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BOCL N. 40 (LA BUFALA DEL NEW ITALIAN EPIC 3.)

25 giugno 2012

(Il troll Lucio Angelini in uno dei suoi squallidi travestimenti)

Sabato, febbraio 21, 2009 

NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA, 2a PARTE

SCOOOOOOOP! SCOOOOOPISSIMO!!!!!

Siamo in grado di anticipare la seconda parte dell’articolo “NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA” di Wu Ming 1, in uscita su carmillaonline solo da domani in poi.

Nella prima puntata, come si ricorderà, l’ideatore della bufala NIE aveva enucleato una serie di possibili ragioni per cui un libro può anche NON PIACERE, per poi dire: “I critici del Manifesto, della Stampa ecc. rientrano esattamente in questi frame da me sgamati, quindi ne deduco:

1) che a loro il mio saggio non è piaciuto;

2) che di conseguenza sono FALLACI e mossi da odio e livore (???).”

Mamma mia che scoperte! E che acume!

Ebbene, nella seconda puntata Wu Ming 1 si occuperà invece delle FALLACIE dei critici meno illustri, fra cui certi squallidi commentatori della rete. Tali fallacie (che verranno scomposte in una lunga serie di sotto-fallacie) si raggrupperanno essenzialmente sotto due FRAME:

PRIMO FRAME: ciò che accomuna i detrattori del Nie – secondo Wu Ming 1 -, è il fatto che sono dei TROLL e dei PERDIGIORNO, sorta di Rom e zingari della rete, degli esseri spregevoli che mettono a dura prova la pazienza della Lipperini, costretta a sacrificare parte del suo prezioso tempo a censurarli e a fare pulizia nel suo salotto. (Non si capisce bene chi glielo avrebbe chiesto, visto che prima dell’operazione auto-promozionale NIE non ne aveva sentito alcun bisogno).  

SECONDO FRAME: ma soprattutto li accomuna il fatto che essi sono, dietro l’apparenza del MOLTEPLICE, una sola persona (UNO): lo psicolabile, maligno, mentecatto, psicopatico LUCIO ANGELINI. (Vedi anche il commento della fine dottoressa Claudia Boscolo al mio post di ieri), che trascorre “tutto il suo tempo di veglia” (sic) a cercare di eludere la strenua vigilanza della novella Leonida alle Termopili del suo blog. (1)

(1) L’urto dell’Angelini, stando a Wu Ming 1, sarebbe di alcune migliaia di nick. Secondo quanto riporta nella seconda puntata della sua pacata reazione alle livorose reazioni dei critici, durante il primo giorno di combattimenti l’Angelini esortò la Lipperini a lasciarlo passare e a gettare le armi, ma la Lipperini rispose ironicamente : Μολών Λαβέ (“vientele a prendere”). Dopo circa un anno di combattimenti incessanti, la Lipperini decise di congedare il grosso dell’esercito e di rimanere con i suoi 300 opliti (fra cui quel Girolamo De Michele a cui Wu Ming 1 si è ispirato per la fondamentale trovata dello “sguardo obliquo”) e alcune fidate pon pon girls (Anna Luisa, Zauberei, Giovanna Cosenza, Claudia Boscolo, Gaia De Pasquale eccetera) per combattere fino alla fine. La battaglia è costata alla Lipperini la perdita della credibilità  (“Loredana sta  pagando molto il fatto che le discussioni sul NIE le facciamo qui da lei”, ha ribadito anche ieri Wu Ming 1, che ha aggiunto: “Ripeto, tutto il lavoro che fa non è visibile, per questo sembra che i troll non ci siano. E sono ore della giornata che se ne vanno come lacrime nella pioggia.”)

A memoria dell’impresa compiuta alle Termopili del suo blog contro l’invasione dei troll, alla Lipperini verrà dedicato un monumento che, date le dimensioni e la particolare posizione, sarà visibile anche dal mare.

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Lunedì, febbraio 23, 2009 

SCARPA-BENEDETTI DIABOLICAMENTE RECIDIVI

(Wu Ming 1 al Carnevale del NIZ, New Italian Zdanovism)

«Cos’hanno in comune Gomorra di Roberto Saviano e Asce di guerra dei Wu Ming? Niente. Gomorra è un reportage, Asce di guerra è una miscela di fiction e non-fiction. Il materiale raccontato in Gomorra viene dall’esperienza diretta dell’autore, che la paga di persona con forti rischi, inquietudini e sofferenza. Il materiale raccontato in Asce di guerra viene dai racconti autobiografici di Vitaliano Ravagli – che negli anni ’50 ha fatto la guerriglia in Indocina – e dalla somma di quattro immaginazioni. Eppure Wu Ming 1 sostiene che Gomorra e Asce di guerra sono ‘oggetti narrativi’ simili…»

IL RESTO DELL’ARTICOLO “Le mistificazioni dei Wu Ming”

QUI:

http://www.ilprimoamore.com/testo_204.html 

Vedi anche:

http://lucioangelini.splinder.com/post/18938364/WU+MING+1+COME+ALBERTO+SORDI :

«Quello che disgusta di più, secondo me, è il negazionismo di ogni precedente espressione di stima (1) solo perché non si è collaborato al lancio del NIE. ‘Gomorra’ va avanti benissimo anche da solo, non ha bisogno di fare da scudo a quanti lo stanno usando come icona per un movimento che non c’è

http://lucioangelini.splinder.com/post/18884306/VITA+DA+AUTORE+CHE+SI+%C3%88+FATTO

P.S. Ve l’immaginate il sobrio (lui sì!) Roberto Saviano, all’ombra del quale si sono vantaggiosamente collocati i fanciulli in fiore del Nie, scrivere un saggio su se stesso o sulla propria epicità? Saviano non è certo il tipo da mettersi a dire: “Ma come? Non ve ne siete accorti? Sto SUCCEDENDO io!!!”

Nel suo caso, per fortuna, hanno parlato i FATTI. Bisogna precisare, peraltro, che del fenomeno Saviano (fenomeno reale) si sono presto accorti tutti, mentre del fenomeno NIE (fenomeno inventato) nessuno ha avuto idea prima degli strombazzamenti dei diretti paladini interessati.

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Sabato, febbraio 28, 2009 

TIMORE E TREMORE DEI CRITICI ITALIANI

 

(I magici occhiali di Wu Ming 1) 

Secondo Stefania Scateni dell’Unità, al solo sentir nominare il New Bononian Epic i critici italiani “ufficiali” cadrebbero in uno stato di irrimediabile e kirkegaardiano timore e tremore (in danese: Frygt og Bæven.¹) In pratica tremerebbero loro le vene, i polsi e, non ultime, anche le palle. Con l’aggravante dei futili motivi. Non sopporterebbero, infatti, lo sguardo fulminante di Wu Ming 1, capace di fendere “il buio del presente come fosse una luce che è diretta, sì, verso di noi, ma che non può raggiungerci, come una stella che si allontani velocissimamente dalla Terra ma la cui luce viaggia verso di noi!”

He’s got Bette Davis eyes!!!” canta da anni Kim Carnes.

Corre voce che, prima di accingersi a storicizzare il periodo letterario 1993-2008, Wu Ming 1 abbia indossato degli specialissimi occhiali “adeguati per i nostri tempi complicati e fuggenti”, che lo avrebbero favorito ingiustamente nella ricerca dell’esperienza della contemporaneità. 

“Troppo comodo!”, si sarebbero lamentati in segreto i critici italiani.”Ovvio che, con quegli occhiali lì, Wu Ming 1 non si sia lasciato accecare dalle luci del presente e abbia visto quello che la moltitudine di noi critici italiani non riuscirebbe mai a vedere!”

Stefania Scateni cita anche un passo dal Vangelo apocrifo secondo Wu Ming 1, 14,1-12:

«Gli chiese Loredana Lipperini: “Roberto, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. Rispose Wu Ming 1: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Neo-Epico se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Neo-Epico: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”.»

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte al NIE!”, pare abbia insistito di recente lo stesso papa Ratzinger in un incontro con la critica letteraria ufficiale italiana.

(1) Si ricorda che in Timore e Tremore Kierkegaard introduce la figura del “Cavaliere del NIE”, che contrapppone a quella del “Cavaliere dello Zodiaco”.

Accanto a quelle dei critici ufficiali Cortellessa, Trevi, Rondolino, Benedetti eccetera, sono documentate anche altre voci di più risibile resistenza: quella dello scettico a oltranza Lucio Angelini, per esempio (“vox clamantis in deserto uebbico”, a detta dei Wu Ming) e quella di certi brutti sepolcri imbiancati del collettivo IADUNPS, che non si sono peritati di divulgare in rete un blasfemo testo reperibile qui:

http://www.iadunps.com/Saggi/Oche.txt

Ne cito l’incipit:

“… A volte, quando ci si sente troppo bravi, si fanno delle immense cazzate. Altre volte, quando ci si sente troppo bravi, si fanno ancora delle cazzate, un po’ più piccole, ma pur sempre delle cazzate… ”

(Immagine da http://comps.fotosearch.com/comp/ART/ART141/raggi-x-occhiali_~POP004.jpg )

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Mercoledì, marzo 04, 2009 

ANCHE TIZIANO SCARPA PRENDE LE DISTANZE DAL NIE

 

Ormai gliel’hanno detto un po’ tutti, benché in modi diversi e con diverso grado di eleganza: i parametri con cui Wu Ming 1 ha immaginato di poter fare di ogni erba letteraria citata nel suo saggio sul Nie un FASCIO sono vecchi come il cucco e, soprattutto, talmente generici e larghi da poter inglobare chiunque, da Sveva Casati Modignani a Giuseppe Iannozzi, anziché i soli Corpi Astrali della Nebulosa propriamente (e sedicentemente) detta:

[ http://lucioangelini.splinder.com/post/18530370/LE+MILLE+BOLLE+BLU ].

Scrive Tiziano Scarpa:

«Wu Ming 1 tende ad attribuire alla narrativa epica-popular caratteristiche e potenzialità che sono proprie (a seconda dei casi, naturalmente) di gran parte della narrativa e della letteratura tutta: allegoria, complessità e popolarità, straniamento, sovversione dissimulata di linguaggio e stile, ecc. »

Molto divertenti anche le frecciate sulla scelta degli eventi epocali (Twin Towers, Fall of the Berlin Wall) che avrebbero determinato l’insurrezione dei Nie-lunghi¹ de noantri…

(1) Nielunghi: stirpe mitologica di nani, N.d.r.

Il resto di “Che cos’è questo finto fracasso?” qui:

http://www.ilprimoamore.com/testo_1361.html

Certo, Wu Ming 1 può sempre consolarsi con le grida d’affetto della Fedelissima di laRepubblica, sempre pronta a megafonare le sue trovate, o con le pacche sulle spalle che i Menzionati nel saggio continuano a darsi l’un l’altro, ma in sostanza il suo castello di carte tarocche può dirsi crollato… almeno in Italia, perché pare che la bufala del NIE stia per essere esportata in Francia, per la precisione ad Aix-en-Provence:

«On 30 March 2009 WM1 will be in AIX-EN-PROVENCE, France, where he’ll take part to  a conference on the New Italian Epic organized by the Aix Centre of Romance Studies. He’ll talk at 3.30 pm @ the Salle des Professeurs de l’université de Provence – Centre d’Aix. Along with him, a bunch of Italian authors, such as Simone Sarasso, Gianni Biondillo, Alessandro Bertante, Antonio Scurati and Giuseppe Genna.» (Dal sito www.wumingfoundation.com )

Tornando a Tiziano Scarpa, vorrei segnalarne la partecipazione alla serie televisiva “Scrittori per un anno“. La trasmissione, godibilissima, è visibile

qui.

(Immagine da http://padovacultura.padovanet.it/homepage-6.0/Tiziano%20Scarpa.jpg )

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Venerdì, marzo 06, 2009 

PERCHÉ WU MING 1 PUÒ DIRSI CRISTIANO

(Klimt, L’albero della vita)

La nascita della scienza, l’illuminismo, il marxismo, la psicanalisi, “altro non sono che forme secolarizzate del Cristianesimo” che

“promettendo all’uomo il superamento della morte [‘O morte, dov’è il tuo pungiglione?’ scrive Paolo di Tarso nella Prima Lettera ai Corinti (15, 51-58)] impresse all’Occidente, che è la civiltà nata dal Cristianesimo, una carica di ottimismo e una spinta propulsiva che non si sono estinte nemmeno quando la fede in Dio si è affievolita a partire dal Seicento”.

