimane impunito e non si riesce a dare certezza della pena nemmeno ai pochi colpevoli individuati e condannati:- /

Tornando al film, una domanda finale angoscia lo spettatore: sì, certo, Hannibal, da bambino, era buono, poi da adulto diventa malvagio (nientepopodimeno che uno psichiatra antropofago) per via dei gravi traumi subiti nell’infanzia, ma… ma… e le origini del male di tutti gli altri cattivi?

Come dire che, a dar retta al ragionamento, dopo il prequel di Hannibal, bisognerebbe girare tanti altri prequel quanti i malvagi da lui sterminati, e non basterebbe ancora, perché a loro volta anche i nuovi perpetuatori di violenza avrebbero diritto a dei prequel che ne giustificassero la malvagità (e via con altri traumi infantili!). In pratica, bisognerebbe andare talmente indietro, di generazione in generazione, che prima o poi si finirebbe per ipotizzare il solito, banalissimo Peccato Originale… e sai che novità!

Chiedersi quali siano le origini del male, voglio dire, è un po’ come chiedersi se sia nato prima l’uovo o la gallina…

Ma un punto chiave del film, secondo me, è quello in cui Gong Li (l’affascinante Lady Murasaki Shibuku) dice ad Hannibal: «Adesso fermati, perdonali!». Fiato sprecato, naturalmente. Le turbe nella mente del povero Hannibal sono ormai andate troppo avanti…

In casi meno patologici, però, la soluzione del perdono (concesso, come dice la parola, PER DONO), è forse la sola capace di spezzare la catena del male, come diceva quel tale… ah, sì, Gesù Cristo.

Di link mentale in link mentale, mi è venuto in mente un passo di “Nenio“, il romanzo di Eugenio De Medio che Vibresselibri.net sta per pubblicare come terzo titolo del proprio catalogo [EDITORI CARTACEI, PRENOTATELO IN TEMPO!!!].

L’architetto Eugenio De Medio, infatti, in “Nenio“, racconta la storia di un bambino violato che cresce tra mille terrori, non ultimo quello di poter diventare a sua volta un ‘violatore‘. A differenza di Hannibal, tuttavia, Nenio trova il modo di preservare intatta la mitezza originaria, elaborando l’esperienza subita e facendosi aiutare da uno psicanalista. Questo il passo:

«Mi terrorizzava, inoltre, il fatto che quasi sempre le atrocità dei violentatori venissero spiegate come iterazioni di violenze subite in giovane età. Si era dunque condannati a perpetuare il male ricevuto trasformandosi a propria volta, divenuti adulti, in violentatori? Pensavo che, se mai avessi provato un impulso simile, avrei preferito uccidermi, piuttosto che soddisfarlo. Fortunatamente, non mi era mai capitato di avvertire tentazioni del genere. Non avrei mai potuto far patire ad altri il dolore che avevo provato io. Lo sfatare quella che era spesso considerata una certezza quasi matematica diventò, a poco a poco, il vero obiettivo della mia vita, più importante del progettare case e palazzi. Sì, sarei dovuto diventare soprattutto l’architetto di me stesso.»

Ecco, sono stato contento, all’uscita dal cinema, di poter contrapporre nella mia mente alla figura del bambino Hannibal – destinato alla malvagità – il bambino Nenio, capace di suturarsi le ferite e di spezzare la catena del male.

Approfondimenti

1) COME TUTTO EBBE INIZIO. Qui: http://www.hanniballecter.it/

2) «Firmato da Peter Webber, il film, prequel sullo psichiatra antropofago più famoso della celluloide, si assume il difficile compito di spiegare come Hannibal si trasformò appunto in The Cannibal, diventando uno dei personaggi più coinvolgenti, tanto malvagio quanto brillante, del genere thriller. E il libro è firmato ancora una volta da Robert Harris [THOMAS, in realtà, n.d.copia-incollatore!], che arriva così al capitolo numero quattro della saga: dopo Il silenzio degli innocenti, Hannibal e Red Dragon arriva questa conturbante pellicola a fare luce sulle origini del male, a fare spazio nell’infanzia e nell’adolescenza di Lecter.» (da http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=43932)

Nota Bene: la copertina di «Nenio», ideata dall’autore stesso del libro, è provvisoria. Alessandro Simonato, dell’Ufficio Grafica di VIBRISSELIBRI, ne sta preparando una nuova di zecca.

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28 FEBBRAIO 2007

Tana

Nenio.jpg

Escono oggi in www.vibrisselibri.net

Tana per la bambina con i capelli a ombrellone” di Monica Viola, e “Nenio” di Eugenio De Medio. Che la forza sia con voi e con Vibrisselibri tutta, ragazzi!

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[NOTA BENE: Il nuovo indirizzo con parte del catalogo storico di Vibrisselibri è oggi:

http://vibrisselibri.wordpress.com/ , N.d.R.]

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29 MARZO 2007

VibrisseLibri170207-Giulio1

IL VALZER DEGLI ADDII

Da www.giuliomozzi.com del 27.05.05

«Care voi, cari voi. Due anni fa iniziavo a scrivere questo diario in rete. Oggi non mi sento come uno che interrompe: mi sento come uno che si sposta. Il primo post, due anni fa, s’intitolava: “Un inizio”. Qusto post non si intitola: “Una fine”, bensì: “Un termine”. Cioè: “Un confine, un segnale”. Questo post è un cartello che dice: “Guardate che mi sposto”. Mi sposto innanzitutto in vibrisse: che dopo i tre anni di esistenza come bollettino via email, e un anno di pausa, nel dicembre scorso ho fatto risorgere come pubblicazione in rete, e finora non sono riuscito a curare come avrei voluto. Non dico “Addio”, dunque, ma semplicemente: “Ci vediamo di là”. Certo: vibrisse è una cosa diversa da giuliomozzi. Anch’io nel tempo divento diverso. Anche voi nel tempo diventate diversi. A volte succede di ridiventare ciò che si era una volta (non mi sta accadendo questo, peraltro). A volte si diventa così diversi da sé stessi da avere bisogno di un nome nuovo, di una città nuova, di un vestito nuovo. Ma. Ora sono in viaggio (non è una novità; sto scrivendo da un Internet Point sorprendentemente mattiniero). Ci vorrà qualche giorno perché vibrisse riprenda il fiato e parta. Ma non più di qualche giorno. Che dire? Magari nelle prossime settimane farò qualche lavoretto in questo diario, mi inventerò una pagina di rimandi e rinvii, cercherò di fare qualche lista di post che mi sembrino più o meno interessanti – in somma, farò ordine nella casa, in modo che comunque possa servire a qualcosa. Nel frattempo ho fatto una copia in carta di tutto – tutto, fino a ieri – e ho cominciato a rileggere. Mi sto stupendo di me stesso: di molte cose che ho scritto non mi è rimasto nessun ricordo. Ecco, vorrei organizzare la faccenda in modo che questo diario resti in qualche modo leggibile, al di là della possibilità di lettura per mesi che da sempre offre. Bene. Grazie per la compagnia, e scusate per le troppe chiacchiere. Ci vediamo di là.» (Posted by giuliomozzi at 27.05.05 07:22 )

Da  www.nazioneindiana.com del 20 novembre 2006

«VibrisseLibri: la carta non è tutto, ma aiuta

Monday, November 20th, 2006

Pubblicando questo post, cogliamo l’occasione per salutare Giulio Mozzi, che inaugurando l’avventura di Vibrisse Libri, lascia la redazione di Nazione Indiana.»

