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BOCL N. 32 (COLORADO KID O DEL MISTERO NON SVELATO)

13 giugno 2012

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Scrivevo nel BOCL N. 25

https://bestofcazzeggiletterari.wordpress.com/2012/06/05/bocl-n-25-hoarding-ordine-e-disordine/

Il fascino dei romanzi dell’Ottocento, e di questo in particolare, sta esattamente nel proporre storie in cui “tutto si tiene”, ovvero in cui ogni dettaglio ha un proprio preciso posto all’interno di un’ORDINATA economia narrativa. Chi scrive un romanzo, infatti, può perseguire essenzialmente due scopi:

– mimare, attraverso la scrittura, campioni di realtà piú o meno rappresentativi/interpretativi della stessa;
– tentare di esorcizzare la realtà nel suo aspetto forse piú inquietante: l’apparente (o effettivo) DISORDINE con cui spesso essa risulta procedere. In tal caso la vita romanzesca si sforza solo apparentemente di rappresentare la vita vera, intendendo soprattutto consolarsene.

Chi non ha mai nutrito il sospetto che, nelle nostre vite, certi fatti accadano invano, o che certi incontri inizialmente esaltanti non lascino poi la traccia che si vorrebbe, o che certi faticosi sforzi finiscano in fumo, o che l’economia complessiva delle nostre vite risulti tutt’altro che ben congegnata e consequenziale? A volte si ha piuttosto l’impressione che la realtà sia una sorta di puzzle impossibile, in cui nessun pezzo si incastri in nessun altro, o che il succedersi degli eventi si sbandi senza alcun disegno accettabile. In un romanzo ben architettato, invece, personaggi e oggetti hanno ruoli e funzioni precisissime. Si è mai letto, per esempio, un qualche giallo in cui il colpevole del delitto attorno al quale la narrazione ruota rimanga unidentified (non identificato)? Tutto in ordine, invece, tutto perfettamente ricostruito e svelato. L’illuminante opera del detective assicura che nessun dettaglio può mai restare davvero ingiustificato.”

———–

Mi fece notare la fida Pirulix nei commenti:

Lucio, nel 2005… proprio del 2005 è Colorado Kid

In effetti nel 2005 mi occupai di Colorado Kid, mystery book senza agnizione, ovvero in cui in cui il mistero resta tale anche dopo l’ultima riga…

Ben lo evidenziò Wu Ming 1 su Carmilla il 9 dicembre 2005, qui: 

http://www.carmillaonline.com/archives/2005/12/001595.html#001595

«Colorado Kid si presenta come “il primo mystery nella produzione di Stephen King”. Bello scherzo, brillante gioco di parole (di parola): confondere le aspettative giocando con l’uso metonimico di un termine, per poi tornare bruscamente al significato letterale.
E’ chiaro che, quando si qualifica un’opera come “del mistero” (“mystery books“, “mystery fiction“…), s’intende “della soluzione del mistero”. Quel che conta è che il mistero sia risolto e spiegato. Non a caso, in inglese il sotto-genere più classico è chiamato “whodunit”, “chi-l’ha-fatto”.

A differenza che nel noir, nel mystery/whodunit è prescritta la catarsi, a cui segue un rasserenante ritorno all’ordine. La “chiave” è la scoperta di un colpevole e di una dinamica: abbiamo già il cosa, il dove e il quando, l’inchiesta riguarda il chi, il come e il perché.
Senza la catarsi, niente whodunit. Prima c’è stato il crimine, c’è stata la violenza, eppure quel crimine e quella violenza sono good news. Lo capisce bene Stephanie, in Colorado Kid: “Sono belle notizie perché sono finite” (“Bravissima!” proruppe Vince radioso… “Hanno una soluzione! Hanno una chiusura!”).
Nulla di tutto ciò, in questo libro. Nessuna metonimia: ci troviamo di fronte a un mistero propriamente detto. A un mistero, non alla sua soluzione. Colorado Kid è un coerentissimo anti-whodunit, perché “di solito la vita non funziona così”, la vita non è un giallo a chiave, un “giallo della camera chiusa”. Dobbiamo conviverci, coi misteri, e il più delle volte non c’è catarsi (ne troviamo un surrogato nel “complottismo”).
“Non sono tanto interessato alla soluzione quanto al mistero in sé”, scrive l’autore nella postilla. E’ l’approccio più radicale al crime novel dai tempi in cui, come disse Chandler, Dashiell Hammett “tolse il delitto dal vaso di vetro veneziano e lo gettò in mezzo alla strada”.» (WU MING 1)

