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BOCL N. 41 (SIMONA VINCI È USCITA DAL NIUSGRUPP0)

26 giugno 2012

Lunedì, giugno 20, 2005   

 
SIMONA VINCI È USCITA DAL NIUSGRUPPO

http://lucioangelini.wordpress.com/2005/06/20/1157/

Di recente nella blogosfera si è più volte disquisito di nick. Oggi, si sa, non c’è scrittore che non abbia un proprio blog (magari di rinforzo al libro appena uscito: vedi Perceber o l’atomico Pallavicini) e che non si lasci “amichevolmente” (a volte per suggerimento dell’editore) contattare via email da chiunque. Anni fa non era così. Gli amanti della lettura si frequentavano telematicamente soprattutto nei cosiddetti niusgruppi, peraltro ancora esistenti, e se qualche scrittore edito vi faceva capolino firmandosi con nome e cognome, il prestigio del niusgruppo ne usciva sicuramente rinforzato. Prendiamo il caso di Icl (It.cultura.libri). L’interessante di questo niusgruppo era che, fra i tanti appassionati di libri che lo bazzicavano, vi postava appunto – con brivido degli altri frequentatori – una nutrita rappresentanza di scrittori: Simona Vinci, Eraldo Baldini, Carlo Lucarelli, Giulio Mozzi e chissà quanti altri più o meno infingardamente celati dietro nick di comodo. Ebbene, nel marzo del 2001, a partire da una richiesta in sé abbastanza innocua, andò sviluppandosi una polemica di discreta veemenza intorno all’opportunità, da parte degli scrittori, di intervenire a viso scoperto, anziché mascherato da nick. In poche ore il thread si infoltì di oltre un centinaio di risposte (tutte ancora perfettamente guglizzabili) di cui, in una sorta di gioco al COME ERAVAMO, mi piace adesso collazionare le più significative. Se da un lato il titolo “Simona Vinci è uscita dal niusgruppo” spoilerizza cinicamente la conclusione del dibattito, dall’altro non ne pregiudica i gravi interrogativi di fondo, fra i quali:

SARÀ IL POST (PISTOLOTTO TELEMATICO) IL GENERE LETTERARIO PIÙ PRATICATO DEL FUTURO? 

Ma andiamo con ordine. Tale Massimo avviò il thread “Simona Vinci” ponendo la seguente stringata richiesta:      

“Mi date un giudizio sincero e obiettivo sull’ultimo libro di Simona Vinci, per favore??? Grazie.”      

 Uno dei primi a sbilanciarsi in favore della scrittrice fu ERALDO BALDINI, che affermò:      

Sinceramente e oggettivamente, Simona è molto brava. Nel suo ultimo libro ha raffinato ulteriormente il linguaggio, le atmosfere, le suggestioni, e alcuni di quei  racconti sono davvero indimenticabili. E crescerà ancora (non di statura, quello non più, anche se lei lo vorrebbe…). Attendo che Simona mi risponda: ‘Senti chi parla!’. Controrisposta:  ‘Simò, io sono alto dentro. Ah, se tu vedessi una mia ecografia!’ EB”     

Subito dopo si fece avanti KORK (aka Piero Ciampi):  

Prova a immaginare: stai leggendo e a poco a poco ti senti molle, invertebrato. Quando cominci a sentire che la spina dorsale e le costole sono ormai flaccide e impotenti, dalle parole del libro esce un braccio molto determinato che si ficca nella tua gola, ti afferra la caviglia da dentro e ti rivolta… sglap! … sei lì… il libro è dentro di te insieme ai tuoi occhi… e se riesci a guardarti in uno specchio ti vedi come una massa di roba pulsante e fetente, ricoperta di merda ma viva, vedi il sangue che gira attraverso i tuoi organi, appesi come ad un albero di natale a quell’essere informe che sai essere te stesso. ti fai schifo ma cominci a riconoscerti, vedi il cuore sgonfiarsi proprio nell’istante in cui il tuo cervello lo sente battere, vedi i fasci di nervi contrarsi al pensiero che ti sta nascendo in testa. ecco cosa ti fa: ti racconta da dentro. se tutto ciò sia sincero e oggettivo proprio non saprei. ciao.” 

Poi ancora CARLO LUCARELLI:     

A me i suoi libri piacciono molto e non è un mistero. Non è una difesa d’ufficio, ho trovato “Dei bambini non si sa niente” un romanzo che riesce ad essere lirico e tremendo allo stesso tempo e ho trovato i racconti di ‘In tutti i sensi come l’amore’ scritti con grandissima cura e profondità.”      

PIERO SORRENTINO fu il primo a manifestare diffidenza verso le opere della scrittrice, ma lo fece indirettamente, ovvero appoggiandosi a un Ipsedixit:       

“Il gioco di specchi, l’emozione citata più che vissuta, una terribilità tutta di testa ci sembra prevalere anche nel romanzo ‘Dei bambini non si sa niente’, di quella Simona Vinci nata, come Galiazzo (Matteo, n.d.r.), nel 1970, e ‘cannibale’ di seconda istanza, cioè inclusa in ‘Anticorpi’ (antologia Einaudi, n.d.r.). Anche nelle pagine di questa scrittrice si avverte una scrittura narcisistica, che rafforza la generale impressione di concentrazione dell’io su di sé piuttosto che sul dolore rappresentato (il che non significa che ci si aspettasse necessariamente ‘pietà’: poteva anche essere lo scandalo dell’artista satanico). Insomma, siamo alla meticolosa, calligrafica ricostruzione di un dolore e di un male orecchiati, più che alla vibrazione, che alla rielaborazione autentica e sofferta nell’io dell’autore.” (Francesco Dragosei, “Letteratura e merci”, Feltrinelli 1999) 

La sua citazione fece girare un cincinino le scatole a SIMONA VINCI:       

Caro Piero, mica volevo intervenire in questa discussione (l’argomento mi è troppo vicino perché io riesca a metterlo a fuoco in modo obbiettivo, potrei solo giustificarmi, e sarebbe del tutto inutile, a me e ai lettori); però, la trafila di stronzate in  bella forma (oddio, bella no. A me pare orrenda) che hai riportato citando tal Dragosei (mi scusi l’interessato, ma non so chi sia), ha dato un brivido in più alla mia serata solitaria. Volevo solo dirti che sono felice che NON siano parole tue! ;))) Buona notte.”

Quale non dovette essere la sorpresa di Simona nel trovare in Icl, il mattino dopo, l’attacco – questa volta diretto – di PAOLO BENEFORTI, scultore di Pistoia e oggi anche blogger (http://www.pbeneforti.it/ ) ?       

       > Simona  Vinci scripsit:  > la trafila di stronzate      

brutta reazione. ancora di più dato che l’autore della rece non è chi ne ha postato un brano, e quindi manco può rispondere. che c’è? brutta giornata? mangiato pesante? Cmq piglio l’occasione per dire che invece, secondo me, questo pezzetto di recensione mette il dito proprio nelle piaghe peggiori dei tuoi lavori (il che spiega la reazione). Che i tuoi libri non mi dicano granché l’ho già detto più volte (e non per moralismo; anzi, mi pare di averli difesi da quel tipo di accusa qualche volta). Cmq ho letto – vaiassapettuperché – “Dei b. non si sa niente” e “In tutti i s. come l’a.” (ehm, quest’ultimo non ce l’ho fatta a finirlo-irlo-irlo proprio tutto, confesso! -yawn-). La cosa peggiore che ci ho trovato, imho, è la pretenziosità, il mostrare continuamente, drammaticamente, enfaticamente di voler dire chissà che, senza poi riuscirci mai. Questo limite, questa montagna che partorisce topolini ciechi uno dopo l’altro, è tragicamente sottolineato dalla scelta stilistica: esprimersi con quello stile asciutto, essenziale, fatto di frasi brevi e lapidarie, senza maieppoimaicascasseilmondo un filo d’ironia o di leggerezza o di *umiltà*, questo crea un’intelaiatura dentro la quale non si può non aspettarsi di trovare fatti, cose, vicende o considerazioni un minimo non superficiali, un po’ intense; un arrosto degno di tanto fumo retorico, insomma. Cosa che disgraziatamente in questi libri non succede mai. Anzi, là dove potrebbero annidiarsi dei contenuti (nelle pieghe delle vicende, nei caratteri, nella scarnezza delle trame), proprio da là finiscono per saltar fuori solo banalità, retorica, luoghi comuni generazionali e non. E poi c’è l’altra caratteristica negativa (che, combinata con la suddetta, genera una miscela micidiale, ancorché talvolta soporifera): il voler sempre toccare fatti estremi, situazioni dolorosamente drammatiche e tragiche – con la ciliegina dell’immancabile descrizione splatter da B-horror di quart’ordine (ehm, da D-horror, quindi… ;-)) – senza riuscire a farlo in modo non artificioso e non falso.        

