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BOCL N. 46 (LOREDANA LIPPERINI: LA NOTTE DELLA BLOGGER)

3 luglio 2012

Mercoledì, aprile 18, 2007 

GUENDALINA E IL NUBILATO

Mi sono chiesto se la Guendalina che ha furoreggiato ieri e l’altro ieri nei commenti a Lipperatura sia per caso Paola Rando, l’autrice di “Come restare zitella“.

Ma procediamo con ordine. Il 15 aprile scorso la Lipperini ha pubblicato un post intitolato “IL PERSONALE È POLITICO

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/04/15/il-personale-e-politico/

in cui segnalava “il piccolo ma indispensabile saggio di Maria Letizia Pruna per Il Mulino, Donne al lavoro”.

Ho commentato:

“In effetti è abbastanza insensato che si sia costretti a distinguere tra lavori maschili e lavori femminili, lavori svolti da possessori di un pene e lavori svolti da proprietarie di una vagina. Purtroppo discuterne qui non serve a molto, visto che – a questo livello – credo siamo abbastanza d’accordo su tutto. Speriamo solo che – da una generazione all’altra – il numero degli angeli sessuati del focolare si riduca sempre più a favore di quello degli asessuati, o che ’sto cacchio di focolare venga definitivamente spento e ci si rifocilli tutti alle mense aziendali:- ) (Postato lunedì, 16 aprile 2007 alle 9:42 am da Lucio Angelini )

Il giorno dopo, in “DETTAGLI”

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/04/16/dettagli/

Loredana ha aggiunto “qualche dato tratto dal medesimo saggio”:

«Il nostro paese ha il più basso livello di partecipazione femminile al mercato del lavoro tra tutti i 25 stati membri dell’Unione europea, e figura al terzultimo posto tra i 30 paesi aderenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Le donne che lavorano a tempo pieno sono 6 milioni e mezzo, pari al 74,4% dell’occupazione femminile; gli uomini sono invece 13 milioni, pari al 95,4% di quella maschile. Le donne che lavorano a tempo parziale sono quasi il 26%, contro appena il 4,6% degli uomini. In Italia, in media, tra le donne di età compresa tra i 30 e i 50 anni il tasso di occupazione sfiora l’84% se sono nubili, scende al 71% se coniugate e si riduce al 50% se sono madri.»

Nei commenti è intervenuta PAT:

“Gentile Sig.ra Lipperini, pochi giorni fa mi sono permessa di dare una mia personale valutazione su due parole dall’enorme valenza ‘pari opportunità’, e sull’anno che dovrebbe celebrarle a livello europeo. Inutile dire lo sconforto, la tristezza che provo di fronte alla realtà. Sono una mamma-lavoratrice, ma per seguire da vicino la mia famiglia ho dovuto rinunciare alla crescita nella professione. Non rimpiango la scelta e mi ritengo fortunata di avere un lavoro. Solo, non venitemi a parlare di ‘pari opportunità’!!” 

Ed ecco balzare fuori GUENDALINA:

“Cara Pat, presto sarà la festa della mamma. Le sembra poco? Una festa tutta per lei, a compenso di tanti sacrifici… Però, se aveva le idee così poco chiare sui suoi desiderata, perché non ha scelto il nubilato? E’ ovvio che nessun uomo potrà mai partorire e allattare al posto della donna: questo tipo di opportunità è loro negato ed è tutto a favore delle donne.”

Pat:

“Sig.ra Guendalina, chiedo venia perchè forse non mi sono espressa bene. Spiace che lei non abbia compreso il mio commento. Fa niente. Mi godrò appieno la festa della mamma, così come ogni giorno apprezzo i miei sacrifici nel mondo del lavoro. La mia vita è piena e completa e ne sono orgogliosa. E la sua?”

Guendalina:

 “Forse lei voleva capra e cavoli. Figli-casa-marito (di cui non occuparsi) più un lavoro in cui essere libera di far carriera. Ma la vita è fatta di scelte. I figli, una volta fatti, hanno a lungo bisogno della mamma. Poiché non è scritto da nessuna parte che ci si debba sposare per forza, ripeto: perché non ha scelto il nubilato? O un marito progressista disposto a condividere al 50% i carichi domestici? Ce ne sono, sa?”

Pat:

“Sig.ra Guendalina, mi permetto di rispondere alla sua arroganza e forse alle sue frustrazioni con una domanda: Com’è la sua vita? Se fosse piena e serena come la mia (e di tante altre donne come me) i suoi toni sarebbero diversi. Non è mai troppo tardi. O si? Chiedo scusa alla sig.ra Lipperini. Questo è il mio ultimo commento. Non mi piacciono le polemiche; tanto meno quelle sterili. Scusi ancora.”

Liber:

“Molto interessante il commento di Guendalina, mostra il vero male del nostro paese. Le donne devono ‘scegliere’ fra lavoro e famiglia e se pretendono entrambe le cose sbagliano. I figli sono una faccenda delle donne (e non della famiglia e della società, come nei paesi un pochino più progrediti), e le donne devono ‘scegliere’ fra l’autonomia (perchè il lavoro è innanzi tutto autonomia), la soddisfazione (come ci permettiamo a volerne troppa!)… pare che se vogliamo un po’ di soddisfazione lavorativa dobbiamo pagare un prezzo sulla famiglia (neanche i figli si facessero per se stesse). Questa arretratezza culturale ci sta portando ad essere un paese privo di bambini.”

Guendalina:

“Liber, la trovo così veterofemminista.”

Liber:

“Grazie, detto da te è un complimento.”

Guendalina:

“Nubilato! Nubilato! Questa è la nuova frontiera. Che i figli li facciano le donne all’antica, se proprio ne hanno voglia. Alle donne moderne non può fregare di meno di accollarsi simili intralci alla carriera. Ha scritto di recente Galimberti: ‘Sarebbe davvero interessante sapere quante donne e quante femmine animali resterebbero gravide senza la mediazione del piacere sessuale, dal momento che la prole può vivere unicamente grazie al sacrificio degli individui che l’hanno generata, come ogni madre sa sul suo stesso corpo e come ogni padre oggi, sia pure con grave ritardo, incomincia a percepire.’ ”

Ghega:

“Guendalino, smettila, togliti la parrucca e le scarpe di mamma, se vuoi sperimentare del sano travestitismo ci sono ottimi locali in cui puoi essera addirittura la Carrà (Carrà per una notte, wow!).”

Guendalina:

“Ghega, vedo che ha dimestichezza con certi locali. Forse li frequenta lei. La lettera di Pat era chiarissima: ‘Inutile dire lo sconforto, la tristezza che provo di fronte alla realtà. Sono una mamma-lavoratrice, ma per seguire da vicino la mia famiglia ho dovuto rinunciare alla crescita nella professione.’ Ripeto: ‘Nubilato! Nubilato!’ E’ il solo rimedio allo sconforto e alla tristezza di fronte alla realtà dei sacrifici professionali comportati dalla prole.”

Lipperini:

Guendalina/o si diverte. Purtroppo il mio senso dell’umorismo, stamattina, è basso.

Valentina 2:

“Nubilato, Nubilato… il solo rimedio?… mah… invece di fare un serio tentativo di far valere i diritti delle donne affinchè siano considerate TOTALMENTE pari agli uomini… le donne si difendono così… proponendo un nubilato… Va ben, se le donne non sono le prime a far valere i propri diritti… la nostra situazione non cambierà mai.”

Guendalina:

“Ultimo intervento: le nostre nonne erano allevate nel terrore di restare ‘zitelle’, per cui si affrettavano a ‘sistemarsi’ il più in fretta possibile e a farsi trombare ‘non per piacer mio ma per piacere a Dio’. La rivoluzione consisterà nello scegliere, guarda caso, lo status un tempo così abborrito. Nubilato! Nubilato! Carriera! Carriera! Volete mettere la soddisfazione di avanzare senza intralci nella carriera anziché occuparsi di fagotti urlanti, spisciolanti e scagazzanti?”

Valentina 2:

“Quindi riassumiamo alcuni stereotipi:

STEREOTIPO DONNA 1 Donna=sposa=madre=allattare=crescerefigli=casa=pulizie=donna classica casalinga, o moglie, che sta a casa a preparare la cena al marito e a crescere i figli, nonchè a fare le pulizie con i bigodini in testa.

STEREOTIPO DONNA 2 Donna=carriera=zittella=nietefigli= donna isterica perchè zittella= lavoratrice ma mai pari agli uomini= finchè in questa società ci sono tante donne che criticano le amancipate, che criticano le donne in carriera, che criticano chi si è ralizzato (invidia?), ci sarà sempre discriminazione. Non dico che necessariamente una donna deve anche lavorare, ma è un DIRITTO SACROSANTO il poter scegliere di lavorare ed avere figli, o di lavorare non avere figli, o di avere figli e stare a casa. Non riduciamo le nostre scelte a ciò che è meglio per l’uomo, perchè i figli si fanno in 2!!!”

Guendalina:

“Valentina2, la invito ad aggiungere agli stereotipi 1 e 2 questa terza alternativa, da me additata a Pat: ‘Poiché non è scritto da nessuna parte che ci si debba sposare per forza, perché non ha scelto il nubilato o un marito progressista disposto a condividere al 50% i carichi domestici? Ce ne sono, sa?’ Però, se fossi un bimbo in mano a dei genitori che anteponessero le loro carriere a me, li manderei dritti affanculo e ricorderei loro: ‘Chi vi ha chiesto di mettermi al mondo? Non certo io, che non c’ero ancora’.”

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15 maggio 2007

Scrive Loredana Lipperini qui: http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/05/15/five/

FIVE

Babsi mi coinvolge sui cinque buoni motivi per tenere un blog. In genere sono recalcitrante per quanto riguarda le catene di Santa Rete, ma questa volta accetto. Ecco.

1. Guardarsi intorno. Incontrarsi e scontrarsi con persone che difficilmente si sarebbero conosciute nel proprio ambiente.
2. Scrivere tutti i giorni (almeno per me): ovvero, tenere fede ad un impegno con se stessi e contemporaneamente dotare di nuovi strumenti quella che Stephen King chiama “la cassetta degli attrezzi”.
3. Usare uno stile di  scrittura diverso da quello destinato alla carta. Lasciarsi andare. Tornare a divertirsi con le parole.
4. Backstage: cosa c’è prima, dietro, intorno ad un progetto di scrittura (libro, articolo, saggio). Double gift: si offre e si riceve (consigli, suggerimenti, critiche [ah ah ah!!! n.d.r.] , approfondimenti).
5. Approfondire: temi, idee, narrazioni. Proprie e altrui. In tempi e modi che su carta sarebbero impossibili. Infatti lo sono: a chi non è capitato di pensare “ancora?” leggendo o ascoltando di argomenti già lungamente dibattuti in rete?

Commenti:

Benissimo. Belle risposte. Io tengo il blog ‘Cazzeggi Letterari’ soprattutto come forma di volontariato culturale. Cioè cazzeggio “a gratis” a beneficio dell’umanità. Pensa che, a volte, ho come interlocutori persino degli psichiatri:- ) (Postato martedì, 15 maggio 2007 alle 11:23 am da Lucio Angelini)

Lucio: però mancano gli altri quattro buoni motivi, non barare… (Postato martedì, 15 maggio 2007 alle 12:04 pm da La Lipperini )

Ok. Integro:

2° motivo: spero segretamente che Orietta Fatucci mi legga, si penta di avermi cacciato da El-Emme-Einaudi Ragazzi e autorizzi il FUMER tutto (Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi) a riaprirmi i cancelli editoriali;

3° motivo: spero segretamente che qualche editore per adulti, affascinato dal mio blog, mormori tra sé e sé: “Ma quale scrittore per ragazzi! Questo è un fior di scrittore per adulti! Mo’ me lo metto sotto contratto.”