Posted in indiani | 291 Comments fra cui:

1) Grazie. Da come è formulata la prima frase, il lettore potrebbe intendere che ci sia una relazione tra la mia decisione di “lasciare la redazione di Nazione indiana” e la “inaugurazione di vibrisselibri”. Il che non è (benché la coincidenza, lo capisco, possa suggerirlo). Buon lavoro. (Giulio Mozzi)

2) Mi dissocio dai contenuti di questo comunicato, pur facendo parte di NI. Visto il commento qua sopra di Mozzi, mi piacerebbe sapere, così, per curiosità, perchè ci ha lasciati. Se non è per l’impegno di Vibrisse Libri allora, di grazia, perchè? A noi, in mailing list, ha semplicemente scritto: “Ciao, vi saluto”. Un po’ poco. NI non è una scarpa vecchia che si butta quando i piedi ci fanno male. A mio avviso. franz krauspenhaar . (November 20th, 2006 at 11:36 )

Più una frecciata indiana per me:

3) Come faccio a ricordare le tue stronzate, Lucio? Sono così tante e talmente grosse che la mia mente le seleziona immediatamente per la pattumiera. Tu sei uno dei tanti esempi di come scassare la minchia al prossimo in questo paese paghi. Tu hai scassato la minchia a tutti e ora ti sei fatto il tuo tornaconto [leggi: sei stato nominato coordinatore del comitato di lettura di Vibrisselibri, n.d.r.] franz krauspenhaar .»

 Da http://www.vibrissebollettino.net/ di ieri 28.03.07  

vibrisse chiude (tra un po’) (per un po’)

di giuliomozzi

«Tra un po’ (giorni, settimane) vibrisse chiude. La chiusura durerà qualche settimana o qualche mese. Non chiuderanno gli annessi e connessi (Bottega di lettura, siti personali ecc.). Scopo della chiusura: ripensamento. Pubblicato da giuliomozzi alle 08:40 »

A integrazione di questo valzer degli addii, recupero un tenero post d’annata dello stesso Giulio Mozzi, seguito da uno di quei miei “commenti-stronzata” che la mente di Franz Krauspenhaar seleziona immediatamente per la pattumiera:- )

Da: http://www.giuliomozzi.com:80/archives/2004/04/spiriti_di_giul.html

«Ieri sera. Le undici e mezza. Rientro in casa editrice. Portone, porta a vetri delle scale, porta. È tutto buio e deserto. Accendo un po’ di luci. Vado in cucina. Mangio un pezzetto di formaggio, un pacchetto di cracker. Bevo acqua. Nello studio di Massimiliano mi preparo il letto per la notte. Tolgo la copertura del pouf, un-dué-tré lo apro, prendo le lenzuola e la coperta in sgabuzzino, cerco il cuscino senza trovarlo, stendo le lenzuola e la coperta. Chiudo le imposte. Vado sul terrazzo con un bicchier d’acqua e una sigaretta. A mezzanotte e qualche minuto spengo le luci e mi accuccio. Mi addormento di colpo. Una luce improvvisa: si accende e si spegne. Non faccio in tempo ad aprire gli occhi, neanche a svegliarmi del tutto. Sento dei rumori. Capisco: sono le persone che fanno le pulizie. Hanno chiusa la porta dello studio di Massimiliano, mi hanno visto, hanno capito, e ora stanno pulendo gli altri uffici. Fanno il minimo indispensabile di rumore. Dormicchio. Mi rigiro. Comunque un po’ di ore le ho dormite. Ho ricuperato qualcosa della notte scorsa, che ho dormito un’ora e mezza in tutto (causa del non dormire: mal di pancia; causa del mal di pancia: impianto di condizionamento della Libreria Mondadori di Venezia). Dlon. Il campanello. Non capisco. Sono ancora più di là che di qua. Dlon. Il campanello ancora. Mi alzo. In mutande e maglietta vado verso la porta. Accanto alla porta ci sono le persone delle pulizie (un uomo e una donna, forse filippini, comunque orientali). Mi guardano imbarazzati. Guardo l’ora. Sono le sei. Non sapevano come fare a svegliarmi. Mentre l’uomo pulisce l’ufficio di Massimiliano (in due minuti ho ritrasformato il letto in un pouf) faccio una doccia. Mi vesto. Scendo al piano di sotto (la casa editrice occupa due piani e due pezzi di seminterrato). Rubo una cialda di caffè dal barattolo dell’Enrica. Cerco di farmi un caffè. La macchinetta è spenta. Cerco un interruttore. Non lo trovo. C’è una chiavetta. La giro. Non succede niente. Ci penso su. Rinuncio al caffè. Rimetto la cialda nel barattolo dell’Enrica. Sono le sei e mezzo, ho un sacco di tempo, il treno per Padova è alle nove meno cinque. Accendo il pc di Gianluca. Control+Alt+Canc, password. Sono pronto.» (Giulio Mozzi)

«Scusa, Giulio, non trovi controproducente, per l’IMMAGINE pubblica della Sironi, rappresentarla come luogo in cui si va a sgranocchiare un pezzetto di formaggio, a lavarsi i piedi e a stendere brande di fortuna in cui passare una notte sparagnina? Lo so che gli editori, visti da vicino, sono in genere brutti, squallidi, bitorzoluti, pieni di tic, ma perché distruggere così crudelmente le costruzioni dell’immaginario dei Giovani Autori Inediti? P.S. Non parlo per me, naturalmente, che non sono più né giovane, né inedito:-/» (Posted by: Lucio Angelini at 22.04.04 11:57 )

«Caro Lucio: AlphaTest/Sironi è una casa editrice dotata di tutti i comfort: foresteria, cucina self-service, terrazza-solarium, bagni con docce. Suona meglio, detta così?» (Posted by: giuliomozzi at 22.04.04 13:46 )

[Foto di Ezio Tarantino]

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16 GIUGNO 2007

Se l’11 giugno scorso è stato il mio compleanno, ieri 15 giugno ha “spento la sua prima candelina”, come direbbero certe zie zuccherose, Vibrisselibri, la casa editrice anfibia partorita dal sempre-incinto (letterariamente) Giulio Mozzi nel fiore dei suoi anni [a metà giugno 2006 non ne aveva compiuti nemmeno cinquanta, nd.r.].