Così spiega Umberto Galimberti nel supplemento “La Repubblica delle donne” del 21 febbraio 2009, dove poi chiarisce:  

“La visione cristiana del mondo prevede infatti che il PASSATO sia male (peccato originale), il PRESENTE redenzione e il FUTURO salvezza. Allo stesso modo la scienza concepisce il passato come male (ignoranza), il presente come ricerca e il futuro come progresso. Ma anche il marxismo ritiene che il passato sia male (ingiustizia), il presente riscatto (rivoluzione), il futuro paradiso in terra. Anche la psicanalisi pensa il passato come malattia, il presente come cura e il futuro come guarigione. La visione cristiana ha pervaso col suo ottimismo tutte le espressioni culturali dell’Occidente, che dunque è cristiano non solo nelle sue radici, ma anche nell’albero, nei rami, nelle foglie.” 

Sullo stesso solco Wu Ming 1 ha concepito il passato come male (POSTMODERNISMO), il periodo 1993-2008 come neo-epica rivoluzione, il futuro come paradiso letterario in terra realizzato da lui stesso (“the Saviour“), Girolamo De Michele, Gianni Biondillo e gli altri cavalieri del NIE:-/

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Sabato, marzo 07, 2009 

CARLA BENEDETTI E LA SUA “STRONCATURA EPICA”

 

A differenza di Loredana Lipp’Erinni , sempre meno capace di distinguere una bufala da un bufalo, Carla Benedetti non si è lasciata infinocchiare dalle fumisterie autopromozionali di Wu Ming 1. Lucida, coraggiosa, indipendente, la docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea ha finalmente sciolto le riserve intorno al NISE (New Italian Self Essay, saggio scritto da se stessi su se stessi) sul settimanale L’Espresso, che alle pagine 118-119 del numero del 12 marzo 2009 riporta il suo articolo “STRONCATURA EPICA“.

Stralcio qua e là:

«L’epica è parola non nuova ma euforica: evoca vastità d’orizzonti, grandezza di scrittura. Soprattutto accende un’idea di letteratura potente. E infatti il collettivo Wu Ming parla di opere ‘ambiziose’, ‘eccentriche’, di ‘sguardo obliquo’, ‘azzardo’ e ritrovata ‘fiducia nel potere della parola’… Penso ai libri che più ho ammirato negli ultimi anni, diversi ma tutti carichi di azzardo e di fiducia nel potere della parola… di tutti quei libri non c’è traccia, come se fossero tutti dentro quel postmodernismo stanco a cui i Wu Ming dicono di opporsi… Ma la delusione più grande è scoprire, dietro all’apparenza di un manifesto teorico, il volto repressivo del canone. Perché è questo che ci viene proposto: un canone con tanto di requisiti che un libro deve possedere per rientrarvi. Un canone piccolo, e su misura, tarato sul tipo di libro che scrivono i Wu Ming stessi. Un grappolo di quattro opere, due loro, una di Giancarlo De Cataldo e una di Evangelisti ne formano il cuore, poi allargato ai libri di Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Andrea Camilleri e altri scrittori che hanno praticato la genre fiction per ‘andare oltre’… infine vengono gli ‘oggetti narrativi non identificati’, che si rivelano una furbizia: una categoria ombrello dove prendere dentro quando è il caso un po’ del restante – e il caso è quando si tratta di libri che possono portare prestigio al catalogo, come ‘Gomorra’, un libro straordinario, la cui forza sta anche nel non essere un ‘romanzo criminale’ alla De Cataldo, non ha forzato il noir, l’ha scartato, instaurando col lettore un patto inusuale che nessuno dei libri canonizzati condivide… »

Eccetera.

P.S. Sono più o meno le stesse cose che vado ripetendo da mesi, e per le quali sono stato ripudiato simultaneamente da Genna, Bui e Lipperini. Vedi:

http://lucioangelini.splinder.com/post/17037784/NEO-EPICHE+REAZIONI+AL+POST+DI

(Immagine da http://www.sindacatoscrittori.net/comunicazione/news5/benedetti.jpg )

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Giovedì, marzo 12, 2009 

NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA / part 2

 

Che buffo il troll Wu Ming 1! Non sopporta di non essere preso sul serio. Aveva intitolato la prima puntata delle sue “reazioni de panza” (ai rilievi mossigli dai critici): 

“NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA – 1a parte”. 

[E sottolineo “1a parte”, N.d.r.]. 

E che scherzetto va a combinargli quell’odioso troll-hunter dell’Angelini?

Pubblica qui – in Cazzeggi Letterari -, bruciandolo sui tempi, una finta seconda puntata intitolata:

“NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA, 2a parte”

[E sottolineo2a parte”, N.d.r.]

tanto da costringere il poverino a intitolare quella vera:

“NEW ITALIAN EPIC: REAZIONI DE PANZA / part 2″ 

[E sottolineo part 2, N.d.r.]

http://lucioangelini.splinder.com/post/19902948/NEW+ITALIAN+EPIC%3A+REAZIONI+DE+

Non che a Wu Ming l’idea di passare dall’italiano all’inglese dispiaccia, anzi! Si veda il post:

http://lucioangelini.splinder.com/post/18938364/WU+MING+1+COME+ALBERTO+SORDI

Semplicemente gli premeva evitare che Google dirottasse verso Cazzeggi Letterari, anziché verso Carmillaonline, quanti cercavano il link alla sua puntata. Di qui la lieve modifica. 

Da qualche mese a questa parte, insomma  (probabilmente dal giorno del Gran Ripudio:  

http://lucioangelini.splinder.com/post/17037784/NEO-EPICHE+REAZIONI+AL+POST+DI ), 

mi diverto a sfrucculiare il povero Wu Ming 1. Non lo faccio spesso, per carità. In genere seguo la stessa cadenza con cui Carmillaonline o Lipperatura si affannano ad aggiungere sempre nuove pezze d’appoggio alla bufala del NIE, man mano che la credibilità della stessa precipita verso lo zero assoluto. Faccio presente, oltretutto, che per la Lipperini è diventata ormai quasi l’unica ragione di vita censurare chiunque si permetta di trovare poco interessante il dibattito sul NIE. Confesso che, a volte, mi fa pensare all’einaudiana, pardon, eneidiana Didone…

(http://doc.studenti.it/appunti/epica/2/didone-innamorata.html ) 

Avete presente quei cantanti che, considerati freschi e dirompenti in gioventù, non si rassegnano a invecchiare? Ebbene, innovativi e dirompenti furono senz’altro gli ex Luther Blissett  (poi Wu Ming) ai tempi delle beffe d’oro, ma ormai i loro tentativi di restare eternamente trendy li fanno assomigliare a Rita Pavone quando canta il Ge-Ghe-Ge con le stesse mossettine di quando aveva 16 anni, in qualche ospitata televisiva per vecchie mummie della canzone. 

Già nel lontano 28 maggio 2008 scrissi:

Wu Ming 1 mi ricorda sempre più da vicino un personaggio de “Il monello”, popolarissimo fumetto della mia infanzia: SUPERBONE, lo spaccone cicciottello con una poderosa zia armata di scopa come unica parente visibile e un gruppetto di amici “monellini” come cornice alle sue prodezze. Lo disegnava Erio Nicolò.” 

http://lucioangelini.splinder.com/post/17268972/UN+PEZZO+CHE+NON+USCIR%C3%80+SU+CA

Ecco, secondo me è stata sicuramente l’ansia di lasciare una traccia profonda nella storia della letteratura italiana, insieme a un grave attacco di quell’Autorialità tanto deprecata fino a pochi anni addietro, a spingere Wu Ming 1 a proporsi come Padre Fondatore di un movimento inesistente…  

Ma torniamo a bomba. Che cosa sostiene, in sostanza, il Nostro in questa seconda parte delle Reazioni de Panza

Sostiene di saperla più lunga di tutti, e in particolare di certi suoi detrattori così poco dialogantes e così tanto negantes. Per dirne una dichiara di conoscere a menadito la teoria degli insiemi:  

«L‘insieme degli esseri umani mutilati comprenderà uomini senza il braccio destro, donne senza la gamba sinistra, uomini privi di braccio sinistro e gamba destra, donne prive di entrambe le gambe, uomini privi di entrambe le mani etc. Dentro questo grande insieme, le diverse tipologie formeranno sottoinsiemi, intersecati ad altri sottoinsiemi in base a elementi comuni: nell’intersezione tra il sottoinsieme “Uomini senza mani” e il sottoinsieme “Uomini senza piedi” scriverò “UOMINI”; nell’intersezione tra il sottoinsieme “Uomini senza mani” e il sottoinsieme “Donne senza mani” scriverò “SENZA MANI”, e così via.»

Chiarito ciò, non si perita di tracciare due grandi insiemi

1) “Le mie teorie sul NIE sono ganzissime” (nessun sotto-insieme);

2) “Le vostre obiezioni sono mere cazzate” (da fallo = cazzo > fallacia > cazzata). Seguono vari esempi di sotto-insiemi (cazzata A, cazzata B eccetera). 

Oppure si aggrappa a tutti i DISCLAIMER di cui ha prudentemente farcito il suo saggio (un po’ come fa la Vodafone nei suoi contratti) per poter respingere a priori ogni tipo di accusa.

Es: “Il mio è un testo provvisorio, volutamente problematico e difettoso, aperto a modifiche, integrazioni, critiche, superamenti”. Perché accusarlo, dunque, di provvisorietà, difettosità, limitatezza di indagine eccetera? 

E grazie al cazzo! Epperò il saggio è uscito lo stesso, senza minimamente aspettare alcuna integrazione o miglioria. L’importante, evidentemente, era che iniziasse a fruttare royalties il più in fretta possibile°-*

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martedì, marzo 17, 2009 

INDOVINATE CHI RISCHIÒ DI SCRIVERE IL GRI (GRANDE ROMANZO ITALIANO)…

(Antonio Moresco su VMO. Si veda anche cosa ne dice Sergio Garufi  QUI  )

Già ai tempi in cui si oggettivava in Vincenzo e Basile VMO, Wu Ming 1 aveva un’eccellente opinione di se stesso, e volentieri la esternava [= buttava là come fosse un esterno, come poi avrebbe fatto anche col NIE, N.d.r.] nel blog della fida scudiera Lippa Panza:

«… Nel nostro articolo su L’Unità abbiamo usato l’espressione “saga comunitaria scritta in tempo reale”. Che sia proprio VMO il famoso “Grande Romanzo Italiano” che tutti attendono messianicamente? Che sia VMO la vera opera neo-massimalista che parla del rapporto (o non-rapporto) tra letteratura e paese reale, ancor più di “Perceber”, “Neuropa” e altri titoli recenti? Mi spingo più in là: che VMO sia una specie di “Horcynus Orca” della blogosfera? Pensateci un attimo: il Mediterraneo, le continue fughe dal centro della narrazione, la lingua impazzita, i mille reticoli divaganti… Vincenzo e Basile come ‘Ndrja Cambria che torna a casa dopo l’8 Settembre e solca il mare del mito? È chiaro che, di fronte a tutto questo, chi si aspetta solo smerdamenti ad personam (come Andrea Barbieri) oppure “onesta satira” (come Georgia) oppure la reiterazione degli esperimenti neo-surrealisti (come mi aspettavo io) rimane *spiazzato*, chi più chi meno. Io comunque mi sto divertendo.»

(Postato Giovedì, 6 Ottobre 2005 alle 3:13 pm da Wu Ming 1 )

o anche:

«Secondo me VMO è un feuilleton epistolare aperto (satirico, ma non solo) pubblicato in rete. Che c’è di tanto difficile da digerire? Questo per quel che riguarda la forma narrativa. Per quel che riguarda la poetica, io ci vedo ipermassimalismo, prosa onnivora e bulimica, produzione senza freni di immaginario. È l’utopia della “mappa in scala 1:1”, il linguaggio che è calco di ogni dettaglio del mondo, montagne e depressioni (quindi ci sta anche che la qualità abbia cali bruschissimi, vertiginosi). VMO può essere letto come un romanzo che non ha confini, non è racchiuso in un oggetto-libro, pare non aver avuto inizio (c’è un continuo riferirsi a eventi sempre più pregressi) e non si sa quando e come avrà fine [finì il 15 ottobre 2005 con l’improvviso decesso della finta signora Marilena, N.d.r.]. Quindi, non mi sembra di dire un’eresia se affermo che come operazione siamo addirittura oltre “Perceber”. Tant’è che VMO può fagocitare “Perceber”, mentre “Perceber” (inteso come romanzo, non come operazione complessiva) non può più fagocitare VMO. Credo che Colombati sarà d’accordo, in fondo “Perceber” era una sfida, e la rete l’ha raccolta. Colombati è un po’ uno dei padri (immagino solo putativi, anche se non si può mai dire) di VMO. Insomma, per parafrasare Genna, VMO è ultrapsichico, è la letteratura, è Colombati oltre Colombati.»