E SIMONA di rimando:       

          > che c’è? brutta giornata? mangiato pesante?      

Macché, io veramente mi ero divertita. Se dovessi prendermela tutte le volte, considerata la mole di recensioni che mi arrivano da ogni parte del globo (alcune buone, altre ottime, altre cattivelle e altre ancora orrende) mi sarei dovuta suicidare da un pezzo. Fa tutto parte del gioco. Un gioco bruttino, perché per me scrivere era un esercizio zen e adesso è diventato un gioco al massacro che mi rende infelice.       

       > Cmq piglio l’occasione per dire che invece secondo me questo pezzetto di recensione mette il dito proprio nelle piaghe peggiori dei tuoi lavori (il che spiega la reazione).      

La mia reazione era divertita. Semplicemente perché trovo spesso ridicolo il tono tronfio e infarcito di frasi fatte che utilizza la gran parte dei critici letterari. (categoria per quel che mi riguarda totalmente inutile). Ci sono rimasta molto peggio a leggere le tue, di parole. Certo non perché non ti sia lecito pensarle, ma perché penso che a questa discussione non aggiungevano granché. La tua era solo voglia di punzecchiare, e di far male. Direttamente, a me. Non sono un superautore lontanissimo. Non sono incensata da critica e pubblico. Non vendo il mio fumo a milioni di persone. Me ne sto nella mia nicchia. E sono sempre pronta ad imparare. I miei limiti li vedo anch’io. Cosa credi? Sono qui e mi metto in discussione, già questo dovrebbe farti intendere che forse di ironia ne ho poca, ma di umiltà invece sì. Il tuo acume critico dovresti provare a indirizzarlo a quelli che non si mettono in discussione mai, e sono i più, anche dentro questo piccolo/sterminato spazio virtuale. La gente come te mi fa tanta tristezza. Te lo dico, caro Paolo, senza nessuna acrimonia. Lo giuro. Simona       

         PAOLO BENEFORTI:    

       Simona Vinci scripsit: 

       > I miei limiti li vedo anch’io. Cosa credi? Sono qui e mi metto in discussione, già questo dovrebbe farti intendere che forse di ironia ne ho poca, ma di umiltà invece sì      

 e allora di che ti stai a lamentare? qui si parla appunto di limiti e pregi degli autori e delle loro opere (per lo più, ehm). se vuoi leggere solo pareri adulatori ti conviene fondare it.fan.simonavinci (moderato): ce la puoi fare, guarda, non è difficile.

    Risposta di SIMONA:    

Io non discuto nulla di ciò che hai scritto sul mio lavoro.  Ne hai ogni diritto. Certe cose, tra quelle che hai sottolineato, le conosco bene e cerco di lavorarci sopra per quanto posso. Io discuto solo il modo. A volte, basta una piccola parola per riuscire a non ferire chi hai di fronte. E tu, quella piccola parola non riesci mai ad usarla.  Buona notte. S.      

              

Anche GIULIO MOZZI prese le distanze dalla reazione di Simona:      

       > l’argomento mi è troppo vicino perché io riesca a metterlo a fuoco in modo obbiettivo, potrei solo giustificarmi, e sarebbe del tutto inutile, a me e ai lettori      

Secondo me sarebbe utile. Che cosa c’è di male nello spiegare le ragioni delle proprie scelte, se qualcuno te lo chiede? Bisogna dare adito al sospetto di non saperlo fare?      

          > la trafila di stronzate in  bella forma (oddio, bella no. A me  pare orrenda) che hai riportato citando tal Dragosei (mi scusi l’interessato, ma non so chi sia), ha dato un brivido in più alla mia  serata solitaria    

Brutta e scortese retorica:  1) l’insulto (“stronzate”); 2) il ribaltamento dell’accusa (“in bella forma”: e la critica di Dragosei è essenzialmente un’accusa di leziosità), 3) il tentativo di screditare un’opinione per mezzo della poca fama di chi l’ha espressa (“tal Dragosei”, “non so chi sia”).     

          SIMONA a Giulio:    

          Hai scritto:      

          > Secondo me sarebbe utile. Che cosa c’è di male nello spiegare le ragioni delle proprie scelte, se qualcuno te lo chiede? Bisogna dare adito al sospetto di non saperlo fare?    

Forse, Giulio, davvero non lo so fare. O forse, lo avrei fatto se qualcuno me lo avesse chiesto, ma così non è stato.  Un conto è rispondere a delle perplessità, un conto è giustificarsi quando qualcuno attacca il tuo lavoro.  Ha tutto il diritto di farlo, solo c’è modo e modo. E comunque non sono d’accordo con te che le proprie scelte, quando si scrive, si dipinge o  si produce un’opera d’arte con qualsiasi altro linguaggio vadano motivate. Vorrebbe dire che hai fallito, visto che dovrebbe essere l’opera stessa a parlare     

       > Brutta e scortese retorica…    

Chiedo scusa. Però, come Dragosei pensa che io scrivo male, posso pensare anche io lo stesso di lui? Togliamo la parola ‘stronzate’.  Quella era solo la piccola ira del momento a parlare per me. Ciao.    

        GIOVANNA    

     simona vinci ha scritto:    

      > A volte, basta una piccola parola per riuscire a non ferire chi hai di fronte.    

su questo niusgrup si fa molto male a fare del buonismo. è ridicolo.  a obiezioni chiare si risponda chiaramente. buttarla sul sentimentale è una sciocchezza. io sto ancora aspettando che qualcuno mi spieghi cosa vuol dire ‘accettare il dolore degli altri’.  che il tuo pensiero, simona, e di seguito la tua scrittura – o la tua scrittura e di sotto il tuo pensiero – manchi di spessore è un dubbio che viene – mi permetto perché di mestiere fai la scrittrice e non la parrucchiera, e hai una responsabilità pubblica rispetto a quello che scrivi. in fondo ti mantengo io, comprando i tuoi libri, ho il diritto di dirti che non mi piace quello che fai, e se mi sembra che te la prendi troppo comoda. lo faccio anche col mio parrucchiere per come mi taglia i capelli. senza metterlo in crisi, peraltro.    

    

 RICCARDO MORI    

a mio avviso l’autore, quando partorisce, deve tagliare egli stesso il cordone ombelicale.      