Cinque titoli sono usciti nel frattempo, centinaia di testi attendono pazientemente di essere esaminati dal comitato di lettura che coordino, ma l’entusiasmo cresce, considerando anche che presto due nostri autori conosceranno il brivido della pubblicazione su carta. Insomma, pare che tutto proceda per il meglio. Buon compleanno, dunque, Vibrisselibri. Che le vibrisse continuino a vibrare a lungo, soprattutto ogni volta che avvertiranno il caratteristico odore del talento incompreso:- /

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17 AGOSTO 2007

Da

 
Eugenio De Medio: NENIO

di Lucio Angelini

Nenio.jpgVibrisselibri è una casa editrice “anfibia” sorta nel giugno 2006: cerca il nuovo e l’insolito attraverso una rigorosa (e gratuita!) opera di scouting, ne pubblica on line i frutti migliori, rendendoli leggibili e scaricabili (sempre gratuitamente) secondo la formula del copy-left) e proponendoli poi agli editori tradizionali per un’eventuale versione cartacea. Il sito è www.vibrisselibri.net.
Vibrisselibri è figlia di una febbre di mezza estate di Giulio Mozzi, che intendeva soprattutto lottare editorialmente contro la cosiddetta “logica del profitto”, dando visibilità a testi letterari ritenuti interessanti indipendentemente dalla “speranza di lucro” loro attribuita. Volontariato culturale bello e buono, da parte di tutti gli aderenti all’iniziativa: una sessantina di persone circa.

Come coordinatore del comitato di lettura, ero ancora frastornato dalla scorpacciata di rutilanza e barocca giocosità (o giocosa barocchità) de “L’organigramma” di Andrea Comotti, che il mago Giulio aveva tirato fuori dal proprio cappello al grido di “Ecco un primo libro da valutare!”, quando rimasi profondamente colpito dalla straordinaria semplicità di scrittura di Eugenio De Medio, che tuttavia proponeva una storia forte e vera. Se l’era tenuta dentro per decine d’anni, prima di decidersi a condividerla pubblicamente (cambiando solo qualche nome). Da subito mi parve uno dei libri più credibili mai scritti sul tema della violazione dei minori e sulle devastazioni psicologiche che possono derivare da esperienze del genere, soprattutto se subite in giovanissima età (sei anni, nel caso di Nenio). Lo scopo di De Medio non era stato tanto quello di sfogarsi-catartizzarsi, quanto quello di dare esemplarità alla propria storia per contribuire ad aumentare il grado di consapevolezza intorno a un problema diffuso e tragico. Così la scrittura di De Medio e quella di Comotti, i primi due romanzi pubblicati da Vibrisselibri, si collocavano agli estremi opposti: ricerca a volte persino esasperata dell’innovatività stilistica in Comotti che, per dire che faceva caldo, arzigogolava: “Il sole cossigava a picco e anche la sete di Nicotrain picconava apicalmente da non poter dilazionare oltre il rendez-vous col bicchiere mezzo litro di tè freddo alla pesca” [Giulio mise nell’oggetto di una mail interna “Il sole cossigava calmo e placido al passaggio eccetera”]; estrema sobrietà di ricostruzione in De Medio, che evocava un mondo infantile inizialmente tranquillo, o appena turbato da sensazioni di inadeguata attenzione parentale (Nenio nasce per un “incidente di vecchiaia”, non esattamente desiderato, ultimo di ben sei fratelli) fino alla devastante IRRUZIONE del tragico nel suo quotidiano infantile, con l’angoscioso senso di colpa che gliene derivò, il terrore di essere rimasto “incinto”, i primi segni della disgregazione.
Nenio (titolo bellissimo, che fa pensare sia a una dolcissima nenia, sia a “El Niño” [il disturbo del sistema atmosferico oceanico del Pacifico tropicale che ha importanti conseguenze per il clima di tutto il pianeta, n.d.r.]) ci racconta di quel che seguì: i tic nervosi, le lenzuola piene di buchi perché tenute strette tra i denti durante il sonno, la diffidenza verso tutto e tutti, il terrore di sedersi sul water da cui potevano salire mostri orrendi, la disperata ricerca di spiegazioni e informazioni, i conflitti religiosi, la voglia di raccontare tutto ai genitori, frenata dalla paura di non essere creduto e da quella delle crudeli rappresaglie di Glauco, l’autore delle ripetute violenze, che, come fin troppo spesso accade, si consumano proprio al riparo di un rassicurante tetto domestico. Poi la vita, in qualche modo, riprese a scorrere apparentemente tranquilla, ma è difficile che i traumi subìti nell’infanzia non continuino a scavare nella nostra psiche, corrodendola a poco a poco, soprattutto se non adeguatamente elaborati, e quando, da adulto, Eugenio De Medio divenne architetto con specializzazione nello studio e conservazione dei beni culturali, dovette dolorosamente provvedere, con l’aiuto dell’analisi, non solo alla progettazione degli spazi ma anche alla ricostruzione e al restauro delle rovine della propria identità. Gli episodi selezionati, le atmosfere, i luoghi sono evocati con grande precisione e freschezza. Il libro si apre e si chiude con la trascrizione della voce registrata dell’analista che induce il protagonista all’autoipnosi, per favorire lo smantellamento dei blocchi interiori.

Un beneaugurante (per Vibrisselibri e per il libro in sé) episodio del romanzo di De Medio è “La nuvola”:

“Il vento si era finalmente deciso a disegnare con maestria, nel cielo limpidissimo, una bianca penna d’oca, grande, perfetta, con la punta rivolta verso il basso, la rachide ben definita e le barbe lievemente ondeggianti. Pareva quasi pronta a scrivere chissà quale lapidaria frase sulla candida pagina della mia vita…(cut)… Mi chiedevo come mai mia sorella non avesse visto quello che per me era stato così evidente, lassù, davanti ai nostri occhi. Forse si era trattato di un segno divino indirizzato solo a me, come quello apparso a San Paolo di cui ci avevano parlato alla dottrina la settimana prima. In fondo non sognavo di diventare papa?… Ma forse no, forse sarei dovuto diventare soltanto uno scrittore. Ecco, sì, uno scrittore! E non certo prima di avere raggiunto la stessa età del mio papà, che era corrispondente dell’ANSA, in modo da avere il tempo di accumulare sufficienti argomenti di cui scrivere. Archiviai la faccenda tutto felice per quello che avevo interpretato come un inequivocabile messaggio rivolto espressamente a me, da tenere segreto.”

Ed effettivamente Eugenio De Medio è dovuto arrivare alla cinquantina d’anni prima di trovare il coraggio di approfittare dei dolorosi “argomenti” accumulati, secondo la profezia ricevuta da bambino. Ha scritto una lettrice (Maria Cristina Di Luca, detta ‘Criscia’): “Non c’è solo la storia di un bambino a cui hanno rubato l’infanzia, ma anche una storia personale di crescita, di rinascita, di un ragazzo che osserva il mondo con occhi diversi rispetto ai suoi coetanei. Insomma io l’ho trovato tenero, appassionante, pungente, doloroso e liberatorio.”

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5 agosto 2007

VIBRISSELIBRI FA BINGO!