4° motivo: intrattenere con i miei cazzeggi un po’ anche me stesso, oltre che l’umanità blogghica in generale;

5° e ultimo motivo: affascinare sia Babsi Jones nella speranza che mi coopti per i suoi giochini (ma quella non mi fila manco per il caz… ehm, manco per caso:- ), sia Luca Di Meo aka WM3 (che fin adesso ha sintetizzato le sue impressioni su di me nel poco incoraggiante gemito: “povero Angelini, davvero povero povero!” (in realtà un po’ lo capisco, adesso che ha fatto i soldi con Manituana):- ) (Postato martedì, 15 maggio 2007 alle 12:41 pm da Lucio Angelini )

Lucio, “affascinare” è un termine impegnativo, e i “giochini” non so cosa siano. Però mi sei simpatico, e non è poco, conoscendo la mia scarsa propensione a socializzare :) (Postato martedì, 15 maggio 2007 alle 1:19 pm da Babsi )

@Babsi. Hai ragione. Se “affascinare” significa “raccogliere in fascine” (per poi opportunamente legare) ovvero, in senso lato: legare qualcuno [a sé] come se fosse una fascina, meglio accontentarsi di una più generica e disimpegnata simpatia. Non ho ancora voglia di andare a fare legna nel bosco, benché “vecchierel”:- ) (Postato martedì, 15 maggio 2007 alle 1:51 pm da Lucio Angelini )

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Venerdì, novembre 23, 2007 

GIOIELLERIA BARBARICA: BEOWULF

 

«Il monumento più importante della letteratura anglosassone, e al tempo stesso il più antico poema epico tramandatoci nelle letterature germaniche, è BEOWULF (composto alla metà dell’VIII sec. da un anglo, trascritto, per la copia che possediamo – MS Cotton Vitellius A XV, dell’ultima parte del X sec. – da amanuensi del Wessex), che allude ad avvenimenti del V e del VI secolo: l’Inghilterra non vi è nominata affatto. Scandinavo per contenuto, il poema è però caratterizzato da quell’attenuazione dei lati più violenti della saga che è tipica dei rimaneggiamenti anglosassoni dovuti a ecclesiastici. Il tono prevalentemente malinconico, il colorito crepuscolare, circonfondono d’un vago pessimismo la gesta eroica, quasi a mostrare la vanità d’ogni cosa terrena. Il poema, in poco più di tremila versi di cospicua magnificenza barbarica (la cui tecnica è a suo modo raffinata come quella della gioielleria anglosassone dell’epoca) narra come Beowulf, nipote del re dei Goti, venisse in aiuto del re di Danimarca, la cui reggia era infestata dal mostro Grendel, uccidesse il mostro e sua madre; come cinquant’anni dopo, in un simile conflitto con un drago, l’eroe, pur vittorioso, perdesse la vita. Il punto culminante del poema è la decapitazione di Grendel e la discesa di Beowulf alla caverna dei mostri; la battaglia col drago non appartiene al nucleo originario del racconto; il tema essenziale della seconda parte è un’elegia per la morte d’un eroe. Delle inserzioni di materiale non pertinente, la più dannosa all’economia del poema è quella che contiene l’episodio di Finn, ma certe contraddizioni e variazioni di stile sono insufficienti a giustificar la teoria che l’autore del poema fosse un mero compilatore. È pure da escludersi (per la forma dei nomi propri e pel carattere cupo e solenne della narrazione) che si tratti di versione dall’antico norvegese, né si può affermare che certe vaghe simiglianze di trattamento con l’Eneide implichino necessariamente conoscenza e tanto meno deliberata imitazione del poema virgiliano. Più preciso è l’influsso dell’epos classico sulla Battaglia di Maldon, poema della fine del sec. X, che per il soggetto (la morte del prode guerriero Byrhtnoth nella battaglia contro i Danesi a Malton nell’Essex, nel 991) ha un’aria di famiglia con la Chanson de Roland, benché da questa si distingua per l’assenza di trasfigurazione leggendaria. Paragonato con Beowulf, questo poema ci mostra quanta strada avessero fatto nel frattempo i sentimenti cristiani; mentre Beowulf in punto di morte si rallegra di non aver mai commesso tradimento e di non esser mai venuto meno al suo popolo, Byrhtnoth si raccomanda alla mercé di Dio, senza pensare ai propri meriti.» (Da “Storia della letteratura inglese“, di Mario Praz, Sansoni editore 1968, pp. 10-11) 

Scriveva ieri Loredana Lipperini in Lipperatura

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2007/11/22/pillole/

«La domanda del giorno viene da un ragazzo intorno ai diciassette:

“Va bene tutto: ma perchè non volete più mettere la minigonna dopo aver tanto lottato per poterla indossare?”»

Non ho resistito alla tentazione di commentare:

«Anche la tenuta di Angelina Jolie in Beowulf di Zemeckis non è male, malgrado sia la cattiva della situazione (cfr. il detto del tempo degli eroi in Danimarca: “Chi dice donna, dice danno”:-) )»

Ovviamente il film Beowulf ha ben poco a che spartire con il poema dell’VIII secolo, ma visto con gli occhialetti 3D ha un suo innegabile appeal:- )

Volete risentirne la musica? Visitate il sito ufficiale:

http://www.beowulfmovie.com/

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Martedì, novembre 20, 2007 

LETTERATURA PER POLLASTRELLE

 

«Il mercato italiano dei libri per ragazzi è stato nell’ultimo decennio un filone fecondo, da arare avidamente anche se, come spesso avviene, con poca accortezza. Mentre basta sfogliare i libri di testo delle elementari per scoprire che tutto è rimasto come quarant’anni fa: e che mentre fior di intellettuali ci rassicuravano sul fatto che le donne sono ricche e vincenti come le amiche di Sex and the City, nella maggior parte dei casi le figure femminili proposte a bambine e bambini continuano a essere maestre, segretarie, infermiere. Non conta, si dirà. Non conta, si diceva trent’anni fa, quando si sottolineava che, senza l’azione sul mito e sui simboli, una stagione di riflessioni, di battaglie, di entusiasmi, sarebbe rifluita via come l’acqua. E infatti, anche se non si usano più i grembiulini, è ancora ROSA il mondo delle bambine. Rosa la loro Playstation, i loro telefonini, le copertine dei loro magazine, i capelli delle Ninja dei cartoni animai, rosa i blog delle dodicenni, rosa la letteratura usa e getta delle sorelle appena più grandi (anche se ora utilizza, certo giocosamente, la definizione di chick lit, letteratura per pollastrelle). Da quelle piccole esperienze quotidiane si è distolto lo sguardo: e al loro interno sono riaffiorati gioiosamente gli stereotipi e i pregiudizi.» (Loredana Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine, Feltrinelli, pag. 57)

Peccato solo che l’editoria giovanile italiana degli ultimi anni sia stata quasi tutta gestita da donne (Orietta Fatucci, Margherita Forestan, Laura Panini, Beatrice Masini, Valeria Raimondi, Donatella Ziliotto, Maria Chiara Bettazzi e via discorrendo)…

E per passare dal generale al personale, ricordo che il mio piccolo, ironico contributo femminista:

deliziosamente illustrato da Federico Maggioni, finì quasi subito fuori catalogo, ad opera di una delle maggiori esponenti del FUMER (Fronte Unito Megere Editoria per Ragazzi):- )

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Da http://librimoltospeciali.wordpress.com/

“L’INCREDIBILE STORIA DELLA FATA FATUCCIA E DELLA STREGA FORESTANA

Orchi, streghe e fate, come gli scrittori per ragazzi sanno perfettamente (cfr. Roald Dahl, “Le streghe”) esistono davvero e popolano ogni tipo di mondo. Sono, inoltre, capaci di assumere le vesti più impensate, comprese quelle di critici letterari o direttori (e direttrici) di collane giovanili… La storia è un affettuoso, divertito omaggio a due note direttrici italiane di collane per ragazzi: Margherita Forestan (Mondadori Ragazzi) e Orietta Fatucci (Einaudi Ragazzi).

“THE INCREDIBLE STORY OF FATUCCIA THE FAIRY AND FORESTANA THE WITCH” [Red alert on children’s literature] (“L’INCREDIBILE STORIA DELLA FATA FATUCCIA E DELLA STREGA FORESTANA”)

Ogres, witches and fairies, as almost every writer of children’s books knows perfectly well (see Roald Dahl “The witches”) really do exist and populate their imagination. They can also appear in the most unthinkable disguises, including those of literary critics or editors of juvenile series…The story is a loving, ironical tribute to the two existing Italian editors MARGHERITA FORESTAN (Mondadori Ragazzi), and ORIETTA FATUCCI (Einaudi Ragazzi).

Red Alert on Children's Literature: the incredible story of Fatuccia the Fairy and Forestana the Witch

Red Alert on Children’s Literature: the incredible story of Fatuccia the Fairy and Forestana the Witch [Kindle Edition]

Lucio Angelini (Author)

 

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15 MARZO 2012

LOREDANA LIPPERINI PRESA A SERINATE

Esbat (Italian Edition)

(La copertina di “Me nE SBATto”, attribuito a Loredana Lipperini)

Nei giorni scorsi Facebook ha regalato più di un brivido. Prima è circolata la notizia dell’arresto di Gian Paolo Serino per ricatto sessuale nei confronti di una finanziatrice  pentita della sua rivista ( o sganci 5000 euro o pubblico le foto dei nostri amplessi), poi, ieri, l’accusa di Serino a Loredana Lipperini di essere Lara Manni, un’autrice di cui a me personalmente non frega una sega (odio il fantasy), ma che la Lipperini ha più volte raccomandato nel proprio blog. Se la notizia fosse vera, saremmo alle solite: dai tempi in cui lei e i wuming si facevano chiamare Luther Blissett non hanno mai smesso di architettare e divulgare bufale (tra le ultime: VMO,  New Italian Epic, Steve Workers), anche se con crescente insuccesso. Molti hanno reagito alla serinata di ieri con un semplice “yawn”.

Altri con un ”Ah, però, la boccoluta!”.

Morgan Palmas, che in genere tende ai buoni rapporti con tutti quelli che potrebbero fargli comodo per la sua agenzia letteraria, si è sbilanciato in un: “Se è vero, mi alleo con tutti coloro che me ne parlano male da anni”, poi ha ulteriormente precisato: “Se è vero, scateno contro di lei il delirio. Non scherzo. E poi chiami i wuminChi che vuole a difenderla. Il rischio è che magari dopo tanti anni mi trovo d’accordo con Lucio Angelini, il mondo non ha più le mezze stagioni.”  (Era incazzatissimo per la mancata partecipazione della Lippa al Klit (oris) festival che sta organizando a Thiene).

Helena Janeczek ha preferito la formula amletica: 

 ”A nessuno sorge il dubbio che l’attacco di Gian Paolo Serino a Loredana Lipperini sia da qualificarsi come diffamazione? Non aggiungo altri dettagli per non spalmare merda mio malgrado.”

Le ho ricordato il mio pezzo:

http://lucioangelini.wordpress.com/2008/06/03/lipperini-o-della-malafede/

e commentato:  “… Se poi venisse fuori che pubblica anche come Lara Manni, in fondo non ci vedo nessuna aggravante. Sono il suo vizietto della censura e gli atteggiamenti da maestrina della penna rossa a renderla un po’ patetica.”

Infine Ex Novevolt Collana ha dichiarato:

“Se davvero Loredana ha creato negli anni un alter del genere – e *di genere* – diventa la mia eroina. über alles. se questo non è vero, e Loredana e Lara Manni si sentono, a qualsiasi titolo diffamate, faranno bene ad adire a vie legali, o a fare qualsiasi altra cosa riterranno giusto fare… fra l’altro: mi piacerebbe se la questione restasse irrisolta – se rimanessimo tutti nel dubbio.”

a cui Marco Rovelli ha reagito così:

“Ex novevolt, bello avere un’eroina nella vita! :-)

Come non dargli ragione? Ciascuno ha l’eroina che si merita, meglio se a cavallo (di due editori, nel suo caso: Fazi e Feltrinelli).

Dello scandaletto, ovviamente, non potrà che gioire Elido Fazi, l’editore di Esbat (contrazione  per  “Me ne sbatto le palle”?), un patito dei colpi di spazzola pubblicitari…

[Questo il link per l’articolo di Serino:

http://www.satisfiction.me/loredana-lipperini-a-marchette-da-anni-recensisce-se-stessa-con-un-altro-nome/ ]

Commenti

Luan Dice:
30 giugno 2012 alle 05:33

Copio-incollo da Lipperatura:

“martedì, 9 giugno 2009
LIBRI DI E SULLE (DONNE)

Dopo aver tirato un piccolo respiro di sollievo (al paesello marchigiano la giunta di sinistra è passata per cinque voti), la vostra eccetera torna alle segnalazioni libresche.”

Di Giorgio Falco mi occuperò diffusamente domani: L’ubicazione del bene è un libro molto bello. Offre però diversi spunti su cui riflettere (sì, uno riguarda anche la questione di genere: ma dal momento che non voglio passare per fissata, vorrei rifletterci a lungo).

Torno, invece, su un romanzo cui era già stato fatto cenno, qui e su Carmilla, nei mesi scorsi: si tratta di Esbat di Lara Manni, appena uscito per Feltrinelli. Romanzo che ha la già sottolineata particolarità di provenire dal mondo delle fan fiction: del resto, il passaggio dal fandom alla carta stampata comincia a divenire frequente in altri paesi.

L’altra particolarità di Esbat, però, è che si tratta di un horror al femminile, scritto da una donna e con donne protagoniste: caratteristica piuttosto rara, soprattutto in Italia.”

E nel blog di Lori-Lara cui si rimanda:

“1. Cos’è Esbat
Cos’è

Esbat nasce come una fan fiction, ovvero come storia di fan liberamente ispirata, nel caso, a un manga (un fumetto giapponese), e poi sviluppata in modo autonomo.

Il primo capitolo di Esbat viene pubblicato su alcuni siti di fan fiction italiani, il 20 giugno 2007, l’ultimo – il ventesimo – l’8 ottobre dello stesso anno. La pubblicazione è avvenuta a puntate come gli antichi feuilletton: un capitolo a settimana.

La storia, in breve.