     P. BIANCHI a Riccardo:    

Non si può. L’autore è coinvolto, il libro è un pezzo di lui, non è possibile che mantenga il distacco, a meno che sia un bestsellerista mirante solo a limare il prodotto per ottimizzare cinicamente le vendite. L’autore è un marchio, trovarselo lì in carne e ossa a chiederti conto esplicitamente o implicitamente se ti piace la sua mercanzia è impossibile, troppo ingombrante, troppo imbarazzante. Mi vedo Lucarelli dire: “Ma allora io non posso partecipare alle vs (peraltro) cazzate? Qs. è limitativo della mia libertà.” Ebbene un po’ sì, d’altronde se frequenta diventa limitativo della libertà nostra, se lo lodi sembri leccaculo, se critichi il libro diventa automaticamente una critica alla persona, non se ne viene fuori se non tacendo, ma tacere in un mezzo fatto per parlare richiede una propensione all’ossimoro. Simona Vinci (anch’io non ho mai letto nulla, tranne quello che scrive qui: e qui mi sembra una gran tenerona) può presentarsi tranquillamente come SV in un niusgrup di computer o di giardinaggio, a discutere della soundblaster o di innesti di ciliegio. Non dovrebbe andare in un ng di lettori, che possono discutere dei suoi libri. Almeno non col suo nome, idem per Lucarelli, sono troppo ingombranti,  devono fare come i preti nel bordello, travestirsi e spassarsela solo sotto mentite spoglie. Le critiche di Beneforti a me sembrano argomentate e suonano plausibili, se le avesse dette parlando di Ugo Foscolo non fregava niente a nessuno, cioè in tal caso il vero oggetto di valutazione sarebbe stato non il Foscolo né la oggettiva validità delle critiche ma solo la coerenza interna alle argomentazioni benefortiane, come accade in qualunque accademia letteraria. Invece parlando della Vinci tutti i guardoni si girano subito per vedere come la prende la Vinci, se tace è una snobba, se si incazza è una permalosa, se glissa è una cinica, per il fatto di esserci ha già perso, l’unica cosa sarebbe se rispondesse con una flammona telematica memorabile ma 1) questo le darebbe dei punti come polemista e non come romanziera 2) qualche stronzo di giornalista lurkone ne approfitterebbe per far colare un po’ di merda sui giornaletti. Non se ne esce, il difetto è a monte, l’autore è un marchio che deve stare al suo posto e cioè sulla copertina del libro, oppure nel niusgruppo “l’autore risponde”. Qui deve venire sotto falso nome.    

  

ERALDO BALDINI al niusgruppo:      

P. Bianchi ha sollevato un problema serio, scrivendo che gli autori su un NG che parla di loro e dei loro libri sono “ingombranti, imbarazzanti”. Sono insomma fuori luogo, a meno che non si scelgano uno pseudonimo con cui intervenire sotto mentite spoglie. Premetto che a me sembra una soluzione peggiore del male. Se l’autore ha  quella sorta di “responsabilità” a cui altri hanno accennato in precedenti post, ebbene, se la deve assumere a viso scoperto. Con uno pseudonimo potrebbe “guidare” di nascosto le discussioni, e questo sì che, a mio avviso sarebbe fuori luogo. A parte ciò, ripeto, il problema esiste. “Non se ne esce”, ha scritto P. Bianchi, perché si attua un condizionamento nei confronti dei frequentatori del group. E allora, che fare? Io sono entrato da poco, sono entrato perché adoro i libri, perché lurkavo da tanto tempo e mi pareva più serio uscire dall’ombra. Di me e dei miei libri non si è parlato, per cui per fortuna non ho dovuto affrontare direttamente il problema; se succedesse, credo che interverrei solo se mi fossero posti esplicitamente dei quesiti. Ma penso che a questo punto chi frequenta il NG dovrebbe dire la sua. Se gli autori sono ingombranti, io non ho problema a farmi da parte. Vi seguirò in silenzio, come facevo prima, e non ve ne vorrò di certo, perché quanto dice P. Bianchi va preso in seria considerazione. Un caro saluto a tutti. Eraldo Baldini    

       SIMONA a Eraldo:      

Gli autori non sono ingombranti per gli altri frequentatori del newsgroup. Il problema è tutto loro. E sta a loro decidere. Per quel che mi riguarda, io qua dentro mi sono divertita molto certe volte e altre mi sono incazzata. Ci sono persone che sento vicine e delle quali mi piace il modo di discutere, altre che trovo presuntuose ed arroganti; fin qui, tutto normale. È così dappertutto. E ognuno può dire quello che gli pare su chiunque. Il problema, come dicevo, è dell’Autore. Se un giorno sì e uno no c’è qualcuno che ti dice che ce l’hai piccolo, che non sai scopare, che ti puzza il fiato e che perdi i capelli, che sei obeso, antipatico e garrulo, (e anche se chi te lo dice lo fa in modo intelligente e argomentato) prima o poi ti incazzi o quantomeno ci resti male. È umano, no? O si pretende che gli scrittori siano dei santi, testa china e schiena scoperta pronta alle frustate? Oppure che siano lì tutti vogliosi di spiegarsi, giustificarsi e argomentare le loro operine? Oltretutto, uno che ha la superbia di scrivere dei libri (perché un po’ di superbia c’è in chiunque si esponga, in qualsiasi campo) è anche abbastanza narciso da non tollerare troppo a lungo di essere messo in discussione. Ce n’è già abbastanza altrove di rompipalle. È giusto che chi lo fa (cioè mettere in discussione chi gli pare e come gli pare) continui a farlo; per me, è giusto prendermi una vacanza. Baci a tutti. Specialmente ad alcuni.

    

       LUCIO ANGELINI      

Sospetto da sempre che pbianchi sia uno scrittore sotto mentite spoglie, e uno scrittore coi fiocchi, per giunta. Se poi non lo è (intendo se non ha ancora pubblicato), qualcuno dovrebbe assolutamente affrettarsi a ingaggiarlo. Ciò non toglie che la soluzione da lui additata (= intervenire sotto nick) non sia né migliore né peggiore di altre, nel senso che ognuno deve sentirsi libero di agire come crede. A me, personalmente, fa solo piacere trovare in Icl i contributi della Vinci, di Lucarelli eccetera. C’è, però, un rischio reale: chi bazzica i forum letterari ha spesso delle frustrazioni personali (ha un manoscritto nel cassetto e non ha trovato gli estimatori giusti, si sente molto più bravo della Tamaro e così via…) e può arrivare a sfogare la propria amarezza attaccando chi è stato più fortunato di lui.              

           SIMONA VINCI      

        “p. bianchi” wrote:       Qui deve venire sotto falso nome.      

Hai assolutamente ragione. Sono entrata qui con il mio nome semplicemente perché pensavo di poter essere un lettore come un altro, di poter parlare dei libri che leggo e di cogliere consigli e opinioni di altri.  Ho sbagliato. Ho peccato come sempre di ingenuità. Ogni atteggiamento di fronte a critiche o lodi, attacchi o difese, può essere scambiato per ciò che non è ed è comunque discutibile.  L’unica cosa che mi sento davvero di dire è che a me, di parlare o sentir parlare dei miei libri, non me ne frega un beato cacchio. Scrivo. Punto. A volte non scrivo. Faccio tante altre cose. Come tutti. E soprattutto leggo, come voi. Le mie giustificazioni, le mie scelte di scrittura, le mie insicurezze o la mie convinzioni in ciò che faccio, non le vengo a discutere qui come se questo fosse un gruppo di autoaiuto o uno studio di psicoanalisti associati specializzati nei problemi del linguaggio. Ci ho provato a fare il lettore qualunque. Non è possibile. Amen. Vorrà dire che farò più giri in bici e che telefonerò di più agli amici. Un abbraccio a tutti quelli con cui ho parlato in questi mesi. E non scannatevi troppo. Fa male alla salute. 

    

       ENRICO BRIZZI (in realtà un troll)      

Cazzo, mi è venuta l’ispirazione per un nuovo best-seller: “Simona Vinci è uscita dal niusgruppo”!