Devo comunicare che due nostri (= di Vibrisselibri) autori sono diventati effettivamente anfibi. Così sintetizza Manuela Perrone, responsabile del nostro Ufficio Stampa:

«In appena otto mesi di vita, la casa editrice “anfibia” vibrisselibri – metà editore, metà agenzia letteraria – è riuscita nella sua impresa: pungolare gli editori tradizionali. E così due dei cinque libri disponibili gratuitamente sul sito www.vibrisselibri.net hanno imboccato la via della carta. A fine gennaio 2008 il romanzo Tana per la bambina con i capelli a ombrellone“, sarà pubblicato da Rizzoli, e lo seguirà a marzo presso Il maestrale il saggio “Una tragedia negata“. Il racconto degli anni di piombo nella narrativa italiana di Demetrio Paolin.

Due “vittorie” per la nuova realtà editoriale (nata da un’idea dello scrittore Giulio Mozzi) che si propone come spazio per libri “mostruosi”, fuori norma e perciò poco appetibili per l’industria editoriale, ma anche come vetrina gratuita per lettori ed editori.

«Diamoci un anno di tempo», aveva detto Mozzi il 16 novembre 2006, durante la presentazione ufficiale di vibrisselibri al Caffè Fandango di Roma. Ora l’attesa è stata premiata, insieme con la volontà, l’entusiasmo e la determinazione dei 38 soci dell’associazione vibrisselibri e dei tanti sostenitori. «E la cosa interessante – dice ora Mozzi – è che la pubblicazione in rete dei nostri libri ha provocato reazioni, recensioni e discussioni non solo in rete ma anche nella stampa, dimostrando così che questi libri un loro pubblico ce l’hanno: così che libri pregiudizialmente (ma non da parte nostra…) ritenuti “poco appetibili” hanno invece svegliato gli “appetiti” dell’editoria, anche di quella industriale».

Rizzoli e Il Maestrale sono i primi editori ad aver colto l’opportunità offerta da vibrisselibri, che è un’associazione senza scopo di lucro (i proventi da percentuali d’agenzia sui diritti o consulenze editoriali servono semplicemente a pagare i costi dell’attività). Sono anche i primi ad accettare di sperimentare soluzioni innovative: i libri di Paolin e Viola resteranno disponibili gratuitamente in rete nella versione originale edita da vibrisselibri, e passeranno alla carta ri-editati e (soprattutto il saggio di Paolin, che è una sorta di work in perenne progress) arricchiti. Una formula mai testata in precedenza, che permetterà ai lettori di conoscere non soltanto le opere finite, ma anche la loro evoluzione.

Nella vetrina di vibrisselibri restano tre libri – El largo adìos di Andrea Comotti (prima parte de L’organigramma, romanzo fantastico sulla strage di Piazza Fontana); Nenio di Eugenio De Medio, la storia di un uomo violato e della sua ricostruzione; Appuntamento con il notaio / Paura della notte, i racconti in versi di Alessio Paša. Ed è già in cantiere un nuovo libro, il romanzo I nomi sacri di Riccardo Ferrazzi. Tutte le opere sono complete di editing, grafica e promozione, pubblicate in rete e scaricabili gratuitamente in pdf dal sito www.vibrisselibri.net. «Ci auguriamo – conclude Mozzi – che la pubblicazione di Viola e Paolin faccia capire al mondo editoriale che quella dei volontari di vibrisselibri non è una manica di anime bella, ma una muta di cani da tartufo. Capaci non solo di scovare testi di alto valore letterario o umanistico, ma anche di rivelarne il valore prettamente editoriale. Non per niente molti di noi lavorano a vario titolo nell’industria editoriale, e ne conoscono per esperienza personale virtù e miserie».

Nel frattempo il Comitato di lettura di vibrisselibri continua l’opera di selezione di manoscritti e l’Ufficio promozione prosegue il pressing nei confronti degli editori. I vibrisselibrai, dal canto loro, festeggiano i primi due libri “sans papier” che si vedono finalmente consegnato un permesso di soggiorno nella Repubblica delle Lettere.»

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10 SETTEMBRE 2007

FESTIVAL DEL COPY LEFT AD AREZZO DAL 13 AL 16 SETTEMBRE.

IMPERDIBILE – IN PARTICOLARE – L’INCONTRO DI VENERDÌ 14 ALLE ORE 18.00 con Alessio Paša e il suo Appuntamento con il notaio / Paura della notte.

Lo stand di VIBRISSELIBRI sarà presidiato dal giovane e aitante FRANCESCO SASSO, forse affiancato, venerdì pomeriggio, dal brutto e attempato GIULIO MOZZI :- )

A proposito di copy-left, “The Disney Trap“, il video sull’argomento con Monica Mazzitelli de iQUINDICI sfonda il tetto del milione di spettatori su YouTube! Volete rivederlo? Cliccate qui:

 
 

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11 OTTOBRE 2007

ORA ANCHE WALTER VELTRONI SA DI VIBRISSELIBRI

 

[Un espressivo primo piano di Loredana Lipperini allo Iuav di Venezia, ieri:-) ]

Ieri mattina a Venezia nell’Aula Magna della Facoltà di Architettatura si è tenuto il convegno tematico ‘Il valore della cultura per la crescita del Paese’.

Aveva anticipato Loredana Lipperini in Lipperatura:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/10/09/la-venexiana/

“[Insieme a Veltroni e Franceschini, il ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli e il sindaco di Venezia Massimo Cacciari saranno chiamati a concludere un dibattito arricchito tra gli altri dai contributi di Carmen Consoli, Giorgio Barberio Corsetti, Valerio Magrelli, Carlo Mazzacurati, Piergiorgio Odifreddi. Sono previsti interventi di giovani operatori che hanno avviato interessanti attivita’ culturali nel Paese. AdnKronos]

«Augurandosi che il terrificante raffreddore di cui ai post precedenti la lasci respirare, la vostra eccetera andrà a raccontare un po’ di cose (sui blog, sul copyleft, sul fandom, quel che già sapete insomma). Poi vi dico tutto, promesso.»

In un commento avevo minacciato: “Quasi quasi vengo a guardonarvi°-*”

E così ho fatto. Ebbene: Rutelli non è venuto, la Lipperini, diligentemente, sì. E quale non è stata la mia sorpresa, mentre si effondeva con le ben note vivacità e competenza sulle meraviglie del web (un giovane scrittore che si fa luce in Nazione Indiana con contributi sulla camorra e poi diventa Roberto Saviano!, i ragazzi dei fandom e della fanfiction, la libera circolazione dei saperi, il copyleft che non deprime, bensì esalta il diritto d’autore eccetera) nel sentirla nominare anche l’esperienza di www.vibrisselibri.net?

Confesso che sono arrossito di piacere. Cara Loredana, grazie a te adesso anche Walter Veltroni (era seduto in prima fila, n.d.r.), leader carismatico del costruendo Partito Democratico, sa di noi:- ).

