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BOCL N.37 (NELLA CAVERNA DEL COSTATO DI CRISTO)

20 giugno 2012

(S. Caterina da Siena, Andrea Vanni)

Mercoledì, ottobre 11, 2006

NELLA CAVERNA DEL COSTATO DI CRISTO

Ricordo che, ai tempi del liceo, impazzivo per le lettere di Santa Caterina da Siena, in particolare per quelle che propongono con insistenza il motivo del sangue e che hanno spinto molti critici a usare aggettivi quali “bruciante”, “irta”, a proposito della sua scrittura, o a parlare di “vertigine di linguaggio”. La memoria del Cristo sanguinante, del suo sangue incessantemente e abbondevolmente ruscellante giù dalle piaghe del suo costato l’accompagnò per tutto il suo itinerario spirituale, fino alla morte.

“Mi voglio vestire di sangue, e spogliarmi ogni vestimento ch’io avessi avuto per fine a qui. Io voglio sangue; e nel sangue satisfò e satisferò all ‘anima mia”, scrisse a Frate Raimondo da Capua, suo confessore dall’ età di 24 anni in poi. E in un’altra lettera: “Annegatevi nel sangue di Cristo Crocifisso; bagnatevi nel sangue: saziatevi di sangue; inebriatevi di sangue; vestitevi di sangue: doletevi di voi nel sangue; rallegratevi nel sangue: crescete e fortificatevi nel sangue; perdete la debilezza e cechità nel sangue dello immacolato Agnello”.

“Nascondiamoci nella caverna del costato di Cristo crocifisso”, soleva ripetere alle amate consorelle. E a Monna Bartolomea di Domenico: “Bagnatevi, bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; andate leccando il sangue di Cristo crocifisso”. Ma com’è bella, fra tutte, la lettera in cui Caterina racconta la decapitazione di un giovane perugino, Niccolò di Tuldo, condannato ingiustamente. Il giovane “teneva el capo suo in sul petto mio. Io sentiva uno giubilo e uno odore di sangue, e non era senza l’odore del mio, el quale io aspetto di spandere per lo dolce sposo Gesù”. Al momento dell’esecuzione, Caterina si pone giù e distende il collo sul ceppo, invocando Maria. Poi giunge Niccolò, “come uno agnello mansueto”, che, vedendola, comincia a sorridere. “Giuso! Alle nozze, fratello mio dolce! Che tosto sarai alla vita durabile”. Lo aiuta a distendere il collo, rammentandogli il sangue dell’ Agnello: “e così dicendo ricevetti el capo nelle mani mie”. E allora, come si vedesse la chiarità del sole, apparve Dio-e-Uomo: stava aperto e riceveva il sangue di Niccolò e l’anima sua, che mise nella “bottiga aperta” del suo costato. Le spoglie del giovane vengono portate via, ma Caterina resta “in tanto odore di sangue” da non poter sostenere di levarsi il sangue, che le era venuto addosso, di lui. “Rimasi nella terra con grandissima invidia”, conclude.

Che cosa consiglia, in definitiva, Caterina a chi ha sete di verità?

1) Recarsi alla bottiga (sempre aperta) del costato di Cristo crocifisso (o, che è lo stesso, alla botte del corpo suo);
2) riempire il proprio vasello (dopo averlo ben ripulito d’ogni passione sensitiva) del sangue ivi abbondantemente elargito;
3) abbeverarsene, tuffarvisi, annegarvisi addirittura, se possibile.

E quali gli effetti? Presto detti: la cechità ne è vinta, le tenebre ne sono squarciate, la nuvola dell’amor proprio dissipata, il Nostro Fine lì davanti a noi, raggiante d’un Amore irresistibile (subito controbilanciato, per mistico contagio, dal nostro nei suoi confronti). Ogni problema esistenziale è allora risolto o quantomeno ridimensionato di un bel po’. Il sangue, infatti, è il solo alimento capace di saziare l’appetito dell’ uomo. Qunad’anche possedesse il mondo intero, ricorda Caterina, l’uomo non potrebbe saziarsene, perché le cose del mondo sono meno di lui, non possono soddisfarlo. Solo il sangue di Cristo ci riesce, impastato com’è con la deità eterna, Natura Infinita, quella sì maggiore dell’uomo, sola capace di saziarlo. Sangue, peraltro, non privo di fuoco, di cui è anzi ben intriso (il fuoco della divina carità), fuoco che consuma la ruggine della colpa e insieme uccide il vermine che corrode la coscienza. Sangue e fuoco sono dati a tutti, ma non tutti ne approfittano. Non certo per difetto del sangue, ma della mano che maneggia il coltello a due tagli (la mano del libero arbitrio), quella che può anche decidere di non recidere l’amore di sé per accondiscendere invece al mondo. Come si possa, però, decidere di non andare a fare bagno nel sangue di Cristo, e meno che mai di annegarvisi, a Caterina pare davvero inconcepibile: bisogna proprio essere matti o ignoranti e duri, che è come dire amatori di sé medesimi.