     

         PIERSANDRO PALLAVICINI a P. Bianchi    

Insomma, secondo te, si deve parlare dell’opera e non dell’autore… oppure si può parlare anche dell’autore, ma solo se questo non c’è? O se ci sono degli autori possiamo parlare di altri autori ma non di quelli che ci frequentano perché se no… se no si fanno delle piaggerie? Se no questi autori rispondono e parlano dei propri libri? Se no invece si offendono perché qualcuno li tratta male a sproposito (Beneforti, Beneforti!)? O, addirittura, se ci sono “scrittori all’ascolto” c’è chi scrive delle cose su Cendrars, Isherwood o D’Arzo consapevole  dell’ascolto dello scrittore e allora, chissà, magari cerca di farsi notare, ingraziarselo di sponda, insultarlo di rimbalzo (capacità parassite in elettronica, effetti cooperativi in chimica)? Ma dico: e allora?!? E anche: sono pazzo a dire che a me diverte veder prender corpo questo tipo di “interazioni”? Che rendono un po’ spumeggiante un disastro di ng? Che mi interessa sentir parlare un autore dei propri libri e dei libri degli altri, e, forse più ancora, degli altri autori (che uno scrittore conosce, un lettore no). Mi interessa il sentimento che provano gli autori per i propri libri, i meccanismi di difesa che per le loro creature fanno scattare, i veli di autoironie (vere o false) che gli autori stendono, il limite fino al quale sono disposti a scendere a patti coi lettori (fino a dove sopportarne le piaggerie, fino a dove accettarne con garbo le critiche), le difese che mettono in atto per i loro “scrittori di riferimento”, cosa leggono quando e perché…  Per morbosa curiosità, forse, ma non tanto verso le loro persone quanto verso la pratica della scrittura. Interessa solo me? Non so: credo che interessi molti…  

     P. BIANCHI a Piersandro:    

Se l’autore non c’è si può dire tutto quello che si vuole sia di lui sia della sua opera (quella zoccola poetastra dell’aleramo), senza problema. Se l’autore c’è, anche attenendosi strettamente alle sue opere,  è come se stessimo facendo apprezzamenti su di lui come persona. E quando si va sul personale si rischiano sempre o la flamma, o il puci puci, o il roccolo conventicolare.     

        > O se ci sono degli autori possiamo parlare di altri autori ma non di quelli che ci frequentano perché se no… Se no si fanno delle piaggerie?     

Esattamente, si fanno delle piaggerie. Spettacolo tipo la massaia che si bagna sotto perchè vede da vicino il signor Maic…

    

        > sono pazzo a dire che a me diverte veder prender corpo questo tipo di “interazioni”?     

Te lo appoggio senza meno. Perché quanto tu dici significa esattamente sfruttare i vantaggi del ng, dove le distanze sociali si azzerano e hobbisti elettronici dialogano col responsabile area PC della fu-Olivetti, e cose del genere. E un po’ insegni e un po’ impari, cose che magari sui giornali o sui libri non ci sono, ecc.  L’unico che qui aveva e ha le mani in pasta a livello editoriale e lanciava (sempre meno) sprazzi di visuale sull’editoria dal di dentro, dal suo osservatorio privilegiato, è l’utente per lo più noto come silvio.

(Giovanni Choukadarian, “Silvio” in it.cultura.libri)

Che però ICL si guarda bene dal prenderla sul serio 🙂 Tolto lui, il grosso rischio è che in presenza dell’autore si instauri il meccanismo detto del fanzinaro brufoloso: il fanzinaro scodinzola e l’autore benevolmente si concede. Orrrroooore. Il ng che funziona (e in qs. senso funzionano soprattutto quelli tecnici) funziona producendo un travaso di competenze, offre un equilibrio dinamico fra chi chiede e chi spiega, oggi chiedo e domani spiego, che presuppone non l’uguaglianza ma l’equilibrio di ruoli fra i partecipanti. Chi chiede impara, chi spiega fa bella figura. Domani le parti si invertono. Qui no, in presenza dell’ A. i ruoli sono fissi. L’hobbista e l’ingegnere capo della Olivetti non sono uguali ma il loro dialogo può funzionare se condividono una comune passione per diciamo l’elettronica. Se al capo ingegnere scappa detto una volta di più la parola Olivetti, a un certo punto si innesca la spirale polemica in cui lui dopo interviene solo per dire quanto è buona la roba Olivetti, e la gente lo cimenta solo più per dire che la Olivetti fa schifo,  a quel punto l’equilibrio si rompe. L’esempio è reale, risale a 5-6 anni fa in un’area Fidonet ed è prevedibilmente finito che l’ing. Olivetti non si fece più vedere… [cut] La Vinci è un pretesto dei fanzinari per esercitare la propria scodinzolaggine e dell’uomo superiore per esibire la propria inimpressionabilità. È strumentalizzata. L’ingombrante presenza dell’autore catalizza questi atteggiamenti per il solo fatto di esserci. E siccome né l’uno né l’altro atteggiamento sono un bello spettacolo, non potendo ammazzare la folla, io propongo più economicamente di ammazzare l’idolo. Con te non c’è problema, da quando ho capito che i tuoi libri houellebecquianofili forse non mi sarebbero piaciuti, ho smesso di cercarli e fatto voto di non leggerli 🙂 

   MEI    

Qualcuno che abbia voglia di contrattaccare i post di paolo, adottando gli stessi strumenti senza perdere di vista il vero soggetto: la scrittura?    

     LUCIO ANGELINI a Mei:    

Non raccontiamoci palle: quelle di Paolo sono mere *impressioni* (“Ogni volta mi aspetto chissà che e poi la montagna partorisce puntualmente un topolino!”) a cui chiunque può tranquillamente opporre: “Ogni volta NON mi aspetto pressoché niente e poi, di colpo, ecco che il topolino partorisce una montagna!… (vedi il finale di DBNSSN). Il solo fatto che una distratta domanda iniziale di Massimo (“Chi mi dice qualcosa di S. Vinci?”) abbia prodotto oltre CENTO (100) risposte in poche ore la dice lunga sull’impatto narrativo della Vinci, che, come tutti gli outsider o personalità NON comuni, può piacere moltissimo ad alcuni e meno che poco ad altri. Dimostrare che i libri della Vinci (o persino le sculture di Paolo Beneforti) siano OGGETTIVAMENTE  belli o brutti è impossibile. Ma l’attenzione critica (nazionale e internazionale) suscitata, nel bene e nel male, dalla Nostra basta da sola a testimoniare del suo non comune ‘spessore’. Credo che il sogno segreto di ogni artista sia proprio quello di accendere divisioni e discussioni, piuttosto che quello di mettere d’accordo tutti quanti.   

     IMPORTANTE SCRITTORE    

Salve, mi presento. Sono un importante scrittore in incognito, come forse il mio nick suggerisce. Dopo aver seguito con attenzione la polemica in atto, ho deciso di non mettervi a parte del mio vero nome e cognome per non contribuire ad alterare la spontaneità dei vostri comportamenti. Vi bastino le sacre auree di cui già appaiono circonfuse le figure di Lucarelli, Baldini & Company.  Non vorrei mai che il fanciullone Matteo Filippi, non sapendo bene come reagire, mi si mettesse a uggiolare/scondinzolare davanti prima ancora di aver letto i miei libri, o che l’intemerato/impavido Beneforti si sentisse indotto ad attaccare i miei capolavori solo per far vedere che – fosse dipeso da lui – col cavolo che avrei avuto successo! Desidero, inoltre, che P. Bianchi mantenga nei miei confronti lo stesso sangue freddo che se scoprisse di avere come vicina di pianerottolo Wanda Osiris, anzi no (è morta), facciamo Gina Lollobrigida, o la incrociasse davanti al cassonetto del condominio con in mano un prosaico sacchetto della spazzatura. Non aspettatevi, dunque, indizi di sorta sulla MIA personale produzione letteraria. Il mio mistero è chiuso in me, il nome mio nessun saprà.    

      SILVIO    

      “Importante Scrittore” ha scritto:    

       > Non aspettatevi indizi di sorta sulla MIA personale produzione letteraria. Il mio mistero  è chiuso in me, il nome mio nessun sapra’.    

E a me che ‘mme ne ‘mporta, come aggiungerebbe Renato Carosone (consiglio la sua recente autobiografia, scritta con Federico Vacalebre). Saluti  silvio

    

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N.B. I passi citati sono autentici, come anche i personaggi estrapolati/strappolati dalla rete.

