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BOCL N. 39 (LA BUFALA DEL NEW ITALIAN EPIC 2.)

22 giugno 2012

Lunedì, settembre 22, 2008 

VILIPENDIO ALLA LIPPERINI

Sabina Guzzanti è stata denunciata per vilipendio contro papa Ratzinger, ma il ministro Alfano, nella sua bonomia, ha poi negato ai magistrati di Roma l’autorizzazione a procedere contro la comica. 

Si parva licet componere magnis, io verrò forse denunciato per vilipendio contro la papessa dei lit-blogger Loredana Lipperini

Sintetizzo: 

FASE 1)

“… Lucio, sul tuo blog ci sono post molto interessanti e molto ben scritti. Personalmente li leggo tutti i giorni” (Postato Giovedì, 26 Aprile 2007 alle 10:36 am da La Lipperini).

Scambio di mail anche in privato e un paio di amichevoli incontri di persona a Venezia. 

FASE 2) (recenti mesi) 

La pubblicazione nel mio blog di alcuni articoli satirici contro il saggio di Wu Ming 1 sul NIE e l’invio di contributi non consoni al pensiero della Lipperini nella sezione commenti di Lipperatura provocano la mia radiazione dal detto blog (= sistematica censura dei miei commenti, ironici e non, se firmati con nome e cognome reali). 

http://www.lucioangelini.splinder.com/post/17037784

Vengo ufficialmente degradato a troll, con diffusione di imprecisioni o vere e proprie fandonie sul mio conto da parte della Lipperini stessa, e costante denegazione del mio diritto di replica, come documentato più volte in “Cazzeggi Letterari“.

FASE 3)

19 settembre 2008. Posto un commento del tutto pertinente nel blog della Lipperini sotto il nick “Docente”. Gli altri commentatori reagiscono in maniera  tranquillissima. Ne posto un altro come Lucio Angelini e tale Anna Luisa mi insulta definendomi “caso patologico” . Rispondo sotto nuovo nick:  «Non capisco perché come “Docente” nessuno abbia trovato patologico il commentatore tanto sgradito alla signora Lipperini. Come Lucio Angelini, invece, sì. Non sono forse la stessa persona?… Trovo più patologica Anna Luisa, per esempio, con la sua uscita alla cazzo.”

La suddetta e altre repliche vengono tutte puntualmente cassate, ma non la considerazione:

“A questo punto Lucio Angelini si prenderà le responsabilità delle molestie e degli insulti che vanno avanti da quasi sei mesi. Postato Domenica, 21 Settembre 2008 alle 1:54 pm da La Lipperini”.

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Nella mia umile opinione, chi tiene un blog pubblico DEVE aspettarsi (e accettare) commenti anche non favorevoli a quanto espone o propone, altrimenti farebbe meglio a trasformarlo in una semplice NEWSLETTER informativa da inviare ad amici e pensatori in linea con le posizioni del mittente. Troppo comodo etichettare come “molestie e insulti” commenti contrari alle personali opinioni del tenutario di un blog!

Aggiungo una citazione:

«… L’Avvocato Antonello Tomanelli ha tradotto in termini giuridici le parole di Fo in un documento che introduce almeno due distinzioni degne di  considerazione. La prima riguarda l’elemento che differenzia la satira dalla critica e che ne spiega “la diversità del linguaggio attraverso cui essa si manifesta”. “La CRITICA, spiega il legale, è valutazione negativa ma lucida, che implica l’analisi di un fatto o di un comportamento. E il suo linguaggio può essere duro nella misura in cui sia utile a far comprendere al pubblico quella valutazione. La SATIRA, invece, sbeffeggia, colloca il personaggio pubblico in una dimensione grottesca. La satira non vuole valutare, ma mettere “il re in mutande”, come dice Dario Fo. Per questo necessita di un linguaggio che “non può essere elegante”. La seconda distinzione si riferisce al cosiddetto “nesso di coerenza causale” tra la qualità della dimensione pubblica del personaggio preso di mira e il contenuto del messaggio satirico”. La qualità della dimensione pubblica va intesa “come un enorme contenitore di vetro nel quale confluiscono tutte le informazioni che il personaggio, volente o nolente, si vede attribuire dai media nel corso della sua vita pubblica: fattezze fisiche, tic, idee, modo di esprimersi, guai giudiziari, gaffes, pettegolezzi, etc. Ogni informazione costituisce un frammento, che inserito in quel contenitore contribuisce a caratterizzare la sua dimensione pubblica. L’autore satirico prende uno o più di questi frammenti, li cesella, li orna e li ripropone al pubblico. Un’attività “artigianale” che va ricondotta all’art. 33 della Costituzione, che sancisce senza limitazione alcuna il principio della libertà dell’arte (“L’arte e la scienza sono libere”). I frammenti così riproposti danno luogo ad un messaggio satirico che sarà sempre in coerenza causale con la qualità della dimensione pubblica del personaggio cui quei frammenti appartengono”. E il parere tecnico così continua: “In presenza del nesso di coerenza causale, non può avere alcun senso valutare la legittimità della satira secondo i parametri della verità e della continenza formale, elementi che al contrario si esigono nella cronaca e nella critica. La satira non soddisfa esigenze informative, né si propone di analizzare o valutare un comportamento. La satira, come dice Dario Fo, è uno “sghignazzo” cui il concetto di “nesso di coerenza causale” attribuisce quel senso, quel significato che permettono all’autore satirico di creare con il pubblico un “circuito d’intesa”, usando un’espressione cara alla stessa giurisprudenza. E ritenere una satira “volgare” prescindendo dalla valutazione dell’esistenza di quel nesso significherebbe limitare la libertà dell’arte garantita dall’art. 33 Cost. Sarebbe come sostenere che un dipinto è tecnicamente osceno, quindi illecito, a causa dell’eccessivo uso del colore rosso da parte del pittore. L’unico limite che incontra l’autore satirico è il non poter “lavorare” un frammento non presente in quel contenitore, ossia da lui appositamente creato”. Ne deriva l’assoluzione dei comici di Piazza Navona e della stessa Sabina Guzzanti, accusata di aver adoperato un un linguaggio “virulento, sfacciato, insultante” nella sua condanna di Papa Ratzinger all’Inferno, “tormentato da dei diavoloni, frocioni, attivissimi e non passivissimi”. È il prezzo che la Guzzanti farebbe pagare a Benedetto XVI “per la sua nota intransigenza nel condannare l’omosessualità. Come fece Dante nella Divina Commedia, che colloca nel girone infernale dei simoniaci Papa Bonifacio VIII ed altri ecclesiastici per aver fatto commercio di beni sacri, condannandoli a restare a testa in giù mentre il fuoco brucia loro le piante dei piedi”… »  

(Da La Guzzanti, il Papa e le ragioni del declino della satira politica ]

(Immagine della Lipperini dal blog della stessa)

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Sabato, settembre 27, 2008 

LE MILLE BOLLE BLU

 

«… e vanno leggere, vanno* [* le opere degli scrittori del Nie, n.d.r.] 
si rincorrono, salgono
scendono per il ciel.
Blu
le mille bolle blu
Blu
le vedo intorno a me
blu
le mille bolle blu
che volano e volano e volano
Blu
le mille bolle blu
blu… »

(Da “NEW ITALIAN EPIC, Memorandum 1993-2008″, di Wu Ming 1) 

«Eccole, dal centro della nebulosa già ripartono, volano in ordine sparso [le mille bolle blu, n.d.r.], le traiettorie divergono, s’incrociano, divergono…»

(Da “Le mille bolle blu“, di Rossi-Pallavicini, cantata da MINA al festival di Sanremo del 1961)

[Immagine di Mina da http://www.italica.rai.it/immagini/musica/sanremo2004/canzoni/img/mina_bolleblu.jpg ; immagine della nebulosa di Orione da http://www.universomisterioso.com/immagini/orione_nebulosa.jpg ]

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Mercoledì, ottobre 01, 2008

 

IL POSTMODERNO DEBUTTA IN ECONOMIA 

Di recente qualcuno che non nomino* (se no Iannozzi mi stressa) ha dichiarato  per iscritto: «Il postmoderno è finito perché era un lavoro a tempo determinato. Di più: il postmoderno è finito perché è finito davvero – e non per finta – il “moderno”, inclusa la sua fase di crisi interlocutoria, la fase “post-“. Il “moderno” – cumulo di conquiste, di orrori, d’occasioni perdute – finisce con le risorse che ha divorato e cagato via, con la chimerica eternità del tran tran petrolivoro e monnezzogeno.»
 
Invece proprio ieri André Glucksmann sul CORRIERE DELLA SERA ha firmato un articolo intitolato 

       “IL POSTMODERNO DEBUTTA IN ECONOMIA” 

(cfr il motto sessantottesco: “Ce n’est pas que un debut”): 

«… Una bolla speculativa si regge su una scommessa che si conferma da sé. È “performativa”, secondo il linguista Austin. Per lo speculatore, accordare crediti significa far esisterela realtà si regola sul dire, mentre nei casi ordinari il dire, che non è più performativo ma indicativo, si regola sulla realtà. La bolla finanziaria accumula crediti su crediti e si arricchisce della propria auto-affermazione. Si rinchiude in un rapporto autoreferenziale e progressivamente abolisce il principio di realtà: sono effettivi soltanto i prodotti finanziari che i miei investimenti inventano. Simile fantasma di onnipotenza napoleonica non anima solamente i trader, ma anche coloro che li lasciano rischiare; non solamente i titolari degli istituti finanziari, ma le autorità politiche, universitarie e mediatiche, che non si preoccupano di nulla. L‘ideologia performativauna cosa diventa vera per il solo fatto che la diciamo [come nel caso del finto fenomeno NIE, per intenderci. N.d.r.],governa l’occidentalizzazione del pianeta dalla fine della guerra fredda: poiché il campo avverso si è disgregato, l’avvenire ci appartiene e i pericoli fondamentali sono svaniti. Si può riconoscere nel diniego “performativo” di ogni riferimento al reale la follia chiusa dell’ “immaginazione”. Il postmoderno, che si istituisce “al di là del bene e del male” e se ne infischia della distinzione tra vero e falso, presunto idolo del passato, dà libero sfogo alla propria immaginazione e abita una bolla cosmica. L’euforia non è minore in materia politica che in manipolazione borsistica… »

IL RESTO QUI:

Il post-moderno debutta in economia

* Vabbè, non voglio violare le norme sul copy left: WM1 nel suo saggio sul Nie°-*.