Ha cinquant’anni, disegna manga, non ha altro nome che quello di Sensei, maestra, con cui i fan di tutto il mondo la onorano. Inventa storie piene di buoni sentimenti ambientate in mondi fantastici. Ma una notte, proprio mentre sta per mettere la parola fine al suo manga più celebre, qualcuno entra dalla sua finestra. Qualcuno che viene da un altro luogo. Qualcuno che viene dalla stessa storia che lei racconta, e che in realtà esiste davvero. Qualcuno che rivendica un finale diverso. Qualcuno che grazie al rito dell’Esbat può attraversare i mondi.
Una donna, un Demone, un duello che cambierà profondamente entrambi. Attorno a loro, non soltanto creature fantastiche, ma il mondo dei fan e degli adolescenti, con le loro passioni, le loro paure, le loro manie. Un horror ambientato fra Italia e Giappone: ma anche la storia del mutamento femminile, e del doppio passaggio che porta dall’adolescenza all’età adulta. E dall’età adulta alla morte.

Esbat esce per Feltrinelli il 4 giugno 2009

Esbat è la prima parte di una trilogia: il secondo episodio della storia, Sopdet, è stato pubblicato in rete fra gennaio e settembre 2008. Il terzo, Tanit, fra gennaio e maggio 2009.

Luoghi della rete

Tre i principali: la pagina sul sito di Feltrinelli, una pagina su Facebook e una scheda su aNobii. Su aNobii esiste anche un topic nel gruppo Fantasytalia.
Qui, lo speciale de La Feltrinelli.it.
Qui, la pagina di Ibs.

Curiosità.

La “colonna sonora” di Esbat, ovvero la musica citata nel libro, è elencata in questo post, insieme a quella del secondo libro, Sopdet. Qui, invece, quella del terzo, Tanit.

Qui, qualche spiegazione sulla scelta dei nomi.

Il saggio e l’antologia

Alla fine della pubblicazione di Esbat in rete, Angelo Scotto ha scritto un piccolo saggio, Esbat e il New Italian Epic, con riferimento alla teoria letteraria dei Wu Ming.

Di Esbat ha parlato anche Giovanna Cosenza nell’antologia «Narrazioni in rete», in R. Fedi e M. Francini, I sentieri delle parole. Verso la letteratura, Zanichelli, Bologna, 2009, pp. 310-317. Qui il file.”

con le giubilazioni di WM4 nei commenti:

“Wu Ming 4 Dice:

luglio 24, 2010 alle 11:01 am |
Non so se devo postarlo qui. Boh, ci provo. E’ scritto a caldo, anzi caldissimo (ma col ventilatore).

La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho finito di leggere Esbat è che si tratta di una profonda riflessione narrativa sulla narrazione stessa.
Poi mi è venuto in mente Arthur Conan Doyle e il primo caso conosciuto in cui un personaggio letterario ha messo in discussione l’autorità del proprio autore.
Sherlock Holmes iniziò abbastanza presto a vivere di vita propria. Come si sa, il 221B di Baker Street non esisteva alla fine del XIX secolo. Ciononostante parecchia gente iniziò a scrivere a quell’indirizzo lettere che chiedevano l’ingaggio del celebre investigatore privato per risolvere casi reali. Oggi il numero civico esiste davvero, dal momento che ci hanno costruito una casa museo piuttosto trash, e la fermata della metropolitana di Baker Street è piastrellata con il profilo inconfondibile di Holmes.
Anche Conan Doyle, come la Sensei di Esbat, a un certo punto decise di fare finire in gloria il proprio personaggio, ovvero di farlo precipitare giù da una cascata nell’abbraccio mortale con il suo acerrimo nemico, il professor James Moriarty. Anche lui non immaginava che ne sarebbe seguita una rivolta dei fan. Il giornale su cui venivano pubblicate le avventure di Holmes, lo “Strand Magazine”, venne sommerso di lettere di protesta. Tanto scrissero e tanto fecero che Conan Doyle fu costretto a far resuscitare il proprio eroe e a motivarne l’assenza triennale con un espediente improbabile. Conan Doyle immaginò che Holmes, salvatosi dall’affogamento, avesse intrapreso un viaggio verso Oriente (fino in Tibet!) e fosse poi tornato in Inghilterra per condurre vita ritirata. Quando poi, ormai in là con gli anni, scrisse le ultime avventure di Holmes (questa volta davvero), decise di collocarlo in un buen retiro nel sud dell’Inghilterra, ad allevare api.
Ecco, il primo tema che Esbat affronta e sviscera (letteralmente, in certi casi…) è la relazione tra autore e personaggio. Un personaggio seriale può diventare un’ossessione per il proprio autore, una specie di condanna, senz’altro il fulcro di una relazione di amore e odio. Solo che spesso non si tratta di una relazione a due, bensì multipla, perché coinvolge anche i fan.
Il secondo tema del romanzo infatti è senz’altro il fandom. Al centro di questo rapporto complesso c’è la passione, che a volte può trasformarsi in ossessione insana, altre volte può servire a fare delle cose utili per la propria vita. Ci sono due personaggi speculari nel romanzo: il webmaster Sasaki, autorecluso nel mondo virtuale della rete, e l’adolescente in crisi d’identità Ivy. Uno soccombe alla propria ossessione, compiendo la vendetta contro il tradimento della comunità da parte dell’autrice e realizzando così il contrappasso dovuto; l’altra reagisce alla cattiveria del mondo circostante proprio attraverso la messa in discussione dell’autorità autoriale e rivendicandone una parte per sé, cioè proseguendo la storia con altri mezzi. Dio (anzi la Dea) salvi la fan fiction che salva gli autori da se stessi.
Divagazione. Ieri sera ho visto la puntata di CSI in cui la scientifica di Las Vegas indagava sul fandom di Star Trek (trasformato in “Astro Quest” per ovvie ragioni di copyright). Il caso verteva sull’omicidio di un giovane regista indipendente che aveva provato a resuscitare la serie aggiornandola alla sensibilità contemporanea. I fan si ribellavano all’inserimento nella serie di scene ultra-violente ed eroi piagnucolosi. Indagando sul caso, due poliziotti della squadra, entrambi fan di Astro Quest, proprio grazie al medium della passione comune riuscivano a portare alla luce l’attrazione reciproca rimasta latente per anni. Fine della divagazione (che però avrà una ripresa alla fine).
Il rapporto tra vita reale e fiction ricalca quello tra storia umana e mito (racconto), antico quanto il mondo. Esbat ce lo racconta agganciando il tema al dipanarsi serrato della trama. Ed è qui che entra in campo la Dea, evocata a più riprese, ma mai presente, ancorché incarnata dai personaggi femminili che dominano il racconto. Al centro della trama c’è la lotta/accoppiamento del demone maschile Hyoutsuki, bello e terribile come Apollo, con la Signora della Storia, l’Autrice, la Sensei, che finirà per assumere il terzo volto della Dea, quello mortifero e sanguinario.
Da “gravesiano” non posso non apprezzare la scelta di mettere in scena non già l’idealizzata Gilania (pure evocata da alcuni personaggi), ma la crudezza inesorabile del divino femminile, portatore di vita e di morte, cioè custode della ciclicità e del divenire, che poco o nulla ha a che fare con il mito di un fantomatico egualitarismo femmineo delle origini. La forza di Esbat è quella di far incontrare questo femminile arcaico con le dinamiche contemporanee che coinvolgono le donne di ogni età: in menopausa e non, nostalgiche dell’amplesso o spaventate dal primo rapporto sessuale, senza sangue lunare e imenaico o alle prese con lo stesso (l’intera narrazione, infatti, è scandita dai cicli lunari/mestruali). La Dea quindi c’è ma non si vede, perché agisce attraverso i personaggi stessi. Belli, tra l’altro, nient’affatto scontati (eccetto forse uno, non irrealistico ma senz’altro un po’ stereotipato: la madre di Ivy, “puttanesca” e in guerra contro il tempo).
Proprio il sangue – l’elemento chiave di Esbat, insieme alla luce della Luna che continua a rifrangersi sui capelli candidi del demone – mi riporta all’episodio di C.S.I. visto ieri sera. Alla fine si scopre che le cause dell’omicidio non andavano cercate nella delusione e nella sete di vendetta dei fan di Astro Quest, ma nell’avidità, cioè nelle dinamiche di profitto (e di copyright) capitalistiche. Qualcosa su cui meditare, credo. Così come dà da pensare il dialogo tra i due agenti della scientifica a proposito del “genere”. A un certo punto uno dei due sostiene che “Francis il mulo parlante” è una serie di fantascienza, perché si svolge in un piano temporale parallelo in cui gli equini hanno sviluppato una laringe e un cervello in grado di farli ragionare e parlare. Il collega ribatte che al massimo si potrebbe definire un serial “fantastico”. Non necessariamente, replica l’altro: Asimov aveva ipotizzato un futuro in cui altre specie animali avrebbero potuto sviluppare le stesse abilità umane in forme diverse. Quindi “Francis” può rientrare nel genere ucronico-fantascientifico.
Ecco, forse Esbat potrebbe essere definito un romanzo fantastico, cioè un romanzo di attraversamento tra due mondi, due piani di realtà. Ma è poi così importante scegliere come etichettarlo? Ed è poi così “irrealistico” che l’altro mondo, quello delle narrazioni, viva un tempo proprio, parallelo e saltuariamente intersecato al nostro? Andatelo a dire alla buon’anima di Sir Arthur Conan Doyle (che – per inciso – trascorse gli ultimi anni della propria vita occupandosi di spiritismo, cioè di comunicazioni intra-mondi…). Dov’è stato Holmes in quei tre anni durante i quali il suo autore lo ha perso di vista? Cos’ha fatto il celebre detective dopo che il suo autore lo ha pensionato?
Per saperlo basta rivolgersi alla fan fiction e leggere due romanzi: il geniale “Il Mandala di Sherlock Holmes” di Jamyang Norbu (Instar Libri, 2002) e il meno bello, ma altrettanto interessante per la collisione creativa tra il misogino Holmes e una protagonista femminile, “L’allieva e l’apicultore” di Laurie K. King (Neri Pozza, 2006).
Be’, tutto questo divagare per dire: complimenti Lara.”

Segue il gridolino di gioia di Lori Lara:

“Lara Manni Dice:

luglio 24, 2010 alle 11:05 am |
Sono senza parole, Wu Ming 4. E’ come se dallo specchio venisse fuori il cuore di quel che volevo dire. Grazie. Un milione di grazie. Mi permetto di farne un post autonomo.”

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16 MARZO 2012

LARA’S THEME: “LA SENSEI” CALCATA SU “LA LIPPERINI”? 

A parziale rettifica del post di ieri [15 marzo 2012], che curiosamente mi ha fatto schizzare le visite oltre il migliaio  (la mia media giornaliera è di 400 circa), preciso che ESBAT uscì per Feltrinelli, mentre solo  il secondo e terzo volume della trilogia fanno capo al marpione Elido Fazi:-)

Confesso di aver dovuto cercare su wikipedia la definizione di fan fiction, una delle menate con cui la Nostra adora sentirsi aggiornatissima e sempre  di qualche spanna più all’avanguardia (letteraria) degli altri:

Fanfiction o fan fiction (abbreviato comunemente in fanfic, FF o fic) è il termine utilizzato per indicare tutte quelle opere scritte dai fan (da qui il nome), prendendo come spunto le storie o i personaggi di un lavoro originale”.

Inutile aggiungere quanto il tema dei fan (e degli “sfan”)  sia centrale negli interessi dei bufalari consorziati. Penso, in particolare, a quando Wu Ming 1 sollecitava tutto lo spin off possibile per Manituana. Erano i tempi in cui non disdegnava di richiamarsi epicamente prima a Leonida, poi addirittura a Omero.

Comunque, leggendo la trama di Esbat su the angelsbook blog (gestito da una cazzara che scrive “il pseudonimo”)

http://the-angelsbook.blogspot.com/2011/03/recensione-esbat-di-lara-manni.html

viene fuori:

“La Sensei ha cinquant’anni… è una donna superba che gestisce il proprio successo con orgoglio e sapienza: poche apparizioni pubbliche la avvolgono in un’aura di mistero e le permettono di non entrare in contatto coi propri lettori che disprezza profondamente…  Dopo essersi tranciata alcune dita di una mano e di un piede, la Sensei decide di “sacrificare” i propri fan, che attira a casa con la promessa di un disegno autografo”.

Lasciatemelo dire: ci ho visto il ritratto sputato di Madame Lippa, a cui – secondo me – non frega una beata mazza dei propri commentatori, in particolare quelli a cui intuisce di non apparire sufficientemente taumaturga e che si affretta a degradare a troll. Prima di bannarli senza pietà tra gli schiamazzi di giubilo delle solite ochette del  Campidoglio, naturalmente.