Gli feci eco in Cazzeggi Letterari qualche giorno dopo, nel post:

COLORADO KID e IL GIGANTE DELLE STORIE

http://lucioangelini.wordpress.com/2005/12/14/136/

(Stephen King)

mercoledì, dicembre 14, 2005

In vari blog ed e-zine si sta recensendo “Colorado Kid”, che non sarebbe un mystery book (troppo banale) bensì un libro sul mystery (volete mettere?), incurante di agnizioni o svelamenti di sorta. Ebbene, qualche tempo fa mi fu regalato un originale e raffinato volumetto per ragazzi: “The Story Giant”, di Brian Patten, HarperCollinsPublishers, London, 2001. Fra le varie storie raccontate – appunto – dallo Story Giant, c’era anche la bizzarra “The unfinished story”. Ve la propino in traduzione estemporanea (il classico “semilavorato”):

 “C’era nel nord dell’Inghilterra un vecchio canale profondo e invaso dalle alghe”, iniziò il Gigante delle Storie. “Da anni nessuno lo utilizzava più. Un giorno un bambino camminava per la strada alzaia che correva lungo il canale quando dall’acqua, all’improvviso, si levò una figura di donna alta e scheletrica, avvolta in cenci verdastri, che lo chiamò.” 

L’immagine dello scheletro che emergeva dal canale creò un senso di disagio nei suoi giovani ascoltatori, che subito si disposero ad ascoltare il resto. Ma il Gigante rimase in silenzio.  

“E allora che cosa accadde?”, lo sollecitarono a un certo punto.  

“Non accadde nulla”, rispose il Gigante.  

 “Nulla?”  

 “Assolutamente nulla.”  

 “Oh bella!”, esclamò Betts. “Qualcosa dovrà pur essere successo.”

“Ve l’ho detto, non accadde nulla. Non sempre nella vita le vicende hanno delle precise conclusioni.  E anche nelle storie può capitare la stessa cosa.”  

Hasan, che prendeva appunti sprofondato in un enorme divano di pelle, si grattò la punta del naso. “Certo, ma a me questa particolare storia sembra semplicemente non finita. Perché una storia funzioni occorre che abbia una fine.”  

“Su questo sono d’accordo con Hasan”, osservò Betts. “Se un lettore sapesse in partenza che non gli verrà detta la fine di una storia, si guarderebbe bene dall’iniziare a leggerla.”  

(I ragazzini troveranno più tardi quella odd little story – bizzarra storiellina non-finita – even more disturbing delle altre… proprio perché still out there, waiting to complete itself).

——–

Secondo voi STEPHEN KING ebbe modo di leggere “The unfinished story” (ben diversa dalla più nota The neverending story – La storia infinita, divenuta anche un film di successo)?

—————–

Osservò Wu Ming 1 nei commenti:

utente anonimo Dice:
14 dicembre 2005 alle 01:04   modifica

Chissà, forse sì. King ha un vero e proprio esercito di figli, nipoti, cuginetti etc. La sua è una famiglia allargata. Inoltre, ha la passione dei racconti per ragazzi (ne ha scritti alcuni bellissimi), delle filastrocche, dell’immaginario fiabesco. Tra l’altro, questa storia di Brian Patten, proprio come “Colorado Kid”, non si limita a non avere il finale, va molto più in là, dice addirittura che “non accadde nulla”. Grazie per lo spunto, Lucio.