Vogliamo elencarle rapidamente, queste conclamate proprietà terapeutiche del sangue di Cristo, spuntandole via via dalla raccolta delle sue lettere? Eccole. Il sangue: inebria, fortifica, scalda, allumina l’anima della verità, toglie la debilezza, manifesta che tutte le cose prospere e avverse ci sono concesse da Dio con fuoco d’amore; fa apparire dolci le cose amare e leggieri i grandi pesi; fa trarre la rosa dalle spine e triboli; annega e uccide ogni perversa volontà sensitiva; fa gittare sé fuori di sé; rende visibile l’invisibile; toglie ogni timore, negligenzia e cechità d’ignoranzia; fa acquistare un amore ineffabile verso Dio; mostra la natura umana unita con la divina; è per noi bagno e unguento da porre sopra le ferite nostre; dona refrigerio e consolazione; è uno unguento odorifero che spegne la puzza della nostra iniquità; è uno lume che tolle la tenebra grossa del peccato mortale (ma anche quella della disordinata confusione); lava, annega, uccide il vermine che rode nella coscienza; lava e consuma la ruggine della colpa; ci è colore che fa vermiglia la faccia dell’anima, la quale era tutta impallidita per la colpa di Adam; ricopre la nostra nudità e la riveste di Grazia; distrugge il ghiaccio e riscalda la tepidezza dell’uomo; è beveraggio a chi ‘l vuole; dona un desiderio insaziabile di sostenere e portare la croce per Cristo; offre ogni riposo e abitazione; fa gustare l’ arra di vita eterna; dona la sopravesta vermiglia che copre la corazza di chi combatte contro il mondo, la carne e il dimonio; fa fuggire il dimonio come la mosca dalla pignatta che bolle; trasforma l’anima in lucerna ardente che rende lume a se stessa e all’altre creature; fa trapassare ogni avversità con vera pazienzia e amare la prosperità con santo timore, come cosa prestata e non come cosa nostra; consuma e arde ogni tentazione e illusione del dimonio; ingrassa l’anima del cibo dell’onore di Dio; la spinge a satollarsi d’obbrobrii per amore di Cristo; rischiara la voce di colui che beve; letifica l’anima e il cuore; lava l’anima dalle immondizie sue; fa diventare odorifero anche il peccato; unisce i discordanti, veste li nudi, pasce li affamati e notrica i parvoli; dissolve la durizia dei nostri cuori; toglie ogni sordezza; aiuta i denti a schiacciare il pane muffato e duro delle molte tribolazioni (basta intingerlo in esso); fa stare nel mare tempestoso come si avesse bonaccia; fa acquistare smisurate ricchezze con vile e piccola mercanzia; essendo stracciati e dilaniati dal mondo, più perfettamente fa raccogliere e unire in Dio; fa trovare la gloria nelle umiliazioni… 

Anneghiamoci, dunque, nel sangue di Cristo crocifisso, bagnamoci nel sangue, dogliamoci di noi nel sangue, rallegriamoci nel sangue, cresciamo e fortifichiamoci nel sangue, perdiamo debilezza e cechità nel sangue e corriamo, come virili cavalieri, a cercare l’onore di Dio, il bene della santa chiesa e la salute dell’anima nel sangue.

***

Si legge nel “Transito di Santa Caterina“, di Barduccio Caigiani

“Poco dopo [l’estrema unzione], tutta si cominciò a cambiare et a fare diversi atti, col volto et con le braccia, mostrando d’avere grandissimo assedio di dimonia. Et stette con loro in crudelissima battaglia più d’una ora et mezza, facendo diversi et oscuri atti con gli occhi, et con tutto el capo…[cut]… in uno punto tutta si trasmutò la faccia sua, et con tanto dilettevole serenità che grande gaudio era a guardarla. Gli occhi che in prima parevano penosi et spenti, tutti si rischiararono, diventando lucidi et allegri. Et parbe bene che ella fusse escita d’uno grande pelago; la quale cosa mitigò il dolore degli aghiadati cuori de’ figliuoli che tutti le stavano da torno, afflitti quanto ognuno può pensare… e così si venne appressando al tanto desiderato fine, perseverando continuo nella sua orazione et dicendo ‘Signore, tu chiami me che io venga da te, et io vengo da te non con miei meriti, ma solo con la tua misericordia, la quale misericordia io t’adimando in virtù del sangue dolcissimo del tuo Figliuolo’. Et in ultimo più volte chiamò ‘Sangue, sangue ‘. Et così dolcemente dicendo… inclinato capite, emisit spiritum.”

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12 OTTOBRE 2006

ANCORA SANGUE…

 

(Santa Teresina di Lisieux)

“Dopo essere rimasta al Sepolcro fino a mezzanotte, rientrata in cella, ebbi  appena il tempo di posare il capo sul cuscino che avvertii un fiotto che saliva, saliva gorgogliando fino alle labbra. Non sapevo che cosa fosse, pensavo che forse stavo morendo e la mia anima era inondata di gioia… Tuttavia, poiché la lampada era spenta, mi dissi che avrei dovuto attendere fino al mattino per accertarmi della mia felicità, perché mi sembrava che fosse sangue quello che avevo vomitato. Il mattino non si fece attendere a lungo, svegliandomi, pensai subito che avevo qualche cosa di gaio da conoscere e, avvicinandomi alla finestra, potei constatare che non mi ero sbagliata…”

[Santa Teresina di Lisieux, Manoscritto “C” indirizzato a Madre Maria di
Gonzaga.]

La santa

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SANTA CRISTINA DI BOLSENA

“CRISTINA, della nobile famiglia romana degli Anicii, visse e subì il martirio a Bolsena, agli inizi del IV secolo, durante l’ultima grande persecuzione di Diocleziano. Undicenne, abbracciò la fede cristiana contro il volere del padre Urbano, prefetto del municipio romano di Volsinii (Bolsena), allora città opulenta e popolosa. Egli cercò invano di rimuoverla dal suo proposito. Sdegnato, la fece rinchiudere in carcere, percuotere con verghe e distendere su una ruota infuocata, ma nulla riuscì a scalfirne minimamente la volontà. Urbano ordinò allora che fosse gettata nel lago, ma la pesante pietra legata al collo della santa, anziché sommergerla, le servì per navigare tranquilla verso la riva. Il padre Urbano quella stessa notte, nel rivederla sana e salva, morì. Seguirono nella carica di prefetto prima Dione e poi Giuliano, che continuarono a perseguitarla. Cristina fu immersa in una caldaia di olio bollente, ma vi entrò orante come in un bagno di fresca rugiada; fu gettata in una fornace, ma gli angeli, con il loro sbatter d’ali, tennero lontano il fuoco dal suo corpo verginale; furono aizzate contro il suo corpo vipere e serpi, ma anche queste, alle preghiere della santa, divennero mansuete come agnelli e ne asciugarono le lacrime con le lingue. Disperato per l’ennesima sconfitta, Giuliano la fece trascinare per le vie della città fino all’anfiteatro dove, dopo averle fatto recidere le mammelle e la lingua, ordinò che fosse legata a un palo e fatta bersaglio di un nugolo di  frecce. Cristina cadde trafitta il 24 luglio di quell’anno imprecisato.”