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Mercoledì, ottobre 15, 2008 

WU MING 1 AL LIDO DI VENEZIA

 

(Wu Ming 1 – il finto rosso dei due – posa con Lucio Angelini davanti all’Excelsior del Lido di Venezia)

Come temevo, ieri pomeriggio Wu Ming 1 è venuto di persona qui al Lido di Venezia per tentare di convincermi dell’esistenza del NIE. Si è persino offerto di posare con me per una foto ricordo, malgrado il mistico voto di non farsi giammai riprendere dai media. Ma io niente. Sdegnoso e freddo come il marmo. “Roberto, lascia perdere. Il NIE, se mai è nato, è nato morto. Non si è mai mosso.” Alla fine Wu Ming 1 ha sospirato galileianamente: “Soc’mel! And yet it moves…. that fucked New Italian Epic” [“Suck it to me! Eppur si muove… quel fottuto movimento neo-epico italiano” n.d.r.] ed è tornato mogio mogio a Bologna, dove quel gran tenerone di Valerio, per consolarlo, gli ha pubblicato su Carmilla l’84°pezzo sul NIE:

http://www.carmillaonline.com/archives/2008/10/002808.html#002808

“Su, dai, non piangere”, pare gli abbia detto. “Vedrai che domattina ne parleranno anche zia Lippa e zio Giugenna”.

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Lunedì, ottobre 20, 2008 

GENNA MI DÀ RAGIONE

 

Esiste o non esiste un movimento neo-epico italiano? Accanto al fenomeno GOMORRA (libro davvero importante sul piano letterario e sociale) e a ROBERTO SAVIANO ci sono altri autori dotati dello stesso sguardo non OBLIQUO, ma perfettamente DIRITTO (ovvero capace di guardare con fermezza negli occhi del reale)?

Secondo Marco Amici sì:

“Se questa tendenza sia realmente in atto o sia solo espressione della
volontà di potenza del collettivo Wu Ming
[cfr. “Non esiste ciò che esiste, esiste solo ciò di cui si riesce a far parlare”, n.d.r.], lo si DIBATTE ASPRAMENTE [ma ci faccia il piacere! mai dibattito fu più masturbatorio, n.d.r.] nei SALOTTI [ma ci faccia il piacere! Maria Bellonci è morta da un pezzo!, n.d.r.] delle lettere italiane. Dal mio punto di vista il New Italian Epic esiste, le istanze che pone sono reali e la sua consistenza letteraria segna una frattura rispetto al passato recente della letteratura italiana.”

(Da http://www.carmillaonline.com/archives/2008/10/002808.html ) 

Secondo Sergio Garufi il NIE è invece una montatura mediatica cui hanno finito per credere gli stessi montatori.

Di beffa mediatica, nel mio piccolo, avevo parlato anch’io mesi prima. Qui:

SMASCHERATA LA NUOVA BEFFA DEI LUTHER BLISSETT/WU MING

Vi asserivo tra l’altro:

“Non c’è New Epic come la Old Epic, e la sola idea che qualcuno abbia tutta questa fretta di autoinserirsi in un preteso siffatto filone mi dà l’orticaria…

Secondo me, per raggruppare e incasellare la produzione letteraria, bisogna che passino periodi più lunghi. Non si fa storia della letteratura scandendola lustro per lustro, ma ripeto, solo secondo me. Se uno vuole, può inventare e archiviare movimenti letterari anche di settimana in settimana. Ciao.”

Ora leggo in Giugenna:

http://www.giugenna.com/interventi/desavianizzazione_di_saviano.html

“Sono certissimo che la maggior parte dei lettori ha considerato Gomorra per quanto è, cioè un’opera letteraria, che il tempo selezionerà eventualmente tra le opere che rappresentano un’epoca – non possiamo saperlo, la tradizione letteraria del presente non è afferrabile a partire dal presente stesso, dipende molto dalle teste future che leggeranno.»

Appunto!

(Immagine da http://www.mentelocale.it/eventi/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_6257 ) 

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Giovedì, ottobre 30, 2008 

VITA DA AUTORE CHE SI È FATTO UN NOME

 

Dedico a Sergio, mio commentatore di ieri, uno stralcio da “Canti del caos” di Antonio Moresco. Potremmo intitolarlo “Vita da editore”:

“… succede sempre così, non appena scoprono che sono un editore. Dovunque vada, in qualunque posto. Mi fermano per strada, mi rifilano un dattiloscritto mentre sono fermo a un incrocio col finestrino dell’auto abbassato, buttandolo dentro da una macchina ferma di fianco, allo stesso incrocio. Sono già seduto sopra la tazza, in un cesso pubblico, quando l’inserviente bussa alla porta. ‘Dottore, ha dimenticato la carta!’ dice gentilmente da fuori. Saltello a piedi uniti e coi calzoni abbassati fino alla porta, metto fuori la mano, prendo il segmento di carta ripiegato tre o quattro volte. Lo apro: c’è sopra l’epopea romanzata [probabilmente un romanzo new italian epic, n.d.r.]di un venditore porta a porta di fon per le orecchie… scritta in soli tre giorni e in stato di trance, si assicura nella premessa, dopo aver subito l’amputazione di un papilloma al glande…”

(Da Antonio Moresco, ‘Canti del caos’)

Nemmeno la vita di uno scrittore che si sia fatto un nome o uno pseudonimo, comunque, dovrebbe essere granché divertente, a giudicare da quanto Wu Ming 1 lamenta qui :

«Quando hai un minimo di fama (meritata o meno che sia, su questo ai posteri l’ardua sentenza), un sacco di conoscenti, anche vaghi, si autopromuovono parassitariamente a “grandi amici”

(Ce l’aveva con gli 11.353 iscritti a Giap*, naturalmente.)

[* http://lucioangelini.wordpress.com/2008/10/30/vita-da-autore-che-si-e-fatto-un-nome/ ]

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Martedì, novembre 04, 2008 

WU MING 1 COME ALBERTO SORDI  

video
 
(Clicca sull’immagine)

Old Italian Epic, io te distruggo! 

Chiamare il New Italian EpicNeo-epica italiana” avrebbe fatto troppo burino. Lo sapeva bene Alberto Sordi, what’s America!, che prefigurò Wu Ming 1 nel film “Un americano a Roma“…

Mie maldicenze a parte, il dibattito si allarga “a vista d’olio”. A parlarne a Cuneo saranno, infatti, niente popò di meno che Wu Ming 1, Giuseppe Genna, Loredana Lipperini…  insomma sempre gli stessi, che se la cantano e se la suonano nella speranza che, a furia di blaterare il nome della rosa, alla fine sorga alla vita la rosa stessa… (Rovesciando Umberto Eco: “Stant nomina pristina rosa…”), e qualche altro gonzo cada nella beffa. Ma per fortuna che c’è l’Einaudi, che con loro gioca al biliardo… 

Leggiamo in

http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap2_IXa.htm#onda4

«SCRITTORINCITTÀ, CUNEO, 13-16 NOVEMBRE 2008 in quel contesto, domenica 16 novembre alle h.16:30, si terrà il dibattito “New Italian Epic: gli stati generali della narrazione[Wu Ming 1 come Luigi XIV davanti alla crisi finanziaria del 1789???, n.d.r.], con la partecipazione di Wu Ming 1, Wu Ming 5, Carlo Lucarelli, Antonio Scurati, Letizia Muratori, Mauro Gervasini e Giuseppe Genna. Coordinerà Loredana Lipperini. Cinema Monviso, ingresso € 3.

NEW ITALIAN EPIC SU CARTA, PER EINAUDI. È ufficiale, a gennaio uscirà nella collana Stile Libero il libro New Italian Epic, composto dalla versione “3.0” del memorandum (divisa in due parti: New Italian Epic e Sentimiento nuevo) e da un lungo saggio di WM2 intitolato “La salvezza di Euridice” + UNA RACCOLTA DEI POST DI LUCIO ANGELINI SUL NIE:-). Qui, la copertina provvisoria. »

Scrivevo in “Vita da autore che si è fatto un nome“, rispondendo a Julia:

«Secondo me si è solo riverniciata di fresco la vecchia querelle “L’arte per l’arte o l’arte per influire sul reale?”. Il new-italian-epic vorrebbe ri-lanciare la seconda idealità (e fin qui nulla di male, anzi!), ma affastellando opere che ci riescono davvero (“Gomorra“) con altre che non ci azzeccano manco di striscio. Il tutto in elegante confezione pompieristica.»

E rispondendo a Tevis in coda allo stesso post:

«Quello che disgusta di più, secondo me, è il negazionismo di ogni precedente espressione di stima (1) solo perché non si è collaborato al lancio del NIE. ‘Gomorra’ va avanti benissimo anche da solo, non ha bisogno di fare da scudo a quanti lo stanno usando come icona per un movimento che non c’è

http://lucioangelini.splinder.com/post/18884306/VITA+DA+AUTORE+CHE+SI+%C3%88+FATTO

A distanza di ben tre giorni da quelle parole non sono ancora pentito, anzi,  confermo tutto!*-°

(1) Mi scriveva, per esempio, Wu Ming 1 nel lontano 2005: «In passato, su Nazione Indiana, si definiva “troll” Angelini, ma non sta né in cielo né in terra: Lucio dà sempre contributi alla discussione, legge tutto in modo attento, risponde in modo puntuale, sta ad ascoltare, è disposto a discutere di qualunque cosa, e scrive bene.» 