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(Paolo Beneforti, Ti vedo)

12 luglio 2005

GLI EDITORI VISTI DA VICINO

Newsgroup: it.cultura.libri
Da: “Lucangel” <nos@nospam.it>
Data: Fri, 31 Jan 2003 06:36:24 GMT
Locale: Ven 31 Gen 2003 07:36
Oggetto: Gli editori visti da vicino

«Ieri, alla fondazione Cini di Venezia, per il ventennale della ‘Scuola per  Librai Umberto e Elisabetta Mauri’, c’era ovviamente TUTTA l’editoria  italiana. Affascinanti gli interventi di Remo Bodei sugli ‘uomini  d’allevamento’, di Umberto Eco sugli ‘editori d’allevamento’, di Amartya Sen  su ‘The idea of Identity‘ (si veda anche il paginone culturale di Repubblica  di ieri). Ma mi sono anche divertito a sostare con gli occhi sui vari,  mitici editori italiani: ebbene, panzuti anche loro, con nasi bitorzoluti,  ciuffi di peli nelle orecchie, pelli incartapecorite, teste spelacchiate…  insomma, visti da vicino, i Grandi Editori sembrano davvero Uomini Come  Tutti gli Altri:-) »]

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Mercoledì, luglio 13, 2005 

I  LETTORI SONO ESSERI RIPUGNANTI

Per pareggiare i conti con l’articolo di ieri (“GLI EDITORI VISTI DA VICINO”) recupero da Google/Groups un contributo di MARIA STROFA, una delle massime star di it.cultura.libri (periodo aureo): lo stesso Bartolomeo Di Monaco perse la testa per lei, pur sapendo che era un uomo. Su Maria Strofa i trolloni di Bynoi indagarono per mesi ricavandone lo sciocco e inesatto “mistero del BLU TROLL, l’angolo oscuro di usenet”.

Si veda: 

http://xoomer.virgilio.it/bynoi_mirror/blu/blu.html

       Ma ecco l’articolo:

                         I  LETTORI SONO ESSERI RIPUGNANTI

I produttori di opere d’arte significative non sono semidei bensì uomini fallibili,  spesso nevrotici e minorati.   [Theodor Adorno – 1969]
Non ho mai capito perché la gente mediocre dovrebbe smettere di essere mediocre solo perché sa scrivere.   [Christian Morgenstern]

Questi due aforismi li sottoscrivo. Nondimeno, se a me fosse mai dato, in virtù di chissà quale sortilegio, di incontrare Dostoevskij, mi getterei ai suoi piedi e piangerei per ore e ore. Sarei disposta a sacrificare un’ovaia per Dosto e un’altra per Cervantes. E darei volentieri un rene (vedi Nisbet/Luca/Conti/Anna Martini) per Tolstoj. La mia  adorazione per questi dèi è totale, incondizionata. Se incontrassi Gabo, bacerei la mano che ha scritto ‘Cronaca di una morte annunciata’, mi offrirei di fargli la sguattera gratis, ma se entrassi in confidenza, gli direi che è un testa di cazzo ad appoggiare Fidel Castro che ha fatto morire Reinaldo Arenas. Se potessi incontrare Dostoevskij, farei anche in modo che la nostra conoscenza finisse dopo questo tributo. Non vorrei stirargli i calzini e nemmeno frequentarlo fino al punto da annullare la magia che deve separarci. Non vorrei trovarlo ‘noioso’, ‘cattivo’, come so che lo troverei. Se mi fosse dato conviverci, magari arriverei al punto di annoiarmi, di accorgermi che non scopa bene… e gli farei anche le corna. La Verità che gli scrittori ci danno passa attraverso il momento magico della creazione. Lo scrittore è come l’albatro di Baudelaire (il re degli spazi, che, costretto a zampettare sulla tolda della nave, viene deriso dai marinai per i suoi movimenti sgraziati). ‘Lo scrittore deve tacere quando ad aprire bocca è la sua opera’: sic Nietzsche. I lettori sono esseri ripugnanti: vogliono avvicinarsi al loro ‘dio’ per distruggerlo, vogliono poter dire ‘oh ma è una persona così simpatica, così alla mano’, salvo poi trovare che gli puzza l’alito. Quando lo scrittore scende dal piedistallo per annullare democraticamente le distanze, i lettori non staranno sullo stesso piano: prima o poi finiranno con il seppellirlo (fattolo scendere dal piedistallo, lo  collocheranno sottoterra). Uno scrittore deve essere bravo, ma non importa che sia simpatico, e tantomeno deve essere disponibile con i suoi lettori. Ciò che ha fatto lo ha fatto scrivendo il libro. I lettori sono esseri ripugnanti quando hanno la possibilità di  avvicinare uno scrittore. Vogliono annullare la distanza che li separa dal loro idolo, vogliono analizzarlo, fargli un’autopsia in vita. Vogliono vedere dov’è il genio, se è sotto l’ascella o fra i peli pubici. Uno scrittore che accetta il dialogo con i lettori è un povero pazzo suicida. I lettori sono i peggiori nemici dello scrittore. Vanno disprezzati e tenuti a distanza.  Il dialogo con i lettori lo si fa soltanto attraverso i libri: lo scrittore ha parlato, i lettori assentiranno o dissentiranno. Il resto o è ipocrisia o è demagogia o è promozione ‘letteraria’. 

                                                            maria strofa

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giovedì, agosto 18, 2005

LA FETTA DI TORTA DI PIERSANDRO PALLAVICINI

Ricordo che nell’emblematico anno 2000, quando ancora giocavo all’editore, inviai al premio Mastronardi il volume “Scoppi in aria: Schopenhauer e i Pink Floyd a Venezia“, di Anonimo Veneziano, edizioni Libri Molto Speciali (vedi la relativa scheda cliccando su archivio/giugno/articolo ‘Libri sperimentali. Scoppi Schopenhauer!”  di questo blog).  Naturalmente il volume, benché impegnato e innovativo al massimo, non venne cagato da nessuno dei membri della giuria a cui fu individualmente inviato come da bando. Casualmente me ne lamentai su it.cultura.libri, (dove, col mio solito linguaggio colorito, accennai alla “sporca dozzina di vecchi babbioni livorosi che gestisce quasi tutta Premiopoli italiana”).

Ed ecco, oh miracolo!, sempre su it.cultura.libri ebbi l’onore di una risposta proprio da uno dei membri della giuria del Mastronardi: Piersandro Pallavicini, che a quei tempi guardava alla Feltrinelli come a una suprema meta cui arrivare anche nudo, in caso gli avessero impedito di presentarsi in principe di Galles (per lui è il massimo della raffinatezza):  

Ecco la risposta di Piersandruccio:

«Dunque, nella giuria “tecnica” che sceglie i libri da far poi votare ai 40-50 lettori quest’anno c’erano: Piersandro Pallavicini (moi, insomma); Bianca Garavelli; Fulvio Panzeri; Sergio Pent; Giovanni Tesio. Mi prendo le mie responsabilità: il libro di cui parli l’ho ricevuto, e non mi è nemmeno passato per la testa di proporlo in quel piccolo gruppo di testi che ciascuno di noi cinque ha suggerito per la discussione – che ci ha poi portati a nominare i tre finalisti. Lo stesso vale per gli altri 4 giurati tecnici (voglio dire: nessuno di loro lo ha suggerito come possibile finalista). Per parte mia, che l’editore ce l’abbia a morte con chichessia non me ne frega proprio nulla. Credo di poter dire lo stesso anche degli altri quattro. Anzi, aggiungo: proprio non mi è passato per la testa che l’editore di “Libri molto Speciali” potesse avercela con qualcuno. Anzi, vorrei aggiungere anche, e lo faccio con una strizzatina d’occhio elettronica ;0) (quella roba li’ a sinistra): ma chi lo conosce questo editore della “Librimoltospeciali” ?!? Tutto questo mi porta all’inserimento di diritto nella categoria dei Babbioni Livorosi di Premiopoli? E se “Premiopoli” significa  bustarelle e favori come tangentopoli, allora, maledizione, dov’e’ finita la mia fetta di torta???? Ciao, PierCyber-Sandro» 

Il premio, naturalmente, fu assegnato a un libro tediosissimo ‘Angela prende il volo’ di Palandri, edito da FELTRINELLI. E fu così che, di lì a qualche mese, il sogno segreto di Piersandro (pubblicare per Feltrinelli) magicamente si avverò.