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SANTA RITA DA CASCIA. UN PROMETTENTE INIZIO…

“Così è stata descritta da Agostino Trapè, il più recente e prestigioso biografo agostiniano di santa Rita, figura tra le più popolari della storia cristiana. Rita nacque a Roccaporena, uno dei verdi castelli soggetti a Cascia, nel 1370-1371 da Antonio Lotti e Amata (il cognome non è noto), che la battezzarono nella chiesa di santa Maria della Plebe a Cascia col nome di Margherita. Crebbe sotto le attente cure dei genitori, ma soprattutto del Signore, come attesta il miracolo delle api: mentre i genitori lavoravano nell’orto, la culla incustodita di Rita fu presa di mira da uno sciame di api, che, stranamente, entrarono ed uscirono dalla bocca della piccola senza pungerla…”

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Mercoledì, novembre 21, 2007

TRA SACRO & PROFANO (1). LA MADONNA DELLA SALUTE

La Madonna, in teoria, dovrebbe essere una sola, in pratica se ne contempla e prega un’infinità di Varianti: di Fatima, di Lourdes, di Loreto, di Mediugorje, del Pilar, di Guadalupe, del Cammino, del Rosario, della Neve, della Misericordia e chi più ne ha più ne metta.

Quella che si festeggia oggi qui a Venezia ha un nome impegnativo: 

                                    MESOPANDITISSA

(grosso modo: “Mediatrice di Pace”): è la Madonna Nera collocata all’interno della Chiesa di Santa Maria della Salute. Proviene da Creta e fu portata a Venezia dal doge Francesco Morosini nel 1670 quando dovette cedere l’isola ai Turchi.

[Altre Madonne Nere in Italia qui: http://www.astercenter.net/Madonne_Nere.htm ]

La basilica veneziana, progettata dal Longhena, sorse come ex voto per la liberazione della città dalla pestilenza che tra il 1630 e il 1631 si portò via quasi cinquantamila abitanti, un po’ come era avvenuto in precedenza per la chiesa del Redentore, legata alla peste del 1576.

Altri dettagli storici qui:

http://www.veniceguide.net/salute.htm

Il cantautore veneziano Alberto D’Amico 

ha accennato più volte, nelle sue canzoni, alla peste e alla Madonna della Salute. Si veda l’album-capolavoro «ARIVA I BARBARI» con il noto excursus storico e la canzone “Mama Madona dei venessiani”.

Cito una strofa da “Venessia patria mia diletta“:

“Scampemo scampemo che ‘riva la peste
rancura le robe dentro le seste
coversi el fio con un pano de lana
canta Luisa che fassa la nana
canta che i angeli buta ‘na corda
che se tiremo su da ‘sta merda
dormi bambin che ‘ndemo su le stele
domani la Madona te da le caramele.”

Il verso “Mama Madona salva Venessia” è stato ripreso anche dal Comitato de Salute Pubblica contro el sachejo e dirocamento de Venessia:- )

“Mama Madona, salva Venessia! Solo da Ti, nel Nome de To Fio, nialtri venessiani podemo sperar salvessa come tante volte nei Secoi passai… ”

http://www.ourvenice.org/index.php?hlangs=ve

Anche quest’anno i veneziani potranno percorrere il tradizionale ponte di barche eretto sul Canal Grande e andare ad accendere una candelina alla Madonna della Salute: qualcuno per fede, qualche altro per non-si-sa-mai. Chi non ha una segreta peste, infatti, da cui sperare di essere liberato? Ed è così distensivo giocare a “esprimere un desiderio”. Esempio: “Deh, o Panditissa, mediatrice di pace, dona a noi la pace!”:- ) 

Per i bambini, in ogni caso – davanti e di fianco alla basilica – una allettante certezza: tante colorate bancarelle con dolcetti, zucchero filato e palloncini a volontà.

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Giovedì, novembre 22, 2007 

TRA SACRO E PROFANO (2). NOSTRA SIGNORA DELLE ROCCE NERE

 

(Gianfranco Recchia)

«Nel tempo antico la Madonna viaggiava per conoscere il Creato. Si era unita a una carovana di zingari colorati. Aveva imparato le loro arti: lanciava pugnali e suonava il violino con la stessa abilità, preparava tisane per guarire i malati, fabbricava giocattoli di legno che poi venivano venduti nelle fiere. Per tenere lontani i maschi si comportava da lupa che sottomette i mariti: portava pantaloni di fustagno retti da bretelle, una camicia appena aperta sul petto, pugnali sia in bella vista che nascosti. Trattava male tutti, ma tutti la adoravano. La chiamavano Madonna Lupa, e lei andava fiera di quel nome. Un giorno si scatenò una terribile tempesta. Gli zingari in viaggio dovettero fermarsi e far cerchio coi carri. Erano vicinissimi a uno strapiombo lungo la costa, ma non vedevano il pericolo poiché il cielo era nero. Uno zingaro, uscito sotto la bufera per ascoltare l’urlo del mare, a un tratto lanciò un grido d’allarme: nel mare c’era un vascello che le onde stavano sfasciando; uomini e donne aggrappati ai legni lottavano per sopravvivere.

– Affogheranno tutti! Aiutiamoli! –, gridò qualcuno.

Nessuno disse: “È una follia!”.

