Skip to content

BOCL N. 33 (BLOG E BLOOK 1.)

14 giugno 2012

  

17 dicembre 2005

                                         IL FIGLIO DEL BLOGGER

Mamma! – mormora la bambina,
mentre piena di pianto ha gli occhi –
per la tua piccolina non compri mai i balocchi,
mamma, tu pensi soltanto a fare il tuo blog!

… Esile, agonizza la bambina;
or la mamma non è più ingrata:
corre a vuotar tutta la vetrina
per la sua figliola malata.
“Amore mio bello,
ecco i balocchi per te…”
“Grazie!” mormora la bambina!
Vuole toccare quei balocchi.
Ma il capo già reclina e già socchiude gli occhi.
Piange la mamma, pentita, stringendola al cor!”

                      (E.A. Mario, “Balocchi e profumi”)

Mi ha impressionato oltremisura l’appello lanciato da Blogdiscount.org il 13 dicembre scorso sul caso di un ragazzino trascurato dalla mamma crudele, che dedica tutto il suo tempo al blog e al sogno di diventare una blogstar (anche le mamme sognano…). Cito:

“…  Blogdiscount riceve tanta posta (”manica di stronzi”, “rosiconi di merda”, “quand’è che chiudete!”). E il suo cuore (di Blogdiscount) ha palpitato quando è venuto a conoscenza di un fenomeno in crescita esponenziale (press’a poco quella, la crescita, dei blog su Splinder, per dare un’idea), un autentico dramma sociale di cui ancora troppo pochi sono consapevoli. Ecco una terribile testimonianza sul problema dei figli di blogger (Cliccate sull’immagine per sentire l’agghiacciante intervista in file audio mp3). 

http://www.blogdiscount.org/media/povero_bambino.mp3 

Mandando un sms all’associazione “Care for bloggers’ kids” (Ong), potrete fare qualcosa per i poveri angeli (con 1 euro garantisci un piatto caldo al giorno e una lezione di ortografia una tantum a un figlio di blogger, con 79 euro paghi la connessione tutto-internet fibra ottica per un mese a un papà blogger, con 365 euro curi una mamma blogdipendente per un anno). Il messaggio più bello riceverà per premio un iPod usato.”

—————– 

Sabato, maggio 19, 2007

CINQUE BUONI MOTIVI PER TENERE UN BLOG

 

Mi chiedeva il visitatore Mario nei commenti al post di ieri:

“Dottor Angelini, mi piacerebbe che mi spiegasse che cosa è un blog. Ad esempio il suo raccontino è molto bellino, ma perché lei lo scrive proprio qui? si aspetta dei commenti? Cioè che gli dicano “mi piace o non mi piace”?

Rispondo:

«Egregio dottor Mario, in tutta la lit-blogosfera proprio in questi giorni imperversa il tormentone “Cinque buoni motivi per tenere un blog“.  La stessa Loredana Lipperini in “Lipperatura” ha indicato i propri:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/05/five.html#comments

Nei commenti al suo post ho segnalato i miei, che le riporto. Ovviamente sono esposti tra il serio e il faceto, il registro a me più congeniale. Eccoli:

1) Tengo il blog ‘Cazzeggi Letterari’ soprattutto come forma di volontariato culturale. Cioè cazzeggio “a gratis” a beneficio dell’umanità. A volte ho come interlocutori persino degli psichiatri:- ) [Vd BOCL N. 1, N.d.R.]

2) Spero segretamente che Orietta Fatucci mi legga, si penta di avermi cacciato da El-Emme-Einaudi Ragazzi e autorizzi il FUMER tutto (Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi) a riaprirmi i cancelli editoriali.

3) Spero segretamente che qualche editore per adulti, affascinato dal mio blog, mormori tra sé e sé: “Ma quale scrittore per ragazzi! Questo è un fior di scrittore per adulti! Mo’ me lo metto sotto contratto”.

4) Con i miei cazzeggi, desidero intrattenere un po’ anche me stesso, oltre l’umanità blogghica in generale.

5) Spero segretamente, infine, di affascinare sia Babsi Jones – nella speranza che mi coopti per i suoi giochini (ma quella non mi fila manco per il caz… ehm, manco per caso – sia Luca Di Meo aka WM3 (che fin adesso ha sintetizzato le sue impressioni su di me nel poco incoraggiante gemito: “Povero Angelini, davvero povero povero!“) (in realtà un po’ lo capisco, adesso che ha fatto i soldi con Manituana):- / »

——————-

Giovedì, dicembre 08, 2005

immagine da http://www.ciccsoft.com/images/Blogsfera.JPG   

L’AVANZATA DEI ROMPIBALLE   

Sta dilagando il dibattito su ordine costituito e disordine minacciato (dai cosiddetti rompiballe) nella blogsfera. Spiegavo ieri a Lucis, che dice di fare il moderatore di forum da una decina d’anni:

«Non ho mai frequentato niusgruppi moderati. Mi secca aspettare ore e ore o addirittura giorni prima di poter vedere se lo sceriffo telematico di turno, che magari è più cretino di me, ha deciso di accogliere benignamente il mio intervento e pubblicarlo o no. Preferisco i ng NON MODERATI da NESSUNO, se non dal codice penale (falsificazione di indirizzi e firme & simili). Beppe Grillo riceve giornalmente nel suo blog centinaia di msgg farneticanti [si veda il thread ‘La nonna di Himmler’ del 3 dicembre, N.d.R.], ma li lascia lì, in quanto sputtanano soprattutto chi li invia. Sono d’accordo con Platania, questa volta, mentre non sopporto i tromboni che dicono “Tu sì, tu no”. Purtroppo c’è un ducetto nascosto in ognuno di noi, compresi i migliori… altro che fanciullino pascoliano! E va tenuto costantemente a freno.»

Nel lontano 2002 il mitico p.bianchi , in it.cultura.libri, imputava le risse e il crescente caos telematico del ng soprattutto agli scrittori:  

“Se tutti voi scrittori, famosi e sconosciuti, in atto e in potenza, in pectore e in bucum culi (moto a luogo), pubblicati e inediti, speranzosi di essere letti e orrorosi di essere profanati, ma ripeto TUTTI, ve ne andaste una buona volta in blocco e all’unisono fuori dai coglioni, lasciando il campo a chi i libri si limita a consumarli-e-basta, qui smetteremmo di colpo gli offtopic, le flamme, i penosi confronti fra lunghezze dell’ego, insomma buona parte di tutte le mortificanti cazzate INTRINSECHE alle discipline indecidibili. Fateci caso, siete SEMPRE voi i peggio flammosi e offtopari. 

VIA TUTTI. Lo so che NON siete tutti uguali, il buon Dio riconoscerà i suoi.” 

Riprendo, adesso, da www.blogdiscount.org un intervento di Rebecca Tomasevskij:

“… I rompiballe vengono così chiamati (dall’esimia prof. Tomaševskij, ovviamente, ma non solo) perché rompono le balle alle blogstar nei seguenti modi:

1- infestando i loro commenti con pensierini inutili di mezza riga, giusto per racimolare qualche accesso e lasciare ricordo di sé (la volta successiva saliranno alle labbra della blogstar le tipiche parole: “Ancora sto rompiballe!”, da cui la denominazione);
2- occupando spazio nella loro classifica;
3- reputandosi alla pari con loro (quando non lo sono, diomio, sti pezzenti, che oltraggio) e degni di essere definiti a loro volta blogstar**;

… [cut]… Ma allora, in che modo possono le vecchie blogstar e la vecchia blogsfera difendersi e non confondersi con loro? Come possono salvarsi dalla miscela mortale? 

Un primo metodo è quello di isolarsi completamente nei propri blog-castelli e porre severe restrizioni all’ingresso di nuovi cortigiani, non rispondendo a commenti e mail degli sfigati, non commentandoli, non nominandoli (linkandoli) mai per nessun motivo nei post, minimizzando la portata delle classifiche, e similari.
In questo modo si creeranno due blogsfere ben distinte e separate: quella dei fighi, che anche gli sfigati (e i rompiballe) conosceranno e riconosceranno, e quella dei rompiballe che conosceranno e riconosceranno solo gli sfigati.
Questo sta già accadendo, ma è ovvio che non basta perché i rompiballe sono tenaci come rampicanti velenosi e cercano disperatamente di entrare e mimetizzarsi nella blogsfera dei fighi.

Un altro metodo sarebbe quello di mantenere un livello dei post (per contenuti, forma ed interesse) sempre piuttosto alto, in modo che il connubio fra le due blogsfere non sia possibile nemmeno per sbaglio. Ma ciò è molto difficile. A parte che si fa un sacco di fatica a scrivere sempre post belli (e noi fatica non vogliamo farne, giusto?), c’è un’evidenza innegabile: pur presenti, le diversità tra l’una e l’altra blogsfera, sono sempre troppo scarse da rendere possibile un tanto evidente salto di qualità (in poche parole: tra l’intelligenza media della blogsfera 1 e quella medio-bassa della blogsfera 2, non passa poi così tanta differenza)… [eccetera]

*che non sia “me stesso” “il mio gatto” “la mia chicca” “Albano e Loredana”. Qualsiasi altro argomento è rilevante.
**tipica, a questo proposito, la tattica da me già illustrata dei falsi modesti, del tipo “Non chiamatemi blogstar” “Non sono una blogstar, grazie” e roba simile.»  

——————

Martedì, maggio 30, 2006

ANCHE I BLOG NASCONO E MUOIONO

Scriveva ieri la Lipperini in Lipperatura:

“Lunedì, con la solita pila cartacea che pencola sempre più pericolosamente davanti a me, apprendo che nel frattempo il blog è morto. Mai distrarsi, lo diceva sempre mia nonna.”

Lì per lì ho commentato:

“Il mio blog sta per compiere un anno: il 5 giugno prossimo. E mi si dice che la mortalità più alta sia proprio quella infantile (= nel primo anno di vita). Riuscirò a resistere un’altra settimana?”

Poi, però, mi è tornata in mente una mail ricevuta appena qualche giorno fa con l’annuncio:

“20 MAGGIO 2006 Nasce Mountain Blog”

“Mountain Blog – la montagna secondo te” nasce per raccontare protagonisti ed eventi della montagna in modo innovativo: dall’alpinismo alla cultura, all’ambiente, all’arte… il tutto nella forma del blog, coinvolgendo i lettori con commenti, contributi e idee. Il Club alpino italiano ha scelto Mountain Blog come strumento innovativo per aprirsi a “nuovi bisogni” e “nuove sensibilità” ed andare incontro ai grandi cambiamenti culturali che si esprimono anche attraverso i nuovi strumenti di comunicazione.

http://www.mountainblog.it/

Intanto in  www.scrittomisto.it si legge:

Pubblica anche tu con Scrittomisto!

scritto da redazione il 29.05.06 @ 12:27

Regolamento | Faq

L’obiettivo di Scrittomisto è quello di promuovere e valorizzare i contenuti delle rete e di creare occasioni di confronto tra lettori e autori sfruttando le potenzialità di Internet.