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Sabato, novembre 08, 2008 

I NEO-POMPOSI: WILLIAM DOLLACE

 

(Ace doll)

Tra i fan più sfegatati del NIE (e sottolineo ITALIAN) c’è un certo William Dollace, “ammericano de Roma” alla Alberto Sordi pure lui (vedi post: Wu Ming 1 come Alberto Sordi ; vedi anche:  http://www.italianissima.net/testi/tuvuofa.htm )

Da bravo cagnetto di Pavlov, appena ha visto Wu Ming 1 dedicare il suo saggio a David Forster Wallace, ha deciso di dedicare il suo blog a David Forster Wallace (http://onlygravity.wordpress.com/ ). Appena ha visto Wu Ming 1 tuonare contro il Postmodernismo, ha deciso di tuonare contro il Postmodernismo. Magari poi si scopre che, spogliato del nickname ammericano, William Dollace altri non è che il solito Roberto Bui di Dogato, Ferrara:- )

Ovviamente il mago Otelma-Genna non ha esitato a definire la sua prosa “archi sinaptici allo stato puro. Assoni linguistici elettrificati” (vedi immagine).

[Assoni? Che è? Grandi assi? Dall’americano “ace”? Roba che se magna? n.d.r.]

Assaggiamone un pezzo:  

«Collasso d.ES.crittivo

Ora che il postmodernismo è moribondo e agonizzante, aggrappato alla violenta accelerazione della psicologia gasata da salotto, che ansima affannosamente intubato sull’ultima spiaggia avant-pop dell’esaurimento multimediale lottizzato nella cava culturale, che si rapporta e relaziona con l’avatar loggato nel supermercato autostradale dell’opinione e del detto e dell’urlato e del mostrato e del raffazzonato additato e dell’esibito, che forma sculture ostentate e scintillanti di mediaticità videoimpollinate dalla multiraccolta linkata differenziale delle realtà culturali, massacrate dalla cronografia dell’ovvio, assordate dagli squilli di tromba dei template orripilanti, sigillate dalle scorie radioattive della multisocietà di rete adombrata, non resta che scovare con gli occhi, perpetrare e penetrare l’insondabile, scartavetrare le gengive oculari e contemplare il Magnifico Collasso della Cultura della Descrizione,La Rappresentazione Raffigurante dell’Esposizione, non resta che frugare senza unghie fra gli scarti macellati, farsi investire da inviadidecomposizionemillenaria relitti di plastica digitali e affogarci, dentro, intravedendo l’esterno, appiccicati e vogliosi e ambiziosi come sfavillanti organismi acquatici in una boccia d’acqua alla deriva di un Collasso globale galleggiante, Case-Sequenza, Lotti-Edificabili, Onde-Network-Magnetiche, Prati-di-Social-Perfezionati, Soggettività-Grattuggiate, Arcobaleni rappresi in cieli di pece, Lune sorridenti spiaccicate sull’asfalto roboante di gradi, Declamazioni corali di sregolatezza, Personalità multiple mutanti e funerarie infilzate nello sfacelo amniotico dell’insania, Corpi-Manichini rinchiusi in stoffe bollate e mascherate, Esercitazioni di stoltezza esibita fra gli applausi preregistrati, Circuiti elettrici dislocati in branchi allineati dalle termodinamiche infatuate e farneticanti, giù, fino alla sublime e collettiva devianza.»

(Da http://www.carmillaonline.com/archives/2008/11/002834.html )

Un’altra mezza pagina di queste e mi schianto a terra per sempre:- )

Dice Giuseppe Genna: “Bisognerebbe aprire una discussione, sulla proposta letteraria di William. Coincide con proposte che stanno facendosi pressanti.” (Allude alle sue e a quelle degli altri neo-pomposi come lui, naturalmente, n.d.r.). Per quanto mi riguarda, ho aperto una discussione qui:

http://lucioangelini.splinder.com/post/18984844/I+NEO-POMPOSI%3A+WILLIAM+DOLLACE

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Venerdì, novembre 21, 2008 

INFURIA IN RETE IL DIBATTITO SUL NIE

 

A pochi mesi dall’uscita del saggio wuminghiano sul NIE in rete è tutto un dibattere sull’argomento, con grave scorno dei postmodernisti che – al suo apparire – avevano chiamato gli autori citati da WM1 “I CAVALIERI DELLA FAVOLA ROTONDA” (l’accusa era quella di raccontarsela a rotazione tra di loro). Non è chi non veda come il dibattito abbia oggi inconfutabilmente ESORBITATO. Scelgo da un blog a caso:

«Spesso chi decide di trasferirsi a Barcellona per cercare un lavoro, lo fa con pochi mezzi: qualche risparmio messo insieme e un biglietto aereo… per un totale di meno di un mese di autonomia! C’è però da fare attenzione a una cosa che potrebbe sconvolgere un po’ i vostri piani: la maggior parte delle aziende (e sicuramente le agenzie di lavoro interinale) non possono prendere in considerazione candidati che non sono in possesso del NIE (1) (è praticamente un incrocio tra il nostro documento di identità e il codice fiscale).
Prendere il NIE in sé non è difficile… basta andare all’ufficio della polizia in Paseo Juan Borbò e fare domanda. C’è però un problema: il NIE non viene rilasciato senza un contratto di lavoro o il certificato di Empadronamiento (praticamente una sorta di certificato di Domicilio). Il contratto di Lavoro, come scrivevo prima, è difficile da ottenere senza il NIE, quindi è un po’ un cane che si morde la coda. L’Empadronamiento invece è abbastanza più semplice da ottenere: se vivete da soli (e avete un regolare contratto di affitto), basta andare allo sportello di attenzione al cittadino dell’Ayundamiento e fare domanda. Se invece subaffittate una stanza, dovrete chiedere al vostro padrone di casa (che dovrebbe essere titolare di un contratto di affitto) di dichiarare che vivete a casa sua. Il secondo problema è il tempo: normalmente ci vuole circa un mese per ottenere il NIE… nell’attesa del quale dovrete svolgere qualche lavoretto NON ufficiale (oppure non fare niente e godervi la città… finanze permettendo). Un’alternativa è quella di venire a Barcellona per qualche giorno un mese prima dell’effettiva partenza, e muoversi per prendere una stanza in affitto, il conseguente certificato di Empadronamiento e fare domanda per il NIE. Dopodiché tornare a casa per non spendere tutti i risparmi, attendere il NIE e, appena ottenuto, venire qui per cercare lavoro sul serio… Ovviamente è tutto più semplice se avete un amico che vi può ospitare e dichiarare (ai fini dell’Empadronamiento) che vivete a casa sua. Se qualcuno di voi ha esperienze simili (meglio se di prima mano) da condividere, o consigli a proposito… aspetto commenti.»

(1) NIE = Número de Identidad de Extranjero.

(Da http://www.italianiabarcellona.com/dblog/articolo.asp?articolo=38 )

Si veda anche:

http://www.justlanded.com/italiano/Spagna/Strumenti/Guida-Spagna/Visti-e-permessi/Residenza-e-NIE

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Venerdì, novembre 28, 2008

WU MING 1 ALLE TERMOPILI DELL’ APOCALISSE 

video

(Irina Skassalkazaia: clicca sull’immagine )

Ricordate la serie televisiva “Hollywood party” (1996) con i mitici Broncoviz (Marcello Crozza e Carla Signoris)? E ricordate la presa per il culo dei divi di Hollywood nella sigla finale “Anche tuuuuuuuu… come Kevin Kostner“? Una telecamera nascosta sorprendeva la controfigura dell’attore mentre introduceva nell’ alcova del proprio fighissimo monolocale hollywoodiano una bionda da schianto. Lui andava in bagno e tornava con un kimono rosso lacca, impugnando due statuette Oscar spudoratamente falliformi… poi l’amplesso.

Ho ripensato ai Broncoviz leggendo l’articolo “NUOVO, EPICO E ITALIANO – L’APOCALISSE FORMATO NIE” qui:

http://www.carmillaonline.com/archives/2008/11/002845.html#002845

Il passo: “Il NIE ha guardato l’apocalisse dritta negli occhi… La direzione punta dritta nella tempesta… ” mi aveva – infatti – richiamato alla mente, per associazione di idee, la parodia broncoviziana dei film catastrofici:

video 

(Clicca sull’immagine) 

Di associazione in associazione, avevo poi pensato che anche Wu Ming 1, in fondo, dalla visione del film “Trecento” in poi, non fa che canticchiarsi davanti allo specchio “Anche tuuuuuuu… come Zack Snyder”.

Chi l’ha detto, infatti, che anche uno scrittore non possa identificarsi con questo o quel personaggio del proprio stesso immaginario, compreso l’ectoplasma di un antico AEDO perpetuamente inquietato dall’incubo di sempre nuove mitopoiesi ?