Ma accidenti, dov’era finita la sua fetta di torta? 

P.S. Nello pseudoblog di Piersandro, tra i commenti all’articolo “L’avanguardia  alternativa non fa sconti comitiva” (su “Atomico Dandy”) mi sono permesso di ricordare: “Ti è curiosamente  sfuggita la mia rece in tre puntate. L’ho riproposta su: 

www.lucioangel***.***.com [asterischi a cura di Piersandro] 

RISPOSTA DI PIERSANDRO:

No caro Lucio, non mi è sfuggito, ho deliberatamente evitato di segnalarlo, e così faccio anche in questa occasione, omettendo l’indirizzo completo del tuo blog (cui, peraltro, qualunque vero e insano curioso potrà arrivare grazie a Google). Giacché questo non è esattamente un blog tradizionale e i commenti li posso filtrare, decido di farne un’ Angelini-Free-Area. Almeno qui, nella rete, un’oasi non infestata! ;o) Un abbraccio, caro Lucio

È seguito lo scambio di un altro paio di messaggi in privato, con il mio commento finale:

 “Eh, no, caro Sandro, tu non sei un dandy, ma solo un drittone con la puzza sotto il naso”. 

P.P.S. Naturalmente ho scherzato. Piersandro Pallavicini scrive molto bene e appena gli verrà un po’ di ispirazione sincera partorirà il capolavoro che tutti attendiamo:-)

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venerdì, maggio 11, 2007 

A CIASCUNO IL SUO SESSANTOTTO

 

Nel 1998 Alberto Giovanni Biuso pubblicò il volume “CONTRO IL SESSANTOTTO“, Guida Editore. Ecco la quarta di copertina:

«Stretto fra nostalgia e oblio, il ’68 rischia di perdere una delle sue caratteristiche decisive: l’aver costituito un’antropologia utopica di enorme fascino e quindi di sicura vittoria. A questa antropologia Contro il Sessantotto rivolge una critica serrata e documentata. Con la vivacità di una indagine storica che non rimane una semplice ricostruzione di avvenimenti, è un libro che intende pensare il ’68. Ma è anche un libro che tenta di cimentarsi con il presente, con i frutti ambigui di quella stagione, nel mondo della scuola. La conclusione è sorprendente: l’erede del ’68 abita dove meno lo si cerca, fra le fila della Destra televisiva»

Contro il “Sessantotto”, Guida, Napoli 1998, pagine 108, £ 18.000    (Vincitore del premio Erewhon per la saggistica 1998)

Quest’anno, invece, il 2007, ALESSANDRO BERTANTE ha pubblicato il volume: “CONTRO IL ’68“, Agenzia X editore.

Ecco la quarta di copertina:

“Con questo pamphlet amaro e provocatorio Alessandro Bertante, figlio di quella generazione, solleva contro il mito del ’68 i dubbi, le critiche e i rancori di chi si è trovato a fare i conti con una realtà molto distante dalle favole compiaciute che i contestatori di un tempo si ostinano a rievocare.”.

Nel 1999 era comunque uscito:

SCOPPI IN ARIA: SCHOPENHAUER E I PINK FLOYD A VENEZIA“, di Anonimo Veneziano, Edizioni Libri Molto Speciali, Venezia.

Eccone un passo:

«… Tre giorni dopo le prime lapidarie spiegazioni sul Sessantotto, era stato suo padre a riprendere il discorso: “Vedi”, gli aveva chiarito, “da sempre i figli, giunti a una certa età, hanno prima messo tra parentisi i genitori, quindi sono entrati in aperta polemica con loro e infine hanno rifiutato il loro mondo. Se ogni generazione accettasse tali e quali i modelli culturali di quella che l’ha preceduta, l’evoluzione culturale sarebbe esasperantemente lenta o non si realizzerebbe affatto. Il conflitto generazionale non è uno strano sbaglio della natura, tutt’altro! Anzi, è uno dei tratti più qualificanti della società umana. Certo, adesso la condizione giovanile si è fatta sconcertante e contraddittoria. Da un lato il bambino, cresciuto in un ambiente ricchissimo di stimoli e di informazioni, si crede presto adulto e comincia a quattordici anni a maneggiare motori, a compiere scelte autonome… “. La voce gli vacillò per un attimo (forse pensava a Guiscardo), ma riprese: “Dall’altro l’ambiente, proprio per la sua complessità, esige da lui una lunghissima, insopportabile preparazione, che nei casi limite può arrivare fino a trenta-trentacinque anni, prima di rilasciargli la patente di membro della società. È una condizione terribile, di cui gli anziani devono rendersi conto prima di condannare ribellioni e intemperanze. Con questo non voglio dire che tutte le forme di protesta siano da accettarsi come proficue, tuttavia… ” 

E poi gli aveva raccontato dei Beatles (“We all live in a yellow submarine, yellow sumarine, yellow submarine!”), del Vietnam, di Mao… 

Anche a Costante era venuta una gran voglia di ribellarsi, come ai sessantottini di allora.

“Purtroppo a te”, gli aveva ricordato suo padre con un sorriso sornione, “è toccato essere giovane proprio negli anni del RIFLUSSO!”».

Ieri 9 maggio 2007 Valerio Evangelisti in www.carmillaonline.com ha replicato a Bertante con l’articolo:

MI DISPIACE, IL ’68 FU TUTT’ALTRO!”

Questo il link

http://www.carmillaonline.com/archives/2007/05/002231.html#002231

Nei commenti al post su Bertante in  Lipperatura dell’8 maggio scorso

CONTRO IL ‘68

tale SESSANTOTTINO DOC aveva ironicamente precisato:

“Caro Bertante, troppo comodo dare la colpa ai padri. Noi ex sessantottini ci siamo fatti un culo così per fare il ’68. Adesso tocca a voi: fatevi il 2007, o il 2008, se preferite, ma lasciateci godere in santa pace le nostre meritatissime baby-pensioni…  La ricetta di dare la colpa ai padri resta vecchia, ma qualcuno disposto a trovarla comunque originale lo si trova sempre… La realtà è che, da un lato, la rivoluzione deve essere permanente, dall’altro bisognerà pure che chi ha già dato passi il testimone. O si vuole sempre la pappa pronta?”

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martedì, marzo 06, 2007 

IL CINICO ANGELINI ALL’OMBRA DI UN SAGUARO

 

Il 2 marzo scorso Leonardo Colombati ha postato in Vibressebollettino.net  certe sue “Ruminazioni private in luogo pubblico” sulla trepidazione con cui si accinge a seguire le sorti del suo secondo libro: “Rio“. Ne riporto tre passaggi:

1) Adesso comincia il momento del Terrore: che diranno? in quanti lo compreranno? chi sarà il primo a dire che mi sono svenduto sull’altare della grande editoria? saprò gestire il successo? e l’insuccesso? mi sarà data una terza opportunità?”

2) Anche stavolta, così come mi era successo con Perceber, sono notti che non dormo. Sogno ad occhi aperti il più clamoroso dei trionfi oppure il più sonoro dei fiaschi. La vanità – così presente in me, come (credo) in ognuno che esponga una sua opera al pubblico giudizio – la vanità, dicevo, è un vestito così scomodo da indossare! La sua stoffa è fatta anche di invidia, di risentimenti, e di una irrefrenabile paura.

3) Ieri passeggiavo in centro, a Roma. Dovevo andare a un appuntamento. All’improvviso mi sono reso conto che tutto ciò che il mio occhio e il mio orecchio stavano registrando veniva immagazzinato da quella parte del cervello in cui le sinapsi fanno andare in corto circuito vanità e creatività: stavo osservando il mondo come se fosse un buon soggetto di cui scrivere.

Il primo a commentare è stato Giulio Mozzi:

“Leonardo, non so cosa dirti. Pensieri di questa specie, io, non ne ho mai fatti. Non mi è mai importato nulla del successo o dell’insuccesso dei miei libri; e non ho mai pensato che, fatto un libro, fatti due libri, uno debba continuare a fare libri per sempre. E non ho mai pensato al mondo come a un soggetto di cui scrivere. Hai avuto il privilegio di prendere la parola in pubblico. Hai una responsabilità.”