Celie a parte, la mattinata è stata davvero interessante. Il rettore dello Iuav ha ricordato l’ammonimento agli studenti “Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza!”. Felicita Platania [l’accento sulla i, n.d.r.] l’esperienza di Zo [vd www.zoculture.it ]; Luca Fois quella di zona Tortona (agglomerato di ex fabbriche a dieci minuti dal Duomo di Milano) e di design-Italia alla Bovisa; Cacciari la liberazione dal mito del programma (eh???): “Molto più importante è stato riuscire a definire la collocazione del Partito Democratico nel sistema politico italiano”, ha precisato, gongolando: “Ma il Rubicone è stato passato!”. Giorgio Todde ha parlato del festival di Gavoi (in Barbagia) e dell’imminente forum nazionale sulla lettura; Franceschini del fatto che i cinesi potranno copiare e taroccare ogni sorta di prodotto, ma non certo l’Italia in sé con tutte le sue bellezze e le sue risorse storico-culturali, su cui il nuovo partito dovrà saper investire e puntare. Fra le proposte concrete: la costruzione della più lunga pista ciclabile italiana al posto dell’ottocentesca e obsoleta ferrovia adriatica che, correndo a pochi metri dal mare tra Pesaro e Termoli, inibisce la valorizzazione dei litorali. Odifreddi ha contestato l’esaltazione cacciariana della con-fusione tra laici e cattolici (= voci diverse all’interno di uno stesso contenitore) per auspicare una forte rappresentanza del pensiero laico; Giorgio Barberio Corsetti la necessità di guardare con fiducia alla nuova intrapresa politica, che ha invitato a moltiplicare gli spazi culturali e le esperienze di decentramento anche teatrale: “Un film lo si può gustare anche da soli, ma il teatro no”, ha precisato Corsetti. “Il teatro ha senso solo se fatto CON il pubblico!”. Carmen Consoli (applauditissima) ha deprecato lo stato di abbandono in cui versa l’immenso patrimonio etnico-musicale italiano. “Dobbiamo riscoprire diversità e molteplicità, attingendo alle ricchissime tradizioni regionali, mentre attualmente la musica autorale o di nicchia viene tristemente negletta”. Lo scrittore Valerio Magrelli ha dichiarato che se mai la letteratura dovesse morire, questo sarebbe sicuramente il momento meno opportuno: l’importante è che all’ispirazione si sostituisca sempre più l’inspirazione (ovviamente dal reale e dal sociale). A Veltroni il compito di tirare le conclusioni. Ha dichiarato che la politica è, almeno in teoria, la più nobile delle attività umane, giacché mira alla soluzione dei problemi collettivi e alla composizione dei conflitti. “Senza la mediazione della politica in ogni situazione di contrapposizione finirebbero per trionfare i più forti e prepotenti”. “Ovviamente”, ha precisato, “la vera politica non ha nulla a che vedere con la sua forma aberrata di costruzione di carriere individuali”. Citando la dichiarazione di un ragazzo sulla lettura (“Guardare la tivù non costa fatica perché le immagini scorrono da sole davanti agli occhi, mentre leggere un libro sì, perché in quel caso bisogna far scorrere gli occhi sulle righe delle pagine!”) ha esaltato la capacità degli individui di trasformarsi in forze motrici, contro ogni tentazione di passività. “Un politico – ha aggiunto – ha il dovere di essere ottimista. Il senso critico non deve mai tradursi in disfattismo e autodistruttività”. Quanto ai giovani d’oggi, li ha definiti eroi costretti a combattere in un mondo di futilità, dove una politica che si occupi di loro, delle loro energie e della loro creatività è quasi completamente assente. Il nuovo Partito Democratico dovrà saper invertire tale sconfortante tendenza, arginando i tristi fenomeni registrati sinora: fuga all’estero dei migliori cervelli italiani & compagnia bella.

P.S. Dimenticavo: il sito dei tempi nuovi è www.lanuovastagione.it :-/

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16 NOVEMBRE 2007 

LEVIAMO IN ALTO I CALICI E IL CALICETI

Esattamente un anno fa, il 16 novembre 2006, l’iniziativa editoriale senza scopo di lucro VIBRISSELIBRI, ideata da Giulio Mozzi, fu tenuta a battesimo al Caffè Fandango di Roma alla presenza di un folto gruppo di giornalisti.

Come vibrisselibraio posso dire che ci ho creduto e ci credo ancora. Mi spiace per gli autori non ancora paperizzati (penso a “Nenio“, soprattutto), mentre sono felicissimo per quelli già passati alla sponda cartacea. Bellissima cosa, il volontariato culturale. Magari risulterei più utile se mi dedicassi ai malati terminali, ai tossici, o a qualche altro campione d’umanità bisognoso di aiuto, ma ognuno fa quello che può e per cui si sente maggiormente tagliato. Anche la cultura ha la sua importanza, e ogni forma di lotta contro l’imperante logica del profitto – secondo me – è meritoria. Grazie a Giulio, dunque, per avermi scelto come coordinatore del comitato di lettura, e grazie agli splendidi compagni con cui ho condiviso l’avventura. E quale miglior modo di festeggiare il primo anniversario se non pubblicando in www.vibrisselibri.net , proprio oggi, un nuovo libro?

 

Scarica gratuitamente il libro (pdf da 406 kb).

Leviamo in alto i calici, dunque, e il Caliceti. Buon compleanno, Vibrisselibri!

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25 dicembre 2007

GIOCO AL MASSACRO DI NATALE:

“Valutate i valutatori”

21 valutatori di Vibrisselibri si sono cimentati per voi nell’insidiosa prova del “racconto di Natale“. Fateli a pezzi, spaccate loro le reni narrative, giocate a valutare i valutatori. Attendiamo i vostri crudelissimi commenti!:- )

«Quella del Racconto di Natale – dichiara Giulio Mozzi – è una tradizione pericolosa. Ci si sono cimentati, e magari divertiti, molti Grandi Scrittori: da [Hans] Christian Andersen, Charles Dickens e Lev Tolstoj fino a – tanto per stare a casa nostra – Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Dino Buzzati, Italo Calvino. Senza contare le Poesie di Natale: ci hanno provato, tanto per dire, Guido Gozzano (la famigerata «Il campanile scocca / lentamente le sei», e le sette, le otto, le nove, eccetera), Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti… »

Ventuno storie di Natale scritte da vibrisselibraie e vibrisselibrai.

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3 GENNAIO 2088

ABATIZIO ABASCARPA

SSCAN_banner.jpg

La fregatura delle raccolte di Natale è che, passato Natale, nessuno se le fila più. Lo sanno bene gli editori cartacei: ben più scaltri di noi, essi inondano le librerie di proposte natalizie con due mesi di anticipo sull’evento, alcuni fin da subito dopo ferragosto… mica come Vibrisselibri, che fa uscire SI STA COME A NATALE quasi in contemporanea con la nascita di Gesù Bambino:- )

http://www.vibrisselibri.net/?p=319

Per fortuna – a differenza degli editori cartacei – Vibrisselibri non teme le rese (che, come Annibale, sono sempre alle porte!):- )

Scambio di battute con Tiziano Scarpa:

“Complimenti, Lucio, ho visto che il tuo bel racconto apre la raccolta.”