(Postato Giovedì, 6 Ottobre 2005 alle 6:49 pm da Wu Ming 1 ) 

E già allora i miei commenti erano del tipo: 

«Il rischio è che un giorno un vero bambino anderseniano (mica di quelli queruli alla Barbieri!) dica: “Ehi, un momento, ma il re è nudo!”»

(Postato Giovedì, 6 Ottobre 2005 alle 3:59 pm da Lucio Angelini )

Al che Wu Ming 1, prefigurando ARISA [“Sincerità, adesso è tutto così semplice, con te – Genna – che sei l’unico complice…”, N.d.r.]: 

«… Né Carla Benedetti né il sottoscritto né Loredana Lipperini sono “senza potere”, e come noi tanti altri. Un po’ di potere l’abbiamo: scriviamo su giornali e riviste, pubblichiamo per grossi editori, i nostri siti e blog sono tra i più seguiti, Carla Benedetti insegna all’università. Ha poco senso dividersi tra “apocalittici” e “integrati”, siamo tutti nella macchina dell’industria culturale, chi afferma di esserne fuori è un ipocrita.»

(Postato Venerdì, 7 Ottobre 2005 alle 3:10 pm da Wu Ming 1 )

La fida scudiera Lippa Panza:

«… Così come non esistono persone “prive di potere”, non esistono intoccabili, né a destra, né a sinistra. È giusto che lo sberleffo, da chiunque venga, ci ponga davanti ai nostri limiti, intellettuali e fisici: Blogdiscount mi dà della vecchia carampana con ammirevole frequenza, e probabilmente ha ragione.»

[E fu così che mi estromise dal suo blog, N.d.r.]

(Postato Venerdì, 7 Ottobre 2005 alle 3:34 pm da La Lipperini )

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mercoledì, marzo 18, 2009

 

LA BEFFA A CASTELVECCHI EDITORE E LA BEFFA A EINAUDI STILE LIBERO

 

“A ruota libera. Miseria del lettore di TAZ: autocritica dell’ideologia underground”, a cura di Belletati F.P.,  Castelvecchi editore, Roma, 1996

«Nel ’93 uscì un libro intitolato TAZ (Temporary Autonomous Zones) dell’americano Peter Lamborn Wilson, direttore della rivista newyorchese Semiotext(e), sotto lo pseudonimo di Hakim Bey. Testo che influenzerà moltissimo le culture “gggiovanili”, radicali o meno, e non solo, tanto che per un periodo venne agitato, quasi fosse un nuovo “libretto rosso”, dal vandalo metropolitano, passando per Jovanotti, fino a intellettuali come l’antropologo francese George Lapassade. Si trattava in realtà di un libro che metteva insieme sincreticamente molte cose diverse e, come più tardi molti intellettuali converranno, alquanto modesto. Luther Blissett per spazzare via quello che era diventato un vero e proprio odioso cliché dell’underground, mandò all’editore Castelvecchi, specializzato in questo genere di pubblicazioni, la finta traduzione di alcuni inesistenti testi inediti in Italia di Hakim Bey, firmandosi con lo pseudonimo Fabrizio P. Belletati. Accanto ai testi finti c’erano anche dei testi reali facilmente reperibili su Internet che servivano a rendere più verosimile l’operazione. Castelvecchi pensando di avere tra le mani un piccolo gioiello lo pubblicò senza esitazioni col titolo A Ruota Libera-miseria del lettore di TAZ, autocritica dell’ideologia underground. Luther Blissett aveva imitato lo stile barocco dell’autore americano e portato all’eccesso certe sue caratteristiche teoriche, puntando ad evidenziare la sua pochezza intellettuale e a metterlo contro i suoi seguaci. Il libro pullulava inoltre di occulte citazioni da film di Totò e alcuni testi erano parti riadattate di uno scritto di Stalin. Il libro nonostante tutto verrà accolto favorevolmente (!) dall’ambiente cui era indirizzato, rivelando come questo approcciasse alla teoria più per il nome che porta che per i suoi effettivi contenuti, ma anche da giornalisti come Benedetto Vecchi (Il manifesto) e Angelo Quattrocchi (Liberazione). Quando Luther ha rivendicato il libro come una sua beffa al conformismo dell’underground e all’editore Castelvecchi, Quattrocchi affermò dal suo giornale di non credere a una parola della rivendicazione. Si venne così a creare per un po’ di giorni uno spassoso botta e risposta tra la giornalista di Repubblica Loredana Lipperini e Quattrocchi, sulle pagine culturali dei loro rispettivi giornali, in cui la prima cercava di convincere il giornalista comunista dell’effettiva paternità blissettiana del libro di Bey riportando numerose prove e accusandolo di non saper accettare una beffa salutare. Quattrocchi si è dovuto arrendere alla prova più evidente: le occulte citazioni “totoiste” di Blissett. In un passaggio, infatti, il finto Bey riportava la citazione di un certo Lee Mortais che letto a voce alta…»

Da http://www.lutherblissett.net/archive/392_it.html 

Vedi anche: «PERCHÉ HO SCRITTO UN FALSO LIBRO DI HAKIM BEY
E COME HO GABBATO I CONFORMISTI DELLA “CONTROCULTURA”» (Una rivendicazione di Luther Blissett)

(Qui  http://www.lutherblissett.net/archive/171_it.html ) 

(La beffa a Einaudi Stile Libero: un saggio su un movimento inesistente, il New Italian Epic, 2009)

(La beffa di Loredana Lipperini, “32enne romana” (sic!) alla sottocultura del FANDOM:

http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/06/esbat-e-la-trilogia-fantasy-intervista-a-lara-manni/)

Dai commenti al post di ieri:

#1   17 Marzo 2009 – 14:21.

«Lucio, con questi articoli stai facendo un’operazione interessante: dimostrare i fondamenti, gli antichi vizi e strumenti procedurali (sempre attuali). Il prodotto finito non è nato dal nulla ed ha, perché aveva, sempre il solito costrutto. L’errore che secondo me i critici compiono è proprio quello di considerare la niupippepica come un oggetto nuovo con il quale confrontarsi in qualche modo. Lo chiamo errore poiché annovero ai critici la capacità (a questo punto presunta) di analizzare strutture e forme anche nel loro evolvere. L’errore nasce da un lassismo culturale, e accademico: non frequentare le fonti. Attraverso la citazione di chi cita le fonti (per economia intellettuale) si è perduto il contatto con i fenomeni. Non mi dilungo in merito alle mistificazioni che possono insorgere da questo mancato contatto. Seguendo tutto “il pasticciaccio” non posso che notare una pigrizia in chi critica e la pigrizia è attaccabile, è un punto debole. A un lavoro mal fatto si risponde con altrettanta cattiva prassi ed è qui che scatta il riconoscimento e una legittimazione reciproca, qui si sancisce il “patto tra mediocri”. Credo sia questo ciò che il tuo operato metta in evidenza, ovvero la mancanza di solidi stumenti di analisi e la presenza di strumenti di analisi velleitari, personalistici, improvvisati, raffazzonati intorno alle proprie doti o interessi. (A questo punto mi scapperebbe un rilancio del gioco immaginifico riguardante “l’intellettuale che non c’è”, ma ci sarà tempo e modo.) Darti del troll, e accusarti di animosità a fronte di uno spiccato vittimismo, è funzionale a tutti (lo dico per chi non avesse ancora compreso finalità e scopi delle etichettature). Ghega»

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6 aprile 2009

UNA PRECISAZIONE DELL’EDITORE CASTELVECCHI

(Vesuvio. Orlo del cratere.)

Al ritorno dalle magnifiche escursioni 1) sul Sentiero degli Dei (dalla frazione di Bomerano fino a Positano, in un percorso sospeso tra cielo e terra), 2) nel Vallone dei Mulini e delle Ferriere (da San Lazzaro di Agerola fino ad Amalfi) e 3) intorno al cratere del Vesuvio (periplo completo, non solo il tratto riservato ai turisti) ho trovato un commento dell’editore Alberto Castelvecchi al post  

LA BEFFA A CASTELVECCHI EDITORE E LA BEFFA A EINAUDI STILE LIBERO :

«La ricostuzione della beffa è veramente manipolata. In realtà RB (1), principale attivista e “capetto” dei Blissett, era ancora in ottimi rapporti con me al tempo, prima che le cose si guastassero per via del processo “Musti/Bambini di Satana”, con lo zampino (anzi, lo zampone) di Francesco Coniglio. La cosa fu congegnata insieme alla nostra casa editrice, in cui lavorava allora l’attuale editor di DeriveApprodi Sergio Bianchi, che non avrà difficoltà a confermarlo. E ci divertimmo un mondo. La presa per il culo era rivolta agli amici/nemici/cugini di Shake. Poi taroccammo il tutto, e io mi dichiarai completamente ignaro. Visto che c’ero, e che c’era anche Sergio Bianchi, trovo la modalità di manipolazione dei fatti un’altra deliziosa “sòla”, e chissà che non ci sia lo zampino di RB stesso, che vuole sempre raccontare le cose come pare a lui. Cordialità . Alberto Castelvecchi.».

(1) Il “capetto” RB, ovviamente, è Roberto Bui, ovvero Wu Ming 1.

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sabato, marzo 21, 2009 

ROBI È ROBERTO BUI?

 

Ricevo in mail box e socializzo (con il permesso dell’autrice) la seguente lettera:

«Ciao Lucio. Posso chiederti se i sei fratelli della fiaba noir “Il settimo fratello” che hai pubblicato oggi [ieri, N.d.r.] sono i 5 Wu Ming + quella che tu chiami la “fida scudiera Lippa Panza“? Se sì, il fratello Robi, “il più smaliziato” del gruppo, non può che essere Roberto Bui, mentre tu il bambino venuto dal Brasile, visto che, come hai più volte narrato, la fida scudiera Lippa Panza ti ha sbarrato per sempre l’accesso al suo blog, immagino su indicazione del leaderino “Robi” :-P.

Ciao. M.»

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Ovviamente non è così, tanto più che i cinque wuminghi sono rimasti in quattro, dopo la defezione di Luca De Meo (ma Lippa Panza non li tradirà mai, compresa com’è nel ruolo di fiancheggiatrice storica e cuciniera della banda).

In compenso ho appena visto, anche se a scoppio ritardato, l’interessante film di Dennis Gansel “L’ONDA” (Die Welle) del 2008 (1) e per un attimo, nell’ultimo quarto d’ora di proiezione, ho temuto che “Robi” abbia concepito il New Italian Epic proprio sull’onda del film L’ONDA. I concetti base sono gli stessi: ordine, disciplina, propaganda, esclusione dei dissidenti…:- )

(1) Trama: per spiegare la genesi di una dittatura un professore mette in atto un ‘singolare’ esperimento. Una classe di una trentina di studenti viene indotta a forme di cameratismo attraverso l’uso della disciplina, dell’uniforme, e di un gesto di riconoscimento (l’onda per l’appunto). La situazione però gli sfugge di mano e si trova a dover arginare una vera e propria fazione di stampo nazista.

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giovedì, marzo 26, 2009

 

GRAZIE, ROBERTO! 