Non ha ancora capito, il nostro Robertino, che l’unica mitopoiesi possibile, al giorno d’oggi, passa per Hollywood e magari, di lì, per il bostoniano MIT, Massachusetts Institute of Technology. O forse l’ha capito fin troppo bene, avendo più volte raccontato di essere andato a propagandare il “New Italian Epic” proprio al Massachusetts Institute of Technology, dove ormai non si parla CHE d’altro:-). È lì, infatti, che si custodisce il VELLO D’ORO della nuova fiction mondiale, per i nuovi Giasoni in arrivo dalle più remote contrade del mondo, Dogato compresa. Avrete letto anche voi, suppongo, della recente progettazione di un finanziatissimo CENTER FOR FUTURE STORYTELLING

Ci stiamo davvero avviando verso la fine della storia? L’interrogativo non è di ordine filosofico questa volta, ma narrativo, e a lanciare l’allarme è Hollywood. Che per scongiurare il pericolo fa scendere in campo nientemeno che il Mit: il Media Lab annuncia oggi la creazione, in stretta collaborazione con due guru dell’industria del cinema, di un nuovo centro di studio sulla narrazione del futuro, battezzato Center for Future Storytelling. Un laboratorio dove si studieranno i metodi narrativi classici – quelli che abbiamo amato per decenni sul grande schermo, da Via col Vento al Dottor Zivago, con un inizio, uno sviluppo ed una conclusione – e la loro evoluzione prossima, condizionata in modo sempre crescente all’assuefazione quotidiana ad sms, twitter, rete e telefonini… Il centro aprirà le porte nel 2010 a Plymouth, in Massachusetts, grazie ad un investimento di 25 milioni di dollari messi a disposizione su un arco di sette anni dai Plymouth Rock Studios, una major attiva in produzioni cinematografiche e televisive, e all’impegno diretto di David Kirkpatrick, ex presidente del Motion Picture Group e di Earl Lestz, presidente per 20 anni dello Studio Group. Ma da subito professori e studenti inizieranno a riflettere su come le nuove tecnologie potranno rendere le storie più interattive, dai kolossal hollywoodiani al materiale multimediale condiviso peer-to-peer, per renderle più in sintonia con i tempi…»

Il resto  QUI

Per quanto riguarda il PUNTO CHIAVE DEL NIE, comunque, rimando all’articolo  http://it.danielpipes.org/article/5241

e in particolare alla frase:

«Il punto chiave del NIE, contenuto nel primo capoverso, così recita: “Reputiamo con un ampio margine di probabilità che nell’autunno 2003 Teheran abbia interrotto il proprio programma d’armamento nucleare”»:-/ 

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Giovedì, dicembre 18, 2008 

NUOVA ITALIANA EPICA (NIE): ATTO TERZO.

(Cangiari tutti cosi pi nun cangiari nenti… )

Leggo sull’ultimo Giap (numero di fine e inizio anno)

QUELLO CHE DOBBIAMO FARE

«A un romanzo non chiedo certezze, non chiedo di rafforzare convinzioni che già ho: pretendo una destabilizzazione, anche sottile ma deve esserci. Voglio una letteratura non consolatoria bensì perturbante. Non voglio sentirmi dire che i cattivi sono cattivi perché sono cattivi, e che i buoni hanno ragione. Voglio racconti sulla crisi dei “buoni”, sul punto di vista dei “cattivi”, sugli ostacoli e i ripensamenti, sulle prove da superare, sulle sconfitte che fondano qualcosa e le vittorie che fanno impazzire e portano al disastro.»

Yawn, yawn, e poi yawn. Non è chi non dia per assodato – e da parecchi decenni! – tutto ciò. Siamo mica più ai tempi di Zdanov e della letteratura asservita alle esigenze propagandistiche, eccheccazzo. Ma per i gattopardi Wu Ming quello che conta è dare un nome nuovo alla vecchia acqua calda (cfr. plus ça change, plus c’est la même chose, o anche the more that changes, the more it’s the same thing ), pur di potersene attribuire finto-euforicamente la scoperta ed einaudizzarla a dovere.

Concludono, infatti:

«Il 27 gennaio 2009 uscirà per Einaudi Stile Libero il libro New Italian Epic. Letteratura, sguardo obliquo, ritorno al FUTURISMO(1)

Nella quarta di copertina, ovviamente, il finto-euforico annuncio:

«Nella narrativa italiana sta succedendo qualcosa. Qualcosa di GROSSO

Poi uno pensa alla tediosità di Manituana e gli scendono di un altro centimetro le palle…

Niente artistici “DOBBIAMO” e niente PARAMETRI obbligati, per quanto mi riguarda. Che ciascuno si esprima come meglio crede. 

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(1) Il richiamo è, evidentemente, al MANIFESTO di Filippo Tommaso Marinetti del febbraio 1909: 

1-Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.

2-Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

3-La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno…

Eccetera.

Come dire: ‘sti qua si sono inventati lo SGUARDO OBLIQUO e il WHAT IF (“Se mia nonna avesse le ruote, sarebbe una carriola???”), ma il risultato non cambia. Qualcuno gli darà pure retta, ma se posso dare una risposta tipicamente fanese agli sproloqui del neo-marinettiano Wu Ming 1, essa è questa: ” ‘A Robbè, guarda che a me non m’incanti!”. N.d.r.

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Sabato, gennaio 10, 2009

PASSANO GLI ANNI, MA LA LIPPA NON CAMBIA…

(Lippa-Allevi dirige l’orchestra sinfonica di Torino)

Consapevole di aver toccato – lui sì – il cuore profondo del popolo, Wu Ming 1 accusa Giovanni Allevi di essere populista, ma non POPOLARE (come lui?):

QUI

«Allevi non è popolare: è populista. Il modo in cui si presenta e lo presentano è ricattatorio: se non ti piace quel che faccio, allora sei un trombone, un intellettualoide, uno che non ha capito. Retorica non tanto diversa da quella leghista/berlusconiana… »

Risponde un altro lettore:

«Come dire che Allevi è il Wu Ming 1 della musica».

Ed ecco che subito la Lippa, bloggherina dalla penna rossa, zac!, con un bel colpo di forbici censura premurosa il contributo. Di Allevi si può dire qualunque cosa, ma guai a chi le tocca i suoi personali – e neoepici! – tromboni…

(Immagine dal sito della Lipperini) 

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Venerdì, gennaio 23, 2009 

IMPAZZA NEI CINEMA IL NEW AUSTRALIAN EPIC

Il New Australian Epic è una delle molte-buone-diverse cose che accadono oggi nella cinematografia australe. Seguo anche altri fenomeni, però quest’epica recente è quel che più mi interessa sondare. Vorrei che esplorassimo tutti insieme lo strato profondo, quello dove si intrecciano le radici di tante opere, opere in apparenza diverse ma che molti spettatori sentivano affini e consonanti già prima che uscisse “Australia”. Il film si rifà, come è noto, ai grandi capolavori epici come Via col vento, La regina d’Africa e La mia Africa, ma contiene praticamente ogni genere cinematografico. Non si dimentichi che il New Australian Epic è sorto dopo il lavoro sui “generi”, è nato dalla loro forzatura, ma non vale a descriverlo il vecchio termine “contaminazione”. E Luhrmann è riuscito nell’impresa quasi impossibile di coniugare nella stessa pellicola avventura, storia d’amore, umorismo, guerra, film in costume, messaggio sociale e addirittura musical, grazie all’ottimo uso della canzone “Somewhere over the rainbow” dal Mago di Oz.

Certa pseudo-critica che crede di orientare il dibattito culturale non si è accorta di quanto succedeva perché da tempo – cronometrista e schiava di un tran tran disperante – ha rinunciato a immaginare che si possano, o meglio, debbano spezzare tutti i falsi legami gerarchici tra le cose e le idee, distruggere tutti gli strati ideali divisori tra di loro. Ed era prevedibile che il New Australian Epic incontrasse ostilità e reazioni sopra le righe. È probabile che il dibattito continui a suscitare l’aperta inimicizia – o la stizza tenuta a stento – della “casta dei mediatori”, in cui militano veri e propri “cottimisti” della denigrazione. L’importante è essere consci che il dibattito reale si svolge altrove. In rete, si è affermato come logo del dibattito sul NAE il profilo di Nicole Kidman appoggiato a quello del bonissimo Hugh Jackman, la cui pelle non può essere perforata da alcuna arma. Nella lotta l’eroe non perde nemmeno un dito, mentre il villain della situazione, il perfido Fletcher, muore trafitto da una fletcha (cfr. nomen omen).

In narrazioni come “Australia” c’è un po’ di tutto: guerre, anabasi, transumanze, viaggi iniziatici, lotte per la sopravvivenza, sempre all’interno di conflitti più vasti che decidono le sorti di classi, popoli, nazioni o addirittura dell’intera umanità, sugli sfondi di crisi storiche, catastrofi, formazioni sociali al collasso. Queste narrazioni sono epiche perché riguardano imprese storiche o eroiche o comunque avventurose, e perché sono grandi, ambiziose. Spesso il racconto sconfina nel sorpannaturale (il bambino Nullah che “canta a sé” i personaggi che desidera re-incontrare nel bel mezzo dei più fastidiosi bombardamenti). È complesso e popolare nello stesso tempo, e soprattutto induce nello spettatore la classica domanda “what if“: cosa sarebbe accaduto se il prodursi di un evento (es. l’attacco a Pearl Harbor) avesse mancato di far stringere in un liberatorio abbraccio finale tutti gli eroi del film? O anche: e se Lady Sarah non avesse trasportato una mandria di 1500 capi fino a Darwin con l’aiuto del rude mandriano Drover (Hugh Jackman)?

Il film è anche una dichiarazione d’amore per l’Australia, paese che in un certo senso ha veramente un alone misterioso e che Luhrmann ha voluto nobilitare e far conoscere al pubblico di tutto il mondo. Per far ciò, ha aggiunto alla bellezza naturale della sua terra alcuni ritocchi digitali con l’effetto di creare un’atmosfera magica e da sogno (transmedialità). Non manca il messaggio sociale importante: nel film è aspra la critica ai fatti legati alle “generazioni rubate”, bambini nati da madri aborigene e padri bianchi che dovevano essere allontanati dalle loro famiglie “per togliere il nero che è in loro” (si pensi alle perplessità suscitate nel nostro capo del governo Silvio Berlusconi dalla sospetta abbronzatura del neo-eletto presidente degli Stati Uniti Barack Obama). Riconoscibilissime, infine, le citazioni da Girolamo De Michele, Gianni Biondillo, Loredana Lipperini (l’oste che non vuole far entrare nel proprio blog-saloon il negro Lucio Angelini), Giuseppe Genna, Wu Ming (“Manituana”). Vi è persino un accenno a “Gomorra” di Robertino Saviano  (il traffico delle carney australiane quasi interamente monopolizzato dal mafioso Carney) (cfr. nomen omen).