“Certo, in rigoroso ordine ALFABETICO:-)”  

“Non ci avevo pensato! Quasi quasi mi pseudonimizzo in Abatizio Abascarpa. Ormai la stagione delle interrogazioni scolastiche (con il terrore di essere chiamati per primi) è lontana, ed è stata sostituita dalle antologie e raccolte collettive… “

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NIENTE AUGURONI PER GIANLUCA

4 febbraio 2008

Si sa che la gente è generosissima con ciò che non costa nulla: non ci mette molto, per esempio, a largheggiare propinando dei veri e propri “salutoni“, anche laddove potrebbero essere sufficienti dei normali “saluti” di medio calibro. Molto più oculata, se mai, si dimostra quando deve cacciar fuori qualche euro in più… Ma andiamo con ordine.

Sommerso di dattiloscritti (da valutare e far valutare) come sono, ricevo da Gianluca Parravicini – non in privato, ma all’indirizzo redazionale di Vibrisselibri – il consiglio di portarmi con un balzo sulla piattaforma di Lulu

http://www.lulu.com/content/1261005

e scaricare gratuitamente il suo libro “L’officina dell’outsider”.  

Gli rispondo:

“Ciao. Se sei interessato a far valutare la tua opera da Vibrisselibri, per favore segui le modalità indicate nel sito. Grazie. Lucio Angelini”.

E lui:

“Oltre che su Lulu lo puoi leggere gratuitamente in pdf attraverso il mio blog

http://ilparra.myblog.it/

sono 165 pagine in pixle, ci vuole un coraggio presbiteriano…. c’è anche il formato cartaceo, utile per appagare l’ego dell’autore. Se vi (ti) interessa per volerne fare una recensione vi (ti) mando una copia, come vedi qualche batterio utopico ancora è rimasto.” 

Ribadisco:.
 
“Purtroppo ho circa trecento dattiloscritti in lista d’attesa e, al momento, non sconfino al di là degli arrivi ufficiali. Auguroni.”

Qui la sua battuta che, lo confesso, mi ha divertito molto:

“Ah… ti prego, gli ‘auguroni’ no! Ho la casa piccola e non saprei nemmeno dove metterli!”

:-) 

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LA MENZOGNA DEVE CROLLARE

14 febbraio 2008

(Carlo Cannella)

Scriveva ieri Riccardo Ferrazzi nel post “Romanzo: menzogna o verità?” qui:

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/02/13/romanzo-menzogna-o-verita/#more-4061

“… narrare una storia dal punto di vista del cattivo anziché da quello dell’investigatore offre più possibilità. L’investigatore deve sempre far trionfare la Giustizia, invece il cattivo può 1) rivelarsi un buono sotto mentite spoglie, 2) essere sì cattivo, ma con un codice morale che lo riscatta, 3) essere sconfitto dalla polizia, da una ragazza di cui si fidava o da circostanze imprevedibili (cioè dalla Giustizia Divina), oppure 4) può vincere e farla franca… A quelli che non vogliono leggere soltanto fiabe bisognerebbe raccontare i guai e le stranezze della vita senza farle seguire da incredibili colpi di genio investigativi, o da pestilenze che arrivano al momento giusto per togliere di mezzo tutti i cattivi, o da improbabilissimi conti di Montecristo che trovano tesori abbandonati e si dedicano a far vendetta. Sarò anche duro di comprendonio, ma non vedo perché un romanzo non dovrebbe dire la verità, e cioè che la maggior parte dei delitti resta impunita, che la gente fa finta di credere alla Giustizia perché altrimenti tanto varrebbe spararsi un colpo in testa, che ognuno di noi subisce dei torti, li manda giù e passa oltre, e prova a rifarsi cercando gratificazioni di altro genere. E non solo: un romanzo dovrebbe dire chiaro e tondo che anche noi infliggiamo dei torti a chi non ci ha fatto niente, per pura incosciente cattiveria; e dovrebbe smascherare le bugie con cui ci giustifichiamo davanti a noi stessi, la vergogna con cui comprendiamo quanto siano false quelle giustificazioni, la viltà con cui fronteggiamo il rimorso, l’ipocrisia con cui cerchiamo di espiarlo aiutando altri che magari non se lo meritano. Ma naturalmente la difficoltà è sempre quella: la maggior parte dei lettori non vuole guardarsi dentro e preferisce essere consolata. A chi ne ha già fin sopra ai capelli dei casini quotidiani come si fa a proporre un giallo in cui non si scopre il colpevole? E qual è l’editore che rinuncia d’acchito al grande pubblico per puntare su una nicchia di lettori? Forse solo Vibrisse…”

A lui Carlo Cannella [l’autore dell’imminente TUTTO DEVE CROLLARE, n.d.r.]:

Carlo Cannella Says:
February 13, 2008 at 3:57 pm

“Non per farmi pubblicità gratuita, ma solo per assecondare il pensiero di Ferrazzi. Anche a me Vibrisse pubblicherà a breve un romanzetto (1) che non è propriamente consolatorio. Gli editori tradizionali, invece, nemmeno a parlarne. Ma mica perchè lo hanno trovato brutto. No, mi dicevano che la scrittura era fluida e agile, e il ritmo buono, ma che davvero non sapevano a chi proporla, una roba del genere. Il guaio è che io non ci credo alle alterne vicende del gusto e della moda e pian piano mi sto convincendo a smettere di scrivere.”

Riccardo Ferrazzi, di rimando:

rferrazzi Says:
February 13, 2008 at 5:27 pm

“Eh, ti capisco. Figurati se non ti capisco! Comunque, finché credo di avere qualcosa da dire, andrò avanti a scrivere.”

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(1) Qui le anticipazioni su TUTTO DEVE CROLLARE, di Carlo Cannella: http://www.vibrisselibri.net/?page_id=36

 

Fin dalle prime righe Tutto deve crollare trascina il lettore in una storia dalle tinte profodamente cupe, in un’atmosfera noir spietata che non può lasciare indifferenti. Vi si narra la vicenda di un anarchico fuggito in Brasile negli anni Cinquanta e divenuto un personaggio cinico, violento, senza scrupoli. All’inizio del romanzo, negli anni Settanta, costui si trova ancora in Amazzonia, dove fa rapire dal suo fido braccio destro Fernando una ragazzina india, Isabel, che sposa e porta in Italia. Qui le fa mettere al mondo una bimba, Marta. La vita di Marta è travagliata fin dai primi anni: il padre, geloso dell’esclusività del rapporto esistente tra la moglie e la figlia, dopo un breve periodo le separa per sempre facendo riportare Isabel in Sudamerica, mentre successivamente lei, all’età di dieci anni, viene stuprata da Fernando, col quale intesse una morbosissima relazione. Alla morte di lui Marta si trasferisce a Padova, dove si iscrive all’università e incontra Gianmario, un ex militante di Lotta Continua, di cui s’innamora e con cui vive una lunga storia idilliaca…

 

Continua a leggere…

 

La scheda de “I NOMI SACRI“, di Riccardo Ferrazzi, invece, è qui: http://www.vibrisselibri.net/?p=265