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17 marzo 2012

LORI E LARA: LA DOPPIA VITA DI MIA CUGINA LOREDANA LIPPERINI

(Anfibio Lara Manni, da:

http://www.ioshoes.com/calzature-risultati.php?id_marca=44&label=Lara+Manni )

Secondo Gian Paolo Serino, mia cugina laLipperini ha una doppia vita: blogger sussiegosa e pasionaria del femminismo da un lato, autrice di romanzetti di fanfiction firmati Lara Manni dall’altro:

“Loredana Lipperini è nota per le sue rigorose posizioni di correttezza e pacatezza. Dietro questa apparenza si cela una granda violenza e un’abile farsa. Non sono solito attaccare il personale, e non lo faccio certo ora, ma quello che fann…o. Loredana Lipperini, il tempio umano della correttezza ventilata, in realtà, oltre a cercare di muoversi come corsivista de “la repubblica” e a parlare dai microfoni di RadioRai3, è anche scrittrice ma sempre di se stessa. Non a caso pubblica libri, per Fazi e Feltrinelli, con lo pseudonimo Lara manni. Peccato che la Regina dell’integralismo re…censorio in reaktà per molti molti anni abbia recensito se stesso. Come attesta questo link ma anche tantissimi altri (basta cercare su Google: Lipperini e Lara Manni). In un Paese serio Loredana Lipperini, che condanna l’uso del corpo delle Donne ma intanto fa marchette a se stessa, cioè al suo alter ego Lara Manni, andrebbe licenziata in tronco. Ma si sa, non siamo in un Paese serio.
Meglio (d)enunciare chi fa critica rock piuttosto che chi, profetandosi paladina delle ingiustizie continuando a fare marchette (letterarie), manda la letteratura, quella vera, a puttane. L’ho saputo adesso, con prove inoppugnabili, e invito Loredana Lipperini, la Signorina Rottermayer della critica italiana, a denunciarmi se questo scritto non corrisponde al vero. Ma dato che non può, perché ciò che scrivo è vero, inizierà la sua solita e subdola campagna di denigrazione nei confronti di CHIUNQUE cerchi di smascherare I FURBETTI DELL’INCHIOSTRINO e la mafia editoriale di chi trasforma ln letteratura in una associazione a delinquere di stampo immaginario

Gian Paolo Serino “

C’è chi sospetta ci sia lei anche dietro l’enigmatica figura di Sigismondo Barillacqua della Verdesca, il famigerato autore di “Un romanzo d’altri tempi“,  in vendita su Amazon.com

Vedi anche:

http://www.satisfiction.me/loredana-lipperini-a-marchette-da-anni-recensisce-se-stessa-con-un-altro-nome/

e:

http://lucioangelini.wordpress.com/2012/03/15/loredana-lipperini-presa-a-serinate/

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9 GIUGNO 2012

LOREDANA LIPPERINI È LARA MANNI

Scrive laPeperini in laPeperini’s blog:

http://lapeperini.wordpress.com/2012/06/09/loredana-lipperini-e-lara-manni/

“Lo dicevo io che Loredanuccia è la regina dei troll, diavolo di una cugina!

Qui le prove:

http://eliaspallanzanivive.wordpress.com/2012/06/08/sotto-gli-occhi/

http://eliaspallanzanivive.wordpress.com/2012/06/09/tutto-il-faccendone-aka-per-chi-non-ne-avesse-abbastanza/

Collusa con lei, ovviamente, è Giovanna Cosenza che l’ha antologizzata per gli studenti  scrivendo un sacco di

                                      fando(m)ie 

sulla “giovane” cultrice di fanfiction.

Commenta Maria Pia Gemelli in Facebook:

“Che Lippa pubblichi storie sotto pseudonimo non è di interesse per nessuno. La “magagna” sta nell’ aver fatto credere all’ingenuo target dei lettori di fanfiction che una ragazza qualunque, Lara Manni, scrivendo fan fiction, ha pubblicato… le sue storie con alle spalle il più influente agente letterario italiano; aver dichiarato nelle interviste fatte a Lara Manni di essere reale: rispondendo alla precisa domanda “è uno pseudonimo?” “No è il mio vero nome”; la cosa deontologicamente scorretta è tenere un blog parallelo sotto falsa identità atteaverso cui, nel suo piccolo, ma spalleggiata ad es. dai wu ming, condurre battaglie ideologiche parallele a quelle di lipperatura.
Parliamo dell’ onestà intellettuale di partecipare alle stesse discussioni aNobiiane con la vera identità e con quella del fake Manni? È corretto avere un account facebook falso con “amici” che ti credono una trentenne reale e interagiscono con te del più e del meno? Una bacheca facebook non una pagina promozionale, come è d’uso per i promuovere i libri o un autore: è il fingersi reali, il farlo credere a ignari lettori, la continuità e la metodicità ossessiva nel delineare una vita fittizia al fake, che è disturbante, a mio avviso, non lo pseudonimo o i romanzi in sé. È deontologicamente corretto che Giovanna Cosenza, guarda caso, segnali proprio Lara Manni in una scheda di una antologia destinata al biennio delle superiori? Cioè far credere che scrivendo fanfiction si può essere pubblicati e diventare scrittori? Che il fandom sia cosa buona e giusta? È tutto il contorno che sta dietro lo pseudonimo di Lara Manni che è dark[ly], a mio avviso… “
 

Io c’ho paura che ci carcerano.

paolo f Dice:
giugno 10, 2012 alle 4:50 pm

E’ un’esperienza anche quella, tutto sommato…;-)

pirulix Dice:
giugno 10, 2012 alle 7:34 pm

dia’, sì: nella stessa cella io tu e loredana lipperini che nelle notti di luna piena si trasforma in Laramannara ;-)

Lucio Angelini Dice:
giugno 11, 2012 alle 5:40 am | Replica   modifica

ah ah ah . Loredana Lipperini che nelle notti di luna piena si trasforma in laramannara… troppo forte! ah ah ah

pirulix Dice:
giugno 14, 2012 alle 7:41 am | Replica   modifica

La mia sensazione è che la Lippa (e i Wu Ming) fa P A U R A.
In rete si teme che “toccarli” possa essere pericoloso (saranno velenosi?), come se la loro influenza e le loro “vendette” possano ritorcersi nel campo lavorativo di chi li contrasta. E il fatto che la Lipperini sia in qualche modo influente è dimostrato dal fatto che molti commentatori intelligenti, Lucio incluso, ambiscano a postare nel suo salottino virtuale anche a costo di essere maltrattati.

Hai ri-ragionissima, Maria Pia. Io stessa credo di aver chiesto a Lucio – nell’altro blog – perché accettasse di farsi trattare così. E lo stesso vale per Binaghi, che pure è molto preparato e intelligente. Nel commentarium facevo il tifo per hommequirit. Non so chi fosse, ma rispondeva sul punto, documentatissimo, soprattutto in ambito statistico (come venivano lette le statistiche lì, era da ridere…) finché è durato… Anche broncobilly era incisivo, e sorprendentemente in-censurato. Forse perché non usa mai toni eccessivi in un senso o nell’altro. O perché LL preferisce, con lui, usare la strategia dell’ignoro. Anche se per lei un “liberista” equivale all’arcidiavolo.

Lucio Angelini Dice:
giugno 14, 2012 alle 9:21 am

@pirulix e diait. in realtà il mio rapporto (virtuale) con il lit blog Lipperatura ha attraversato due fasi. nella prima ero pieno di sincera ammirazione per Loredana, che ho incontrato due volte de visu a venezia in occasione di convegni; nella seconda (iniziata con la scoperta del suo vizietto censorio e della sua totale dipendenza dal guru che sappiamo) ho dovuto rivedere il mio giudizio su di lei. penso di aver restituito a sufficienza i “maltrattamenti” subiti. se mi sono incaponito in una sorta di gioco “al gatto e al topo”, è stato proprio per la mia ribellione a farmi strapazzare pesantemente per futili motivi (chiusura di due blog, rimozione di un volume satirico da ilmiolibro.it eccetera)*-°

pirulix Dice:
giugno 21, 2012 alle 3:48 pm

http://www.satisfiction.me/loredana-lipperini-e-lara-manni-la-nuova-lipperaturina/
Dopo tre mesi si rifà vivo Serino… col solito bollino! @.@
Ma caccolix, non poteva renderlo noto da subito?
(secondo me non ci aveva pensato neanche lui… )
Ha lanciato l’esca e ha atteso…

Lucio Angelini Dice:
giugno 21, 2012 alle 6:54 pm |

E’ evidente che ha consultato il blog di Spallanzani:-)

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Sabato, marzo 08, 2008 

8 MARZO. DALLA PARTE DELLE PERSONE

 

Chiedevo giorni fa a Loredana Lipperini qui:.
 
 

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Giovedì, aprile 17, 2008 

LIPPERINI CATTIVA MAESTRA

Caro diario, ieri la maestra Loredana mi ha sgridato senza motivo e io ci sono rimasto male, ma forse aveva solo le paturnie. Si sa che le maestre sono imprevedibili. Ti racconto come sono andate le cose… Dunque, lei aveva chiesto alla classe di commentare un testo di Franco Bifo Berardi sulle elezioni, e l’aveva intitolato “ORIZZONTE“:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/04/16/lorizzonte/

Io l’ho letto e mi è sembrato un po’ troppo catastrofista. Per esempio iniziava così: 

“Non c’è di che rallegrarsi. Il Novecento fu un secolo tremendo di violenza e di guerra, ma aveva per lo meno un orizzonte al quale guardare, una speranza da coltivare. Oggi non vi è più nessun orizzonte, solo paura dell’altro e disprezzo di sé…”

e allora mi sono permesso di commentare (in assoluto candore, lo giuro):

“Per carità, delusissimo anch’io, ma col catastrofismo ci si fa poco…”

Un altro ragazzo, Torgul, ha subito osservato:

“Lucio, lungi da me contraddirti, che sappiamo tutti come reagisci, ma a me sembrava che il catastrofismo non c’entrasse un cazzo, qui, anzi, sembrava ben più una chiamata all’azione, ma evidentemente sono io che sono vecchio…”

E la maestra Loredana, di rincalzo:

“Torqul mi precede di un istante… ad interpellare Lucio, con il quale mi sembra che il commentarium dimostri una pazienza infinita, che non sempre viene ricambiata.”

Ho provato a reagire:

“1) Lippa, fammi un esempio di pazienza ***infinita*** (???) dimostrata dal commentarium nei miei confronti. Mi pare che chi ha voluto attaccarmi, ha sempre potuto farlo senza problemi e senza tante cerimonie.
2) Semplicemente, davanti a frasi del tipo “Il Novecento fu un secolo tremendo di violenza e di guerra, ma aveva ***per lo meno*** un orizzonte al quale guardare, una ***speranza*** da coltivare. Oggi non vi è più nessun orizzonte, solo paura dell’altro e disprezzo di sé”, resto basito. O devo pensare per forza che ogni speranza è morta?”

E la maestra Loredana:

“Lucio, potrei fartene tremila. Penso a tutte le volte che posti solo per invitare a guardare il tuo blog: sei l’unica persona che lo fa, e l’unico a non essere stato mandato a quel paese per questo [non è vero da almeno moltissimi mesi; l’avviso solo in pvt se ho qualche post che potrebbe interessarle, n.d.r.]. Ma la chiudo qui, e non intendo proseguire su questo punto. E sono seria. Per quanto riguarda Bifo: le frasi con cui conclude il suo intervento sono le frasi chiave. Il territorio della ricostruzione culturale e della dissoluzione delle illusioni di questi anni è quello in cui occorre muoversi. È difficile quanto indispensabile: e non vedo traccia di catastrofismo su questo punto.”

Io:

“1) Sono molti di più i casi in cui dal mio blog dirotto i miei lettori qui da te, ***se c’è vicinanza di argomenti***. Anche tu dirotti quasi quotidianamente i tuoi lettori ad altri blog. E allora?
2) Tra le frasi da te indicate come chiave, mi inquieta: “Non possiamo combattere quella guerra sul piano della violenza, ***per la semplice ragione che la perderemmo***. Gli altri generici inviti finali contraddicono l’inequivocabile (mi astengo dall’usare l’aggettivo “neo-epico”) catastrofismo della prima parte.”

Poi Torgul mi ha invitato pubblicamente a visitare il suo blog (senza che la maestra gli dicesse niente) e io gli ho risposto:

“@Torgul. Sfido le ire della Lippa (che la mena con ’sta vecchia storia della pubblicità parassitaria SOLO quando la contraddico) e vengo a visitarti. Però qui non siamo ancora alla feroce dittatura birmana, se permetti… qualche spazietto per rifarci di una fastidiosa batosta elettorale dovremmo ancora trovarlo, con un po’ di pazienza, senza gridare “Pietà l’è morta” o rimpiangere il secolo delle due guerre mondiali.”

A quel punto è intervenuto Nautilus, un altro ragazzo pettegolo:

“Ha ragione la Lipperini, personalmente ho una pazienza infinita con Lucio: è spesso acuto e sempre simpatico, perchè non dovremmo averla?”

Io:

“Per me la pazienza puoi anche finirla. Poco mi cambia.”

Nautilus:

“Cazzo, aveva ragione la Lipperini ! E io ci ho ironizzato su… e invece… se non li conosce lei i suoi polli… “

Io:

“Nautilus, hai la condiscendenza di Calderoli quando parla degli zingari. Va’ a cagare.” [COMMENTO CANCELLATO]

Lipperini:

“Ho cancellato un commento perchè, come mi pare di aver precisato più volte, non ammetto gli insulti personali. E mi pareva anche di aver detto che le questioni personali erano da considerarsi inadatte a questa discussione. Grazie.”

Mio replay:

“Nautilus. Hai la condiscendenza di Calderoli quando parla degli zingari. Va’ dove ti porta il cuore (versione edulcorata della precedente, rimossa).”