Spero abbiate tutti visto Roberto Saviano ieri sera a “Che tempo che fa“. Era lì, con la sua faccia seria e i suoi occhi profondi, e non certo a menare il can per l’aia o per le sponde del fiume Mohawk. Mi tornava in mente la misera rivendicazione di Wu Ming 1 letta poche ore prima su ‘Il primo amore’:

http://www.ilprimoamore.com/testo_1399.html  ) 

«Laddove il non-apparire-nei-media di Wu Ming è un nitido atto di diserzione dalle abitudini autoriali, Scarpa [e, immagino, anche Roberto Saviano, N.d.r.] di primo acchito mi appare come “uno dei troppi che parlano di sé”… »

(Ma che diserzione e diserzione! Ma che anti-autorialità e anti-autorialità! Proprio lui, il paraculissimo stratega dei media, prezzemolo della rete per eccellenza, che spaccia per anonimato un regolarissimo nom de plume quale Wu Ming 1, in nulla diverso – una volta memorizzato – da altri pseudonimi quali Alberto Moravia o Sveva Casati Modignani ! Suvvia, siamo seri.)

Poi mi è tornato in mente un mio vecchio post del 2006: 

Roberto Saviano a Gomorra. Dai blog al book. E che book!”

(http://lucioangelini.splinder.com/post/8062198/ROBERTO+SAVIANO+A+GOMORRA)

E il commento che proprio Roberto Saviano firmò in coda al post:

5) grazie Lucio, per le belle parole. rs  (18 Maggio 2006 – 09:10 )

a cui risposi, nel commento n. 6:

6) Grazie a te per quello che fai! Tutta la mia ammirazione. Un abbraccio. (18 Maggio 2006 – 12:07)

Oggi, a distanza di quasi tre anni, tengo a ribadire la mia riconoscenza di cittadino anti-mafioso con la stessa forza di allora:

«Grazie, Roberto… e non lasciarti infinocchiare dai tromboni del New Italian Epic, che approfittano del tuo meritatissimo – ed espiatissimo – successo per risplendere di luce riflessa.» 

(Clicca sull’immagine qui sopra per l’intervista integrale)

(Immagine da http://www.topnews.in/files/roberto-saviano.jpg )

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mercoledì, aprile 15, 2009

 

GRANDE GENNA ROSSO

 

Se fossi un docente di complottologia, assegnerei senz’altro come prima tesi di laurea l’analisi comparata di due testi gemelli, ancorché “gemelli diversi”: “L’organigramma” di Andrea Comotti (scoperto e pubblicato da Vibrisselibri al tempo in cui anch’io mi facevo il culo per la nobile “causa” editrice) e “Grande Madre Rossa” di Giuseppe Genna, uscito in prima battuta nel 2004 a 15 euro e riproposto ora da Mondadori-Segretissimo ad appena 3,90 euro [altro che il prezzo della fottutissima Lulu per “Medium”, il famoso finto regalo di Genna ai suoi lettori nel marzo 2007: vedi

http://lucioangelini.splinder.com/post/11331766/GENNA-LULU%3A+LA+VENDETTA  ]

Entrambe le opere muovono da un’ esplosione a Milano, quella di Comotti reale (Banca dell’Agricoltura), quella di Genna squisitamente fictionale (Palazzo di Giustizia). Entrambe le opere ricostruiscono l’organizzazione alle spalle dell’eclatante (da éclater = scoppiare) fatto. Solo che Comotti opta per un’assai probabile Grande Madre Nera (vd il post di ieri), Genna per un’assai improbabile Grande Madre Rossa. Una curiosità: in questo caso la scrittura di Genna, in genere notoriamente pomposa, al confronto di quella studiatamente iperbarocca e neogaddiana di Comotti, appare addirittura sobria:-).

Prelevo da GMR:

«… Grande Madre Rossa è un gruppo eversivo che da più di un decennio opera in assoluta clandestinità su tutto il continente europeo. I membri attivi del gruppo sono appartenenti alla classe medio-alta [quella di Genna, ih ih ih. N.d.r.]e questo ha permesso di non venire mai identificati nel corso di indagini relative al terrorismo. Il sistema di clandestinità scelto è stato realizzato in due fasi: a) i membri della Grande Madre Rossa non hanno finora effettuato azioni, né dimostrative né omicide (se non attraverso intermediari non riconducibili all’organizzazione), lavorando nell’arco dinpiù di un decennio in assoluta segretezza e in sospettabilità; b) i membri di Grande Madre Rossa sono da questo momento in clandestinità effettiva, avendo ciascuno di loro abbandonato realmente le proprie coperture, fino a ora percepite quali esistenze nella norma da parenti, amici e conoscenti. Specificihiamo questo per comunicare che tutti gli appartenenti al gruppo risultano incensurati e ignoti alle forze di controllo poliziesco. In un momento opportuno, e non a mezzo di comunicati, forniremo le motivazioni ideologiche che ci hanno condotto alla scelta della clandestinità e dell’eversione…[cut]… Grande Madre Rossa è un gruppo internazionale, presente in ciascuna delle nazioni che compongono l’Unione Europea e che agisce con un cooddinamento rimasto finora segreto ai membri stessi dell’organizzazione… [cut]… La nostra è una lotta definitiva e totale che, per non ridursi a una vuota espressione, ha la scopo di annientare, distruggere, spaccare il sistema di controllo in senso politico, economico, militare, distruggendo quelle istituzioni culturali di cui il sistema di controllo si serve per rendere omogenee le élite del potere e dei mezzi di comunicazione, grazie alle quali esso si afferma ideologicamente… [cut]… Non nc’è nulla che le forze militari e di polizia possano fare per impedirci il perseguimento del nostro obiettivo. Il processo è ormai irreversibile… » (pp.155- 156) 

«… La storia dell’insurrezione è la storia umana. Lei [il personaggio Margaret Leicester Savioli, n.d.r.] fa parte di un esercito muto, attonito, che percorre la storia come un brivido di vera vita. Lei e gli altri di Grande Madre Rossa sono l’avanguardia dell’onda [da non confondere con il recente movimento studentesco “L’onda”, n.d.r.]: fanno vibrare la terra per spalancare la vera vita, farla fiottare dalla terra crepata. In questi tredici anni hanno lavorato silenziosamente al parto del nuovo mondo. Aggrediamo la specie per salvarla da se stessa. Estinguiamo la specie per trasformarla. [Cfr. (1)] Cancelliamo il male che abbiamo inflitto al pianeta. Cancelliamo l’umano, poiché lo amiamo… Noi non siamo pazzi. Noi esistiamo. Noi non siamo folli, invasati, millenaristi. Noi non siamo nichilisti. I nichilisti siete voi… La violenza che agiamo è un atto di immensa pietà[me cojjoni!, N.d.r.] » (p. 170) 

«Grande Madre è un’espressione cinese. È l’espressione coloniale cinese. In carcere, ai tibetani, viene imposta la preghiera a Grande Madre: li torturano se non pregano la Grande Madre. Però va detto che ogni religione ha una sua Grande Madre. Sono infinite queste Grandi Madri!» (p.182) 

«La motivazione che le masse non sono mai coscienti, mai ancora coscienti, a noi tutti rivoluzionari, sempre apparsi nella storia dell’uomo, UNICO MOTORE DELLA STORIA DELL’UOMO come forma incarnata di amore e pietà [aridajje, n.d.r.], noi rivoluzionari in fuga e in esilio oppure incarcerati nell’isolamento, nei bracci morti, nei collettivi per il lavaggio del cervello, nelle carceri e nell’illegalità – questa motivazione per cui gli uomini tutti, i poveri e i diseredati, non sono mai abbastanza coscienti e maturi ricorda la motivazione dei colonizzatori di sempre: i colonizzatori, l’altra maschera del mondo e della storia, i colonizzatori che ci sono da sempre, lungo l’intera storia dell’uomo, il contro motore che tende ad azzerare il nostro impulso verso il bene. Loro, i colonizzatori, andati ovunque, sparsi come termiti e metastasi per l’intero pianeta nel lungo arco della storia mana, andati con la medesima motivazione in Africa e Asia e ovunque, a installare il falso principio che le masse non sono ancora coscienti, vanno guidate, vanno colonizzate, non sanno abbastanza, non sanno gestire, non sanno evolvere: i neri, gli analfabeti, gli schiavi, i colonizzati, i torturati, gli oppressi, gli affamati, i popoli sofferenti sotto il dominio dei colonizzatori “non sono ancora pronti” per prendere nelle loro mani il proprio futuro come esseri umani. Noi abbiamo preso il nostro futuro nelle nostre mani. Noi regaliamo futuro agli esseri umani. La crescita è costante e naturale. Noi desideriamo uscire dal conflitto che noi provochiamo, entrando nella storia da transfughi e liberatori… La grande madre natura ha partorito la Grande Madre Rossa che partorisce nuovamente la grande madre natura. La crepa è aperta. L’evento sarà esplosivo, inatteso, sconvolgente… » (pp. 203-204)

(1) Cfr. «Ci rifiutiamo di ammettere che andiamo incontro all’ estinzione come specie. Certamente non nei prossimi giorni, e nemmeno nei prossimi anni, ma avverrà, avverrà in un futuro che è intollerabile immaginare, perché sarà senza di noi. È doloroso pensare che tutto quanto abbiamo costruito nelle nostre vite e – ancor più importante – in secoli di civiltà alla fine ammonterà a niente perché tutto diviene polvere, tutto si dissipa, presto o tardi. È accaduto ad altre civiltà, accadrà anche alla nostra. Altre specie umane si sono estinte prima di noi, verrà anche il nostro momento. Funziona così, è parte del tutto, la danza del mondo.» (Wu Ming, New Italian Epic).

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martedì, maggio 05, 2009

VALERIO EVANGELISTI IN MESSICO A CACCIA DI ARMI BIOLOGICHE

Valerio Evangelisti in Messico 

(Valerio Evangelisti in Messico)

Lo sanno tutti che Valerio Evangelisti è andato in Messico al solo scopo di importare e diffondere nella meschina e reazionaria società letteraria italiana il virus della febbre suina. E se si illude di contrastare le dicerie sulla sua missione con articoli quali:

http://www.carmillaonline.com/archives/2009/05/003033.html#003033

si sbaglia di grosso. I radical chic Giuseppe Genna e Roberto Bui, con la pasionaria de’ noantri Loredana Lipperini, fanno finta di niente, ma sul ponte dell’untore Evangelisti sventola bandiera inequivocabilmente nera*-° 

(Immagine da http://georgiamada.splinder.com/post/8595402 )

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martedì, maggio 12, 2009 

IL SODO RAP DEL RAPSODO WU MING 1

 

LA SVOLTA NARRATIVA (A 180°)

La mamma dei gonzi è sempre incinta e qualche tardivo mammalucco
disposto a credere alla sempre più stracca balla del New Italian Epic di tanto in tanto salta ancora fuori.

Si sa che per imbonirsi Wu Ming 1 – ormai – c’è una sola via: dargli del
rapsodo, dell’aedo o del contastorie. Appena si sente accostare ad Omero lui ha un orgasmo immediato e ti inserisce d’ufficio nella Nebulosa dei Prodi. Se, invece, non prendi per oro colato (“oro di Bologna”) tutto quello che blatera in bononian English, sei un troll.

Gli ultimi a carminarlo, pardon, carmillarlo sono stati, in ordine di tempo, Maurizio Vito (qui:

http://www.carmillaonline.com/archives/2009/05/003036.html#003036 )

e Valentina Fulginiti (qui:

http://www.carmillaonline.com/archives/2009/05/003044.html )

Ma il sogno segreto di Wu Ming 1 è convincere Fabri Fibra a modificare il testo di Rap in Vena come segue:

“Io me ne sbatto il cazzo del Postmodernismo
Io spruzzo Epic Rap in vena
Io spruzzo Epic Rap in vena ooh!
Io me ne sbatto del Postmodernismo
Io spruzzo Epic Rap in vena
Io spruzzo Epic Rap in vena ooh!

Per essere un fallito uguale a me tu che fai?
Piscio sui postmoderni e poi ti incolpo con la faccia che c’hai
Scrivo abbasso l’ironia su questo muro con lo spry
Sborro sulla tastiera guardando il NIE web-site!
Schizzo frasi e le sborro su queste basi
Che escono dalla Nebulosa come il sangue dai vostri nasi… “

(Eccetera)

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sabato, gennaio 16, 2010 

NEW AMERICAN EPIC: LO SCORREGGIONE “AVATAR” DI JAMES CAMERON ANNICHILISCE E DISINTEGRA LA SCORREGGINA DEL NEW ITALIAN EPIC

                                                                                 

NEW AMERICAN EPIC: LO SCORREGGIONE “AVATAR” DI JAMES CAMERON ANNICHILISCE E DISINTEGRA LA SCORREGGINA DEL NEW ITALIAN EPIC°-*

Visto il film ieri pomeriggio: stormi di ippogrifi, rupi ariostesche, ossessivo digrignar di denti, imponenti verzure pluviali, l’eroe del film in peace-keeping mission sul pianeta Pandora, mentre il Ferdinando Cortez della situazione, attratto dall’oro della situazione (il pregiato minerale Unobtainium) non si perita di sterminare gli umanoidi Na’Vi; ma l’amore – Berlusconi docet – alla fine vince sull’odio: il cattivissimo comandante dell’avamposto umano su Pandora, nemico dell’integrazione con gli alieni, fa la fine di San Sebastiano…

Il tutto condito da straordinari effetti speciali di nuova generazione in 3D.