La vicenda de I nomi sacri si snoda attraverso una narrazione principale che vede le vicissitudini del protagonista Giorgio, e alcuni filoni che corrono paralleli a questo. Un avvocato, portato da un impegno di lavoro a Costanza, durante il viaggio acquista presso un antiquario, in maniera apparentemente casuale, un manufatto d’avorio. Il gesto si rivelerà colmo di conseguenze, poiché l’oggetto è, per motivi che si palesano al lettore solo gradualmente, al centro dell’interesse di due compagnie internazionali. Da questa narrazione principale si dipartono altri due filoni: quello sospeso sul filo della tragedia della storia incentrato intorno alla persona di Alessio Paleologo, discendente dell’ultimo imperatore di Bisanzio, e quello ciecamente illuminato dalla fiducia nella razionalità e nelle sue risorse del medico Candido. Entrambi rappresentano i due percorsi opposti attraverso cui giungere alla sapienza rappresentata dall’oggetto, ossia l’ascesi e la ragione.
Diverso è il percorso di Giorgio. Il suo è in fondo un cammino verso il sapere: le donne che incontra – Alba, Iside, Fedra, Odile/Odette (due gemelle), Silly Sally – sono i gradini di un percorso iniziatico che conduce a Sofia (dalle iniziali dei nomi delle donne): ma alla fine proprio Sofia si sottrae alla sua conoscenza.

Continua a leggere…

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9 APRILE 2008

ESPLODE LA BOMBA CARLO CANNELLA. SI SALVI CHI PUÒ…

«… c’è nella profanazione un senso di sorprendente affermazione del potere umano, e quando dico umano dico anticristiano, dico il rifiuto della pietà, dico potere mio, una volontà di potenza che si concretizza nell’abuso del debole, nella certezza dell’impunità, nel riso beffardo e nell’orgia. C’è una filosofia feroce, diocane, nei miei venti centimetri di cazzo, e la spingo giù nel culo verminoso di questa bimbetta col moccio al naso. E vieni Cristo a proteggere gli schiavi, i derisi e gli umili; impiccami, se ci riesci. Ti rido in faccia, impotente!»

http://www.vibrisselibri.net/?p=357

«Tutto deve crollare è una sorta di greve noir che fin dalla prima pagina prende il lettore per le budella, mettendolo davanti a un’atroce scena di stupro. La vittima è una povera bimba dell’Amazzonia, reificata con cattiveria da un personaggio che porta lo stesso nome e cognome dell’autore: Carlo Cannella, narratore in prima persona. E qui occorre aprire subito una digressione. In genere, da un autore che chiami un personaggio con il proprio stesso nome e cognome, ci si aspetta che lo tratteggi in modo da fargli conquistare la complicità o l’identificazione del lettore dotandolo – vecchio e collaudato espediente – di qualche invidiabile caratteristica o capacità d’iniziativa. Invece questa volta no: il Carlo Cannella personaggio viene dipinto a tinte così fosche che il Carlo Cannella autore non potrebbe renderlo più detestabile: cinico, perverso, demoniaco, superomista, nazisteggiante, pedofilo. Insomma il peggio del peggio. Per comodità d’esposizione chiamerò, dunque, di qui in poi, Cannella A l’autore del libro, Cannella P il suo ripugnante personaggio. Ebbene, nella prima parte del romanzo Cannella P – quel Cannella P che, ribadisco, è solo un’invenzione letteraria di Cannella A e non va assolutamente confuso con lui -, sbatte in faccia al lettore una filosofia di vita talmente rozza, animalesca e inaccettabile da rendere autoevidenti le reali intenzioni del romanzo: stomacare a tal punto il lettore, attraverso un continuo accumulo di orrori, da rendergli continuamente desiderabile, benché in absentia ovvero senza quasi mai materializzarglielo davanti, un contropersonaggio dalle caratteristiche opposte, una sorta di ghost-character o controcannella che rimetta al giusto posto le scale di valori così odiosamente irrise dal protagonista. Di qui la paradossale eticità del romanzo. La rappresentazione dell’orrore, della mancanza d’aria, della reificazione dell’essere umano ha sostanzialmente il compito – secondo me – di spingere il lettore a evocare-invocare continuamente, dentro di sé, gli ignorati valori della fratellanza e del rispetto della dignità di ognuno. L’unico personaggio improntato a tali positive caratteristiche è quello di Sergio Labruna, l’amico di gioventù e dei perduti ideali di Cannella P, se vogliamo il dottor Jekyll che il nostro novello Edward Hyde ha soffocato e represso dentro di sé. Ma a Sergio – e secondo me tutt’altro che a caso – Cannella A riserva uno spazio inversamente proporzionale a quello della sua grandezza morale. Lo incontriamo in due capitoli e poi mai più, proprio perché l’intento prevalente dell’autore, ripeto, è quello di condurre per mano il lettore non già nel Paese dei Balocchi, bensì alla Fiera degli Incubi e degli Orrori, fargliene fare una tale scorpacciata da rendergli detestabili per sempre i principi di vita in cui Cannella P si è illuso di trovare la propria pacificazione. Cannella A, dunque, immerge il lettore in una notte dello spirito così abominevole e plumbea, costantemente permeata di tanfo di orina, sudore e sperma, solo per ripetere il gioco utilizzato da Marco Ferreri nel film La grande abbuffata, in cui l’ingestione ossessiva di cibo diventa metafora per una critica feroce alla società del benessere e dei consumi. Anche lì “tutto deve crollare” e la società dei consumi finisce per distruggere se stessa. Nel film, infatti, uno dei personaggi muore nel tentativo di liberarsi dei gas intestinali, un altro in seguito alle contrazioni di una digestione impossibile, un terzo continuando a mangiare tra gli ululati dei cani e i camerieri della macelleria che portano ancora cibo. Da un lato la notte di Tutto deve crollare è abitata da ogni sorta di possibile mostro che il più deprecabile Sonno della Ragione possa generare, dall’altro, dall’incubo di una parabola così cupa il lettore per fortuna emerge solo con una rinnovata voglia d’aria pura.”

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14 MARZO 2008

RIMPICCIOLIRE COMOTTI… 

Dopo aver fatto, nella mia vita, i mestieri più umili:-) o almeno peggio pagati (l’insegnante di lettere, lo scrittore per ragazzi, il traduttore letterario a un tot a cartella, il microeditore eccetera), di recente ho aggiunto una nuova esperienza lavorativa al mio già deprimente curriculum: quella di riduttore-adattatore di un romanzo FIUME in tre volumi (“L’organigramma” di Andrea Comotti, di cui Vibrisselibri ha pubblicato on line la prima parte, El largo adiós) ad audiodramma RIGAGNOLO: si è trattato, in pratica, di trasformare un’opera di circa 1.600.000 caratteri in un copione di appena 300.000, al grido, naturalmente, di “Tajjja ch’è rrrosso!”.

Niente bisturi di precisione, quindi, ma un rude coltellaccio da angurie.