WM1

Lioa Dice:
14 dicembre 2005 alle 11:29   modifica

WM1. Pensa che il Gigante delle Storie le conosce TUTTE meno una… (questa l’idea di fondo). La troverà?:-)

utente anonimo Dice:
14 dicembre 2005 alle 14:19   modifica

ma a nessuno è venuto in mente che C.K. potrebbe essere semplicemente un tributo alle storie pulp degli anni 40, 50, 60 dove qualsiasi cosa veniva spiegata con la logica + inconfutabile a costo di qualche imprecisone? Mi spiego: S.K. scrive di un mistero che non ha soluzione inserendo, inoltre, nella storia, elementi imprecisi ed anacronistici che però nello svolgimento del mistero stesso hanno un ruolo non marginale ma addirittura accessorio (Starbucks, Blockbuster….) che sembrano pretendere ad ogni costo il ruolo del Rolex al polso di un centurione in qualche “antico” film alla BenHur…

Veronika

utente anonimo Dice:
14 dicembre 2005 alle 17:46   modifica

Veronika, sì, è *anche* un tributo a quell’immaginario (almeno in apparenza: lancio, copertina, strizzate d’occhio), ma è un tributo critico, un tributo-guerriglia che non “ripropone” quell’immaginario, lo decostruisce fin dalle basi, lo piega ad altre esigenze. Il paragone col Rolex al polso del centurione calza a pennello, King ha omaggiato i B-movies della sua adolescenza in quasi tutti i suoi libri, narrativa o saggistica che fossero (consiglio: “Danse macabre”). Però Starbucks un ruolo ce l’ha, oltre al fatto di essere un dettaglio incongruo. Ripeto che CK si può (in una certa misura si deve) leggere autonomamente, ma l’operazione si capisce meglio se si è in grado di apprezzare il contesto dell’ultima produzione di King.

WM1

Lioa Dice:
14 dicembre 2005 alle 15:29   modifica

Veronika: ti rispondo con il post di domani.

—————-

Il giorno dopo, in effetti, risposi con il post:

STEPHEN KING E IL NOVELLINO   

http://lucioangelini.wordpress.com/2005/12/15/137/#comments

Giovedì, dicembre 15, 2005

 

(NOVELLA 89: edizione filologica a cura di Lucio Angelini)

«QUI CONTA D’UN UOMO DI CORTE, CHE COMINCIÒ UNA NOVELLA IL CUI MISTERO NON VENIA MAI MENO.» 

Brigata di cavalieri cenavano, una sera, in una gran casa fiorentina; ed avéavi un uomo di corte, Stephen King, il quale era grandissimo favellatore. Quando ebbero cenato, cominciò una novella, “Colorado Kid”, il cui mistero non venía mai meno. Uno donzello della casa, che servía, e forse non era troppo satollo, lo chiamò per nome e disse:

“Quelli che t’insegnò cotesta novella, non la t’insegnò tutta.”

Ed elli rispose: “Perché no?”. Ed elli rispose: “Perché non t’insegnò lo svelamento del mistero.”

Onde quelli dapprima lo guardò stortamente, poi disse: 

“Cretino d’un donzello, non hai capito un cazzo. Il mio non è uno dei soliti racconti mystery a cui magari sei abituato tu, ma un ben più raffinato meta-mystery, o mystery-about-mystery, in cui il mistero di chi abbia ucciso chi e perché non conta proprio nulla rispetto al mistero di cui il narratore, spiazzando tutti, di punto in bianco circonda le proprie intenzioni.” 

“E ’sti cazzi?”, avrebbe voluto rispondere il donzello, ma subito si vergognò e si tacque. 

——

Altre versioni:

89] Qui conta d’uno uomo di corte che cominciò una novella che non venia meno. 

Brigata di cavalieri cenavano una sera in una gran casa fiorentina; et aveavi un uomo di corte, il quale era grandissimo favellatore. Quando ebbero cenato, cominciò una novella che non venia meno. Uno donzello della casa, che servia e forse non era troppo satollo, lo chiamò per nome e disse: “Quelli che t’ insegnò cotesta novella non la t’ insegnò tutta.”  Et elli rispuose: “Perché no?”  E que’ disse: “Perché non t’ insegnò la ristata.” Onde quelli si vergognò e ristette.