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martedì, gennaio 05, 2010 

POVERO WU MING 1 !!!

(Wu Ming 1 al Carnevale di Venezia)

Povero Wu Ming 1. Dopo tutte le tirate di sciacquone che si è preso addosso, continua a illudersi che il mondo intero (anziché qualcuno dei suoi amici o lecchini personali, dislocati come ricercatori o in trasferta con l’Erasmus in un grappoletto di università straniere) da tre anni a questa parte non faccia che dibattere intorno al suo saggio-bufala, quello con cui aspirava a passare alla storia del pensiero critico-letterario nazionale e internazionale. Vabbè, contento lui…

http://www.carmillaonline.com/archives/2010/01/003299.html

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venerdì, gennaio 15, 2010 

COME PRESENTARSI A UN EDITORE

Lo spunto di questo post mi è offerto dall’annuncio di un seminario che Giulio Mozzi terrà a Padova su

                             “Come presentarsi a un editore”

(Sabato 6 marzo 2010, dalle 15 alle 19, e domenica 7 marzo 2010, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17)

http://vibrisse.wordpress.com/07-seminari-a-padova/

La via più pratica e più trendy, in my humble opinion, sarebbe quella di affidare la mediazione a un agente letterario, non fosse che….

Prendiamo Andrew Wylie, per esempio, che la mia nemica per la pelle Loredana Lipperini (il suo suggeritore Wu Ming 1 deve averle parlato male del colore della mia pelle, n.d.r.) ha di recente definito “il più potente, rispettato e temuto agente letterario del mondo” (Lipperatura, mercoledì 13 gennaio 2010).

Ebbene, come ha commentato tale Sick Seeker:

«Siamo sempre là. Uno va su http://www.wylieagency.com/

clicca su “submissions” e viene fuori la solita solfa:

“The Wylie Agency does not currently accept unsolicited submissions.”

Meno male, dunque, che sarà un editor di Einaudi-Stile Libero della stazza di Giulio Mozzi a suggerirci il modo giusto di presentarci agli editori…

Lo stesso Giulio Mozzi ha ribadito l’annuncio anche su Facebook, dove gli ho risposto:

«Puoi anticiparci uno dei segreti su come ci si debba presentare a un editore? Stavo pensando a una tenuta tipo Mago Otelma, con tiara vescovile in testa e vestaglia di seta lucente…»

E lui:

«Lucio, punterei su qualcosa di più sobrio. Hai presente la sfilata di moda ecclesiastica in “Roma di Fellini”?» [Lui, da giovane, indossava maglioni lunghi fino alle ginocchia, N.d.r.]

http://www.youtube.com/watch?v=CYzRL9YIswQ&feature=player_embedded

Titolava, invece, Il Giornale il 14 gennaio scorso:

«Come sparare al Papa e diventare milionari: il ritorno di Alì Agca» 

[“Pentimento a volte fa rima con investimento. Se non ci credete chiedetelo ad Alì Agca, un signore così tormentato dal rimorso per i quattro colpi sparati a Papa Giovanni Paolo II da aver bisogno di qualche milione di euro per rinfrescarsi la memoria e raccontarci qualche nuova strampalata verità su quei giorni lontani. E sì, ci risiamo, il tormentone fra poco sarà di nuovo in mezzo a noi. Il 52enne ex Lupo grigio, l’uomo che il 13 maggio 1981 sparò al pontefice, il prossimo 18 gennaio sarà di nuovo libero, di nuovo pronto a travolgerci con le sue improbabili rivelazioni. Stavolta però a pagamento. E che pagamento. Il listino prezzi stilato nella celletta di Kartal, il carcere di massima sicurezza a sud est di Istanbul dove sta finendo di scontare la pena a dieci anni per l’assassinio di un giornalista turco, è gia arrivato per lettera al Sunday Times. E i prezzi per una verità inedita, ma pur vecchia di trent’anni, non sono proprio da saldo. Per una lunga ed esclusiva chiacchierata televisiva il fallito attentatore sostiene di non poter pretendere, bontà sua, meno di un milione e 400mila euro. Per due libri, uno dei quali tutto incentrato sull’emozionante resoconto di vita trascorsa per la gran parte in galera, si parte dai 3 milioni e mezzo…”]

http://www.ilgiornale.it/esteri/come_sparare_papa__e_diventare_milionari__il_ritorno_ali_agca/vaticano-giovanni_paolo_ii-ali_agca/11-01-2010/articolo-id=412815-page=0-comments=1

Insomma, il miglior modo di presentarsi a un editore parrebbe quello di aver cura di farlo solo dopo aver tentato di far fuori qualcuno che conti. A riprova del fatto che non importa tanto il “come” scrivere una storia o il “come” presentarla a un editore, quanto l’avere una intrigante (?) storia da raccontare*-°

(Immagine da http://images.virgilio.it/sg/notizie1024/upload/sfi/sfilata_ecclesiastica.jpg 

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venerdì, marzo 19, 2010 

GIUSEPPE GENNA IN FUGA DAL NEW ITALIAN EPIC

Dopo aver abiurato al Postmoderno (su insistente pressione del boss Robertino da Bologna) per arruolarsi, insieme alla diligente pupa Lipperina, nella Decima Mas letteraria del New-Italian-Epic, ecco che – a distanza di appena pochi mesi – l’insicuro Giuseppe Genna ci ripensa, vacilla, scappa indietro e si restituisce al Faceto (nero) con l’ideona “La Ripubblica“: 

http://www.ripubblica.net/

Mah, che dire? Se fossi Armando Diaz, me la caverei con un Bollettino:

“I resti di quello che fu uno degli eserciti più scalcagnati del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.”

Strano destino, comunque, quello di Giugenna. Grottesco-comico quando vuol sembrare epico (Hitler), fondamentalmente patetico quando vuol sembrare comico (La Ripubblica), deve ancora trovare – probabilmente – il suo giusto registro espressivo. Ma diamogli fiducia, non è detto che, a furia di tentativi ed errori, prima o poi non ce la faccia a  farcela… 

(Il fotomontaggio è di Giuseppe Iannozzi)

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mercoledì, marzo 17, 2010 

I WU MING ALZANO IL TIRO: NIENTE LIBRO DELLE FACCE, PER LORO.

Ieri pomeriggio sono andato a curiosare al Vega di Marghera, Sala 1, Edificio Porta dell’Innovazione, dove alle 15 era previsto un evento a dir la verità non proprio eventosissimo: il solito Wu Ming 1 che rispondeva alle solite domande su Autorialità con la A maiuscola (notoriamente deprecata, yawn, dai Quattro di Bologna),  e autorialità con la a minuscola (fortemente caldeggiata dagli stessi). Lo interrogava il filosofo Galzigna, che si era portato appresso la fida Ibridamenti (al secolo Maddalena Mapelli), nota per il suo vezzo di pronunciare la parola “avatar” con l’accento sulla seconda a (insomma dice “avàtar”). Dopo aver citato, come suo solito, gli adorati Foucault e Deleuze, che evidentemente considera Autori con la A maiuscola, Galzigna ha invitato Wu Ming 1 a spiegare ai diligenti studenti intervenuti in sala la differenza tra i Wu Ming, autore collettivo decisissimo, sì, a vendere libri, ma autoimponendosi le oulipiane “contraintes” di non andare mai in televisione e di non far mai circolare immagini dei propri volti, e Sveva Casati Modignani, autore collettivo (composto dai coniugi Bice Cairati e Nullo Cantaroni, n.d.r.) che è riuscito a vendere libri senza mai andare in televisione o far leva sull’appeal facciale (solo pochissimi conoscono i lineamenti di Bice, ormai rimasta orba di tanto Nullo marito). Wu Ming 1 ha risposto che sì, come dice Barthes, bla bla… e come conferma Zizek (che ha il merito aggiuntivo di rendere comprensibile Lacan), Sveva Casati Modignani ha venduto milioni di libri, mentre loro appena qualche migliaio, e bla bla… ma che tutto sommato anche Salinger è finito in una bella contraddizione, quella di diventare autore di culto in grazia della propria volontaria assenza, e bla bla… e che il collettivo di cui fa parte davvero non se la sentiva di vivere la banalità dell’autorialità, ovvero i fastidi del divismo (ancorché compensati dalle royalties) che le apparizioni in tivù  inevitabilmente comportano. Ultimamente, anzi – ha precisato, – lui e i suoi amici hanno alzato il tiro, imponendosi una nuova audacissima contrainte: rifuggire non più solo la tivù, ma anche il Libro delle Facce. Ha poi chiarito che il profilo già esistente in Facebook non c’entra nulla con loro, essendo stato creato ad arte da non si sa bene chi, forse un’amica di Genna. A quella notizia Maddalena Mapelli è scoppiata in lacrime, poi, con una faccia da maddalena pentita, l’ha supplicato di ripensarci. Allora Wu Ming 1, che forse nel fondo del fondo del fondo è un magnanimo, per consolarla le ha assicurato che continueranno comunque a frequentare Anobii (farcendolo di recensioni entusiastiche di loro stessa confezione sartoriale) e anche il social network “Twitter“. Insomma da oggi in poi la nuova sfida (e consegna) sarà:

Twitter = buono, Facebook = no ‘bbuono.

(Per la foto di Wu Ming 1 si veda: http://lapeperini.wordpress.com/2010/03/17/wu-ming-1-ha-finalmente-un-volto/ )

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martedì, giugno 29, 2010 

LA LIPPERINI E LA PEPERINI

 

Copio-incollo da “Lapeperini’s blog”:

http://lapeperini.wordpress.com/2010/06/29/infinocchiare-la-lipperini/

«Ieri la maestra Lipperina aveva di nuovo voglia di aprire il suo magico giardino d’infanzia ai petulanti bambini Wu Ming e d’accordo con loro ha inscenato un finto dibattito su scrittori di successo e scrittori che si concentrano su qualità e sperimentazione [sperimentazione de che???].

Subito è intervenuto Wu Ming 4 che ha  pontificato:

“A cosa serve contrapporre alla ‘società letteraria’ – prigioniera degli automatismi commerciali e mediatici – una fantomatica ‘letterarietà’?… Il problema è essere considerati, accettati, patentati, lasciati liberi di scrivere o non piuttosto il fare comune, costituire e allargare, con ogni mezzo praticabile, comunità di lettori attivi?.”

E più giù, con la solita pratica dell’auto-incensamento: 

“I luddisti cinesi come WM affidano tutto a recensioni, blog, radio, MP3, ore di treno su e giù per la penisola… I nostri dati sono confortanti… non quelli di vendita, ma quelli relativi ai download dei nostri libri in rapporto ai dati di vendita (consultabili sul nostro sito). Perché… noi pratichiamo il copyleft e regaliamo gratis i testi dei nostri romanzi. Interessa la ricerca sul campo? La critica pratica all’industria editoriale?”

A quel punto è intervenuto un bambino scrofoloso che la maestra Lipperina ama quasi come Borghezio ama i bambini rom:

> “allargare, con ogni mezzo praticabile, comunità di lettori attivi”.

I mezzi praticabili [per chi ha già una potente macchina editoriale come l’Einaudi alle spalle, N.d.R.] comprendono Twitter ma non Facebook, la radio ma non – chissà perché – la tivù, oltre alla mobilitazione delle solite disponibili squaw in Repubblica e Unità. Davvero incomprensibile la ricerca wuminghiana di una purezza ormai tutta di facciata, dato che gli scaricamenti gratuiti delle loro opere servono essenzialmente, come è stato più volte e proprio da loro stessi dimostrato, a incrementare il tam tam e di conseguenza le VENDITE. Ahimè, nacquero rivoluzionari, sono oggi dei vecchi tromboni sfiatati capaci di infinocchiare al massimo la Lipperini.”