Naturalmente non possiamo mandare in stampa e in libreria tutto il materiale che ci arriva in redazione: per questo abbiamo pensato di condividerne la selezione con la rete e di dar vita a un Premio Letterario i cui vincitori abbiano la possibilità di pubblicare i loro testi nella collana Scrittomisto.

Per una volta non sarà l’editore a decidere quali autori pubblicare, ma la rete stessa, coadiuvata da un comitato imparziale di illustri giurati che si sono gentilmente prestati al gioco.

Partecipare è facile, bastano due mosse:
1) preparare un testo di minimo 140mila battute (massimo 180 mila) in formato pdf o rtf;
2) inviarlo come allegato all’indirizzo email gp@scrittomisto.it.

Nell’email occorre indicare:
a) un abstract di 300 battute che riassuma i contenuti dell’opera,
b) l’eventuale nickname e l’indirizzo del blog o del sito dell’autore,
c) nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e indirizzo e-mail (questi dati non vengono pubblicati su scrittomisto.it)
L’invio dell’email comporta l’iscrizione e quindi l’accettazione del Regolamento (quindi, leggilo!).

Tutti gli elaborati partecipanti al Premio verranno esposti su Scrittomisto.it a partire dal momento dell’iscrizione sino al 30 novembre. Un sistema certificato di votazione registrerà i voti di tutti coloro che visitando il sito vorranno esprimere una preferenza con un voto da 1 a 5 ad una o più opere in gara.

Le trenta opere che avranno raggiunto la media voto più alta, con almeno 10 voti assegnati, supereranno il turno e passeranno alla fase finale di selezione.

La finale vede l’intervento dei giurati cui verranno sottoposte le trenta opere più votate. Il Comitato è composto da:
Sandrone Dazieri, romanziere;
Loredana Lipperini, giornalista, saggista, blogger, da anni scrive sulle pagine culturali di Repubblica;
Marino Sinibaldi, conduttore della trasmissione radiofonica Fahrenheit e vicedirettore di RadioRai3.

Il Comitato eleggerà i tre vincitori, le cui opere verranno pubblicate nella collana Scrittomisto, in uscita in libreria entro la primavera del 2007.

E in più, crepi l’avarizia, ognuno dei tre riceverà un buono per l’acquisto di 500 euro in libri spendibile su Internet Bookshop.

Il concorso è aperto a tutti i blogger italiani e gli autori di testi online, senza limiti di età.

Tutto chiaro? Semplice, vero? Bene, allora ai posti di partenza, pronti… via!” 

—————

Martedì, maggio 16, 2006

ANCH’IO SCRITTOMISTO!

Il 30.4.06 Giuliomozzi annunciò in vibrissebollettino.net:

“Care voi, cari voi: prima o poi doveva succedere. Mi è stata fatta una proposta. La proposta è appena nata; ci sono state quattro chiacchiere con un amico che ha fatto da ambasciatore (e quindi non porta pena), e una telefonata con l’Editore (che ancora non conosco di persona). Fattostà che la proposta, detta in soldoni, è chiara: fare un vibrisse di carta, mensile, da mandare in edicola. L’appuntamento per parlarne è il 9 maggio, subito dopo la Fiera del libro di Torino. Non dico il nome dell’Editore perché, così a occhio, non mi sembra il caso (se dopo l’appuntamento del 9 mi autorizzerà a farlo, lo dirò; qualunque sia l’esito della chiacchierata); dico che si tratta di un editore non specificamente letterario, con una certa esperienza nel campo delle riviste, e non di primo piano.”

Risposi (commento n.1):

“Io, invece, penso da tempo a dei BLOOKS (= books tratti da blog imperdibili come “Cazzeggi Letterari”J, oltre che da Vibrissebollettino ), già presenti nel mercato estero. Ma preferirei un editore importante, possibilmente non colluso con il FUMER (Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi). Che ne dici, Giulio?

Giulio non mi cagò per nulla, ma il 13.05.06, dopo il colloquio con l’editore di cui sopra, tornò sull’argomento (“Vibrisse di carta n.5”) per relazionare sullo stato delle trattative e aggiunse:

“… Ecco. Invito i lettori di vibrisse a dire che cosa pensano di tutto questo. E se qualcuno avesse voglia di dire: “Io, in questa impresa, volentieri darei una mano”, sappia che sono pronto a prendergli anche il braccio.”

Proposi:

“Una pagina va assolutamente riservata agli annunci letterari, tipo: ‘Giovane scrittore inedito conoscerebbe editore affermato per ore liete ed eventuale pacs’:- )

Posted by: Lucio Angelini at 13.05.06 22:38

Di nuovo Giuliomozzi non mi cagò.

Però, nel frattempo, l’idea dei blooks – che evidentemente non era stata solo mia – covava sotto le ceneri, benché da tutt’altra parte (www.scrittomisto.it )  ed ecco che magicamente, per il 18 maggio prossimo venturo, i primi blooks selezionati da SCRITTOMISTO saranno in libreria. Questi i primi titoli:

Arkangel, 27 anni e non sono ancora morta

Herzog, Perse in partenza (vedi alla voce battaglie)

Hotel Messico, Seppellitemi con l’accappatoio

Marquant, Zitti al cinema

Personalità Confusa, Storia completa del tuo futuro

Spad, Convivo con la metà di me stesso (il resto l’ho affittato a un pirla)

Immagino sarete tutti speranzosi di veder uscire – in una nuova tornata di volumetti – anche quello con il MEGLIO (o BEST OFF, che fa più figo) di “Cazzeggi Letterari”, adorno dell’ormai nota epigrafe:

Chi scrive BLOG lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo“, dello pseudo-Karl Kraus:- ) 

——————-

Lunedì, maggio 15, 2006

ROBERTO SAVIANO A GOMORRA

(Il 26enne Roberto Saviano)

DAI BLOG AL BOOK. E CHE BOOK!!!

“Roberto Saviano è nato nel 1979 a Napoli, dove vive e lavora. Fa parte del gruppo di ricercatori dell’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità e collabora con ‘Il Manifesto’ e ‘Il Corriere del Mezzogiorno’. Suoi racconti e reportage sono apparsi su ‘Nuovi Argomenti’, ‘Lo Straniero’ e Nazioneindiana.com e si trovano inclusi in diverse antologia fra cui Best Off. Il meglio delle riviste letterarie italiane (Minimum Fax 2005) e Napoli comincia a Scampia (L’Ancora del Mediterraneo 2005). GOMORRA è il suo primo libro.”

[Dalla quarta di copertina di “GOMORRA. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra.”, Strade Blu MONDADORI, Euro 15.50].

Tra le epigrafi iniziali:

“La gente sono vermi e devono rimanere vermi” (da un’intercettazione telefonica)

L’ho comprato dopo aver visto Saviano ospite di Daria Bignardi nell’ultima puntata de “Le invasioni barbariche”. Ne riferirò a giorni. Per adesso dico solo che mi sembra che Saviano “ci abbia due palle così“. Aggiungo, per arricchire il dibattito, l’inizio dell’articolo “Antiromanzo” di Livio Borriello, apparso su Nazioneindiana.com il 24 maggio 2005:

“Nella vita quanti scrivono romanzi? Diciamo che nella vita il romanzo non esiste. Quando qualcuno racconta una storia mai accaduta, viene censurata come frottola o menzogna e espunta dalla circolazione sociale. Certo il racconto, la narrazione, il mito, sono già presenti nella vita, ogni racconto che ascoltiamo al bar è una narrazione, ma è la narrazione di una realtà, o di un’irrealtà, nel caso del mito, ritenuta reale. Nella scrittura ha assunto invece un’importanza spropositata un tipo di narrazione immaginaria che ha certo una sua funzione o disfunzione, una sua utilità o disutilità, ma che non si capisce affatto perché debba egemonizzare gli spazi editoriali, sociali e psichici dei lettori. Personalmente non leggo più romanzi, oppure lo faccio da ‘addetto ai lavori’ (per quanto secondarie siano le mie mansioni e inadeguata la loro esecuzione), per informarmi o per istituire vaghi raffronti (ricordo che Moravia, con un suo certo tipico analitico candore, dichiarava negli ultimi anni di leggere romanzi solo per vedere ‘come se la cavavano’ gli altri…). Quando in libreria sfoglio le pagine di uno dei numerosissimi romanzi editi, dopo un po’ si formano in me questi pensieri: questo romanzo è scritto bene, magari splendidamente, la scrittura è densa e plastica, l’affollamento di immagini e aggettivi indica chiaramente che l’autore ha un apparato immaginativo più brillante di quello del suo prossimo, la sintassi è competitiva, l’intreccio sicuramente (me lo assicura la fama dell’autore) riuscirà a giocare coi miei meccanismi emotivi prima producendo una sufficiente curiosità, poi piacevolmente appagandola. Tuttavia, poiché a me personalmente non interessa che costui sia più intelligente di me – e anzi a dirla tutta preferirei credere di essere più intelligente io – poiché non gioco nemmeno a carte e non mi piacciono i bisogni o le curiosità indotti, qual è il vantaggio o il costrutto che posso trarre da questa lettura? Perché dovrei destinarle varie irripetibili e irrecuperabili ore della mia vita, oltreché i vari euro necessari all’ acquisto? E quasi sempre non lo compro…” (Eccetera) 

Mi auguro che Borriello abbia comprato almeno “Gomorra”:- ). E che – sempre Gomorra – sia piaciuto a Filippo La Porta, il cui recente elzeviro sul Corriere della Sera è stato  riassunto da Giuseppe Genna nella seguente esortazione in http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=257:

“… che gli scrittori italiani contemporanei scrivano faction, la letteratura è avulsa dalla realtà, si metta a inseguire la realtà e la racconti!”