Nessuno disse: “Il loro destino è segnato, stiamocene al sicuro”.

Il primo zingaro si spogliò in un lampo e si tuffò. Volò per molti metri e riuscì a scansare le rocce appuntite. Dopo qualche bracciata sparì per sempre sotto le onde.

– C’è una bambina con loro!

Questo bastò al secondo e al terzo zingaro per tuffarsi. Anche loro scansarono le rocce, anche loro affogarono. Andò così anche per gli altri. Intanto la Madonna Lupa pregava, ma gli zingari affogavano. Piangeva, ma gli zingari morivano. Allora la Madonna Lupa cominciò a piangere sangue, un torrente di sangue che scese lungo lo strapiombo, si solidificò e diventò roccia, creò appigli, sentieri di rocce nere grazie ai quali la gente del vascello trovò la salvezza. Quindi la Madonna Lupa trasformò tutti i morti in santi; per rispettare la loro natura di girovaghi di mare e terra li fece protettori delle carovane. I naufraghi erano strani. Pelle, occhi, colori, lingua, tutto in loro veniva da lontano. La Madonna Lupa li benedisse. Sapeva che la loro stirpe avrebbe molto sofferto. Sorrise alla creatura più piccola, una bimba ancora in fasce, dagli occhi grandi e color caffè, bellissima. Subito alla bimba spuntarono alcuni dentini. I sopravvissuti si unirono, mescolarono il sangue, tant’è vero che poco lontano dal luogo del disastro fondarono Gorka. Nel corso degli anni riuscirono a costruire una piccola chiesa incastrata nello strapiombo, che fu dedicata a Nostra Signora delle Rocce Nere. Lei,la Salvatrice, continuò il suo viaggio. Poiché vasto era il creato, ma tondo, tutti sapevano che sarebbe tornata prima o poi sotto altre forme. Come zingara lupa, forse, o come angelo delle notti, o come bambina bellissima e dagli occhi color caffè.»

(Da Gianfranco Recchia, SIGNORI BRIGANTI, finalista al Premio Calvino di quest’anno, in attesa di un Grosso Editore).

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25 luglio 2007

La Madonna del latte – di Lucio Angelini

(Infanzia di un mistico)

Illustrazioni di Sandra Moldi

In principio era il Verbo, poi ci fu una grossa esplosione: il Big Bang. La testa di Dio (la ‘D’) volò da una parte, tutto il resto da un’altra, sbriciolandosi in una miriade di piccoli, affannati ‘io’ condannati alla ricerca dell’Unità perduta.  
 
                                                         * * *

“Hai recitato l’Ave Maria?”, gli chiedeva sua nonna tutte le sere, dopo avergli rimboccato le coperte.
“Sì, nonna”, rispose Lillo una volta, “ma che cos’è il ‘frutto del seno tuo’? Il latte?”
“No, caro, è Gesù. Perché hai pensato che fosse il latte?”
“Perché so che, in genere, dal seno delle donne esce il latte.”
“Be’, sì, ma nell’Ave Maria, adesso che ci penso, si parla di ‘frutto del ventre tuo’. I bambini, infatti, crescono nelle pance delle loro mamme. E anche Gesù. Ecco perché lo si chiama ‘frutto del ventre tuo’… Naturalmente anche la Madonna, quando Gesù era un bebè, doveva allattarlo attaccandoselo al seno.”


                                            

                                                * * *

“Se all’inizio ci fu questa incredibile, mirabolante esplosione, il Big Bang”, divagò un giorno l’insegnante di lettere, rispondendo alla domanda di un compagno di classe di Lillo, “pare che fra qualche biliardo di anni debba iniziare una sorta di inesorabile fenomeno contrario: il ‘Big Crunch’, o processo di Ricompattamento/Restringimento Generale.”
  
                                               * * *

Lillo ripensava alla sua infanzia, a sua nonna che, ogni volta che lo sorprendeva a compiere qualcosa di sconsiderato, gli diceva: “Guarda che Gesù piange!”.
Allora lui smetteva di colpo.

 Poi, verso i nove anni,  i primi dubbi: “Se Gesù dovesse piangere a ogni capriccio di bambino”, aveva cominciato a dirsi, “non Gli avanzerebbe un briciolo di tempo per fare nient’altro, nemmeno per tirarsi un po’ su. I Suoi occhi sarebbero due colatoi ininterrotti. E figuriamoci se uno come Lui si scompone solo perché un bambino disobbedisce a sua nonna: al massimo ne sorride bonariamente. Ma, a proposito, sarà poi vero che Gesù esiste? E se esiste, può mai andare soggetto a tutti questi faticosissimi e incessanti cambi d’umore legati ai comportamenti degli uomini? Se nello stesso momento in cui un bambino fa i capricci un altro bambino fa una buona azione, come si regola Gesù? Ride e piange contemporaneamente? Come un matto? Sarà vero, inoltre, che Gesù, pur essendo il figlio di Dio, sia anche la stessa persona del padre? E se sì, che vantaggio ce n’è?”
             
                                                     ***

Fu al Seminario di Siena, in gita scolastica, che, osservando la ‘Madonna del Latte’ di Ambrogio Lorenzetti, ripensò al frutto del ‘seno suo’. Gesù succhiava il latte, tranquillo, e il latte scendeva DENTRO di Lui…
D’un tratto, una folgorazione:
“Forse Dio è DENTRO di me”, prese a dirsi. “Forse Dio sono… io! Forse il vero peccato originale fu proprio lo smarrimento di quella D. Forse tra Dio e io la differenza sta tutta in quella ‘D’ perduta. Forse ogni io deve partire alla ricerca della pecorella… ehm, della lettera smarrita, se vuole ritornare a Dio e partecipare della Sua onnipotenza. Ecco il vero scopo della vita: la ricerca di quella maledetta… benedetta ‘D’. Solo così ciascuno di noi potrà far scattare il proprio personale Big Crunch, o processo di Ricompattamento generale, e ritrovare la propria perduta unità con Dio.”
Ma sul più bello la voce di sua nonna, salendo dalle brume dell’infanzia, lo interruppe: “Lascia perdere questi brutti pensieri, caro, e sii buono… se no Gesù piange!”