(Collage da una recensione cinematografica di Valentina Ariete e dalla versione numero 2 del saggio di Wu Ming 1 sul New Australian Epic):- ). 

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Mercoledì, gennaio 28, 2009 

S’ODE A DESTRA UNO SQUILLO DI TROMBA

  

(Alcuni narratori del NIE mentre stanno lavorando per noi)

In occasione dell’uscita – in pregiato cartaceo einaudiano – della versione n. 3 del NISE (New Italian Self Essay = nuovo saggio italiano scritto da se stessi su se stessi) di Wu MING 1, sono prontamente scattati i megafoni promozionali di vari fiancheggiatori del Salvatore delle Patrie Lettere, tanto che a più di un lit-blog visitor [si è liberi di tradurre l’espressione lit-blog visitor in italiano, ci mancherebbe altro. Io la uso in inglese perché guardo alla scena italiana da fuori e vorrei mantenere questa parziale esternità. N.d.r.] sono tornati in mente gli epici versi manzoniani:

«S’ode a destra uno squillo di tromba;
a sinistra risponde uno squillo:
d’ambo i lati calpesto rimbomba
da cavalli e da fanti il terren.».

La prima a riverberare nell’etere la notizia è stata, come al solito, Loredana Lipperini:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/01/26/new-italian-epic-dal-web-alla-carta/

Al suo squillo di tromba hanno fatto eco quelli di Girolamo De Michele, ancora ebbro di emozione per essere stato arruolato tra i guerriglieri ufficiali della NUOVA ITALIANA EPICA [si è liberi di tradurre l’espressione NUOVA ITALIANA EPICA come New Italian Epic, anche se fa più cagone. N.d.r.] 

http://www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002919.html#002919

«Comprendere l’importanza dell’ allegoria non solo come figura retorica, ma come espressione figurale dello sguardo obliquo dei narratori NIE è indispensabile per comprendere verso quali direzioni la narrativa italiana, da nessuno eterodiretta, sta camminando, e a quali questioni questo percorso è nei fatti una risposta», ha dichiarato – compuntissimo – De Michele.

Mi permetto di riportare un’immagine del suo tipico sguardo obliquo:

A proposito di allegorie, poiché il Carnevale è ormai alle porte, vorrei consigliargli di salire su uno dei CARRI ALLEGORICI allestiti per le tradizionali sfilate del periodo pre-quaresimale in vari comuni d’Italia.

(Carro allegorico dedicato alla NIE, New Italian Economy)

Personalmente, mi riservo di segnalare a PAOLO ATTIVISSIMO, il noto cacciatore di bufale webbiche

(vd. http://www.attivissimo.net/ ),

anche quella wuminghiana:

http://lucioangelini.splinder.com/post/16883086/SMASCHERATA+LA+NUOVA+BEFFA+DEI

[L”immagine in alto è tratta da: www.kirwanesque.com; quella  con lo sguardo obliquo di Girolamo De Michele è tratta da http://www.blackmailmag.com/images/Incontri/De_Michele.jpg; quella con il carro allegorico da http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm2/eol/2007/12/24/745903.pjpeg ] 

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Venerdì, gennaio 30, 2009

IL CANTO DEL GUERRIGLIERO DEL NIE

Scrisse Loredana Lipperini il 2 gennaio 2009:

«… Cominciare l’anno, soprattutto, con un Sms mandato da un amico, che vi riporto qui. “Chinati a difendere la fiammella, perché un giorno torni ad appiccare incendi”. È l’augurio che estendo a tutti voi. Mi rituffo a scrivere.»

Per un attimo, frastornato anche da certe allarmanti notizie del telegiornale, temetti alludesse alla fiamma del logo riportato qui sopra (“Che sia definitivamente impazzita?” mi dissi), poi capii che in realtà non dovevo preoccuparmi in maniera così grave: stava semplicemente riferendosi agli incendiari del N.I.E., alle cui creazioni – come sostiene Wu Ming 1 – pare sia affidata la nostra lotta per “estinguerci con dignità e il più tardi possibile, magari avendo passato il testimone a un’altra specie, che proseguirà la danza anche per conto nostro” (sic).

Allora, zuzzurellonescamente, postai il 

CANTO DEL GUERRIGLIERO DEL N.I.E

«Basta un pizzico d’EPICA
e la FLAMMULA va su
la flammula va su
la flammula va su
Basta un pizzico d’EPICA
e la FLAMMULA va su
tutto brillerà di più!»

Ribatté Girolamo De Michele:

«Ecco, senza di te ci sentivamo un po’ soli: come [quando si sentono?, N.d.r.] i tacchi della maleducata del piano di sopra che gira per casa senza infilarsi le pantofole, o gli scatarri del dirimpettaio che crede che il catarro esibito con frastuono sia segno di buona creanza.»

E io:

«Scusa, Girolamo, stai per caso alludendo a tua sorella?»

Ma la Lippa, epicamente tesa a soffocare con pompieristica tempestività ogni parvenza di focolaio critico nei confronti degli adorati fantaccini del N.I.E, afferrò lesta l’estintore e spense il commento.

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Sabato, febbraio 07, 2009

CANTAMI, O DIVA, DEI PELOSI WU MING…

«Ti è mai capitato di ascoltare il telegiornale e sentire una morsa tagliente afferrare il tuo cuore, un senso di scoraggiamento,  di impotenza, di ribellione nell’ascoltare notizie di cronaca che assomigliano sempre di più ad un bollettino di guerra? Ti sei mai chiesto: ma io nel mio piccolo cosa potrei fare per non restare passivo dinnanzi ad un mondo che sembra impazzito, sempre di più in corsa verso l’autodistruzione? Cosa potrei fare per innescare una rivoluzione pacifica che sappia contrapporsi ad un esercito che con crescente lucidità e determinazione si sta organizzando per diffondere paura, violenza, diffidenza, terrorismo, morte distruzione?

Noi Wu Ming abbiamo una proposta da farti:

ARRUOLATI ANCHE TU NELL’ ESERCITO DEI CAVALIERI DEL N.I.E!

La missione dei Cavalieri del N.I.E. è portare l’Amore in un mondo che sta morendo per mancanza d’Amore. Un Cavaliere desidera essere generoso e valoroso,  lottare per il bene fino all’eroismo. Sembra molto impegnativo, ma è Calliope stessa, la musa protettrice dell’EPICA (1), a dare la Sua forza a chi la segue con tutto il cuore! Grazie Calliope, perché tu come Luce ci strapperai da quelle gelide tenebre che avevano imprigionato la nostra anima in un abbraccio mortale. Grazie per essere ‘scesa negli inferi del nostro cuore’, grazie per averci amato così pazzamente da prendere su di te ogni nostra angoscia, dolore, tristezza, per donarci pace, amore, pienezza. In te, e solo in te abbiamo trovato la Sorgente d’Acqua Viva capace di dissetare la sete del nostro cuore sempre inquieto. Vogliamo donarti la nostra vita perché tu possa renderci strumenti della tua Luce. Vogliamo fare parte dell’esercito dei Cavalieri della Luce che tu stai suscitando per portare l’Amore in un mondo che sta morendo per mancanza d’Amore. Sì, Calliope, vogliamo lasciarci arruolare da te nel tuo esercito di cavalieri, valorosi, generosi, eroici e ci impegniamo a:

  1. Lasciarci infiammare, forgiare dal Fuoco dell’Epica.
  2. Rivestirci della tua armatura, perché possiamo spegnere i dardi infuocati che il Postmodernismo con tutte le sue legioni e i figli delle tenebre continuano a scagliare contro l’umanità, avvelenando le menti e i cuori.
  3. Essere degli innamorati dell’Epica. Non stancarci mai di nutrirci della Tua Epica Parola, di proclamarla vivendola con grande radicalità ed eroismo, alla lettera, senza misura, senza alcun compromesso o interpretazione di comodo.
  4. Attingere alla Sorgente del tuo cuore per fare fiorire i deserti del mondo;  andare nelle strade, nelle piazze, sui tetti e annunziare con Forza la tua Epica Parola sino agli estremi confini del mondo.
  5. Immergerci con te negli ‘inferi’ dell’umanità per colorarli di Parnaso.
  6. Mettere tutto il nostro impegno perché tanti decidano di fare parte del tuo esercito di Cavalieri della Luce. Grazie, CALLIOPE

(Da http://www.cavalieridellaluce.net/ )

(1) Nella mitografia classica le Muse sono le nove divinità che proteggono le arti… Ciascuna ha un compito specifico, da cui consegue l’attributo (variabile nei secoli della loro lunga durata simbolica) che la rende riconoscibile: Clio è la musa della storia (accompagnata da una tromba o da un cigno, incoronata di alloro), Euterpe è la musa della musica o della poesia lirica (accompagnata dal flauto, con i capelli adorni di ghirlande di fiori), Talia è la musa della commedia (accompagnata dallo strumento musicale della viola o da una maschera teatrale), Melpomene è la musa della tragedia (accompagnata da una maschera tragica o da altri oggetti simbolici), Tersicore è la musa della danza (accompagnata da uno strumento a corde oda una cetra, incoronata con ghirlande di fiori), Erato è la musa della poesia amorosa (accompagnata dal tamburello o dalla lira, o anche da un cigno), Urania è la musa dell’astronomia (accompagnata dal globo e dal compasso, contornata da un cerchio di stelle), CALLIOPE è la musa della poesia epica (accompagnata dalla tromba, regge una corona di alloro), Polinnia è la musa degli inni eroici (accompagnata da un organo portatile o da altro strumento musicale). L’invocazione alle Muse, perché diano l’ispirazione al poeta, è luogo comune di moltissimi testi, da Omero a Dante e oltre. Quando sono evocate nella forma di plurale collettivo (“le Muse”), indicano le arti nel loro complesso.