Ovviamente la maestra Lipperina ha subito preso il bambino scrofoloso per le orecchie e l’ha buttato fuori dalla classe.»

Immagine da http://www.chartingnature.com/img%5Cbotanicals%5C7505-Childern-Playing.jpg

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lunedì, giugno 14, 2010 

RINCHIUDERSI NEI PROPRI BLOG

Scrive Riccardo Ferrazzi nel suo blog:

http://merlincocai.splinder.com/post/22862384/saviano-si-saviano-no-la-terra-dei-cachi

«Vorrei svolgere una metafora su una abitudine pericolosa: quella di rinchiudersi nei propri blog, nelle proprie riviste, nei propri “giri” ristretti, come se fuori da quelle torri d’avorio non ci fosse il mondo ma solo una massa di imbecilli, ignoranti e venduti. All’interno di quei fortini, sedicenti isole di intelligenza in partibus infidelium, non si monta la guardia sugli spalti (perché il nemico se ne frega di un fortino che non gli dà fastidio): si passa il tempo a gareggiare in “purezza” (per quanto tu sia puro, c’è sempre qualcuno più puro che ti epura), ci si divide tra “palude” e “montagna” come ai tempi del Terrore giacobino. Ci si dedica, insomma, all’antropofagia. Il bersaglio di questi giorni è Saviano, ma domani sarà qualcun altro e dopodomani qualcun altro ancora.»

Gli segnalo via facebook, dove il post è stato riportato:

«Posto un commento in Lipperatura in cui dico che i fan sono “utili idioti” per i loro idoli. Tale Amelia risponde “sono idioti, ma non utili”. Replico: “finché contribuiscono a diffondere il nome e le opere del loro idolo, a quest’ultimo sono senz’altro utili”. Interviene la Lipperini. Censura i miei interventi e lascia solo quello di Amelia, che così rimane privo di contesto e senza senso. Questo il behaviour della principale fan dei Wu Ming:-)»

E Riccardo:

«Lucio, ognuno fa come vuole, ci mancherebbe. Ma non sono sicuro che la tua strategia sia vincente. Lipperini ha le sue posizioni. Si possono condividere oppure no. Si può criticare. Dall’altra parte si può essere più o meno tolleranti. Ma non mi pare che abbia senso chiudere i rapporti e asserragliarsi nei fortini. Ci perdiamo tutti, compresi i lettori, non credi?»

Mia replica:

«Secondo me chi predica bene e razzola male va soprattutto contro i propri interessi. Non ha alcun senso fare i progressisti a parole e poi, di fatto, comportarsi da oscurantisti. Comunque denunciare il trombonismo in rete non è una questione di vita o di morte, per me, per carità. In più sono convinto che l’incidenza dei blog e della rete sulla produzione-circolazione dei libri sia ancora minima. Se la Lippa si asserraglia nel suo fortino, in fondo chissenefrega? Che ci faccia pure i vermi dentro.»

Riccardo:

«Non so. Credo che ognuno abbia le sue ragioni, e quindi non discuto le tue. Però mi sembra un peccato: io credo che tu e Loredana potreste imbastire delle discussioni serie e intelligenti. Forse siete partiti col piede sbagliato. Anch’io non vado pazzo per i Wu Ming, per esempio, però mi sembra normale che piacciano ad altri. Poi, ripeto, se con Lipperini siete arrivati a censurarvi, forse c’è stata una incomprensione iniziale. Peccato.»

Angelini:

«Un momento. IO NON CENSURO NESSUNO. Ho frequentato Lipperatura per anni senza problemi. Improvvisamente, quando scattò l’operazione NIE, mi permisi di esprimere la sensazione che si trattasse solo dell’ennesima bufala del collettivo Wu Ming. E la Lippa – che ha la tolleranza di un paracarro – decise di punto in bianco di radiarmi dal suo commentarium (solo in teoria aperto al pubblico). Su consiglio del suo Ron Hubbard di fiducia (Roberto Bui), secondo me. Ai bolognesi seccava tantissimo essere stati smascherati così presto. Erano abituati a prendersi loro lo sfizio di rivelare “Ah ah vi abbiamo gabbato di nuovo” (vedi le bufale degli ex Luther Blissett, l’operazione VMO eccetera)»

(Ron Hubbard)

(Immagine dalla rete)

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mercoledì, marzo 24, 2010

 SILVIO BERLUSCONI SI DÀ ALLA NEW ITALIAN EPICA

Anche Berlusconi ce l’ha fatta. È riuscito a farsi pubblicare niente popò di meno che da Mondadori. Chissà se Gian Paolo Serino inserirà la Mondadori tra gli editori spericolati di cui qui:

http://satisfiction.menstyle.it/191/satisfiction-171-arrivano-gli-editori-spericolati

:- )

Scrive il simpatico Luca Tassinari, titolare di www.letturalenta.net :

«Capisco l’ineluttabile necessità di pubblicare l’instant book elettorale del padrone; capisco che non si sputa nel piatto in cui si mangia; capisco che per amor di bilancio si ceda alla tentazione di pubblicare robaccia. Ma una copertina così orrenda, santiddìo, che bisogno c’era?»

http://letturalenta.net/2010/03/amor-vincit-omnia-tranne-il-cattivo-gusto/

Commenta Sergio Garufi (che per inciso mi ha bannato, buon ultimo, dal suo blog, come già Lipperini, Nazione Indiana eccetera):

«Eccola, la nuova epica italiana.

Gli elementi portanti del NIE ci sono tutti:

1) Rifiuto del tono distaccato e “gelidamente ironico” predominante nel romanzo postmoderno. Questa prima caratteristica è definita nel memorandum una “condicio sine qua non”.

non c’è traccia di autoironia nel libro di SB.

2) “Sguardo obliquo” o “azzardo del punto di vista”. Sperimentazione di punti di vista inconsueti e inattesi. Sguardo che si amplia a volte in maniera vertiginosa includendo l’extraumano come parte integrante della narrazione. A questi esperimenti, secondo Wu Ming 1, sarebbe sottesa una motivazione etica e politica.

l’io narrante è extraumano, quasi divino (l’unto del signore), parla di sé in 3^ persona con evidenti motivazioni etiche e politiche.

3) un’attitudine “pop” che spesso porta al successo di pubblico.

più pop e più best seller di così…

4) Narrazione di storie alternative e “ucronie potenziali”. Queste narrazioni offrono una possibile diversa soluzione rispetto alla realtà storica.

l’Italia narrata nel libro di SB è totalmente altra rispetto alla realtà storica.

5) Comunità e transmedialità. I testi del NIE hanno come caratteristica quella di fungere spesso da testi base per la creazione di derivati da parte della comunità di fan.

già si annuncia la realizzazione di una fiction tratta dal libro di SB, oltre al kit offerto al fan completo di gagliardetto e CD con l’inno (il CD ROM no perché se no i suoi elrettori pensano che sia qualcosa che ha a vedere con gli zingari).»

Intanto su Corriere.it si legge:

«Ghanese chiama il figlio Silvio Berlusconi»

“Ha cinque anni e si chiama Silvio Berlusconi. Anzi Silvio Berlusconi Boahene. Sì perché quello del premier per lui è solo il nome di battesimo. L’originale idea è venuta a un immigrato del Ghana, un operaio metalmeccanico che vive a Modena. La notizia è riportata dal Resto del Carlino. «Credo di dovere a Berlusconi il mio permesso di soggiorno – spiega l’uomo, in Italia da 8 anni -. Volevo dare a mio figlio il nome di un grande capo politico. Mi piace, mi piace tutto di lui. Mi piace come persona, anche se non seguo molto la politica». Quanto alle politiche del governo in materia di immigrazione, taglia corto: «Non mi interessano queste cose».”

Non solo transmedialità, dunque, ma anche transetnicità

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martedì, luglio 06, 2010 

L’ ESTATE È TORRIDA? COLPA DEL “ROVENTE” DIBATTITO SUL NIE:-)

Quando più di due anni fa, nell’aprile 2008, Wu Ming 1 mise on line il primissimo abbozzo del suo “memorandum” sul New Italian Epic nessuno poteva immaginare che, malgrado le pernacchie levatesi da ogni parte, nell’estate 2010 Wu Ming 1 si sarebbe ostinato a considerare il dibattito sul suo saggetto autoincensatorio niente popò di meno che ancora “rovente“:

http://www.carmillaonline.com/archives/2010/07/003542.html 

Tutto perché la solita Claudia Boscolo, una delle ragazze pon-pon dell’azienda wuming, è riuscita a far pubblicare in inglese il saggio “Overcoming Postmodernism: The Debate on New Italian Epic“, con contributi di vari amici (Dimitri Chimenti eccetera).

Come scrivevo in un commento qualche giorno fa, i Wu Ming non sono quattro: c’è una quinta componente (non più occulta) che collabora a pieno ritmo con il quartetto megafonandone i proclami: la cugina della titolare di “Lapeperini’s blog“:

http://lapeperini.wordpress.com/2010/06/29/infinocchiare-la-lipperini/

Scrive Wu Ming 1 a proposito di un dibattito svoltosi in Lipperatura – il blog filowuminghiano per eccellenza – in cui i Wu Ming la fanno da padroni:

“Di concerto con Loredana Lipperini, si è deciso di copiarlo, incollarlo in un pdf editor e ri-impaginarlo”

[Preciso solo che, per quanto mi riguarda, fui defenestrato dal commentarium di Lipperatura proprio a partire dai miei sberleffi sul Nie, dopo anni di tranquilla frequentazione, ma che lo ripeto a ‘ ffa?]

Ora Wu Ming 1 ha un bel dire che la critica ostile al NIE è “baronale, trombonesca, reazionaria” solo perché considera lui baronale, trombonesco e reazionario. O che “siamo al terzo anno di dibattito” solo perché è lui stesso a riattizzarlo in tutti i modi possibili e immaginabili, mobilitando quanti più possibili amici disolocati in alcune università straniere. O che il critico Giulio Ferroni è fetente perché scrive “qualcuno ha coniato un’apposita etichetta piuttosto balzana in verità, quella di New Italian Epic, distorcendo completamente ogni possibile accezione di “epica””, o che il dibattito sul NIE è ancora rovente. Liberissimo di immaginare tutto quello che crede, ma la realtà è che della suddetta balzana etichetta non frega una mazza a nessuno.

Gli auguriamo solo di cominciare a coltivare anche l’arte di mettersela via, ogni tanto, quando toppa, altrimenti rischia davvero di scoppiare di bile ogni volta che sente venire meno l’ammirazione che tanto Autorialmente smania di suscitare negli altri.

(Foto tratta da  http://lapeperini.wordpress.com/2010/06/11/loredana-lipperini-e-la-silenziazione-del-dissenso-2/ )

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mercoledì, luglio 07, 2010

 

WU MING 1 COME LUIGI XV: “APRÈS MOI LE DÉLUGE!”

Scrive l’espertona di letteratura italiana contemporanea Claudia Boscolo (sì, quella che ha definito ANIMALI i visitatori di questo blog) nel suo saggio in inglese sulle smargiassate del novello Capitan Matamoros Wu Ming 1:

http://www.wumingfoundation.com/english/wumingblog/?p=1146

“Wu Ming 1 surprisingly presented an entirely new paper rather than expanding on the ‘Memorandum’. This paper, ‘We’re going to have to be the parents’, written in the wake of the suicide of US author David Foster Wallace in September 2008 and the death of Italian writer Giuseppe Genna’s father, a year earlier, envisaged the end of an era in politics and writing.”

Si può ragionevolmente affermare che un articolo scritto da Wu Ming 1 un anno dopo essere rimasto orfano del papà di Giuseppe Genna (sic!) e con l’animo ulteriormente esacerbato dalla notizia del suicidio di Wallace nel settembre 2008 preannunci la fine di un’era nella politica e nella scrittura???

Suvvia, siamo seri…

E che dire della prosopopea di Wu Ming 1 quando afferma:

“Since 2008, no discussion of the current state of Italian literature has been possible without references – either positive or negative – to what we wrote. They just couldn’t ignore the “memorandum” (and the expanded version that was published as a book by Einaudi in 2009).”

(“Dopo il saggio sul NIE del 2008, NESSUNA DISCUSSIONE sullo stato della letteratura italiana è più stata possibile senza riferimenti a noi.”)