Si tenga presente che, ad ogni affondamento della lama, il cuore dell’autore – con cui procedevo a stretto contatto -, sanguinava copiosamente. Ebbene, il 29 febbraio scorso www.vibrisselibri.net ha potuto dare l’annuncio ufficiale. Ne copio-incollo la parte centrale:

«… L’organigramma sta per diventare un libro da ascoltare: con parole, musica, suoni e tutto il resto. Se ne volete ascoltare un assaggio in Mp3,

vi basta cliccare qui.

Tra l’altro, il numero uscito proprio in questi giorni della rivista Nuovi argomenti ospita un estratto dalla prima parte de L’organigramma. Il che non può che farci piacere.

Se vi siete incuriositi: con un semplice clic potete scaricare gratuitamente L’organigramma.(Ah: anche la copertina).

Faq. Ma che storia racconta, L’organigramma? Eh, una bella storia. Nicotrain è uno scrittore di gialli milanese. Nei suoi romanzi inventa soluzioni reali a casi polizieschi e giudiziari non ancora risolti. Ha successo, guadagna un bel po’ di soldi, e realizza il suo sogno: si compra una casa sul lago. Durante i lavori di ristrutturazione si accorge che dietro una falsa parete c’è uno scatolone di fotografie. Guarda. Riconosce. Il luogo, l’occasione, persino alcune facce: Piazza Fontana. Quel 12 dicembre. Nicotrain ricorda: c’era anche lui, quel giorno, arrivato sul posto subito dopo l’esplosione, richiamato dalle voci che già correvano. Di bocca in bocca. Di sirena in sirena, per le vie di Milano… E chi è l’autore? Andrea Comotti è nato nel 1947. Ha lavorato nell’editoria. Nel decennale della morte di C. E. Gadda ha curato una mostra biobibliografica a lui dedicata e un’antologia, La Milano dispersa di C. E. Gadda di brani gaddiani sposati a immagini coeve della città di Milano. E chi è l’editore? È GoodMood. E che differenza c’è tra il libro scritto e quello da ascoltare? Il libro da ascoltare è un adattamento, realizzato da Lucio Angelini. Tanto per dare un’idea: se il libro scritto consiste di circa 800 cartelle, il testo dell’adattamento è di circa 150 cartelle.»

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22 APRILE 2008


 

1) Già il Corriere della Sera PIAZZA FONTANA: TUTTA LA FANTAVERITÀ DI ANDREA COMOTTI IN UN LIBRO SONORO DELLA GOODMOOD del 18 aprile scorso aveva dedicato l’intera pagina 31 ai “LIBRI SONORI CONTRO LO STRESS DA AUTO”:. 

“… libri che si ascoltano, naturalmente, ma più sofisticati e ‘interattivi’ degli audiolibri che già hanno spopolato – soprattutto tra gli adolescenti poco inclini al frusciare delle pagine – negli ultimi dieci anni. Piuttosto, il nuovo prodotto assomiglia ai radiodrammi di un tempo: il testo viene recitato a più voci, adattando i libri originali (manualistica inclusa, ed è la prima volta che si cerca di dare vita e personalità a questo filone editoriale), alimentando il senso di realtà con musiche originali e sound design (se il capitolo racconta un lancio di piatti, lo si può sentire… ) e scandendo la durata secondo i dati forniti dagli studi sulla percorrenza media. Centocinquanta minuti al massimo, due ore e mezza in tutto, ma suddivisi in modo da non far perdere il filo anche da chi di chilometri ne macina molti meno… “.

[L’articolo dice anche : CHI COMPRA UNA FIAT CROMA AVRÀ IN OMAGGIO UNA CHIAVETTA PERSONALE CON I TESTI CHE HA SCELTO CARICATI SOPRA“.

In my humble opinion sarebbe stato preferibile il contrario: CHI COMPRA UN AUDIOCD AVRÀ IN OMAGGIO UNA FIAT CROMA”:-) ].

2) Già il sottoscritto aveva raccontatato nel post  “RIMPICCIOLIRE COMOTTI”:

http://lucioangelini.splinder.com/post/16333277.

la disumana fatica di adattare i tre volumi del romanzo FIUME di Andrea Comotti ad audiodramma RIGAGNOLO, trasformando un’opera di circa 1.600.000 caratteri in un copione di appena 300.000, al grido di “Tajjja ch’è rrrosso!” (“Niente bisturi di precisione”, aveva chiarito, “ma un rude coltellaccio da angurie!”)..

3) Beccatevi, adesso, il comunicato dell’ufficio stampa di Vibrisselibri:.

LO STRANO CASO DEL PRIMO LIBRO DI VIBRISSELIBRI 

L’ORGANIGRAMMA” TRA I NOVE “LIBRI IN AUTO” DI GOODMOOD 

El largo adiós è la prima parte del romanzo L’organigramma di Andrea Comotti, primo nato in casa vibrisselibri nell’ormai lontano novembre 2006. Disponibile gratuitamente all’indirizzo www.vibrisselibri.net, grazie all’adattamento curato da Lucio Angelini  è ora entrato a far parte della scuderia dei nove audiolibri realizzati da GoodMood Edizioni Sonore, che saranno presentati l’8 maggio, alle ore 12.00, presso il Caffè Pedrocchi (padiglione 2) alla Fiera del Libro di Torino. Il progetto “Libri in auto”, i primi creati appositamente per essere ascoltati sulle quattroruote e scaricabili a pagamento dal sito www.goodmood.it, ha trovato il supporto della Fiat: alla manifestazione torinese sarà possibile sperimentare alcuni dei prodotti a bordo di due Fiat Nuova Croma  [… ]  El largo adiós è un grande romanzo fantastico sulla strage di piazza Fontana. Un affresco che restituisce il colore, le voci e il sentire di quegli anni con una lingua unica, omaggio esplicito al grande Carlo Emilio Gadda. Il nuovo approdo “audio” del romanzo di Comotti, scaricato quasi tremila volte dal sito di vibrisselibri, e il booktrailer appena realizzato da Grenar premiano la scelta.

Per informazioni e contatti:  ufficiostampa.vibrisselibri@gmail.com .

SI VEDA ANCHE:  http://www.vibrisselibri.net/?p=368

4) Qui lo STRAORDINARIO booktrailer del nostro GRENAR:.

http://it.youtube.com/watch?v=kKYAkxed4e8 

[“A decenni di distanza dalla strage di Piazza Fontana, lo scrittore Nicotrain scopre in un tramezzo di una casa in ristrutturazione alcune fotografie inedite. Mostrano un possibile colpevole, sfuggito alle indagini dell’epoca. Un colpevole protetto dal Kratos: il potere cannibale di un pezzo di Stato che mangia i propri figli.”]

5) Va da sé che lo staff di VIBRISSELIBRI, da oggi in poi, viaggerà solo in FIAT CROMA (a parte Giulio Mozzi, ormai troppo affezionato alla formula “autostop + treno”). 

6) Va da sé che la “fantaverità” del libro di Comotti è più vera del vero, probabilmente:-

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[CONTINUA NEL BOCL N. 29]

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