(Da http://www.italica.rai.it/rinascimento/parole_chiave/schede/lenovemuse.htm )

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Lunedì, febbraio 09, 2009 

PAVLOVIANE CENSURE DELLA LIPPERINI

(Quanta neve, ieri, salendo in ciaspe verso il santuario di Lussari, nel tarvisiano!)

Scriveva Loredana Lipperini l’ 8 aprile 2008 nel post EPICA E CATANE :

«In realtà, di interventi su un filone di scrittura che riunisce autori frettolosamente definiti “di genere” (Evangelisti, Lucarelli, De Cataldo, Genna fra gli altri) si è parlato spesso, in rete e non solo. Ad approfondire il concetto, con la definizione di  “New Italian Epic”, è intervenuto Wu Ming 1 qualche giorno fa, in un’analisi al Middlebury College, Vermont. Qui trovate l’audio.»

Mio commento:

«Bravo Wu Ming. Gliele ha cantate chiare al mercato americano che, a differenza di quello francese, non ha ancora pubblicato per intero lo zoccolo duro della New Italian Epic… E dire che i WuMing hanno concepito ‘Manituana’ pensando soprattutto al mercato americano:- )»

Il 7 febbraio 2009 Wu Ming 1 – in coda all’ennesimo post NIE-filo della Lipperini [ormai affetta da passione compulsivo-paranoide nei confronti delle bufale wuminghiane, n.d.r.] ha sboronato:

«… l’EPICA come risposta degli scrittori alla meschinità schifosa del presente (e mai come in questi giorni, con l’Italietta in salò-pette che entra nella sua fase necro-clerico-“bukkake”) proviamo un senso di grande schifo.»

Un commentatore a caso:

«Ah, sì, l’epica dei Wu Ming protesi alla Conquista del Mercato Americano. E chi vi crede più???»

Wu Ming 1:

«Beh, per fare un esempio, loro: http://tinyurl.com/c32kzt »

Postato Domenica, 8 Febbraio 2009 alle 12:50 am da Wu Ming 1 »

Il commentatore:

«Appunto. Tante frescacce sul New Italian Epic per poter arrivare SOPRATTUTTO lì. Ci aveva proprio ragione la Carla Benedetti [quando parlava di NIE come operazione auto-promozionale, n.d.r.]

Ma la censora Lipperini, ZAC!, ha subito cassato il commento, rendendone incomprensibili altri quattro.

P.S. Ovviamente non c’è nulla di male nel puntare al mercato americano e cercare di raggranellare quanti più dollaroni possibili, ma di qui a spacciarsi per duri e puri, riparandosi tutti sotto il provvidenziale ombrello gomorriano, e millantando di contrastare il berlusconismo con operine tediose quali ‘Manituana’ … ce ne corre!

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Venerdì, febbraio 13, 2009

L’INVIDIA DEL PENE E L’INVIDIA DELLA PENNA

Divertente commento, ieri, in Lipperatura .

La Lipperini contestava un articolo ipotizzante l’avvenuto SORPASSO delle donne sugli uomini, che ora si scoprirebbero sesso debole. “Eh no!”, protestava grosso modo, “il sesso debole siamo noi, altrimenti che cosa avrei riscritto a fare Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti???”

A un certo punto una certa Maria Rosaria ha ricordato:

«Gemeva la Lipperini al tempo in cui Genna partorì [ih ih ih, che doglie!!!N.d.r.] Hitler: “Siamo fatti di corpo, ovvio: ma questo corpo si muove, agisce, fa esperienze che non sono sempre e solo riconducibili al materno o al sesso o al mistero nascita/morte. Questo corpo pensa. Esplora. Si interroga. Scopre. Quel che intendo dire è che mi piacerebbe che ad una donna saltasse in testa di scrivere ‘Hitler’, per esempio. A distanza di tanto tempo, la pubblica confessione di un simil segreto desiderio continua a lasciarmi interdetta. Non più l’invidia del pene del padre, ma l’invidia della penna di Genna, nel suo caso. Ahinoi, ne abbiamo ancora molta di strada da fare… se siamo ridotte così.» 

E pensare che Genna, se la voce che circola ha qualche fondamento, starebbe riscrivendo: “Piccoli uomini crescono“(1) della Louisa May Alcott…

(1) Sull’eroico drappello dei neo-epici, immagino. Drappello tutto RIGOROSAMENTE MASCHILE, peraltro. Si è mai vista una donna conquistare il Vello d’Oro?

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Sabato, febbraio 14, 2009 

OLD AMERICAN EPIC: MOBY DICK

Allegoritmi a manetta, nel film che John Huston trasse nel 1956 dal capolavoro letterario americano di cent’anni prima “MOBY DICK“, di Herman Melville: significazioni mistico-religiose, forse addirittura la ricerca di Dio (ma un Dio collerico e vetero-testamentario)… oppure il conflitto Uomo-Natura, Male-Bene, Terra-Acqua, Materiale-Spirituale, con contorno di richiami biblici e sotto-metafore d’ogni tipo. “Chiamatemi Ismaele” (CALL ME ISHMAEL), esordisce secco il narratore, che subito dopo riceve un’inquietante profezia da un altro tizio chiamato, guarda caso, Elia. Ma quando Moby Dick trascina l’ossesso capitano Achab, “roso di dentro e arso di fuori dagli artigli fissi e inesorabili di un’idea incurabile”, con tutta la variegata ciurma della baleniera Pequod, nel profondo degli abissi… chi ha vinto? La Natura, Dio o il Male? E l’amicizia tra Ismaele e il ramponiere Queequeg (curiosamente somigliante all’Ezio Greggio nostrano, malgrado i tatuaggi) così diversi per razza, colore e tradizione – eppure così capaci di dialogo e di reciproca comprensione – non alludono oggi più che mai alla fraternità fra uomini di razza diversa in un momento di razzismo imperante nel paese… ? (Ho rubacchiato dal foglio di presentazione)

Cosa?

Come mai mi salta in mente di tirar fuori una versione cinematografica di Moby Dick di oltre cinquant’anni fa?

Semplice. Perché mercoledì scorso mi sono lasciato trascinare alla magnifica e restauratissima sala Santa Apollonia di Venezia, dove sono in corso 7 apppuntamenti con film d’arte di mare, di storia, di avventure, a cura del Circolo della Vela. Per chi arriva un po’ prima della proiezione, peraltro, c’è anche la possibilità di gustare un delizioso rinfresco gratuito…

Qui gli altri titoli:

http://www.compagniadellavela.org/?id_pagina=7&Lang=_1&id_news=135

E comunque sì, lo ammetto, forse anche grazie ai propedeutici prosecchini, mi sono abbastanza thrillato:- )

Moby Dick Trailer

(Clicca sull’immagine per vedere il trailer del film)

(Immagini da www.textezurkunst.de/…/2007/10/moby_dick.jpg e da http://www.cinematographers.nl/GreatDoPh/Films/MobyDick2.jpg )

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Martedì, febbraio 17, 2009 

VENEZIA. CARNEVALE 2009

 

(Venezia, Carnevale 2009. Il leone vegetale nel “giardino” in stile finto-Versailles installato quest’anno in Piazza San Marco, con piante e quinte teatrali.)

Ieri pomeriggio avevo una gran voglia di riposarmi dalle fatiche dei commenti copiosamente e generosamente:- ) dispensati in coda all’articolo di Emanuele Trevi “NELLA STANZA SEPARATA” in Nazione Indiana.

Ne copio-incollo uno:

«A me di Fabrizio Rondolino è piaciuta soprattutto questa dichiarazione:

“… la letteratura dev’essere LIBERTARIA, perché ogni vero scrittore è per natura insofferente a qualsiasi visione del mondo che non sia la sua”.

Direi che è ESATTAMENTE QUESTA la ragione per cui ho detestato la chiamata alle armi di Wu Ming 1 fin dalla prima versione del suo saggio sul Nie.»

 Il post di Trevi

e il dibattito (quasi tutto off topic, n.d.r.) sono qui:

http://www.nazioneindiana.com/2009/02/14/nella-stanza-separata/#comments . 

A un certo punto ho spento il pc e sono andato a sgranchirmi le gambe in piazza San Marco, anche per buttare un occhio al Carnevale in corso. Qui il programma:

http://www.carnevale.venezia.it/

Ho pure scattato qualche stracco snapshot:- )

 

Una maschera (dettaglio).

 

Uno dei “Sauros” quotidianamente sguinzagliati in giro per la piazza .

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Giovedì, febbraio 19, 2009 

WU MING 1 REAGISCE “DE PANZA” A QUATTRO CRITICHE NEGATIVE

(Wu Ming 1 e la fida scudiera Lippa-Panza errano per la campagna spagnola di Montiello)

Impermalito, stizzito, sussiegoso come non mai, l’hidalgo Wu Ming 1 ha dato sfogo a una reazione tutta de panza a quattro articoli apparsi sulla stampa nelle ultime due settimane, i cui autori non ha esitato a declassare a troll. Si veda:

http://www.carmillaonline.com/archives/2009/02/002945.html#002945

«Si tratta – scrive Wu Ming 1- di reazioni all’uscita in libro di New Italian Epic. Vado a elencarle:
– Riccardo Chiaberge, “Wu Ming, attenti a non prendere la scossa“, inserto domenicale de Il Sole 24 ore, 1 febbraio 2009;
– Filippo La Porta, “Macché New Italian Epic, questo è solo glamour“, Corriere della sera, 7 febbraio 2009;
– Emanuele Trevi, “Questo Wu Ming ha le gambe corte“, Alias, 14 febbraio 2009;
– Fabrizio Rondolino, “Wu Ming, se questa è letteratura”, La Stampa, 15 febbraio 2009.
I titoli dicono già molto. Anzi, quasi tutto. Si tratta di reazioni tra lo stizzito, il sussiegoso e il goliardico. Reazioni interessanti, poiché confermano quanto la critica e il cronismo culturale “accreditato” siano nolenti e/o incapaci di affrontare nel merito quel testo, o meglio, le questioni che pone e il dibattito che lo circonda. Al contrario, ostentano ansia di liquidarlo con poche (o in alcuni casi molte) freddure e boutades. [Per inciso, spiace vedere in quella congrega un critico altrimenti acuto (e bravo scrittore) come Emanuele Trevi. Spero sia solo un infortunio.] … Eccetera.»