————–

Mercoledì, maggio 10, 2006

ANCORA CANZONI…

IL GRANDE AMORE CANNIBALE

Leggo nei commenti al post di ieri in Lipperatura:

“Il mio nome è Alessandro Vettori, sto scrivendo un romanzo inedito nel mio blog, si lo so ce ne sono molti, io le chiedevo solo di dare un occhiata, lo scrivo quasi tutti i giorni. È un romanzo in tre parti che parla di passione per la vita, per una donna per se stessi. le chiedevo un opinione su questo mio lavoro, ci terrei molto da una persona così competente in materia… le chiedo di dare un occhiata, e se pensa che può interessarle le invio un file word con il romanzo scritto fino ad ora, così nel poco tempo libero che avrà magari andando in treno da qualche parte gli da un’occhiata. da tenere che mentre la prima parte ha avuto una prima revisione la seconda è semplicemente in stesura e potrebbe trovare qualche errore di battitura o varie…”

Mia intromissione:

“Alessandro, zucconcello! Le hai pure messo l’indirizzo sbagliato (splinder.it anziché splinder.com!). È vero che la Lippa è smaniosa di leggere in treno opere non ancora rifinite, però non renderle la vita troppo dura:-/ “

Poi vado a curiosare nel blog di Alessandro:

http://www.crisalididellamente.splinder.com/

e resto piacevolmente sorpreso. No, non dal romanzo (ci sono frasi del tipo “Ricordare mi fa essere coscente [sic!]di aver vissuto”), ma dalla canzone che scatta automaticamente. È di Gianna Nannini, parla di “angeli di ali immobili” e di “amore cannibale”… Provate ad ascoltarla e magari a cantare con Gianna:

“Il grande amore cannibale
il grande amore cannibale
il grande amore cannibale
il grande amore cannibale
divora me….”

(Il GRANDE AMORE CANNIBALE CHE DIVORERÀ ALESSANDRO, OVVIAMENTE, SARÀ QUELLO PER LA SCRITTURA:-/ )

—————–

Sabato, giugno 24, 2006

L’APRES-MIDI D’UN BLOGGER

Come è noto, il pomeriggio di un blogger può essere molto più angoscioso di quello di un fauno. Se lo spirto guerrier entro gli rugge, il tapino comincia a chiedersi:

Cazzo, e domani di che cazzo parlo nel mio cazzo di blog?”

Ci fu, nell’Ottocento, un antesignano dei futuri blogger (soleva nascondersi dietro il nick Jacopo Ortis ed era un patito della forma epistolare) che, arrivato a sera, spesso era talmente esasperato da sbottare:

“Forse perché della fatal quiete
tu sei l’imago a me sì cara vieni
o Sera!…  

e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.”

Ma torniamo a bomba. Il nostro blogger, – vi dicevo – se a corto di idee, inizia a girellare nervosamente per la rete, a sfogliare i quotidiani, ad aggrapparsi all’attualità, a guardare di sottecchi la pila di libri in sonnolenta attesa di essere letti; si domanda se sia il caso di attaccare, chessò io?, il duo Scarpa-Benedetti o non piuttosto quei gran sboroni dei Wu Ming:- ) finché, verso l’una di notte, magari gli si accende in testa una lampadina…

A me, a dire il vero, l’ideuzza per il post di oggi è venuta fin dalla tarda mattinata di ieri. L’ho trovata su it.cultura.libri, un newsgroup che, malgrado la sua aria tristemente decotta, continuo a visitare di quando in quando per semplici motivi di affezione: fu proprio lì, infatti, che – alla fine del secolo scorso – mossi i miei primi, incerti passi telematici:-)

Ecco, dunque, il post  ivi apparso alle 12.10 del 23 giugno 2006:

“Ciao a tutti. Siamo un gruppo di giovani scrittori di Venezia e invitiamo gli amanti della lettura a visitare il nostro sito, www.auteditori.it.  Stanchi di elemosinare opportunità alle case editrici, abbiamo deciso di pubblicarceli da soli i nostri libri: sono testi di poesia e narrativa, per lo più illustrati, scritti come pensiamo si debba scrivere al giorno d’oggi. Nel sito potete leggere degli estratti dei libri in vendita (costano solo 3,50 euro e li potete comprare in contrassegno o con PayPal) e scaricarvi gratis un bel po’ di libri che abbiamo pubblicato negli anni scorsi, oltre ad alcuni inediti. Ciao e… Get Aut Now!”

Vado sul loro sito e resto colpito da un titolo:

“SKATE OR DIE!”

così presentato:

 “questa è la storia di quando ho cominciato a skateare, più di mezza vita fa, nel 1989, quando Thrashin’ – Corsa al massacro veicolava sogni adolescenziali e la scena skate nel Veneto era appena nata. l’ho scritta perché, come diceva il Leopardi, ‘la rimembranza è essenziale e principale nel sentimento poetico’, e se fosse stato anche lui uno skater avrebbe sicuramente aggiunto che ricordare le prime skateate è una figata pazzesca che ci sta troppo dentro di cattiveria!” (Roby “hosoi” Cesaro”)

Non ho potuto che rispondere:

“Bravi tati. Quasi quasi vi pubblicizzo nel mio blog. Anch’io veneziano. Auguroni.”

E loro, alle 17,53:

“Be’, che dire: grazie Lucio. Dopo metà luglio andrà online la sezione  ‘extra’ che conterrà un sacco di materiale appunto extra da scaricare (testi, audioletture, illustrazioni, etc.) e ovviamente link a siti amici. Saremo lieti di cambiare il favore! ciao”

P.S. Confesso che – nel lontano 1989 – distratto da altri eventi epocali come la caduta del muro di Berlino, le proteste studentesche in piazza Tianammen a Pechino, l’uscita della prima puntata de “I Simpsons” sul canale televisivo Fox, il concerto dei Pink Floyd a Venezia eccetera, a tutto badai tranne che alla nascita in Veneto di una rubizza, paffutella e frignante SCENA SKATE. E voi?????

———————-

Giovedì, giugno 08, 2006

I CONCORSI NON FINISCONO MAI:-)

Dal 5 giugno 2005 al 5 giugno 2006 ho dedicato un bel mucchietto di ore all’aggiornamento pressoché quotidiano del mio blog. Tempo buttato? Forse non del tutto… Ho selezionato i post migliori e ne è venuta fuori una raccolta di oltre un milione di battute. Taglia di qua, taglia di là, alla fine sono riuscito a restringermi alla lunghezza massima consentita (180.000 battute) dalle norme del concorso di Scrittomisto.it. Ho inviato il tutto alla redazione, con tanto di abstract e dati personali, e adesso aspetto fiducioso gli eventi:- )

Le regole iniziali, peraltro, sono in via di aggiustamento, dopo i rilievi mossi dai lettori, tra i quali:

“Ho già verificato in precedenza l’evoluzione di concorsi del genere: vince chi riesce a MOBILITARE il maggior numero di amici, inducendoli a votare per lui. Meglio una sana giuria… che una finta democrazia:-/ ( Lucio Angelini il 30.05.06 07:59)

vorrei capire: se io partecipo con un’elaborato di 180.000 battute e altri 300 scrittori faranno altrettanto, gli intrepidi lettori e votanti dovranno leggere tutto il materiale pubblicato sul vostro sito per esprimere un voto spassionato, da adesso fino a novembre? mondìeu, mi pare impossibile (evacarriego il 30.05.06 18:43)

no, non potete seriamente credere che i votanti del web si leggano davvero un numero n di “opere” da cento pagine l’una. (qui sotto c’è scritto “dillo!”, io lo dico ma fate conto sottovoce) ( valeria il 31.05.06 17:17)

credo che nessuno leggerà 180.000 battute moltiplicate per millanta, io per prima: chi se la sente di leggere un libro on line o di stampare centinaia di pagine di illustri ma sconosciuti  questo è un limite per me insormontabile, mi sarebbe piaciuto partecipare. buon proseguimento a tutti (evacarriego il 31.05.06 22:12)

La REDAZIONE ha precisato: 

“La selezione funzionerà così: un sistema certificato di votazione registrerà i voti di tutti coloro che visiteranno il sito e vorranno esprimere una preferenza per una o più opere in gara. Le 30 opere che al 30 novembre 2006 avranno raggiunto il maggior numero di preferenze supereranno il turno e passeranno alla fase successiva, quella che vedrà l’intervento della giuria. Quindi: se ho letto un’opera in gara e mi è piaciuta potrò assegnare una preferenza. Se invece non l’ho letta (o se l’ho letta ma non mi piaciuta) non potrò assegnare nessuna preferenza, né un voto negativo. E comunque, qualora i candidati siano soltanto 30 o poco più è possibile che si passi direttamente alla fase 2, quella che prevede solo il parere della giuria e nessun sistema di voto online. E quindi iniziamo a raccogliere iscrizioni, e solo quando i candidati saranno 30 ci preoccuperemo del perfetto funzionamento del sistema di voto.”

Altri chiarimenti:

“Peraltro potrebbe persino accadere che un partecipante al concorso, pur non risultando vincitore, venga comunque pubblicato… ” (redazione il 30.05.06 10:41) 

1) 140mila battute spazi inclusi. 2) certo, qualsiasi testo di narrativa, come da regolamento. 3) non devono esser state pubblicate su carta. ( redazione il 30.05.06 11:44)

4) Sono consentite anche opere tratte da blog, rielaborate oppure no. ( redazione il 30.05.06 12:15)

5) Se volete partecipare come gruppo va bene. Poi ve la vedete tra di voi per dividervi il buono acquisti su ibs  (redazione il 31.05.06 11:18)

6) La poesia è benvenuta… (redazione il 31.05.06 14:24 )

7) Il tema è libero: potete inviarci romanzi brevi, raccolte di racconti lunghi, raccolte di racconti brevi, brevissimi, aforismi, poesie, poemi… Di qualsiasi genere letterario. Basta che la lunghezza complessiva dell’elaborato sia compresa tra le 140.000 e le 180.000 battute spazi inclusi.

8) Ogni autore si può iscrivere una sola volta e può concorrere con una sola opera.

9) se partecipi a un’opera collettiva, l’autore risulterà il collettivo. quindi poi puoi partecipare anche in quanto singola (e in questo caso solo con un’opera) (redazione il 01.06.06 17:09)

10) Le opere non devono essere mai state pubblicata su carta, nemmeno parzialmente.Potete inviarci materiale che sia stato parzialmente o totalmente pubblicato sul vostro blog o sul vostro sito. Potete inviarci rielaborazioni di materiali che avete già pubblicato in rete. Potete inviarci anche materiale che non sia mai stato pubblicato neanche in rete. La lunghezza dell’elaborato deve essere compresa tra le 140.000 e le 180.000 battute, spazi inclusi

E infine:

“Alcuni lettori ci segnalano che non riescono a trovare in libreria i volumi pubblicati “dalla casa editrice Scrittomisto”. E certo che non li trovate! Scrittomisto non è il nome della casa editrice ma di una delle sue collane, quella dedicata ai nuovi narratori provenienti dai blog e dalla rete. Il nome della casa editrice è Unwired Media. Perciò, quando il commesso vi chiede il nome della casa editrice non rispondetegli “Scrittomisto”, perché nel suo archivio non risulteranno case editrici con questo nome.”

———-

Domenica, luglio 30, 2006

PERSE IN PARTENZA

Qualche settimana fa, per intrattenermi in vaporetto nelle trasferte dalle Fondamente Nove al Lido di Venezia, mi sono procurato alcuni agili volumetti firmati, rispettivamente, da Herzog, Arkangel, Hotel Messico, Marquant, Personalità Confusa, Spad.