Un certo Luca:

“Non si possono dipingere questi scenari e poi meravigliarsi se i ragazzi muoiono perchè si fanno qualsiasi cosa passi sotto il loro naso, o si rincoglioniscono su myspace/facebook, o se si vendono via webcam, o se si schiantano in macchina al sabato sera. Mi sembra che il risultato di queste elezioni abbia autorizzato tutti a fare proclami catastrofici, a dipingere scenari apocalittici, a dire che l’Italia è fottuta, che finiremo tutti in mezzo a una strada, che fra un po’ si useranno gli zingari e gli albanesi come bersagli al poligono di tiro, che saremo governati dalla mafia… L’intervento di Bifo Belardi sembra preso da 1984… “

(Come dire che ANCHE LUI ci vedeva del catastrofismo, ma la Lippa non lo ha sgridato. Lei sgrida solo me. Non è giusto, non è giusto. Lei ce l’ha solo con me. Ih ih ih ih ih ih. Cattiva maestra! Cattiva maestra!)

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Venerdì, aprile 18, 2008 

LA SINISTRA COME PIPPA BACCA

 

Non vorrei sembrare irriverente, ma la sconfitta della sinistra mi ha ricordato da vicino quella di Pippa Bacca, la performer milanese che voleva attraversare territori pericolosi armata semplicemente di un abito da sposa, di un sorriso e di fiducia nel prossimo. Nobilissimi ideali, squisita forma d’arte, peccato solo che, a volte, l’arte resti pura arte, e la realtà, appunto, realtà.

Quando l’arte di governare, per esempio, si riduce a una mera enunciazione di princìpi da sogno, senza fattivamente contribuire al miglioramento della realtà, alla lunga la gente si disamora… “Artistico” e non concreto deve essere parso a molti elettori, in qualche modo, l’atteggiamento della sinistra riguardo ai gravi e non lunari problemi del paese (il bisogno di sicurezza, lo sfascio della giustizia, la mancanza di case-lavoro-prospettive per i giovani, l’euro passato dal valore iniziale di 2000 lire a quello di 200 lire [con un euro oggi ci si va a pisciare in un gabinetto pubblico, n.d.r.], le porte del paese spalancate a chiunque, benintenzionati e malintenzionati… e via discorrendo). Il boom del voto alla lega, a mio avviso, va letto proprio come espressione di questo tipo di esasperazione. Ha scritto Giacomo Brunoro, ieri, nei commenti al post sulla Lippa:

“Ci risiamo: il lupo perde il pelo ma non il vizio. I commenti della Lipperini e il testo di Berardi sono l’ennesima dimostrazione che questa sinistra è incapace di prendere coscienza della realtà. Inutile, neanche ‘sta volta hanno capito: lo scenario più verosimile è quello di restare all’opposizione per altri 200 anni (e già sono buono, visto che per ora neanche all’opposizione sono…). Eppure questa volta era tutto chiaro, palese, cristallino. Ma loro niente, dritti per la loro strada. Evidentemente non gli basta toccare il fondo, hanno voglia di iniziare a scavare…”

Nel suo blog  http://zonasansiro.blogspot.com/  Giacomo ha riportato il commento di MURMUR al pezzo di Filippo Facci apparso su Macchianera: “Perché non mi voti, razzista di merda?”:

Lo riproduco anch’io per il suo valore di sfogo, benché lo condivida solo in parte:

«Questa sinistra non ha perso perchè Berlusconi ha berlusconizzato gli italiani.
Questa sinistra non ha perso perchè tutti vogliono fare i tronisti e le veline.
Questa sinistra non ha perso per Vespa, Mentana, Mimun e tutti gli altri.
Questa sinistra non ha perso perchè gli Italiani son tutti evasori.
Questa sinistra non ha perso per i Calearo, i Colaninno e i Del Vecchio.

Questa sinistra ha perso perchè per pensare agli ultimi si è dimenticata di penultimi e terzultimi.
Questa sinistra ha perso perchè il diritto di un barbone di stendersi sul marciapiede non deve valere di più del diritto di una non vedente a non inciamparci su.
Questa sinistra ha perso perchè se io antiberlusconiano ho il quartiere pieno di zingari, o se il mio paese sembra Tirana, e tu mi dai del razzista, io ho tutte le ragioni per incazzarmi di brutto e votare Borghezio.
Questa sinistra ha perso perchè più ricchezza per pochi e magari disonesti, è meglio che più miseria per tutti.
Questa sinistra ha perso perchè la contessina Borromeo si sente abbastanza tranquilla la sera tardi alla stazione di Milano.
Questa sinistra ha perso perchè, checchè se ne dica, Berlusconi dice che gli italiani son coglioni senza pensarlo, ma da quell’altra parte lo si pensa senza dirlo.
Questa sinistra ha perso perchè La Russa e Bondi non si possono sentire, ma Luxuria e Caruso non si possono neanche vedere.
Questa sinistra ha perso perchè a nessuno frega di TAV, VAT e della base di Vicenza.
Questa sinistra ha perso perchè le leggi ad personam fanno schifo, ma la spazzatura in strada fa molto più schifo.
Questa sinistra ha perso perchè se un italiano stupra o uccide qualcuno è altrettanto grave che se lo faccia un rom, ma in quest’ultimo caso il culo mi rode inevitabilmente di più.
Questa sinistra ha perso perchè Berlusconi ha il sorriso fisso e dall’altra parte, da Veltroni a Diliberto, sembra che abbiano tutti delle emorroidi perenni.
Questa sinistra ha perso perchè fa continua autocritica senza mai fare vera autocritica.
Questa sinistra ha perso perchè tutti loro, a partire dai marcotravaglio, dalle sabinaguzzanti, dai michelesantoro, dai danieleluttazzi, dalle biancaberlinguer, vivono sulla luna e fanno discorsi iperuranici.
Questa sinistra ha perso perchè stìca Jovanotti, stìca Totti, stìca Clooney, stìca Virzì.
Questa sinistra ha perso perchè “loro sono la meglio Italia e gli altri nun sono un cazzo”.
Questa sinistra ha perso perchè cinque anni di stronzi sono meglio di due anni di teste di cazzo.»

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Venerdì, settembre 19, 2008 

SBARCHI CLANDESTINI

Se posto commenti come Lucio Angelini in Lipperatura, la Lipperì li cancella lipperlì, da quando il master bolognese ha ordinato ai suoi slave di considerarmi una sorta di Rom della rete (lui, il sedicente difensore dei diritti degli ultimi della società). Allora io, di tanto in tanto, mi diverto a sbarcare sull’isola lipperiniana come clandestino senza documenti e così rianimo un po’ lo stracco dibattito di un commentarium in cui, dalla Giovanna Cosenza in su, paiono essere tutti sempre d’accordo su tutto. Per esempio ieri la Lippa ha raccontato del PROF di grafica di sua figlia Carlotta che, in classe, avrebbe PROFerito (una sola effe, mi raccomando!) la giovanilistica e, si sottintendeva, vituperabile frase: “La grafica mi fa schifo”.

Travestito da straccione (= nickname “DOCENTE“) ho commentato:

«Posso dirti che è un errore clamoroso, da parte di un genitore, prendere per oro colato tutto ciò che un figlio racconta dei propri insegnanti e solidarizzare immediatamente con lui contro di loro?»

Sono seguiti vari interventi a mio sostegno, ma anche la seguente precisazione della Lippa:

«Allora: numero uno. Nel caso della primogenita, per quel che posso conoscerla, non ci sono motivi di raccontare palle a proposito dell’insegnante. Numero due: non sto angariando proprio nessuno. Ho scritto un raccontino. Numero tre: un giudizio sul valore del medesimo lo riservo a quando ne farò la conoscenza. E comunque non ne parlerò mai male davanti a mia figlia. Numero quattro: qualora le cose fossero andate in questo modo, eh no, non esiste assoluzione.»

A mia volta:

«Un’unica osservazione. Immagino che i compagni e gli insegnanti della figlia della Lipperini, oltre che Carlotta stessa, possano talvolta sentirsi tentati di curiosare nel blog della madre. Vedendo questo post il prof. sarà facilmente identificato e potrebbero comunque nascere zizzanie di vario genere. Raccontino per raccontino, sarebbe stato meglio evitare indizi così scoperti.»

E la Lippa: 

«No, caro Docente. Nessuno sa che mia figlia è mia figlia, visto che il cognome è un altro. E ti assicuro che i suoi compagni hanno ben altro da guardare, in rete… » (Ma Carlotta stessa si è affacciata più volte nel blog della madre, n.d.r.).

Il cazzone Girolamo ha commentato: 

«Da docente a Docente: posso dire che un collega che facesse un discorso come quello di cui sopra a ora di cena sarebbe un cazzone? Raccontino per raccontino, eh?»

A quel punto, raccontino per raccontino, ho chiosato:

«Mettiamo che a scuola si sappia che Carlotta è figlia di una giornalista di Repubblica che tiene un blog letterario. Mettiamo che qualche genitore lo legga. Mettiamo che lo riferisca al preside. Mettiamo che, di bocca in bocca, il racconto arrivi alla Gelmini. Mettiamo che Gelmini e Brunetta licenzino in tronco il povero prof. Mettiamo che il povero prof si suicidi. Mettiamo che il figlio del prof suicida si vendichi contro Carlotta… Pupi Avati insegna.»

Allora anche Guglielmo Pispisa l’ha buttata sul surreale:

«E io che scrivo solo per soldi ma la scrittura mi fa schifo e invece vorrei fare il professore?»

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Sabato, marzo 07, 2009 

CARLA BENEDETTI E LA SUA “STRONCATURA EPICA” 

A differenza di Loredana Lipp’Erinni , sempre meno capace di distinguere una bufala da un bufalo, Carla Benedetti non si è lasciata infinocchiare dalle fumisterie autopromozionali di Wu Ming 1. Lucida, coraggiosa, indipendente, la docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea ha finalmente sciolto le riserve intorno al NISE (New Italian Self Essay, saggio scritto da se stessi su se stessi) sul settimanale L’Espresso, che alle pagine 118-119 del numero del 12 marzo 2009 riporta il suo articolo “STRONCATURA EPICA”.

Stralcio qua e là:

«L’epica è parola non nuova ma euforica: evoca vastità d’orizzonti, grandezza di scrittura. Soprattutto accende un’idea di letteratura potente. E infatti il collettivo Wu Ming parla di opere ‘ambiziose’, ‘eccentriche’, di ‘sguardo obliquo’, ‘azzardo’ e ritrovata ‘fiducia nel potere della parola’… Penso ai libri che più ho ammirato negli ultimi anni, diversi ma tutti carichi di azzardo e di fiducia nel potere della parola… di tutti quei libri non c’è traccia, come se fossero tutti dentro quel postmodernismo stanco a cui i Wu Ming dicono di opporsi… Ma la delusione più grande è scoprire, dietro all’apparenza di un manifesto teorico, il volto repressivo del canone. Perché è questo che ci viene proposto: un canone con tanto di requisiti che un libro deve possedere per rientrarvi. Un canone piccolo, e su misura, tarato sul tipo di libro che scrivono i Wu Ming stessi. Un grappolo di quattro opere, due loro, una di Giancarlo De Cataldo e una di Evangelisti ne formano il cuore, poi allargato ai libri di Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Andrea Camilleri e altri scrittori che hanno praticato la genre fiction per ‘andare oltre’… infine vengono gli ‘oggetti narrativi non identificati’, che si rivelano una furbizia: una categoria ombrello dove prendere dentro quando è il caso un po’ del restante – e il caso è quando si tratta di libri che possono portare prestigio al catalogo, come ‘Gomorra’, un libro straordinario, la cui forza sta anche nel non essere un ‘romanzo criminale’ alla De Cataldo, non ha forzato il noir, l’ha scartato, instaurando col lettore un patto inusuale che nessuno dei libri canonizzati condivide… »

Eccetera.

P.S. Sono più o meno le stesse cose che vado ripetendo da mesi, e per le quali sono stato ripudiato simultaneamente da Genna, Bui e Lipperini. Vedi:

http://lucioangelini.wordpress.com/2008/05/09/neo-epiche-reazioni-al-post-di-ieri/

(Immagine da http://www.sindacatoscrittori.net/comunicazione/news5/benedetti.jpg )

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Venerdì, ottobre 17, 2008 

ANGELINOCCHIO E LA FATA LIPPERINA

 

«Ora immaginatevi voi quale fu la sua maraviglia quando, aprendo il blog della Fata Lipperina, Angelinocchio si accorse che il suo ultimo commento non era stato cancellato. Dunque non era più considerato un troll di legno? Dunque era stato riammesso al dibattito al pari di tutti gli altri? Andò a guardarsi allo specchio e vide l’immagine vispa e intelligente di un signore coi capelli rasati, cogli occhi verdognoli e un’aria allegra e festosa come una pasqua di rose. In mezzo a tutte queste meraviglie, che si succedevano le une alle altre, Angelinocchio non sapeva più nemmeno lui se era desto davvero o se sognava sempre a occhi aperti.

– E il vecchio troll di legno dove si sarà nascosto?

– Eccolo là, – rispose la vocina di Iannozzi; e gli accennò un grosso burattino appoggiato a una seggiola, col capo girato sur una parte, con le braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo, da parere un miracolo se stava ritto.