(© 1999 Edizioni Libri Molto Speciali, Venezia)

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Martedì, dicembre 16, 2008

LA “TRASLAZIONE” A BARI DI SAN NICOLA

(Santa Klaus)

Come fu che San Nicola divenne patrono di Bari? La risposta è a pagina 79 del librino (160 pagine appena) di Gianrico Carofiglio citato ieri. Trascrivo il passo:

«La storia è singolare. Le ossa del santo furono rubate a Mira (oggi Demre) in Turchia nel 1087 da un equipaggio di marinai baresi che le portarono nella loro città, fino ad allora sprovvista di un santo patrono. Fu così che Nicola diventò coattivamente il protettore di Bari. Ogni richiesta di restituzione incontrò un cortese ma fermo diniego. L’argomento, non privo di originalità, era che San Nicola aveva scelto Bari come sua città. Se fosse stato contrario all’idea, avrebbe impedito il furto delle sue ossa o scatenato una tempesta per impedire la fuga dei marinai baresi. Non essendosi verificato nessuno di questi eventi, l’unica interpretazione possibile era che San Nicola volesse rimanere a Bari. E se questo argomento non vi convince, peggio per voi. San Nicola è rimasto a Bari e Bari è diventata meta di pellegrinaggi da tutto l’Est, e in particolare da ogni zona, anche le più remote, della grande Russia. In certe luminose giornate di primavera lo spettacolo delle comitive di preti ortodossi nei loro abiti tradizionali, come gigantesche formiche sullo sfodo bianco delle pietre romaniche, è indimenticabile.

Nei secoli successivi alla traslazione (adoro questo eufemismo) delle ossa da Mira a Bari, il culto di Nicola, che secondo la leggenda e la devozione era un santo dispensatore di doni, si diffuse in tutta Europa e fu poi esportato dagli olandesi a Nuova Amsterdam (detta poi New York) dove l’ex vescovo di Mira, che da quelle parti chiamano Santa Klaus, diventò addirittura Babbo Natale.» (Gianrico Carofiglio, Né qui né altrove, Laterza editore, pp. 79-80).

Devo dire che nemmeno San Marco, qui a Venezia, scelse di diventare patrono della città “motu proprio“. Anche le sue reliquie, come è noto, furono avventurosamente TRASLATE  (leggi “trafugate”) da Alessandria d’Egitto nell’anno 829 per iniziativa di due leggendari mercanti veneziani: Rustico da Torcello e Buono da Malamocco. Per riuscire a passare senza ispezione la dogana, Rustico e Buono occultarono il corpo di San Marco sotto un carico di carne di maiale, così sfruttando il noto disprezzo dei mussulmani per tale alimento, e mercantilmente ignorando il detto:

«SCHERZA COI FANTI, MA NON RUBARE I SANTI»*-°

(Immagine di Santa Klaus da http://www.marchidigola.it/wp-content/uploads/2006/12/Santa-Claus2.gif 

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Lunedì, dicembre 01, 2008

MA QUANTE BELLE OSSA!!!

E chi si immaginava che a Milano ci fosse un posto così? Stavo passeggiando nei pressi del Duomo con il mio amico Rikki-Tikki-Tavi (a volte lo chiamo così per scherzo, anche se non è una mangusta), quando all’improvviso lui mi fa: “Aspetta, voglio mostrarti una chiesa abbastanza curiosa, appena qui dietro”.
Lo seguo fino a San Bernardino Alle Ossa, ad angolo con Santo Stefano. Entriamo, facciamo il giro della Chiesa e… nessuna particolare emozione. Poi, all’improvviso, la scritta “OSSARIO“. “Ah, ecco, sì!”, mi fa Rikki Tikki Tavi. Ci infiliamo in uno stretto corridoio e sbuchiamo in uno dei luoghi più macabri, credo, di tutta Milano, anzi dell’intera Lombardia, ma che dico?, di tutto il Nord d’Italia! Migliaia e migliaia di teschi, tibie, femori e altre ossa assortite accatastati uno sull’altro a comporre motivi geometrici e decorativi dal pavimento al soffitto (quest’ultimo affrescato da Sebastiano Ricci). Mi guardo attorno incredulo, passo e ripasso gli occhi su ciascuna parete, mi soffermo sui dettagli più sorprendenti. Il mio stato d’animo è palesemente ossimorico: a un tempo divertito e orripilato
Rikki Tikki Tavi, da par suo, sembra palesemente soddisfatto di avermi stupito.

Più tardi, a casa, consulto Internet. Qui alcune notizie: 

http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Bernardino_alle_Ossa

 “… Nel 1738 Re Giovanni V del Portogallo venne talmente colpito dalla cappella che decise di ricopiarla in ogni particolare per farne erigere una uguale a Evora, vicino a Lisbona.” 