Questo l’incipit di

             “PERSE IN PARTENZA (vedi alla voce battaglie)”,

di Herzog (sì, proprio lui, la blogstar di www.herzog.splinder.com !!!).

Posizioni Orizzontali SpA

“Avevo invero titoli brillanti: ottimo corso di studi, stage all’estero, conoscenza di tre lingue straniere (la terza, limitata agli improperi). E però, a dirla tutta, per quanto riguarda l’impiego ho dovuto un po’ accontentarmi. Son tempi grami, d’altronde. Lavoro da alcuni anni presso Posizioni Orizzontali Spa. Una ditta di pompe funebri. Esequie chiavi in mano. Forti sconti per chi prenota almeno 6 mesi prima. È un’azienda eco-solidale, perché per la costruzione dei feretri utilizza solo alberi morti di vecchiaia o abbattuti da fenomeni naturali. Sotto al coperchio delle nostre bare c’è scritto: ‘Nessun tronco è stato maltrattato per la realizzazione di questo manufatto’. All’inizio lavoravo come necroforo, sapete, quei tizi che portano i feretri a spalla. Avete presente, credo. E se non avete presente al presente, l’avrete di certo in futuro per esperienza diretta, e questo è quanto. Eravamo una squadra di quattro elementi. Tutte brave persone, per carità; solo mal assortite. Oswald, che occupava sempre la posizione anteriore sinistra durante il trasporto a spalla, era zoppo. Aveva una gamba più corta dell’altra di venti centimetri. La coordinazione dei movimenti, quando si trasporta la bara, è fondamentale al fine di evitare pericolosi beccheggiamenti del feretro. Ma con Oswald che guidava il ritmo, la sincronia dei movimenti risultava oltremodo difficile. Quando lui faceva un passo con la gamba corta, dovevamo abbassarci all’unisono anche noialtri tre, per poi rialzarci al passo successivo. Spesso i parenti del corteo funebre accusavano disturbi simili al mal di mare, per via di quest’andatura a onde. A volte, però, uno di noi perdeva il ritmo, e si alzava quando invece avrebbe dovuto abbassarsi, o viceversa, e allora c’erano attimi di vero panico. La cara salma, all’interno della bara, veniva fatta sobbalzare e sbatteva rumorosamente contro le pareti di legno. Una volta una povera vedova fece fermare tutti e ci costrinse ad aprire la cassa, convinta che il fu marito avesse bussato dall’interno… ”

E ora l’explicit (dal capitolo finale “In corpore insano“):

“Gli amanti dello sport  urbano sono davvero votati al sacrificio estremo. Dotati di fanatica volontà, nulla li può fermare. Pensate che di recente, in un parco cittadino, ho visto – lo giuro, quasi – un vecchietto, invalido di guerra, in abbigliamento tecnico e sedia a rotelle che si faceva spingere a buona andatura dal badante rumeno. E non era nemmeno tanto sudato. Il vecchietto, dico. Che il rumeno, invece.”

Come? Volete sapere chi pubblica ‘sti blook (= book tratti da blog)?

Una piccola casa editrice dal nome difficile: Unwired Media (pr. an-uàiard midia; come dire media senza frontiere = niente barriere architettoniche fra elettronico, cartaceo eccetera). Questo il sito: www.unwiredmedia.it . Chi lo visita, però, deve ulteriormente scegliere tra

            ScrittoMisto | Area51

Ma lit-blogger e web-naviganti avranno sicuramente già familiarizzato con www.scrittomisto.it e il suo appetitoso concorso:- )

P.S. Dolorosissima la scritta in alto in Area51:

        “IN MEDIA STAT VIRUS” (con tutti i Trojan che mi sono beccato!)

———————

Martedì, agosto 29, 2006

ZITTI AL CINEMA 1. (POVERO TENCO!)

Uno dei volumetti più mordaci e convincenti pubblicati di recente dalla Unwired Media/Scrittomisto è “Zitti al cinema” di Marquant. Secondo me un piccolo capolavoro.

L’irriverenza dell’incipit, tuttavia, sfiora la crudeltà. Sentite:

“Penso che l’umanità non dovrebbe mai smettere di ringraziarmi. Ad esempio, per non aver dato seguito alle mezze ispirazioni che sarebbero potute sfociare in tentativi di carriera artistica. Certo, il pericolo è stato sfiorato più volte. Quando avevo sei anni i miei genitori, su mia richiesta, mi iscrissero a una rassegna canora locale. Partecipai a una disastrosa prova in cui, con somma sorpresa e dispiacere, mi resi conto di non avere la più vaga idea della melodia e del testo della canzone che avrei dovuto presentare, un brano dello Zecchino d’Oro che ero così sicuro di conoscere alla perfezione. Feci una figura pessima, i cui strascichi psicologici mi impedirono di prendere parte alla seconda prova, nonostante l’insistenza di papà, mamma e della Mariele Ventre locale. Tutti e tre cercarono di convincermi del fatto che con un po’ di pazienza e di buona volontà avrei imparato il pezzo e degnamente figurato nella gara. Ma io puntai i piedi e dissi ‘No!’. A ripensarci un po’ rimpiango quell’occasione sprecata. Ma penso anche che, se avessi continuato con le prove e partecipato alla rassegna, sicuramente non avrei vinto. E che quindi mi sarebbe toccato suicidarmi lasciando un biglietto dalla calligrafia incerta (dopo tutto, facevo la prima elementare): “Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro), ma come atto di protesta contro un pubblico che manda in finale una canzone come ‘Cocco e Drilli’ e una commissione che seleziona ‘Ciribiricoccola‘. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao.”(1)

(1)     Il riferimento, ovviamente, è al suicidio sanremese – nel 1967 – di Luigi Tenco, che lasciò scritto: “Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda ‘Io tu e le rose’ [di Orietta Berti] in finale e una commissione che seleziona ‘La rivoluzione’. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi” 

Domani ve ne scelgo un altro pezzettino:-)

——— 

Mercoledì, agosto 30, 2006

ZITTI AL CINEMA (2)

La mia simpatia per Marquant, l’autore del volumetto “Zitti al cinema” (Ed. Unwired Media), nasce probabilmente dal fatto che ho anch’io all’attivo una discreta serie di litigi al cinema con spettatori del tutto incuranti della presenza in sala di altri esseri umani (oltre loro): individui sgranocchianti, telefonanti, chiacchieranti, russanti, ruttanti, scoreggianti, scaracchianti, schiamazzanti eccetera, né più né meno che se fossero a casa propria davanti alla tivù… 

Eccovi un paio di nuovi assaggi dal blook (= book tratto da un blog) del titolare di www.zittialcinema.splinder.com

Dal capitolo “Tipi da cinema“: 

l’Entusiasta Molesto… (omissis)

Le Amiche delle Otto… (omissis)

Sua Saccenza, l’annoiato… (omissis)

Il Popcornivoro… (omissis)

Il cartaio“… sì, vi trascrivo questo:

“Andare di sabato pomeriggio a vedere Lost in translation si è rivelata un’esperienza da film dell’orrore. A un certo punto, durante il film, si è diffuso in tutta la sala l’inconfondibile fruscio di una caramella scartata. A giudicare dal rumore, l’involucro doveva essere del tipo sottile sottile, capace di produrre uno sfrigolio elettrico solo a sfiorarla. Inoltre, doveva trattarsi di una caramella molto grossa, visto che il crepitio si è prolungato oltre ogni immaginazione. Era lo Scartatore Pazzo, detto anche  ‘il cartaio’. Il mio shhh, secco e isterico, non ha ottenuto risultati. Così pure l’approccio discorsivo di un altro spettatore: ‘Signore, quella caramella… ‘. Dopo il primo minuto di scaramellìo, qualcuno ha gridato all’incendio. Dopo il secondo minuto, ho ipotizzato che fosse in corso la costruzione di un presepe. Altri hanno azzardato l’ipotesi che il molestatore stesse scartando un uovo di Pasqua. E mentre si cercava il modo di informare l’incauto del singolare anacronismo (si era in dicembre), ecco la tragica, semplice verità. Non è che lo spettatore avesse dei problemi a scartare la caramella più grande del mondo: l’aveva già mangiata, ma stava solo giocando con la carta. Soprattutto, egli non era molesto, ma solo sordo. A quel punto, il risentimento dei meno è confluito nell’ilarità dei più.”

E ora il decalogo di p. 24 intitolato “Peccato originale” (promemoria strettamente autobiografico):

1. Se il film è doppiato, lamentati per la scarsa resa dei dialoghi e per le sfumature perse nella traduzione.

2. Se il film è in lingua originale, lamentati perché non ci sono i sottotitoli.

3. Se ci sono i sottotitoli, lamentati perché tutte quelle scritte lì in basso distolgono l’attenzione dalle immagini.

4. Se capisci le battute, fallo sapere a tutto il cinema: ridi, ridi sguaiatamente, un po’ per farla pesare a chi non ha capito, un po’ per sfogare la tensione accumulata nello sforzo di capire.

5. Se non capisci i dialoghi, prenditela con la dizione degli attori americani, le patate in bocca e banalità dicendo.

6. Se gli attori sono inglesi, limitati a osservare che parlano davvero in fretta.

7. Se il film è in francese con sottotitoli in inglese, prima leggiti almeno la trama.

8. Se il film è in una qualsiasi lingua non occidentale, ricordati che sei lì per ammirare la fotografia.

9. Se guardi prima l’edizione italiana, ripromettiti di rivederlo in originale.

10. Se guardi prima la versione originale, mostrati desideroso di rivederlo in italiano (“Ma giusto per curiosità, eh”).

————

Venerdì, maggio 04, 2007

IL BLOG COME OSSESSIONE

Sono le quattro e mezza del mattino. Un quarto d’ora fa mi sono svegliato con in bocca la parola serendipity, residuato di chissà quale sogno, ma anche con l’improvvisa amnesia del suo significato. Allora mi sono alzato, ho acceso il pc e consultato la fida (ehm, a volte anche infida) wikipedia, che ha chiarito:

“Serendipità è un neologismo ancora poco usato nella lingua italiana mentre è assai più diffuso nel mondo anglosassone. Proviene infatti dal vocabolo inglese serendipity, parola coniata nel 1754 dal letterato Horace Walpole il quale, rimanendo colpito dal racconto dei “Tre principi di Serendippo” di Cristoforo Armeno, ne estrasse un personalissimo principio.

Serendipità è dunque – filosoficamente – lo scoprire una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un’altra. Ma il termine non indica solo fortuna: per cogliere l’indizio che porterà alla scoperta occorre essere aperti alla ricerca e attenti a riconoscere il valore di esperienze che non corrispondono alle originarie aspettative.