Angelinocchio si voltò a guardarlo; e dopo che l’ebbe guardato un poco, disse dentro di sé con grandissima compiacenza: “Com’ero buffo, quand’ero considerato un troll di legno!… e come ora son contento di essere stato di nuovo scambiato per un commentatore perbene!»(1)

(1) Nuntio vobis gaudium magnum: l’ultimo commento di Lucio Angelini in Lipperatura, forse perché sotto il nick “Labuttolì”, non è stato (ancora) censurato*-°

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/10/15/le-parole-degli-altri/#comments

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kinglear Dice:
17 ottobre 2008 alle 07:52   

Che buona che è stata la fata lipperina. :-D DD Però sta attento, può darsi che semplicemente non le funzionava il topolino, cioè il mouse. :-) E poi, tu lo sai meglio di me, a mezzanotte ogni favola che si rispetti finisce. :-)

Lioa Dice:
17 ottobre 2008 alle 15:15 Come avrai notato, tendo a trasformare i miei interlocutori in personaggi da blog, spesso allontanandomi dalla dura o più banale realtà*-°

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venerdì, dicembre 04, 2009 

CITATO DALLA IANNUZZI (E NON DA IANNOZZI:-) )

Avete presente il saggio di Giulia Iannuzzi sui blog letterari?

http://www.biblionedizioni.it/L-informazione-letteraria-nel-web

Well, vi sono citato ben dieci volte, giusto riconoscimento dopo quattro anni di onorata bloggheria (un giorno, magari, Tornatore girerà sull’argomento il film Bloaarìa… ).

A dire la verità la Iannuzzi non è stata audacissima. Per esempio a pag. 159 dice:

“Con un’ultima annotazione vogliamo verificare la risonanza [e te credo, ormai la Lippa è considerata il megafono ufficiale dei Wu Ming su Repubblica e in rete!, n.d.r.] che su Lipperatura ha avuto, nel 2008, il dibattito sul saggio di Wu Ming 1 ‘New Italian Epic’… In coda all’articolo, tra i commenti interveniva anche Wu Ming 1, interloquendo con Lucio Angelini e altri lettori sul tema delle traduzioni da altre lingue in lingua inglese e sul concetto di ispirazione… oltre a Lucio Angelini, ***i cui toni polemici vanno inasprendosi nonostante le ammonizioni di Lipperini***… Lipperini interviene… ***in un caso anche censurando un intervento***, evidentemente ritenuto offensivo o irrispettoso della discussione…”

La realtà è un’altra: la Lipperini non sopporta di essere contraddetta soprattutto quando indossa le ali di ‘angelo del ciclostile’ dei Bolognesi: – )

Non poteva immaginare, inoltre, la povera Iannuzzi, che gli interventi censurati dalla immoderata moderatrice assommavano a svariate centinaia o che la titolare di Lipperatura sarebbe presto arrivata alla DEFENESTRAZIONE DEFINITIVA E PERPETUA del più irriducibile denunciatore della BUFALA del New Italian Epic:

http://lucioangelini.wordpress.com/2009/03/18/la-beffa-a-castelvecchi-editore-e-la-beffa-a-einaudi-stile-libero/

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Sabato, ottobre 08, 2011

NEW ITALIAN MINCULPOP CONTRO STEVE JOBS

Hanno diligentemente aspettato che Steve Jobs morisse di cancro per gridarsi l’un l’altro quanto fosse impuro rispetto al nitore della loro passione proletaria. Chi?  I soliti Lipperini, Wu Ming 1, Girolamo De Michele, Kaizen… e il piccolo gruppo di feticisti dello stalinismo da cartolina che segue Giap

“Nessuno dei miei amici e colleghi di lavoro, in queste ore, ha accettato che nella commemorazione ci fosse la minima incrinatura”, si lagnava ieri Loredana Lipperini nel suo blog. Meno male che lei non si è lasciata intimorire e, spronata dal fuoco della venerazione per il Vate di Bologna, ha suonato la grancassa per propagandarne il giornalino (c’era un articolo fresco fresco su un argomento ormai stantio: il feticismo verso la merce). Ci sono momenti in cui la Lipperini fa davvero pensare alla Carfagna quando si fa scrivere i discorsi da Bocchino, se posso arrischiare una battutaccia da cattiva satira. Fatto sta che Loredana non ha trovato la forza di sopportare un commento quale il seguente, che è stato prontamente CENSURATO e RIMOSSO:

Lipperini, Banda dei Quattro, Girolamo, Kaizen e gli altri neo-minculpopisti : grazie a Steve Jobs per i doni che ci ha lasciato. Ovviamente “est modus in rebus”, non servono le pippe di wuming1 per scoprire l’acqua calda, ovvero che un coltello, utilissimo in sé, può diventare uno strumento criticabile quando lo si adoperi per tagliare la lingua ai dissenzienti…

Postato venerdì, 7 ottobre 2011 alle 8:58 pm da Libertario di Sinistra

Mamma mia quanto li invidio. Come faranno a essere sempre così duri e puri?  

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16 dicembre 2011

UCCIDERE GIULIO MOZZI

http://lucioangelini.wordpress.com/2011/12/16/uccidere-giulio-mozzi/

Anche Giulio Mozzi usa spesso Facebook per invitare i faccialibrini a visitare il suo blog Vibrisse Bollettino. Uno degli ultimi specchietti recitava:

“Giulio Mozzi nota che in breve tempo si sono accumulate (nei commenti) un sacco di domande; e cerca di dare un po’ di risposte.”

Tutte le cose che un autore alle prime armi deve sapere sul conto degli editori 

Mi sono divertito a commentare:

“Leggo su un quotidiano: ‘Raffaele Sollecito firma per un libro negli Usa. Dopo l’assoluzione ha cominciato a scrivere le sue memorie’. Insomma la scorciatoia migliore per impressionare gli editori pare sia quella di restare coinvolti (a torto o a ragione) in qualche delitto importante. Quanto ad Amanda Knox si è accontentata dello stesso agente di Obama. Domanda ucronica: ‘Ma se io uccidessi Giulio Mozzi, poi l’Orietta Fatucci di Einaudi Ragazzi mi rimetterebbe in catalogo?’*-° 

Allora lui, che ogni tanto si abbandona a facili psicofichismi, ha osservato: 

“No, Lucio: tu devi uccidere Orietta Fatucci. Così il tuo Edipo si libererebbe. In altri termini: se smetterai di pensare a lei come al Male Assoluto Che Ti Ha Rovinato La Carriera, diventerai adulto. Se no, no.” 

Non ho resistito alla tentazione di abbandonarmi a mia volta a facili sentimentalismi: 

“Caro Giulio, per mia fortuna la carriera vera (quella da insegnante, che mi ha assicurato una pensione) non è dipesa né da Fatucci né da altre megere che infestano l’ambiente dell’editoria giovanile. Per le altre ambizioni, sì, certo, ho sofferto per la cessazione di opportunità valide, ma amen, non si può avere tutto nella vita. Ho comunque pubblicato sei libri come autore e quasi 150 come traduttore. Ma soprattutto ho due figli che adoro, vivo nella più bella città del mondo, frequento le più belle montagne del mondo, mi sento comunque adulto e se di tanto in tanto mando in visione qualche nuovo lavoro letterario a qualcuno, lo faccio con lo stesso spirito con cui può capitarmi di giocare al WinForLife: se va, va, se no pazienza. Con tre quarti di mondo alle prese quotidiane con il problema della fame, mi sento fortunato così come sono. Inoltre – contrariamente a quanto tu pensi – non devo più crescere, alla mia età, ma solo decrescere. Soprattutto di peso: da 90 vorrei scendere a 70. Ci riuscirò mai? Trovi che siano pretese esagerate? Un abbraccio.” 

Lui non è riuscito a trattenere le lacrime: 

“E dunque, Lucio: con tante belle cose che ci hai nella vita, sempre della Fatucci vieni a parlare? Pàrlaci dei figli che adori, della città più bella del mondo, delle montagne più belle del mondo, eccetera eccetera. Perché da queste parti, Lucio, ti si vuol bene.” 

Mia ultima replica: 

“Sempre? Penso di aver dato prova di una certa varietà di spunti nel blog che aggiorno dal lontano aprile 2005. Senza contare che Fatucci, Forestan, Lipperini, Wu Ming 1 e via discorrendo sono ormai personaggi di un mio divertito teatrino, più che esseri reali.”-°

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7 DICEMBRE 2005 

EDITORIA E CENSURA

 

Mario Infelise, ex-direttore del dipartimento di studi storici dell’Università di Venezia e docente di storia dell’editoria, ieri pomeriggio all’Ateneo Veneto ci ha piacevolmente intrattenuti sul tema “Editoria e censura a Venezia nel Cinquecento”. Sintetizzo per voi. 

Nei primi decenni successivi all’invenzione della stampa (metà del Quattrocento), nessuno si preoccupò del fatto che insieme ai libri camminassero anche le idee. L’editoria era libera, ognuno poteva aprirsi una stamperia senza bisogno di particolari permessi. Non c’erano provvedimenti o istituzioni limitativi della libertà di stampa (libertà, peraltro, ancora perfettamente “inconsapevole”). Tale libertà era anche “di movimento”: i grandi editori veneziani venivano quasi tutti dal di fuori (si pensi all’attività di Aldo Manuzio, ideatore dei caratteri tipografici da lui detti ‘aldini’). 

La grande novità che fece sorgere il problema della censura (o meglio del controllo) dei testi in circolazione fu la predicazione di Lutero, con lo spavento prodotto dai suoi effetti: rivolte contadine, minaccia al potere della Chiesa e quant’altro. Va precisato che le opere di Lutero ebbero subito un’ampia e capillare diffusione. Nel 1520 a Venezia erano regolarmente in vendita tre trattati di Lutero. Il clima generale cambiò bruscamente. Già nel gennaio 1515, poche settimane prima di morire, Aldo Manuzio, in una prefazione al “De rerum natura”, si era sentito in dovere di precisare che Lucrezio, benché grande, era in contrasto con gli insegnamenti della Chiesa, e andava quindi considerato “autore falso e menzognero” (dopodiché, fino al 700, Lucrezio non sarebbe stato ristampato più). L’effetto-Lutero, insomma, generò la consapevolezza della potenza delle opere a stampa rispetto ai manoscritti. È del 1515 una prima bolla  con cui Leone X auspicò un preventivo controllo pontificio sull’editoria. Nel 1527 la stessa repubblica si pose il problema da un’angolatura politica. Il  famoso volume “Beneficio di Christo” venne edito a Venezia dallo stampatore Bernardino de Bindonis nel 1543, uscendo in una forma anonima (alcuni riformatori conoscevano bene l’identità dell’autore e del revisore, ma solo nel 1566, sotto tortura, Pietro Carnesecchi confessò all’Inquisizione che l’autore era Benedetto Fontanini da Mantova.), ed ebbe un successo clamoroso: venne ristampato più volte e, secondo Pier Paolo Vergerio in sei anni ne furono prodotte almeno 40.000 copie (secondo altre fonti fino a 80.000 copie). [Si veda anche:

http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/c.html ]. 

Il salto di qualità avvenne nel 1559 con l’apparizione dell’ Index librorum prohibitorum, che vietò addirittura la lettura della Bibbia in volgare, oltre che le opere di vari autori come Rabelais, Boccaccio, Erasmo eccetera. Nel 1564 un Nuovo Indice (“Tridentino”, frutto del Concilio di Trento) mitigò gli atteggiamenti censori riammettendo alla stampa diversi libri purché EXPURGATI (cambiati o persino riscritti). Il Decameron, ridotto a 28 novelle ritoccate, fu “assassinato” per l’occasione dal Salviati. Nel 1571 fu istituita la Congregazione dell’Indice, che discusse se proibire persino Ludovico Ariosto. Alla fine del Cinquecento la convinzione della necessità della censura era ormai ampiamente condivisa. Nel 1596 Botero, nel suo “Della ragion di stato”, dichiarò che la religione era il miglior collante per un buon governo. Paolo Sarpi fu il peggior nemico del controllo ecclesiastico sull’editoria, ma solo per tirare l’acqua verso il mulino del controllo statale (1613, “Sopra l’officio dell’Inquisizione”). Nei primi anni del Seicento la scure si sarebbe poi abbattuta sulle opere di scienza (Copernico, Galileo eccetera).

Fin qui Infelise.