Poi anche: 

“… Riaperta finalmente dal 1997, dopo lunghi restauri, questa piccola Cappella-Ossario è uno dei luoghi più incredibili e lugubri di Milano e merita sicuramente una visita approfondita… [cut]… Entrando nell’Ossario, la cosa che più colpisce il visitatore è l’incredibile numero di ossa e teschi affastellati gli uni sugli altri fino a ricoprire interamente le pareti della camera. Questi vengono usati anche come fregi delle porte e per ornare i pilastri, mescolati a decori in stile rococò. Sulla cupola, l’affresco di Ricci contrasta vistosamente con l’atmosfera cupa, illuminata dalle candele, del resto dell’Ossario. Con colori vivaci e luminosi è rappresentato il trionfo delle anime beate fra uno stormo di Angeli…”

(Da http://www.emmedici.com/milano/ottobre.htm )

E inoltre:

One of my favorite places in Milan is a chapel in Piazza Santo Stefano called San Bernardino Alle Ossa. It was built in the 1600′s in memory of plague victims. Their bones, carefully and beautifully arranged, cover walls and ceiling. When American guests see this place, they say, “Weird, gross, spooky.” But, after living here for many years, I see it differently. The bones seem to speak to me…”

(Da
www.theamericanmag.com )

Insomma datemi retta. So che per nulla al mondo in questo periodo pre-natalizio di CRISI – capitando a Milano – rinuncereste a setacciare a tappeto i negozi di via Montenapoleone per accaparrarvi i doni più costosi, ma se per caso dovesse restarvi uno scampolo di tempo, ebbene, non esitate a regalarvi questa piccola deviazione verso San Bernardino… Ne vale la pena.

Immagini dall’alto al basso:

1) Da http://www.stidy.com:80/Viaggi/Luoghi/Milano/bernardino_ossa/BernardinoPict/images/bernardino_ossa_09.jpg
2) http://farm4.static.flickr.com/3088/2597707862_88c85fb035.jpg?v=0 ; 3) Da http://www.emmedici.com/milano/img/bernardino04.htm 

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30 luglio 2007

FORME DI MISTICISMO INDOTTE CHIMICAMENTE (1) 

Una figura fondamentale della mia infanzia fu quella di mia nonna Celerina, una mistica minore del Novecento, soggetta a visioni, voci interne eccetera. Divenuto grandicello, mi laureai in Lettere Moderne con una tesi su “Forme di misticismo indotte chimicamente” (LSD, peyote e compagnia bella). Ricordo che, a quei tempi, scrissi anche una poesia da poco ritrovata. L’avevo confezionata con frammenti tratti da “The doors of perception” di Aldous Huxley. Ve la propongo, con tutto il suo sapore d’antan:- )

ADALBERTO HANNIGER (1)

Poi
fu travolto
da una nube
fiammeggiante
e capì
quasi subito
che il fuoco
era dentro di lui
(ma che fatica
tutto sommato
una ricerca
del genere!
Non era meglio
volare
più bassi
tessere una vita
di relazioni
disimpegnate
e simpatiche?)
e ondate
alte dieci metri
lo percossero
gettandolo
in un vortice
di orrore
(ma capì
quasi subito
che tutto quell’orrore
era dentro di lui
anche prima)
La vita
la morte
il destino
erano grossi
temi
su cui bisognava
indagare
con spirito
forse
meno
pionieristico…
D’un tratto
fluttuando
in un vuoto
si sentì
trasferire
in una plaga
estremamente
angosciosa
e rapprendere
in un essere
contrattile
e bieco
ma non disperò
…il mysterium
tremendum
mysterium fascinans
majestas…
poteva levarsi
ancora
e proprio di lì
magari
(con un po’ di fortuna!)
regalargli
una vera e
propria
cognitio
Dei
experimentalis.

(1)Noto – nel suo condominio – come sperimentatore di forme di misticismo indotte chimicamente.    

[Immagine da farm1.static.flickr.com/207/460469768_4e0f3eb… ]   

————–

24 FEBBRAIO 2012

FORME DI MISTICISMO INDOTTE CHIMICAMENTE (2)

Il titolo di questo post è anche quello della mia prima tesi di laurea (2° metà del secolo scorso). Vi analizzavo, per esempio, l’uso sacramentale del peyote presso la Chiesa Nativa Americana:

http://it.wikipedia.org/wiki/Peyotismo

Citavo le esperienze con la mescalina descritte in “Le porte della percezione” di Aldous Huxley, le ricerche di Walter N. Pahnke (“Drugs and Mysticism: An Analysis of the Relationship between Psychedelic Drugs and the Mystical Consciousness“) eccetera.

Quale non è stata la mia sorpresa, ieri, nel leggere sui quotidiani la notizia:

Farina all’Lsd nelle ostie della comunione

con tanto di rimando alla fonte Abruzzo24ore.tv/news ?

Copio-incollo il pezzo:

Una normale messa domenicale in una qualsiasi parrocchia cittadina può tramutarsi all’improvviso nel caos: questo è quanto è accaduto domenica scorsa nella chiesa del Santo Spirito di Campobasso. Tutto scorreva come in mille identiche funzioni religiose fino al momento dell’eucarestia quando, dopo aver ingerito le ostie, tutti i presenti si sono letteralmente scatenati. C’era chi sosteneva di vedere il proprio santo prediletto, chi in balia di visioni infernali abbracciava il crocifisso, chi rubava il calice del vino al prete, il povero don Achille, costretto a nascondersi in confessionale inseguito da due vecchine che lo prendevano a borsettate dandogli del demonio. Padre Achille, approfittando della bolgia è riuscito poi a seminare le due donne e si è involato verso la sagrestia, dove ha chiamato le forze dell’ordine che sono riuscite a sgomberare l’edificio, nonostante le resistenze dei fedeli che hanno iniziato una guerriglia convinti fossero “cavalieri dell’apocalisse”. “Mai visto niente del genere e sono stato al G8″ ha dichiarato uno sconvolto poliziotto. Il fenomeno è stato spiegato dalla polizia scientifica con la definizione di “ergotismo”, una intossicazione cronica di origine alimentare provocata da farine di cereali contenenti gli sclerozi della segale cornuta, il principio di base dell’LSD. Pare infatti che la farina usata per le ostie fosse infetta e allucinogena; l’effetto di questa droga è quasi istantaneo e sopravviene in meno di un minuto quando è assunta sotto questa forma.

Il famoso detto “non essere farina da ostie” ha da oggi un signifcato in più.