Oltre ad essere spesso indicata come elemento essenziale nell’avanzamento della ricerca scientifica (spesso scoperte importanti avvengono mentre si stava ricercando altro), la serendipità può essere vista anche come atteggiamento, e – come tale – viene praticata consapevolmente più spesso di quanto non si creda. Ad esempio tutte le volte che si smette di arrovellarsi nel ricordare un nome, nella speranza che l’informazione emerga da sé dalla memoria, in realtà ci si sta affidando alla serendipità.

Una famosa frase per descrivere la serendipità è del ricercatore biomedico americano Julius H. Comroe: «La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino».”

“Forse mi stavo solo arrovellando in sogno alla ricerca inconscia di un nuovo spunto per il blog”, mi sono detto. “E così, in maniera perfettamente serendipica, ovvero con tecnica di creatività accidentale, nel sogno stesso devo ssermi risposto: ‘Serendipity’.”

Elementare, Watson!

Soddisfatto, adesso me ne torno a letto.

[Si confronti: “La notte dei blogger viventi“]

———— 

Lunedì, agosto 28, 2006

PULSATILLA. GITA AL FALLO

Non è chi non veda la crescente attenzione con cui gli editori cartacei seguono i moti di rotazione e di rivoluzione della blog-sfera e le celesti armonie qualche volta prodotte – non si sa bene se accidentalmente o consapevolmente – dal blog-cazzeggio, soprattutto dopo il successo di Pulsatilla (Valeria Di Napoli), splinderista come me. La sua “La ballata delle prugne secche” (Castelvecchi editore) è stata ampiamente lodata da Natalia Aspesi nelle pagine centrali di Repubblica il giorno di ferragosto (“Pulsatilla, ragazza cattiva”). Nulla di paragonabile, naturalmente, al successo che potrebbe riportare il mio “Un compleanno in transumanza” (= best off dal presente blog) se solo riuscisse a sbaragliare gli insidiosi avversari selezionati per il concorso di Scrittomisto.it (per l’elenco dettagliato, si veda il sito), non fosse che in genere, nelle votazioni on line, finisce quasi sempre per prevalere chi riesce a mobilitare il maggior numero di amici e parenti:- )

Ma torniamo alla ballata di Pulsatilla e assaggiamone un paio di brani scelti a cazzo… ehm, a caso:

1) “La mia lunga gavetta di chat mi aveva insegnato che Internet è una piazza che si bazzica anche, se non principalmente, con finalità di copula, o nella più ingenua delle ipotesi è un teatro dove tutti si imbellettano per sembrare un po’ meglio. Il delfino venticinquenne di Milano è spesso un vecchietto di Caronno Pertusella, e l’ammaliante monsieur del sesso di Ventimiglia è facilmente un invalido di Trapani. Come questi baldi giovani siano alfine riusciti a trascinarmi nelle coltri del loro letto, rimane un mistero: l’ipotesi più accreditata sostiene che abbiano fatto leva su dei punti molli del mio narcisismo e che io abbia, naturalmente, abboccato. Il luogo comune secondo il quale i blogger sono narcisisti è infatti assolutamente fondato: oltre ad essere io stessa un esempio da manuale di narcisismo globale, il tasso di narcisisti in cui sono incappata è di fatto pari al numero di blogger incontrati. Le persone che amano solo se stesse sono spesso non pienamente ricambiate – da se stesse, ovviamente – a causa della loro residua intelligenza, che gli fa capire che trascorrere la vita in libidinosa contemplazione del proprio ombelico è cosa contraria al giusto diritto delle genti. Ergo, sono dannate a piacersi e detestarsi, piacersi e detestarsi, piacersi e detestarsi, in loop. Gli esiti possibili sono sostanzialmente due: quello monastico, nel quale prevale il senso critico, per cui la punizione e la mortificazione della carne diventano l’ultima frontiera del narcisismo; o quello edonistico, in cui si ottunde l’intelligenza a forza di sostanze chimiche, o di concentrazione sul reality del momento, o di speculazioni filosofiche assolutamente infondate, e ci si masturba fino alla consunzione. Inutile che vi sto a dire che ho incontrato solo soggetti del secondo tipo. Segaioli persi.” (pp. 147-48)

2) Dal capitolo “Gita al fallo“:

“Come vi sarete accorti, ormai ho accumulato un certo expertise sugli uomini e sulla loro appendice, pertanto posso permettermi una breve digressione in proposito…[cut] In questo capitoletto parliamo di cazzi di varia foggia… [cut]Il mito del cazzo è un mito un po’ del cazzo. Tutti ne fanno una questione di vita o di morte, quando in realtà è un accessorio come un altro, sarebbe come fare continuamente una questione sugli ombrelli. Voglio dire, puoi andare fiero del tuo ombrello il giorno che te lo sei comprato, ma non puoi passare la vita a menartela con l’ombrello. E poi, esattamente come si vive senza ombrello, si vive anche senza cazzo, ma questo nessuno lo dice perché altrimenti crollerebbe il castello di carte su cui si fonda la galassia… [cut] Il catalogo genitale maschile è ampio e diversificato. C’è un sacco di blablà sul come usarlo, ritorna sempre questo come, come, come, ma nessuno mai che entri nel merito della morfologia, del cosa, del chi, del quantum, che a mio modesto avviso è la vera trippa della faccenda. Dunque – come direbbe il Dongiovanni – il catalogo è questo.

Cazzo standard (pisillus vulgaris)… [omissis]

Cazzo circonciso…  [omissis]

Cazzo spilungone…  [omissis]

Cazzo tarchiato…  [omissis]

Cazzo lungo e largo…  [omissis]

Cazzo a sparizione…  [omissis]

Cazzo colorato…  [omissis]

E ora, ok, ok.

Parliamo di questi maledetti cazzi piccoli.

Il cazzo piccolo (pisillus humilis) è una specie molto rara di animaletto che si annida dentro ai boxer (raramente anche dentro gli slip: è il caso dell’ humilis masochisticus). Schivo, cagionevole e vegetariano, si nutre di alghe di piccola taglia, che generalmente passano lì per errore. Infatti i pizzi dove cresce il cazzo piccolo sono generalmente gli stessi dove regna il cazzo veramente grande (pisillus sorprendentis), dal momento che entrambe le specie nidificano presso uomini di bassa statura. L’ideale sarebbe saperlo con anticipo se il nano in questione possiede un animale del primo o del secondo tipo. Non che l’humilis sia necessariamente da scartare, ma arrivare impreparati è sempre sconveniente. Mentre infatti agli altri cazzi più o meno ci si adatta in fretta, vedersi davanti un cazzo piccolo senza preavviso provoca un piccolo lutto, che va elaborato. Meglio farsi una mappatura preliminare, sebbene spannometrica…  [cut] L’esperienza più eclatante che ho avuto riguarda Manu Chao, così soprannominato perché indossava originali cappellini e andava in giro gobbo con le mani in tasca. Simpatico. Si occupava di fotografia, pittura, un sacco di cose. Tornammo a casa barcollando dopo una serata carina, dove per carina si intende una serata che sin dal primo minuto sai dove sta andando a parare, infatti esci con la borsa piccola. Arrivammo sotto il portone reggendoci l’un l’altra, ridendo: io con la rosa tra i denti, lui con il mento in su, borbottando un tango, salimmo guancia a guancia la rampa che portava dritta al mio appartamento.

Mai avrei sospettato che dietro quel torrido gnomo latino si potesse nascondere un pisillus humilis. Infatti i miei vestiti volarono impeccabili, wooooom, wooom, pezzo a pezzo, sulla sedia, mentre lui si contorceva in pose lascive, occhi rovesci, unghie affondate nel divano, cosce aperte, tutto perfetto, finché si sfilò i boxer e oplà, si rizzò tremando questa specie di mignolo paralitico. Mi portai una mano alla fronte e cominciai a ridere, complice l’ubriachezza. Visibilmente piccato, mi chiese cosa c’era che non andava. Niente, niente, e biascicai qualche idiozia sul fatto che andare a letto con un amico è una cattiva idea. Gesticolando verso il suo mignolo eretto, lui mi lasciò intendere che, insomma, non potevo abbandonare la nave proprio adesso. Con affetto fraterno mi chinai su di lui e decisi di mettere la parola fine a quell’incredibile vicenda con un bel pompino. Fallii. Dopo due secondi mi sembrò di avere in bocca un’oliva da cocktail e cominciai a ridere a singhiozzi come una iena. Non li ho più rivisti, né lui né il suo tenero scubidù, ma da qualche parte conservo ancora la rosa.” (pgg. 162-67).

———————-

Mercoledì, marzo 14, 2007

PULSATILLA A VENEZIA

Lunedì 12 marzo alle 17.00 al Centro Culturale Candiani di Mestre ho assistito al secondo incontro della serie “Sessualità, amore, gioia e libertà: la liberazione sessuale attraverso i racconti delle donne“.

Sono stati proposti due libri:

1) “Come cucinarsi il marito all’africana” di Calixthe Beyala (“un libro”, ha detto la presentatrice Annalisa Bruni, “interessante per la scrittura, ma inquietante per il contenuto: una donna africana le studia tutte (le ricette) per  ‘prendere l’uomo per la gola’, come dicevano le nostre nonne, e farsi impalmare da un classico porco maschio sciovinista, donnaiolo e sbruffone.”)

2) “La ballata delle prugne secche” di Pulsatilla, presente all’evento.

Pulsatilla [Valeria Di Napoli, n.d.r.] ha raccontato per l’ennesima volta la storia del suo nickname (stava seguendo una terapia omeopatica a base di pulsatilla quando decise di sceglierlo), quella del blog www.pulsatilla.splinder.com (tuttora aperto) che nell’arco di tre anni raggiunse una tale visibilità da indurre l’editore Castelvecchi a metterla sotto contratto per un libro ancora tutto da scrivere (quello che poi, all’età di appena 25 anni, le avrebbe conferito il successo). [“Cazzo!”, mi sono detto a quel punto, “ma allora c’è speranza anche per me, benché sia solo al secondo anno di blogariato!”]

La ballata delle prugne secche“, ha dichiarato l’autrice, “è una sorta di biografia non romanzata, anzi molto sincera, con digressioni su sesso, corpo, genitori, emigrazione, pubblicità, anoressia… [“e tante interessanti schede come nel Kamikaze d’Occidente di Scarpa”, ha aggiunto la Bruni].