Adesso a me gli occhi. Passiamo alla “voglia di censura” elettronica:- )  

… di fase in fase, il problema è arrivato fino ai giorni nostri, in cui alle forme tradizionali di censura si è aggiunta anche quella commerciale (ciò che è poco vendibile, non si stampi!). Naturalmente, dopo gli altri media, il problema del controllo ha investito anche la RETE. In essa – e in particolare all’interno di certi forum e lit-blog NON MODERATI – qualcuno si è cominciato a chiedere se sia il caso di garantire il diritto di parola proprio a tutti (odio quel che dici ma… eccetera) o se non sia preferibile filtrare una parte degli interventi. Vediamo un breve dibattito avvenuto in it.cultura.libri tempo fa:  

Federico Platania l’8 febbraio 2002 

Tira una brutta aria su ICL. Monica si becca turpiloqui vergognosi (per chi li fa, non per lei), Alfio molla, altri tentennano. Beh, dico la mia. Non saranno quegli stronzi che ultimamente galleggiano su ICL a farci andare via. Noi siamo migliori di loro e più forti di loro. Ma sono contro la **moderazione**, termine che da solo mi mette i brividi. È una forma di censura per decerebrati. Io non ho bisogno di essere moderato da nessuno e non ho bisogno di moderare nessuno. Qualcuno ha detto che la censura non va applicata perché “un cattivo libro non si combatte bruciandolo. Si combatte scrivendo un buon libro“. Ebbene. I cattivi partecipanti non si combattono censurandoli, si combattono essendo dei buoni partecipanti. Se pensate che io me ne vada per colpa degli stronzi avete capito male. Gli stronzi, in quanto tali, si puniscono da soli. C’è un sacco di roba meravigliosa di cui parlare. Dove eravamo rimasti?   

A lui il mitico p.bianchi 

> Non saranno quegli stronzi che ultimamente galleggiano su ICL a farci andare via. Noi siamo migliori di loro e più forti di loro.

1/3 dei post sono di troll, 1/3 solo gli utenti che si parlano addosso fra di loro, a parlare di libri ne resta 1/3.  

> Ma sono contro la **moderazione**, termine che da solo mi mette i brividi. È una forma di censura per decerebrati 

Ma per favore, la mia esperienza è che una  moderazione appena decente può fare solo bene. Se la vedi solo nei termini del maestro che dalla cattedra ti accorda benevolmente la parola, certo è frustrante. Ma  quella non è la moderazione come è intesa nel senso telematico, è la conduzione del
dibattito marxista (una cosa pilotata). La moderazione telematica sono solo filtri umani che confrontano il messaggio col manifesto e tagliano via spammer, trolloni, quotatori pazzi (100 righe e poi sotto: “sono d’accordo”) e offtopari incalliti. Tutto il resto passa, senza entrare nel merito. Si tratta solo di mettere giù una policy (o manifesto) chiaro e scegliere moderatori che hanno tempo da buttare. Il limite è il fattore umano, il msg arriva al moderatore che lo deve accettare. Si possono fare dei robot che rigettano i messaggi tecnicamente malfatti (es. troppi quote), si possono fare delle white list, si può fare un pool di moderatori intercambiabili, tutti autorizzati a valutare la lista dei msg. in attesa e autorizzarli. Poi ci saranno sempre e comunque gli scazzi, tipo la valutazione di se, quando e quanto accettare messaggi offtopic. Ci saranno sempre i malumori e le accuse ai mod di essere una cricca esaltata dal potere. Ma almeno internet permette a tutti di farsi dei ng paralleli, chi si sente maliziosamente escluso ha facoltà di coagulare consensi e fondare il suo ng concorrente alla cricca, così si vede quale è più bello.
  

> Ebbene. I cattivi partecipanti non si combattono censurandoli, si combattono essendo dei buoni partecipanti. 

Non è vero. Al tuo whishful thinking oppongo la legge del Bertolazzo che dice che “il messaggio cattivo scaccia quello buono”. Uno attacca la deriva offtopara, e tutti dietro, perché il vizio è più divertente della virtù. L’offtoparo da quel momento offtoperà sempre  più spesso, pur di esserci e conseguire una sua riconoscibilità. Non parliamo di spammer e troll e flamewaristi, che esistono apposta ed esclusivamente per cercare di demolire i gruppi. Certo bisogna tenere i nervi saldi e filtrare, skippare, razionalizzare, ignorare e così via. Ma c’è sempre chi non riesce, chi gli saltano i nervi, chi quota, e anche se non vedi la merda, la puzza finisce che aleggia lo stesso e impregna. Quanto credi che si possa resistere? In guerra, sei impavido e resisti da eroe al primo, al secondo, al terzo bombardamento. Al decimo impazzisci anche tu. Qui, meno cruentemente: dopo un po’ che legge solo ed esclusivamente cazzate, uno molla e si dedica ad altro. Normalissimo, il PC è un elettrodomestico, si stacca la spina.  

> C’è un sacco di roba meravigliosa di cui parlare. Dove eravamo rimasti? 

Non sottovalutare il problema, non è dando una rosa al barbiere che ti ricresce la gamba 

Lucangel:-)  a p. bianchi  

> Non sottovalutare il problema, non è dando una rosa al barbiere che ti ricresce la gamba.  

Ti sei dimenticato di spendere due righe su chi debba controllare i controllori: una volta consegnata la delega, sarà poi facile farsela restituire?

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LA LIPPERINI E L’INDEX POSTATORUM PROHIBITORUM

11 ottobre 2008

Ispirandosi al famigerato Index Librorum Prohibitorum, LOREDANA LIPPERINI, ragazza sandwich della ditta Genna & Bui, insiste nel purificare il  commentarium del proprio blog da qualsiasi osservazione contraria al NIE.

Lo scorso 8 ottobre, per esempio, non ha mancato di riverberare dalla propria postazione blogghica il «lungo intervento diWu Ming 1 alla conferenza  londinese “The Italian Perspective on Metahistorical Fiction: The New Italian Epic” e di aggiungere che “il racconto iniziale Su Carmilla è di una forza emotiva rara, di questi tempi”», ma quando mi sono permesso di contestare i sette pilastri della saggezza wuminghiana, ha subito cancellato l’intervento…

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COME CENSURARE ANGELINI E VIVERE FELICI

Novembre 30, 2009

“Ancora Angelini? Come censurare i commenti e vivere felici”

E’  il titolo di un saggio citato qui:

http://www.cabaretbisanzio.com/2009/03/31/alcune-cose/

La frase più divertente del post riguarda una considerazione di Loreppina/Lipperini:

Poi chiedo a Wu Ming 1 COSA NE PENSO e vi dico“.

(Immagine tratta dal blog ‘Cabaretbisanzio’)

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11 GIUGNO 2010

LOREDANA LIPPERINI E LA SILENZIAZIONE DEL DISSENSO

(Roberto Bui, alias Wu Ming 1)

Ieri il blog di mia cugina si occupava di Luttazzi, fan, sfan, stalking e via discorrendo. Grande spazio al solito Wu Ming 1, che ogni tanto si affaccia in rete e svuota  nel commentarium della sua principale fan decine di commenti a comprovare che è ancora vivo e ha un grande cuore rosso.

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2010/06/10/divertimenti2-su-daniele-luttazzi/

Mi sono permesso di esprimere il seguente pensiero:

“Dunque. Per chiunque svolga un lavoro “artistico” (cantante, scrittore, comico e via discorrendo) il fan è semplicemente un “utile idiota”, lo “sfan” un pernicioso essere da silenziare (sì, è vero, Wu Ming 1 lo sa molto bene), magari con l’aiuto di chi fa beotamente squadra con lui nella speranza di cavarne qualche vantaggio o qualche riflesso di lustro.”

Il commento è resistito qualche minuto, poi è stato rimosso. (Ahi ahi, come predicano bene certi Soloni e Solonesse dall’anima nascostamente nera*-°)

In compenso è apparsa la RISPOSTA di tale Amelia (sempre Wu Ming 1?) al suddetto commento:

“Il fan, in quanto ‘fanatico’ è una persona che ha scelto di amare qualcuno o qualcosa eleggendolo a simulacro di perfezione, reputandolo irrazionalmente un modello ideale a partire unicamente da alcune sue qualità positive (es. “Mi fa ridere, è contro berlusconi, ergo rappresenta il Giusto”), se il fan è uno che si inventa un mito di purezza che si incrina inevitabilmente al primo errore, se il fan è quello che non può perdonare al suo simbolo di aver macchiato la sua infantile rappresentazione, e allora sceglie una lapidazione purificatrice, se è tutte queste cose, allora il fan è senza dubbio un idiota, ma di sicuro non è utile. La folla dei discepoli è la folla inferocita che insegue l’indegno maestro col forcone. Il fan è quello che ama, e l’amore non perdona il tradimento. Il fan sceglie irrazionalmente e mette tutti nella merda. Avete presente quelli che amano Berlusconi?”

Ho tentato invano di ribattere:

“@Amelia. Non hai capito. Finchè il fan contribuisce a diffondere il nome e i prodotti del suo idolo, gli è certamente “utile”. Quando poi si stufa, magari perché ne ha intuito la nascosta miseria, allora non lo è più. Di qui le interessate carinerie di molti idoli ai propri fanclub (mailing list, epifanie… ) per tenerseli buoni.” 
 
Invano, perché la replica è stata bloccata. Lì in Lipperatura hanno diritto a commentare solo i ragazzi e le ragazze del clan.
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49 commenti
  1. Girolamo, Girolamo… chi era costui?
    Il nome non mi è nuovo. Qualcuno lo definiva la Prefica della padrona di casa…
    Ma chi diavolo era?

  2. Quanto a Giulio Mozzi: secondo te se li tinge i capelli? O son rimasti scuri “nature” come a papà Cacciari?

  3. Non ho mai capito come le Pat di questo mondo possano prima e continuamente praticare il piagnisteo su scala universale, autorappresentandosi continuamente come sante e martiri della società, e poi, un momento dopo definirsi felici, serene e appagate, per ribattere a una Guendalina che ha ragioni da vendere. Il mondo è fatto di scelte, infatti. La prima e più importante è personalissima e individuale: fare scelte responsabili, competenti e SOSTENIBILI in ogni singolo campo (per esempio: la scelta di un compagno/compagna). Poi ci si può senz’altro anche impegnare – a livello politco, istituzionale, sociale – per migliorare leggi, normative e compagnia bella (su lavoro, scuola e varie), ma il vittimismo militante, nel primo mondo almeno, non lo reggo.

  4. ho scritto a cavolo, presa da un tremendo nervoso, quindi male.Ok.

    Mozzi ha i capelli tinti senz’altro. (Moglie giovane?) Ma ne ha tanti! Beato lui.

  5. (proseguendo la lettura)
    e a stretto gito l’immancabile commento di LL alla provocazione di Guendalina. Non ho voglia di scherzare, ironia fuori luogo, tra due secondi ti banno.

    (magari, verrà fuori – continuando a leggere – che la guendalina che ha scritto il libro sul nubilato è lucio. Mi aspetto di tutto)

  6. “se fossi un bimbo in mano a dei genitori che anteponessero le loro carriere a me, li manderei dritti affanculo e ricorderei loro: ‘Chi vi ha chiesto di mettermi al mondo? Non certo io, che non c’ero ancora’.”

    grazie del grassetto, lucio. Naturalmente, il lavoro non è solo carriera – se non sei giornalista, avvocato, notaio ecc., ma un poveraccio che deve sbarcare il lunario. Ma anche e soprattutto in questo caso scelte ragionevole e sostenibili mi sembrano necessarie. Per non finire come quelli che si vedono al tg3: “Ho sette figli e sono disoccupato… chi me li mantiene ora?” Eh, già.

  7. Les Miserables:

    “Al momento, la donazione a offerta libera da parte di chi scarica i nostri ebook è una mulattiera percorsa da pochissimi viandanti. A fronte di oltre quarantamila download dal 14 febbraio scorso – giorno della messa on line della nuova pagina dedicata – soltanto 56 persone hanno deciso di usare PayPal per donare qualcosa. Alla data di oggi sono entrati nella nostra cassa comune appena 1194 euro. La media delle cifre donate è di 21 euro.
    Se, poniamo il caso, per ciascun download fossero entrati cinquanta centesimi di offerta, non staremmo qui a interrogarci su quale possa essere il nuovo modello. Ma così non è stato, e probabilmente così non sarà mai, anche se il dato attuale può migliorare.”

    http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=8742

  8. “Il lettore forte che fino a qualche anno fa comprava un tot di libri, ha dovuto ridimensionare progressivamente i propri volumi d’acquisto. I dati impressionano più nel particolare che in generale. Complessivamente, nell’ultimo anno i nostri libri sono stati scaricati oltre centomila volte, a fronte di circa trentamila copie vendute. Fin qui la proporzione sarebbe comprensibile: occorrono molti download per attivare il circolo virtuoso rete-carta. Ma se escludiamo Altai, il romanzo collettivo più recente, la forbice si allarga a dismisura: settantacinquemila download per sedicimila copie vendute, a indicare che il circolo virtuoso non esiste più: certi nostri titoli hanno venduto poche centinaia di esemplari a fronte di migliaia e migliaia di download.”

    http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=8742

  9. Ricordate la mia “Teoria del Decennio”? (d’ora innanzi, TD)

  10. Sempre dalla stessa fonte:

    “Durante il tour di Timira, in due occasioni, abbiamo assistito a una forma banale – ma interessante – di autofinanziamento. Le date di Pavia e di Vicenza erano organizzate da singoli giapster, con l’appoggio “fisico” di un circolo ARCI, in un caso, e di una piccola libreria, nell’altro. Entrambe le serate si sono concluse con la richiesta di un sostegno per l’iniziativa – comprando il libro o facendo un’offerta – e in entrambi i casi le nostre spese di viaggio sono state coperte senza difficoltà. Ora ci chiediamo: se le presentazioni dei nostri libri assumessero sempre più una dimensione performativa – adattabile a spazi ed esigenze diverse – non potrebbero nascere forme di crowdfunding (settimane prima) e di contributo (subito dopo), in grado non soltanto di garantire la copertura delle spese, ma anche il giusto compenso per il lavoro di un cantastorie e magari di un musicista? Maurizio Maggiani ormai da tempo ha trasformato le sue presentazioni in piccoli spettacoli di storytelling, per i quali chiede un piccolo ingaggio “da chitarrista di balera”. Lo stesso si potrebbe fare con forme di “mecenariato popolare”, chissà. Da qui in avanti, si tratterà di sperimentare formule, incontri, contenuti e possibilità.”