(Da http://www.abruzzo24ore.tv/news/A-Campobasso-Ostie-allucinogene-e-caos-durante-la-funzione/72420.htm )

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18 novembre 2005

DIALOGO CON MADRE TERESA DI CALCUTTA:

M.Teresa: “L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico:
non importa, amalo!”
 

Lucio: “Amare è una parola grossa. Posso amare alcune persone. Per le altre non riesco ad andare oltre il rispetto.”  

M. Teresa: “Se fai il bene ti attribuiranno secondi fini egoistici: non importa, fa’ il bene!”  

Lucio: “So che è stato scritto un intero libro per denigrarti. In Italia l’ha pubblicato Minimum Fax…”  

  [CHRISTOPHER HITCHENS – “La posizione della missionaria – Teoria e pratica di Madre Teresa” – MINIMUM Fax]    

M.T.: Se realizzi i tuoi obiettivi troverai falsi amici e veri nemici: non importa, realizzali!” 

Lucio: “Okay, ma il difficile è realizzare i propri obiettivi!”  

M.T.: “Il bene che fai verrà domani dimenticato: non importa, fa’ il bene!”  

 Lucio: “Okay per il bene, ma a proposito, le opere letterarie sono un bene o un male?”

 M.T.: L’onestà e la sincerità ti rendono in qualche modo vulnerabile:  non importa, sii sempre e comunque franco e onesto!” 

Lucio: : “Ho già avuto modo di farmi ‘vulnerare’ per la mia franchezza:- )” 

M.T.: Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo: non importa, costruisci!” 

Lucio: “Conosco l’Ecclesiaste. Tutto è vanità eccetera eccetera:-/”  

M.T.: Se aiuti la gente, se ne risentirà: non importa, aiutala!” 

Lucio: “Meglio aiutarla in incognito, se si può. L’ha detto anche Luca Tassinari, di recente.”   

M.T.: Dai al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci:non importa, continua!” 

Lucio: “Be’, qualche calcio potrei anche restituirlo, anziché limitarmi a porgere supinamente l’altra chiappa… ”   

P.S. (Le parole di Madre Teresa sono tratte da una scritta sul muro a Shishu Bhavan, la Casa dei Bambini di Calcutta, fondata da lei) 

         LIBERAMI GESU’

Liberami Gesù

dal desiderio

di essere amato

dal desidero

di essere magnificato,

dal desiderio

di essere onorato,

dal desiderio

di essere elogiato,

dal desiderio

di essere preferito,

dal desiderio

di essere consolato,

dal desiderio

di essere approvato,

dal desiderio

di essere famoso,

dal timore

di essere umiliato,

dal timore

di essere disdegnato,

dal timore

di subire rimproveri,

dal timore

di essere calunniato,

dal timore

di essere dimenticato,

dal timore

di subire dei torti,

dal timore

di essere messo in ridicolo,

dal timore

di essere sospettato.  

                          (Madre Teresa di Calcutta)

—————

Domenica, marzo 13, 2011

SAN LUCIO MARTIRE

Ieri, girovagando per le colline dell’entroterra fanese, sono arrivato a Mondavio, celebre per la sua rocca. Entrando nella chiesa di San Francesco, quale non è stata la mia sorpresa nello scoprire, subito a destra, l’urna con le ceneri di SAN LUCIO, martire e soldato del II secolo?

P.S. Si noti la postura mollemente adagiata del santo e la preziosa eleganza dei panneggi. Guai a lui se non mi protegge:-)

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Lunedì, ottobre 10, 2011

SAN LUCIO, PATRONO DEI CASARI… E DEI CAZZARI?



Mi scrive uno stimatissimo amico dei tempi di it.cultura.libri (periodo aureo), inviandomi le foto riportate sopra:

«Ugutio (*), o come dicevan tutti: Lucio, è il patrono dei casari. Pare che, essendo addetto alla produzione di formaggi nell’alpe di Piazza Vachera, mettesse da parte le tome migliori per dividerle fra i poveri e gli affamati della valle. I poveri ringraziavano, ma – dato che le forme che regalava non erano sue, ma appartenevano pro quota alle famiglie proprietarie delle vacche al pascolo – un bel giorno il responsabile dell’alpe si accorse dell’ammanco e gli diede una lavata di capo così convincente ed efficace che il santo ne morì. Oggi il nome di San Lucio rifulge sugli altari, mentre del  gretto alpigiano si è persa ogni memoria. Un rustico santuario a cavallo fra Italia e Svizzera, recentemente visitato anche dal caro Cardinal Tettamanzi, ricorda ancora oggi il luogo del martirio; mentre una casermetta della Finanza, recentemente dismessa e riconvertita in rifugio, fa da contrappunto laico alle buone ragioni della comunità montana. Ciao!»


(*) in lingua: Uguzo o Uguzzone.

Gli ho risposto ricordandogli che anch’io, nel mio piccolo, avevo scoperto un San Lucio soldato e martire a Mondavio (Pu). Si veda:

http://lucioangelini.splinder.com/post/24288728/san-lucio-martire

Allora lui, finto-omofobicamente nei commenti al post da me citato:

«Fake! Questo santo non è il vero san Lucio martire, e a dirla tutta, non sembra essere molto credibile neanche come militare, stante la postura effeminata. Sarà il patrono dei damerini. “Guai a lui se NON mi aiuta”? Se fossi in te, io mi preoccuperei se il santo volgesse verso di te le sue torbide attenzioni! Ciao :-) »

Insomma, malgrado il proverbio, ha voluto scherzare sia col santo, sia col fante, ihihihihihih…

(Le tre foto in alto sono di pp.bianchi)

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11 commenti
  1. Ma è terribile la saga vampiresca delle sante di Twilight! Che personaggi. Immagino che facessero abbastanza spavento, dal vivo, queste invasate, con rispetto parlando.
    Stupendo il piccolo “Believer” alle prese con l’io…
    A proposito di San Nicola, neanche lui era regalato. Alice Miller ne ha scritto nel suo “The Banished Knowledge”.