L’intervistatrice ha fatto notare a Pulsatilla come la sala fosse piena di femministe storiche (= ex sessantottine, ex settantasettine… ) ma vuota di giovani delle generazioni più recenti. La scrittrice ha ammesso che sì, le giovani d’oggi tendono a tamponare il proprio disagio con distrazioni e soddisfazioni prettamente medioborghesi (la discoteca, la palestra, la moda…). Purtroppo, ha precisato, i modelli di donna attualmente più in voga sono due: quella mascolinizzata, o “donna con le palle”, – secondo un’espressione abusata e da lei aborrita – tutta protesa verso la carriera e gli obiettivi mutuati pari pari dai rivali maschi; e quella smutandata, assorbita dall’adeguamento ai dettami della moda: il tatuaggio, il piercing, la pancia in bella vista eccetera. “Bisognerebbe contemperare i due stereotipi”, ha osservato Pulsatilla. “Battersi per l’emancipazione, ma conservando la propria femminilità.”

Come contributo al problema della solidarietà femminile, la scrittrice ha dichiarato di essersi imposta di non avere più storie con uomini già impegnati perché “Se tutte facessimo così non ci sarebbero più donne cornute, tradite, umiliate”.

L’intervistatrice le ha chiesto se il passaggio alla carta stampata abbia modificato il suo modo di rapportarsi al blog. Pulsatilla ha ammesso di essere diventata, dopo il successo letterario, molto meno disinvolta e più prudente o reticente di un tempo, conscia del fatto che la sua mail-box è presa puntualmente d’assalto ad ogni dichiarazione incauta, spesso usata contro di lei. E sicuramente, adesso che ha abbandonato la professione di pubblicitaria per dedicarsi alla scrittura, si è fatta molto meno assidua come blogger.

Barbara Tasca e Laura Tagliabue hanno concluso l’incontro con stimolanti letture dai due libri, accomunati da una “rappresentazione dell’universo maschile” non proprio esaltante…

P.S. Dimenticavo: Valeria parla con una divertente cantilena, ha un aspetto da ragazzina impertinente e un bel sorriso.

————-

Venerdì, settembre 22, 2006

GALATEO DEL POMPINO

L’altro giorno la Lipperini, nel suo blog, ha riflettuto “su quanto le donne possano, a volte, essere le peggiori nemiche di se stesse”. L’ha fatto “leggendo – fra l’altro – Sedurre il demonio, ovvero l’autobiografia di Erica Jong“, e una presa di posizione di Maria Laura Rodotà che, nel recensirlo sul Corriere della Sera, ha consigliato apertamente i lettori di “saltare le parti sulla letteratura e a cercare piuttosto resoconti di fellatio e nomi di copulanti famosi.”

A tutto ciò vale forse la pena aggiungere, per arricchire il dibattito, un altro testo reperibile in rete: “Umorismo & Sesso: Galateo del Pompino”, di cui noi maschietti dovremmo far tesoro:-)

“Da donna a: Uomo ingasato

Caro essere maschile, anche se i film porno sembrano dimostrare scientificamente tutt’altra cosa, volevo solo ricordarle alcune regole fondamentali del rapporto orale detto anche fellatio (io sono fine, non lo chiamo pompino):

  1.  Primo: non sono obbligata a farlo.
  2.  Se te ne faccio uno, sii riconoscente.
  3.  Corollario: se te ne faccio uno non significa che diventerà una abitudine
  4.  Non mi importa di quello che vedi nei film porno, venire sulla faccia di qualcuno non è una pratica standard.
  5.  Corollario: Non sono obbligata ad ingoiare.
  6.  Le mie orecchie non sono maniglie.
  7.  Estensione della regola n.6 – non spingermi sulla testa, non mi piace sentirlo in gola. E poi non vorrai che ti ci vomiti sopra!
  8.  Non me ne frega di quanto ti rilassi, scoreggiare non mi pare una cosa fine.
  9.  Quando ho le mie cose, non significa che è la settimana dei saldi. Io mi sento di merda e non sono obbligata a succhiartelo solo perché non possiamo scopare.
  10.  Se io devo fare una pausa per togliere dei peli dalla gola, non dirmi che ho rovinato tutto.
  11.  Lasciarmi a letto dopo che sei venuto ed andare immediatamente a giocare ai video games è estremamente sconsigliabile se vuoi che lo faccia di nuovo in futuro.
  12.  Se ti piace come lo faccio, probabilmente è meglio non indagare sulle origini del mio talento. Goditi il momento e sii felice che mi riesce così bene. Vedi anche regola n.2 sulla gratitudine.
  13.  Il tuo “seme” non ha un gusto particolarmente piacevole. E non cercare di convincermi del suo alto contenuto proteico.
  14.  Non lo farò mai mentre guardi la Tivu’.
  15.  Solo perché è diritto quando ti svegli non vuole dire io devo dargli il “bacio del buongiorno”.
  16.  Il rapporto orale è reciproco, se vuoi convincermi a leccartelo, prima tu la devi leccare a me.
  17.  Poi non lamentarti se quando mi baci senti l’odore del tuo sperma.
  18.  Se mi entra tutto in bocca non è perché è grande la mia bocca ma piuttosto…

[da http://www.magnaromagna.it/umorismo/guerradeisessi/galateo.php ]

———

Domenica, ottobre 29, 2006 

COMPITI PER IL WEEKEND

Da WWW.SCRITTOMISTO.IT

“In un anno (dal 5 giugno 2005 ai primi di giugno 2006) il lit-blog di Lucio Angelini “Cazzeggi Letterari“, contraddistinto dall’epigrafe “Chi scrive libri – ammonisce Karl Kraus – lo fa soltanto perché non trova la forza di non farlo”, ha raccolto circa 40.000 visite. È seguito da molti blogger e addetti ai lavori. Per “Scrittomisto” l’autore ha selezionato una serie di post più o meno divertenti che insieme tratteggiano il personaggio webbico scanzonato e ironico per il quale Lucio Angelini vorrebbe farsi passare, anche se nella vita vera è un lugubre signore decisamente incline alla macerazione dei pensieri e al ripiegamento interiore:- )

Esprimi il tuo voto per Un compleanno in transumanza (è necessario registrarsi )

Giudizio dei lettori

Punteggio: 4.2, Voti: 101

P.S. Attualmente il giochino che impazza in Scrittomisto.it è il seguente: ogni concorrente invita quanti più amici e conoscenti possibile a dargli 10, assegnando invece un bell’ 1 ai concorrenti ritenuti più pericolosi, al fine di abbassarne la media. Per quanto mi riguarda, come vedete, sono già sceso ampiamente SOTTO LA SUFFICIENZA…

Se nel weekend non avete di meglio da fare, inondatemi di voti dall’8 in su:- )

—————–

Martedì, ottobre 24, 2006

BATTIG DEI FANCULO

Il viandante telematico che in questi giorni transitasse per la webzine di Giulio Mozzi (www.vibrissebollettino.net ) noterebbe al posto d’onore, ovvero in alto a destra, la copertina dell’ultima fatica letteraria di Simone Battig: “Neogenesis“. 

“Simone Battig… chi era costui?”, si domanderebbe lì per lì. Poi la risposta emergerebbe – forse – da brume lontane: “Ma sì, certo, quello dei FANCULO!”

Rapida ricerca in Google ed eccoli ancora croccanti, i suoi fanculo d’antan, all’interno di un “Messaggio gretto ma diretto del più grande scrittore italiano vivente” (Ricordo che Aldo Busi, nel suo piccolo, si piccava di proporsi come “il più grande scrittore mai apparso dopo Laurence Sterne“. Battig, evidentemente, se la tira di meno.).

Vediamone qualcuno:

‘Fanculo agli editor che non sanno fare il loro lavoro, perché se lo sapessero fare si licenzierebbero.

‘Fanculo a Feltrinelli Editore che ti dice che accetta di leggere solo i libri richiesti ma non dice com’è possibile che richieda proprio il tuo se nemmeno vuole sapere chi sei e cosa hai scritto.

‘Fanculo a Einaudi Stile Libero (Roma) e Einaudi Coralli (Torino).

‘Fanculo agli agenti letterari.

‘Fanculo a Mondadori e a tutti quelli che ci pubblicano con la scusa che prima o poi non sarà più di Berlusconi e prima non lo era. Vale anche per la mancata rivolta contro Mussolini quando governava l’Italia e prima che ci portasse in guerra e alla vergogna delle leggi razziali?

‘Fanculo ai dibattiti letterari in Italia, quelli che li fanno non hanno neanche una vaga idea di ciò che vanno dicendo, fingono l’idea di loro stessi.

[…]

‘Fanculo a Giulio Mozzi che vuol far credere di essere uno scrittore e un “operatore culturale” e invece è solo un omino piccolo piccolo che vive chiuso nella sua stanzetta, o nella stanzetta che qualcuno gli paga in giro, o nella stanzetta della casa editrice o nella sua stanzetta blog virtuale, ‘fanculo a Mozzi che non ha una parola ma tante parole vuote.

[Che Giulio Mozzi se lo sia messo in alto a destra proprio per dimostrargli di non essere poi così piccolo?:- ), N.d.R.]

‘Fanculo a Minimum Fax e ai pariolini di merda.

‘Fanculo a Fazi Editore e alle puttanate che pubblica.

‘Fanculo ad Adelphi che ha il coraggio di un coniglio bagnato.

‘Fanculo a Giuseppe Genna che sembra l’altra faccia del salotto letterario e invece scopri che è l’ultima porta a destra: il cesso che tutti usano.

‘Fanculo a Davide Bregola che per pubblicare un libro si è venduto un amico.

‘Fanculo ai giornalisti, ai critici letterari che vengono pagati per scrivere bene di qualcuno e non si sognano nemmeno di cercare loro indipendentemente i libri da promuovere.

‘Fanculo ai Covacich, agli Ammaniti, ai Paolo Nori, alle Isabella Santacroce, alle Simona Vinci, alle Melissa P., ‘fanculo ai Tiziano Scarpa, agli Aldo Nove, ai Piersandro Pallavicini, alle Sara Beltrame, alle Silvia Ballestra, alle signore Marchi (Adelphi), a tutti quelli così, intellettuali radical-chic dei miei coglioni che predicano bene e razzolano malissimo impegnati come sono a difendere le loro meschine posizioni di potere e vanagloria.

‘Fanculo alla Holden e ai suoi allievi. Che camminano sulle uova marce, hanno la puzza sotto il naso (ma non sentono la loro) e tutti insieme faticano a mettere insieme un cervello.

‘Fanculo a Baricco e a tutti gli scrittori copy che scrivono quello che la gente lobotomizzata si aspetta di leggere e non producono un solo lettore in più.

‘Fanculo alle presentazioni dei libri, alle interviste, ai reading, al Festival dei piccoli editori di Mantova, al Salone del libro di Torino, ai premi letterari, a tutti questi ritrovi per pecore che servono agli intellettuali di prima per baciarsi il culo a vicenda e mostrare le collane di ossa rotte che si sono fatti facendo lentamente a pezzi il “rompicoglioni” di turno che minacciava il pensiero unico e la loro vuota individualità.