——-

“In una bella casa di Firenze stava cenando una sera un gruppo di amici. Verso la fine della cena uno di loro cominciò a raccontare una novella lunghissima, che non finiva mai.
Allora un servo, che forse aveva voglia di andare a mangiare anche lui, lo chiamò per nome e gli disse:
“Guarda che quello che ti ha raccontato questa storia non te l’ha insegnata tutta!”
“E perché no?” domandò il chiacchierone.
“Perché non ti ha insegnato come finisce” rispose il servo.
E così il chiacchierone si vergognò e rimase buono e zitto tutto il resto della serata.”  

(Traduzione in italiano recente di Roberto Tartaglione, da http://web.tiscali.it/scudit/mdnovellino1_7.htm)  

Nei commenti, altre due “pregiate” di Wu Ming 1, di cui la prima alle 4 del mattino.

12 Risposte a “”

  1. utente anonimo Dice:
    15 dicembre 2005 alle 04:04   modificaApplauso! :-DWM1
  2. AlbertoGiorgi Dice:
    15 dicembre 2005 alle 10:19   modificami associo all’applauso!
    bravo Lucio!ps: WM1, ma non dormi mai? non è che sei un’entità sintetica del cyberspazio tipo un Loa?
  3. letturalenta Dice:
    15 dicembre 2005 alle 11:42   modificaLucio, vuoi dire che anche Stephen King si è ridotto a riscoprire l’acqua calda?
  4. Lioa Dice:
    15 dicembre 2005 alle 12:08   modificaGrazie a Ro- e Al- berto.Luca: non so se anche Stephen King abbia scoperto – come me di recente – le piscine calde delle Terme Euganee. Certo non le disprezzerebbe. Sono un’autentica goduria:-/
  5. utente anonimo Dice:
    15 dicembre 2005 alle 13:49   modificaLa mia routine quotidiana è strana, Alberto! Mi sveglio all’una del pomeriggio, in casa c’è la baby sitter, alle due e mezza stacca e io “rilevo” la mia bimba, la tengo fino alle sei, alle sei la madre torna dal lavoro e io mi metto al computer in pianta stabile, alle undici la madre va a letto e io mi metto a vegliare sulla bimba, pronto ad afferrare il biberon. Intanto lavoro, e vado avanti fino all’alba. Poi vado a letto, e riesco a farmi le mie otto ore di sonno. Di giorno. :-)WM1
  6. Lioa Dice:
    15 dicembre 2005 alle 14:58   modificaRoberto, nel sito di Marsilio-Black in alto a destra c’è la seguente citazione:“Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino sono l’incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo.” (A. Masterson, Gli ultimi giorni)
  7. AlbertoGiorgi Dice:
    15 dicembre 2005 alle 16:24   modificacaro roberto, per fortuna i figli crescono. ;-)
  8. Lioa Dice:
    15 dicembre 2005 alle 16:36   modifica… e non solo le mamme (vd canzone “Tutte le mamme”), ma anche i babbi imbiancano.
  9. utente anonimo Dice:
    16 dicembre 2005 alle 00:00   modificaStre-pi-to-so!G.B.       
  10. utente anonimo Dice:
    16 dicembre 2005 alle 03:21   modifica
  11. Lucio, hai fatto ridere anche Gino Bramieri, è un riconoscimento importante!
  12. Lioa Dice:
    16 dicembre 2005 alle 07:52   modificaChi, l’amico di Cucchi?
  13. utente anonimo Dice:
    17 dicembre 2005 alle 18:00   modificaRoberto e Lucio, fate i bravi. Portate rispetto.firmato: G.B.
    Gino Bramieri ;-)        [In realtà G.B. era Gianni Biondillo, N.d.R.] 

———–

Potrei concludere con un richiamo a una nota storia popolare:

«C’era una volta un re che disse alla sua serva:  “Raccontami una storia”. E la serva incominciò: “C’era una volta un re che disse alla sua serva: ‘Raccontami una storia’. E la serva incominciò… »

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5 commenti
  1. Il più inutile libro di stefanone. Un pastrocchio senza senso.

    Magari recupero la mia satira su questo pastrocchio di stefanone. 😉

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