    Da Scrittori a Twitstar, prima;
    da Twitstar a Saltimbanchi, dopo.

    • @.@
      cioè ?
      Dopo la performance autorevole dello Scrittore…
      tra il pubblico passerà la scimmietta col cappello per l’obolo?
      @.@
      Nooooo…

  11. dopo il tribunale del popolo, il mecenariato popolare! E la dimensione performativa è il massimo. “Compagni! Noi amiamo il mecenariato popolare, la performànce!) (parafrasando una nota pubblicità di qualche tempo fa, in un franco-italo-inglese improbabile)

    • *Ironia* della sorte: involontariamente comici…
      buon per loro: si ricicleranno nell’avanspettacolo 😉

  12. Sai qual è la cosa peggiore? Non che la Lipperini abbia usato un nom de plume, ma il fatto d’aver intrapreso una campagna contro il velinismo gridando che “questo non è un paese per vecchie”, per poi proporsi sul mercato editoriale come una bella ragazza bionda in odor di velinismo.

    • Il predicar bene e razzolar male è la cifra del suo operato: ormai se ne sono accorti tutti – dopo che Lucio l’ha ripetuto per anni, senza stancarsi, per fortuna.
      Sapete perché dico “per fortuna”?
      Perché col meccanismo del “Va be’, ora finiamola che se n’è parlato abbastanza e siamo stanchi”, tipico del buon senso (la Diligenza del buon padre di famiglia, detto in termini giuridici), si finisce il più delle volte per stemperare e insabbiare le voci – anche ossessive – che indicano disonestà e soprusi che come al solito vengono coperti e protetti dalla Rete dei Collusi.
      Questo vale in senso generale, naturalmente.
      Nel caso di specie, osservo che c’è una bella RETE DI COLLUSI, professionisti e non, fra cui diversi nomi che vogliono ammantarsi della massima rispettabilità e integrità: cosa che non meritano affatto. E, grazie al buon senso di “Va be’, ora finiamola che se n’è parlato abbastanza e siamo stanchi”, la fanno franca, in barba all’onestà intellettuale e alla correttezza professionale. E nessuno gliene fa pagare il conto.

    • p.s.: l’interessata dell’affaire lippamanni, invece di fare chiarezza e cogliere così una possibilità di salvarsi, sceglie di “negare, negare a oltranza“, definendo (nella stessa discussione sulla pagina wikipedia) queste informazioni “diffamatorie”.

      In questo non fa che seguire:
      a) i precetti del berlusconismo nella sua forma peggiore;
      b) le raccomandazioni tipiche dell’avvocato difensore all’imputato colpevole: “Non ammettere nulla, non aprir bocca: avvalersi della facoltà di non rispondere” che è il precetto assoluto.

  13. Non leggo ebook. La penso uguale uguale a Umberto Eco. Mi spiace ma così è.

    Comunque, per i Nessuno che si lamentano delle donazioni: fin troppo gli è arrivato in cassa, fin troppo. Prendete ad esempio quella robetta che è l’Anatra etc. etc.: IMPUBBLICABILE.

    Diciamoci la verità, escluso Q, che comunque rimane narrativa e niente di più, il resto vale niente e in molti casi meno di niente. Altro che 50 centesimi. L’Anatra non vale un centesimo.

    • “Q” fu narrativa di buona qualità, secondo me: quando lo lessi m’impressionò favorevolmente, anche perché (si era in chiusura del secolo scorso) era decisamente innovativo come romanzo storico. Poi, con la produzione successiva, abbiamo visto solo rigurgiti di sporcizia – com’era prevedibile, dato il materiale umano da cui scaturivano.

  14. Mozzi è brizzolato e ben avviato alla calvizie: belli laschi ce li ha, e spettinati oltretutto. Le foto che mette online sono di molti anni fa. O ritoccate con Photoshop. L’ho incontrato quest’anno, al Salone del libro, per cui… Ma questo è mero gossip, giusto per accontentare diaitdiait 😉

    • Anch’io mi sento rassicurato: se sono brizzolato io, non tollererei che non lo fosse anche Mozzi. Ecchecaspita.
      Poi, anche a me risulta che non curi molto l’aspetto.

  15. Nel post del 15 Marzo Lucio riporta questa dichiarazione “a caldo”: Morgan Palmas, che in genere tende ai buoni rapporti con tutti quelli che potrebbero fargli comodo per la sua agenzia letteraria, si è sbilanciato in un: “Se è vero, mi alleo con tutti coloro che me ne parlano male da anni”, poi ha ulteriormente precisato: “Se è vero, scateno contro di lei il delirio. Non scherzo. E poi chiami i wuminChi che vuole a difenderla. Il rischio è che magari dopo tanti anni mi trovo d’accordo con Lucio Angelini, il mondo non ha più le mezze stagioni.”
    A freddo e dopo la “prova” del bollino SIAE chissà se le dichiarazioni marzoline do Palmas sono ancora valide…

  16. CONVERSAZIONE

    Davide Davide Wu Ming Foundation
    @wumingfoundt per voi è meglio comprare i libri o fare 5 euro di donazione, che, come dite, è più di quanto ricavate dai libri?
    circa 3 ore fa via web presso Torino, Piemonte, Italia

    Wu Ming Foundation Wu Ming Foundation
    @mrjive Come entrate immediate, meglio la donazione. Però è importante che i nostri libri vendano, i libri resteranno e l’Einaudi anche.
    circa 3 ore fa

    Davide Davide Wu Ming Foundation
    Se faccio tante donazioni, la Einaudi promette di usare ì e ù ?!?! 😉
    circa 3 ore fa

    Wu Ming Foundation Wu Ming Foundation
    @mrjive All’Einaudi delle nostre donazioni non frega niente 🙂
    circa 3 ore fa

    Davide Davide Wu Ming Foundation
    ok ok avete vinto. Tanto ormai dopo mezzo libro, non mi danno nemmeno più tanto fastidio… 😉
    circa 3 ore fa

    http://identi.ca/conversation/94635432#notice-95169024

    • Epperò, che lettori attenti alle norme grafiche einaudiane i wumingers!
      I lettori “da libreria” (e non da “ipermercato”) verso cui WuMing1millantava di dirottare le sue traduzioni kinghiane…

  17. p.s. x lucio. Una modesta proposta. Trovo difficile scorrere i diversi BOCL numerati, perché compaiono ognuno in tutta la sua lunghezza. Ho sviluppato un Disturbo post-traumatico da scorrimento pagina. Mi chiedevo se non fosse possibile utilizzare la funzione “Leggi tutto”… del blog, non so come si chiami tecnicamente, ma è quella che mostra solo le prime 10 righe o giù di lì di un blog, facilitando lettura e navigazione. Così ognuno potrebbe piluccare più agevolmente, di Bocl in Bocl, visualizzando immediatamente i vari titoli.

    p.s. BIFO??? L’area creativa del ’77… Oddio, e poi ci svegliamo tutti sudati, come dice mio nipote. Dall’incubo.

  18. le prime 10 righe o giù di lì di un post/thread, volevo scrivere.

  19. Peccato solo che l’editoria giovanile italiana degli ultimi anni sia stata quasi tutta gestita da donne (Orietta Fatucci, Margherita Forestan, Laura Panini, Beatrice Masini, Valeria Raimondi, Donatella Ziliotto, Maria Chiara Bettazzi e via discorrendo)…

    Sottoscrivo. Una cosa assolutamente vera e sotto gli occhi di tutti. Del resto, da chi sono dirette, redatte e comprate le aborrite riviste femminili? Le direttrici sono tutte donne giovani e in gamba. Le redattrici, le blogger delle versioni online… tutte diplomate o laureate, spesso di sinistra e donne. (Anche la Bignardi è stata tra loro)

    La tesi del complotto maschilista che ogni tanto rialza la testa, ma per fortuna ci sono donne coraggiose come LL a difenderci da stereotipi e ghettizzazioni, davvero regge ancora?
    (e con questo vorrei totalizzare il mio massimo punteggio di commenti contigui)

    • Ovvio che non regge: non c’è nessun complotto maschilista. Il dannato berlusconismo ha fatto fare passi indietro, quello sì, ma le paladine che sappiamo hanno adottato comportamenti speculari – nell’aggressività, manipolazione, mistificazione – che non hanno risolto niente, anzi: se c’era qualche possibilità se la sono bruciata.

      • passi indietro, col berlusconismo? sì, ma li ha fatti berlusconi – spolpato vivo da una bella rappresentanza di povere donne indifese.

    • Anche il direttore editoriale della S&K, detta la “zarina” dell’ editoria italiana, è una donna, se non erro: http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/08/Robbiati_Segrate_Cheney_sul_lago_ce_0_080908055.shtml

    • A volte mi chiedo: statisticamente, sono in maggioranza gli uomini manipolati dalle donne o le donne manipolate dagli uomini?

      • paolo: è una battuta? Dimmi una sola coppia che conosci, di viventi, in cui l’uomo decide qualcosa. O impone qualcosa. O riesce a manipolare qualcosa.

      • Buona la prima…
        per questo i maschi sono frustrati, violenti… assassini: il loro modo di reagire alla superiorità femminile 😉

      • Conosco una mia coetanea, qui in ambiente montano, che è completamente succube del marito, della suocera e dei due figli maschi. Qualche volta ci ha invitati a cena, e a tavola il marito allungava il boccale vuoto dicendo: “Marina, dammi da bere”. E i figli non la chiamano “mamma”, la chiamano Marina: “Marina, portami un altro piatto”.
        Il marito fa parte di una squadra di cacciatori di cinghiali (cosiddetti “cinghialai”): quando fanno le loro spedizioni, lei e qualcun’altra devono seguirli per fare tutti i lavori di cucina e sguatteraggio. Ne farebbe volentieri a meno, come mi confessa: ma non può sottrarsi, altrimenti il marito s’incazzerebbe. Ah, dimenticavo: la suocera la considera meno di zero, e se s’incrociano in paese non si guardano neanche.

      • paolo, nel caso che descrivi la persona chiave è la suocera: cioè colei che ha “formato” il cinghialaio, lo sostiene e lo conferma, e partecipa direttamente – probabimente capeggiandoli – agli atti di bullismo. Qui non ci sono innocenti. Neppure Marina. Ha sposato quest’uomo e ci ha fatto dei figli (plurale, nove mesi ogni gravidanza, tempo per pensare). E c’è rimasta insieme, nell’Italia del duemila, anche se montanara. Se è un caso di riduzione in schiavitù, dovresti – tu per primo – denunciare ai Carabinieri. Altrimenti, tutti responsabili, in vario grado. Al numero uno, pari merito, cinghialaio e suocera.

        pirulix. In un certo senso è vero quello che dici. La mano sulla culla governa il mondo. Le madri hanno potere di vita e di morte (fisica e psicologica) sui figli. E a volte lo esercitano legando a sé, di prepotenza e indebitamente i figli, soprattutto i maschi, dominandoli totalmente, quando non sono ancora attrezzati per difendersi e emanciparsi. A farne le spese saranno altre (mogli, fidanzate) e/o altri (figli, maschi e femmine). Le madri di Prikopil (il sequestratore di Natasha Kampusch) e di Jozef Fritzl (sequestratore incestuoso della figlia e dei suoi sette figli) corrispondono a questo profilo. Temute e riverite fino all’ultimo dai figli. Le ho conosciute documentandomi sui due casi. Ma di loro i giornali non hanno parlato se non di sfuggita, quasi fossero anche loro vittime di un inganno.

      • p.s. per Paolo. E anche Berlusconi e il “berlusconismo” hanno avuto una madre. La cara leader Rosa. Molto trascurata nei profili di B.

  20. @diait. se vai su cazzeggi letterari (distinto da bestofcazzeggiletterari), lì hai solo i titoli e i relativi link. comunque pensavo di fermarmi a 50 unità, quindi ormai il grosso dello sforzo è fatto:-)

    peraltro qui a fano (dove sono arrivato da poche ore) ho il mini pc da viaggio con cui è faticosissimo fare qualsiasi operazione…

    • d’accordo. Ma in futuro preferirei che nessuno di voi si allontanasse mai da casa, in linea generale. Salvo per fare la spesa o per andare alla posta a spedire un vaglia o cose così.

  21. Sorry, dal 14 al 17 ho in programma una traversata delle Odle + sentiero Messner. Volete unirvi?

    • dal 14 al 17 ho in programma una traversata delle Odle + sentiero Messner.

      Ahaha, che sagoma. Ti piacerebbe. Purtroppo lo proibisco a te e ai tuoi correligionari di cordata.

  22. Al massimo vi concedo i Bagni Nettuno a Bellaria.

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