Mamma mia che sboroni squinternati!

venerdì, gennaio 14, 2011

NOTTE BUIA, NIENTE STELLE: I WU MING ORMAI AL DELIRIO

(Pino Caruso)

«Chi ci crederà se diciamo che noi stessi ci siamo stupiti vedendo che, tra i titoli portati sugli scudi, quelli di autori italiani viventi appartenevano quasi tutti alla “nebulosa” del New Italian Epic, descritta tre anni fa nel memorandum di Wu Ming 1?» (Carmillaonline, New Epic Bloc 2011, 12 gennaio 2011)

«Nessuno è più pericoloso di chi crede che i propri pensieri siano i pensieri di Dio”»

(Pino Caruso, Aforismi)

(Immagine da http://www.aforismario.it/pino-caruso.htm)

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mercoledì, gennaio 19, 2011

NEW ITALIAN SOTTILETT. NICCOLÒ AMMANITI

Certa pseudo-critica che crede di orientare il dibattito culturale non si è accorta di quanto succedeva perché da tempo – cronometrista e schiava di un tran tran disperante – ha rinunciato a immaginare che si possano, o meglio, debbano spezzare tutti i falsi legami tra le cose e le idee. Il New Italian Sottilett è un’ipotesi di lettura, la mia ipotesi. È invece un dato di fatto l’esistenza di un corpo di testi, libri scritti nella “seconda repubblica” aventi in comune un elemento basilare: la durata, rigorosamente compresa tra le 100 e le 120 pagine. Se tale corpo non esistesse il New Italian Sottilett non “suonerebbe bene” a così tante persone, né scatenerebbe l’ambaradàn che sta suscitando ovunque sul pianeta Terra, dall’ università di Timbuctù ai più sperduti circoli letterari delle isole  Svalbard. Il magazine Carmillaonline gli ha riservato una sezione speciale.

Del libro-sottiletta di Antonio Centanin (Aldo Nove) “La vita oscena” (che sta vendendo da solo più di tutto il corpo delle opere dei Wu Ming messe assieme) ho già parlato il 5 dicembre scorso:

http://lucioangelini.splinder.com/post/23695871/aldo-nove-si-da-allautofiction

Segnalo, oggi, il contributo di un altro enfant terrible del New Italian Sottilett, Niccolò Ammaniti. Anche il suo “Io e te” sta andando alla grande. In 117 pagine Ammaniti “costruisce un racconto di fulminea precisione sul più semplice e imperscrutabile dei misteri: come diventare grandi” (così la quarta di copertina).

Questa la storia: il bambino Lorenzo Cuni si sente diverso da tutti i suoi compagni e per punirsi si infligge una settimana di auto-segregazione in cantina, dove aspetta pazientemente la comparsa del classico “aiutante magico” delle fiabe. Questo gli si presenta sotto le false vesti di una sorellastra tossica (in realtà è una fata buona). Grazie al lavoro maieutico di quest’ultima, a pagina 111 il bambino Lorenzo capisce qual era il suo problema: voleva essere come tutti. La sorellasta tossica, da par suo, promette che non si drogherà mai più.

Questo, tuttavia, è solo il primo dei due finali del libro. Perché Ammaniti, per accontentare più lettori possibili, di finali ne mette due: uno consolatorio e l’altro disperante (non è vero che la tossica scappa dal tunnel della droga: ci resta dentro eccome, anzi alla fine muore, come viene spiegato nell’ultimissima pagina).

Naturalmente ho scherzato. L’operina di Ammaniti è ben costruita, si lascia leggere con piacere sui mezzi di trasporto pubblici (a me ha risolto un tragitto in vaporetto dal Lido di Venezia a Piazzale Roma), e coglie con precisione alcune dinamiche interiori non solo pre- e post- adolescenziali, ma anche senili (delle visite alla nonna malata, per esempio, il bambino Lorenzo dice: “Non capivo perché dovevamo andarla a trovare… È imbarazzante essere visti quando stai male. E quando uno sta morendo vuole essere lasciato solo”.).

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18 GENNAIO 2012

QUEL GRAN TROLLONE DI ALESSANDRO BERTANTE

(Alessandro Bertante)

Io credo che ci si possa solo vergognare di firmare articoli quali quello apparso il 7 gennaio scorso su ‘Saturno’,  l’inserto culturale de “Il Fatto Quotidiano”,  segnalatomi ieri da Paolo Ferrucci.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/07/seminatori-dodio/181944/

Intanto il titolo:

SEMINATORI D’ODIO   (sic)

Cazzo, si palerà sicuramente della questione palestinese, o del nodo balcanico, o del dissidio ceceno… pensa subito uno. E invece no, Nino dei Lupi, che lo stesso Giulio Mozzi ha paragonato a chi prende a cannonate le mosche, ha poi chiarito senza alcun senso del ridicolo  che intendeva alludere a un plotoncino di circa cinquanta troll (“Eran cinquanta, eran giovani e forti, e li vorremmo morti”) che, a suo dire,  

“impediscono che nasca un serio dibattito letterario in rete, inquinando il lavoro di molte persone oneste e preparate (e penso a Nazione Indiana, Lipperatura, Vibrisse, Sul Romanzo, La parole e le cose, Satisfiction, Scrittori precari) che stanno faticosamente cercando di creare nuovi luoghi di autorevolezza critica”.

Insomma è un po’ come quando Berlusconi parlava del partito dell’amore schierato in forze per contrastare quello dell’odio comunista.

Tutti sanno che in rete le mode passano in fretta: dopo la fase dei newsgroup, attualmente è in forte declino proprio quella dei blog. Quale miglior pretesto, per alcuni blogger sempre più lagnosi e nevrotici, per giustificare la propria perdita di visitatori, che darne la colpa ai commentatori non in linea con il loro pensiero  (per ‘troll’ intendono soprattutto questi) ?

A Bertante hanno risposto in diversi:

Arturo Robertazzi

“Mi chiedo, ma l’autore ha mai letto uno dei blog letterari che cita?”

Giulio Mozzi

“Mah. Mi pare che Bertante prenda a cannonate le mosche. Non è difficile tener distanti i fastidiosi. Basta un po’ di attenzione e di pazienza.”

Marcolinorules:

“Non citando nessuno dei 50 fantomatici ‘seminatori d’odio’ si riduce a essere il tipico esempio del “linguaggio qualunquistico dell’Italia gretta e provinciale.
Prima regola del giornalismo: portare prove! Se non le porti non sei credibile.”
 
Ferdinando Salatini
 
“Ma infatti questo è il classico personaggio che snocciola le parole ‘violenza’ ‘odio’ e cazzate varie ogni qual volta gli venga mossa una critica. E’ gente come Bertante che devasta il dibattito con la propria ridicolezza.”
 
Daniela Matronola
 
“Temo qui si cerchi per ragioni di personale comodità di restringere la libertà altrui di blog-manovra e di esercizio della blog-critica quando dopo tutto un blog è solo un blog e un blogger è e resta dopotutto un blogger. Ricordo viceversa di aver letto con attenzione e grandi aspettative Nina Dei Lupi, e aver incautamente espresso in rete (per la verità su Facebook, quindi in un luogo non canonicamente deputato alla critica letteraria) qualche mia perplessità (legittima) sulla grana della lingua e della storia, sulla stoffa dei personaggi di quel romanzo, e di essere stata automaticamente rubricata tra i ‘mestatori’ della rete.”
 
Giulial
 
“Cioè, ma che veramente se Bertante viene insultato e dileggiato sul web, si offende e scrive un articolo sul Fatto quotidiano invocando la censura? Ma è uno scherzo di pessimo gusto o cosa?”Curiosamente SCOMPARSO il mio commento lasciato ieri, in cui ricordavo per l’ennesima volta come sia stato RETROCESSO A TROLL da Madame Lipperini, (“regina dei troll” in un post satirico di sua cugina Lapeperini) dopo annidi tranquilla frequentazione di Lipperatura, solo dopo aver preso a dileggiare il movimento autoreferenziale New Italian Epic, e di come la mia stessa raccolta di post satirici “LA BUFALA DEL NEW ITALIAN EPIC” sia stata rimossa dal catalogo di ilmiolibro.it di Repubblica.it (acquistata anche da un critico letterario):  forse unico esempio di CENSURA LIBRARIA dai tempi dell’abolizione dell’Indice dei libri proibiti.

Altro che troll seminatori d’odio. Sti qua seminano sempre più squallidi inviti alla censura…
 
P.S. Il pezzo di Bertante è stato ripreso su Nazione Indiana da Gianni Biondillo, che si è affrettato a precisare: “Ovvio che, essendo un pezzo di un ospite non avrò problema alcuno a bannare, cancellare, bloccare, ogni tipo di inutile insulto o commento personalistico.”
 
Un mio commento, infatti, è stato subito posto in MODERAZIONE. Ma già, anche Biondillo, come Bertante, fu reclutato tra i Nuovi Epici ai tempi in cui qualcuno provò a dare retta alla stolida bufala:-)
 
P.P.S. Altrettanto ovvio che di una simile “mente” (quella di Bertante)  non prenderò mai in considerazione alcun libro in nessuna libreria.
 
 
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10 MARZO 2012

PROPRIO WU MING 1 DAL NOTO PULPITO…

Mi è stata segnalata la seguente predica del predicatore Wu Ming 1:

“Compagne, il pantano letterario è melmoso e fetido oltre il ripugnante: il quantitativo di personaggi lerci riscontrabile tra autori, editori, recensori e velleitari vari farebbe impallidire pure voi che raccogliete ogni giorno storie di stalking e femminicidio. Il maschilismo che circola, sovente amplificato da chili di bamba pippati senza ritegno, è roba da voltastomaco. I miei colleghi scrittori, con poche lodevoli eccezioni, son pezzi di cacca che per un po’ di visibilità (magari solo per una recensione, benché le recensioni oggi non servano più a un cazzo e la stampa quotidiana sia un medium agonizzante) venderebbero madre e figlia ai produttori di snuff movies. Chi pensa che gli scrittori abbiano animi mediamente più “sensibili” degli altri non sa proprio una sega. Oggi molti scrittori et similia stanno appostati su Facebook tutto il giorno, pronti a fare l’occhiolino alla persona giusta, a lanciarsi nelle querelles dove possano appoggiare quello che poi potrebbe ricambiare il favore etc. etc. etc. Son brutte persone, i “letterati”, oggi, in Italia. Fanno proprio ribrezzo. E’ piuttosto nota, nel milieu, la storia del critico che prende a cazzotti la sua compagna e le fa un occhio nero. Lei pubblica on line le foto in cui è piena di lividi e racconta come sono andate le cose. Non fa il nome, ma chi è dell’ambiente capisce. Subito lui scatena avvocatoni, minaccia di rovinarla se non cancella il post. Alla fine lei abbozza.
Noialtri ci guardiamo bene dal bazzicare quel demi-monde: non viviamo a Milano né a Roma, disertiamo le kermesse, i party delle case editrici, i posti e le occasioni dove per gli stronzi è imperativo farsi vedere. Purtroppo, però, in questo modo ci perdiamo l’occasionale scena di dignità e ribellione, come quando la bella e tostissima ufficio stampa di una piccola casa editrice, avendo un critico lombardo cercato di leccarle la faccia, fece partire un manrovescio che mandò gambe all’aria lo slinguazzante. Ah, esserci stati! Ma purtroppo non c’è nemmeno un video. E pensare che un sacco di gente sgomita per entrarci, in quell’ambiente là. C’è gente che sborsa fior di baiocchi per poter collaborare a rivistine senz’arte né parte ma ben pompate da chi conta. E tutto questo è vanitas vanitatum, nel senso di vuoto spinto, di situazione che si regge sul nulla, perché in realtà, in un paese con pochissimi lettori, a parte pochissimi grandi nomi, non c’è scrittore che conti più di un lembo di pelle di cazzo.”