Insomma, finalmente si comincia a capire qualcosa delle fumisterie di cui Wu Ming aveva farcito il proprio saggio.

Il misterioso “sguardo obliquo”, per esempio, altro non era che la decisione di guardare – appunto – di traverso chiunque osasse spernacchiare le sue bufale. Per sua fortuna gli dà costantemente una mano la fida scudiera Lippa-Panza, sempre pronta a megafonare qualunque scorreggina (“de panza” anche quella) del cinese de’ noantri.

Wu Ming 1 aveva anticipato su Nazione Indiana il 16 febbraio scorso:

«La mia analisi comparata / decostruzione retorica / proposta di lettura morfologica delle prime, frettolose reazioni al libro NIE (di Trevi, Rondolino e altri) uscirà nei prossimi giorni su Carmilla e su Giap. Penso che sia interessante studiare questo tipo di documenti e gli stratagemmi utilizzati dai loro artefici: ricorso all’assiomatica, sofismi, paralogismi, tecnica dei morceaux choisis per comporre tesi caricaturali da attribuire all’avversario.»

Avevo risposto:

«E se Wu Ming 1 studiasse gli stratagemmi utilizzati da se stesso nel proprio saggio per infinocchiare i gonzi (ricorso all’assiomatica e all’algoritmica, sofismi, paralogismi, tecnica dei morceaux choisis per comporre tesi anti-postmoderniste, riferimenti a MITOLOGIE autorevoli e ad EPICHE reali… )?»

Il minisaggio in due puntate con la critica ai propri critici [si spera che questi ultimi non facciano come lui, opponendo nuove critiche alla critica wuminghiana delle loro precedenti critiche, altrimenti non sarebbe più finita… N.d.r.] è dedicato a Walter Veltroni.

Ecco, se posso permettermi una digressione estemporanea, secondo me il ciarliero Walter “non ce l’ha fatta a farcela” per la stessa ragione per cui l’invenzione di Wu Ming 1 non è piaciuta alla critica: parole, parole, parole… tanto fumo… niente arrosto.

Però, a questo punto, avrei una proposta da fare a Bui: WHAT IF ? Intendo: Roberto, E SE accantonassi per qualche tempo le tue velleità critico-autorial-letterarie (con particolare riferimento alla tua recente smania di dimostrare di aver aperto una nuova via di roccia nella parete nord [North Face, diresti tu ] della letteratura italiana) e ti buttassi a capofitto nella politica attiva e fattiva? Magari qualche risultato più credibile potresti anche spuntarlo, ovviamente previo salutare ridimensionamento dell’ego e passaggio dal populismo al popular

Di energie da spendere pare tu ne abbia ancora una discreta scorta. Si tratterebbe solo – nel tuo caso – di incanalarle nella direzione giusta…

Ti vedrei, per esempio, come sindaco di Bologna, tanto per cominciare dal basso… Meglio lì in municipio che sulla Torre degli Asinelli, a farti seghe sull’inesistente NIE. Non trovi?

(Immagine da http://www.uoregon.edu/~kmestas/webquest/index_files/image004.png )

——————

Venerdì, febbraio 20, 2009 

LE RAGAZZE PON PON DEI WU MING

(Fashion doll liberamente ispirate a due ragazze pon pon dei Wu Ming: Gaja De Pascale e Claudia Boscolo)

Nei commenti  di ieri al post “NIE: REAZIONI DE PANZA” in Lipperatura, mi ero messo a conversare amabilmente con un certo Aldo e due ragazze pon pon dei Wu Ming (GAJA DE PASCALE e CLAUDIA BOSCOLO). Ovviamente, mi ero dovuto trincerare dietro nick perché ogni volta che commento col mio vero nome e cognome la Lipperini ha uno sturbo e mi censura lì per lì. Poveretta, è accecata dalla gelosia nei miei confronti e non sopporta che i suoi commentatori si distraggano da lei per mettersi a confabulare con me.

Dunque: Claudia Boscolo, già autrice di un inno ai Wu Ming su Carmilla, si era così pronunciata:

«Mi sembra poco dignitoso per la critica di questo paese, e anche per i commentatori dei blog, attaccare chi si presta ad un lavoro serio, puntuale, argomentato, corroborato da esempi testuali, tutto ciò che fa insomma un saggio di interpretazione e storicizzazione letteraria, senza proporre una contro argomentazione che utilizzi lo stesso tono pacato, civile e più che aperto al confronto dialettico.»

Ho pacatamente risposto:

«@claudia boscolo. Prendiamo una delle tante lunari affermazioni del saggio: “gli autori targati NIE utilizzano tutto ciò che sembra loro giusto e serio utilizzare”. Trovami un solo autore che non sia convinto di averlo fatto. Ma il giudizio di merito a chi spetta? A Wu Ming stesso?
Prendiamone un’altra: “gli autori targati NIE utilizzano punti di vista inconsueti” (fanno parlare cose inanimate, animali)… Trovami una sola fiaba in cui non parli qualche sasso o nuvola o rospo…
Terzo esempio: l’ucronia. “Che cosa sarebbe successo se… “.
Suvvia, se l’innovazione è questa… Per quanto mi riguarda, mi domando anch’io che cosa sarebbe successo se Wu Ming 1 fosse risultato appena appena più convincente. La risposta che mi dò è: magari si sarebbe risparmiato tutti questi sfottò, che lui può benissimo imputare alla natura trollesca dei suoi detrattori, ma che in realtà nascono da una delusione vera, data la statura intellettuale precedentemente dimostrata dal personaggio.
Comunque: se Wu Ming 1 è convinto di aver fatto un buon lavoro, evviva lui. Se poi ha trovato anche degli estimatori, ancora meglio. Personalmente trovo i suoi parametri d’analisi assolutamente inservibili e inani e non mi sogno nemmeno lontanamente di applicarli per vagliare chi ci rientri e chi no. Non mi porterebbe a nessuna conclusione interessante rispetto alla qualità e all’importanza delle opere prodotte negli ultimi lustri.»

Un certo ALDO mi ha fatto notare:

«>Trovami una sola fiaba in cui non parli qualche sasso o nuvola o rospo

Appunto, nelle fiabe. Ma nei thriller e nei romanzi di spionaggio io davvero non l’avevo mai visto succedere. E’ qui la cosa particolare, non ha senso dire che a l t r o v e si trova questo oppure quello oppure quell’altro, è il fatto che nei romanzi italiani degli ultimi anni si trovino i n s i e m e tutte o quasi tutte le cose dette da wu ming a creare una atmosfera, un qualcosa che segna il tempo di oggi.»

Io ad Aldo:

«@Aldo. Ma no. Fiabe a parte, punti di vista inconsueti ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno. Quando si parla di “originalità” di un’opera secondo te a che cosa ci si riferisce? All’utilizzo di cliché triti e ritriti? Wu Ming trilla di gioia all’idea che nel Ciclo del Metallo di Evangelisti la nascita del capitalismo industriale venga vista con gli occhi di uno stregone del culto afro-cubano noto come “Palo Mayombe”. A me, sinceramente, interessano altri elementi.

P.S. Sento dall’altra stanza annunciare il titolo sanremese: “Piove il sole”, della figlia di Zucchero. Più inconsueto di così…»

Di nuovo Aldo:

«A me, sinceramente, interessano altri elementi. È legittimo, ma allora perché prendersela con chi invece ha a cuore proprio quelli? Come si domanda Wu Ming: perché l’odio? Cosa rivela?»

Io ad Aldo:

Ma quale odio. Ci faccia il piacere. È che non sopporta di non apparire infallibile:-)»

Aldo:

«Nemmeno questo è un argomento. Più si va avanti e più vedo che ha ragione…»

Claudia Boscolo:

«Critico Anonimo: a me invece non interessa minimamente sapere quali siano gli elementi che interessano a te, perché non riguardano questa discussione, e quindi non capisco perché interveni se la discussione non ti interessa. Non vorrei neppure sapere chi tu sia, perché il modo in cui ti poni è talmente imbarazzante e poco dignitoso che è meglio per te se rimani anonimo. Sufficiente per me per sapere che non sei un critico perché non hai argomenti, e forse ti è stato permesso di esercitare una professione per quale non sei portato. Nel qual caso mi rammarico davvero per il tuo fallimento, perlatro prevedibile, visto che prima o poi i nodi vengono al pettine. Voglio dire, un medico che sbaglia regolarmente le diagnosi prima dovrà essere sostituito. Anche senza rancori.»

Si è fatta avanti Gaia De Pascale:

«Volevo rispondere a @Critico Anonimo: credo che il nocciolo della questione non sia l’innovazione di questo o quel punto nel memorandum di WM1. Ciascuna caratteristica del Nie, presa nella sua singolarità, è ovviamente già rintracciabile altrove. E’ l’insieme a fare la differenza. È la compresenza di più elementi nella stessa opera e poi, via via, in tutte le opere identificate come parti della nebulosa, a dare corpo al Nie. Poi, si può continuare a dire che WM1 ha scoperto l’acqua calda. Va bene. Ma prima del memorandum l’acqua calda non c’era. Non c’era uno studio che raggruppasse un corpus di testi in apparenza dissimili. Non c’era, soprattutto, uno studio (giusto e serio) su una fetta importante della narrativa italiana contemporanea che merita di balzare agli onori della critica invece che continuare ad essere accantonata come letteratura di serie B in quanto “di genere”. Tutto qui. A WM1 il merito di avere per primo tirato le fila di un discorso teorico che non poteva più attendere. Pare ora che già in molti ci avessero pensato… “ma sono cose che si sanno sempre dopo”, diceva quello.»