E una certa Ghega:

“Oh, povero, quante angosce, quante sensazioni a caldo… quanto astuto mestiere. Scusa Leonardo, invidia a parte, che si appiccica a chiunque non appartenga al gotha di chi pubblica, a me questo libro pilota che plana sulla scrivania, questo bell’oggetto partorito che non ti appartiene più, questo prodotto frutto di fatica e mal di testa, sembra un liso luogo comune usato per una non troppo nascosta ricerca di accondiscendenza (ah, la ricerca della famiglia! Errore, la famiglia è il peggiore dei luoghi possibili). Forse ci meritiamo di più, forse è ora di esigere di più, come lettori, un po’ meno retorica dello scrittore e un po’ più di sensazioni non mediate dalla foga di apparire in prossimità della pubblicazione.”

Livio Romano:

“Anch’io Leonardo condivido gran parte dei sentimenti che provi in questi giorni. Il mio terzo libro è uscito quasi un mese fa, e io ne ero terrorizzato. Non m’era successo con gli altri due. Li avevo vissuti con molta più leggerezza. Che sia quel che sia, in fondo ho cominciato per gioco e un gioco deve restare, pensavo. Quanto all’aspetto “successo” e/o “vendite”, poi, non non me ne preoccupavo affatto, non mi sfiorava proprio il problema. Stavolta invece ho messo dentro al libro, per citare Tobino, “la mia casa fatta di carne”. Ok, mi dicevo. Alla fine è solo una commediola con happy end e retrogusto amaro. Ma quell’amaro sono le mie stramaledette angosce, cavolo. Hai voglia a dire che ci son sei gradi di separazione fra la storia scritta e l’autore. Mi pareva di dover andare a piazza del Popolo a Roma e di dover rimanere nudo per mesi e mesi finché i giornali non avessero smesso di parlarne e i distributori non avessero ritirato l’invenduto…”

Lucio Angelini:

Livio, Leonardo e Scrittori Tutti (Giulio no, che è superiore) se dovesse disegnarvi Massimo Giacon su scheda di Tiziano Scarpa, dalla vostra bocca uscirebbe invariabilmente una sola parola: “Amami“:- )

Ma soprattutto EI-FU:

Gà, ma quanto manca al giorno in cui ciascuno scriverà, pubblicherà, leggerà e rileggerà soltanto il proprio libro? Il narcisismo finirà – gioco forza – per bastarsi…

P.S. Ricordo che al tempo in cui la El-Emme-Einaudi Ragazzi mi faceva giocare allo scrittore, mi divertivo a compilare su me stesso schede biografiche tipo questa:

«Pare che la sua vocazione di scrittore (particolarmente precoce e ossessiva) sia da collegarsi a un oscuro incidente occorsogli all’età di due anni (precipitò per tre metri a testa in giù da una tettoia). Ha tirato a campà fino a 35 anni facendo i mestieri più umili (l’insegnante di lettere, il traduttore letterario a un tot a cartella… ) prima di incontrare l’editore della sua vita (cfr. “Per ognuno c’è qualcuno sempre”, cover italiana di “Everybody loves somebody sometime”) ed essere finalmente pubblicato. Da quel momento in poi il suo tenore di vita è rimasto assolutamente identico al precedente. Da vecchio vorrebbe fare lo stagnino nel deserto dell’Arizona e trascorrere i momenti di ozio leggendo l’Ecclesiaste all’ombra di uno dei giganteschi saguari (i cactus dei fumetti) che crescono da quelle parti.»

[E non dimentichiamo l’epigrafe di Cazzeggi Letterari:

“Chi scrive libri – ammonisce Karl Kraus – lo fa soltanto perché non riesce a trovare la forza di non farlo”]

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venerdì, aprile 27, 2007 

PANTA REI (TUTTO SCORRE)…

 

1) «Era notte, una bella notte di primavera, ed eravamo un po’ in affanno, nella redazione romana Einaudi, quando arrivò al computer l’elenco di titoli proposto da Daniele Brolli (scrittore, critico, disegnatore, ex gruppo Valvoline, con Igort Carpinteri Mattotti) per la sua antologia. Era tempo di chiudere il libro. Daniele – gli avevamo chiesto noi di Stile libero, Paolo Repetti e io – forse è il momento giusto, prepara, tu che sai, tu che conosci, una antologia dell’orrore estremo. Era nato dunque così il progetto: come antologia italiana di genere. Poi, a forza di discutere e litigare, di togliere e inserire autori (Daniele all’inizio era un po’ sospettoso di Ammaniti, per esempio, poi se ne innamorò), l’antologia prese forma, e fu sempre più cosa comune. Il genere era sempre meno importante, importante era la forza genuina, l’energia dei testi. Alla fine, la sentivamo. Sentivamo il libro come una creatura viva. Ma si chiamava ancora… Spaghetti splatter. Questo era il titolo di prenotazione, quello che gli eventuali storici delle minime cose editoriali troveranno nei “copertinari” Einaudi. Non ci piaceva tanto, ma sapevamo che un titolo sarebbe venuto. In genere, arrivano all’ultimo minuto. E quella notte arrivò, con gli altri proposti da Daniele. Quando leggemmo ad alta voce Giovani cannibali, Gioventù cannibale, ci guardammo: era lui. Chiudemmo il libro così. Non sapevamo che cosa sarebbe accaduto, ma eravamo assolutamente certi che non sarebbe accaduto nulla con Spaghetti splatter. (Che poi quell’aggettivo, cannibale, venisse da lontano, dagli anni e dai fumetti di Andrea Pazienza – siamo una generazione cannibale – è anche possibile)… ». Eccetera.

[Severino Cesari sul n. 407, del marzo 2002, del Magazine Littéraire, poi qui: http://www.carmillaonline.com/archives/2003/06/000283.html ]

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2) «Ci abbiamo messo dieci anni abbondanti per toglierci dai coglioni i giovani cannibali, che nel frattempo, arrivati agli “anta”  – invece di mettere a ferro e fuoco il mondo, come proclamavano dalla quarta di copertina della funesta antologia – siedono beati sui divani delle riviste patinate e cenano in smoking al Ninfeo, rischiando pure di vincere lo Strega. Chissà invece quanto impiegheremo, in questi mala tempora di post-moccismo a digerire la triade Piperno-Saviano-Colombati somministrataci a dose massicce da un simpatico critico letterario che con raro senso della misura ha detto che Giorgio Faletti (uno che al massimo poteva fare il ghost-writer del Francesco Salvi di C’è da spostare una macchina) è il più grande scrittore italiano vivente…»

[Luigi Mascheroni,  Il Domenicale, ripreso qui: http://satisfiction.blog.kataweb.it/satisfiction/ ]

——————

sabato, maggio 26, 2007 

EMOTION: HO TOCCATO CON MANO UN WUMINGO!

 

Altro che senza nome e senza volto! Adesso posso dirvi per filo e per segno come è fatto un Wumingo. Quello che ho conosciuto e toccato con mano io qui a Venezia si chiama Giovanni Cattabriga, è piccoletto, semplice, affabile, ha i capelli neri rasati che fanno pensare a una cuffia aderentissima e le orecchie vagamente marziane, ovvero un po’ appuntite e interamente sotto il livello della linea degli occhi. L’incontro con Wu Ming 2 era programmato per le 15.30 di giovedì 24 maggio al Patronato ai Frari di Venezia, sul tema: “Percorsi di pace attraverso la rete”. Appena ha aperto bocca, si è capito subito che Giovanni è un superbravo. Ci ha intrattenuti con grande disinvoltura e competenza sulla necessità di un DISARMO CULTURALE, ha citato Panikkar, Huntington, Aime, C. Geertz, Dal Lago, Heyerdhal eccetera, e insistito, in particolare, sull’urgenza di una MEDIA EDUCATION, data l’importanza dei media nel modellare il nostro punto di vista sul mondo, al fine di rendere “mediattivi” e “mediaconsapevoli” quanti più adolescenti possibili. Ci ha consigliato anche vari siti, per esempio www.medmediaeducation.it , www.ilmediario.it , www.glocalyouth.net , www.henryjenkins.org .