‘Fanculo ai gettoni di presenza per comparire ovunque e dire stronzate a chiunque.

‘Fanculo a quelli che contemporaneamente scrivono libri, tengono corsi di scrittura creativa, scrivono per i giornali, scrivono sceneggiature, scrivono per il teatro, scrivono per la TV, scrivono il loro blog personale, scrivono per le riviste, organizzano presentazioni, organizzano festival letterari, fanno gli editor, scrivono sulle riviste on-line, ma dove lo trovate tutto questo tempo e chi cazzo credete di essere?

‘Fanculo alla lobby dei romani e dei milanesi.

‘Fanculo a quelli che vogliono leggere tutto quello che hai scritto, se lo fanno mandare (compresi i libri già pubblicati) e poi spariscono: non ti dicono “Che schifo di roba che scrivi”, non ti dicono “Non l’ho letto”, non ti dicono “Ho perso i manoscritti”. Semplicemente non ti dicono più niente.

‘Fanculo alle regole del mercato, tutte cazzate, vengono regolarmente accantonate ogni volta che c’è un nuovo cortigiano leccaculo “che non si può non pubblicare” perché prima o poi, per reggere il sistema, il leccaculo tornerà utile.

‘Fanculo alle parentele, ai fidanzati, agli amanti e agli amici di amici.

‘Fanculo ai cantanti che pubblicano libri, perché si fanno usare e invece di contribuire a creare nuovi spazi di pubblicazione contribuiscono a chiudere quei pochi che già ci sono.

‘Fanculo all’esterofilia del cazzo dei nostri editori che pubblicano qualsiasi cosa basta che si paghino cari i diritti d’autore ad un’altra casa editrice straniera (vedi regole del mercato).

‘Fanculo ai signori delle case editrici che si riempiono la bocca di Bukowski e l’alcolismo, di Lou Reed, di Burroughs e l’eroina, di Ellis e tutte le droghe del mondo etc..etc.. e se appena appena ti prendi una sbronza seria in loro compagnia o ti fumi una canna nel loro ufficio diventano di salgemma, si sentono a disagio e cominciano a guardarti come un eroinomane perso indegno di considerazione.

‘Fanculo alla lobby dei gay.

‘Fanculo ai giovani scrittori, marionette che non cagano neanche.

‘Fanculo alla maggioranza dei lettori, beoti!

E alla fine ‘fanculo a te, Simone Battig, che credi ancora che tutto questo sia superabile.

[Posted by giuliomozzi che precisò: “Ho rimosso un paragrafo su richiesta della persona interessata. gm, 1.6.04, h 21.21″]. 

Ed ecco, invece, una precisazione di Battig:

“Questa è la mia ruvida verità, per chi avesse il coraggio di prenderne coscienza. Le persone e le entità citate nominalmente sono citate in quanto specchio del mondo dell’editoria nostrana, simulacri del propagarsi dell’infezione che attecchisce sul “ruolo sociale” assuntosi e finisce per intaccare l’individuo e i suoi stessi valori. Per comporre questo distintivo atto di accusa, intenzionalmente grezzo e sgraziato, mi sono avvalso dell’accurata osservazione di atti pubblici corroborata dalla mie esperienze personali (fin qui relegate in spazi privati e bilaterali di confronto per un mio difetto di carattere) strettamente connesse alle accuse e ai simulacri ivi citati. Grazie a tutti, a chi ascolterà e a chi ha fornito il materiale.”

Ma torniamo a bomba.

Il viandante che cliccasse sulla copertina di “Neogenesis” in vibrissebollettino.net, vedrebbe apparire il sito di barberaeditore:

http://www.barberaeditore.it/collane/radiolondra/battig.html 

in cui leggerebbe:

“Neogenesis non è un libro, è il Libro dei Libri. È il romanzo che indirizza e forma la letteratura del nuovo millennio. Simone Battig non è uno scrittore. È la scrittura.”

E anche:

“Una storia come non ne avete mai sentite raccontare. Una storia che contiene tutte le storie…  È la prima storia dimenticata e l’ultima storia ritrovata. È la malia della dualità piegata fino a spezzarsi, per oltrepassare il Tre, dove risiede il passaggio al divino. Neogenesis è il primo Libro Magico che compare in questo secolo, il libro che risale la nostra memoria individuale per unire tutte le memorie e dare inizio ad una Nuova Genesi.” 

Il mio sospetto è che, a quel punto, al povero viandante potrebbero sicuramente cominciare a girare le palle:- )

—————————

Lunedì, ottobre 16, 2006

LA MIA VITA È UN VAJONT

Uno dei pezzi forti della raccolta “UN COMPLEANNO IN TRANSUMANZA” (Best-off dal presente blog), con la quale partecipo al concorso di www.scrittomisto.it, è la mia “particolare” intervista a Giuseppe Genna apparsa giovedì 4 maggio 2006, in occasione dell’uscita del suo Dies Irae. La riproduco per autolesionismo. Come in tutti i concorsi online, entrerà nella rosa dei finalisti chi riuscirà a mobilitare il maggior numero di amici e parenti, dopodiché la patata bollente passerà a una illustre – e finalmente serenissima – giuria:-)

http://www.scrittomisto.it/un-anno-in-transumanza  

LA MIA VITA È UN VAJONT

(LUCIO ANGELINI INTERVISTA GIUSEPPE GENNA)*

Prima di iniziare l’intervista, l’emozione è tale che sono costretto a chiedere a Giuseppe Genna di poter fare pipì. Il suo bagno mi sorprende. Non c’è un’imitazione di una jacuzzi, come mi attendo. C’è una vasca a filo di pavimento, enorme, perfettamente circolare, divisa a metà da una parete di ceramica ondulata, uno ying e uno yang perfetti. 

Fossi un personaggio di Pynchon, di De Lillo, di Foster Wallace, di Vollmann, di Palahniuk, di Eggers, di Erickson, infilerei senza esitazione la testa nel water. Fossi un personaggio di Ellroy, cacherei nella tazza di Genna e non tirerei lo sciacquone. Fossi un personaggio di Lobo Antunes, incendierei il bagno. Fossi un personaggio di McEwan o di Auster o di Amis o di Coe non farei nulla. Fossi un personaggio di Bret Easton Ellis, mi tirerei una riga di coca allineata sulla porcellana del lavandino… ma sono solo Lucio Angelini e non mi resta che tornare ad accoccolarmi – ancora un po’ tremebondo – davanti all’Autore:- ).

“Giuseppe”, esordisco, “i critici che finora si sono occupati di Dies Irae vi hanno rinvenuto tracce di Pynchon, De Lillo, Foster Wallace, Vollmann, Palahniuk, Eggers, Erickson, Ellroy, Lobo Antunes, McEwan, Auster, Amis, Coe, Breat Easton Ellis e tanti altri… ”

“A chi mi accusa di aver scimmiottato Pynchon, De Lillo, Foster Wallace, Vollmann, Palahniuk, Eggers, Erickson”, risponde Giuseppe, “non esiterei a infilare la testa nel water. A chi mi accusa di aver copiato da Ellroy, cacherei nella tazza senza tirare lo sciacquone.”

“E a chi ti accosta a Lobo Antunes?”

“Incendierei senz’altro il bagno.”

“Ma a chi, allora, non faresti nulla?”

“Semplicemente a chi mi ha apparentato a McEwan o Auster o Amis o Coe o equipollenti.”

“Ti va di raccontarmi la genesi del libro?”

“La prima idea del libro fu una sorta di cazzata alla Peter Kolosimo.”

“In che senso cazzata?”

“Avevo appena otto anni, capisci? E pensai alla storia di una futura colonizzazione di Marte nell’arco esatto di due secoli, inventata di sana pianta.”

“Vuoi dirmi che l’idea di Dies Irae risale nientemeno che alla tua fanciullezza?”

“Esattamente. Primi scrissi la storia, poi decisi di fare lo scrittore. Mi spiego: ricordo che, quando ebbi completato il lavoro, andai da mia madre e le raccontai che avevo in mano questa specie di dossier elaborato sulle indicazioni di un progetto reale della Nasa, che avevo reperito da qualche parte… Dissi così per rendere il tutto più credibile, più verisimile. Fu l’inizio. Ma anche la fine. Se qualcuno mi chiede quando ho iniziato a pensare di fare lo scrittore, rispondo che fu lì, in quel momento: non quando stesi il progetto, ma quando mentii a mia madre, portandole orgoglioso il dossier scritto a biro.”

“Un dossier sulla colonizzazione di Marte, hai detto. Qualche dettaglio?”

“Si trattava, nello specifico, di un progetto per la conversione ad habitat terrestre del pianeta… con tanto di schede tecniche desunte dai libri delle elementari di classi più avanti della mia. Era la descrizione ipotetica del viaggio di un equipaggio di sei astronauti, tre uomini e tre donne, provenienti da tutti i continenti. Sbarco su Marte. Costruzione di una zona serra per produzione di ossigeno. Più spedizioni, navi robot che calavano sul pianeta, automi che costruivano centrali di inquinamento per aumentare l’effetto serra… Inquinavano il pianeta per renderlo abitabile, capisci? Installazione di altiforni per bruciare anidride e convertire chimicamente ossigeno secondo un progetto che avevo denominato Clorofilla. Studi per scoprire l’eventuale esistenza di specie entomologiche aliene, bacilli o eventuali virus congelati ai poli di Marte. Test sul sistema osseo, sul sistema immunitario. Dopo due secoli, i primi innesti vegetali, fabbriche in cui idrogeno e ossigeno venivano combinati per la produzione d’acqua. Aumento climatologico di piogge e stratonembi. Primi insediamenti collettivi a scopo abitativo. Ripopolamento del pianeta…. ”

“Sì, ma con quale tesi di fondo?”

“La tesi di fondo era che noi, la specie, i bipedi mammiferi, venivamo di lì. Eravamo migrati avendo previsto un’immane catastrofe, probabilmente una cometa non deviabile. Eravamo sbarcati sul pianeta in formazione, ricco di acque, che già utilizzavamo quale laboratorio, appendice per un habitat alieno, extramarziano. Qualcosa non funzionò, forse gli esiti dell’impatto su Marte ebbero effetti sulla Terra. Ricominciò tutto daccapo. La tormentata indefinita pena evolutiva. I metabolismi iniziarono nuovamente a chiedere energie disponibili. Predazione. Fecondazione. La vita allo stato basale. Eccetera.”