Io:

«@Claudia Boscolo. Ah, sì, hai capito tutto tu. Bene. Brava. Sarai presto cooptata tra gli scopritori ufficiali dell’acqua calda.

@Pispisa. Ah, sì, il riflesso di Pavlov: ripetere sempre e comunque: “Ma questa NON È un’argomentazione. Ma questa NON È un’argomentazione. Ma questo NON È un entrare nel merito…” e via discorrendo.»

Claudia Boscolo:

«Critico Anonimo, a questo punto ti consiglio venti gocce di Lexotan, perché mi sa che ti sei agitato.» 

Io: 

«@ Claudia Boscolo. E sottolineo “mi sa”. Sa a te. Appunto. Grossa argomentazione.» 

Gaia De Pascale:

«@Critico Anonimo: visto che, la cosa non ti offenda, di eventuali argomentazioni sul tuo rapporto col lexotan mi interessa poco, potresti continuare ad argomentare sul Nie? Grazie.»

Claudia Boscolo:

«Abbi un minimo di dignità e rispondi a Gaia, per favore, che non siamo all’asilo.»

Io:

«No, preferisco desistere. Sbaglierei regolarmente la diagnosi e non vorrei mai che la Claudia Boscolo si trovasse in imbarazzo per la mia mancanza di argomentazioni.» 

Claudia Boscolo:

«Ma guarda, se la tua è una preoccupazione cavalleresca, ti direi di procedere pure, che con il mio imbarazzo semmai me la vedo io, grazie. Spero che ora tu veda chiaramente che non hai argomenti da contrapporre.»

Ho provato ad aggiungere:

«@ Boscolo. È vero. Lo ammetto. Hai messo il dito nella messinpiega. Non ho argomenti da contrapporre alle ragazze pon-pon dei Wu Ming. Ciao. Vado al lavoro.»

Troppo tardi! La Lipperini, ormai risalita al mio IP, mi ha CENSURATO di brutto la chiosa. Così come ieri aveva censurato la seguente mini-analisi:

«Secondo me l’influenza della Lipperini su Wu Ming 1 è assolutamente deleteria: accecata dall’affetto personale, lo approva e lo tutela sempre e comunque, qualunque cosa faccia e dica, impedendogli di rendersi conto di certi suoi momenti di fallacia. E meno male che non è sua madre, altrimenti ne avrebbe fatto un figlio probabilmente gay, secondo i nuovi indirizzi della scienza sanremese. Non so se Wu Ming 1 ce l’avrebbe fatta a guarire.»

Giorni fa, in uno scambio privato, le avevo anche scritto:

«Hai censurato per l’ennesima volta un mio innocuo commento senza alcuna ragione plausibile, se non quella della tua natura fondamentalmente reazionaria. Dovrai rassegnarti anche tu, prima o poi, all’esistenza dei Rom della rete. Continuerò la mia battaglia fino a tuo completo ravvedimento così come continuerò a riportare nel mio blog quello che tu censuri nel tuo, impedendomi di ***firmare*** con nome e cognome reali ciò che scrivo (e assumermene la diretta responsabilità). Ti ricordo che il tuo blog è PUBBLICO come il bar del gestore  che rifiutava di servire un certo cliente . La scusa era “Nel mio bar faccio entrare chi voglio”. Hai un bel definirmi troll e spammatore. Sei la prima a sapere che sono pure balle.»

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27 commenti
  1. La Papessa dei lit-blogger: definizione semplicemente sublime.

  2. La cosa che colpisce di più, in “Scrittorincittà” di Cuneo (talmente lontano che chissà quanta gente ci sarà andata): “Cinema Monviso, ingresso € 3

  3. “Magari poi si scopre che, spogliato del nickname ammericano, William Dollace altri non è che il solito Roberto Bui di Dogato, Ferrara:- )”:

    noto, infatti, che diversi blog citati all’epoca ora non esistono più: fenomeno che si potrebbe definire NIC: New Italian Cemetery.

    • Dove il misterioso “Dollace” scrive: “perpetrare e penetrare l’insondabile”, io avrei invertito l’ordine: l’insondabile (che come tale, in verità, non potrebbe essere penetrato) lo si deve prima penetrare e poi, caso mai, lo si può perpetrare (sempre che ci si riesca).

  4. be’, se insondabile significa “che non si può sondare”… hai voglia tu a cercare di penetrarlo:-)

    • Questo svarione semantico, secondo te, potrebbe essere attribuibile al waso ming sotto nick, oppure lui non ci sarebbe cascato? (il Dollace, in questo caso, sarebbe un emulo poco provveduto)

  5. sicuramente wu ming 1 è un perverso polimorfo. considero wumingotte e lippa panza rispettivamente il re e la regina dei troll:-).

    • Due cose: se wumingotte e lippapanza fossero stati come jackman e kidman del film

      continuate voi…;-)

      E poi una canzone ascoltata poco fa che mi ha fatto subito pensare alla nota litblogger e al suo neoepico guru:

    • Guarda, come ha giustamente rilevato diait nell’altro post, per l’affaire nel suo complesso (un affaire molto complesso, in effetti) il senso comune indica che si potrebbe chiudere la pratica, visto che s’è già detto abbastanza.
      Ma questa vicenda è così *spaventosamente* madornale, se si guarda bene, che temo che chiuderla ora sarebbe prematuro. Non perché lo dica io, ma perché lo dice il senso comune, secondo me: e temo che se ne parlerà ancora tanto, indipendentemente da noi.
      Perché in ballo ci sono situazioni oggettive che non possono essere “archiviate” come comuni querelle.

      • però, come il berlusconismo, anche l’antiberlusconismo (fissazione monomaniacale ad hominem) non muore mai, allora. Io darei a entrambi una dolce morte, davvero. NOn si può restare in fissa su lipperini, wuming e laramanni, a vita.

        Sto smontando la libreria americana di mio papà, che sono costretta a dare via. Ho trovato Castaneda in inglese per Lucio, ma ce l’avrai tutti (se ricordo bene la tua tesi di laurea). Se trovo cose un po’ particolari, luciesce, paolesche o mariapiesche ve le tengo da parte. Ho scritto a mari e monti, per “donare” questi libri, ma sembra che nessuno li voglia…

      • Sul primo punto: hai presente quando si dice che bisogna “ricordare” ciò che è accaduto in passato, anche commemorandolo, per non ricadere negli stessi orrori (vedi la Giornata della Memoria, ecc.)? Lo spirito potrebbe essere un po’ quello…;-)

        Sul secondo: ammappete, non sai quanto mi farebbe piacere ricevere dei libri da te: li conserverei come relique! Permettimi di farti avere il mio indirizzo:-)

  6. Comunque, non c’è niente di più. arguto e divertente della critica satirica al NIE… anzi al NISE
    😀

  7. L’Oscar questa volta a Lucio in posa col fil rouge al Lido!

    Ideologia performativa… Gli intellettuali francesi sono irreggibili, ma questa formulazione c’est génial!

    Il mio nome è Nessuno 1!

    Alberto Sordi-WM! ahahahaahahaha
    Lucio, hai presente la scena in cui Sordi sta sotto casa di notte a raccontare un sacco di frescacce, e all’improvviso si affaccia suo padre (Memmo Carotenuto) al balcone, e gliene dice di tutti i colori “A brutto boiaccia ‘nfame! Viè qua che te gonfio!”. E Sordi, rivolto al suo interlocutore, come se niente fosse: “That’s my papy”.
    Be’, tu sei Carotenuto. (Ora vedo se lo trovo quel video…)

  8. E gli utenti Aldo e Gaia De Pascale che non avevano mai visto niente di simile, accadere TUTTO INSIEME”…. Prima l’acqua calda tutta insieme non c’era!!!!

    • Lucio in queste satire è al top!
      diait sei l’ammmmmmormia 🙂
      Pa’, ehm… mi sono appena ricordata di essermi completamente dimenticata di una cosa :-p

  9. Anche il “riflesso pavloviano” è un’espressione felice. Questo riflesso è così tenace che resiste anni, a quanto pare.

  10. @diait. no, non ho nessun castaneda. con la separazione ho lasciato tutti i miei libri nell’altra casa. dove abito ora c’è spazio solo per gli e-book:-). però grazie mille, tienimeli da parte. magari me li porti quando vieni in viaggio di nozze a venezia…

    • … see, allora stai fresco. Ti tengo i Castaneda e la roba psichedelica, roba di drogati comunisti cose così. Farò una scatola lucio, una scatola paolo e una scatola maria pia. Paolo, ci sono temi, soggetti o personaggi legati alal cultura popolare americana, alla sociologia (anche delal letteratura) o robe così, che potrebbero interessarti. Tu leggi l’inglese? C’è parecchio anche di critica letteraria…. Maria pia dimmi anche i tuoi gusti, a parte King.

      • @dia’²
        ♥♥♥♥♥
        ne parliamo in pvt.
        Qui ti bastino i ♥♥♥♥♥

    • Sì, leggo l’inglese: modestamente, mi diplomai al Liceo Linguistico.
      Le cose che pensi possano interessarmi m’interesseranno di certo, perché io e te siamo in sintonia (lo sento). Grazie infinite, davvero un bellissimo pensiero: sarebbero anche un ricordo da tenere caro:-)

  11. paolo, nella tua scatola intanto ci ho messo un interessante volume degli anni sessanta:
    “Italian Carnival Costumes: A case for child abuse”

  12. SENZ’ALTRO. (Comunque avrai capito che scherzavo. Te lo dico, perché io probabilmente l’avrei googlato su Amazon. Oddio, l’hai fatto pure tu?)

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