    One day early in December, while walking through the forest, I encountered a celebration. A number of families had come with their children, lighted candles at the edge of the forest, and invited Saint Nicholas. Traditionally, this [Swiss] celebration is preceded by the young mothers informing Saint Nicholas of the attitudes and behaviors of their children and the saint registering the sins in a big book so that he can speak to the children as if he were all-knowing. The mothers hope to gain support for their childrearing methods, and that is what they get. (…)

    At first sight it was amazing that no adult at the Saint Nicholas celebration noticed the children’s fear or the threat represented by the saint. The mothers didn’t seem in any way unloving. They were obviously concerned with providing their children with a lovely ceremony, an experience on which the children were supposed to look back on with joy, emotion, and gratitude…

    But without a doubt the children must also have had to repress intense feelings: fear of this strange man who seemed to know all their misdeeds like an all-knowing God, impotent rage at having nowhere to hide as a child, and shame over the public rebuke. What seemed worse to me, however, was that children were left to cope alone with all these feelings; it was quite obvious that the smiling mothers had no understanding of their children’s mixed emotions, or they would never have exposed them to such a situation.

    (Un lettore del libro osserva sul suo blog: “The construction of Santa Claus is a virtual panopticon. A conceptual, unseen machine seated at the North Pole. A fiction that effects a real subjugation. A tool that can be used by anyone in the system to influence sub-ordinate subjects”.)

    Se a fabio non dispiace proseguirò la lettura di questo thread, ma non perché io debba farlo. Non sono (ancora) sul libro paga di angelini. Proseguirò se mi va.

  2. Mamma mia l’ossario della chiesa milanese! Sembra il museo del genocidio cambogiano.
    Buono da Malamocco e il Rustico li ho googlati perché temevo una beffa mediatica.

  3. Questa è la volta che mi converto, mi sa.

  4. … per finire nelle fauci di una vampira? Uh!

  5. @paolo e diait, vi raccomanderò a san lucio…

  6. fabio painnet blade permalink

    Gran bel pezzo La madonna del Latte. roba da far meditare a patto che il termine Latte venga inteso con la maiuscola. Quando l’ho letto per la prima volta, ho cominciato a convincermi della genialità del suo autore. Poi…con altrettanto talento e senza lesinare impegno lo stesso angelini è quasi riuscito a farmi cambiare opinione. Sul pezzo in sè però continuo a rimanere della stessa idea.
    Mah… Non ho nemmeno capito il filo che allaccia gli altri post che continuano a sembrarmi più che altro un guazzabuglio nostalfico limitato all’interesse di pochi aficionados. Un lavoro di iper-nicchia, in linea di massima, molto difficle da seguire. A me questo schiribizzo di genio manca proprio, evidentemente.

  7. @fabio. “guazzabuglio nostalgico limitato all’interesse di pochi aficionados”. Bene, ci sta anche questo parere, tanto più che lo so basato non sulle solite impressioni estemporanee ma sulla famosa griglia di valutazione oggettiva da te messa a punto (e mai comunicata,a dire il vero). Spero che – alla fine della corrente impresa letteraria – il mosaico complessivo (con il suo teatrino di ricorrenti persone-personaggi: Giugenna, Wumingotte & Lippa Panza, e tutti gli altri in bilico tra realtà documentata e finzione) risulti più discernibile. Non un romanzo futurista, mi spiace. Semmai neo-cubista, con tutte i suoi elementi già scissi in partenza. Quindi poco in linea con le tue aspettative, me ne rendo conto. In bocca al lupo per la tua opera.

  8. fabio painnet blade permalink

    Neo cubista? è proprio l’argomento che mi apprestavo ad approfondire con Simone Battig (se ti va di contribuire fammi/ fatemi un fischio). In quanto alle opere, non ne ho opere da promuovere! Per il momento osservo le vostre.
    Senti Lucio, ad una valutazione seria forse quello che scrivi potrebbe pure avere un grosso valore. Ma io, valutando a braccio, e perciò con tutte le lacune della mia formazione letteraria, non riesco proprio ad agganciarmi. Ti , ripeto, a me sembra un lavoro di nicchia, e poi è troppo prolisso nella forma (come puoi non rendertene conto?); anche diait annaspa . Semmai provassi a farti capire meglio anche dalle teste di legno come me, contribuiresti ad universalizzare il tuo impegno, che potrebbe anche essere profondo, sebbene non disponga dei mezzi necessari per un parere più preciso. Una cosa la condivderai però: i grandi autori sono capiti da tutti, si esprimono ad ampio raggio, In questo sta il loro vero talento- credo.
    Cmq continuo a seguire e aspetto la fine…

  9. @fabio. mi rendo conto di propinarvi unità molto lunghe e impegnative, che peraltro crescono di numero ogni 24 ore, un po’ come il nostro debito pubblico. il senso di oppressione è inevitabile. ma poi, a un certo punto, tutto finirà e allora magari ci sarà modo di compattare e migliorare insieme… l’insieme. in questa fase mi limito a una sorta di “prima stesura in pubblico” di un’opera che non ha ancora contorni precisi. se ti annoia star dietro ai sempre nuovi bocl, puoi tranquillamente desistere. non escludo, peraltro, che – alla fine – da tanta montagna possa nascere solo un misero topolino.

    p.s. avvisa battig che ho ripreso il suo Lamentone d’annata (con tutti quei deliziosi vaffanculo) qui da me nei giorni scorsi. ma non intendo partecipare al vostro dibattito sul neo-cubismo. tu parli parli, ma non arrivi mai al sodo e alla lunga questo mi esaspera (almeno così è andata per la griglia di valutazione oggettiva):-)

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