Terminata l’apprezzatissima lectio magistralis, non ho resistito alla tentazione di approcciarlo (mi sono spacciato per amico di Roberto Bui, che in realtà conosco solo per interposti elettroni:-) ) e di complimentarmi con lui. Gli ho detto che aveva esposto idee meravigliose… ma che mi restava un interrogativo, modellato sul vecchio “chi controlla i controllori?”, ovvero “chi forma i formatori?”.  Giovanni ha convenuto sul fatto che era appunto quello lo scoglio maggiore, ma che moltiplicando gli incontri con genitori, insegnanti, educatori eccetera e sfruttando le possibilità della rete qualcosa potrebbe muoversi.

A integrazione del presente veloce resoconto, aggiungo un paio di link con interviste a Giovanni Cattabriga risalenti al tempo dell’uscita del suo libro come single ‘Guerra agli umani’.

http://www.wumingfoundation.com/italiano/guerra_agli_umani/venerdi.html

 www.gocard.org/LIBRERIE/?pag=16235&id=484

Dio, che intelligente Wu Ming2. Mi ha fatto anche un po’ paura:- )

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Giovedì, luglio 05, 2007

IL MIO PRIMO FAN CLUB

[Lucio Angelini sulla cengia alpina a lui intitolata:-) ]

Proprio ieri un tenerissimo buontempone di Alberobello [Francesco Sasso di Samgha.wordpress.com, N.d.R.] , reso evidentemente un po’ ci-trullo dalle tipiche abitazioni del suo paese, oltre che dal caldo afoso di questi giorni, mi ha dedicato il primo fan club della mia vita:

http://lucioangelinifanclub.wordpress.com/

Perché l’ha fatto? Un po’ per celia, un po’ per non morire al primo incontro, suppongo, ma quando me ne ha dato l’annuncio via mail non mi è rimasto che commentare:

«Grazie, è il mio primo fan(cul) club e l’emozione è semplicemente indescrivibile, per cui non la descrivo.

P.S.

Sempre a pijjà per culo… ‘sti ragazzini senza più rispetto:- )»

Quando la notizia ha raggiunto la lista interna di Vibrisselibri, un vibrisselibraio ha commentato:

«Fantastico! Sarebbe bello che ci fosse una rubrica che raccogliesse i più bei flame del nostro, con un titolo come “Il Decone contro tutti” o qualcosa del genere (e per link un’immagine thumbnail di Maciste).»

E io:

«Flame? Ma se sono più pacifico dell’oceano omonimo!»

(Spero solo non abbiano scoperto che lo sboccato scavezzacollo Ow Ouch, che si divertiva a postare messaggi farciti di “Ow! Ouch! Merda! Fanculo!” in it.cultura.libri , ero io: sì, proprio io, l’insospettabile, grave e compassato decone di oggigiorno… )

A proposito di flame: sempre ieri il satanico Giuseppe Iannozzi, non contento di aver definito “inutile” l’esordio narrativo di Marco Candida, ne ha provocato la chiusura del blog con una spruzzatina di parole velenose. In uno scatto d’ira, infatti, il sironesco maniaco dell’alfabeto ha annunciato:

“… Bene.
Quanto basta.
Chiudo il blog.
Adesso. Subito.
Ah, no. Non posso farlo da me.
Devo farlo fare a Mozzi.
Un minutino e fine per sempre.
FINE”.

[Qui: http://www.vibrissebollettino.net/marcocandida/  ] (1)

Gli ho scritto:

«Va là, sciocchino. Dormici sopra!»

(1) Troppo tardi. Il blog riposa ormai sotto un bianco sudario o, se preferite, sotto una candida coltre di neve…

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giovedì, giugno 03, 2010

GIUSEPPE GENNA SONDA GLI ABISSI

Inizio modulo

Quale romanzo di Giuseppe Genna vuoi leggere prossimamente?

 

Un romanzo di genere crime, thriller o spy story, non piu’ di 400 pagine

 

Un romanzo di genere crime, thriller o spy story, almeno 600 pagine

 

Un libro fuori dai generi, finto autobiografico come “Italia

 

Un romanzo tradizionale di formazione e visione sociale

 

Un romanzo storico tradizionale

 

Un romanzo di fantascienza, allegorico e massimalista

 

Fine modulo

Da qualche tempo Giuseppe Genna pare essersi dato ai sondaggi, anziché all’ippica. Prima per capire quale editore dovesse scegliere per meglio compiacere i propri lettori (la rosa, ovviamente, era ristretta al meglio dell’editoria attuale). Adesso vuole sondare quale tipo di opera dovrebbe mettere in cantiere per  far arrivare definitivamente all’orgasmo i propri fan. Manca, naturalmente, l’opzione “NESSUNO”.

Giuseppe Genna, va ricordato, è il tipo di trombone che, a seconda degli umori, può darti con la stessa facilità dell'”eccelso” come del “sottoautoriale” o “incapace di discutere con lui di Benjamin”. Manco fosse in possesso della famosa valigia nera sparita nel corso delle tragiche circostanze della morte del Tedesco…

Che dire se non: “An’ vedi questo?”.

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24 APRILE 2012

Da http://blog.iodonna.it/marina-terragni/2012/04/24/microinfamie/

“L’amica e collega blogger Loredana Lipperini mi ha promesso un post sulla “microfama”: quei 5 secondi di celebrità, suppongo, che ti procuri in rete preferibilmente attaccando chi ha un po’ di audience. Aspetto che mantenga”.

Commenti:

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14 commenti
  1. La “querelle” su Simona Vinci la vissi in diretta, fu un vero godimento: i primi vagiti (o no?) dell’autopromozione “triangolare” in rete.
    Ma in realtà fu solo “tentata” promozione, perché venne stroncata sul nascere…
    Mi fa tornare in mente quando, da ragazzo, mi ritrovai in cella con un disgraziato di mezza età che era dentro per “tentato borseggio”: nemmeno gli era riuscito, a quel poveraccio!

    • Tentativo fallito di (auto)promozione triangolare stroncata sul nascere…
      E vi siete chiesti come mai?
      Io opterei perché gli interlocutori presi di mira non erano polli: per un certo tipo di autopromozione o promozione triangolare bisogna puntare al basso.
      In rete c’è tanta gente bell’e pronta a farsi intortare e disposta a negare l’evidenza pur di non ammettere lo sbaglio.

  2. E tu che ci facevi là dentro? Passavi?

  3. Piccoli equivoci senza importanza…;-)

  4. Uno scrittore che accetta il dialogo con i lettori è un povero pazzo suicida. I lettori sono i peggiori nemici dello scrittore. Vanno disprezzati e tenuti a distanza. Il dialogo con i lettori lo si fa soltanto attraverso i libri: lo scrittore ha parlato, i lettori assentiranno o dissentiranno. Il resto o è ipocrisia o è demagogia o è promozione ‘letteraria’.

    Mitico!!

  5. L’amica e collega blogger Loredana Lipperini mi ha promesso un post sulla “microfama”: quei 5 secondi di celebrità, suppongo, che ti procuri in rete preferibilmente attaccando chi ha un po’ di audience. Aspetto che mantenga”.

    Ho l’impressione che l’amica e collega blogger abbia altro di cui occuparsi, di questi tempi.
    Non ci si stupirebbe se la si sentisse sospirare: “Ah, mala tempora!”.

  6. fabio painnet blade permalink

    “Uno scrittore che accetta il dialogo con i lettori è un povero pazzo suicida. I lettori sono i peggiori nemici dello scrittore. Vanno disprezzati e tenuti a distanza. Il dialogo con i lettori lo si fa soltanto attraverso i libri: lo scrittore ha parlato, i lettori assentiranno o dissentiranno. Il resto o è ipocrisia o è demagogia o è promozione ‘letteraria’.”

    comode stronzate!!!

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