(Da http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/03/02/di-donne-estorsioni-e-ambienti-letterari/ )

Predica bene? Razzola male? Ruzzola anche peggio? Ai posteri, ma anche ai contemporanei, la facile sentenza… *-°

(Immagine da http://a2.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/180789_114192838657440_106022929474431_100919_6880344_n.jpg )

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20 MARZO 2012

LIPPEMANNI NON SI CIBA DI CARNE D’ORSO

Da  “http://laramanni.wordpress.com/2011/06/20/cambiai-il-mio-nome-in-coda-di-lupo/ ” 

«Più volte mi sono sentita ripetere che bisogna essere adatti alla rete. Che, per essere su Internet, occorre superare quella sorta di rito di iniziazione che ti porta a rispondere in modo brillante (“maturo”, pare essere l’aggettivo più usato) ad ogni tipo di critica… Come se, per stare in rete in modo accettabile, fosse necessario l’equivalente telematico dello strappare a morsi il cuore di un grizzly. Dialogo, scambio di arguzie, il pubblico si dispone in circolo, uno dei due cede, l’altro esulta: “owned!”.  Applausi.
“Non sei adatta a sopravvivere su Internet”, mi è stato detto, tempo fa, da un blogger e utente di Facebook. Possibile. Eppure, io credo alla rete e credo al dialogo fra scrittori e lettori. Io ho mosso i primi passi su Internet, in una comunità di persone che scrivono e leggono come Efp, e ne vado fiera. Non sono la sola a nutrire una simile utopia. Molto tempo fa, Wu Ming 1  [il noto guru della Lipperini, N.d.R.] scrisse :  ‘La cultura del sospetto che vede in ogni autore un potenziale truffatore da smascherare va nella direzione diametralmente opposta a quella che interessa a me, cioè la lenta e faticosa costruzione di comunità basate su circoli virtuosi e rapporti reversibili tra autori e lettori.” [VIRTUOSI = INNEGGIANTI AI WU MING, N.D.R]
Io a quei circoli virtuosi credo, e credo anche che possano esistere, o che esistano già. Il fanwriting, in un certo senso, è “virtuoso”: perchè stabilisce una connessione fra scrittore e lettore, lasciando al secondo la libertà di intervenire su un’opera. Mi auguro che ne sorgano sempre di più, questo è quanto posso dire. Posso aggiungere qualche riga, però.
Scrivo questo post per amore: dei lettori e degli scrittori che immaginano un altro modo di rapportarsi. Scrivo questo post sperando che quei lettori e quegli scrittori abbiano voglia di discuterne, qualunque sia la loro posizione [ah ah ah, dice così anche la Lippa, salvo poi scaraventare i dissenzienti giù nel cerchio dei bannati, N.d.R.] nei commenti qui sotto…  Scrivo questo post perché non mi interessa strappare a morsi il cuore di un orso. E perchè anche la ragazzina goffa che sono stata ha il diritto di sopravvivere, e di credere in qualcosa di diverso.»

[NON SI DIMENTICHI CHE PARE ORMAI ASSODATO CHE LARA MANNI E’ LOREDANA LIPPERINI… CE LA VEDO PROPRIO A STRAPPARE A MORSI IL CUORE DELL’ORSO-YOGHI WUMING 1!!!, IL NOTO TROLLONE CHE INTANTO NON SI PERDE UN MIO POST E MI CITA DOVE PUÒ ACCUSANDO ME DI TROLLAGGIO:

http://identi.ca/wumingfoundt?page=3 ]

MENTRE IL DUCA DI BAIONETTE PARLA DI LUI NEI SEGUENTI TERMINI:

http://kpforum.blogfree.net/?t=3398923

“Il New Italian Epic (NIE) non esiste. E’ una cazzata che si cagano solo la Lipperini, perché è amica dei Wu Ming (o VuMinchia o WuMinchia), quel coglione di WuMinchiOne che va in giro per il mondo facendo affermazioni imbarazzanti (vedete dopo) e Carmilla, la rivista organo ufficiale della propaganda Wu Ming. Rivista che, come ricorderete, è uno dei più imbarazzanti covi di vuoto pneumatico pseudo intellettualchic d’Italia, proprio come il WuMinchiOne. Fine.
Il NIE è una loro sega mentale: se non ne parlassero loro, nessuno direbbe che c’è.

E stendiamo un velo pietoso su quell’altro WuMinchia che blatera dell’antifascismo in Tolkien, perché la cultura in Italia non può ignorare la politica, me pare giusto… siamo ancora fermi agli anni ’70 col cervello a Casa WuMinchia.

Ecco cosa raccontavano/raccontano all’estero, quando giravano in giro per l’aMMeriga con la valigia di cartone a fare la figura dei coglioni (ignorati da tutti, ma poi si vantano online di aver avuto il loro spazietto di deliri a cui rispondo il silenzio perplesso della sala):

CITAZIONE
Since 2008, no discussion of the current state of Italian literature has been possible without references – either positive or negative – to what we wrote. They just couldn’t ignore the “memorandum” (and the expanded version that was published as a book by Einaudi in 2009).
Nessuna discussione possibile sulla letteratura italiana. Ricordate, ogni volta che parlate di un nuovo libro italiano e di come la letteratura italiana stia andando a puttane tra Acciaiodella Avalminchia, lecchini e fantasy italiano, siete OBBLIGATI a tirare in ballo i WuMing. Non potete farne a meno. Strano, a me risultava si potesse parlare della storia della fantascienza e fantasy italiano senza problemi evitando di citarli, ma EVIDENTEMENTE non è letteratura… se lo fosse sarei obbligato a citarli! No?In realtà al di fuori dei loro ambientini, che poi è dove tutti i riferimenti “celebri” al loro operato si trovano (e al di fuori i rimandi e le citazioni sono legati agli ambientini di incestuosi compromessi anali e lecchinaggi che frequentano), vengono trattati più o meno come noi trattiamo Unika, Amon, GL, la Troisi ecc…
WuMinchiOne è il babbo spirituale di GL, per inutilità, temi e WTF logico.Qualcuna delle vagonate di pagine che, fuori da Carmilla e Lipperatura (e amichetti citanti, scrittorucoli del fantasy italiano inclusi), trattano i WuMinchia per come meritano: http://lapeperini.wordpress.com/2010/06/29…e-la-lipperini/
http://lucioangelini.splinder.com/post/229…battito-sul-nie
http://lucioangelini.splinder.com/post/229…s-moi-le-delugeE un commento a caso via Google, pescando da quelli fuori dai siti del circolino di supporter lecchini:
CITAZIONE
i wuminchia sono dei falsi e si ripetono all’infinito, discorsi uguali sempre recitati come un mantra: ma reiterare non rende di certo più veritieri i loro strampalati concetti.
[…]
I wuminchia sono i wuminchia, delle ostriche. Vogliamo essere generosi? Degli scarrafoni, ma morta lì. Non corrono alcun rischio di diventare dei divi.

L’idea alla base del narcisismo autoerotico WuMinchionista è che se ripeti per abbastanza volte una menzogna, questa diventa vera. L’idea correlata, motore della forza WuMinchia, è che l’auctoritas può alimentare se stessa con uno scambio circolare, simile a quelli che si facevano coi link diretti home-home per aumentare il PR su Google (prima che iniziasse a discriminare gli evidenti scambi 1-vs-1).

Ad esempio, come saprete, il WuMinchiOne (o forse era anche un altro WuMinchia?) si deliziava nel lodare Evangelisti, quel tizio che ormai scrive come un cane idrocefalo. Evangelisti loda WuMinchia. Essendo Evangelisti già famoso, seppure sull’orlo di un baratro qualitativo puntato verso Amon, il sostegno dei WuMinchia conferma la sua auctoritas evitando che il normale attrito del tempo la riduca (un po’ come nelle operazioni militari, anche la fama subisce l’attrito). Il fatto che l’auctoritas di Evangelisti sia confermata/alimentata permette di spenderla per rinforzare quella, sempre sull’orlo del precipizio, dei WuMinchia.

In pratica se A dice che B è famoso e B dice che A è famoso e la rivista Carmilla (o altri apparati propagandistici, Lippa inclusa) sostiene almeno uno dei due, diventano entrambi famosi e importanti. La schiera di lecchini e decerebrati supporter arriverà naturalmente, attirati dal poter servire un Famoso Padrone come mosche attirate da una carcassa al sole.

Ecco un brano dell’Evangelisti lodato dai WuMinchia, dall’inizio di Tortuga:

CITAZIONE
L’uomo biondo e dalla pelle bruna che aveva guidato l’abbordaggio, una pistola carica in una mano e una corta sciabola nell’altra, guardò i superstiti, una ventina in tutto.
«Chi di voi è cannoniere?» domandò in uno spagnolo approssimativo.
Dopo un’esitazione, quattro uomini alzarono la mano.
«Bene. Avete la scelta tra finire in pasto agli squali e venire con noi.» Indicò con la sciabola il brigantino addossato al galeone, con gli alberi intatti, eccetto quello di mezzana, lievemente danneggiato. «Chi di voi si arruola?»
Si levarono quattro braccia tremanti.
«Direi che avete fatto la scelta giusta» sogghignò il mulatto dalla capigliatura bionda. «Benvenuti tra i Fratelli della Costa. Passate sul Neptune.» Sputò oltre l’impavesata di tribordo. «Veniamo ora agli ufficiali e ai sottufficiali. Ce ne sono, tra questi signori?»
[…]
«Ah, un nostromo!» esclamò il comandante pirata, con interesse. «Sul Neptune ne ho già uno, però so che il capitano De Grammont ha perso il suo. Ne cerca un altro.»

Uomo biondo e dalla pelle bruna, il mulatto dalla capigliatura bionda, il comandante pirata. Molti nomi per un solo personaggio, marchio del dilettante allo sbaraglio timoroso di ripetersi.
Questo senza considerare la spazzatura generale del brano, a partire dai dialoghi e dalla scena cliché da asilo di infanzia. anzi “lievemente” da asilo di infanzia, perché avverbi di modo random rules.
Questo è il livello medio (medio-alto?) dei racconti del mio concorso: l’Evangelisti degli ultimi anni. Un grande autore. Srsly.

Dopo aver sollevato l’argomento WuMinchia con alcuni conoscenti del “settore”, piccoli editori, appassionati di narrativa e giornalisti, non ho ancora trovato uno che in privato non li considerasse dei mentecatti e non aderisse sghignazzando alla definizione di WuMinchia. Ci sarà un motivo. E gli ultimi discorsi sull’antifascismo in Tolkien hanno fatto pisciare dal ridere più di uno di questi tizi (e non solo perché Tolkien lodava Franco e il suo regime, proprio per l’idiozia di un simile discorso…. uno che li sfotteva era pure un politico di sinistra, lol). ^__^

Frugando nel webbete, ho trovato lo sfottò Wu Minchia in articoli anche del 2005 e precedenti, con titoli come “Le oscenità dei wu minchia su Marco Biagi”. LOL. E qui c’è un Wu Minchia risalente al 2003. Non mi stupirei di trovarne anche nel 2001, lol.

Come avrete intuito, i Wu Minchia mi fanno schifo, ma solo perché li giudico per quel che sono. Non posso mentire.

Modificato da Duca di Baionette – 28/4/2011, 13:45

—————–

[NOTA BENE: Rispetto alla selezione contenuta nel volume “La bufala del New Italian Epic”, censurato e rimosso dal catalogo di ilmiolibro.it, sono stati aggiunti alcuni post recenti, N.d.R.]

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10 commenti
  1. … dei TROLL e dei PERDIGIORNO, sorta di Rom e zingari della rete, degli esseri spregevoli che mettono a dura prova la pazienza della Lipperini, costretta a sacrificare parte del suo prezioso tempo a censurarli e a fare pulizia nel suo salotto.

    Forse, però, di pulizia ne ha fatta troppa. L’attuale numero di commenti ai suoi post (perfino su un argomento “caldo” – per la militanza del Fum – come la 194) non supera mediamente la decina. Di cui nove sono “Brava Loredana!”, “Daje, Loredà!”, “Hasta siempre!”, eccetera. Ormai, perfino gruppi di ultraFum come “Femminismo a sud” (oddiomio) fanno autocritica, come si dice, su molte cose. Ma quando uno è zoccolo duro (no pun intended, seriously), non c’è verso.

  2. (Intanto proseguo la lettura del succoso post… a tappe)

  3. Mi sa che la bufala della niupeppica non tira più neanche per noi poveri blogger. 😉

    Ma quello coi baffetti da sparviero è ancora in giro? ^__^

  4. Non dimenticare che non mi occupo più di novità, ma di trash storico:-)

  5. Tu guarda che ho ripescato. ^__^

    http://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2012/06/20/stalin-e-la-niupeppica-di-iannozzi-giuseppe/

    E guarda che figata la giffina. Adattissima alla niupeppica. 😉

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