“Interessante. Però, poi, nel corso di questa lunghissima gestazione, il progetto iniziale è andato assumendo caratteristiche diverse… ”

“Sì, certo. Ho cominciato a pensare un’opera priva di ogni carattere di leggibilità, non una storia ma una vicenda, a pena decrittabile, la storia della specie e della sua trasformazione e della sua infinita migrazione verso altre galassie, le mie Argonautiche che nessuno potesse comprendere, apparizioni fantasmatiche in luoghi immersi in un buio assoluto, il primo attraversamento di un buco nero sfruttando il lancio di una nana rossa, un’opera frammentaria composta all’infinito… pagine e pagine lasciate prive di guida, senza accompagnamento per l’eventuale lettore, se un lettore ci fosse mai stato, e il titolo dell’opera sarebbe stato, appunto, Dies Irae, il giorno dell’ira che non sarebbe più dovuto essere un giorno, ma anni luce catapultati nelle curvature del tempo e dello spazio, e un’ira trasformata, non il veleno psichico che vomitavo qui e ora da ogni poro, un’ira immensa, universale, che coincidesse con la manifestazione tutta della materia, questo regno instabile e pesantissimo, denso e impenetrabile, interpenetrato da vibrazioni angeliche e demoniache, che i nostri attuali apparati percettivi non erano al momento in grado di intercettare, e il giorno in cui l’avrebbero fatto avrebbero di fatto varcato un limite per arrestarsi a un nuovo limite, poiché l’occhio non vede se stesso e questa dimensione non è definitiva.”

“Giuseppe, ma tornando ai tuoi otto anni… com’eri tu da fanciullo?”

“Io ho sempre avuto la sensazione di essere ai limiti del consorzio sociale, di essere tagliato fuori. Di essere pazzo. Ho passato periodi di tremore e di terrore. Fosfeni e granuli fluorescenti sospesi nella stanza buia dove stavo chiuso. L’ansia nel petto che preme il cuore gonfiandolo contro la cavità ossea. Ma non visioni. Non allucinazioni. Noi siamo la specie che allucina, ma che allucina in un modo che è dato, e condiviso. Le allucinazioni assumono una stabilità, sono percezioni condivise.”

“Ora ti tendo un tranello, attento.”

“Prego, fai pure.”

“Sapresti darmi hic et nunc, a freddo, una definizione di anno-luce?”

“Perché?”

“Perché secondo certi critici maligni tu non avresti ancora capito che l’anno-luce non è un’unità di tempo, malgrado il tuo romanzo L’anno luce.”

“Si sbagliano di grosso. So perfettamente che l’anno luce è un’unità di lunghezza, corrispondente alla distanza percorsa dalla luce o da altra radiazione elettromagnetica nel vuoto in un anno. In pratica, considerando che la luce viaggia alla velocità di circa 300 mila km al secondo, un anno-luce dovrebbe equivalere grosso modo a 9460,5 miliardi di chilometri.”

“Esatto. Ma i critici, lo sai meglio di me, spesso hanno il dente avvelenato.”

“Non mi stupirei che questa bassa insinuazione fosse partita da quel rosicone di Giuseppe Iannozzi… ”

“Conosco Iannozzi. Ce l’ha a morte con Riccardo Pedrini dei Wu Ming… A proposito dei Wu Ming. In un’intervista che ha fatto il giro della rete, Roberto Bui – ovvero Wu Ming 1 – ha sostenuto che di biopic sui Grandi e Grandissimi Artisti, la loro Ispirazione, la loro Superiore Sensibilità, il Titanismo, l’Ego che si espande fino a invadere ogni spazio, il loro essere maudits /incompresi/ribelli/irregolari/martiri della creazione, vissi d’arte vissi d’amore, live fast die young ecc. ce ne sono già fin troppi; che si potrebbe scrivere un romanzo in cui la Musa , stanca di essere tirata per la giacchetta di questo mondo, manda l’eroico Autore a fare in culo.”

“Ha solo in parte ragione. La letteratura sa essere pericolosa, ha un arco di durata più lungo di ogni altro medium o prodotto, una carica di memorabilità che sul lungo periodo straccia quello di cui sono capaci film e tivù. L’Autore a cui allude Wu Ming 1 è consapevole di questa potenza. La utilizza come un’arma. E’ sfrontato. E’ dissociato: in difesa rannicchiato dietro lo scudo, va all’attacco sfrontatamente sventolando questa spada di cartapesta che è la letteratura…”

“E quindi?”

“E quindi, a questo livello, mai più la voce della finzione, mai più un racconto della verità finta, questa festa da idioti in pieno – chessò io? – hinterland milanese, con personaggi carichi delle loro esperienze e delle loro pene e dei loro entusiasmi, la finzione dell’ascolto, dell’empatia, della comprensione e del diniego, solo un’osservazione che testimonia della sconfitta, questo sguardo gelido che suppone di essere testimoniale e non lo è.”

“Roberto Bui sostiene che la vera fatica sia quella del minatore, di chi spalma il catrame sulle strade, raccoglie i pomodori, lega gli innesti alle piante, tira il risciò, scarica i camion, passa le giornate sulle impalcature, ha i piedi gonfi per aver passato undici ore al semaforo proponendosi per lavare i parabrezza. Sei d’accordo su questo?”

“Conosco il passo a memoria: ‘Non bisogna credere a chi esalta troppo i Tormenti del Creare, il Peso dell’Arte ecc..Raccontare una storia, limare un verso, far suonare la lingua e le parole è senz’altro più divertente che spalare la neve all’alba a metà gennaio per conto del Comune.’ Ma Roberto Bui aggiunge: ‘Però, anche scrivere è un lavoro, con strumenti, tecniche, tempo da dedicare, routines da eseguire, parametri da verificare, collaborazioni da rodare’… E tuttavia – malgrado il fascino delle teorie wuminghiane – mi consta che parecchi scrittori abbiano comunque sentito inquietanti ‘presenze invisibili’, latrati di cane e pianti di neonato. Hanno avuto l’impressione di essersi trasformati in altre entità, non umane… E in proposito sono state formulate due contrapposte scuole di pensiero. Secondo quella medico-razionale lo scrittore inevitabilmente ‘dissocia psichicamente’ , soprattutto se costretto a vivere in totale e stressante assenza di gravità, sotto il bombardamento di forti flussi magnetici e radioattivi e per giunta in un silenzio assoluto. La seconda ipotesi, in linea con l’ufologia, considera quelle enigmatiche allucinazioni il risultato di comunicazioni reali da parte di specie aliene.”

“Ma così si ritorna alla Musa insufflatrice, che – quindi – non sarebbe possibile mandare definitivamente affanculo.”

“Tu l’hai detto:- )”

“A pag. 84 di Dies Irae si legge esattamente: ‘Giuseppe Genna è uno scrittore di serie B’. Hai davvero una così modesta opinione di te stesso?”

“Conosco i miei buchi neri, uno per uno. Conosco la loro forza di attrazione, che per anni è stata un’attrattiva. Non dispongo di forza interiore né di debolezza interiore. Mi piaceva, anni fa, occuparmi di complotti… utilizzavo il complotto per costruire la favola verosimile, secondo le modalità con cui strascicava la propria esistenza un popolo stracciato con il cervello generalmente in pappa, e che si preparava all’avvento della stagione pneumatica e indecente che avrebbe trionfato proprio in diretta sul medium di massa, quello che il condizionamento mentale l’aveva irradiato con allegro libertinismo politico: la televisione… Poi ho capito che la mente non riesce a fermarsi se non nell’ebetudine disperata. Sono l’indiziato, il colpevole, il condannato, il martoriato, il massacrato, l’ucciso, il cadavere indecomposto. Io, l’uomo della colpa. Io, l’uomo dell’esaurimento. Io, l’uomo senza merito che si rimuove, e che rimuove. Non so a chi chiedere aiuto e ogni parola mi pare banale e il conforto non giunge da nessuna parola, nessuno pronuncia la parola del conforto. Nessuno mi abbraccia, non chiedo nessun abbraccio. Il mondo esiste, e crudamente. Fa’ che… Cerca di… Abbracciami, Lucio, ti prego… ”

“In Dies Irae parli spesso, oltre che di buchi & buchi neri, trombe-delle-scale e pozzi, anche di specchi. Ti leggo un passo: ‘Mi guardai nello SPECCHIO. Non si possono fissare contemporaneamente entrambe le pupille. L’occhio non vede se stesso, infine. Meditazione su questo limite intrinseco, personale e universale, intimo e mondano, il nostro teorema di Gödel in formato tascabile, verificabile in ogni istante. L’immenso buco nero che limita l’espansione indefinita, l’autocoscienza completa.”

“E dunque?”

“In quale personaggio del tuo libro ti pare di poterti specchiare in maniera più dolorosa?”

“Nel paziente di pagina 84, quello citato subito dopo essermi definito scrittore di serie B.”

[Vado a verificare e leggo a voce alta: ‘

“E il paziente sempre seduto, mai appoggiato allo schienale, chino, nella comunità B, che dondola avanti e indietro e fuma una sigaretta dietro l’altra, si accende quella nuova con il mozzicone della precedente, e dondola e sussurra sempre le stesse parole, da anni le stesse parole, sempre quelle stesse medesime parole da più di dieci anni, non si sa da dove viene, da quando è lì, senza parenti, in fronte un buco impressionante, il volto contorto, gonfio per il Serenase, a volte si piscia addosso e lei lo deve pulire.”]

“Ecco”, dice Giuseppe, “quello, secondo me, è il personaggio chiave del romanzo.”

“Un’ultima domanda”, pigolo prima di congedarmi. “Potremmo definire Dies Irae ‘LIBRO DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA’?”

“Che fai”, ridacchia Giuseppe Genna, “alludi al defunto blog http://www.miserabili.com ? Ripeto: Dies Irae è pura finzione, perché le cose càpitano, accadono, travolgono. La mia storia è un Vajont, come quella di tutti del resto… ”

—-

(*) Le risposte di Giuseppe Genna all’ intervista – puramente immaginaria – sono state confezionate con brani tratti direttamente da Dies Irae, in particolare dalle pagg. 49-50, 54, 55, 63-64, 64-65, 71, 79, 84, 93, 98, 103, 497. La citazione di Wu Ming1 proviene, invece, da http://www.ilpostodeilibri.it/joyce_31.htm

———–

[CONTINUA NEL BOCL N. 34]

Annunci

From → Uncategorized

4 commenti
  1. Potente il j’accuse di Battig: ovviamente l’ha pagato con l’emarginazione.

  2. fabio painnet blade permalink

    I fanci glieli passo tutti. Alla potenza ennesima. Si può dire che non ne ha sbagliato nemmeno uno

Trackbacks & Pingbacks

  1. BLOG E BLOOK (1) « CAZZEGGI LETTERARI
  2. CERCO EDITORE IN LINEA CON LE MIE COLLANE (DI PERLE WEBBICHE) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: